domenica 19 febbraio 2012

Come redigere un bando pubblico in ambito di ricerca scientifica

UN UTILE TUTORIAL AD USO DEI RESPONSABILI DELLE STRUTTURE DI RICERCA PUBBLICHE ITALIANE

Versione ufficiale.
Compiere un'analisi degli obbiettivi che si vogliono raggiungere nell'ambito del progetto di ricerca e delle esigenze specifiche cui la posizione bandita dovrà rispondere. Individuare le caratteristiche curriculari, le competenze specifiche e l'expertise che il candidato ideale deve avere ed indicarli come requisiti per la partecipazione al bando. Cercare un adeguato bilanciamento tra il peso della valutazione dei titoli presentati dal candidato e il peso dell'esito del colloquio; esplicitare le modalità di svolgimento del colloquio e possibilmente indicare le materie su cui verteranno eventuali domande.
Completare il resto del bando con le formule di rito che la legge impone a garanzia del corretto svolgimento di questo tipo di selezioni basate su fondi pubblici.

Versione ufficiosa/reale.
Individuare innanzitutto il candidato cui si vuole affidare l'incarico, possibilmente tra coloro che già collaborano con la struttura (o addirittura con lo specifico docente/ricercatore di ruolo) responsabile del bando. In caso di più persone che possono rivelarsi interessate alla stessa posizione, è consigliabile scegliere non la più competente, talentuosa e promettente, bensì quella che si é mostrata fino a questo momento la più servizievole, inquadrata/inquadrabile, nonchè disponibile a svolgere attività non strettamente legate alla ricerca. Farsi consegnare un curriculum dettagliato da questa persona e redigere i requisiti di partecipazione al bando sulla falsariga dei titoli da lui posseduti. Consigliabile intitolare il progetto di ricerca bandito in modo che sia estremamente simile al titolo della tesi di laurea o tesi di dottorato o specifica pubblicazione (a seconda dei casi) del soggetto prescelto. In previsione della malaugurata ipotesi in cui si presenti qualche altro scocciatore dotato di tali requisiti formali, specificare nel bando che nella selezione il peso maggiore sarà riservato all'esito del colloquio piuttosto che alla valutazione dei titoli; rimanere vaghi sulle modalità di svolgimento del colloquio.
Completare il resto del bando con le formule di rito che la legge (fastidiosa e invadente come solo lei sa essere) impone a garanzia del corretto svolgimento di questo tipo di selezioni basate su fondi pubblici.

sabato 11 febbraio 2012

La ritrosia verso la tecnologia: un vero cancro

Tizio Dei Tizi è un professore ordinario in una prestigiosa università pubblica del Nord Italia. Ha 68 anni ed è stato da poco nominato preside di facoltà. Tra circa 7 anni andrà in pensione, ma ha già trovato il modo di assicurarsi alcuni incarichi accademici anche dopo i 75 anni.
Lui non usa il computer, nemmeno per la posta elettronica o per scrivere brevi lettere; e comunque non saprebbe nemmeno inserire la carta nella stampante. Non ha mai imparato, troppo preso in questioni ben più importanti ed intellettualmente più elevate che imparare certe cose da comuni mortali.
Poi, in fondo, qual è il problema? Nessuno; tanto c'è la segretaria di dipartimento che si presta a scrivere sotto dettatura qualsiasi cosa, o addirittura a trascrivere interi articoli, documenti e delibere scritti a penna dal professore.
E' lei ad avere le password della posta elettronica del professore e a gestire in sua vece ogni comunicazione. Il che significa che ogni volta che arriva un messaggio la segretaria lo stampa e lo porta di persona sulla scrivania del professore che può leggerlo con tutta calma e poi buttarlo nel grosso e sempre pieno bidone della carta da buttare. E se il messaggio richiede una certa urgenza, allora lei si preoccupa di telefonare al professore per leggergli a voce il messaggio, e ovviamente lo chiama sul cellulare perchè lui non può mica permettersi di essere sempre in istituto; in fondo ha anche uno studio professionale da mandare avanti... A volte lui stesso si confonde tra lo studio e l'istituto, perchè in studio a volte ci sono i dottorandi e gli assegnisti che lavorano su pratiche di consulenza professionale, mentre in istituto ci sono i praticanti dello studio che lavorano sugli atti dell'ultimo convengo e impaginano le bozze delle locandine.
Ma tornando alla questione dell'uso del computer... ci si chiede: è ancora accettabile? L'uso del computer a livello minimo (posta elettronica, navigazione e videoscrittura) è ormai nell'uso comune da più di 15 anni. Quindi benchè sia comprensibile una certa difficoltà da parte dei più anziani ad avvicinarsi alle nuove tecnologie, non è accettabile un loro arroccamento conservatore e snob verso la tecnologia, che cela solo pigrizia, rigidità mentale e ritrosia a sporcarsi le mani.
Quello che mi viene da chiedere, specie in un periodo di austerity come questo, è quanti soldi vanno sprecati per sostenere l'attività di questo autorevole (???) esponente del mondo scientifico italiano che ho qui chiamato Tizio Dei Tizi? Ore di lavoro di una segretaria che da segretaria di dipartimento diventa sostanzialmente una segretaria personale; carta e inchiostro per stampare comunicazioni che non è necessario stampare; telefonate su numeri privati che si potrebbero evitare; brutte commistioni tra collaboratori privati e "mano d'opera intellettuale" pagata invece con fondi di ricerca (e che quindi dovrebbe occuparsi di progetti di ricerca e non di attività di consulenza per uno studio professionale). E' davvero ora di finirla.
Se togliamo la questione dell'uso di dottorandi e assegnisti di ricerca a scopi privati (che è in effetti la cosa più vomitevole) e rimaniamo sull'aspetto della sola ritrosia verso l'uso delle tecnologie, si potrebbe fare lo stesso ragionamento per il mondo della giustizia e della pubblica amministrazione in generale. Quanti giudici e quanti dirigenti sono nelle stesse condizioni? Quante le risorse sprecate a causa del loro "ah io il computer non lo uso"??
Ora, la soluzione semplicistica sarebbe il classico "tutti a casa e largo ai giovani" (che a me non scandalizza nemmeno molto). Ma ce ne potrebbero essere alcune intermedie e meno destabilizzanti socialmente.
Ad esempio, proviamo ad imporre per legge il superamento di un'idoneità di informatica base A TUTTI, anche a chi sta nei piani alti (bisogna iniziare a capire e a far capire che in questo momento storico nessuno è intoccabile). Chi non la supera o non intende sostenerla, subisce automaticamente un congruo decurtamento dello stipendio. Con le somme così risparmiate si potranno pagare le risorse (umane e tecniche) per colmare il ritardo tecnologico di questa gente.
Non possiamo più permetterci di giustificare nè di sottovalutare.

(ispirato ad una storia vera. anzi, a troppe storie vere)

domenica 29 gennaio 2012

La fine di un ciclo

Ad un anno dal lancio della mia web-survey sul diritto d'autore nell'era digitale (avvenuto il 1° febbraio 2011 mentre mi trovavo presso la sede di Creative Commons a San Francisco) e dopo aver già pubblicato un report preliminare con la descrizione quantitativa del gruppo di rispondenti, ecco che arriva il momento di presentare i risultati della ricerca in sede ufficiale. Domani infatti discuterò la mia tesi di dottorato presso il Centro Interdipertimentale Qua_SI dell'Università di Milano-Bicocca; tesi che per tre quarti è incentrata proprio sulla ricerca empirica da me condotta. Anche il suo titolo riprende quasi pedissequamente quello scelto a suo tempo per la web-survey e la sua struttura prevede un capitolo di scenario teorico, un capitolo con la rassegna delle principali ricerche empiriche pregresse e i restanti capitoli interamente incentrati sulla descrizione e sugli esiti della ricerca.
Nell'immagine qui allegata trovate l'indice sommario dell'elaborato, cosicchè possiate avere un'idea complessiva di come si è evoluto il lavoro negli ultimi mesi. Ovviamente si tratta di una semplice e molto sommaria anteprima; appena avrò modo di riorganizzare tutto il materiale, mi preoccuperò di pubblicare gli esiti della ricerca sotto forma di articoli, report e infografiche. Abbiate ancora un po' di pazienza. Intanto un sentito grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla survey rispondendo al questionario e che hanno contribuito alla sua promozione diffondendone la notizia in rete.

venerdì 20 gennaio 2012

Selezione collaboratori per Copyleft-Italia

Il Progetto Copyleft-Italia.it cerca un collaboratore per la gestione di progetti legati al web e all'editoria elettronica.
Il candidato ideale deve:
- avere alle spalle studi nell'ambito dell'Informatica o delle Scienze della comunicazione;
- avere ottima dimestichezza con le tecnologie web in generale (html, cms, gestione domini e hosting, social network);
- avere discreta dimestichezza con strumenti di informatica forense (firma digitale, PEC...);
- avere buona conoscenza della lingua inglese, principalmente nella scrittura e nella traduzione;
- essere utente di sistemi Linux, applicativi open source e formati aperti;
- avere un'età massima di 28 anni.
La collaborazione ha carattere temporaneo e part-time, si svolgerà in modalità elastiche, senza un impegno full-time, ma si richiede disponibilità anche al sabato e a videoconferenze in orari serali. L'attività si svolgerà nell'area di Lodi e Milano e prevederà sia lavoro da svolgere in presenza sia lavoro da svolgere in autonomia.
Qualora il candidato ne avesse necessità, la collaborazione potrà valere come regolare stage formativo (compatibilmente con i requisiti imposti dalle università).
Verrà garantito il pieno rimborso delle spese e una retribuzione commisurata all'esperienza e alle competenze. L'annuncio è rivolto ad ambo i sessi.
Per partecipare alla selezione, inviare CV e lettera di presentazione (massimo 15 righe), all'indirizzo info [at] copyleft-italia.it indicando come oggetto del messaggio "selezione collaboratori".

martedì 11 ottobre 2011

Tutto, ma davvero tutto, sugli aspetti legali dell'open source

E' con grande piacere che annuncio l'uscita di un libro di respiro internazionale a cui ho avuto il piacere di partecipare come autore con l'amico e collega Carlo Piana.

Si intitola "The International Free and Open Source Software Law Book", è curato da Shane Coughlan, Ywein Van den Brande, Till Jaeger ed è il primo libro al mondo che fornisce una panoramica completa e davvero internazionale degli aspetti legali relativi al software libero e open source.
Scritto in inglese ed edito da una casa editrice tedesca che pubblica opere con licenze libere, il libro contiene un capitolo per ciascun contesto nazionale coinvolto nell'analisi giuridica: Belgio, Cina, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.
Il libro è disponibile sotto licenza Creative Commons (by-nd 3.0 unported) sia in versione cartacea qui:
https://www.opensourcepress.de/index.php?26&tt_products=322
sia in versione digitale qui: http://http://ifosslawbook.org/.
Diffondete la notizia e, se ne avete potere, fate ordinare il cartaceo alle vostre biblioteche.