lunedì 16 luglio 2018

La metafora del castello e della radura | Cap.1, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 1 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/).
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Immaginate un’ambientazione psuedo-medievale come quella dei film fantasy, fatta di castelli arroccati e lande oscure, di radure nebbiose, foreste, fiumi e paludi. In questo panorama, qua e là si trovano anche dei castelli, solitamente ben protetti da mura, fossato, ponte levatoio. Ogni castello appartiene a un unico castellano, il quale lo abita, lo mantiene, lo difende, lo arreda, lo abbellisce… e ogni tanto decide di ospitarvi qualcuno o addirittura di dare dei ricevimenti. A volte il castello viene anche assediato da qualche forestiero proveniente dalla radura e il castellano deve scegliere se difendersi (e magari rinforzare ulteriormente le mura e il fossato) oppure scendere a patti con l’invasore e condividere con lui la sua corte.
Tuttavia, benché il castello sia dotato di tutte le comodità e magari anche di paggi e damigelle di corte, arriva un momento in cui il padrone del castello inizia a percepire poco appagante la sua vita all’interno delle mura. Può sembrare paradossale ma solitamente questo accade quando il castellano ha terminato i lavori di arredamento e di abbellimento del suo castello. Proprio quando tutto sembra pronto per potersi godere la vita nella sua reggia, egli si accorge che non è rimanendo lì nella sua reggia che può essere realmente felice.
Che fare allora? I più prudenti lasciano semplicemente il ponte levatoio abbassato e ordinano alle guardie di rinfoderare le spade e di permettere ai forestieri di entrare all’interno delle mura. I più audaci invece prendono una borsa con le provviste ed escono nella radura a vedere com’è il mondo al di fuori del castello.
Lì nella radura il castellano inizia a sperimentare i suoi limiti, ad avere paura, a sentire la solitudine, ma nello stesso tempo capisce che lì ci sono tante cose intriganti da conoscere e che se le stava perdendo. È così che pian piano inizia a mettere a fuoco che i forestieri che vagano per la radura come lui, e che a volte hanno provato ad assediare, il suo castello altro non sono che suoi pari, castellani come lui, abitanti di castelli limitrofi, che semplicemente avevano sentito un po’ prima di lui l’esigenza di andare a esplorare la radura.
Alcuni di questi hanno la fortuna di trovare altri castellani con cui unire le forze, stringere alleanze, fondere le loro proprietà terriere e magari costruire insieme un castello ancora più bello e grandioso. Altri, sopraffatti dallo sconforto, dalla stanchezza, o anche dalla pigrizia, decidono di “rientrare nel proprio castello e tornare alla vita di prima. Una cosa è però certa: anche questi secondi, quando faranno ritorno nel proprio castello, non saranno gli stessi di prima; saranno infatti cresciuti, avranno aperto le loro vedute; e sicuramente, quando qualcuno busserà alla porta del castello, saranno sicuramente più ospitali e disponibili di quanto non fossero in origine.
Uomo forte e giovane a quante donne hai sorriso già? 
Ridi, non avere paura, il castello è lontano ormai. 
Bacia il tuo destriero, ridi Boccadoro, che la foresta è tua. [2]
La metafora è quindi completa. Il castello rappresenta appunto la nostra area di comfort, quella che ci siamo formati in base alle nostre esperienze e in base anche alla matrice affettiva da cui proveniamo (ambiente familiare, amici, colleghi), quella in cui ci sentiamo signori incontrastati e in cui ci muoviamo pienamente a nostro agio. D’altronde, è stata costruita da noi e su misura per noi; come potrebbe essere diversamente?
La radura è invece la vita relazionale, quella vera, quella che ci espone e ci disorienta, cioè quella fatta di relazioni autentiche, basate sul confronto, sull’incontro... e a volte anche sullo scontro.
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[2] Tratto da “Boccadoro”, brano dei Timoria dall’album “2020 Speedball”.

martedì 10 luglio 2018

L'indice completo del libro "Open Source, software libero e altre libertà" di Carlo Piana

Riporto di seguito l'indice completo del libro "Open Source, software libero e altre libertà. Un'introduzione alle libertà digitali" di Carlo Piana. Maggiori dettagli sull'opera, qui.


  • Prefazione (di Roberto Di Cosmo)
  • Introduzione
  • Brevi cenni sull’universo (aperto)
    • Ecce homo restrictivus!
    • I benefici dei commons e la tragedia degli anticommons
    • Gli strumenti dei commons sono strumenti legali
    • Il copyleft
    • Prime conclusioni

  • Una breve storia personale del software libero
    • In principio era l’ignoranza
    • E l’ignoranza si fece approssimata conoscenza: il misterioso “codice sorgente”
    • Tre protezioni su un unico oggetto
    • Le licenze
    • La seconda fase: il copyleft
  • Le licenze di software libero (open source)
    • Software libero, software non libero; software open source, software non open source
    • La Open Source Definition
    • Proliferazione
    • Le famiglie delle licenze: divisione tra vari livelli di copyleft
    • Licenze non copyleft
    • Licenze di copyleft forte
    • Licenze di copyleft debole
    • Il copyleft “di rete”
    • Concludendo
  • Licenze di software libero e modelli di business
    • Viene prima l’uovo o la gallina?
    • Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato, qualcosa di rosso
    • Scegliamo la licenza, no, il modello di business, no, cosa?
      • Dual licensing
      • Open Core
      • Subscription/personalizzazioni ibridi
      • Modelli di subscription “puri”
      • Il marchio
    • Conclusioni
  • I contenuti open e le Creative Commons
    • Le Creative Commons: una famiglia di licenze “open” (ma anche non) per i contenuti creativi
    • Attribution (by)
    • Share alike (SA)
    • Non Commercial (NC)
    • No derivatives (ND)
    • Così quante ne abbiamo?
    • Creative Commons Zero (CC0)
    • Come applicare la licenza a un contenuto
    • Conclusioni
  • Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama
    • La scomparsa del diritto di panorama
    • Il copyright sulle opere architettoniche
    • Un po’ di analisi economica
    • Sulla Tour Eiffel, a più di settant’anni dalla morte dell’autore
    • Conclusioni
  • Standard e open standard, il diavolo si annida nei dettagli
    • C’è standard e open standard
    • Standard Aperti
      • Uno standard è aperto quando è accessibile
      • Uno standard è aperto quando è gestito imparzialmente
      • Uno standard è aperto quando non discrimina
    • Standard e brevetti: questo matrimonio non s’ha da fare (rinvio)
    • OOXML e altri orrori
  • Open standard e brevetti
    • La funzione dei brevetti nell’economia
      • La teoria economica fondamentale
      • La limitazione della protezione è funzionale allo sviluppo della tecnologia nel settore protetto
      • Il cross licensing, il primo fallimento
    • I brevetti tecnologici
    • Entrino gli standard (nel software)
      • Il gioco degli standard e dei brevetti “necessariamente violati”
      • Le licenze RAND e i patent pool
      • Le licenze RAND e le licenze di Software Libero / Open Source
  • Brevetti e software: per chi suona la campana?
    • La sentenza e i precedenti
    • Dissenting e concurring opinion
    • Il caso contro i brevetti software del Giudice Mayer
      • L’ambito di protezione è sproporzionato al valore di ciò che viene “rivelato”
      • L’incentivo all’innovazione viene dato in un momento sbagliato
      • Il loro mero numero ne fa un problema in sé
      • I brevetti software per loro natura mancano dei naturali confini che i brevetti in altri campi offrono
    • È tutto?
  • I dati aperti (open data)
    • Come si chiudono i dati
      • Dati chiusi perché non rivelati, o segreti
      • Dati chiusi perché oggetto di un diritto di privativa
      • Dati chiusi perché illeggibili
      • Dati semi-chiusi perché diffusi solo in forma aggregata o con insufficiente dettaglio
    • Perché offrire dati aperti
      • La scelta del “se” pubblicare
      • La scelta del “come” pubblicare: la licenza

  • API e nuvole, la faccia chiusa del web
    • Un problema di disponibilità
    • Un problema di API
    • Il segreto: specifiche non documentate, che ballano il Samba
    • I brevetti
    • Copyright
    • Andiamo nelle nuvole
    • Un cenno all’antitrust e conclusioni
  • Nuvole aperte, nuvole chiuse e nuvole nere
    • Cos’è il cloud
    • Le libertà del cloud
    • Migrazione: anche una questione di costi
    • Interoperabilità
    • Sicurezza e privacy
    • Conclusioni
  • Lista delle più comuni abbreviazioni
  • Postfazione (di Simone Aliprandi)

lunedì 9 luglio 2018

Cronache dalla radura: la presentazione che apre il libro

Dal libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" di Simone Aliprandi, edito da Ledizioni nel giugno 2018 (licenza Creative Commons BY-NC 4.0). Informazioni complete sul libro e link per ordinarlo qui https://aliprandi.org/books/radura/.
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Presentazione

Il libro che state per leggere vuole approfondire il tema delle relazioni di coppia in età adulta e dei vari livelli di complessità con cui esse si scontrano. Queste pagine sono il frutto di anni e anni di riflessioni, letture, attività di autoanalisi e, come d’altronde già si può dedurre dal sottotitolo, è basato più sulle esperienze personali (mie e di persone a me vicine) che sulla sistematicità teorica.
Il libro tratta argomenti strettamente legati alla psiche e alla vita sociale, ma non vuole essere un saggio di psicologia o di sociologia; anche perché non è scritto né da uno psicologo né da un sociologo, bensì da qualcuno che semplicemente ha un certo spirito di osservazione su questi temi e che, aiutandosi con specifiche letture, ha cercato di dare una struttura organica alle sue riflessioni.

Nella scrittura e nella strutturazione dell’opera ho utilizzato le tecniche argomentative che ho acquisito con i miei studi dottorali e il mio lavoro di divulgatore/formatore, anche se le riflessioni qui esposte non hanno alcuna pretesa di essere verità assolute e tanto meno “scientifiche” (per quanto si possa parlare di “scienza” su questi argomenti). Troverete più domande aperte che risposte; non a caso alcuni paragrafi hanno un punto interrogativo nel titolo. Non troverete soluzioni ai problemi sollevati ma più che altro troverete un’analisi di tali problemi; d’altro canto ho sempre creduto che già scomporre e analizzare un problema sia un passo importante verso il raggiungimento di una soluzione. Non troverete teorie rivoluzionarie e raffinate elucubrazioni metafisiche, ma troverete più che altro vissuti personali, miei e di co- loro che mi ha raccontato la loro storia.
Confido comunque che seguire le mie argomentazioni e lasciarvi guidare nella metafora che propongo possa generare utili spunti di riflessione e di autoanalisi e che così voi lettori, rivedendo voi stessi negli esempi e negli scenari che descrivo, riusciate a trovare, ognuno secondo le proprie corde, qualche utile argomento per la crescita personale e per l’ulteriore approfondimento.
Il libro parte da due assiomi sul tema delle relazioni di coppia, due presupposti concettuali che sorreggono tutte le riflessioni esposte in queste pagine e che danno loro un senso. Si tratta di presupposti fondati anch’essi su un punto di vista personale ed esperienziale; perciò il lettore potrebbe non condividerli e, proseguendo nella lettura, potrebbe sentirsi abbastanza disorientato e stranito.
Il primo assioma è che l’essere umano non è un animale solitario e la ricerca della relazione è per lui un bisogno innato e connaturato.
Il bisogno dell’Altro è una componente intrinseca della nostra natura di esseri umani. Poiché la vita inizia con la separazione dall’altro, non smettiamo mai di cercare una possibilità di ritorno.*
“No man is an island” diceva Thomas Merton. Perciò, se siete dei felici eremiti o degli individualisti convinti, questo libro non fa per voi. Se siete impegnati in un lavoro di “autoliberazione” all’insegna dell’autonomia affettiva ed emotiva, questo libro potrebbe portarvi fuori strada. Se siete dei cinici che pensano che i problemi veri della vita siano la salute e il lavoro e che tutto il resto siano elucubrazioni per benestanti borghesi che hanno tempo da buttare... beh, in quel caso non credo nemmeno vogliate avvicinarvi a un libro su questi temi.
Il secondo assioma è facilmente deducibile già dal titolo dell’opera ed è che le relazioni di coppia in età adulta siano per loro natura qualcosa di assolutamente complesso. Tutte le riflessioni che farò saranno mirate ad approfondire questa complessità e mostrarne le sue articolazioni e implicazioni. Quindi, se pensate che in realtà le relazioni siano (o debbano essere) qualcosa di semplice e che a vederle complesse siano solo le persone problematiche, questo libro non fa per voi. Se siete della filosofia “se son rose fioriranno”, o “se non funziona si vede che non è destino”, può essere che questo libro vi disturbi.
Questo libro è per chi si è misurato con questa complessità, è rimasto disarmato di fronte ad essa, è caduto, si è rialzato ed è caduto di nuovo chiedendosi “perché dev’essere così difficile?!”. È per chi tutti i giorni cerca di convivere con questa complessità, di superarla, scoprendo quanto in realtà essa può farci crescere e maturare se riusciamo ad accettarla e comprenderla.

Il libro è diviso in quattro capitoli. Il primo capitolo è interamente fondato sulla metafora della radura e del castello, dove la radura rappresenta il luogo simbolico e ideale in cui le persone si mettono realmente in gioco per relazioni autentiche mentre il castello è la propria “comfort zone” in cui possono svilupparsi solo pseudo-relazioni. Già in questo primo capitolo, attraverso rappresentazioni metaforiche, cerco di introdurre il tema della complessità delle relazioni e di delimitare il campo d’azione delle mie riflessioni. Il secondo capitolo cerca di fare una panoramica, pur senza pretesa di completezza, sui vari livelli di complessità che si incontrano nell’avviamento e consolidamento di una relazione di coppia in età adulta. Il terzo capitolo prosegue la riflessione in ottica diacronica cercando di mettere a fuoco se e in quali termini la variabile tempo incida sulle dinamiche relazionali. Infine il quarto capitolo raccoglie le esperienze di relazioni infrantesi di fronte a uno dei livelli di complessità presentati. Si tratta di storie vissute sulla pelle mia e di altre persone che hanno voluto condividerle con me, raccontate ovviamente con un minimo di artificio narrativo per renderle non ricollegabili ai protagonisti reali.

“Ma tu non sei uno psicologo; che ne sai di certi problemi?!”, potrete dire. Certo, sono ben conscio che le dinamiche relazionali possano essere pesantemente influenzate da degenerazioni patologiche della personalità (traumi subiti e non assorbiti, particolari blocchi o fobie, oppure veri e propri disturbi di personalità). Tutte questioni molto serie e delicate che di certo elevano il livello di criticità e richiedono un inquadramento clinico da parte di professionisti specializzati e che non possono essere adeguatamente affrontate in un libro di riflessioni ed esperienze come questo. Di certo però potrete trovare interessanti spunti di approfondimento nei vari suggerimenti bibliografici che nella maggior parte dei casi rimandano a opere scritte da psicologi, psichiatri e altri esperti del settore.
Poi, diciamolo, non c’è bisogno di essere un professionista della salute mentale per sapere che le relazioni di coppia sono davvero un gran casino e spesso ci fanno diventare “matti”.

Buona lettura.

martedì 26 giugno 2018

Just Copyleft: a Torino tre giorni sul nuovo modo di concepire il diritto d'autore

Questo weekend a Torino si terrà l'evento "Just Copyleft. Musica, cinema e talk tra pubblico dominio, licenze libere e tutela alternativa del diritto d’autore" organizzato da BorderRadio e interamente dedicato a temi a me molto cari come pubblico dominio, copyleft, Creative Commons, open source.
Il tutto si svolgerà nei giorni di venerdì 29 giugno, sabato 30 giugno e domenica 1° luglio, dal pomeriggio fino a tarda sera, presso Comala (c.so Ferrucci 65/A).


Io sarò tra i relatori di una tavola rotonda intitolata "Tutela “alternativa” del diritto d’autore: licenze Creative Commons e mondo copyleft. Realtà, strumenti, esperienze per capirne di più" prevista per le ore 17:30 di sabato e nella quale spiegherò a che cosa serve davvero una licenza libera. Le altre realtà che interverranno sono Alfredo Esposito – Patamu (Piattaforma per la tutela dal plagio delle opere di ingegno), Subcava Sonora (prima etichetta italiana a non utilizzare la SIAE), Eris Edizioni (casa editrice Creative Commons di Torino), 51beats (label copyleft di Milano), Border Radio (webradio copyleft di Torino), Corrado Gemini – CTRL (progetto di Milano), Rosarsio Antoci – ILS (Italian Linux Society). A seguire una serata musicale con i concerti di Twang, I Neurotrasmettitori – Pablo Venditti, Davide Vietto, AMBRA DRIUS feat Maurizio Suppo (con Franklin NON C’È), So What Jazz Ensemble.
La partecipazione è libera ma è consigliato registrarsi al talk attraverso questo link.

Venerdì ci sarà invece un talk altrettanto interessante intitolato "Libero accesso alla cultura, tra licenze libere pubblico dominio. Conoscere il patrimonio di opere a nostra disposizione".
Il programma completo delle tre giornate (che prevedono altri talk, altri momenti musicali e proiezioni di cinema all'aperto) è disponibile sul sito di BorderRadio (vedi) oppure sull'apposito evento Facebook (vedi).
Per chi non potesse venire a Torino, l'intero evento sarà trasmesso in diretta streaming su BorderRadio.

lunedì 25 giugno 2018

La prefazione di Roberto Di Cosmo al libro di Carlo Piana

Condivido un'altra anticipazione del libro di Carlo Piana "Open Source, software libero e altre libertà": la prefazione dell'illustre Roberto Di Cosmo.
Vi aspettiamo questo mercoledì all'Open di Milano per la prima presentazione dell'opera.


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L’informatica ha completamente rivoluzionato tutti gli aspetti del nostro mondo con una velocità folgorante.
Cinquant’anni fa, la conquista della Luna fu resa possibile da un calcolatore di bordo imbarcato sull’Apollo 11, il cui programma, di circa sessantamila linee, aveva richiesto uno sforzo erculeo da parte di un gruppo di programmatori diretto da Elisabeth Hamilton, e che rappresentava un investimento che alla portata solo delle agenzie statali delle superpotenze dell’epoca.
Oggi, computer il cui sistema operativo conta più di cento di milioni di linee di codice, infinitamente più veloci di quello dell’Apollo 11, e collegati a reti di comunicazione decine di migliaia di volte più rapide di allora, sono diventati talmente banali che li portiamo in tasca, o nelle nostre borsette, e li chiamiamo semplicemente “telefoni”.
Cinquant’anni fa il codice sorgente di un programma informatico era considerato un segreto industriale ed era quasi impossibile accedervi. Oggi, il progetto Software Heritage ha già raccolto il codice sorgente di sessantacinque milioni di progetti software, corrispondente a quasi quattro miliardi di files diversi, e lo rende accessibile per tutti.
Cinquant’anni fa ogni nuovo programma richiedeva un investimento considerevole, riscrivendo praticamente da zero anche le funzioni le più elementari. Oggi praticamente tutte le imprese, dalle grandi alle start-up, si concentrano solo sulle nuove funzionalità, riusando massicciamente librerie e componenti preesistenti, risparmiando tempo e denaro.
Questo sviluppo tecnologico lo dobbiamo a una molteplicità di fattori, ma ultimamente è diventato chiaro che uno dei fattori più importanti è veramente l’accelerazione impressionante nella produzione di nuovi programmi, che è resa possibile dal riuso massivo di componenti software preesistenti che sono sviluppati in modo collaborativo.
E il riuso di questi componenti è reso possibile dall’adozione di licenze di software libero e/o open source, che erano inusuali trent’anni fa e sono diventate la norma oggi: anche i più acerrimi oppositori “sono ormai diventati contributori e difensori del software libero.
Si potrebbe pensare che quindi tutto va per il meglio, e che ci aspettano giorni radiosi. La realtà è più complessa, e ci troviamo oggi precisamente a un momento critico della storia dell’evoluzione delle tecnologie informatiche.
Senza voler necessariamente parafrasare il detto “più grossi sono e più pesantemente cadono”, ogni grande successo sufficientemente rapido porta in sé il rischio di un grande fallimento.
L’adozione massiva delle tecnologie informatiche, e l’adozione massiva del software libero e dell’open source, attirano oggi una grande massa di novizi che non sono al corrente della storia, dei meccanismi, dei valori e delle sfide che la nostra comunità ha costruito e affrontato negli ultimi decenni. E senza la conoscenza di questa storia, il rischio è grande di ripetere errori antichi, ma con conseguenze ben più gravi oggi che l’impatto di queste tecnologie è immensamente maggiore.
Per questo è importante mettere per iscritto e trasmettere, in modo accessibile, la storia e i valori, i successi e le sfide del software libero e open source.
Questo libro di Carlo Piana, che ha vissuto dall’interno molto di tutto questo, ha il grande merito di contribuire a questa opera necessaria di trasmissione con brio e buon umore, e ne raccomando sentitamente la piacevole lettura.

Roberto Di Cosmo
Professore di Informatica
Direttore di Software Heritage
www.dicosmo.org
Parigi, lì 7/10/2017