martedì 24 novembre 2020

Gestione del copyright nella didattica online: il mio intervento per MoodleMoot Italia 2020

Questa settimana, nei giorni 26, 27 e 28 novembre, si tiene MoodleMoot Italia 2020, l'evento nazionale organizzato dall’Associazione Italiana Utenti Moodle (AIUM aps), che prevede tre giornate di divulgazione e approfondimento sulle tecnologie per l'apprendimento, in cui organizzazioni di tutta Italia condivideranno come insegnano, apprendono e lavorano online utilizzando Moodle per supportare i loro processi.

Quest'anno per ovvi motivi l'evento si tiene interamente online ed è accessibile attraverso il sito di AIUM. L'accesso è gratuito per i soci AIUM; per i non soci AIUM ha un costo di 40 euro; per il personale della scuola primaria o secondaria non soci AIUM e per gli studenti non soci AIUM ha un costo di 25 euro; mentre il personale e gli studenti dell'Università di Padova potranno partecipare gratuitamente ai lavori previa registrazione.

Durante il pomeriggio di giovedì 26 novembre alle ore 16:30 terrò un intervento in diretta streaming intitolato "Gestione del copyright nella didattica online". Inoltre ho registrato due webinar di approfondimento (fruibili anche in modalità asincrona sullo stesso sito) di circa un'ora ciascuno e intitolati "Come proteggo le mie lezioni e i miei materiali ora che è tutto on line?" e "Le regole per l'uso e il riuso di materiali didattici (on line e non solo)".

Per il programma completo e per le modalità di iscrizione, rimando al sito ufficiale dell'evento: https://www.aium.it/course/view.php?id=316.



Le citazioni su Google Scholar e l'effetto COVID-19

Dopo aver ricevuto l'autorizzazione dell'autore della grafica (Luca Oggiano), che ringrazio, condivido qui sul blog questa interessante grafica che mette a confronto l'andamento delle citazioni collegate ad alcuni "VIPs della virologia", che abbiamo imparato a conoscere in questo triste 2020 pandemico. Si nota una sorta di "effetto COVID" sull'andamento delle citazioni.

Ovviamente il senso di questa immagine è più che altro goliardico, ma come spesso accade i contenuti ironici hanno un fondo di verità e stimolano riflessioni molto serie.

I dati provengono da Google Scholar e riguardano le citazioni nel corso del 2020 con il corrispondente incremento percentuale rispetto al 2019.




domenica 22 novembre 2020

Le sfide dell'editoria in Veneto: evento in streaming il 24 novembre

Martedì 24 novembre si terrà "Un’ossessiva passione. Le sfide dell'editoria in Veneto"; il primo forum biennale sull’editoria promosso dall’Associazione Editori Veneti con il sostegno della Regione Veneto e la partnership del Master in Editoria dell’Università di Verona.

Avrò il piacere di essere tra i relatori della sessione "L'editore intra ed extra moenia: diritto d'autore e digitalizzazione" con un intervento di circa 20 minuti intitolato "Un diritto di copia in un mondo senza copie? Sfide per un nuovo copyright nell’era digitale" (ore 15:00).

L'evento inizialmente doveva svolgersi "in presenza" a Padova, ma a causa delle restrizioni per l'emergenza pandemica è stato trasformato in un evento interamente online pur mantenendo il programma originario. Ciò permette a un evento di indubbio interesse di avere una visibilità molto più ampia e diffusa sul territorio nazionale. Qui trovate il programma integrale.

La diretta streaming sarà trasmessa sia su YouTube sia su Facebook. Potete connettervi liberamente.



martedì 10 novembre 2020

Perché i dati ministeriali sull'epidemia COVID-19 non sono davvero open data

In questi giorni alcuni attivisti del mondo open data e più specificamente nell'ambito del riuso dei dati pubblici relativi all'emergenza COVID-19 hanno sollevato il problema della poca "apertura" dei dati forniti dal Ministero della Salute, lanciando la petizione #DatiBeneComune.

Sul sito dell'iniziativa (https://datibenecomune.it/) si legge una lettera aperta alle istituzioni con la quale si chiedono cinque specifici interventi nella direzione di una piena apertura dei dati sulla pandemia raccolti e gestiti dal settore pubblico (la cosiddetta public sector information). Riporto i cinque interventi in calce a questo post. Ma in questa sede mi interessa più che altro soffermarmi sull'aspetto che ritengo maggiormente di mia competenza: quello delle licenze d'uso.

Il portale del Ministero dedicato all'emergenza COVID-19 ha in effetti una pagina "note legali" che contiene alcuni riferimenti alle licenze d'uso e che merita qualche commento.

La licenza scelta è una Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate, cioè la più restrittiva tra le sei opzioni offerte da Creative Commons e senza dubbio non conforme a tutte le più accreditate definizione di "open". In altre parole, un contenuto rilasciato con quella licenza non è davvero "aperto" perché permangono una serie di restrizioni come il divieto di utilizzi commerciali e il divieto di farne opere derivate e rielaborazioni, che per altro sembrano non così necessarie su dati pubblici (raccolti con fondi pubblici e raccolti sulla base di una specifica mission istituzionale e non per libera scelta "strategica" di una pubblica amministrazione).

Altro problema: in quel paragrafo i link alla licenza Creative Commons sono due, e aprendoli ci si accorge che in realtà rimandano a due diverse versioni della licenza: il primo a una versione 3.0 unported il secondo a una 2.5 Italia. La differenza non è di pura lana caprina bensì sostanziale, specialmente se applicate ai dati. Quindi ciò può creare discrepanze interpretative su quale sia davvero la volontà del licenziante/titolare dei diritti e quali siano le condizioni che gli utilizzatori devono effettivamente rispettare.

Infine, si noti che, per espressa previsione della pagina "note legali", la licenza si intende applicata ai testi e ai dati ma restano escluse le immagini, la cui riproduzione è condizionata "all'approvazione scritta del ministero", rendendo ulteriormente limitato e vincolato il riutilizzo dei documenti che necessariamente contengono anche immagini (pensiamo a grafici e infografiche). Tutto il discorso ovviamente vale se si dà per acquisito che si tratti di dati aggregati e anonimizzati (come mi auspico sia), per i quali quindi non si pongono problemi di gestione/tutela della privacy.

E fin qui mi sono limitato appunto all'aspetto legale. L'openness di un dato però dipende anche da aspetti di natura tecnologica e ontologica. Su questo aspetto però lascio volentieri la parola a persone più esperte di me.

_________________________


I CINQUE INTERVENTI RICHIESTI DA DATIBENECOMUNE.IT

  • rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall'inizio dell'epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata COVID-19 dell'Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all’interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati devono riportare la data di trasmissione e aggiornamento;
  • rendere pubbliche le evidenze scientifiche, le formule e gli algoritmi, che mettono in correlazione la valutazione del rischio, le misure restrittive e l’impatto epidemiologico ad esso correlato;
  • recepire nella gestione, pubblicazione e descrizione dei dati tutte le raccomandazioni della task force “Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure“, presenti nel documento “Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l’emergenza COVID-19”;
  • nominare un/a referente COVID-19 su dati e trasparenza e un/a referente per ogni regione, a cui la società civile possa fare riferimento;
  • istituire un centro nazionale, in rete con omologhi centri regionali, dedicato ai dati Covid, che non solo imponga standard e formati, ma che coordini e integri nuovi sistemi di raccolta e individui le criticità in quelli esistenti.


lunedì 9 novembre 2020

Storie bizzarre di copyright sui social media: Max Pezzali censurato su Facebook

Storie bizzarre di #copyright sui #socialmedia.

La scorsa settimana c'era Max Pezzali ospite di Rai Radio 2, dove in un duetto improvvisato ha cantato il ritornello del suo brano "Gli anni". Radio 2 ha poi pubblicato lo spezzone sulla propria pagina Facebook... ma, se provate ad ascoltare, al secondo 40 l'audio scompare.

Ovviamente solo Facebook conosce davvero il motivo di questa strana "censura"; ma molto probabilmente è stato rilevato un problema di copyright. Non fa nulla se a cantare è lo stesso autore del brano; non fa nulla se tutto si svolge in un contesto abbastanza "ufficiale" (una radio pubblica nazionale e non la sagra della polenta). Il sistema automatizzato di controllo di Facebook rileva una somiglianza troppo stretta al brano originale e quindi lo oscura. D'altronde di mezzo non ci sono solo i diritti di Pezzali in persona ma di altri eventuali coautori, dei produttori, delle case discografiche.

Questo è il mondo in cui viviamo; il mondo in cui l'enforcement del copyright non viene gestito da esseri umani, bensì da sistemi automatizzati (cosiddetti bot).

Qui sotto trovate l'embedd del video come compare sulla pagina Facebook di Radio 2.

[Ringrazio Daniele Rontani per la segnalazione. Se siete a conoscenza di altre storie simili, segnalatele pure qui sotto nei commenti.]