venerdì 16 novembre 2018

Cronache dalla foresta di pianura: aperitivo con l'autore a Lodi

Domenica 25 novembre alle ore 18:30 sarò protagonista di un aperitivo con l'autore che si terrà al Caffè delle arti di Lodi, la mia città di origine. Il titolo scherzoso che abbiamo voluto dare alla presentazione è "Cronache dalla foresta di pianura", con un richiamo a un parco naturale in cui noi lodigiani siamo soliti andare a fare passeggiate e biciclettate.

Sarà un momento di confronto e riflessione sulla complessità delle relazioni di coppia, tema del mio ultimo libro "Cronache dalla radura" (vedi maggiori informazioni sull'opera).

Ingresso libero con consumazione obbligatoria. Di seguito la locandina.





giovedì 15 novembre 2018

La nuova direttiva copyright e i suoi potenziali effetti (video e slides)

Condivido in questo post il video integrale e le slides del mio intervento "Le possibili ripercussioni della nuova direttiva nel panorama normativo italiano e i potenziali effetti in ambito accademico e scientifico" che ho tenuto nella tavola rotonda "La nuova direttiva UE sul copyright: un dibattito aperto" presso l'Università di Firenze il 14 novembre 2018 (vedi il programma completo degli interventi).

Nell'intervento ho cercato di mettere a fuoco i principali aspetti innovativi portati dalla direttiva, con particolare attenzione al mondo accademico e scientifico, partendo dalle nuove definizioni introdotte, passando per i nuovi diritti di utilizzazione e arrivando alle nuove eccezioni previste. Come emerge dal mio commento la situazione è tutt'altro che chiara e non lo sarà fino a quando gli stati membri non approveranno le norme di recepimento dei principi stabiliti dalla direttiva. Ad ogni modo, credo che questo possa essere un buon quadro di partenza per una maggiore comprensione dell'argomento e per un dibattito più costruttivo e informato. Si noti che nell'intervento non mi sono occupato del più discusso tra gli articoli della direttiva (cioè l'art. 13) poiché era competenza di altri relatori del convegno.

IL VIDEO

LE SLIDES


Su autorizzazione dell'autore, condivido anche il video di Luca Martinelli (Wikimedia Italia) che ha portato invece il punto di vista della community di Wikipedia e degli altri progetti Wikimedia.


giovedì 8 novembre 2018

Il 17 novembre vi aspetto a Bookcity Milano... in duplice veste

Quest'anno, grazie all'organizzazione del mio editore Ledizioni, avrò l'onore di partecipare a Bookcity Milano, uno degli eventi più importanti a livello nazionale del settore editoria.
E vista la mia recente pubblicazione di un libro diverso rispetto ai miei soliti canoni, mi presenterò in due diverse vesti: quella di divulgatore nel campo dei diritti digitali e quello di saggista autore del recente libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia".

Infatti sabato 17 novembre alle ore 15:30 sarò tra i partecipanti del dibattito "Innamorarsi (online e non): le relazioni di coppia" assieme a Raimondo Aiello, Rossella Dolce, Fiorenzo Pilla (anch'essi autori per Ledizioni), che si terrà al Teatro Parenti Digital Studio (via Pier Lombardo 14, Milano) e qualche ora dopo, alle 18:30, nella stessa location sarò co-protagonista con l'amico e collega Carlo Piana di una presentazione intitolata "Le libertà digitali" e legata alla recente uscita del suo libro "Open source, software libero e altre libertà" di cui io ho scritto la post-fazione.
Entrambi i dibattiti sono a INGRESSO LIBERO.
Di seguito riporto alcuni link per approfondire e gli screenshot tratti dal sito ufficiale dell'evento.





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L'album Flickr con le foto scattate durante l'evento

Bookcity 2018

mercoledì 7 novembre 2018

La tutela delle opere di architettura e dei progetti di ingegneria: corso a Lodi (4 crediti)

Venerdì 16 novembre, dalle 14:30 alle 18:30, terrò un corso di formazione intitolato “La tutela delle opere di architettura e dei progetti di ingegneria” e organizzato dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lodi, in collaborazione con l'Ordine degli Architetti della Provincia di Lodi.
Il corso ha l'obiettivo di fornire i principi essenziali per sapersi orientare dal punto di vista giuridico in merito alla proprietà intellettuale (diritto d’autore, opere di architettura e ingegneria, design industriale), con uno specifico focus sull’attività libero-professionale.

L'evento è valido per 4 crediti formativi per i soli iscritti all'Albo degli Ingegneri (Crediti validi su tutto il territorio nazionale). La frequenza, ai fini del conseguimento dei crediti, è obbligatoria nella misura del 100% della durata. Gli iscritti ad altri ordinamenti (Architetti, Geologi, Geometri, Periti, ecc..) interessati all'evento, per il riconoscimento dei CFP devono rivolgersi preventivamente al proprio Ordine/Collegio.

Sede del corso: Sede dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Lodi (Via Massimo d’Azeglio 14 a Lodi).

Argomenti trattati:

  • Introduzione alla proprietà intellettuale
  • Principi generali di diritto d'autore
  • La tutela delle opere di architettura
  • Le opere di grafica e di fotografia
  • La tutela del design industriale
  • La tutela dei progetti di ingegneria
  • Titolarità e gestione dei diritti su opere create da liberi professionisti

La quota di iscrizione è pari ad € 20,00 + IVA (per complessivi €24.40).
Per l'iscrizione è richiesto l'invio dell'apposito modulo di iscrizione che si trova sul sito dell'Ordine Ingegneri Lodi.

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Se volete organizzare un corso simile a questo presso il vostro ordine professionale, potete contattarmi attraverso il form contatti del mio sito https://aliprandi.org/.






martedì 6 novembre 2018

La nuova direttiva UE sul copyright: un dibattito aperto: tavola rotonda a Firenze

Mercoledì 14 novembre (mattina) parteciperò a una tavola rotonda intitolata "La nuova direttiva UE sul copyright: un dibattito aperto" e organizzata presso l'Università degli Studi di Firenze. Il mio intervento si occuperà delle possibili ripercussioni della nuova direttiva nel panorama normativo italiano e i potenziali effetti in ambito accademico e scientifico.
La location sarà l'Aula 0.05 dell'Edificio D15 nel Polo delle Scienze Sociali in Piazza Ugo di Toscana, 5.

Come si legge sul sito di UniFI, la giornata vuole offrire la possibilità di una discussione libera e aperta sulle clausole che hanno creato maggior dibattito, anche nell’opinione pubblica, e sulle eventuali ripercussioni o conseguenze per il contesto accademico e per la scienza aperta.

L’incontro, promosso e organizzato dalla Commissione per l’accesso aperto dell'Università di Firenze, sarà l’occasione per analizzare la nuova direttiva UE sul copyright, così come attualmente si presenta, dopo la votazione del Parlamento Europeo dello scorso 12 settembre.
La mattinata sarà aperta da un videomessaggio dell'europarlamentare Isabella Adinolfi.
La partecipazione è libera e gratuita per gli appartenenti all'Università di Firenze; per questioni organizzative, agli interessati non appartenenti all'Università di Firenze è richiesta la registrazione (ma la partecipazione rimane comunque gratuita).

Riporto di seguito il programma e la locandina dell'evento.

09.30 - Saluti istituzionali e Introduzione
Francesco Cingari, Dipartimento di Scienze giuridiche, Università di Firenze
Marco Bindi, prorettore alla Ricerca Nazionale e Internazionale e presidente della Commissione Open Access, Università di Firenze

09.50 - Isabella Adinolfi, deputata del Parlamento Europeo (videomessaggio)

10.00 - “Copyright in the Digital Single Market: origins and evolution of the new directive”
Giovanni Sartor, Università di Bologna e European University Institute
Urszula Furgal, European University Institute

10.40 - “Le possibili ripercussioni della nuova direttiva nel panorama normativo italiano e i potenziali effetti in ambito accademico e scientifico”
Simone Aliprandi, avvocato esperto di diritto d’autore e Open Access

11.20 - “Il luddismo di Lady GAFA: direttiva, diritto d’autore e innovazione”
Piero Attanasio, Associazione Italiana Editori

11.50 - “La posizione di Wikimedia nel dibattito sulla nuova direttiva”
Luca Martinelli, Wikimedia Italia

12.20 - Dibattito, moderatore Mauro Guerrini, membro Commissione Open Access CRUI e MIUR e docente di Biblioteconomia, Università di Firenze

12.50 - Domande e dibattito

13.00 - Conclusioni

lunedì 5 novembre 2018

Acrobazie per risparmiare pochi euro di consulenza

Avendo un po' di visibilità sui social media e ponendomi come una persona aperta e disponibile, succede spesso che le persone cerchino di approfittare del mio tempo, della mia pazienza, della mia disponibilità, dimenticando o -peggio- ignorando deliberatamente il mio ruolo di libero professionista (avvocato) che fornisce consulenza professionale sui temi di cui mi occupo. E ciò anche nonostante io fin dai primi contatti risponda rimandando a una specifica informativa che si trova sul mio sito web in cui spiego che non offro consulenza gratuita attraverso i social media.
In particolare gli episodi più bizzarri avvengono su Facebook dove l'utenza è più varia e dove raggiungo un pubblico più ampio siccome ho sia un profilo privato sia una pagina pubblica. Nella pagina pubblica volutamente mi pongo come autore/divulgatore e non come avvocato, perché preferisco così; e perché credo (ingenuamente) che comunque la gente sia in grado di distinguere quando sta chiedendo una semplice informazione/chiarimento su un mio libro/articolo/video e quando invece sta cercando una consulenza professionale specializzata per risolvere un problema contingente.
In un altro post cercherò di mettere ironicamente in chiaro la differenza tra il chiedere un'informazione e il chiedere una consulenza, ma intanto vi invito a leggere questo scambio di chat avvenuto nei gironi scorsi proprio attraverso la mia pagina Facebook. Premetto che il tizio non lo conosco minimamente; non ce l'ho tra gli "amici", non l'ho mai incontrato a un convegno o a un seminario. E' solo un perfetto sconosciuto che è arrivato alla mia pagina tramite una semplice ricerca sul web. Leggete quali acrobazie fa pur di risparmiare una consulenza telefonica di base che normalmente faccio pagare poco più di 100 euro e che ovviamente (come preciso nella chat) è libero di richiedere a qualsiasi altro mio collega. Piuttosto si sorbisce tutti i libri, gli opuscoli, i video divulgativi, perdendo ore e ore del suo tempo e assumendosi il rischio di non aver capito e quindi di persistere nell'errore... ma la consulenza no, non si chiede, è questione di principio... tutto dev'essere gratis e facilmente fruibile via internet
Per fortuna il mio giro d'affari ora è sufficientemente solido e posso permettermi di ignorare "clienti" come questo (se così vogliamo chiamarli), ma resta un po' di amarezza e frustrazione nel notare la percezione distorta che molta gente ha delle professioni intellettuali e del loro valore; frustrazione incrementata dal fatto che come scelta etica io condivido liberamente e con licenze open tutto il materiale legato alla mia attività di divulgazione e formazione (quindi non dite al tizio che ha "comprato" il mio libro su Kindle che lo stesso libro si trovava gratuitamente e sotto licenza libera su molti repository open).

A proposito la mia pagina Facebook è questa www.facebook.com/simone.aliprandi.page/; se questo post vi è piaciuto, potete mettere LIKE... così quando vi serve un avvocato potete scrivermi lì e vi rispondo gratis. [scherzo!] 

Per approfondire, vi consiglio la lettura del mio articolo del 2014 "Ok, ma prima spiegami bene perchè dovrei farti consulenza gratuita" che proponeva un acclamatissimo modulo standard per la richiesta di consulenza gratuita.







domenica 4 novembre 2018

Sicurezza dello smartphone: cose da NON fare

Oggi ho trovato un cellulare per terra a Lodi e l'episodio è stato ispirazione per un breve video divulgativo sulle cose da NON fare se si vogliono mantenere al sicuro le informazioni personali contenute all'interno degli smartphone.


lunedì 29 ottobre 2018

Ho discusso con delle fashion blogger e...

Mi sono trovato a scambiare commenti su Facebook con delle FASHION BLOGGER e alla fine ho scoperto di essere un vecchio inacidito che ha ormai perso il passo con i tempi. Ad ogni modo ci tenevo a condividere qui la mia risposta conclusiva nel thread.
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Non ho nessun particolare pregiudizio sul settore moda, che è in effetti un fiore all'occhiello della produzione italiana. Ho invece un po' più di dubbi sul concetto di fashion blogger come professione. In generale mi sembra che la cosa stia sfuggendo di mano. L'Italia è il paese con il patrimonio artistico culturale maggiore del mondo eppure sembra che le persone siano più interessate a sapere se quest'anno va di più il calzino corto, o il leopardato
 Gli account di gente che si autoprofessa esperta di style proliferano, mentre gli account di persone che cercano di diffondere contenuti culturali o scientifici rimangono nella nicchia della nicchia. Questa deriva è un cancro che ci sta distruggendo e che sta facendo del nostro nobile paese lo zimbello d'Europa per livello di ignoranza e analfabetismo funzionale. Vedere colleghi che hanno fatto il dottorato con me, svegli, onesti in gamba, prendere 1350 euro al mese con contratti di 2 anni e vedere che invece avere un account Instagram in cui si indossano costumi e gonnelline è diventato un lavoro, un po' mi crea disagio.
Detto questo, visto che faccio anch'io parte del mondo reale degli adulti, so che i soldi non hanno odore e, se sono guadagnati onestamente, non ci sono problemi. Quindi se qualcuno vi paga per fare quello che fate, fate bene a farlo. Assolutamente. Ma lasciatemi la consolazione di sperare che questa deriva duri poco e che presto vengano riconosciute economicamente altre figure professionali. Buona fortuna.

giovedì 25 ottobre 2018

Il copyright sul web e sui social media: corso di formazione a Udine

Dopo l'intensa giornata di formazione presso il CRO di Aviano (vedi), mi sposterò a Udine per un altro corso intitolato "Il copyright sul web e sui social media".
L'evento è organizzato da CompaFVG, ente presso cui già alcune settimane fa avevo tenuto un corso sulla tutela e condivisione del patrimonio artistico-culturale, ed è rivolto a dipendenti della pubblica amministrazione, segretari, amministratori, associazioni di categoria, imprese, società civile. Partecipazione gratuita previa iscrizione attraverso il sito di CompaFVG (vai alla pagina).

Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito.

 Contenuti del corso

- Introduzione al diritto d'autore (principi generali)
- Libere utilizzazioni e pubblico dominio
- Il diritto d'autore degli enti pubblici e lo pseudo-copyright sui beni culturali
- Le licenze open (Creative Commons e simili)
- Riflessioni sul diritto d'autore nell'era digitale
- Il diritto d'autore online e la nuova direttiva UE
- Downloading, FileSharing, Linking, Content-embedding
- Utilizzo degli user generated content sulle piattaforma social
- Il copyright nelle principali piattaforme social (Facebook, Instagram, YouTube, Twitter)


mercoledì 24 ottobre 2018

Diritto d'autore per i servizi di formazione: corso al CRO di Aviano (9.1 crediti ECM)

Lunedì 29 ottobre sarò al CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano per tenere un corso intitolato "Diritto d'autore per i servizi di formazione". Di seguito riporto l'abstract del corso e il programma dettagliato della giornata.
Il CRO ha sempre organizzato giornate di formazione molto interessanti e innovative sui temi a me cari e alle quali ho avuto il piacere di partecipare come docente. Ad esempio: "Pubblicare e fare scienza nell'era digitale" (giugno 2017), "Pubblicare in ambito scientifico: gestione dei diritti di proprietà intellettuale e diffusione dei contenuti nell'era dell'Open Access e dei social network" (settembre 2016), "La gestione dei diritti di proprietà intellettuale nell'era dell'accesso aperto" (settembre 2015).
Il corso vale per 9.1 crediti ECM ed è rivolto esclusivamente agli operatori dei Centri Formazione della Regione Friuli-Venezia Giulia.
Iscrizioni e dettagli logistici sull'apposita pagina del sito del CRO.

Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito.

ABSTRACT

L'era dell'Open Access è ricca di opportunità ma richiede una maggiore consapevolezza in tema dei diritti di proprietà intellettuale. Per capire i propri diritti e doveri, come autori e come utilizzatori, di manoscritti, dati, immagini, è necessario formarsi. In particolare, i servizi formazione degli enti pubblici gestiscono una elevata mole di dati relativi alla produzione di materiali didattici dei docenti / tutor di attività di educazione continua in medicina. Per approfondire tale conoscenza si è organizzato un incontro con un esperto con modalità interattiva in modo che, dopo una presentazione dei principali riferimenti teorici, vi sia la possibilità che l'esperto risponda alle domande che il personale di questi servizi si trova quotidianamente ad affrontare sul tema.
Lo scopo è anche quello di acquisire informazioni utili a educare i lavoratori delle aziende pubbliche e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico sia in termini di produttori di materiali didattici e, in generale, di pubblicazioni di carattere divulgativo, che di utilizzatori e diffusori.

PROGRAMMA

09:00 - 09:30 Presentazione del corso. Storia e principi generali del diritto d'autore

09:30 - 10:30 Il diritto d'autore: che cosa tutela

10:30 - 11:00 Modalità di acquisizione del diritto d'autore

11:15 - 12:00 Le diverse tipologie di diritti

12:00 - 12:30 Pubblico dominio e libere utilizzazioni

12:30 - 13:00 Discussione

14:00 - 14:30 Strumenti di gestione dei diritti

14:30 - 15:00 Licenze Open: Creative Commons e simili

15:00 - 15:30 Licenza open nella didattica e Open educational resources

15:30 - 16:00 Diritto d'autore degli enti pubblici

16:00 - 16:30 Gestione del copyright sul web e sui social media

16:30 - 17:00 Discussione finale

17:00 - 17:15 Verifica dell'apprendimento


venerdì 19 ottobre 2018

L'impatto della nuova disciplina privacy (GDPR) nell'agire amministrativo

Dietro segnalazione di un docente di scuola pubblica (che ringrazio), ho trovato online il documento "Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e la Pubblica Amministrazione: l’impatto della nuova disciplina sul trattamento dei dati personali nell’agire amministrativo." Si tratta sostanzialmente della dispensa utilizzata per un corso di formazione e-learning rivolto ai funzionari del Ministero Istruzione Università e Ricerca (MIUR); può tuttavia essere utile per qualsiasi operatore della PA italiana.

Il documento è disponibile qui: http://www.fermimn.gov.it/privacy/a.s.2017-18/GDPR-Miur.pdf.

mercoledì 17 ottobre 2018

A Novara per il LinuxDay2018: software libero e libera circolazione delle idee

Per l'edizione di quest'anno del LinuxDay sarò a Novara, ospite dell'Associazione Culturale Linox Lug Novara, che organizza una tavola rotonda sul tema "Il Software Libero e la libera circolazione delle idee". Il mio intervento si intitolerà "Lo spirito delle licenze open: dal software libero agli open data".
L'evento, che ha il patrocinio del Comune di Novara e dell’Ufficio Scolastico Regionale Piemonte, si terrà nel pomeriggio di sabato 27 ottobre presso la sala di quartiere di San Martino in via Perazzi 5/E a Novara, con il seguente programma. Ingresso libero.

15:00 Introduzione e saluti degli organizzatori

Prima sessione: Il Software Libero a Novara

15:10 Simona Mondelli (Istituto Comprensivo “Fornara Ossola”)
Le potenzialità software Open Source di qualità per l’inclusione e la didattica: L’esperienza del CTS
nell’ambito della promozione dell’Open Source nelle scuole.

15:30 Lorenzo Arco (Istituto Tecnico Industriale “G. Omar”)
Open source e cloud per una didattica sempre più efficace e condivisiva: Open Roberta, App Inventor, Fritzing e Arduino

15:50 Fausto Bartolucci (Istituto Tecnico Industriale “G.Fauser”)
Struttura del DataCenter dell'istituto: I servizi installati su server Linux (RedHat Debian Centos); Server http-https Dns MAil Server (Postifix Qmail, servizi di webmail ); Server di VM tutte in ambiente Linux; Le nostre certificazioni (Cisco ITE CCNA)

16:10 Silvia Gandini (Università del Piemonte Orientale)
Software Libero e cultura libera; Aspetti di Change Management legati ai progetti di migrazione a
Software Libero; opportunità offerte dal Master in “Management del Software Libero”

Seconda sessione: Il Software Libero e la libera circolazione delle idee

16:45 Avv. Simone Aliprandi (Progetto Copyleft-Italia.it)
Lo spirito delle licenze open: dal software libero agli open data

17:30 Piercarlo Coretta (LINOX Lug Novara)
Hackers & Hacking

17:50 Alberto Campiglio (LINOX Lug Novara)
Idee per un uso efficace di Internet nella scuola

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Riporto qui il video integrale e le slides del mio intervento



domenica 14 ottobre 2018

Come ricevere una copia omaggio del libro "Cronache dalla radura"

Al fine di far conoscere il mio libro "Cronache dalla radura" a un pubblico più ampio rispetto a quello che normalmente segue i miei canali, vorrei fare una proposta a coloro che sono attivi sui social e che si occupano di recensioni di libri, di promozione di iniziative culturali o semplicemente dei temi trattati nell'opera. Invierò personalmente una copia omaggio del libro a coloro che avranno i seguenti requisiti:

1) avere un account abbastanza seguito su almeno uno dei principali social media, cioè Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn (per "abbastanza seguito" intendo un profilo pubblico/pagina con almeno 1000 follower);
    1b) o in alternativa, avere un sito web o un blog con un certo numero di lettori fissi;

2) impegnarsi a fare un post con un commento al libro o -ancora meglio- una breve recensione; il post dovrà contenere i riferimenti editoriali completi (titolo completo, autore, editore, isbn) e il link alla pagina https://aliprandi.org/radura/.

Mi riservo di valutare anche richieste da chi, pur non avendo i requisiti di cui sopra, mi potrà garantire adeguata visibilità anche attraverso altri canali (ad esempio amministratori di community/gruppi, gestori di newsletter, etc.).

Chi avesse questi requisiti e fosse interessato a ricevere la copia, può contattarmi in privato per accordarci sulla spedizione. NB: l'offerta è limitata a un certo quantitativo di copie omaggio a mia disposizione.


venerdì 5 ottobre 2018

Open Access: non cadete nelle leggende metropolitane (parola di Elena Giglia)

Dietro autorizzazione di Elena Giglia, che con me e altri autori ha scritto il libro "Fare Open Access. La libera diffusione del sapere scientifico nell’era digitale" (Ledizioni, 2017), replico qui sul mio blog un suo post Facebook che a mio avviso merita maggiore visibilità per la sua particolare efficacia (vedi post originario qui). Si tratta di una risposta molto chiara e ficcante alle più diffuse critiche al modello Open Access, che mostra la debolezza di tali argomentazioni (tant'è che Elena le definisce "leggende metropolitane"). Per approfondimenti sul tema rimando proprio al testo del libro che potete trovare liberamente online in vari repository oppure in versione cartacea nei principali bookstore o direttamente presso l'editore. 


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Chi pensa che l’Open Access sia caro, sa quanto si spende ogni anno per gli abbonamenti alle riviste? 7 miliardi e mezzo, globalmente (dato 2016). E per cosa? Per chiudere fuori tutti quelli che non possono permettersi abbonamenti da migliaia di dollari per rivista (medici, professionisti, Piccole e Medie imprese). Il libro bianco del 2016 ha calcolato che se anche tutte le riviste Open Access facessero pagare una APC (spesa di pubblicazione), invece di 7, 5 miliardi se ne spenderebbero 3,5. Dato sovrastimato, perché solo il 26% delle riviste Open Access fa pagare APC.

Chi pensa che l’Open Access sia illiberale, dovrebbe considerare che il 39% di margine di guadagno netto di Elsevier – su un lavoro fornito gratuitamente da autori e revisori – significa che su un milione che il mio ateneo paga a Elsevier 390.000 euro di soldi pubblici [perché di questo stiamo parlando] vanno nelle tasche dei privati investitori in azioni di Elsevier.

Chi pensa che Open Access significhi scarsa qualità, forse dovrebbe dare un’occhiata a Retraction Watch. Ogni giorno ci sono ritrattazioni, per articoli con dati falsi o fabbricati o “scientific misconduct”. Tutti articoli pubblicati su riviste “prestigiose”, peer reviewed, di editori commerciali. E se ha ancora cinque minuti di tempo, si legga l’articolo di Casadevall che dimostra una correlazione netta fra l’Impact Factor della rivista e il numero di ritrattazioni. E in altri cinque minuti può leggere le “Cause della persistenza della Impact Factor mania” che riassume bene tutti i difetti strutturali dell’Impact Factor – che almeno in un caso è stato palesemente falsificato, quando nel 2003 Current Biology fu comprato da Elsevier e magicamente su JCR il numero di articoli pubblicati nel 2001 passò da 528 a 300, portando l’IF da 7 a 11.

Chi pensa che l’attuale sistema di valutazione non abbia alcuna influenza sulla crisi attuale della comunicazione scientifica, può leggere l’editoriale di un chirurgo, che lamenta: dati falsi, dati gonfiati, metodologie poco solide, riproducibilità pari a zero, perché oggi è più importante pubblicare un risultato che ottenere un risultato vero. Oppure si legga lo studio che evidenzia un 179% in più di auto-citazioni in Italia dopo la VQR.

E forse sarebbe anche utile sapere che l’Open Access è solo una piccola parte della Open Science, che significa rendere aperti tutti i passi della ricerca. O che in Open Access se si deposita il proprio paper si abilitano servizi come Unpaywall, lo SciHub legale, che funzionerebbe al 100% invece che al 54% se tutti depositassero il proprio lavoro. O come Open Knowledge Maps, mappe visuali della conoscenza. O che si possono preregistrare gli esperimenti (AsPredicted), depositare i dati (Zenodo), i software (GitHub), immagini dati e figure (Figshare), interi procolli (Protocols.io), interi workflow (My Experiment). O che si possono usare gli Open Lab Notebook che eseguono in tempo reale i calcoli fatti sui dati, o che si può annotare ogni pagina web (Hypothes.is).

Trovate tutti i riferimenti alla letteratura e ai servizi citati in queste slides (https://www.oa.unito.it/new/materiale-scaricabile/) o in questo video (https://www.oa.unito.it/new/video/#) e maggiori informazioni su Open Science e Open Access su www.oa.unito.it.
Il mondo, fuori dall’Italia e dall’ANVUR, sta cambiando. Forse dovremmo accorgercene anche qui, evitando nel 2018 i pregiudizi e le leggende metropolitane di 10 anni fa.

martedì 2 ottobre 2018

"Il nome sarà sbagliato ma il numero è giusto". Le assurde chiamate dei call center

Mi chiama un numero sconosciuto con prefisso 02 (Milano) e risponde la solita voce con accento straniero con tipico rumore di sottofondo da call center. Si presenta e chiede: "Parlo con il signor Simone?"; io, per levarmi dalle scatole l'ennesima proposta commerciale inutile e non richiesta, rispondo dicendo che non mi chiamo Simone e che probabilmente ha sbagliato numero.
Ecco, attenzione che qui arriva la parte surreale.
Normalmente quando qualcuno ti risponde "non sono io, credo abbia sbagliato numero" l'unica reazione sensata è scusarsi e mettere giù. Invece no! La tizia mi incalza dicendo: "magari il nome non è corretto, ma il numero sì!".
Io sorridendo chiedo spiegazioni; e mi dice: "Probabilmente qualcuno ha segnato un nome errato, ma il numero è corretto... SIGNOR SIMONE!".
Io inizio a irrigidirmi: "Scusi... lei continua a chiamarmi Simone, ma le ho già detto che non sono Simone...".
Lei inizia con il suo discorso standard di proposta commerciale: "Va beh, ok, pazienza... Ad ogni modo la chiamavo per offrirle una convenzione..."

Innervosito la fermo e le dico: "Ma scusi... questa convenzione dovrebbe offrirla al Signor Simone che stava cercando non a me! Che senso ha quello che sta facendo?! Altrimenti mi costringe a pensare che state facendo marketing indiscriminato e che quindi qualsiasi numero di telefono per voi sia buono."
Messa alle strette, mette giù il telefono.
Ovviamente ho subito provveduto a memorizzare il numero di telefono da cui mi hanno chiamato e a inserirlo nella lista dei "rompipalle".
Consiglio a tutti di provare questo "gioco": quando intuite che vi stanno chiamando da un call center di telemarketing (e ormai è abbastanza facile intuirlo) provate a negare di essere la persona che stanno cercando e divertitevi a osservare la loro reazione insensata.

giovedì 13 settembre 2018

Codice Privacy. Raffronto nuovo testo vs vecchio testo (a cura di M. Alovisio e G.M. Leotta)

Condivido con piacere uno strumento utilissimo curato da Mauro Alovisio e Giovanni Maria Leotta per il CSIG (Centro Studi Informatica Giuridica di Ivrea e Torino): il testo del Codice sul trattamento dati personali (d.lgs. 196/2003) come modificato dal recente D.lgs. 101/2018 con le due versioni a confronto. Documento rilasciato con licenza CC BY-NC-ND.
Fonte originaria: www.csigivreatorino.it/il-nuovo-decreto-di-armonizzazione-privacy-gdpr/.


mercoledì 12 settembre 2018

Tutela e condivisione del patrimonio artistico-culturale: corso a Udine

Martedì 25 settembre, il giorno dopo il corso che terrò a Roma per AIB Lazio, sarò a Udine per tenere un'altra intera giornata di formazione organizzata da ComPA FVG (Centro di Competenza per la Pubblica Amministrazione dell'ANCI Friuli -Venezia Giulia).
Il corso, rivolto principalmente a dipendenti e dirigenti della PA, amministratori pubblici, ma anche a operatori di associazioni e imprese e a semplici studenti, si intitola "Tutela e condivisione del patrimonio artistico-culturale: tra diritto d'autore e Creative Commons" e si terrà presso la sede ENAIP in via Leonardo da Vinci 27 a Pasian di Prato (alle porte di Udine).


L'obiettivo formativo del corso è acquisire le conoscenze di base sui meccanismi di funzionamento del diritto d'autore, del pubblico dominio e della gestione dei diritti in ottica open.

I contenuti trattati saranno in linea di massima i seguenti:
  • introduzione al diritto d'autore (storia e principi generali); 
  • che cosa tutela il diritto d'autore; 
  • come di acquisisce il diritto d'autore; 
  • tipologie di diritti; 
  • pubblico dominio e libere utilizzazioni; 
  • la gestione del copyright sul web e sui social media; 
  • strumenti di gestione dei diritti;
  • le licenze open (Creative Commons e simili); 
  • applicazione delle licenze CC.
Maggiori informazioni sull'iniziative e modalità di iscrizione al corso sono disponibili sul sito di ComPA FVG a questa pagina.

Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito.

lunedì 10 settembre 2018

Patrimonio digitale: copyright e open data per la cultura. Seminario a Feltre

Martedì 18 settembre sarò in quel di Feltre, in provincia di Belluno, per tenere una giornata di formazione rivolta agli operatori culturali all'interno del corso "Patrimonio digitale: copyright e open data per la cultura". L'evento rientra all'interno di una più ampia iniziativa chiamata "I musei e le nuove culture digitali" e avviato dall'Associazione Isoipse di Belluno: un percorso di formazione e divulgazione molto interessante, sostenuto dalle istituzioni locali.

Come spiegato dagli organizzatori,
Obiettivo dell'iniziativa è trasmettere la consapevolezza dei patrimoni digitali come nuova tipologia patrimoniale e le relative implicazioni in ambito museologico e giuridico, fornendo le competenze per una corretta gestione e condivisione delle proprie risorse digitali all’interno di piattaforme e spazi virtuali. Dopo una prima introduzione alla disciplina del digital cultural heritage nelle sue molteplici sfaccettature, si passeranno in rassegna le sfide che l’avvento del web ha posto alle istituzioni culturali, introducendo nuovi spazi, processi e pratiche per rendere accessibili le proprie collezioni e rispondere alle aspettative dei pubblici di interagire e partecipare alla creazione dei contenuti. Il modulo fornirà, quindi, un quadro esaustivo della gestione del diritto d’autore nell’era digitale, presentando i nuovi approcci alla protezione e libera utilizzazione delle opere culturali e le principali attività poste in essere da musei e archivi nel campo degli open data. Il modulo si concluderà con una giornata dedicata alle iniziative promosse da Wikipedia nel settore culturale, durante la quale i partecipanti potranno sperimentare il caricamento di materiali relativi alla propria istituzione all’interno della piattaforma.

Il percorso avrà il seguente programma:

I incontro: Lunedì 10 settembre 2018 (presso Museo del Baco di Vittorio Veneto)
Docenti: Stefania Zardini Lacedelli, Sara Di Giorgio

II incontro: Martedì 18 settembre 2018 (presso Galleria Rizzarda, Feltre)
Docente: Avv. Simone Aliprandi

III incontro: Lunedì 24 settembre 2018 (presso Galleria Rizzarda, Feltre)
Docente: Niccolò Caranti

Maggiori dettagli sul sito di Isoipse e sulla pagina Facebook di Isoipse.


Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito. 



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Le slides utilizzate per la giornata di formazione


giovedì 30 agosto 2018

La playlist di YouTube e l'attacco di cuore | Cap. 4, Par. 9 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 9 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Luca è un ex musicista di quarantuno anni, oggi consulente informatico. Un giorno conosce Anna, una donna di trentacinque anni che lavora come ricercatrice tra l’Italia e Londra, e inizia tra i due una relazione molto passionale.
Un pomeriggio, una delle prima volte in cui Luca si trova ospite presso l’appartamento che lei condivide con due colleghe in zona Notting Hill, Anna entra in doccia e dal bagno chiede a Luca la cortesia di mettere su un po’ di musica. Lui, immerso pienamente nell’atmosfera londinese, va su YouTube e lancia una playlist di capolavori della musica britannica, tra cui Eric Clapton, Pink Floyd, David Bowie. Dopo circa venti minuti lei esce dal bagno e con tono di sufficienza dice: “Non ho mai fatto la doccia con della musica così brutta!”.
Luca, che fino a quel momento non aveva mai avuto particolari problemi di salute, per l’impatto di quella frase inizia a sentire una forte fitta al braccio sinistro e perde i sensi. Si risveglia nel reparto terapia intensiva di una clinica della capitale inglese; i medici gli dicono che ha avuto un principio di infarto.[39]
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[39] Attenzione, parte di questa storia potrebbe non essere vera.




mercoledì 29 agosto 2018

A Cagliari per presentare il libro Cronache dalla radura

Venerdì 14 settembre sarò ancora in terra sarda, questa volta per una presentazione del mio libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (vedi maggiori dettagli sul libro).

La presentazione si terrà presso LaFeltrinelli Point di via Paoli a Cagliari alle ore 18:30. Dialogherà con me Anna Rita Vizzari.
L'evento è organizzato in collaborazione con Lybis Agenzia Letteraria.

Accorrete numerosi e spargete la voce.
Se le condizioni tecniche lo permetteranno, proveremo a trasmettere in streaming l'evento.





EDIT: I video della presentazione (parte 1 e parte 2)






lunedì 27 agosto 2018

Carlo Piana presenta il suo libro all'Istituto Bruno Leoni di Milano

Mercoledì 5 settembre alle ore 18, presso l'Istituto Bruno Leoni (in Piazza Castello, 23 a Milano), si tiene una presentazione del recente libro di Carlo Piana "Open Source, software libero e altre libertà. Un’introduzione alle libertà digitali" (Ledizioni, giugno 2018).
Oltre all'autore, interviene Oreste Pollicino (Professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università Bocconi). Introduce e coordina Serena Sileoni (Vicedirettore generale dell'Istituto Bruno Leoni).
Ingresso libero previa registrazione nell'apposito evento su Eventbrite.

Maggiori informazioni sul libro nei link che seguono:



domenica 26 agosto 2018

Troppe aspettative sulle relazioni? | Cap. 3, Par. 4 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 4 del capitolo 3 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Più sono gli anni passati all’interno del castello e più diventiamo avvezzi alle comodità della vita di corte e insofferenti alla dura vita della radura. Perciò, pur avendo fatto la scelta di uscire dal castello e vivere nella radura, inconsciamente cerchiamo nella radura gli stessi comfort del castello. O addirittura – come spiega Hollis in Progetto Eden – attraverso le relazioni cerchiamo spasmodicamente di ricreare quel paradiso terrestre (che era il ventre materno e le cure materne dei primi anni di vita), in cui tutto ci è dato per diritto o per grazia divina, dove regna l’armonia degli opposti e la contraddizione è bandita.
La percezione delle relazioni e la consapevolezza in campo affettivo ed emotivo sono ovviamente migliorate negli ultimi decenni, come conseguenza della civilizzazione, della maggior istruzione, di una cultura più moderna e paritaria, della diffusione della psicoterapia e del coaching. Ciò ha sicuramente portato un miglioramento generale, ma al prezzo di maggiori difficoltà e di standard sempre più elevati da rispettare.
Utilizzando il classico metodo del Rasoio di Occam viene quindi da chiedersi: se le relazioni si sono fatte più complicate, non sarà perché semplicemente dalle relazioni vogliamo troppo? Facciamo qualche riflessione a riguardo.
Avete mai chiesto ai vostri nonni o anche solo ai vostri genitori come si sono conosciuti e perché avevano deciso di sposarsi? Le risposte solitamente sono di questo tenore: “Eh sai, era una brava persona... Eh sai, era tanto dolce e carina… Eh sai, mi ha scritto una bellissima lettera d’amore… Eh sai, eravamo cresciuti insieme… Eh sai, aveva una buon lavoro…” Motivazioni semplici, che ora come ora difficilmente riusciremmo a percepire come sufficienti.
Io ricordo un racconto di mia nonna, quella paterna, l’unica che ho avuto il piacere di conoscere. Nata nel 1913 e sposatasi poco più che ventenne (quindi tra le due guerre) con mio nonno che era invece del 1890 e che io non ho mai conosciuto. Quelli erano davvero “altri tempi”; tempi che sembrano così lontani (quasi un secolo fa) ma che in realtà coinvolgono solo due generazioni precedenti alla nostra. Tempi in cui ci si corteggiava ancora dandosi del lei e in cui il contatto fisico era qualcosa di assolutamente eccezionale.
Ecco, ricordo che quando ero alle scuole medie, nell’ambito di un progetto di educazione sessuale attivato nella mia classe, i docenti ci chiesero di intervistare i nostri familiari sul tema della sessualità e dell’affettività. Dovevamo in sostanza chiedere come avevano appreso le loro prime “nozioni” in materia e quando avevano avuto le loro prime esperienze. La risposta di mia nonna mi stupì e mi rimase in mente, tanto da poterla raccontare ancora adesso con una certa dovizia di dettagli. Mi disse che tutto quello che lei sapeva sul sesso l’aveva scoperto proprio da mio nonno dopo il matrimonio. E parliamo di anni in cui separazione e divorzio non erano contemplati.
Quindi rendiamoci conto del rischio che si correva a legarsi per la vita con una persona presa “a scatola chiusa” in tal modo. E se poi il sesso non avesse funzionato?! Che fare? Nulla. In fondo l’importante era essere fertili e fare almeno un paio di figli; e avere sufficienti mezzi e salute per poterli allevare. Il resto era solo superfluo contorno, “grasso che cola” di una vita di coppia che non può pretendere anche la sintonia erotica come ingrediente fondamentale. E se chiedevate a mia nonna perché avesse sposato mio nonno, rispondeva: “era una persona per bene, di buona famiglia, con un buon lavoro; e poi era anche un bell’uomo”.
A tal proposito non posso fare a meno di citare la suggestiva fotografia fornita da Mirko Volpi nel suo “Oceano Padano” sul tema del corteggiamento e delle relazioni di coppia nelle campagne padane ai tempi dei nostri nonni (Volpi è più o meno mio coetaneo).
Nei tempi andati e gentili, [...] “parlare a qualcuno” significava “essere fidanzati” con qualcuno, intrattenere una relazione amorosa che preludesse ovviamente [...] al matrimonio. Lo stesso drappeggio di pudore soffocava ogni aperto riferimento, oscurava verbalmente non solo qualsiasi accenno alla fisicità, alla carnalità di un rapporto nascente, ma persino l’esplicitazione della dimensione sentimentale l’anche timida e delicata dichiarazione del proprio [...] amore. Il parlarsi era già indizio chiaro e sufficiente a individuare il commercio che si stava intrattenendo. [...]
Mia nonna parlava, da ragazza, a un tale di un paese vicino; ma si parlavano muti, lei in piedi in mezzo al suo cortile dopo aver sbrigato qualche faccenda, e lui dall’altra parte della strada seduto di traverso ai tavoli dell’osteria. [...] Si guardavano senza mai dirsi nulla, erano andati avanti per un bel pezzo, e tanto era bastato a farle credere che “si parlassero” seriamente. Poi lui si fidanzò, ma realmente, con un’altra, che poi sposò, e lei, mia nonna, gli serbò rancore per anni. Come per un imperdonabile tradimento, la violazione di un codice sacro.[30]
In sostanza, tutto era molto più semplice; bastava poco per dire “quella è la persona giusta” e le aspettative sulle relazioni erano decisamente più basse.
Adesso invece vogliamo tutto. Vogliamo la sintonia intellettuale, la sintonia culturale, la sintonia sessuale, la sintonia progettuale, la compatibilità caratteriale, lo stesso stile di vita, una parità reddituale. Insomma, vogliamo un puzzle fatto di tanti pezzi che però sono difficili da trovare tutti insieme e da incastrare tra essi; e non ci sentiamo soddisfatti fin quando il quadretto non è completo.
Non solo. Come spiegherò diffusamente nei prossimi paragrafi, più si va avanti con l’età, e più si elevano i nostri standard, non tanto sulle caratteristiche del partner quanto sulla qualità della relazione e su ciò che vogliamo da una relazione. L’effetto collaterale è ovviamente quello di un aumento delle nostre aspettative sulle relazioni e un aumento della complessità percepita.
Dunque, se da un lato questo “volere di più” rappresenta un’evoluzione, un segnale di una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali, dall’altro la tendenza al perfezionismo rischia davvero di irrigidirci. Come dice la saggezza popolare, il meglio è nemico del bene. E in questo campo il meglio spesso lo si ottiene proprio quando nella relazione si è entrati e si è investito. Pretendere di avere un “meglio a priori” è già sintomo di un approccio “biased” alle relazioni.

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[30] Volpi, Oceano Padano, Laterza, 2015 (pag. 54).

sabato 18 agosto 2018

Tempi e ritmi delle relazioni | Cap. 3, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 3 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Se già trovare un compagno di viaggio con cui esplorare la radura è difficile per i vari motivi che abbiamo illustrato, ancora più difficile è trovarlo nel momento giusto. E qualora si riuscisse a trovarlo nel momento giusto, bisognerebbe fari i conti con i suoi diversi ritmi, con i suoi diversi “tempi”. Noi abbiamo un passo mentre lui ne ha un altro; noi siamo più propensi ad esplorare la radura alla mattina presto e riposarci nel pomeriggio, mentre lui preferisce dormire fino a tardi per poi mettersi in viaggio nel pomeriggio; noi preferiamo fare lunghe esplorazioni e poi fermarci a riposare per qualche giorno, mentre lui preferisce procedere per piccole tappe.
Nel costruire una relazione, può esserci il “diesel” che ha bisogno di carburare con calma per sentirsi a suo agio in una relazione; può esserci chi invece ha dei tempi più compressi e ha bisogno di sentire un certo ritmo. Non tutti siamo uguali su questo piano e quindi effettivamente un altro livello di criticità per la costruzione di una relazione è proprio riuscire a capire e accettare i tempi del partner e possibilmente impegnarsi per arrivare a una progressiva sincronizzazione. Certo, la pazienza, il saper aspettare, il lasciar sedimentare fatti e sentimenti, il seminare e rimanere serenamente in attesa per vedere sbocciare qualcosa di buono, sono traguardi che si raggiungono con l’avanzare dell’età. Ma indubbiamente le coppie che hanno progetti a lungo termine devono imparare a gestire questo aspetto, a qualunque età. Non sentire e non comprendere i tempi del partner è un altro forte segnale di mancanza di empatia e di intelligenza emotiva. Imporre i nostri tempi al partner, forzare il partner a seguire i nostri ritmi, senza passare attraverso il dialogo, la condivisione e la negoziazione, è solo un altro modo per cercare di portarlo dentro il nostro castello e addomesticarlo.
Di storie di persone che hanno forzato i tempi di una relazione rovinando tutto ne avrei a bizzeffe, e ci vorrebbe un libro a sé per raccontarle. Dagli uomini che per andare al sodo sessualmente sviliscono la bellezza di un sentimento che si stava radicando; a donne che ossessionate da traguardi come il matrimonio, la convivenza, la maternità iniziano a irrigidirsi e a mettere il partner di fronte a prove e ultimatum inutili e inopportuni.
Sono tutti comportamenti figli dell’insicurezza e della debolezza; perché in fondo è proprio vero che la pazienza è la virtù dei forti, anche nelle dinamiche relazionali. 

martedì 7 agosto 2018

Protection of users in the platform economy: indagine sulle piattaforme digitali della sharing economy

Raccolgo con piacere l'invito dell'amica Rossana Ducato a diffondere la notizia di una indagine sul tema a me molto caro delle piattaforme digitali della sharing economy intitolata "Protection of users in the platform economy: mapping the scenario".
A mio tempo (nell'ormai lontano 2011) in vista della mia tesi di dottorato avevo condotto un'indagine simile sul tema della percezione sociale del diritto d'autore nell'era digitale (vedi i risultati della ricerca sul sito http://copyrightsurvey.blogspot.com/) e so quanto sia difficile raccogliere risposte a questo tipo di iniziative.

L'indagine è condotta Cynthia Delronge, Rossana Ducato, Anne-Grace Kleczewski ed Enguerrand Marique, un gruppo di ricercatori in scienze giuridiche, coordinato dal Prof. Alain Strowel, presso la UCLouvain e l’Université Saint-Louis – Bruxelles (Belgio).
Il gruppo sta conducendo la sua ricerca nel campo della regolamentazione delle piattaforme online e, in particolare, sta lavorando a questi due progetti di ricerca:
  • “The Internet of Platforms (IoP): an empirical research on private ordering and consumer protection in the sharing economy” affronta la tematica della mancanza di trasparenza nelle transazioni dell’Internet delle piattaforme, proponendo soluzioni e raccomandazioni per migliorare l’informazione che gli utenti ricevono da e sulla piattaforma.
  • “Protection of users in the platform economy: a European perspective”, ha come obiettivo l'elaborazione di policy per risolvere le lacune di protezione in cui possono incorrere i partecipanti alle iniziative di sharing economy.
Come spiega il gruppo di ricercatori nella pagina di presentazione della survey, "l’indagine che stiamo effettuando costituisce un tassello importante per la nostra ricerca e il presente questionario ci aiuterà a comprendere: quali sono le abitudini di utilizzo delle piattaforme di sharing economy da parte dei consumatori; quali sono i problemi, gli ostacoli o le difficoltà riscontrati dagli utenti."

Vi invito quindi a dedicare qualche minuto alla compilazione del questionario, che è disponibile in inglese, francese e italiano a vostra scelta. Sono sicuro che i risultati raccolti verranno poi condivisi con la comunità scientifica e porteranno a conclusioni molto interessanti.
NB: Affrettatevi; la survey è aperta fino alla fine di agosto.




lunedì 6 agosto 2018

La borsa da computer che costa più del computer | Cap. 4, Par. 4 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 4 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Nicola è un mio amico (in realtà ora non lo è più) conosciuto attraverso contatti lavorativi e con cui abbiamo avuto modo di condividere un paio di vacanze. Lavora per una grande società di rating in Svizzera e ogni tanto viene mandato a Milano; è lì infatti che ci siamo conosciuti. È originario di Napoli, “di Napoli Vomero” tiene a sottolineare, perché – sostiene senza nemmeno troppo scherzare – “i veri napoletani sono solo quelli di Vomero e Chiaia”. E spesso si vanta delle sue origini altolocate nei quartieri alti della capitale campana, delle sue vacanze trascorse a Porto Cervo, della sua appartenenza a circoli sportivi di elite, della sua casa vista mare. Io, umile campagnolo originario della provincia lombarda, abbasso la testa e non mi metto a discutere.
È una persona indubbiamente brillante ed elegante, ma è letteralmente ossessionato dalla forma e dallo stile. È la classica persona che giudica gli altri sulla base dell’abbigliamento, osserva in maniera maniacale gli abbinamenti cintura-scarpe, il colore delle cravatte che mettono i suoi interlocutori. Continua a comprare vestiti, orologi, accessori per l’auto, ben oltre quanto sia necessario; “comprare queste cose mi gratifica”, dice, e in effetti pare non avere altre forme di gratificazione (hobby, attività culturali) od obiettivi particolari al di fuori della carriera lavorativa.
Valuta il valore di un cliente sulla base delle poltrone che ha scelto per i suoi uffici e, cosa ben peggiore, valuta il valore delle persone sulla base dello stipendio e della posizione lavorativa; e ha altri atteggiamenti del genere, davvero molto lontani dalla mia forma mentis. Ricordo che qualche volta è stato sgradevole anche con me, facendomi annotazioni sarcastiche e fuori luogo sul colore della camicia o sulla fantasia della sciarpa che avevo indossato durante una delle nostre serate milanesi.
Tuttavia questa sua iper-attenzione per l’abbigliamento non va di pari passo con la cura del suo aspetto fisico. Non ha alcun interesse a tenersi in forma e infatti iniziano a notarsi la pancetta e le spalle ricurve. Ma ovviamente, nessun problema; perché – secondo lui – basta metterci sopra la giacca giusta e nulla si nota.
Va in giro con una valigetta griffata pagata quasi tremila euro, ma dentro ci mette un computer “scassone” da 350 euro. Un giorno, dopo averlo sentito lamentarsi per l’ennesima volta dell’inefficienza del suo laptop, gli faccio notare che forse sarebbe meglio spendere qualche euro in meno per la borsa e qualche euro in più per il computer. La sua risposta è molto rappresentativa della sua mentalità: “sì, però quando sono in giro la gente vede la valigetta, non il computer!”.
Un giorno mi trovo a Roma per un impegno di lavoro e coincidenza vuole che lui in quegli stessi giorni sia a Napoli. Mi propone di allungare il giro e passare a salutarlo per un pranzo a casa dei suoi genitori. Dentro di me dico: “bene, così finalmente vedrò gli ambienti altolocati in cui è cresciuto e di cui mi parla continuamente!”.
Quando arrivo a Napoli, scopro che in realtà la casa non è in zona Vomero ma in un quartiere più periferico, una zona residenziale discreta ma non certo di eccellenza. Il mare si vede, molto in lontananza, solo attraverso gli altri palazzi e dietro un orrendo stabilimento industriale abbandonato. Per salire al quarto piano mi dice che devo inserire 20 centesimi nella gettoniera dell’ascensore. Sì, un ascensore a monete; ammetto che, nonostante io abbia girato tutta l’Italia (davvero tutta) per il mio lavoro, è la prima volta che vedo una cosa del genere. Non ho monete e me la faccio a piedi; nessun problema. Una volta entrato in casa, mi trovo in un normalissimo appartamento di novanta metri quadrati, arredato discretamente e, ovviamente, tenuto a mo’ di museo, tutto in ordine maniacale, con le porte nuove – tiene a precisare – e “appena pittato” (citazione letterale). Mi presenta i suoi: gente per bene, cordiale, ma di estrazione culturale media, che parla un italiano un po’ “faticoso”, con palesi contaminazioni dialettali. Ci sediamo a pranzo, e lui non è particolarmente a suo agio; quasi come se si sentisse giudicato da me e sentisse in qualche modo di doversi confrontare.
È lì che tutto mi diventa chiaro: quel suo darsi un tono da altolocato, quel suo snobismo ostentato sono più che altro l’espressione di un senso di disagio e di un desiderio di rivalsa sociale, e non una reale espressione di “nobiltà”. Come spesso accade, i complessi di superiorità sono in realtà complessi di inferiorità mascherati. Stare in un capoluogo svizzero e ogni tanto a Milano, fare un certo stile di vita, non volersi mischiare con certe persone, è per lui un modo per mostrare un se stesso costruito e non del tutto autentico; quasi a voler disconoscere le sue origini.
Ora vi starete chiedendo: perché vi sto raccontando questa storia in un libro sulle relazioni di coppia?
Perché come potrete immaginare quel tizio ha un sacco di problemi relazionali, non solo con i colleghi, ma anche e soprattutto con le donne; comprese le donne che io in buona fede gli ho presentato e che ritengo delle persone interessanti e meritevoli di attenzioni. Nessuna sembra essere alla sua altezza; ha sempre da lamentarsi, fissandosi su aspetti principalmente estetici o comunque legati a stili di vita secondo lui non abbastanza “raffinati”. Per usare una sua frase, non sono tipe da locale “roof top” ma più da birreria.
Questa storia ci insegna che le persone che hanno certi atteggiamenti e che mostrano questo set di valori non possono fare altro che perdersi le caratteristiche davvero rilevanti delle persone e gli aspetti che fondano una relazione autentica e appagante.
Dopo l’ennesima persona venuta a dirmi “ma chi diavolo mi hai presentato?!”, dopo l’ennesima situazione poco gradevole da lui generata (anche nei miei confronti), ho deciso di porre fine alla nostra amicizia, promettendomi di non frequentare più persone del genere. In fondo, bene diceva Madre Teresa: «Quello che fa di te una persona elegante non è il vestito, ma il modo in cui tratti gli altri».

domenica 5 agosto 2018

La bibliografia del libro "Cronache dalla radura"

Riporto la bibliografia completa del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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  • Aa.Vv. The Book of Life. Developing Emotional Intelligence, libro disponibile online al sito http://www.thebookoflife.org/.
  • Francesco Alberoni, L’erotismo, Garzanti, 1986.
  • Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 2006 (traduzione: Minucci).
  • Cordelia Fine, His brain, her brain?, “Science”, 21 Novembre 2014, Vol. 346, Issue 6212, pp. 915-916 (DOI: 10.1126/science.1262061).
  • Bryant Furlow, The smell of love, disponibile online sul sito PsychologyToday.com (https://www.psychologytoday.com/us/articles/199603/the-smell-love).
  • Umberto Galimberti, Le cose dell’amore, Feltrinelli, 2004.
  • Michele Giannantonio, Paura di sentire, Erickson, 2012.
  • Lindsay Gibson, Adult Children of Emotionally Immature Parents: How to Heal from Distant, Rejecting or Self-Involved Parents, New Harbinger Publications, 2015.
  • Daniel Goleman, Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, BUR, 2005 (traduzione: Blum, Lotti).
  • John Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, Rizzoli, 2008 (traduzione: Piccioli).
  • James Hollis, Progetto Eden. La problematica dell’investimento paradisiaco nelle relazioni di coppia e nel sociale, Zephyro Edizioni, 2002 (traduzione: Nobile).
  • Robert H. Hopcke, Nulla Succede per Caso. Le coincidenze che cambiano la nostra vita, Mondadori, 2009.
  • Sandro Iannacone, Uomini e donne, cervelli diversi ma tanto uguali. Lo dice la scienza, articolo per Repubblica.it “disponibile all’indirizzo http://www.repubblica.it/scienze/2014/11/25/news/uomini_e_donne_diversi_ma_tanto_uguali_lo_dice_la_scienza-101379801/.
  • Pietro Lombardo, Impariamo ad amare. La maturità psico affettiva, Vitanuova, 2006.
  • Veronica Mazza, Sei single? Esci dalla tua comfort zone sentimentale, articolo-intervista disponibile all’indirizzo http://d.repubblica.it/amore-sesso/2014/11/21/news/psicologia_single_abitudine_consigli_cambiamento-2381738/.
  • Maurizio Sgambati, Elaborazione del lutto: far fronte al dolore della perdita, articolo disponibile online all’indirizzo https://www.psicosgambati.it/2015/11/09/elaborazione-del-lutto-far-fronte-al-dolore-della-perdita/.
  • Mirko Volpi, Oceano Padano, Laterza, 2015.
  • Patricia Wallace, La psicologia di Internet, Raffaello Cortina, 2017 (traduzione D. Moro).
  • Florian Zsok, Matthias Haucke, Cornelia Y. de Wit, Dick P. H. Barelds (Department of Psychology, University of Groningen, Netherlands), What kind of love is love at first sight? An empirical investigation; disponibile online alla pagina http://onlinelibrary.wiley.com/wol1/doi/10.1111/pere.12218/full.

giovedì 2 agosto 2018

Non si sceglie da chi essere attratti | Cap. 2, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 2 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Il primo grande livello di complessità deriva da uno dei capisaldi delle relazioni di coppia: l’attrazione è inconscia, irrazionale. In sostanza, non decidiamo noi da chi essere attratti. Dunque tutti i ragionamenti, i calcoli, le misurazioni sul partner potenzialmente più adatto a costruire una relazione si infrangono innanzitutto contro questo primo scoglio.
Per approfondire la questione considerate che, secondo la mia visione, l’attrazione può essere articolata in due diverse forme: un’attrazione “fisica” pura e semplice e un’attrazione in senso più affettivo/emotivo.
Nonostante l’evoluzione della specie, l’attrazione fisica è ancora abbastanza legata ai nostri istinti primordiali di proseguimento della specie, che ci ricordano la nostra natura di mammiferi primati e per i quali il partner deve avere certe caratteristiche fisiche affinché possa garantire una maggiore probabilità di procreazione e di protezione della prole. In alcuni interessanti studi scientifici è emerso che anche nella società di oggi, molto basata sulla ricerca delle perfezione estetica, nella scelta del partner i sensi dell’olfatto e del tatto hanno un ruolo ben più determinante della vista. In altre parole, a parità di qualità estetiche, scegliamo le persone di cui ci piace l’odore nonché il contatto con la loro pelle, i loro capelli, il loro calore.[13]
Se l’attrazione fisica è legata a dinamiche istintive e irrazionali, quindi fuori dal nostro controllo, la questione si sposta su un altro piano: dobbiamo capire se questo ingrediente è per noi fondamentale nella relazione. Avviare una relazione in cui non ci sia grande attrazione o in cui comunque l’attrazione non sia fondamentale è una grande prova di maturità e non è da tutti. Come d’altronde è difficile ignorare una forte attrazione che si prova per una persona che su altri piani è invece “sbagliata” e inadeguata a renderci felici. Quante volte ci siamo trovati in questo dilemma per cui a livello istintivo siamo attratti da una persona mentre a livello razionale e intellettuale quella persona ci disturba?
Questa forma di attrazione è anche la principale leva per far scattare l’illusione, tanto seducente quanto perniciosa, del cosiddetto colpo di fulmine; quella sensazione irresistibile di magia attrattiva che ci porta a volte a buttarci a capofitto in relazioni che non hanno molte basi. Anche qui studi scientifici[14] hanno dimostrato che si tratta di un autoinganno, un’altra forma di bias cognitivo. Tuttavia, nonostante il cinismo, la razionalità, la saggezza, l’esperienza possano redarguirci, chi può davvero rimanere impassibile a quel tipo di scarica emotiva? E quindi eccoci spesso a infilarci in situazioni azzardate se non a volte addirittura “fatali”; e a dover poi raccogliere i cocci.

Vi è poi un’attrazione intesa in senso più ampio e più evoluto, verso la persona, verso il suo modo di essere, di muoversi, di parlare, di atteggiarsi, quindi comunque legata a quel “trigger”, pur sempre irrazionale, che fa scattare nella nostra testa il “voglio un contatto con quella persona”. Possiamo chiamarla “attrazione emotiva”.
Il risvolto più problematico di questa attrazione è che tendenzialmente siamo attratti dalle persone che più di altre rispecchiano alcuni schemi emotivi che sentiamo familiari, perché riconducibili alle dinamiche relazionali della nostra infanzia, cioè nel periodo della vita in cui abbiamo ricevuto un imprinting affettivo. E purtroppo è così anche quando tali schemi sono palesemente disfunzionali e autodistruttivi e ci portano ricorsivamente verso persone che non possono renderci felici o addirittura che ci faranno sicuramente soffrire. Lo spiega efficacemente il video “Who we can love”[15] dell’ottimo progetto divulgativo “The school of life” avviato dal filosofo e scrittore Alain de Botton; ed è ribadito nel parallelo “The book of life”[16] (nel capitolo 3 dedicato al tema della relazioni):
...non ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo ideale, ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo familiare. L’amore che proviamo da adulti emerge dal modello di come dovremmo essere amati, che è stato creato durante l’infanzia e che probabilmente si intreccia con una serie di compulsioni problematiche che interferiscono sensibilmente con le nostre possibilità di crescita.
È un problema serio quanto diffuso, che rappresenta una delle principali criticità della vita relazionale e che può essere superato solo con un serio e approfondito lavoro su se stessi.
Inoltre, questo tipo di attrazione agisce in modo bidirezionale. Le persone con certe caratteristiche emotive tendono ad attirare a sé, attraverso segnali del tutto inconsci, persone che, a loro volta inconsciamente, sono attratte da quelle caratteristiche (al di là che si tratti di caratteristiche sane o disfunzionali).
Ne consegue che è ancora più difficile mentire a se stessi e ancora più illusorio pensare di poter controllare pienamente le dinamiche dell’attrazione.
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13. Si legga a tal proposito l’articolo “The smell of love” di F. Bryant Furlow, pubblicato sul sito PsychologyToday.com (https://www.psychologytoday.com/us/articles/199603/the-smell-love).
14. Si veda l’articolo “What kind of love is love at first sight? An empirical investigation” a cura di alcuni ricercatori dell’Università di Groningen.
15. Il video è disponibile online: https://youtu.be/pFeDOqgoE-k.
16. Il libro è integralmente disponibile online all’indirizzo http://www.thebookoflife.org/.

giovedì 26 luglio 2018

Alice e l’effetto “pig-maglione” | Cap. 4, Par. 5 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 5 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Una storia simile, sempre di valori distorti e di atteggiamento narcisistico e antirelazionale, vede come protagonista Alice, una donna “in carriera” di trentaquattro anni, brillante, autonoma, piacente; dotata di un certo potenziale emotivo ma troppo “centrata su se stessa” per poterlo esprimere.
Alice un giorno durante un meeting di lavoro incontra Stefano, un libero professionista di qualche anno più grande; e tra i due nasce subito intesa e forte attrazione. Iniziano quindi a frequentarsi per qualche mese.
Lei, come il protagonista della storia che ho raccontato poc’anzi, è abbastanza ossessionata dalla forma e, di converso, poco attenta alla sostanza delle cose. Molto concentrata sull’apparire (sia come lei deve apparire agli occhi degli altri, sia come gli altri appaiono ai suoi occhi), si gratifica con costante attività di shopping in negozi di abbigliamento e accessori, possibilmente di marca. Stefano al contrario è una persona molto più spontanea e informale, ma comunque educata, corretta, affidabile; con degli interessi più che altro di carattere culturale e di impegno sociale.
Nonostante queste differenze di approccio alla vita, i due trovano molti punti in comune e cercano di coltivare una relazione sana. In realtà, come vedremo, è più che altro Stefano a porsi in un atteggiamento di autentica apertura alla relazione.
Alice ha il privilegio di vivere in una delle città più belle d’Italia, meta turistica per milioni di persone ogni anno, in quanto piena di attrazioni culturali ineguagliabili. Stefano invece viene da un piccolo centro della provincia e, grazie a maggiore elasticità sul lavoro, si rende fin da subito disponibile a farsi carico lui di buona parte degli spostamenti; infatti nei circa quindici weekend su cui si estende la relazione, il più delle volte è lui a recarsi nella città di Alice. Lo fa anche con piacere, dal momento che la vede come un’occasione per visitare la città; e comunque, rispetto alla vita di provincia, la grande città consentirebbe alla coppia nascente di avere una più ampia scelta di attività da svolgere insieme.
Ciò nonostante, ogni volta che Stefano arriva a casa di Alice, trova una certa ignavia e una certa resistenza a qualsivoglia proposta di attività culturale. A ogni proposta di visitare un museo, una mostra, un palazzo storico, di andare a uno spettacolo teatrale, o anche solo al cinema, Alice risponde con freddezza proponendo per contro di stare in casa a guardare serie televisive oppure di fare un giro per negozi e centri commerciali. Il meccanismo perverso utilizzato da Alice è: “Dai, così compriamo qualcosa per te.” E ogni volta Stefano si trova a rientrare dal weekend romantico con una camicia nuova, un maglione nuovo, una cintura nuova… alcuni gentilmente donati da Alice, altri pagati da lui ma scelti rigorosamente da lei.
Stefano, che oltre essere molto innamorato è anche per sua indole aperto alla relazione e quindi anche disposto ad accettare comportamenti abbastanza lontani dal suo modo di vivere, sta al gioco e cerca pian piano di far emergere i punti di connessione tra i propri desideri e quelli della nuova partner. Chiaramente lo fa nella speranza che dall’altra parte vi sia più o meno la stessa intenzione e apertura. Pia illusione; davvero ingenuo aspettarsi apertura da una persona che mostra quel set di valori e che lancia tali segnali di superficialità e di rigidità.
Il comportamento di Alice è infatti palesemente chiuso ed egocentrico. Non c’è una minima attenzione ai desideri del partner e non c’è nemmeno un riconoscimento dello sforzo fatto da lui per cercare amorevolmente di assecondarla. La spinta di Alice verso l’acquisto di vestiti per lui non è affatto un gesto di affetto (come può sembrare), ma un tentativo di rendere Stefano più consono ai suoi canoni di stile e abbigliamento. Un pericoloso effetto Pigmalione, basato però più questioni estetiche che su questioni comportamentali (anche perché Stefano è sufficientemente maturo ed educato da non averne bisogno).

Tornando alla nostra amata metafora, il gioco si risolve nel far indossare a Stefano i costumi di corte, in modo che possa meglio “intonarsi” con gli arredi del castello e trasformarsi presto nel migliore dei cortigiani, nel preferito paggio di corte.
Un gioco così lontano da un’idea autentica di relazione non può che rompersi presto. E la rottura avviene la volta in cui Stefano si reca nella città di Alice in occasione del compleanno di lei; l’idea è di cenare da lei, alla presenza dei suoi familiari; occasione anche per una presentazione un po’ più ufficiale. Arrivato, Stefano trova Alice abbastanza nervosa e distaccata. Lui le ha portato un regalo e anche dei prodotti tipici della sua zona per la cena. Lei in realtà è più che altro interessata a mostragli il nuovo colore di capelli e il nuovo cappotto compratole da uno zio; e lascia il regalo in un angolo, ancora impacchettato.
Il sabotaggio è già in atto nella testa di Alice; e Stefano ha poco da fare, se non cercare di assecondarla per l’ennesima volta e sperare che il nervosismo sfumi da solo lasciando il campo a qualche slancio di empatia e affetto. Ma in prossimità della cena e dell’arrivo degli ospiti, lei si fa particolarmente intrattabile e inizia a fare osservazioni fuori luogo a Stefano. Lui, pur con grande amarezza in cuore, cerca di non far percepire il suo disagio e trascorre la cena con diplomazia e sorrisi di circostanza.
Gli ospiti se ne vanno, passa la notte e arriva la mattina successiva, senza che però Alice cerchi di rientrare in contatto emotivo con Stefano. La sua chiusura e rigidità rimangono e sembrano addirittura aumentate; lui capisce che è il momento di andarsene e non tornare più. Al momento dei saluti lei, cercando in qualche modo di dare una spiegazione a quel triste crollo del castello, gli dice il classico: “eh sai, siamo molto diversi.”. Lui se ne va pensando tra sé e sé: “sì, per fortuna”.

È passato molto tempo ormai e Stefano, quando ci troviamo per una birra dopo la palestra, ogni tanto trova ancora occasione di tornare sull’argomento. Ripensando a quei mesi, si accorge che di quella relazione (rivelatasi poi una pseudo-relazione) gli sono rimasti dei bei maglioni, delle belle camicie, un paio di occhiali da sole griffati, e tanti momenti emotivamente aridi.
Non so bene come l’abbia presa Alice, dato che non ho avuto modo di incontrarla dopo la loro rottura. Ma visto il personaggio, si sarà autoconvinta che è finita così perché semplicemente Stefano non era l’uomo adatto a lei, dato che non si era prestato a vestire i panni del paggio di corte e ad adeguarsi allo stile di vita del castello. E si sarà rimessa su Tinder per avviare nuovamente la “lotteria”.