lunedì 26 febbraio 2018

La vostra auto ha un menu nascosto. Lo sapevate?

Da un amico informatico scopro un trucco che funziona su molte automobili di progettazione tedesca (la sua è una Skoda, ma funziona anche sulle VolksWagen): premendo una combinazione di tasti del pannello climatizzatore si accede ad alcune funzioni nascoste del computer di bordo.
Nulla di sconvolgente e di pericoloso (e nulla che non fosse già abbastanza noto agli operatori del settore). Sostanzialmente si tratta di un metodo utilizzato dai tecnici riparatori e collaudatori per fare alcune verifiche sul funzionamento del veicolo, nonché in alcuni casi anche dalle forze dell'ordine.

Ad esempio, tra le funzioni nascoste c'è un tachimetro che mostra la velocità effettiva del veicolo, che è sempre leggermente minore rispetto a quella indicata dal tachimetro presente nel cruscotto. Per intenderci, i 50 km orari del cruscotto corrispondono a 46 km orari effettivi. Così le forze dell'ordine riescono ad avere un'ulteriore strumento (rispetto a quelli più "ufficiali") per capire se un auto che stanno seguendo sta superando i limiti di velocità o meno.


Nella foto (scattata da me sulla Skoda del mio amico) indico la combinazione di tasti per i condizionatori di quel modello e di tutti i modelli del gruppo VolksWagen che montano lo stesso pannello. Bisogna premere contemporaneamente il tasto ECON e il tasto SBRINATORE del parabrezza.
Nel display di sinistra vedrete un numero che indica quale menu state utilizzando (il tachimetro corrisponde al 19) e nel display di destra vedrete invece la velocità effettiva (nell'immagine è a ero perché l'auto era ferma). Con una delle rotelle del condizionatore potrete scorrere tra i vari menù. Provare per credere.

Ovviamente a seconda del modello di auto il modo per accedere a questi menu nascosti è diverso. Quindi dovete cercare sui vari forum online le informazioni specifiche per la vostra auto.

Per approfondimenti sul tema:

giovedì 22 febbraio 2018

Digital libraries: il diritto d'autore in biblioteca fra licenze d'uso e Open Access. Corso per AIB Sardegna

Nei giorni giovedì 8 e venerdì 9 marzo sarò in terra sarda per tenere un corso di formazione organizzato da AIB – Sezione Sardegna e intitolato "Digital libraries: il diritto d'autore in biblioteca fra licenze d'uso e Open Access". Il corso verrà proposto su due sedi: prima a Sassari e poi in replica a Cagliari.
Le iscrizioni all'appuntamento di Sassari sono già chiuse per raggiungimento del numero massimo di posti disponibili; mentre risultano ancora disponibili alcuni posti per l'appuntamento di Cagliari (NB: c'è tempo ancora fino a lunedì 26 febbraio). Le informazioni complete sul corso e le indicazioni per perfezionare l'iscrizione sono disponibili sul sito di AIB a questa pagina.

[NOTA: Chi volesse organizzare un seminario simile, può contattarmi attraverso la sezione "contatti" del mio sito www.aliprandi.org]

Riporto di seguito la locandina del corso con il piano degli argomenti che verranno trattati.

Sede e orari

  • Sassari 8 marzo – Aula seminariale dell'incubatore dell’Università di Sassari, Via Rockfeller 54 
  • Cagliari 9 marzo – Aula formazione dell’Università di Cagliari, Via S. Giorgio, 12 (ingresso 5, Piano terra)

Programma
  • 9.15-11.00: Principi base del diritto d'autore (che cosa tutela, come si acquisisce, quali diritti entrano in gioco)
  • 11.15-12.45: Pubblico dominio e libere utilizzazioni in ambito bibliotecario
  • 14.00-15.30: La gestione dei diritti d'autore: termini d'uso, contratti e licenze
  • 15.45-17.30: Le licenze Creative Commons e la gestione dei diritti in ottica Open Access

Contenuti
I principi di base del diritto d'autore: come affrontare lo studio della materia, di che cosa si occupa precisamente il diritto d'autore (e di che cosa non si occupa), come si ottiene la tutela, quali sono i diritti che entrano in gioco, a chi appartengono e quanto durano i vari diritti. Il concetto di pubblico dominio e le sue tre forme. Le cosiddette libere utilizzazioni e le eccezioni al diritto d'autore previste dalla legge italiane per il mondo delle biblioteche. La gestione e cessione dei diritti d'autore: termini d'uso, liberatorie, contratti di cessione, licenze d'uso. Le licenze open con particolare focus sulle licenze Creative Commons e sul loro utilizzo (con dimostrazioni e indicazioni di best practices). La gestione dei diritti d'autore nell'editoria scientifica/universitaria con approccio Open Access.



mercoledì 21 febbraio 2018

Il copyright e le licenze open content nell'attività editoriale: seminario al Master in Editoria di UniVR

Di ritorno da Trieste, giovedì 1° marzo nel pomeriggio terrò un seminario presso il Master in Editoria dell'Università di Verona, intitolato "Il copyright e le licenze open content nell'attività editoriale".
Il seminario non è aperto al pubblico ma riservato agli iscritti al master.
Condividerò comunque le slides del seminario.

[NOTA: Chi volesse organizzare un seminario simile, può contattarmi attraverso la sezione "contatti" del mio sito https://aliprandi.org/]



[EDIT] Come promesso condivido le slides utilizzate per il seminario, nonché alcune foto (per le quali ringrazio gli organizzatori del master).










martedì 20 febbraio 2018

Tutela e gestione del copyright in ambito accademico: corso all'Università di Trieste

Mercoledì 28 febbraio per tutta la giornata sarò all'Università di Trieste per tenere il corso "Tutela e gestione del copyright in ambito accademico" da me già tenuto (pur con formule parzialmente diverse) in altri atenei, come ad esempio l'Università di Macerata nell'ottobre del 2016 (vedi slides) e l'Università La Sapienza di Roma nel settembre 2017 (vedi slides).
Il corso non è aperto al pubblico bensì riservato al personale dell'ateneo e ai dottorandi di ricerca.

[Chiunque volesse organizzare presso il suo istituto un intervento formativo simile, può contattarmi attraverso il form contatti del mio sito https://aliprandi.org/]


EDIT: Di seguito riporto le slides utilizzate e qualche fotografia scattata durante il corso.










sabato 17 febbraio 2018

Se non offre l'aperitivo non è quello giusto: forma di sessismo al femminile?

Si parla spesso di sessismo e di poca sensibilità sulle questioni di genere, quasi sempre come se fosse un problema maschile. Probabilmente lo è; ma forse è un problema anche culturale ben più radicato che permea la nostra società contemporanea e poi viene passato ai giovani uomini quanto alle giovani donne, manifestando i suoi effetti anche in forme più sottili e indirette.
Delle forme di sessismo di cui sono vittime le donne costantemente si è scritto molto e quindi evito di tornarci. E devo ammettere che a volte ho visto degli eccessi e delle storture non irrilevanti, che portano poi ad un livello di paranoia per cui si chiama “sessismo” anche ciò che con la sfera sessuale e con le differenze tra sessi non ha alcun collegamento. Ma appunto non voglio parlare di questo; magari mi riservo di farlo in un altro post.

Qui vorrei parlare d’altro, di una forma di sessismo più che altro femminile, che rappresenta a mio avviso un sintomo di arretratezza culturale mostruosa: mi riferisco alla discriminazione del “maschio” sulla base della sua - diciamo - agilità a mettere mano al portafogli (tra l'altro non per le spese importanti come comprare casa, fare investimenti per l’attività professionale, pagare per il mantenimento dei figli; bensì per le spese minori, quelle di intrattenimento: aperitivi, cene, regalini).
Ovvio che la maggioranza delle donne non è così (diciamolo prima che mi arrivi la classica accusa di qualunquista "generalizzatore"); ma capita non così raramente di scontrarsi con certi ragionamenti e atteggiamenti.

L’altro giorno sui social media ho visto girare uno screenshot divertente sul tema (eccolo qui sotto).



Davvero epico il commento del padre... a cui per altro avrei aggiunto anche un “vai a studiare la grammatica!” così magari non avremmo visto quell’apostrofo di troppo (“un’aperitivo”).
Non so se sia un post reale oppure un fake realizzato ad arte. Tuttavia, indipendentemente da quello, il suo contenuto mi ha scatenato una serie di riflessioni che volevo condividere sperando che generino un confronto costruttivo (NB: ecco perché chiedo a fanatici/e e a paranoici/e di astenersi).

L’argomento dell’aperitivo non offerto come discrimine per scegliere il proprio partner è solo uno dei vari esempi che potrei riportare. Ogni tanto in palestra o sul treno origlio a discorsi tra donne (si noti, donne di tutte le età: dall’adolescente alla quarantenne single) in cui spesso sento emergere l’elemento del “portafoglio” come discriminante. “Che macchina ha? In che ristorante ti ha portato? Che cosa ti ha regalato?”. In quei discorsi non emergono mai valutazioni sulla persona, su come si è comportata, sui discorsi che ha fatto, sui valori che ha mostrato di avere. Già quello mi lascia non poco perplesso.
Mi viene quindi da pensare che quell’argomento sia davvero fondamentale e discriminante per molte donne e che probabilmente da “povero maschio limitato” io non riesca a coglierne il vero senso. Cerco online qualche articolo a riguardo e ne trovo uno abbastanza ben fatto: si tratta di un’intervista sottoposta dal sito d.repubblica.it alla psicoterapeuta e sessuologa Maria Claudia Biscione a commento di uno studio della Northwestern University uscito nel 2016. Si legge:
«In un’epoca in cui si rivendica la parità dei sessi, quanto conta per una donna il potere economico di un uomo? “Direi che ha lo stesso fascino che per un uomo può avere in una donna la bellezza. Quest’ultima, come i soldi, richiama inevitabilmente a un senso di potere, di gratificazione, di appagamento. Alcuni studi evidenziano che nonostante l'ottenuta emancipazione femminile, specie all'inizio di una relazione, le donne fanno ancora molto caso ai comportamenti maschili relativi al denaro: offrire la cena, fare regali, … Questo aspetto, che può essere criticato e percepito come un'incoerenza rispetto alla voluta parità sessuale, va letto in maniera diversa: il gesto viene apprezzato non perché dimostra che lui ha soldi da spendere, ma che è attento e galante durante il corteggiamento”.» [leggi fonte originale]
Mi è chiaro che questo tipo di atteggiamenti abbiano una radice antropologica molto risalente, legata alla facoltà del maschio di garantire stabilità al nucleo familiare e quindi di dare maggiori garanzie sulla continuità della progenie. Forse proprio per questo non bastano alcuni decenni di emancipazione a modificarli. O forse, a ben vedere, questa emancipazione è stata solo parziale e fittizia.

Poi però penso che se da un lato il galateo del corteggiamento suggerisce in effetti che sia l’uomo a offrire l’aperitivo o la cena, quantomeno per le prime uscite, dall’altro lato non so quanto quell’argomento possa risultare così determinante anche nella società di oggi che ha ormai rimescolato e livellato i ruoli. Oppure la parità tra i sessi è un valore solo quando è la donna a uscirne valorizzata? Inoltre mi chiedo: nelle relazioni omosessuali che “regola di galateo” si applica? Io non sono pratico, ma immagino che anche gay e lesbiche si pongano il problema durante la fase del corteggiamento. Lancio tali quesiti confidando davvero che qualcuno dei miei lettori voglia commentare, aggiungendo informazioni e punti di vista.

Ma essendo questo un blog personale lasciate che in conclusione vi dia il mio personalissimo (e in quanto tale limitatissimo) punto di vista.
Io sono il primo a voler “offrire” quando esco con una donna, specie se io sto rivestendo il ruolo di corteggiante (mi è capitato - pur in occasioni più uniche che rare - di rivestire il ruolo di corteggiato e in effetti lì la situazione è stata differente). Ciò nonostante è per me fondamentale che la donna faccia almeno il gesto; che mostri almeno di voler pagare la sua parte; in modo che io possa cortesemente declinare e pagare per entrambi. La mancanza del gesto è una cosa che mi rattrista molto e mi fa sorgere numerosi dubbi sull'autenticità della relazione che si sta creando.

Mi è capitato una volta che, finita la cena al ristorante e avviandomi con la “corteggiata” alla cassa che stava vicino all’uscita, lei sia andata direttamente all’uscita per aspettarmi fuori. Mi è capitato anche di frequentare per qualche mese una persona che aveva dichiarato esplicitamente e serenamente che per lei era inconcepibile che la donna dovesse pagare la sua parte, perché è l’uomo che deve provvedere a queste cose (anche quando le cene erano proposte e organizzate da lei, anche quando il rapporto si era stabilizzato e si era usciti dalla classica fase iniziale del corteggiamento).
Vi lascio immaginare come possono essere finite queste due “pseudo-relazioni” (dato che non considero vera relazione un rapporto che manca di una base di rispetto reciproco) e il senso di nausea che provo ancora adesso quando ripenso a quegli episodi.

La soluzione è ovviamente molto semplice: liquidare questi personaggi al primo primissimo segnale, e possibilmente trovare dei filtri umani e sociali che permettano di non farli nemmeno avvicinare. Ma come sappiamo a volte le persone hanno bisogno di un po’ di tempo per manifestare la loro reale natura.

mercoledì 7 febbraio 2018

Il libro DidatticaDuePuntoZero al Collegio Del Maino di Pavia

Lunedì 19 febbraio alle ore 17 vi aspettiamo al Collegio Giasone Del Maino di Pavia per presentare il libro DidatticaDuePuntoZero (scarica il libro).

- Introduce: Maria Assunta Zanetti (Università degli studi di Pavia)
- Tavola rotonda con gli autori (Simone Aliprandi, Marco Cau, Riccardo Colangelo, Graziano Maino Maria Aurora Mangiarotti, Alberto Panzarasa, Marzio Rivera)
- Conclude e modera: Alexandra Berndt (presidente Centro Educazione ai Media)

Ingresso libero. La partecipazione attribuisce 1/4 di CFU.

Di seguito la locandina. Qui l'evento Facebook (dalla pagina del Centro Educazione Media di Pavia). Qui il link sul sito dell'Università di Pavia.



EDIT: Il video integrale della tavola rotonda


martedì 6 febbraio 2018

Nelu Timis: serramentista truffatore di Lodi. Fate attezione!

In questo post vi racconto una storia personale che mi ha abbastanza rammaricato e frustrato.
Come alcuni sapranno nel 2016 ho comprato casa e ho approntato alcuni lavori di ristrutturazione. Ad aprile 2017 l'artigiano che si è occupato dei lavori mi ha consiglia un altro artigiano della mia zona per il rifacimento dei serramenti. Mi dice che si tratta di un artigiano di origini rumene, ormai stabilito in Italia da anni, che però fa realizzare gli infissi in Romania da suoi parenti potendo così offrire un prezzo più basso sulla manodopera.

Appena lo contatto, si presenta a casa mia per prendere le misure e si presenta come persona seria, affidabile e anche gentile. Mi dice di volere un acconto. Per me nessun problema; io stesso nel mio lavoro chiedo parte del pagamento in anticipo. Gli dico che, dal momento che voglio "scaricare" la spesa dalla tasse, gli avrei fatto un bonifico dietro emissione di regolare fattura. Lui mi fa avere un regolare preventivo firmato in carta intestata e la fattura per l'acconto del 50% sul prezzo totale (€ 4800 circa). Io faccio un bonifico di € 2400.
Attendo le tre settimane concordate nel preventivo e inizio a chiedere quando avrei visto i serramenti. E lì inizia la farsa. Ogni settimana sembrava quella buona, ma ogni volta c'era qualche intoppo imprevisto ("c'è stata di mezzo Pasqua", "si è rotto il camion su cui dovevano arrivare le tue finestre", "questa settimana non sono stato bene" e simili).
Mi sono subito comportato da avvocato e ho inviato formale lettera di diffida e messa in mora ma senza alcun esito. Trascorsi due mesi, avendo capito che i serramenti non sarebbero mai arrivati, ho iniziato a dire che avrei voluto indietro i soldi dell'acconto. E che - per pura pietà - non avrei agito per il risarcimento del danno se mi avesse dato tutti i soldi indietro. Ma a quel punto il tizio si è reso difficilmente reperibile. Sia io che altre persone siamo andati fisicamente a cercarlo presso l'indirizzo dell'azienda, ma a quell'indirizzo non si trovava alcun citofono con il suo nome e nemmeno quello di un commercialista o di una società di servizi in cui poteva essere stata stabilita la sede formale della ditta individuale. Grazie a una ricerca sulla partita IVA è emerso un precedente indirizzo; sono andato a cercarlo anche lì, ma nulla.


Mi sono quindi recato alla Guardia di Finanza per fare un esposto. Il maresciallo che mi ha ricevuto mi ha detto che da una verifica sommaria risultava che la partita IVA corrispondeva in effetti a un'azienda reale e non fittizia, tuttavia da ben cinque anni non presentava dichiarazione ai fini IVA. Dunque abbiamo concluso che, dopo la mia segnalazione, l'avrebbero sicuramente tenuto d'occhio, ma anche che probabilmente i miei soldi non li avrei mai più rivisti. E che probabilmente non valeva nemmeno la pena di tentare un recupero credito giudiziale, perché non aveva alcun bene aggredibile e ci avrei smenato pure le spese di giudizio.
Ormai considero i soldi persi, dato che ormai sono passati circa 10 mesi. Nonostante un giorno l'abbia trovato in giro per Lodi (sereno, a passeggiare in orario aperitivo) e lui mi abbia rassicurato che a breve mi avrebbe portato personalmente il denaro.

Riporto qui i dati dell'azienda in modo che, qualora qualcuno provasse a cercare in formazioni in rete e arrivasse a questo mio post, sarebbe allertato in tempo.

Titolare: Timis Nelu
Indirizzo: via delle caselle, 6 - 26900 Lodi
Partita IVA: 03832040962
Codice Fiscale: TMSNLE72E04Z129O

Avrei preferito non dover scrivere questo post (che tra l'altro mi fa passare per un ingenuo boccalone), ma rimane l'ultima "arma" in mio possesso affinché il tizio in questione non faccia altri danni. Purtroppo gente così ce n'è molta in giro. Quindi tenete gli occhi aperti.

PS: per chi si stesse chiedendo "ma non te la sei presa con l'altro artigiano che ti ha passato il contatto?!?"... Sappiate che anche lui nello stesso periodo è stato truffato dal tizio in un altro cantiere; mi aiutato a cercarlo e si è scusato più volte per avermi passato il contatto.


lunedì 5 febbraio 2018

Una mia breve intervista su Focus: trusted computing e intelligenza artificiale

Il numero di Focus di febbraio 2018 è interamente dedicato all'intelligenza artificiale e a pagina 141 e 142 compare qualche mia dichiarazione rilasciata tempo fa in un'intervista telefonica con l'autore del pezzo (Roberto Graziosi).
L'articolo è intitolato "Non riparate quel trattore" e, partendo dal caso della casa produttrice di macchine agricole John Deer, si interroga su tutti quei casi, a volta palesemente forzati, in cui i produttori "non gradiscono" che l'utente o qualche tecnico non "solennemente" autorizzato provi a mettere le mani su apparecchiature meccaniche o elettroniche. In informatica si parla di trusted computing ed è una prassi sempre più comune (si pensi al modello Apple).
Non a caso - come spiegato nella parte finale dell'articolo - si stanno affermando diverse community e movimenti mirati a ristabilire il diritto degli utenti di mettere le mani sui dispositivi legittimamente acquistati, senza il patema di violare diritti e termini d'uso. Si veda per l'Italia il sito web per scambio di informazioni e tutorial https://it.ifixit.com/.

Ecco qui l'estratto dell'articolo.


giovedì 1 febbraio 2018

Videocorso: la gestione del diritto d'autore e della privacy nella didattica

Condivido in questo post le slides e le riprese video realizzate durante il seminario "Conoscere copyright e privacy per una maggiore consapevolezza nella didattica" tenutosi il 12 dicembre 2017 al Liceo Statale J. Joyce di Ariccia (Roma). L'idea è quella di mettere a disposizione un breve videocorso in sei lezioni liberamente fruibile online: sfogliate le slides e seguite i video (possibilmente a tutto schermo, per poter leggere meglio le slides).
Le slides sono rilasciate con licenza Creative Commons Attribution - Share Alike 4.0 mentre i video sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribution 4.0.

Come ulteriore materiale di riferimento, segnalo "Il diritto d'autore e le licenze open nell'attività didattica", cioè il capitolo da me curato per il libro Didatticaduepuntozero di cui potete vedere la copertina qui a fianco (scarica il PDF qui).

Chiunque volesse organizzare presso il suo istituto un intervento formativo simile, può contattarmi attraverso il form contatti del mio sito https://aliprandi.org/.


LE SLIDES


Parte 1.1 – Il diritto d'autore nella didattica: introduzione




Parte 1.2 – Il diritto d'autore nella didattica: meccanismi di base




Parte 1.3 – Il diritto d'autore nella didattica: i diritti che entrano in gioco




Parte 1.4 – Il diritto d'autore nella didattica: fair use e libere utilizzazioni




Parte 2 – Le Open Educational Resources e le licenze CC nella didattica




Parte 3 – La gestione della privacy a scuola (cenni)