martedì 17 gennaio 2017

Qualche settimana in Salento per fare formazione nella scuola pubblica

Negli scorsi mesi ho provato a partecipare (come formatore) ad alcuni bandi legati a progetti di formazione nella scuola pubblica e rientranti nel più ampio "PON 2014-2020 Per la scuola, competenze e ambienti per l'apprendimento (FSE-FESR)" (vedi).
Ben al di là delle mie aspettative, mi sono posizionato abbastanza bene nelle varie graduatorie e dunque ho accettato l'incarico per tenere alcuni cicli di seminari che si terranno tutti nell'area di Lecce e saranno rivolti ai dirigenti, al personale amministrativo, ai docenti e agli animatori digitali.

photo by Tango7174 - license: CC BY-SA - source: Wikimedia Commons
Ciò significa che sarò da quelle parti indicativamente per quasi 30 giorni distribuiti su tre o quattro tornate (una è ancora da confermare) tra la fine di gennaio e l'inizio di maggio.
Queste sono le date ad oggi concordate ma ancora passibili di lievi modifiche e aggiornamenti:

  • arrivo a Lecce mart 24 gennaio mattina e riparto da Lecce merc 1 febbraio mattina;
  • arrivo a Lecce merc 1 marzo mattina e riparto da Lecce merc 8 marzo mattina;
  • arrivo a Lecce lun 3 aprile mattina e riparto da Lecce sab 8 aprile mattina.

Le lezioni si terranno nel pomeriggio, quindi tendenzialmente avrò alcune mattine e sere libere (oltre ovviamente al sabato e la domenica) per poter incontrare i vari amici, colleghi e "follower" pugliesi con cui da tempo si pensa di fare qualche progetto insieme, e magari - perché no?! - organizzare qualche iniziativa di divulgazione.
Orsù dunque, fatevi sentire!

mercoledì 4 gennaio 2017

Statuto di Roma: testo integrale e aggiornato (per tutelare la propria privacy su Facebook)

Visto il grande interesse mostrato e visto che non si trova in rete una versione chiara e aggiornata, riporto di seguito il testo integrale e aggiornato del famosissimo Statuto di Roma.

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Art. 1
Non esiste alcun testo normativo che si intitoli "Statuto di Roma" in materia di tutela della privacy online. Se ne parla solo in una sorta di finto "disclaimer" sulla privacy diffuso periodicamente sui social media da qualche buontempone (anche detto troll, in gergo tecnico).

Art. 1 bis
Esiste in realtà lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, spesso chiamato anche Statuto della Corte penale internazionale o Statuto di Roma, che però è il trattato internazionale istitutivo della Corte penale internazionale e non ha nulla a che fare con ciò di cui si occupa il noto disclaimer che circola sui social. [maggiori informazioni qui]

Art. 2
Il dubbio sull'esistenza o meno di uno Statuto di Roma non sussisterebbe se l'utente medio dei social media avesse un minimo di conoscenza dei principi essenziali del diritto, che dovrebbero essere comunque appresi a scuola nelle ore di Educazione Civica/Cittadinanza e Costituzione, e possibilmente approfonditi e aggiornati autonomamente da ogni cittadino anche fuori dal mero obbligo scolastico.

Art. 2 bis
Quanto esposto dall'art. 2 è ormai purtroppo solo una pallida utopia, come dimostrato più volte e su più fronti in questi ultimi anni. L'esplosione dei social media non ha fatto altro che rendere il fenomeno più evidente.

Art. 3
In generale il buon senso suggerisce che, prima di diffondere qualsivoglia informazione sul web e attraverso i propri canali social, ci si preoccupi di contare fino a 10 e riflettere sulla loro veridicità e sensatezza. Ancora meglio sarebbe se oltre a riflettere si facesse una minima verifica delle fonti da cui l'informazione proviene.

Art. 3 bis
Tendenzialmente qualsiasi post che contenga l'invito a "copiare e incollare" invece che a fare un semplice "condividi" puzza di bufala. Chi posta un qualsiasi contenuto sui social ha interesse a che gli utenti replichino il suo contenuto originario; se vi invita a fare "copia incolla" è perché vuole che si perda traccia dell'origine dell'informazione, dunque è sintomo che qualcosa non va.

Art. 4
Se sei arrivato su questa pagina, è già buon segno, perché in fondo vuol dire che hai applicato i principi dell'art. 3 e hai quanto meno cercato su Google.

Art. 5
Se sei arrivato a leggere fin qui, i casi sono tre:
a) sei un nerd che ama questo tipo di post e probabilmente oggi non aveva nulla di meglio da fare (a titolo puramente esemplificativo ma non esaustivo, avresti potuto fare una bella passeggiata all'aria aperta, visitare uno dei bellissimi luoghi che l'Italia offre, incontrare degli amici, fare l'amore...);
b) sei parte di quella esigua minoranza di persone che non hanno bisogno di leggere questo post, ma lo hai letto lo stesso per curiosità o per pura empatia;
c) sei una persona che segue assiduamente le mie iniziative e i miei post (e in tal caso hai tutta la mia sincera gratitudine).

Art. 6
Se hai apprezzato questo post, sarebbe utile che tu lo diffondessi e lo linkassi sulle bacheche/profili di tutte le persone che hanno postato per l'ennesima volta il fantomatico disclaimer sulla privacy basato sullo Statuto di Roma.

Art. 7
Per maggiori informazioni sulla bufala dello Statuto di Roma suggerisco la lettura dei seguenti articoli:
BUFALA Un avvocato mi ha consigliato di pubblicare questo: a partire dal 30 ottobre… (da bufale.net)
Postare un avviso salvaprivacy su Facebook non protegge da nessuno (da attivissimo.blogspot.it)


ALLEGATO A

In allegato il testo del famoso disclaimer fake.
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Un avvocato, mi ha consigliato di pubblicare questo:
A partire dal [inserire data e ora] ora italiana, non do a Facebook o gli enti associati a Facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni o pubblicazioni, sia del passato e il futuro. Per questa dichiarazione, do avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o prendere qualsiasi altra azione contro di me in base a questo profilo e / o il suo contenuto. Il contenuto di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma). Nota: Facebook è ora un’entità pubblica. Tutti i membri devono pubblicare una nota come questa. Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione. Se non pubblichi una dichiarazione almeno una volta, sarai tatticamente permettendo l’uso delle sue foto, così come le informazioni contenute negli aggiornamenti di stato di profilo.
Non condividere. Devi copiare e incollare
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venerdì 30 dicembre 2016

Quella volta che Facebook mi bloccò un video innocuo della Nona di Beethoven, in barba al fair use

Oggi in quasi 10 anni di assidua attività sui social media, mi è successa una cosa per me nuova, ma anche per me molto fastidiosa e frustrante.
Ho caricato un video di 30 SECONDI da me girato ieri sera all'Auditorium Gustav Mahler di Milano in cui si è eseguita la Sinfonia n. 9 del Ludovico Van (cit.)... e Facebook mi ha fatto comparire un messaggio in cui segnalava che il video non è stato pubblicato sembra che contenga suoni o immagini coperti da copyright. Tengo a precisare che il video è stato registrato con il mio smartphone in bassa risoluzione e dall'ultima fila della galleria alta. Questo per dire che non può essere in alcun modo considerato "in concorrenza" con una eventuale registrazione "ufficiale" e autorizzata dello spettacolo.
Altra cosa per me inconcepibile è che non sia comparso da alcuna parte un link a un form per poter in qualche modo "contestare" questa mossa (che sicuramente sarà dettata più da un sistema automatizzato che da una scelta umana).
Ho provato quindi ad utilizzare il form generico di segnalazione problemi offerto da Facebook, scrivendo:
Avete rimosso ben due volte un mio video girato "artigianalmente" durante uno spettacolo di musica classica ("Inno alla Gioia" di Beethoven, suonato all'Auditorium Mahler di Milano il 29/12/2016). La diffusione del video è coperta dai principi di "fair use" e non può essere in alcun modo considerato dannoso o pericoloso per lo sfruttamento dei diritti connessi sull'esecuzione. Vi chiedo quindi di riabilitare la sua pubblicazione e farlo comparire... onde evitare di coprirvi di ridicolo.Grazie. Un cordiale saluto.
Chissà se mai prenderanno in seria considerazione la mia lamentela. Vi terrò eventualmente aggiornati in calce a questo post.

Invoco a mio favore tutti i principi di fair use e libera utilizzazione che i legislatori mondiali abbiano mai concepito, nonché un generale principio di libera espressione.
Come ho già spiegato in varie altre occasioni (vedi ad esempio "Censure a nudo"), il sistema di controllo sui contenuti di Facebook è gestito più da software (fatti male) e non da persone; ma i risultati sono davvero penosi e spesso di risolvono nel censurare contenuti legittimi e nel lasciare invece spazio a una miriade di contenuti illeciti (pornografici, violenti, razzisti, terroristici...).

Ad ogni modo, se volete vedere il tanto dannoso e pericoloso video, eccolo qui su Twitter... (NB: sempre che tra poco non lo rimuovano anche da lì).



sabato 24 dicembre 2016

Autori SIAE autorizzati ad utilizzare licenze Creative Commons e simili

Sotto l'albero ho trovato una norma che sostanzialmente obbliga SIAE a consentire ai "suoi" autori di rilasciare opere con licenze open (Creative Commons e simili) quanto meno per usi non commerciali.


Nel nuovo schema di decreto di recepimento della Direttiva Barnier, che riforma la SIAE e tutto il sistema italiano della gestione collettiva dei diritti d'autore, all'articolo 4, comma 5 si legge:
"Resta in ogni caso salvo il diritto dei titolari dei diritti di concedere licenze per l’uso non commerciale di diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta."
Per intenderci, delle sei licenze fornite da Creative Commons rimarranno escluse quelle prive della clausola "Non Commercial".
Vi invito a leggere il testo integrale del decreto, che, salvo imprevisti dell'ultima ora, dovrebbe essere definitivamente ratificato in questa versione. Ovviamente ciò richiederà una necessaria riscrittura delle norme interne di SIAE (Statuto e Regolamento).

Colgo l'occasione per fare a tutti voi lettori di questo blog
i miei più cari auguri di Buon Natale!

domenica 11 dicembre 2016

Referendum e riforme: questioni tecniche non facili per il cittadino medio

Non ho mai preso posizione pubblicamente in merito al referendum costituzionale e non mi va di esprimermi sulla questione politica. Non mi va nemmeno di dire se e cosa ho votato.
In compenso dopo aver parlato con diverse persone che mi hanno espresso le loro opinioni e considerazioni sul voto, mi è venuto il mio solito prurito pedante e sono quindi "costretto" a fare una precisazione su una questione tecnica.

Tre delle persone con cui ho parlato, mi hanno espressamente confessato di aver votato NO o di non essere andati a votare non tanto perché contrari ai contenuti della riforma, quanto perché non avevano apprezzato il fatto che questa riforma mettesse tante questioni insieme. "Sarebbe stato meglio avere dei quesiti separati, come negli altri referendum", hanno detto.
Ecco che arriva il nodo della questione tecnico-giuridica.
La nostra costituzione prevede due tipi di referendum: abrogativo e confermativo. Quelli visti in questi ultimi anni su singoli quesiti erano abrogativi. Il referendum del 4 dicembre era invece confermativo.
Nel referendum confermativo i cittadini votano su un testo di legge che è già stato approvato dal parlamento in tre sedute (secondo una procedura complessa). Sostanzialmente il popolo è chiamato a dire se quel testo di legge (in questo caso, Legge Costituzionale) gli va bene o non gli va bene.
Per com'è strutturata il nostro sistema costituzionale e il procedimento di revisione costituzionale, un referendum confermativo su una legge costituzionale non può che essere fatto di un unico quesito. Non è stata una scelta strategica o politica, bensì l'unica possibilità.
Questo per dire che la motivazione "ho votato NO/non sono andato a votare perché preferivo i quesiti separati" è una motivazione insensata.

Come corollario a questa riflessione tecnico-giuridica, ne faccio per un'altra più ampia. Le persone che mi hanno fornito questo loro punto di vista avevano tutte e tre una formazione molto elevata (post lauream). Non erano dei giuristi o dei politologi, ma comunque sono persone con un alto profilo culturale e che si informano costantemente.
Mi viene da pensare quindi: se persone come loro sono cadute in questo equivoco, pensiamo in quali altri equivoci sono cadute le persone che hanno strumenti culturali ancora minori per comprendere i complessi meccanismi dell'amministrazione della cosa pubblica.
Non è un discorso classista e non è per dire che il voto in materia costituzionale debba essere riservato agli esperti di diritto costituzionale; ma è più che altro per dire che nell'attività di informazione e comunicazione relativa ad occasioni storiche e delicate come questa (quindi ad esempio anche il referendum UK sulla Brexit) bisogna considerare questo problema di "comprensione" da parte del cittadino medio. Un cittadino che non comprendere adeguatamente le questioni in gioco è una preda più facile per il populismo e per chi vuole strumentalizzare il suo voto. E questo è un problema.

My2Cents.