giovedì 26 luglio 2018

Alice e l’effetto “pig-maglione” | Cap. 4, Par. 5 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 5 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Una storia simile, sempre di valori distorti e di atteggiamento narcisistico e antirelazionale, vede come protagonista Alice, una donna “in carriera” di trentaquattro anni, brillante, autonoma, piacente; dotata di un certo potenziale emotivo ma troppo “centrata su se stessa” per poterlo esprimere.
Alice un giorno durante un meeting di lavoro incontra Stefano, un libero professionista di qualche anno più grande; e tra i due nasce subito intesa e forte attrazione. Iniziano quindi a frequentarsi per qualche mese.
Lei, come il protagonista della storia che ho raccontato poc’anzi, è abbastanza ossessionata dalla forma e, di converso, poco attenta alla sostanza delle cose. Molto concentrata sull’apparire (sia come lei deve apparire agli occhi degli altri, sia come gli altri appaiono ai suoi occhi), si gratifica con costante attività di shopping in negozi di abbigliamento e accessori, possibilmente di marca. Stefano al contrario è una persona molto più spontanea e informale, ma comunque educata, corretta, affidabile; con degli interessi più che altro di carattere culturale e di impegno sociale.
Nonostante queste differenze di approccio alla vita, i due trovano molti punti in comune e cercano di coltivare una relazione sana. In realtà, come vedremo, è più che altro Stefano a porsi in un atteggiamento di autentica apertura alla relazione.
Alice ha il privilegio di vivere in una delle città più belle d’Italia, meta turistica per milioni di persone ogni anno, in quanto piena di attrazioni culturali ineguagliabili. Stefano invece viene da un piccolo centro della provincia e, grazie a maggiore elasticità sul lavoro, si rende fin da subito disponibile a farsi carico lui di buona parte degli spostamenti; infatti nei circa quindici weekend su cui si estende la relazione, il più delle volte è lui a recarsi nella città di Alice. Lo fa anche con piacere, dal momento che la vede come un’occasione per visitare la città; e comunque, rispetto alla vita di provincia, la grande città consentirebbe alla coppia nascente di avere una più ampia scelta di attività da svolgere insieme.
Ciò nonostante, ogni volta che Stefano arriva a casa di Alice, trova una certa ignavia e una certa resistenza a qualsivoglia proposta di attività culturale. A ogni proposta di visitare un museo, una mostra, un palazzo storico, di andare a uno spettacolo teatrale, o anche solo al cinema, Alice risponde con freddezza proponendo per contro di stare in casa a guardare serie televisive oppure di fare un giro per negozi e centri commerciali. Il meccanismo perverso utilizzato da Alice è: “Dai, così compriamo qualcosa per te.” E ogni volta Stefano si trova a rientrare dal weekend romantico con una camicia nuova, un maglione nuovo, una cintura nuova… alcuni gentilmente donati da Alice, altri pagati da lui ma scelti rigorosamente da lei.
Stefano, che oltre essere molto innamorato è anche per sua indole aperto alla relazione e quindi anche disposto ad accettare comportamenti abbastanza lontani dal suo modo di vivere, sta al gioco e cerca pian piano di far emergere i punti di connessione tra i propri desideri e quelli della nuova partner. Chiaramente lo fa nella speranza che dall’altra parte vi sia più o meno la stessa intenzione e apertura. Pia illusione; davvero ingenuo aspettarsi apertura da una persona che mostra quel set di valori e che lancia tali segnali di superficialità e di rigidità.
Il comportamento di Alice è infatti palesemente chiuso ed egocentrico. Non c’è una minima attenzione ai desideri del partner e non c’è nemmeno un riconoscimento dello sforzo fatto da lui per cercare amorevolmente di assecondarla. La spinta di Alice verso l’acquisto di vestiti per lui non è affatto un gesto di affetto (come può sembrare), ma un tentativo di rendere Stefano più consono ai suoi canoni di stile e abbigliamento. Un pericoloso effetto Pigmalione, basato però più questioni estetiche che su questioni comportamentali (anche perché Stefano è sufficientemente maturo ed educato da non averne bisogno).

Tornando alla nostra amata metafora, il gioco si risolve nel far indossare a Stefano i costumi di corte, in modo che possa meglio “intonarsi” con gli arredi del castello e trasformarsi presto nel migliore dei cortigiani, nel preferito paggio di corte.
Un gioco così lontano da un’idea autentica di relazione non può che rompersi presto. E la rottura avviene la volta in cui Stefano si reca nella città di Alice in occasione del compleanno di lei; l’idea è di cenare da lei, alla presenza dei suoi familiari; occasione anche per una presentazione un po’ più ufficiale. Arrivato, Stefano trova Alice abbastanza nervosa e distaccata. Lui le ha portato un regalo e anche dei prodotti tipici della sua zona per la cena. Lei in realtà è più che altro interessata a mostragli il nuovo colore di capelli e il nuovo cappotto compratole da uno zio; e lascia il regalo in un angolo, ancora impacchettato.
Il sabotaggio è già in atto nella testa di Alice; e Stefano ha poco da fare, se non cercare di assecondarla per l’ennesima volta e sperare che il nervosismo sfumi da solo lasciando il campo a qualche slancio di empatia e affetto. Ma in prossimità della cena e dell’arrivo degli ospiti, lei si fa particolarmente intrattabile e inizia a fare osservazioni fuori luogo a Stefano. Lui, pur con grande amarezza in cuore, cerca di non far percepire il suo disagio e trascorre la cena con diplomazia e sorrisi di circostanza.
Gli ospiti se ne vanno, passa la notte e arriva la mattina successiva, senza che però Alice cerchi di rientrare in contatto emotivo con Stefano. La sua chiusura e rigidità rimangono e sembrano addirittura aumentate; lui capisce che è il momento di andarsene e non tornare più. Al momento dei saluti lei, cercando in qualche modo di dare una spiegazione a quel triste crollo del castello, gli dice il classico: “eh sai, siamo molto diversi.”. Lui se ne va pensando tra sé e sé: “sì, per fortuna”.

È passato molto tempo ormai e Stefano, quando ci troviamo per una birra dopo la palestra, ogni tanto trova ancora occasione di tornare sull’argomento. Ripensando a quei mesi, si accorge che di quella relazione (rivelatasi poi una pseudo-relazione) gli sono rimasti dei bei maglioni, delle belle camicie, un paio di occhiali da sole griffati, e tanti momenti emotivamente aridi.
Non so bene come l’abbia presa Alice, dato che non ho avuto modo di incontrarla dopo la loro rottura. Ma visto il personaggio, si sarà autoconvinta che è finita così perché semplicemente Stefano non era l’uomo adatto a lei, dato che non si era prestato a vestire i panni del paggio di corte e ad adeguarsi allo stile di vita del castello. E si sarà rimessa su Tinder per avviare nuovamente la “lotteria”.

domenica 22 luglio 2018

Dura la vita nella radura | Cap. 1, Par. 2 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 2 del capitolo 1 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/).
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Chi nella radura ci è stato davvero, sa che non ha senso “fare i fenomeni” e atteggiarsi come chi nella radura si muove con massima confidenza e serenità, sentendosi “in the place to be”. La vita nella radura, soprattutto d’inverno quando il freddo si fa tagliente e la luce scarseggia, è difficile e mette tutti alla prova.
L’atteggiamento spavaldo non porta molto lontano. Sono invece umiltà e coraggio i due requisiti essenziali per sopravvivere nella radura; lo sottolinea anche Zygmunt Bauman nel suo “Amore liquido”, quasi riferendosi anch’egli alla metafora della radura:
Umiltà e coraggio [...] sono qualità entrambe indispensabili, in dosi massicce, ogni qualvolta ci si addentra in una terra inesplorata e non segnata sulle mappe; e quando tra due o più esseri umani scocca l’amore, è proprio in questo tipo di territorio che vengono spinti.[3]
Siamo tutti nati nel castello del nostro nucleo familiare e poi magari ci siamo costruiti il nostro; e solo pochi possono dire di essere veri “animali da radura”. Qualcuno è in effetti stato indotto a uscire dal castello prima di altri e quindi ha avuto modo di ambientarsi meglio. Ma sappiano tutti che la società occidentale contemporanea, e quella italiana particolarmente, tende a ritardare l’uscita dal castello e in alcuni casi – come spiegheremo meglio più avanti – favorisce il passaggio da castello ad altro castello, senza che le persone abbiano nemmeno l’occasione di provare l’ebbrezza di un giro anche solo “di prova” nella radura delle relazioni autentiche.
Quand’anche si avesse un po’ di predisposizione alla vita “selvatica”, una cosa rimane certa: stare nella radura costa fatica, provoca incertezza, mette alla prova e fa emergere i nostri limiti. Fuori di metafora: le relazioni di coppia sono qualcosa di estremamente complesso e imperscrutabile (che poi è il leitmotiv di questo libro). Chi lo nega è perché tendenzialmente non ha mai conosciuto la radura vera, perché è rimasto sempre nel castello o magari ha solo fatto qualche giro nei cortili attorno al castello, illudendosi che si trattasse della vera radura.
Perciò, salvo qualche caso eccezionale, coloro che popolano la radura vanno in giro affaticati, sudati, con i vestiti sdruciti e con qualche cicatrice addosso. Si riconoscono facilmente e solitamente tra loro si accende una certa empatia e comprensione reciproca. “So cos’hai dovuto passare per arrivare qui” sembrano dirsi con lo sguardo. E se anche non hanno intenzione di fare un pezzo di strada insieme, cercano almeno di “scambiarsi qualche informazione utile: “se prendi quel sentiero trovi un bosco tranquillo in cui passare la notte”, “non andare verso nord perché ci sono i lupi”...
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[3] Bauman, Amore liquido, pag. 12.

venerdì 20 luglio 2018

Vincoli alla diffusione dei documenti di archivio: mio intervento per la Summer School Archim

La mia stagione di docenze si conclude con un intervento presso la "Summer School Archim 2018" che si tiene a Trento la prossima settimana presso la Fondazione Ing. Lino Gentilini e che è organizzata da Arch.I.M. (Archivisti in movimento) con la collaborazione della Fondazione stessa e dello Studio Associato Virginia.
Il mio intervento si terrà martedì 24 luglio nel pomeriggio (dalle 14:30 alle 16:30 circa) e avrà come titolo "Vincoli alla diffusione dei documenti di archivio: tra proprietà intellettuale, privacy e altri diritti" e cercherà di fornire una panoramica su tutte quelle barriere di carattere giuridico che vincolano la libera diffusione dei documenti di archivio.
Appena possibile condividerò le slides e, se riuscirò, farò anche un video dell'intervento.

Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito.

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Le slides utilizzate per il seminario



giovedì 19 luglio 2018

7 modi per aiutarmi a promuovere il libro "Cronache dalla radura"

In queste settimane trascorse dall'uscita di “Cronache dalla radura” (leggi la scheda di presentazione qui https://aliprandi.org/radura/), in molti mi avete espresso il vostro sostegno “morale” all'iniziativa e per questo vi ringrazio tutti sentitamente. Se però qualcuno volesse fare qualcosa di più per aiutarmi e passare dal semplice sostegno morale a un sostegno più concreto, questo è il momento per farlo.
Infatti, se da un lato con questo libro mi rivolgo a un pubblico più ampio (il tema relazioni può indubbiamente destare interesse in qualsiasi tipo di lettore rispetto al più tecnico e specialistico tema del diritto d'autore), dall'altro non potrò far leva sui canali su cui normalmente promuovo e diffondo le mie iniziative (legati all'ambito giuridico o tecnologico).
Perciò qualsiasi tipo di aiuto che mi permetta di arrivare a un pubblico più ampio sarà sicuramente prezioso. Ovviamente il modo migliore per promuovere un libro è comprarne una copia e dire a tutti di averla comprata. Ma anche ricondividere/retwittare i miei post relativi al libro è un ottimo aiuto; oppure anche pubblicare una recensione dell'opera o farmi un'intervista.
In questa grafica ho ironicamente individuato sette modi molto semplici con cui potete aiutarmi nella promozione del libro. Eccoli. Mi raccomando, conto sul vostro aiuto.
1. Diffondere sui vostri social i miei post relativi al libro (nb: compreso questo)
2. comprare una copia del libro
3. regalare una copia del libro
4. organizzare una presentazione del libro (in libreria o presso associazioni)
5. scrivere una recensione o farmi un'intervista dedicata al libro
6. chiedere alla propria biblioteca di ordinare il libro
7. parlarne (bene!) ai vostri amici



martedì 17 luglio 2018

La gestione del copyright online: conoscere e usare le Creative Commons. Corso per AIB Lazio

Lunedì 24 settembre, a Roma (nella sede della Banca d’Italia presso Villa Huffer in via Nazionale n. 191), terrò un corso per AIB Associazione Italiana Biblioteche - Sezione Lazio intitolato "La gestione dei diritti d’autore online. Conoscere e usare le licenze Creative Commons".
Riporto di seguito le informazioni principali sulla giornata di formazione mentre rimando all'apposita pagina del sito di AIB Lazio per maggiori dettagli in merito alle modalità di iscrizione e di accreditamento.


DESCRIZIONE
Il corso mira a dare una panoramica sul diritto d’autore in ambiente digitale, con una particolare attenzione ai temi del copyleft e delle licenze Creative Commons. Il corso è destinato a tutti quei bibliotecari coinvolti nella gestione di contenuti digitali in linea o che intendano approfondire il tema del diritto d’autore nell’ecosistema digitale.
Al termine del corso i partecipanti saranno in grado di utilizzare consapevolmente le differenti tipologie di licenze Creative Commons in relazione alle specifiche esigenze della propria istituzione.

ALTRE INFORMAZIONI
Area tematica e codice OF: 7.1 Diritto d’autore (Copyright). Qualificazione EQF: livello 7
Iscrizioni aperte fino al 18 settembre attraverso apposito modulo. Numero massimo di iscritti: 30.

PROGRAMMA

  • 9.00-11.00 – Premesse: Principi di base del diritto d’autore (che cosa tutela, come si acquisisce, quali diritti entrano in gioco). Pubblico dominio e libere utilizzazioni in ambito bibliotecario. La gestione dei diritti d’autore: termini d’uso, contratti e licenze.
  • 11.00-13.00 – La gestione dei diritti in ottica Open Access. Le licenze Creative Commons
  • 13.00-14.00 – Pausa pranzo
  • 14.00-15.00 – Analisi delle licenze Creative Commons. Best practices e casi concreti: dimostrazione in aula di corretta applicazione sul web delle licenze.
  • Lavori di gruppo in aula
  • 15.00-16.30 – Esercitazione / lavoro dei corsisti / domande e risposte
  • 16.30-17.00 – Test di verifica finale 

Per organizzare un corso simile, contattami attraverso il form contatti del mio sito.


lunedì 16 luglio 2018

La metafora del castello e della radura | Cap.1, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 1 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/).
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Immaginate un’ambientazione psuedo-medievale come quella dei film fantasy, fatta di castelli arroccati e lande oscure, di radure nebbiose, foreste, fiumi e paludi. In questo panorama, qua e là si trovano anche dei castelli, solitamente ben protetti da mura, fossato, ponte levatoio. Ogni castello appartiene a un unico castellano, il quale lo abita, lo mantiene, lo difende, lo arreda, lo abbellisce… e ogni tanto decide di ospitarvi qualcuno o addirittura di dare dei ricevimenti. A volte il castello viene anche assediato da qualche forestiero proveniente dalla radura e il castellano deve scegliere se difendersi (e magari rinforzare ulteriormente le mura e il fossato) oppure scendere a patti con l’invasore e condividere con lui la sua corte.
Tuttavia, benché il castello sia dotato di tutte le comodità e magari anche di paggi e damigelle di corte, arriva un momento in cui il padrone del castello inizia a percepire poco appagante la sua vita all’interno delle mura. Può sembrare paradossale ma solitamente questo accade quando il castellano ha terminato i lavori di arredamento e di abbellimento del suo castello. Proprio quando tutto sembra pronto per potersi godere la vita nella sua reggia, egli si accorge che non è rimanendo lì nella sua reggia che può essere realmente felice.
Che fare allora? I più prudenti lasciano semplicemente il ponte levatoio abbassato e ordinano alle guardie di rinfoderare le spade e di permettere ai forestieri di entrare all’interno delle mura. I più audaci invece prendono una borsa con le provviste ed escono nella radura a vedere com’è il mondo al di fuori del castello.
Lì nella radura il castellano inizia a sperimentare i suoi limiti, ad avere paura, a sentire la solitudine, ma nello stesso tempo capisce che lì ci sono tante cose intriganti da conoscere e che se le stava perdendo. È così che pian piano inizia a mettere a fuoco che i forestieri che vagano per la radura come lui, e che a volte hanno provato ad assediare, il suo castello altro non sono che suoi pari, castellani come lui, abitanti di castelli limitrofi, che semplicemente avevano sentito un po’ prima di lui l’esigenza di andare a esplorare la radura.
Alcuni di questi hanno la fortuna di trovare altri castellani con cui unire le forze, stringere alleanze, fondere le loro proprietà terriere e magari costruire insieme un castello ancora più bello e grandioso. Altri, sopraffatti dallo sconforto, dalla stanchezza, o anche dalla pigrizia, decidono di “rientrare nel proprio castello e tornare alla vita di prima. Una cosa è però certa: anche questi secondi, quando faranno ritorno nel proprio castello, non saranno gli stessi di prima; saranno infatti cresciuti, avranno aperto le loro vedute; e sicuramente, quando qualcuno busserà alla porta del castello, saranno sicuramente più ospitali e disponibili di quanto non fossero in origine.
Uomo forte e giovane a quante donne hai sorriso già? 
Ridi, non avere paura, il castello è lontano ormai. 
Bacia il tuo destriero, ridi Boccadoro, che la foresta è tua. [2]
La metafora è quindi completa. Il castello rappresenta appunto la nostra area di comfort, quella che ci siamo formati in base alle nostre esperienze e in base anche alla matrice affettiva da cui proveniamo (ambiente familiare, amici, colleghi), quella in cui ci sentiamo signori incontrastati e in cui ci muoviamo pienamente a nostro agio. D’altronde, è stata costruita da noi e su misura per noi; come potrebbe essere diversamente?
La radura è invece la vita relazionale, quella vera, quella che ci espone e ci disorienta, cioè quella fatta di relazioni autentiche, basate sul confronto, sull’incontro... e a volte anche sullo scontro.
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[2] Tratto da “Boccadoro”, brano dei Timoria dall’album “2020 Speedball”.

martedì 10 luglio 2018

L'indice completo del libro "Open Source, software libero e altre libertà" di Carlo Piana

Riporto di seguito l'indice completo del libro "Open Source, software libero e altre libertà. Un'introduzione alle libertà digitali" di Carlo Piana. Maggiori dettagli sull'opera, qui.


  • Prefazione (di Roberto Di Cosmo)
  • Introduzione
  • Brevi cenni sull’universo (aperto)
    • Ecce homo restrictivus!
    • I benefici dei commons e la tragedia degli anticommons
    • Gli strumenti dei commons sono strumenti legali
    • Il copyleft
    • Prime conclusioni

  • Una breve storia personale del software libero
    • In principio era l’ignoranza
    • E l’ignoranza si fece approssimata conoscenza: il misterioso “codice sorgente”
    • Tre protezioni su un unico oggetto
    • Le licenze
    • La seconda fase: il copyleft
  • Le licenze di software libero (open source)
    • Software libero, software non libero; software open source, software non open source
    • La Open Source Definition
    • Proliferazione
    • Le famiglie delle licenze: divisione tra vari livelli di copyleft
    • Licenze non copyleft
    • Licenze di copyleft forte
    • Licenze di copyleft debole
    • Il copyleft “di rete”
    • Concludendo
  • Licenze di software libero e modelli di business
    • Viene prima l’uovo o la gallina?
    • Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato, qualcosa di rosso
    • Scegliamo la licenza, no, il modello di business, no, cosa?
      • Dual licensing
      • Open Core
      • Subscription/personalizzazioni ibridi
      • Modelli di subscription “puri”
      • Il marchio
    • Conclusioni
  • I contenuti open e le Creative Commons
    • Le Creative Commons: una famiglia di licenze “open” (ma anche non) per i contenuti creativi
    • Attribution (by)
    • Share alike (SA)
    • Non Commercial (NC)
    • No derivatives (ND)
    • Così quante ne abbiamo?
    • Creative Commons Zero (CC0)
    • Come applicare la licenza a un contenuto
    • Conclusioni
  • Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama
    • La scomparsa del diritto di panorama
    • Il copyright sulle opere architettoniche
    • Un po’ di analisi economica
    • Sulla Tour Eiffel, a più di settant’anni dalla morte dell’autore
    • Conclusioni
  • Standard e open standard, il diavolo si annida nei dettagli
    • C’è standard e open standard
    • Standard Aperti
      • Uno standard è aperto quando è accessibile
      • Uno standard è aperto quando è gestito imparzialmente
      • Uno standard è aperto quando non discrimina
    • Standard e brevetti: questo matrimonio non s’ha da fare (rinvio)
    • OOXML e altri orrori
  • Open standard e brevetti
    • La funzione dei brevetti nell’economia
      • La teoria economica fondamentale
      • La limitazione della protezione è funzionale allo sviluppo della tecnologia nel settore protetto
      • Il cross licensing, il primo fallimento
    • I brevetti tecnologici
    • Entrino gli standard (nel software)
      • Il gioco degli standard e dei brevetti “necessariamente violati”
      • Le licenze RAND e i patent pool
      • Le licenze RAND e le licenze di Software Libero / Open Source
  • Brevetti e software: per chi suona la campana?
    • La sentenza e i precedenti
    • Dissenting e concurring opinion
    • Il caso contro i brevetti software del Giudice Mayer
      • L’ambito di protezione è sproporzionato al valore di ciò che viene “rivelato”
      • L’incentivo all’innovazione viene dato in un momento sbagliato
      • Il loro mero numero ne fa un problema in sé
      • I brevetti software per loro natura mancano dei naturali confini che i brevetti in altri campi offrono
    • È tutto?
  • I dati aperti (open data)
    • Come si chiudono i dati
      • Dati chiusi perché non rivelati, o segreti
      • Dati chiusi perché oggetto di un diritto di privativa
      • Dati chiusi perché illeggibili
      • Dati semi-chiusi perché diffusi solo in forma aggregata o con insufficiente dettaglio
    • Perché offrire dati aperti
      • La scelta del “se” pubblicare
      • La scelta del “come” pubblicare: la licenza

  • API e nuvole, la faccia chiusa del web
    • Un problema di disponibilità
    • Un problema di API
    • Il segreto: specifiche non documentate, che ballano il Samba
    • I brevetti
    • Copyright
    • Andiamo nelle nuvole
    • Un cenno all’antitrust e conclusioni
  • Nuvole aperte, nuvole chiuse e nuvole nere
    • Cos’è il cloud
    • Le libertà del cloud
    • Migrazione: anche una questione di costi
    • Interoperabilità
    • Sicurezza e privacy
    • Conclusioni
  • Lista delle più comuni abbreviazioni
  • Postfazione (di Simone Aliprandi)

lunedì 9 luglio 2018

Cronache dalla radura: la presentazione che apre il libro

Dal libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" di Simone Aliprandi, edito da Ledizioni nel giugno 2018 (licenza Creative Commons BY-NC 4.0). Informazioni complete sul libro e link per ordinarlo qui https://aliprandi.org/books/radura/.
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Presentazione

Il libro che state per leggere vuole approfondire il tema delle relazioni di coppia in età adulta e dei vari livelli di complessità con cui esse si scontrano. Queste pagine sono il frutto di anni e anni di riflessioni, letture, attività di autoanalisi e, come d’altronde già si può dedurre dal sottotitolo, è basato più sulle esperienze personali (mie e di persone a me vicine) che sulla sistematicità teorica.
Il libro tratta argomenti strettamente legati alla psiche e alla vita sociale, ma non vuole essere un saggio di psicologia o di sociologia; anche perché non è scritto né da uno psicologo né da un sociologo, bensì da qualcuno che semplicemente ha un certo spirito di osservazione su questi temi e che, aiutandosi con specifiche letture, ha cercato di dare una struttura organica alle sue riflessioni.

Nella scrittura e nella strutturazione dell’opera ho utilizzato le tecniche argomentative che ho acquisito con i miei studi dottorali e il mio lavoro di divulgatore/formatore, anche se le riflessioni qui esposte non hanno alcuna pretesa di essere verità assolute e tanto meno “scientifiche” (per quanto si possa parlare di “scienza” su questi argomenti). Troverete più domande aperte che risposte; non a caso alcuni paragrafi hanno un punto interrogativo nel titolo. Non troverete soluzioni ai problemi sollevati ma più che altro troverete un’analisi di tali problemi; d’altro canto ho sempre creduto che già scomporre e analizzare un problema sia un passo importante verso il raggiungimento di una soluzione. Non troverete teorie rivoluzionarie e raffinate elucubrazioni metafisiche, ma troverete più che altro vissuti personali, miei e di co- loro che mi ha raccontato la loro storia.
Confido comunque che seguire le mie argomentazioni e lasciarvi guidare nella metafora che propongo possa generare utili spunti di riflessione e di autoanalisi e che così voi lettori, rivedendo voi stessi negli esempi e negli scenari che descrivo, riusciate a trovare, ognuno secondo le proprie corde, qualche utile argomento per la crescita personale e per l’ulteriore approfondimento.
Il libro parte da due assiomi sul tema delle relazioni di coppia, due presupposti concettuali che sorreggono tutte le riflessioni esposte in queste pagine e che danno loro un senso. Si tratta di presupposti fondati anch’essi su un punto di vista personale ed esperienziale; perciò il lettore potrebbe non condividerli e, proseguendo nella lettura, potrebbe sentirsi abbastanza disorientato e stranito.
Il primo assioma è che l’essere umano non è un animale solitario e la ricerca della relazione è per lui un bisogno innato e connaturato.
Il bisogno dell’Altro è una componente intrinseca della nostra natura di esseri umani. Poiché la vita inizia con la separazione dall’altro, non smettiamo mai di cercare una possibilità di ritorno.*
“No man is an island” diceva Thomas Merton. Perciò, se siete dei felici eremiti o degli individualisti convinti, questo libro non fa per voi. Se siete impegnati in un lavoro di “autoliberazione” all’insegna dell’autonomia affettiva ed emotiva, questo libro potrebbe portarvi fuori strada. Se siete dei cinici che pensano che i problemi veri della vita siano la salute e il lavoro e che tutto il resto siano elucubrazioni per benestanti borghesi che hanno tempo da buttare... beh, in quel caso non credo nemmeno vogliate avvicinarvi a un libro su questi temi.
Il secondo assioma è facilmente deducibile già dal titolo dell’opera ed è che le relazioni di coppia in età adulta siano per loro natura qualcosa di assolutamente complesso. Tutte le riflessioni che farò saranno mirate ad approfondire questa complessità e mostrarne le sue articolazioni e implicazioni. Quindi, se pensate che in realtà le relazioni siano (o debbano essere) qualcosa di semplice e che a vederle complesse siano solo le persone problematiche, questo libro non fa per voi. Se siete della filosofia “se son rose fioriranno”, o “se non funziona si vede che non è destino”, può essere che questo libro vi disturbi.
Questo libro è per chi si è misurato con questa complessità, è rimasto disarmato di fronte ad essa, è caduto, si è rialzato ed è caduto di nuovo chiedendosi “perché dev’essere così difficile?!”. È per chi tutti i giorni cerca di convivere con questa complessità, di superarla, scoprendo quanto in realtà essa può farci crescere e maturare se riusciamo ad accettarla e comprenderla.

Il libro è diviso in quattro capitoli. Il primo capitolo è interamente fondato sulla metafora della radura e del castello, dove la radura rappresenta il luogo simbolico e ideale in cui le persone si mettono realmente in gioco per relazioni autentiche mentre il castello è la propria “comfort zone” in cui possono svilupparsi solo pseudo-relazioni. Già in questo primo capitolo, attraverso rappresentazioni metaforiche, cerco di introdurre il tema della complessità delle relazioni e di delimitare il campo d’azione delle mie riflessioni. Il secondo capitolo cerca di fare una panoramica, pur senza pretesa di completezza, sui vari livelli di complessità che si incontrano nell’avviamento e consolidamento di una relazione di coppia in età adulta. Il terzo capitolo prosegue la riflessione in ottica diacronica cercando di mettere a fuoco se e in quali termini la variabile tempo incida sulle dinamiche relazionali. Infine il quarto capitolo raccoglie le esperienze di relazioni infrantesi di fronte a uno dei livelli di complessità presentati. Si tratta di storie vissute sulla pelle mia e di altre persone che hanno voluto condividerle con me, raccontate ovviamente con un minimo di artificio narrativo per renderle non ricollegabili ai protagonisti reali.

“Ma tu non sei uno psicologo; che ne sai di certi problemi?!”, potrete dire. Certo, sono ben conscio che le dinamiche relazionali possano essere pesantemente influenzate da degenerazioni patologiche della personalità (traumi subiti e non assorbiti, particolari blocchi o fobie, oppure veri e propri disturbi di personalità). Tutte questioni molto serie e delicate che di certo elevano il livello di criticità e richiedono un inquadramento clinico da parte di professionisti specializzati e che non possono essere adeguatamente affrontate in un libro di riflessioni ed esperienze come questo. Di certo però potrete trovare interessanti spunti di approfondimento nei vari suggerimenti bibliografici che nella maggior parte dei casi rimandano a opere scritte da psicologi, psichiatri e altri esperti del settore.
Poi, diciamolo, non c’è bisogno di essere un professionista della salute mentale per sapere che le relazioni di coppia sono davvero un gran casino e spesso ci fanno diventare “matti”.

Buona lettura.