giovedì 20 aprile 2017

Open Access: come fare? Una mia nuova rubrica per TechEconomy.it

In occasione dell'imminente uscita del libro Fare Open Access. La libera diffusione del sapere scientifico nell’era digitale, che – ricordiamolo – è fissata definitivamente per venerdì 28 aprile, inizia oggi la mia collaborazione con il sito TechEconomy.it, per il quale curerò una serie di articoli proprio mirati a fornire consigli operativi e chiarimenti teorici su come mettere in pratica correttamente i principi dell'open licensing nell'ambito della comunicazione scientifica.
Questi articoli rappresentano di fatto un'anticipazione di parte dei contenuti del capitolo 4 del libro da me scritto e intitolato proprio "Come gestire i diritti d’autore per fare Open Access".
Di seguito i titoli e i link agli articoli che man mano usciranno:
  1.  20 aprile 2017 | Open Access come fare? Prendere confidenza con il diritto d’autore
  2. (coming soon)
  3. (coming soon)
  4. (coming soon)
  5. (coming soon)

Screenshot della pagina 111 del libro (inizio del paragrafo 4 del capitolo 4)

giovedì 13 aprile 2017

Il nuovo bando MIUR sulla cittadinanza digitale: un'occasione imperdibile per parlare di openness

Nelle scorse settimane il Ministero Istruzione Università e Ricerca ha pubblicato il nuovo bando per lo sviluppo del pensiero computazionale, della creatività digitale e delle competenze di “cittadinanza digitale”, a supporto dell'offerta formativa.
Credo si tratti di un'occasione imperdibile per far sì che alcuni temi a me cari inizino seriamente a essere parte integrante dell'offerta formativa per gli insegnanti, i dirigenti e gli altri operatori della scuola pubblica.
Mi riferisco in particolare ai principi fondanti del diritto d'autore, specialmente nella loro applicazione al mondo della creatività digitale e multimediale; ma penso anche ai nuovi modelli di gestione del diritto d'autore come le licenze Creative Commons che permettono un riuso collaborativo dei contenuti didattici, facendoli diventare a pieno titolo Open Educational Resources; e infine – perché no – non tralascerei i temi del riuso virtuoso di software open source, degli standard aperti e dell'interoperabilità delle tecnologie.
Si legge infatti nel bando:
Per i percorsi di “pensiero computazionale e creatività digitale”, particolare attenzione deve essere riservata a: 
  • promuovere gli elementi fondamentali per l’introduzione alle basi della programmazione, anche allo scopo di sviluppare le competenze collegate all’informatica; 
  • sviluppo del pensiero computazionale per rafforzare la capacità di analisi e risoluzione dei problemi  e l’utilizzo dei suoi strumenti e metodi, sia attraverso tecnologie digitali sia attraverso attività  unplugged, per stimolare un’interazione creativa tra digitale e manuale, anche attraverso  esperienze di making, robotica educativa e internet delle cose.
 Per i percorsi di “cittadinanza digitale”, particolare attenzione deve essere riservata a:
  • consapevolezza delle norme sociali e giuridiche in termini di “Diritti della Rete”, educazione all’uso positivo e consapevole dei media e della Rete, anche per il contrasto all’utilizzo di linguaggi  violenti, alla diffusione del cyberbullismo, alle discriminazioni; 
  • educazione alla valutazione della qualità e della integrità delle informazioni, alla lettura, scrittura e  collaborazione in ambienti digitali, alla comprensione e uso dei dati e introduzione all’open  government, al monitoraggio civico e al data journalism; 
  • azioni per stimolare la creatività e la produzione digitale, l’educazione all’uso dei nuovi linguaggi  del digitale, ai nuovi modelli di lavoro e produzione, alle potenzialità dell’interazione tra fisico e digitale.
Per qualche spunto sugli argomenti da sviluppare legati appunto al mondo del diritto d'autore on line e delle licenze open in ambito didattico, rimando ai materiali da me realizzati per il corso “animatori digitali” tenuto all'Istituto Cairoli di Pavia nonché alle videolezioni da me registrate per il sito WikiScuola.it. Confido vivamente che le varie scuole e gli snodi formativi coinvolti nell'iniziativa abbiano la lungimiranza di strutturare le loro proposte di partecipazione al bando declinandole in questa direzione.
Ricordo infine che il bando prevede come scadenza il giorno 5 maggio (ore 15), che la trasmissione dei piani firmati dovrà avvenire poi entro il giorno 15 maggio e la conclusione dei corsi entro l'anno scolastico 2018/2019; la procedura è a carico dei dirigenti scolastici.
Un'utile sintesi schematica del bando e dei vari adempimenti è stata realizzata dal Prof. Antonio Leo ed è disponibile online qui.

mercoledì 12 aprile 2017

Due giornate di formazione per la Regione Friuli Venezia Giulia

In questi giorni sto tenendo un corso di formazione per i dipendenti della Regione Friuli-Venezia Giulia intitolato "Il diritto d'autore sul web e sui social media. Percorso per gli operatori degli enti pubblici" che rientra nel ciclo di incontri formativi "#RegioneFVG: Percorsi per la realizzazione di una comunicazione istituzionale web partecipata".

Condivido qui le slides utilizzate durante il corso.



martedì 4 aprile 2017

I materiali dei corsi per docenti e animatori digitali al De Pace di Lecce (aprile 2017)

Come già segnalato in altro post, in questi giorni (da lunedì 3 a venerdì 7 aprile) sto tenendo dei corsi PON/FSE presso lo snodo formativo "Istituto De Pace" di Lecce. Si tratta di tre corsi rispettivamente rivolti a docenti, animatori digitali e personale amministrativo.
Gli argomenti delle singole lezioni:
  • 3 aprile (Docenti): PSND; E-security e privacy; Educazione ai social media
  • 4 aprile (Animatori digitali): 1- Sicurezza dati e privacy; 2- Diritto d'autore e licenze Creative Commons 
  • 5 aprile (Personale tecnico): Sicurezza dati e privacy (definizioni e norme)
  • 6 aprile (Docenti): Privacy e copyright sul web e sui social media 
  • 7 aprile (Personale tecnico): Dematerializzazione dei documenti nella PA (documento informatico, accessibilità, open data)

Condivido di seguito i materiali da me utilizzati, ricordandovi che si tratta di documenti liberamente riutilizzabili in quanto rilasciati con licenza CC Attribution-ShareAlike (per dettagli aprire il link con la licenza presente in ciascun file).


Lezione di lunedì 3 aprile - Docenti


Lezione di martedì 4 aprile - Animatori digitali (parte prima)



Lezione di martedì 4 aprile - Animatori digitali (parte seconda)




Lezione di mercoledì 5 aprile - Personale tecnico







sabato 1 aprile 2017

Nuova creatura in arrivo: un libro sull'Open Access

Come avrete già saputo dai vari post sui miei canali social, ho in gestazione un nuovo libro che verrà partorito tra circa tre settimane. Si intitola "Fare Open Access. La libera diffusione del sapere scientifico nell’era digitale", è da me curato e contiene contributi anche di Nicola Cavalli, Elena Giglia, Valeria Scotti, Ivana Truccolo.
Trovate tutte le informazioni editoriali e i titoli dei vari capitoli a questa pagina del mio sito web aliprandi.org. Il libro sarà ovviamente rilasciato con una licenza coerente con la definizione di Open Access e nello specifico la Creative Commons Attribution 4.0; e sarà rilasciato appena possibile in versione digitale. La versione cartacea, anch'essa sotto la stessa licenza, verrà distribuita a livello nazionale da Messaggerie Libri; la promozione sarà invece affidata a Massimo Roccaforte – Agenzia NFC.


In questi giorni siamo in fase di correzione delle bozze editoriali e manderemo in stampa appena possibile. Dal 28 aprile* (data ufficiale di uscita annunciata dalla casa editrice Ledizioni) in poi organizzeremo una serie di iniziative di presentazione dell'opera, in collaborazione con gli autori coinvolti e le istituzioni di appartenenza.
Confido che fin da subito gli enti interessati ai temi trattati nell'opera (mi vengono in mente principalmente le biblioteche, ma anche le università e i centri di ricerca) prendano in considerazione di prenotare una copia cartacea del libro e di organizzare un evento di presentazione dell'opera o di dibattito sui suoi argomenti.
Per rimanere aggiornati sui prossimi sviluppi, suggerisco di seguire la mia pagina Facebook e il mio account Twitter.

* La data inizialmente comunicata era il 21 aprile, ma a causa delle festività pasquali e del "ponte" del 25 aprile è slittata di una settimana.

giovedì 30 marzo 2017

Fine di lucro e file sharing di opere coperte da copyright: la sentenza del Tribunale di Frosinone

Nei giorni scorsi sono circolati vari articoli e commenti in merito a una sentenza del Tribunale Civile di Frosinone che, pronunciandosi su opposizione all'ordinanza-ingiunzione, ha annullato una sanzione di circa 600 mila euro comminata dalla Guardia di Finanza ai titolari del dominio Filmakers.biz e dei domini ad esso connessi, per violazione dell'art. 171-ter della legge sul diritto d'autore. (Per chi non lo sapesse, Filmakers.biz è uno dei principali siti di condivisione di film e serie tv.)
Si tratta di una sentenza innovativa dato che per la prima volta a livello europeo un giudice riconosce le ragioni del service provider e della sua difesa (qui nella persona dell'avv. Fulvio Sarzana) a scapito delle ragioni dei titolari dei diritti. Per un commento più dettagliato del provvedimento si rimanda all'articolo "Leciti i link ai siti con streaming di film", prima sentenza in Italia uscito su Repubblica.it, nel quale l'avv. Marco Scialdone dichiara:
"Per la prima volta, è stato ristabilito lo stato di diritto nelle questioni di copyright. Questo è infatti il primo giudice che riconosce che se non ci sono prove sufficienti, un sito non può essere chiuso e il suo gestore sanzionato. Finora invece in Italia c'è stato un automatismo, come un riflesso culturale più che giuridico: se un sito era bollato come pirata, il giudice non usava le solite cautele per verificare l'impianto probatorio. Il tutto perché le tante battaglie politiche fatte dall'industria del copyright ha fatto passare l'idea che certe attività sono di per sé illegali, quindi attenzione del giudice si abbassava nell'affrontare i casi."
Interessante la massima che si può estrarre dalla sentenza (che in realtà è abbastanza sintetica) in merito al concetto di "fini di lucro" nell'ambito della diffusione non autorizzata sul web di materiale protetto da copyright.
Giova precisare che l'articolo 171-ter, 2 comma, lett a-bis della L. 633/41 presuppone la comunicazione al pubblico a fini di lucro di un'opera protetta dal diritto d'autore o di parte di essa attua attraverso connessioni di qualsiasi genere.
Con l'espressione a fini di lucro deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell'autore del fatto ne consegue che, alla fine della commissione dell'illecito in esame deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa.
Il fine di lucro costituisce, dunque, il requisito essenziale di punibilità.
Nella fattispecie in esame, nel richiamato verbale della Guardia di Finanza, a parte l'iniziale generico richiamo alle indagini svolte nei confronti di una pluralità di domini che assoggettava pubblicità preliminare l'accesso alla visione dell'opera tutelata, nulla risulta specificamente verificato l'allegato in relazione alla natura dei banner pubblicitari e alla effettiva capacità di produrre reddito in favore di filemakers.biz, filemaker.me, filemakerz.org e cineteka.org.
Il testo integrale della sentenza (Tribunale di Frosinone, N. 181/2017; r.g. 1766/2015) è disponibile su JurisWiki.it.


La mera digitalizzazione non crea un copyright

In questo articolo cerco di chiarire una volta per tutte un concetto chiave del diritto d'autore che viene a mio avviso troppe volte dimenticato se non volutamente ignorato: l'attività di semplice digitalizzazione di documenti di pubblico dominio non crea un diritto di privativa a favore di chi la realizza. Argomenterò in maniera più dettagliata in un paper di prossima uscita; ma ritengo fondamentale e urgente mettere nero su bianco queste considerazioni.

Per approfondire, suggerisco di leggere anche le voci "When to use the PD-scan tag" e "Threshold of originality" sul sito di Wikimedia Commons.
Altri miei articoli su temi simili:
  • Il copyright anche dove non c’è. La vicenda del pubblico dominio perduto (leggi)
  • Copyright senza confini, usi liberi sempre più limitati (leggi)
Invito anche alla visione del video (con slides incorporate) del mio intervento al convegno "Pensare in rete, pensare la rete per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico" intitolato "Quando non c'è una licenza. Lo strano principio open by default sui dati delle PA".

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Il FUD per comprimere il pubblico dominio 

L’industria del copyright ha negli anni sviluppato degli “anticorpi” contro il pubblico dominio e ha trovato vari modi per mantenere il controllo su opere anche molto datate e quindi comunemente (ma anche ingenuamente) considerate ormai patrimonio dell’umanità.
Gli artifici e gli stratagemmi sono vari e non possono essere illustrati nel dettaglio in questa sede; trovate qualche spunto nel video e nelle slides del mio intervento al Festival del pubblico dominio tenutosi a Torino lo scorso dicembre (vai al post). Tuttavia ad accomunarli c’è l’idea di incutere nei potenziali utilizzatori quello che nel gergo dei nuovi media è chiamato FUD, cioè fear, uncertainty, doubt (paura, incertezza, dubbio). Secondo questo approccio, non conta tanto la legittimità di una pretesa o la reale sussistenza di un diritto; ciò che conta è incutere timore nei potenziali utilizzatori in modo che, presi appunto dal dubbio, preferiscano astenersi per non incorrere in scocciature legali. Questa forma di “copyright trolling” è assolutamente da deprecare, in un mondo come quello di oggi in cui il livello di confusione e incertezza su questi temi è già fisiologicamente elevato.

Digitalizzazione e carattere creativo

Sempre più spesso sento sostenere la tesi secondo cui dare in pasto dei documenti del 1700 (manoscritti, spartiti, cartine geografiche...) a uno scanner generi un non ben definito diritto di privativa a favore di chi ha realizzato la digitalizzazione. Chiariamolo una volta per tutte: la mera digitalizzazione, a maggior ragione se fatta con sistemi automatizzati, non genera un diritto d’autore e nemmeno un diritto connesso. Tenendo ben presente che l'elemento costitutivo del diritto d'autore è il “carattere creativo” e quindi la sussistenza di una scelta creativa/intellettuale da parte di un autore, si capisce che una mera digitalizzazione è quanto di meno creativo possa esistere (anzi, meno creativa è meglio è!); tant’è che può essere tranquillamente eseguita da una macchina.
Essere la persona che ha comprato la macchina o che ha premuto il tasto che attiva la macchina o che ha scritto il software che fa funzionare la macchina non sono requisiti sufficienti affinché si crei un diritto di privativa sulla digitalizzazione. E non rileva il fatto che per effettuare la digitalizzazione servano tempo, risorse e competenze tecniche, perché comunque il diritto d'autore richiede che vi sia un'attività creativa anche minima. Gli anglosassoni definiscono l'originalità/creatività come la somma di tre “ingredienti”: skill, labour, judgement, cioè competenza, lavoro/fatica e scelta/giudizio. Sembra davvero difficile che un procedimento automatizzato possa integrare pienamente questi tre requisiti.

La legge sul diritto d'autore lo dice chiaramente

Si tenga presente inoltre che la legge italiana sul diritto d’autore, pur attribuendo una tutela minore (un diritto connesso di vent’anni dallo scatto) per le fotografie con intento di documentazione e prive di carattere creativo, all’articolo 87 precisa che non sono soggette ad alcun tipo di protezione le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili; in effetti tali riproduzioni non integrano né un intento creativo in senso pieno, né un intento di documentazione.

Rimane solo il diritto sui generis

Dunque, l’unico diritto di privativa che può insistere su queste digitalizzazioni, è il cosiddetto diritto sui generis, di cui abbiamo discusso spesso in queste pagine e di cui non possiamo illustrare nel dettagli il funzionamento in questa sede (a tal proposito rimando alla mia videolezione "Quali diritti sui dati?"). Tale diritto però si può avere solo quando le digitalizzazioni vengono raccolte e organizzate in una banca dati e quando questa attività di raccolta e organizzazione ha richiesto un rilevante investimento. E comunque copre solo eventuali estrazioni e riutilizzi di parti sostanziali della banca dati. Sul singolo file, diffuso al di fuori di una banca dati, non vi è alcun diritto di privativa.

Licenze Creative Commons su opere di pubblico dominio?

Ne consegue anche che rilasciare queste digitalizzazioni con delle licenze open content (Creative Commons o simili) diventa un non-sense giuridico. Una licenza può essere applicata da chi detiene i diritti su un'opera; se nessuno detiene dei diritti, nessuno può applicare una licenza. Inoltre che utilità ha dire che un'opera è utilizzabile liberamente attraverso una licenza open se quell'opera è già in pubblico dominio e quindi di per sé già liberamente utilizzabile senza alcun vincolo e senza alcuna condizione? In tutti quei casi, la scelta più opportuna è l'applicazione di un "public domain mark" tipo quello proposto da Creative Commons (vedi) o anche un semplice disclaimer che chiarisca lo status di pubblico dominio (come ad esempio quelli utilizzati da Wikimedia Foundation nei suoi siti web).

Certo, c'è sempre la famosa tutela sulle riproduzioni di beni culturali prevista dagli articoli 107 e 108 del Codice Beni Culturali... ma quella è tutta un'altra storia (di cui tra l'altro abbiamo già parlato in altra sede); e comunque non ha nulla a che fare con il copyright.

sabato 25 marzo 2017

Le mie videolezioni per il corso "animatori digitali" di Wikiscuola.it

Visto il particolare interesse destato dalla diffusione dei materiali dei corsi di formazione che sto tenendo nei vari Snodi Formativi della scuola pubblica, segnalo in questo post le tre videolezioni da me tenute l'anno scorso per il corso "Animatori digitali" del sito Wikiscuola.it.
Si tratta di contributi video con slides in primo piano, di circa 40 minuti ciascuno, appositamente pensati per rendere questi argomenti fruibili e meglio comprensibili a chi opera nel mondo della scuola. Mi sembrano venute bene e confido che possano risultare utili.

Seguendo i link sotto riportati trovate i post con le slides e i video:

  • Il diritto d'autore nella scuola: un'introduzione > VEDI
  • Le licenze Creative Commons e i contenuti aperti nella scuola > VEDI
  • Privacy e diritti d'immagine nella scuola > VEDI

Approfitto per segnalare anche il video del mio intervento nel convegno intitolato "DidatticaDuePuntoZero" e organizzato il 27 maggio 2016 da un'omonima rete di scuole pubbliche lombarde, con capofila l’Istituto Comprensivo di Via Anna Botto a Vigevano.

  • Creare contenuti digitali a scuola: come gestire i diritti d'autore? > VEDI
Infine, ricordo che, seguendo la TAG "scuola" di questo blog, trovate TUTTI i miei post e i miei materiali (slides, articoli, video) relativi all'ambito della scuola e della didattica in generale.

NOTA: per chi non l'avesse notato, TUTTO il materiale da me prodotto è rilasciato sotto licenze Creative Commons; quindi potete tranquillamente riutilizzarlo senza dovermi chiedere preventiva liberatoria (ovviamente, nel rispetto dei termini della licenza).

domenica 19 marzo 2017

I materiali per il corso animatori digitali al Cairoli di Pavia

Nei giorni lunedì 20, giovedì 23 e martedì 28 marzo sarò docente in un corso per animatori digitali sui temi della sicurezza informatica nella didattica e sulla gestione dei contenuti nella comunicazione web.
Ho predisposto tre lezioni:

  • la prima intitolata E-Safety: fare didattica in sicurezza | Sicurezza dati e privacy (definizioni e norme) 
  • la seconda intitolata Pubblicare e comunicare 1: gli ambienti del web | Il diritto d'autore sul web e sui social media
  • la terza intitolata Pubblicare e comunicare 2: gli ambienti del web | Liberatorie e licenze open nella scuola digitale

Condivido in questo post i materiali utilizzati (che in sostanza consistono nelle slides e nei link in esse contenuti).
NOTA: le slides, come d'altronde tutti i materiali da me prodotti, sono rilasciate sotto licenza Creative Commons, quindi sono liberamente riutilizzabili (nel rispetto delle condizioni della licenza).



mercoledì 15 marzo 2017

Come e perché vengono rimossi contenuti dai social media?

Uno dei temi a me più cari nell'ambito del diritto di Internet è quello dei criteri con cui i gestori delle grandi piattaforme social (Facebook, Twitter, YouTube...) decidono di rimuovere un contenuto o addirittura anche sospendere un utente.
Già in vari articoli ho segnalato i problemi di questo sistema, prendendo le mosse da alcuni casi di studio realmente accaduti a persone che conosco direttamente. In particolare segnalo questi post:
  • La comunità che non c’è (ottobre 2014): leggi
  • La pseudo-legge dei social network, tra utopia e anarchia (luglio 2016): leggi
  • Censure a nudo (settembre 2016): leggi
Come spiego nei vari post, spesso non si riesce a cogliere una palpabile coerenza negli interventi censori: da un lato battute goliardiche e indiscusse opere d'arte (come la vagina del quadro L'origine del mondo) vengono rimosse, dall'altro prolificano pagine e gruppi (con migliaia di follower) che inneggiano alla violenza, al razzismo o -ancora peggio- la nazi-fascismo. Interessante era stato anche l'articolo di Wired.com "Gli operai che tengono le foto di cazzi e le decapitazioni fuori dal tuo feed Facebook" che metteva in luce la triste situazione degli operatori addetti a questa attività di verifica e rimozione, facendo notare che non si tratta certo di raffinati giuristi nè di esperti di etica della comunicazione.
Ora un giornale tedesco, il Süddeutsche Zeitung, è riuscito a entrare in possesso di un documento in cui sono illustrati questi criteri e lo ha reso pubblico nell'articolo "Facebook’s secret rules of deletion" (a firma By Till Krause e Hannes Grassegger). Se sentite più a vostro agio con un articolo in italiano, potete leggere "Le regole segrete della cancellazione dei post su Facebook" di Arturo Di Corinto.
Ovviamente questo non è un quadro completo ma è sicuramente un passo avanti per comprendere meglio i retroscena di questo mondo.
L'aspetto che a mio avviso sarebbe interessantissimo approfondire è quello degli algoritmi che si occupano della rimozione di contenuti. Tutti sanno infatti che prima di un controllo "umano", vi è il filtro di un controllo "automatizzato" da parte di software specifici impostati per riconoscere parole chiave "delicate" e immagini oscene.

martedì 14 marzo 2017

Conoscere e gestire le licenze open source: webinar per Officina-Linux.it

Giovedì 16 marzo alle ore 17, per circa un'ora, terrò un seminario online (anche detto webinar) su Officina-Linux.it, sito web che propone corsi sia online che dal vivo sulle tecnologie open source.
Il seminario partirà da un inquadramento generale del concetto di licenza d’uso per software per arrivare a illustrare le più diffuse licenze di software libero e open source.
Dopo un breve excursus storico su come negli anni 80 si sia percepita l’esigenza di questo nuovo modello di gestione del copyright sul software, verranno spiegati i meccanismi di base della tutela del software e del licensing nonché i principi che accomunano le principali licenze open (libertà, disponibilità del codice, copyleft).
Infine verranno presentate le macrocategorie in cui esse vengono comunemente classificate, così da agevolare la comprensione dei loro effetti giuridici e la scelta della soluzione più adeguata.
L'iscrizione al webinar è gratuita, previa registrazione su questo form. Una volta registrati, sarà possibile seguire il seminario ponendo le vostre domande in diretta attraverso l'apposita chat.

[EDIT] La registrazione video (con slides) del webinar



[EDIT] Condivido le slides utilizzate per il webinar


lunedì 6 marzo 2017

I materiali utilizzati per i corsi PON al Deledda di Lecce (marzo 2017; destinatari: docenti)

Riporto qui le slides da me utilizzate durante questa seconda tornata di corsi di formazione presso l'Istituto Deledda di Lecce, tenutasi tra il 2 e il 9 marzo 2017. All'interno dei file trovate anche i link ad altri materiali di approfondimento (video, documenti...) già disponibili online.

MODULO 1 - Sicurezza dati e privacy (definizioni e norme)

MODULO 2 - Copyright e licenze open nella didattica






lunedì 27 febbraio 2017

Tre eventi divulgativi in provincia di Brindisi

Come già avevo annunciato tempo fa (vedi post), dal 2 al 10 di marzo sarò a Lecce per tenere dei corsi di formazione per i docenti della scuola pubblica, nell'ambito di un bando PON/Snodi Formativi.
Per l'occasione, grazie alla collaborazione di alcuni volenterosi attivisti della zona (che ringrazio), siamo riusciti a organizzare anche alcuni incontri divulgativi aperti al pubblico, che si terranno tutti nella provincia di Brindisi. Eccoli:
  • sabato 4 marzo (che in tutto il mondo è l'OpenDataDay) sarò a Francavilla Fontana per un evento sull'open data, intitolato Inside Open Data organizzato dall'Assessorato all'innovazione del Comune di Francavilla Fontana in collaborazione con l'associazione Fare Zero (vedi maggiori dettagli);
  • domenica 5 marzo sarò invece alla Biblioteca Comunale di Ostuni per il dibattito pubblico Internet da far west (vedi maggiori dettagli);
  • venerdì 10 marzo, infine, sarò ancora a Francavilla Fontana presso il Liceo Classico "V. Lilla" per l'incontro divulgativo Il Diritto d'autore sui contenuti didattici (vedi maggiori dettagli).
Tutti gli incontri si tengono nel pomeriggio e sono a ingresso gratuito, previa registrazione (vedere i dettagli nei rispettivi link).
Confido di vedere qualche amico pugliese ad almeno uno di questi appuntamenti. Chi non potesse venire a nessuno dei tre appuntamenti ma volesse comunque salutarmi, comunque alloggerò a Lecce e sarò indicativamente libero sia per pranzo che per cena.



Il Diritto d'autore sui contenuti didattici: incontro divulgativo a Brindisi

Dopo l'evento sugli open data di sabato 4 marzo, venerdì 10 marzo sarò nuovamente a Francavilla Fontana (BR) per un incontro divulgativo intitolato "Il Diritto d'autore sui contenuti didattici" e aperto alla cittadinanza.
L'appuntamento è per le ore 14.30 presso l'Aula Magna del Liceo Classico "V. Lilla" in Viale Lilla 21 a Francavilla Fontana. La partecipazione è libera previa registrazione al sito tinyurl.com/SAliprandi.
A introdurre l'incontro ci sarà Francesco Piersoft Paolicelli (civic hacker ed esperto di open data) e a fare da "padrone di casa" sarà invece Mimmo Aprile (docente presso il liceo Lilla).
Riporto la locandina dell'evento.



[EDIT] Condivido qui le slides utilizzate per il seminario



domenica 26 febbraio 2017

Internet da far west: a Ostuni un dibattito pubblico sulla libertà tecnologica

Il giorno successivo all'OpenDataDay, che quest'anno celebrerò a Francavilla Fontana (vedi post), sarò ancora nella provincia brindisina per un altro incontro divulgativo: un dibattito pubblico intitolato "Internet da far west: la libertà tecnologica" che si inserisce in un più ampio ciclo di incontri sul macro-tema della libertà, organizzati da Liber Libro.

Tutti parlano di Internet come luogo di libertà universale. Ma è realmente così? Cercheremo di rispondere a questo quesito e a sollevare altri interrogativi con i seguenti interventi:
  • Simone Aliprandi, fondatore di Copyleft-Italia.it e Juriswiki.it, con il tema "Chi scrive le regole di Internet?"
  • Nicky Persico, avvocato, romanziere e poeta, con il tema "Libertà e Pensiero",
  • Francesco Chirico, informatico, con il tema "Libertà e partecipazione... in rete",
  • Margherita Cinefra, educatrice, formatrice di servizio civile per Arci Nazionale, Presidente dell'associazione "Le radici e le ali ArciRagazzi" con il tema "Libertà è creatività
  • Moderazione di William Donzelli; con la partecipazione dello psicologo Raffaele Farina
L'appuntamento è per domenica 5 marzo 2017 alle ore 17.30 presso Biblioteca Comunale "Trinchera" di Ostuni (BR); ingresso libero. E' possibile seguire gli sviluppi dell'iniziativa seguendo l'apposito evento Facebook: www.facebook.com/events/375006049552912/.

EDIT: Il video del mio intervento


sabato 25 febbraio 2017

Inside Open Data: il mio OpenDataDay in quel di Brindisi

Quest'anno la giornata internazionale dedicata al tema OPEN DATA si terrà sabato 4 marzo. Come sapete in quei giorni sarò in Puglia per tenere dei corsi di formazione (vedi post), dunque celebrerò questo evento per me molto importante con alcuni degli amici salentini che nel 2015 mi invitarono al MakerInFF.
L'appuntamento è dunque per le ore 16 presso la sala Leonardo Da Vinci del Castello Imperiali di Francavilla Fontana (BR) per un pomeriggio di divulgazione e dibattito intitolato "Inside Open Data. Aspetti legali e applicazioni pratiche di pubblica utilità". L'evento è organizzato dall'Assessorato all'innovazione del Comune di Francavilla Fontana in stretta collaborazione con la locale associazione Fare Zero.
Dopo i saluti di rito da parte del Sindaco Maurizio Bruno e dell'Assessora all'innovazione Maria Rizzo, ci sarà un mio intervento dal titolo Abbiamo diritto agli Open Data? Licenze per dati e principio open by default; a seguire toccherà al giovanissimo e talentuoso Simone Versienti, membro di Fare Zero, studente di ingegneria informatica e sviluppatore software, che si occuperà invece di Open Data e Telegram. Strumenti trasparenti per una comunità smart.
L'evento sarà moderato dal francavillese, William Donzelli, Maker e fondatore dell'associazione Fare Zero.
Riporto qui a fianco la locandina ufficiale dell'evento e, per maggiori dettagli ed eventuali aggiornamenti, rimando all'apposito evento Facebook. Mentre per conoscere altri appuntamenti organizzati nell'ambito dell'Open Data Day, rimando al sito ufficiale dell'iniziativa.


EDIT: Il video e le slides del mio intervento




EDIT: qualche foto dell'evento
Inside Open Data (Francavilla Fontana, 04-03-17)

domenica 19 febbraio 2017

La matematica è un'opinione anche per i computer

Premessa: questo post è strettamente connesso al precedente post "La matematica è un'opinione. E l'ignoranza una certezza" in cui avevo sollevato il problema della mancata conoscenza di regole elementari della matematica da parte di molti utenti dei social media.
In particolare mi riferivo alla regola dell'ordine/priorità delle operazioni (https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_delle_operazioni) che normalmente dovrebbe essere appresa già attorno alla terza/quarta elementare. Il tutto era partito dal classico "indovinello matematico" da social media che era così composto: 10 - 10 × 10 + 10 = ?
Non dico di più delle puntate precedenti e rimando al post e soprattutto agli strascichi (davvero surreali) che ha avuto sulla mia pagina Facebook.

Nel presente post intendo solo mettere in luce un corollario interessante di questa vicenda: alcuni di coloro che hanno commentato il post hanno segnalato che alcune applicazioni fornivano il risultato sbagliato: principalmente la calcolatrice presente di default su molte versioni di Windows e anche alcune applicazioni per sistemi Android. Ecco uno screenshot che mostra che la stessa stringa produce un risultato errato quando si utilizza la calcolatrice "semplice" invece che quella "scientifica".


In realtà, nessun particolare arcano: la calcolatrice semplice non applica la nota regola della priorità delle operazioni e quindi esegue le operazioni in sequenza. Molti hanno fatto notare: "le calcolatrici vanno sapute usare!" Anche le vecchie calcolatrici da pochi euro (non quelle scientifiche) che ogni scolaro ha nell'astuccio fin dagli anni 80 funzionavano così: eseguivano un'operazione alla volta, quindi era l'utente a dover inserire le operazioni nell'ordine corretto.
Vero, verissimo. Ma a differenza delle calcolatrici "virtuali" che oggi troviamo sotto forma di applicazione sui nostri computer, tablet e cellulare, le vecchie calcolatrici non permettevano di inserire l'intera stringa.
Sorge un dubbio atroce: se un utente non è conscio del fatto che la calcolatrice di Windows non applica quella regola essenziale potrebbe (anche legittimamente) uscirne ingannato, facendo affidamento su un risultato che invece è sbagliato.
E infatti qualcuno dei commentatori del mio post ci è cascato e hanno giustificato il loro errore dicendo di aver eseguito il calcolo proprio con una di queste calcolatrici.
Forse sarebbe utile che le applicazioni-calcolatrici fossero impostate per rispettare questa regola oppure, nel caso un utente inserisca una stringa con più operazioni, per mostrare un'avvertenza che suggerisca di inserire operazioni separate. Bisognerebbe segnalarlo alla Microsoft e alle altre software house.
Anche se ovviamente la soluzione principale sarebbe quella che gli utenti accendessero il cervello prima di usare queste app.

Ecco che così nasce spontaneo un altro interrogativo (che molti dei commentatori del mio post avevano sollevato): ma per risolvere quel calcolo c'è davvero bisogno di una calcolatrice? E qui torniamo al punto di partenza, cioè a quanto esposto nel precedente post.


domenica 12 febbraio 2017

La matematica è un'opinione. E l'ignoranza una certezza

[EDIT: leggi anche il seguito di questo post "La matematica è un'opinione anche per i computer"]

Proprio qualche giorno dopo il dibattito (arrivato anche sui media mainstream) sulle pesanti lacune linguistiche degli studenti italiani, mi è capitato di trovare in giro per i social media il classico indovinello matematico. Si trattava di una semplicissima espressione da scuola elementare utilizzata spesso in ambito informatico per spiegare il sistema binario: 10 - 10 × 10 + 10 = ?


Infatti, se l'espressione è interpretata in binario (dove il 10 equivale a 2) dà come risultato ZERO (0). Mentre se è interpretata secondo il sistema decimale dà come risultato MENO OTTANTA (-80). In entrambi i casi infatti, in virtù della REGOLA (generalmente riconosciuta) dell'ordine delle operazioni (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_delle_operazioni) è necessario risolvere prima la moltiplicazione centrale; poi andare in ordine sequenziale con le addizioni/sottrazioni. Così TUTTI abbiamo imparato (o forse, dovremmo aver imparato) a risolvere questi calcoli fin dalla scuola elementare.
Ho pensato comunque di postarla sulla mia bacheca, senza per vedere quali reazioni avrebbe provocato. L'ho postata senza precisare che fosse da intendere come binaria, quindi la convenzione prevede che, in assenza di particolari indicazioni, l'espressione andrebbe interpretata come decimale e quindi con risultato -80.
L'ho postata prima sul mio profilo Facebook privato (VEDI), poi anche sulla mia pagina pubblica (VEDI), e da lì in alcuni gruppi frequentati anche da persone con titoli di studio e  titoli professionali che dovrebbero ispirare una certa affidabilità (ingegneri, informatici, commercialisti), confidando che la risposta più frequente fosse: "ma dai, che banalità! E' ovvio che fa -80!".
E invece no! Sebbene la risposta prevalente fosse comunque quella corretta, in molti hanno fornito risposte sbagliate tra cui le più frequenti erano CENTO (100) e DIECI (10). Evidentemente avevano risolto l'espressione senza rispettare la regola sopra citata o avendola applicata in modo "alternativo".

Ma – attenzione – il problema non è questo. Il vero problema è la reazione che alcune di queste persone ha avuto quando qualcuno ha commentato la loro risposta facendo notare l'errore. A mio avviso, di fronte a un errore così grossolano, la reazione più opportuna sarebbe cospargersi il capo di cenere e ammettere pubblicamente di aver risposto in momento di poca lucidità, o anche di aver letto male il quesito. In realtà invece ho visto reazioni ben diverse e ben meno umili, quasi tutte mirate a fornire una giustificazione a quella risposta errata e non ad ammettere l'errore.
Alcuni esempi: "la matematica non mi è mai piaciuta"; "ho fatto studi umanistici"; "queste regole le ho imparata un sacco di anni fa e quindi non me le ricordo"; "a me l'hanno insegnato così". Senza poi considerare coloro che invece si sono inventati "controregole" ed eccezioni che, se applicate, porterebbero a un risultato diverso (per esempio "vanno messe per forza le parentesi, così non si può risolvere"). Altri hanno coinvolto amici e parenti istruiti con lauree e dottorati per chiedere conferma ("chiedo conferma a mia moglie che ha un dottorato di ricerca")... senza considerare che un calcolo del genere dovrebbe essere comunque alla portata di tutti poiché si impara ad affrontarlo alle scuole elementari e quindi deve comunque far parte delle competenze di base di tutti, al di là dei titoli di studio.
Niente da fare. Come si usa dire, non c'è peggior sordo di ci non vuol sentire; e non c'è peggior ignorante di quello non disposto a ricevere una puntualizzazione da parte di chi ne sa di più. Oppure, se vogliamo citare la saggezza orientale, "correggi un sapiente e lo farai più sapiente; correggi un ignorante e te lo farai nemico". E ovviamente nei casi (come questo) in cui si ha mostruosamente torto, l'accanirsi e l'arrampicarsi sugli specchi ottiene l'unico risultato di peggiorare la propria situazione e di attirare lo scherno (se non l'insulto) da parte dei più intolleranti.
Ecco che la deriva è ormai fuori controllo e ognuno si irrigidisce sulle proprie posizioni: da un lato quelli che forniscono la risposta corretta e danno delle capre ignoranti a quelli che hanno fornito una risposta errata; dall'altro questi ultimi che danno dei pedanti/sapientoni/pignoli ai primi.
Io rimango dell'idea che è meglio un mondo pieno di pedanti/sapientoni/pignoli che però sono nel giusto, piuttosto che un mondo pieno di gente nell'errore che goffamente cerca di giustificare la propria ignoranza. Tuttavia questa è una mia valutazione personale da nerd disadattato, e non pretendo che tutti la pensino così.
Ad ogni modo questo mio post matematico ha in effetti avuto una sua utilità: quella di dimostrare che in fondo nel mondo dei social media, in cui (come già rilevato dall'illustre Umberto Eco) tutti – ma proprio tutti – possono esprimere la loro voce, la matematica può essere un'opinione.

EDIT: Per chi volesse leggere altri commenti - per così dire - "bizzarri", invito a guardare anche questo post su Facebook.


SEGUONO ALCUNI SCREENSHOT EMBLEMATICI
(fatti dopo l'uscita di questo post)

Questo credo che rappresenti il punto zero dell'abisso. La regola dell'ordine delle operazioni non è certa perché Wikipedia non è fonte attendibile. Ma soprattutto... "non sono io che sbaglio; abbiamo semplicemente avuto insegnamenti diversi"... che poi è un altro modo di dire che "la matematica è un'opinione".







Altro screenshot che si commenta da solo.

Chi sa risolvere questa operazione è un sapientone e deve ridimensionare il suo ego.



giovedì 2 febbraio 2017

Proprietà intellettuale per ingegneri e architetti: corso a Lodi

Sabato 11 febbraio dalle ore 9:15 alle ore 13:15 sarò "in patria" per tenere un corso di formazione organizzato dalla Commissione Giovani dell'Ordine Ingegneri di Lodi intitolato "Introduzione alla proprietà intellettuale per Ingegneri e Architetti". L'evento si terrà presso il Parco Tecnologico Padano, lungo la tangenziale di Lodi (Via Einstein - Loc. Cascina Codazza, www.ptp.it); per la precisione saremo in sala Riunioni al Blocco A al piano primo.
L'obbiettivo formativo del corso è quello di fornire i concetti essenziali per sapersi orientare nei principali istituti giuridici della cosiddetta proprietà intellettuale (diritto d’autore, brevetto, marchi e tutela del design), con uno specifico focus sull’attività di ingegneri e architetti.


Formalmente i destinatari sono gli ingegneri e gli architetti operanti in tutti i settori, ma il corso può risultare indubbiamente utile per tutti coloro che fanno della creatività una componente essenziale della loro professione: grafici, informatici, disegnatori, progettisti, consulenti di comunicazione.
Se interessati, potete "segnarvi" nell'apposito evento Facebook: www.facebook.com/events/222624794866881/.

Contenuti:
  • Introduzione al diritto della proprietà intellettuale
  • Il diritto d'autore: principi generali
  • Il diritto d'autore sui progetti di ingegneria e architettura
  • Il brevetto per invenzione industriale: principi generali
  • La tutela del marchio: cenni
  • La tutela del design industriale: principi generali
Il corso è valido per il rilascio di 4 CREDITI FORMATIVI PROFESSIONALI (D.P.R. 137 DEL 07/08/2012) per i soli iscritti all'Albo degli Ingegneri (Crediti validi su tutto il territorio nazionale). La frequenza, ai fini del conseguimento dei crediti, è obbligatoria nella misura del 100%. Gli iscritti ad altri ordinamenti (Architetti, Geologi, Geometri, Periti, ecc..) interessati all'evento, per il riconoscimento dei CFP devono rivolgersi preventivamente al proprio Ordine/Collegio.

La quota di iscrizione è pari ad € 40,00 + IVA (tot. € 48,80).
Per iscrizione: scrivere a ording.lodi@tiscali.it.
Per informazioni: segreteria dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lodi, tel 0371 430345, cell 3663152103, dal lunedì al venerdì dalle h 10 alle h 13.


[EDIT] Le slides utilizzate per il corso

martedì 31 gennaio 2017

I materiali utilizzati per i corsi PON al Deledda di Lecce (gennaio 2017)

Riporto qui le slides da me utilizzate durante questa prima tornata di corsi di formazione presso l'Istituto Deledda di Lecce, tenutasi tra il 24 e il 31 gennaio 2017. All'interno dei file trovate anche i link ad altri materiali di approfondimento (video, documenti...) già disponibili online.

MODULO 1 - Sicurezza dati e privacy (le norme)

MODULO 2 - Dematerializzazione dei documenti nella PA (doc. informatico, firma digitale, accessibilità)

MODULO 3 - Il copyright degli enti pubblici e il fenomeno open data




lunedì 30 gennaio 2017

Franceschini nomina Bravetta consigliera per la valorizzazione del patrimonio fotografico

Il Ministro della Cultura Franceschini ha nominato Lorenza Bravetta consigliera per la valorizzazione del patrimonio fotografico, con il compito di mettere in piedi (nell'ambito del ministero) una struttura ad hoc. La Bravetta si occupa da anni di fotografia d'autore, è stata per un anno direttrice di CAMERA, il Centro Italiano per la Fotografia e ha lavorato per diversi anni a Magnum Photos.
In attesa di maggiori dettagli sulla notizia e sui successivi sviluppi, posso segnalarvi che ho avuto modo di confrontarmi con la Bravetta poche settimane fa al Festival del Pubblico Dominio di Torino e il suo intervento aveva generato un acceso dibattito.

Vi invito a guardare l'intervento filmato del suo intervento (che riporto qui sotto) e delle relative puntualizzazioni provenienti da parte mia e del pubblico.
Riporto alcuni estratti delle sue dichiarazioni.

Minuto 11:04 circa:
"penso che non sia giusto che chiunque possa immettere [immagini] in rete. Questa non è cultura... Che cultura immettiamo in rete pur di renderla accessibile a tutti?! Bisogna tenere un filtro. E bisogna tenere un filtro non solo per preservare l'autore, ma anche per dare la garanzia della fruibilità di un prodotto diverso. Io credo che il vero tema sia questo."
Minuto 16:16 circa:
"Mio figlio di 9 anni pensa che Wikipedia sia il verbo. No, Wikipedia non è il verbo; e bisogna secondo me normare ciò a cui accediamo, per avere chiara la comprensione che si può accedere a molto di più, ma non è detto che tutto sia giusto, tutto sia dello stesso livello, tutto sia buono, tutto possa essere riutilizzato..."

sabato 28 gennaio 2017

L'email semplice può essere una prova valida: lo dice il Tribunale di Milano

La vicenda ha origine da un contratto di collaborazione per servizi di grafica e consulenza informatica e il giudizio consiste nell'opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per il mancato pagamento di fatture relative a tale contratto di collaborazione.
Riporto qui un estratto della sentenza. Per un ottimo commento alla sentenza e un inquadramento più completo dell'argomento si rimanda a


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LA SENTENZA


Tribunale di Milano, sez. V Civile, sentenza 16–18 ottobre 2016, n. 11402
Giudice: dott. Enrico Consolandi


È pacifico, nonché provato per testimoni, che il convenuto opposto abbia prestato collaborazione alla società opponente e che venisse retribuito con la emissione di fatture; la parte attrice eccepisce che spetti alla controparte provare le sue prestazioni e che il documento 10, una e-mail del socio accomandatario della società attrice, ove si tratta la questione riconoscendo la esistenza di un debito e la difficoltà a pagarlo, non possa considerarsi valido documento in quanto non sottoscritto. In effetti l'assenza di un contratto scritto rende del tutto la misura della retribuzione, anche se è provato che il convenuto abbia collaborato sino al maggio 2009, quando interruppe la collaborazione proprio per la mancata corresponsione dei compensi.
Sono stati sentiti i due testi della parte convenuta, che se da un lato confermano un'opera continuativamente svolta da parte del convenuto, dall'altro non sanno chiarire più di tanto i termini economici. Tuttavia la assenza di contestazione specifica sul punto e la sostanziale equità della prestazione richiesta consentono di ritenere fondata la pretesa azionata in via monitoria. È stato confermato dal teste CU il capitolato di parte convenuta, nei punti 1, 2 e 3, vale a dire sulla collaborazione del convenuto opposto come libero professionista dall'aprile 2007 e inserimento nello staff produttivo nel settore informatico, di grafica Web e multimediale, anche se sulla circostanza quattro, attinente alla quantità della retribuzione, il teste dichiara di non essere a conoscenza, ma di immaginare che fossero dovute anche delle provvigioni su certi affari.
Importante è la conferma della circostanza sei ad opera dei testi, colleghi di lavoro del convenuto opposto, circostanza che verte sul fatto che fino al maggio 2009 il convenuto ha osservato un orario lavorativo fisso dalle nove alle 18 dal lunedì al venerdì, oltre ad altri lavori, anche fuori da questi orari per alcuni clienti quali I.M. e M.E. Tenuto conto che la richiesta si aggira fra i 2000 e i 2500 Euro mensili, con tutti gli oneri a carico del prestatore d'opera, si tratta di una richiesta in linea con gli standard di mercato, per persona laureata e richiesta; è provato per testi, difatti, che altra società, tale M.O., aveva offerto al convenuto di lavorare per lei.
Ancora il teste ricorda che il convenuto aveva trovato questo altro cliente e che l'architetto Sc., accomandatario della società attrice, in una riunione manifestò la sua contrarietà al doppio impiego e chiese che il convenuto lavorasse soltanto per lui ed a questo fine promise il compenso che questo altro cliente poteva dare al Sa.
Infine il teste conferma gli insoluti sulle retribuzioni, l'impegno dello Sc. a pagare le fatture; con dicitura "collaborazione mese" sulle fatture di Sa., su accordo specificamente preso. Altro teste, Br.Si., altro collaboratore della attrice opponente, sostanzialmente conferma:

  1. che SA lavorava continuativamente presso la Grafica AD con retribuzione fissa più provvigioni,
  2. che SA ricevette una proposta da altro cliente e che SC volle tenerlo rivolgendogli allo scopo la offerta di una retribuzione fissa, senza confermare che fosse Euro 20 orari
  3. che vi erano dei ritardi nei pagamenti e che a gennaio 2009 venne formulato un piano di rientro, alla sua presenza, visto che anche il teste attendeva pagamenti scaduti
  4. che SA a metà maggio 2009 cessò di lavorare per la attrice, anche a causa di insoluti.

La affermazione di parte attrice per cui non vi sarebbe prova della prestazione di cui il professionista chiede pagamento è smentita dunque dai testimoni, i quali ben ricordano il convenuto opposto lavorare al loro fianco, rinunciare ad altra opportunità per le esigenze della società attrice, avanzare soldi per le sue prestazioni e quindi abbandonare il lavoro non potendo rinunciare alla sua fonte di sostentamento. A ciò si aggiunga che vi è un riscontro documentale piuttosto preciso costituita dal documento 10 e cioè una e - mail del 22 maggio 2009 in cui il convenuto chiede il saldo delle fatture 14,15, 16 e17 del 2008 e 2 e 3 del 2009, previste dall'originario piano di rientro, che è quello a cui fanno riferimento i testimoni. È prodotta in risposta una e - mail di SC del 25 maggio 2009
proveniente dall'indirizzo (...), in cui questi dice che a seguito di insolvenze di propri clienti "non è purtroppo possibile fare degli ulteriori pronostici di future uscite, al di là degli accordi presi (che comunque, come sai, ho sempre rispettato compatibilmente con le sorte economiche della mia)" questo assieme alla chiusa "ti chiedo pertanto la cortesia di pazientare ulteriormente" conferma che vi era un debito da parte della attrice.
Poiché la attrice non contesta specificamente l'ammontare delle pretese avanzate con decreto ingiuntivo, ma si limita ad obiettare che non vi è prova del tutto, resta impossibile sindacare qualche singola fattura di quelle azionate, perché ciò significherebbe procedere d'ufficio all'esame della fondatezza di una voce di credito, quando la parte non muove specifiche contestazioni. In ogni caso si osserva che la somma di Euro 2000/2500 mensili per un impegno a tempo pieno ed anche oltre laddove occorra, quale quello risultante dalle testimonianze, è pienamente equa. Si tratta peraltro delle fatture elencate nella corrispondenza sopra citata: fra cui per il 2008 la 14 e la 15, per progetti specifici, e la 16 e la 17 del 2008 per collaborazioni nei mesi di novembre e dicembre. Si è visto che i testi riferiscono di una retribuzione mensile e di una per progetti specifici e che proprio in quel periodo si verificò l'insolvenza.
Per quanto riguarda 2009 sono attivate le fatture 2, 3, 4, 5: si tratta della collaborazione del gennaio, febbraio, marzo ed aprile 2009 ed i testi riferiscono che in quel periodo il convenuto prestò la sua opera.
Per quanto riguarda la e-mail la parte attrice eccepisce che si tratti di un documento non firmato. In realtà si tratta di posta elettronica spedita dall'indirizzo della società attrice e quindi poiché in forza dell'articolo 46 del regolamento europeo EIDAS (n. 910 del 2014) "a un documento elettronico non sono negati gli effetti giuridici e la ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica" l'argomento della carenza di sottoscrizione, connaturato ai documenti informatici, non può essere considerato. Quanto ai documenti informatici va rilevato che il codice dell'amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) all'art. 21 prescrive che "Il documento informatico, cui e' apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio e' liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità." Sempre il regolamento EIDAS contiene un principio di non discriminazione della firma elettronica rispetto a quella materiale all'articolo 25 che recita: "a una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l'ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate". Resta così confermato che è ammissibile come prova il documento elettronico anche in assenza di firma elettronica qualificata. La spedizione da un indirizzo riferibile ad una certa società d'azienda deve essere ritenuto firma elettronica ai sensi delle definizioni contenute nell'articolo 3 del regolamento EIDAS stesso, precedentemente contenute nel codice dell'amministrazione digitale che oggi non le contiene più, proprio per la vigenza del regolamento europeo. Si legge infatti nel citato articolo 3, al punto 10 che firma elettronica - anche semplice e non qualificata meno - è l'insieme dei "dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici e utilizzati dal firmatario per firmare". Or bene l'utilizzo di una casella recante chiaramente il riferimento alla persona, unitamente al contenuto, indicano che quelle parole contenute nella e-mail 25 maggio 2009 sono riferibili all'accomandatario.
Vero è quanto eccepisce la parte attrice opponente che si tratta di caratteri facilmente modificabili, ad opera di chiunque avesse accesso alla casella di posta o anche successivamente, ma la parte attrice non ipotizza concretamente che questa modifica possa essere intervenuta e soprattutto nell'ambito complessivo delle risultanze processuali quella lettera appare pienamente confermata dalle testimonianze.
Devono dunque ritenersi sussistenti le prestazioni di cui alle fatture e cioè la realizzazione di due progetti e la prestazione della propria disponibilità a collaborare della società attrice fino al maggio 2009 e rigettarsi pertanto la opposizione proposta contro il decreto ingiuntivo. Spese per legge.

P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disattesa o assorbita, respinge la opposizione come proposta avverso il decreto ingiuntivo n. 26756/2011 ruolo n. 46024/2011 per l'effetto autorizzando la apposizione della formula esecutiva.
Condanna la parte attrice a rimborsare alla parte convenuta le spese di lite che si liquidano in Euro 4.835,00 per compenso d'avvocato oltre IVA, CPA e rimborso forfetario 15%.

martedì 17 gennaio 2017

Qualche settimana in Salento per fare formazione nella scuola pubblica

Negli scorsi mesi ho provato a partecipare (come formatore) ad alcuni bandi legati a progetti di formazione nella scuola pubblica e rientranti nel più ampio "PON 2014-2020 Per la scuola, competenze e ambienti per l'apprendimento (FSE-FESR)" (vedi).
Ben al di là delle mie aspettative, mi sono posizionato abbastanza bene nelle varie graduatorie e dunque ho accettato l'incarico per tenere alcuni cicli di seminari che si terranno tutti nell'area di Lecce e saranno rivolti ai dirigenti, al personale amministrativo, ai docenti e agli animatori digitali.

photo by Tango7174 - license: CC BY-SA - source: Wikimedia Commons
Ciò significa che sarò da quelle parti indicativamente per quasi 30 giorni distribuiti su quattro tornate tra la fine di gennaio e l'inizio di maggio.
Queste sono le date ad oggi concordate ma ancora passibili di lievi modifiche e aggiornamenti:

  • arrivo a Lecce mart 24 gennaio mattina e riparto da Lecce merc 1 febbraio mattina;
  • arrivo a Lecce giov 2 marzo mattina e riparto da Lecce ven 10 marzo mattina;
  • arrivo a Lecce lun 3 aprile mattina e riparto da Lecce sab 8 aprile mattina;
  • arrivo a Lecce mart 9 maggio mattina e riparto da Lecce sab 13 maggio mattina.

Le lezioni si terranno nel pomeriggio, quindi tendenzialmente avrò alcune mattine e sere libere (oltre ovviamente al sabato e la domenica) per poter incontrare i vari amici, colleghi e "follower" pugliesi con cui da tempo si pensa di fare qualche progetto insieme, e magari - perché no?! - organizzare qualche iniziativa di divulgazione.
Orsù dunque, fatevi sentire!

mercoledì 4 gennaio 2017

Statuto di Roma: testo integrale e aggiornato (per tutelare la propria privacy su Facebook)

Visto il grande interesse mostrato e visto che non si trova in rete una versione chiara e aggiornata, riporto di seguito il testo integrale e aggiornato del famosissimo Statuto di Roma.

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Art. 1
Non esiste alcun testo normativo che si intitoli "Statuto di Roma" in materia di tutela della privacy online. Se ne parla solo in una sorta di finto "disclaimer" sulla privacy diffuso periodicamente sui social media da qualche buontempone (anche detto troll, in gergo tecnico).

Art. 1 bis
Esiste in realtà lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, spesso chiamato anche Statuto della Corte penale internazionale o Statuto di Roma, che però è il trattato internazionale istitutivo della Corte penale internazionale e non ha nulla a che fare con ciò di cui si occupa il noto disclaimer che circola sui social. [maggiori informazioni qui]

Art. 2
Il dubbio sull'esistenza o meno di uno Statuto di Roma non sussisterebbe se l'utente medio dei social media avesse un minimo di conoscenza dei principi essenziali del diritto, che dovrebbero essere comunque appresi a scuola nelle ore di Educazione Civica/Cittadinanza e Costituzione, e possibilmente approfonditi e aggiornati autonomamente da ogni cittadino anche fuori dal mero obbligo scolastico.

Art. 2 bis
Quanto esposto dall'art. 2 è ormai purtroppo solo una pallida utopia, come dimostrato più volte e su più fronti in questi ultimi anni. L'esplosione dei social media non ha fatto altro che rendere il fenomeno più evidente.

Art. 3
In generale il buon senso suggerisce che, prima di diffondere qualsivoglia informazione sul web e attraverso i propri canali social, ci si preoccupi di contare fino a 10 e riflettere sulla loro veridicità e sensatezza. Ancora meglio sarebbe se oltre a riflettere si facesse una minima verifica delle fonti da cui l'informazione proviene.

Art. 3 bis
Tendenzialmente qualsiasi post che contenga l'invito a "copiare e incollare" invece che a fare un semplice "condividi" puzza di bufala. Chi posta un qualsiasi contenuto sui social ha interesse a che gli utenti replichino il suo contenuto originario; se vi invita a fare "copia incolla" è perché vuole che si perda traccia dell'origine dell'informazione, dunque è sintomo che qualcosa non va.

Art. 4
Se sei arrivato su questa pagina, è già buon segno, perché in fondo vuol dire che hai applicato i principi dell'art. 3 e hai quanto meno cercato su Google.

Art. 5
Se sei arrivato a leggere fin qui, i casi sono tre:
a) sei un nerd che ama questo tipo di post e probabilmente oggi non aveva nulla di meglio da fare (a titolo puramente esemplificativo ma non esaustivo, avresti potuto fare una bella passeggiata all'aria aperta, visitare uno dei bellissimi luoghi che l'Italia offre, incontrare degli amici, fare l'amore...);
b) sei parte di quella esigua minoranza di persone che non hanno bisogno di leggere questo post, ma lo hai letto lo stesso per curiosità o per pura empatia;
c) sei una persona che segue assiduamente le mie iniziative e i miei post (e in tal caso hai tutta la mia sincera gratitudine).

Art. 6
Se hai apprezzato questo post, sarebbe utile che tu lo diffondessi e lo linkassi sulle bacheche/profili di tutte le persone che hanno postato per l'ennesima volta il fantomatico disclaimer sulla privacy basato sullo Statuto di Roma.

Art. 7
Per maggiori informazioni sulla bufala dello Statuto di Roma suggerisco la lettura dei seguenti articoli:
BUFALA Un avvocato mi ha consigliato di pubblicare questo: a partire dal 30 ottobre… (da bufale.net)
Postare un avviso salvaprivacy su Facebook non protegge da nessuno (da attivissimo.blogspot.it)


ALLEGATO A

In allegato il testo del famoso disclaimer fake.
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Un avvocato, mi ha consigliato di pubblicare questo:
A partire dal [inserire data e ora] ora italiana, non do a Facebook o gli enti associati a Facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni o pubblicazioni, sia del passato e il futuro. Per questa dichiarazione, do avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o prendere qualsiasi altra azione contro di me in base a questo profilo e / o il suo contenuto. Il contenuto di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma). Nota: Facebook è ora un’entità pubblica. Tutti i membri devono pubblicare una nota come questa. Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione. Se non pubblichi una dichiarazione almeno una volta, sarai tatticamente permettendo l’uso delle sue foto, così come le informazioni contenute negli aggiornamenti di stato di profilo.
Non condividere. Devi copiare e incollare
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