martedì 4 agosto 2020

La sentenza del GdP di Frosinone sui decreti COVID: qualche commento tecnico-giuridico

Mi permetto di fare qualche commento sulla sentenza del Giudice di Pace di Frosinone di cui tanto si discute in questi giorni; e lo faccio con il mio solito intento divulgativo, soffermandomi sugli aspetti tecnico-giuridici e non sul significato "indirettamente politico" che una decisione del genere può assumere.

Indubbiamente la decisione del giudice ha assunto una visibilità molto elevata a causa della "delicatezza" dei temi trattati, ma nello stesso tempo bisogna tenere presente che la sua bontà nel merito potrà essere verificata solo al termine dell'iter di impugnazione a cui sono sottoposte le sentenze dei Giudici di Pace (di fronte al Tribunale Civile ordinario in secondo grado ed eventualmente in Cassazione poi). Per ora la decisione va presa per quello che è e con tutte le accortezze necessarie; soprattutto perché secondo molti il giudice non avrebbe dovuto nemmeno esaminare la causa nel merito dichiarando inammissibile il ricorso, in quanto non è stato impugnato il provvedimento del Prefetto ma solo il verbale della Polizia Stradale (a tal proposito si rimanda alla massima tratta da Cass. 19.2.04 n. 3332 che riporto in nota qui sotto). In tal caso, la sentenza verrebbe stroncata dal Tribunale in sede di appello.

Seguono alcuni commenti su questioni emerse in questi giorni sui social media, senza alcuna pretesa di 
esaustività rispetto alle numerose e variegate questioni che tale sentenza solleva.




Il contesto

Il Giudice di Pace di Frosinone è stato investito della decisione su un ricorso in opposizione a una sanzione amministrativa erogata con Sommario Processo Verbale (SPV) della Polizia Stradale Frosinone n. 700016396274 del 11.4.2020. Il ricorrente si è opposto all’atto di cui all’oggetto, con il quale ha ricevuto la contestazione della violazione del divieto di spostarsi in conseguenza della emergenza sanitaria ai sensi di uno dei DPCM emanati all'epoca (ma non specificato nella sentenza). La controparte (cioè il Prefetto) non si è costituita ed è quindi rimasta contumace.

La decisione del Giudice

Riporto per sintesi solo il dispositivo della sentenza, rimandando però alla lettura dell'intero provvedimento sul sito JurisWiki.
Il Giudice di pace, visto l’art. 23 della L. 689/1981, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda ed eccezione reietta, disattesa o assorbita, così provvede: accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla l’atto opposto con compensazione delle spese.

Questione 1

Perché una questione così delicata, che può avere ripercussioni su provvedimenti normativi che passeranno alla storia, come appunto quelli sull'emergenza COVID19, è nelle mani di un umile Giudice di Pace?

Risposta e commento
Perché lo stabilisce il diritto processuale italiano. Sanzioni amministrative di quel tipo e di  quell'importo sono competenza del Giudice di Pace. Quindi, che piaccia o meno, il primo giudice a doversene occupare è proprio il Giudice di Pace. Non ha senso quindi disquisire sull'opportunità che un Giudice di Pace si occupi di questi casi.

Questione 2

Come può un umile Giudice di Pace stabilire se un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) sia incostituzionale?

Risposta e commento
Può farlo... ma ovviamente non nei termini in cui lo fa la Corte Costituzionale. Può solo scegliere di disapplicare un atto normativo secondario se lo considera in contrasto con un atto normativo primario. È quindi più che altro una questione di gerarchia delle fonti normative. I Decreti del Presidente del Consiglio (DPCM) come anche i Decreti del Presidente della Repubblica (DPR) e i Decreti Ministeriali (DM) sono atti normativi secondari e quindi occupano un gradino inferiore della piramide delle fonti del diritto. Sopra di loro stanno gli atti normativi primari, cioè le Leggi ordinarie e i decreti aventi forza di legge (cioè i Decreti Legislativi e i Decreti Legge) nonché le Direttive Europee e i Regolamenti Europei; e nel gradino ancora superiore ci sono le norme di rango costituzionale (Costituzione e Leggi Costituzionali). Come detto, ogni giudice ha la potestà di disapplicare direttamente (nel senso di decidere il caso come se quella norma non esistesse) una norma di carattere secondario se la ritiene in contrasto con una norma di carattere primario; ovviamente fornendone adeguata motivazione e sapendo che questa sua valutazione potrà essere oggetto di impugnazione in secondo grado. Si tratta quindi di un procedimento diverso rispetto al sollevare una questione di illegittimità costituzionale, che invece prevede il "congelamento" del processo e la presentazione del "dubbio" alla Corte Costituzionale.

Sul piano normativo, il potere di disapplicazione viene ricavato dalla lettura “a contrario”dell’art. 5 della legge n. 2248 del 1865 All. E. (cd. legge sul contenzioso amministrativo – LAC), il quale testualmente prevede che «... le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi ed i regolamenti generali e locali in quanto siano conformi a legge»; nonché dalla più recente norma di cui all’art. 63, comma 1, del d.lgs. 165/01 (testo unico sul pubblico impiego), che conferisce al giudice competente il potere esplicito di disapplicare gli atti amministrativi dal rapporto dedotto in giudizio.

Questione 3

Come mai il giudice ha compensato le spese?

Risposta e commento
Questo è abbastanza anomalo. Normalmente un giudice che accoglie il ricorso e annulla l'atto impugnato, stabilisce che le spese ricadano sulla parte soccombente. Su questo c'è giurisprudenza di Cassazione solida e recente. Tuttavia il Giudice di Pace di Frosinone ha scritto in sentenza che "la novità della controversia e la mancata costituzione dell’Ente opposto giustificano la compensazione delle spese.

Questione 4

Normalmente i Giudici di Pace, i cui uffici sono ingolfati da migliaia di cause, decidono sui casi iscritti a ruolo con un ritardo di un anno e mezzo o anche due anni. Come mai questo giudice a fine luglio ha già deciso su una sanzione risalente ad aprile, quindi in circa tre mesi?

Risposta e commento
In effetti su questo aspetto molti avvocati hanno fatto commenti sarcastici sostenendo che ci sia stata una volontà specifica da parte del giudice di occuparsi di questo tema a scapito di altre questioni più "ordinarie", forse per ottenere visibilità.

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NOTA -- Massima da Cass. 19.2.04 n. 3332: "È contro il provvedimento prefettizio, dal quale la sanzione della sospensione sia stata comminata, che deve essere, invece, rivolta l'eventuale opposizione dell'interessato, ai sensi della L. n. 689 del 1981. art. 22 e segg. non già avverso il verbale d'accertamento; questo, come si è sopra evidenziato, non potrebbe per tale via essere privato della sua rilevanza ai fini certificativi e, quanto al distinto procedimento amministrativo di sospensione della patente, esso costituisce un mero atto interno, sotto il qual profilo, in particolare, giova ricordare come il verbale di accertamento delle violazioni per le quali sia prevista l'irrogazione di una sanzione amministrativa non è, di per sé, lesivo di situazioni giuridiche soggettive della persona cui sia attribuita la violazione, trattandosi di un atto di natura procedimentale cui fa seguito un'attività istruttoria destinata a concludersi, ove l'autorità competente ravvisi la sussistenza dell'infrazione contestata, con l'emanazione del provvedimento irrogativo della sanzione, la cui impugnabilità, in sede giurisdizionale, è espressamente riconosciuta dal legislatore."

giovedì 9 luglio 2020

Che cosa significa "dati FAIR"?

Una sottocategoria di open data entrati al centro del dibattito negli ultimi anni sono gli open data relativi alla ricerca scientifica, chiamati più comunemente “open science data” o anche “open research data”.
I teorici che si sono occupati di questo tema e del più ampio tema della “open science” (principalmente si veda l’articolo “The FAIR Guiding Principles for scientific data management and stewardship” di Wilkinson, Dumontier e Mons uscito su Nature / Scientific Data nel 2016) hanno individuato una serie di best practice per una virtuosa e innovativa condivisione dei dati della ricerca, che possono essere riassunte nell’acronimo FAIR, che sta per Findable, Accessible, Interoparable, Reusable.

Condivido qui di seguito una mia traduzione italiana del documento "FAIR Principles" disponibile alla pagina web https://www.go-fair.org/fair-principles/.
Il documento come anche la mia traduzione sono disponibili nei termini della licenza Creative Commons Attribution 4.0 International.
Per approfondimenti in lingua italiana potete leggere la pagina divulgativa sul concetto di dati FAIR curata da Elena Giglia per il sito dell’Unità di Progetto Open Access dell’Università di Torino: https://www.oa.unito.it/new/cose-utile/dati-fair/.

"Conceptual diagram of the FAIR roadmap for dark data: each curve represents a step toward increasing the value and potential of dark data for science." Image authors: Kelly Easterday, Tim Paulson, Proxima DasMohapatra, Maggi Kelly. Image source: https://www.researchgate.net/figure/Conceptual-diagram-of-the-FAIR-roadmap-for-dark-data-each-curve-represents-a-step_fig1_328004345. Image license: Creative Commons Attribution 4.0 International.

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Nel 2016 su Scientific Data è stato pubblicato “The FAIR Guiding Principles for scientific data management and stewardship”. Gli autori intendevano fornire delle linee guida per migliorare la reperibilità, l'accessibilità, l'interoperabilità e il riutilizzo delle risorse digitali. I principi hanno enfatizzato la "machine-actionability" (ovvero la capacità dei sistemi computazionali di trovare, accedere, interoperare con e riutilizzare i dati, senza intervento umano o con un intervento umano minimo) perché gli esseri umani fanno sempre più affidamento sul supporto computazionale per gestire i dati a causa dell'aumento del volume, della complessità e della velocità nella creazione dei dati.
Una guida pratica su "come fare" per rendere FAIR i dati è disponibile qui.

FINDABLE > REPERIBILI
Il primo passo per (ri)utilizzare i dati è trovarli. I metadati e i dati dovrebbero essere facili da trovare sia per l'uomo che per il computer. I metadati leggibili meccanicamente sono essenziali per il rilevamento automatico di set di dati e servizi, quindi questo è un componente essenziale del processo di "FAIRification".

   F1. Ai (meta)dati viene assegnato un identificatore univoco e persistente a livello globale

   F2. I dati sono descritti con metadati completi (definiti di seguito nel punto R1)

   F3. I metadati includono in modo chiaro ed esplicito l'identificatore dei dati che descrivono

   F4. I (meta)dati sono registrati o indicizzati in una risorsa ricercabile.

ACCESSIBLE > ACCESSIBILI
Una volta che l'utente trova i dati richiesti, deve sapere come è possibile accedervi, possibilmente includendo autenticazione e autorizzazione.

   A1. I (meta)dati sono recuperabili dal loro identificatore usando un protocollo di comunicazione standardizzato.

       A1.1. Il protocollo è aperto, gratuito e universalmente implementabile.

       A1.2. Il protocollo consente una procedura di autenticazione e autorizzazione, ove necessario.

   A2. I metadati sono accessibili, anche quando i dati non sono più disponibili.

INTEROPERABLE > INTEROPERABILI
I dati di solito devono essere integrati con altri dati. Inoltre, i dati devono interagire con applicazioni o flussi di lavoro per analisi, archiviazione ed elaborazione.

   I1. I (meta)dati utilizzano un linguaggio formale, accessibile, condiviso e ampiamente applicabile per la rappresentazione della conoscenza.

   I2. I (meta)dati utilizzano vocabolari che seguono i principi FAIR

   I3. I (meta)dati includono riferimenti qualificati ad altri (meta) dati

REUSABLE > RIUTILIZZABILI
L'obiettivo finale di FAIR è ottimizzare il riutilizzo dei dati. A tale scopo, i metadati e i dati devono essere ben descritti in modo da poter essere replicati e/o combinati in diverse impostazioni.

   R1. I (meta)dati sono ampiamente descritti con una pluralità di attributi accurati e pertinenti

      R1.1. I (meta)dati vengono rilasciati con una licenza di utilizzo dei dati chiara e accessibile

      R1.2. I (meta)dati sono associati a una una provenienza dettagliata

      R1.3. I (meta)dati soddisfano gli standard della comunità rilevanti per lo specifico dominio

I principi si riferiscono a tre tipi di entità: dati (o qualsiasi oggetto digitale), metadati (informazioni su quell'oggetto digitale) e infrastruttura. Ad esempio, il principio F4 definisce che sia i metadati che i dati sono registrati o indicizzati in una risorsa ricercabile (il componente dell'infrastruttura).


venerdì 26 giugno 2020

Capire le Creative Commons in una sola immagine

Di infografiche e schemi che cercano di spiegare con efficacia e sintesi le licenze Creative Commons Internet è piena. Ma indubbiamente la migliore è quella realizzata da Foter e disponibile anche su Wikimedia Commons a questo indirizzo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Creative_Commons_Licenses.png (in versione leggermente modificata da altro autore). Essa è a sua volta tratta da un'infografica più ampia e davvero ben fatta, disponibile sul blog ufficiale di Foter (https://foter.com/blog/how-to-attribute-creative-commons-photos/).
In questi giorni mi sono preso del tempo per farne una traduzione italiana che condivido qui.
L'opera è rilasciata con licenza Creative Commons Attibution-ShareAlike 3.0 Unported.



sabato 30 maggio 2020

Qualche commento sui termini d'uso dell'app IMMUNI

[ADDENDUM del 01/06/2020] Questa mattina l'articolo 2 dei termini d'uso dell'app #IMMUNI è stato modificato (in meglio, per fortuna). Ecco il testo aggiornato: "Sull'App ti viene concessa licenza ai sensi AGPL v3, fatte salve componenti e librerie open source usate dall'App che sono coperte da licenze open source diverse e a cui ti rimandiamo. La lista di queste librerie è disponibile nella documentazione tecnica dell'App che è pubblicata su Github."
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In questi giorni ha iniziato a circolare e ad essere scaricabile IMMUNI, la tanto attesa e tanto discussa app per dispositivi mobili che dovrà (con abnorme ritardo) permettere il contact tracing epidemiologico.
Si è discusso molto, in alcuni casi in modo prematuro e con toni eccessivi, delle implicazioni di tale app sul piano della privacy; e gente più preparata di me ha già espresso la sua opinione.
Riguardo invece il piano copyright, avevo seguito il dibattito e mi ero comunque tranquillizzato quando arrivarono rassicurazioni sulla scelta di un modello open source e di conseguenza sull'applicazione di una licenza approvata dalla Free Software Foundation, come appunto la GNU AGPLv3.
A metà maggio è stata pubblicata la documentazione tecnica dell'app (vedi), che è stata giudicata da molti insufficiente ma che almeno è anch'essa sotto una licenza libera (una Creative Commons CC BY-SA). Poi il 25 maggio è stata pubblicata una prima parte del codice sorgente relativa al cosiddetto “front-end” (cioè la parte di applicazione che si interfaccia direttamente con gli utenti); infine ieri 29 maggio è stata la volta del back-end, (cioè il “dietro le quinte” dell’app, dove avviene in effetti l'elaborazione e la trasmissione dei dati). Si trova tutto nel profilo appositamente creato sulla piattaforma GitHub: https://github.com/immuni-app


Sembra tutto chiaro e tutto compiuto... ma manca un pezzo fondamentale: i termini d'uso dell'applicazione (vedi il testo integrale). I termini d'uso sono un negozio giuridico autonomo rispetto alla licenza d'uso: sono in sostanza il contratto tra il fornitore del servizio (che in questo caso è il Ministero della Salute) e l'utilizzatore del servizio. A volte i termini d'uso integrano anche la cosiddetta "privacy policy", altre volte (come in questo caso) invece la privacy policy costituisce un documento a sé stante (vedi). Anche la informazioni relative al copyright a volte vengono integrate all'interno dei termini d'uso; ed è ciò che avviene con l'articolo 2 dei termini d'uso di Immuni, intitolato appunto "Licenza".
Ed è qui che arrivano i problemi.
Il testo dell'articolo 2 è molto breve ed è il seguente:
In forza dei presenti Termini di utilizzo, ti viene concessa una licenza d'uso non-trasferibile sull'App e, ai sensi della licenza AGPL v3, sul codice sorgente dell'App. Il codice sorgente è disponibile nei repository Github dedicati.
Quali sono i problemi di questo articolo?

Ci sono alcuni problemi minori e meramente stilistici. Ad esempio è sempre consigliato indicare anche il link al testo della licenza (eccolo) in modo che chi non ha mai sentito parlare della stessa possa almeno conoscerne le condizioni. Inoltre in generale, se anche la sintesi è da considerare un pregio, la mancanza di chiarezza è invece sempre un difetto in ambito giuridico; quindi forse spendere qualche parola in più non avrebbe fatto male.

Ci sono poi problemi sostanziali e che richiedono approfondimento. Il problema più evidente, che si nota anche senza essere grandi esperti di licenza open, è la potenziale contraddizione e antinomia che si crea tra la frase "ti viene concessa una licenza d'uso non-trasferibile sull'App" e l'inciso che segue "ai sensi della licenza AGPL v3". Ci si chiede: ma quindi ci sono due licenze? Inoltre, contraddizione nella contraddizione: perché parlare di una fantomatica licenza non-trasferibile per poi associarla a una licenza open source e copyleft, che per definizione è trasferibile? Oppure in questo caso l'aggettivo "non-trasferibile" va inteso in qualche altro modo? E se così fosse, perché non fornire quindi una definizione (il classico "per non-trasferibile si intende...")?
Ma il film diventa thriller quando si arriva a leggere "sul codice sorgente dell'App". Perché a quel punto i dubbi iniziano a farsi concreti e arriviamo a porci la domanda principale: non sarà forse che il fornitore del servizio (che è anche titolare del copyright e quindi licenziante dell'opera) ci sta proprio dicendo che la licenza AGPL v3 secondo lui si applica solo al codice sorgente, mentre nell'App ci sono altre componenti che non fanno parte del codice sorgente fornito e che quindi non sono da considerare open source?
In altre parole, questo articolo 2 è stato solo scritto in modo poco chiaro, oppure stanno cercando di dirci qualcosa con parole un po' criptiche?

Io non ho le conoscenze tecnologiche e non sono sufficientemente coinvolto nelle varie discussioni di queste settimane per ipotizzare una risposta a questa domanda. Ma confido che prima o poi si faccia maggiore chiarezza. E possibilmente che questa chiarezza sia fatta prima della fine dell'epidemia, dato che già mi pare di poter registrare un "leggero" ritardo nella diffusione di questa app.


PS: alcuni mi hanno segnalo che hanno trovato strana la dicitura "Copyright (c) 2020 Presidenza del Consiglio dei Ministri" su un app che è rilasciata con licenza open source e copyleft. Questo non è strano; l'indicazione di copyright indica la titolarità dei diritti e l'anno in cui è stata pubblicata l'opera. Non dice una cosa falsa (il copyright è in effetti della Presidenza del Consiglio ed è iniziato nel 2020) e non crea conflitto con la licenza. Ovviamente, per completezza e chiarezza, bisognerebbe di seguito indicare anche la licenza.

domenica 24 maggio 2020

Insegnare e fare musica rispettando il diritto d'autore: webinar gratuito

Domani alle ore 16 terrò un webinar di circa 45 minuti intitolato "Insegnare e fare musica rispettando il diritto d'autore", all'interno dell'iniziativa nazionale “La musica unisce la scuola - Rassegna Musicale Nazionale delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado" promossa da INDIRE e dal Comitato Nazionale per l'apprendimento pratico della musica.
La partecipazione è libera e gratuita. Tutte le informazioni sull'iniziativa sono disponibili sul sito ufficiale http://lamusicaunisce.indire.it/.


Abstract del webinar 
L'insegnamento della musica è una di quelle branche della didattica che deve necessariamente confrontarsi con il problema del diritto d'autore, per il semplice fatto che il lavoro di docenti e allievi si basa su opere creative e a volte porta proprio alla stesura di nuove opere.
È quindi importante che sia i docenti che gli allievi abbiano un minimo di infarinatura sui principi del diritto d'autore in modo da poter tutelare meglio i propri diritti e dall'altro lato in modo da rispettare i diritti degli altri autori.