giovedì 30 agosto 2018

La playlist di YouTube e l'attacco di cuore | Cap. 4, Par. 9 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 9 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Luca è un ex musicista di quarantuno anni, oggi consulente informatico. Un giorno conosce Anna, una donna di trentacinque anni che lavora come ricercatrice tra l’Italia e Londra, e inizia tra i due una relazione molto passionale.
Un pomeriggio, una delle prima volte in cui Luca si trova ospite presso l’appartamento che lei condivide con due colleghe in zona Notting Hill, Anna entra in doccia e dal bagno chiede a Luca la cortesia di mettere su un po’ di musica. Lui, immerso pienamente nell’atmosfera londinese, va su YouTube e lancia una playlist di capolavori della musica britannica, tra cui Eric Clapton, Pink Floyd, David Bowie. Dopo circa venti minuti lei esce dal bagno e con tono di sufficienza dice: “Non ho mai fatto la doccia con della musica così brutta!”.
Luca, che fino a quel momento non aveva mai avuto particolari problemi di salute, per l’impatto di quella frase inizia a sentire una forte fitta al braccio sinistro e perde i sensi. Si risveglia nel reparto terapia intensiva di una clinica della capitale inglese; i medici gli dicono che ha avuto un principio di infarto.[39]
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[39] Attenzione, parte di questa storia potrebbe non essere vera.




mercoledì 29 agosto 2018

A Cagliari per presentare il libro Cronache dalla radura

Venerdì 14 settembre sarò ancora in terra sarda, questa volta per una presentazione del mio libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (vedi maggiori dettagli sul libro).

La presentazione si terrà presso LaFeltrinelli Point di via Paoli a Cagliari alle ore 18:30. Dialogherà con me Anna Rita Vizzari.
L'evento è organizzato in collaborazione con Lybis Agenzia Letteraria.

Accorrete numerosi e spargete la voce.
Se le condizioni tecniche lo permetteranno, proveremo a trasmettere in streaming l'evento.





EDIT: I video della presentazione (parte 1 e parte 2)






lunedì 27 agosto 2018

Carlo Piana presenta il suo libro all'Istituto Bruno Leoni di Milano

Mercoledì 5 settembre alle ore 18, presso l'Istituto Bruno Leoni (in Piazza Castello, 23 a Milano), si tiene una presentazione del recente libro di Carlo Piana "Open Source, software libero e altre libertà. Un’introduzione alle libertà digitali" (Ledizioni, giugno 2018).
Oltre all'autore, interviene Oreste Pollicino (Professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università Bocconi). Introduce e coordina Serena Sileoni (Vicedirettore generale dell'Istituto Bruno Leoni).
Ingresso libero previa registrazione nell'apposito evento su Eventbrite.

Maggiori informazioni sul libro nei link che seguono:



domenica 26 agosto 2018

Troppe aspettative sulle relazioni? | Cap. 3, Par. 4 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 4 del capitolo 3 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Più sono gli anni passati all’interno del castello e più diventiamo avvezzi alle comodità della vita di corte e insofferenti alla dura vita della radura. Perciò, pur avendo fatto la scelta di uscire dal castello e vivere nella radura, inconsciamente cerchiamo nella radura gli stessi comfort del castello. O addirittura – come spiega Hollis in Progetto Eden – attraverso le relazioni cerchiamo spasmodicamente di ricreare quel paradiso terrestre (che era il ventre materno e le cure materne dei primi anni di vita), in cui tutto ci è dato per diritto o per grazia divina, dove regna l’armonia degli opposti e la contraddizione è bandita.
La percezione delle relazioni e la consapevolezza in campo affettivo ed emotivo sono ovviamente migliorate negli ultimi decenni, come conseguenza della civilizzazione, della maggior istruzione, di una cultura più moderna e paritaria, della diffusione della psicoterapia e del coaching. Ciò ha sicuramente portato un miglioramento generale, ma al prezzo di maggiori difficoltà e di standard sempre più elevati da rispettare.
Utilizzando il classico metodo del Rasoio di Occam viene quindi da chiedersi: se le relazioni si sono fatte più complicate, non sarà perché semplicemente dalle relazioni vogliamo troppo? Facciamo qualche riflessione a riguardo.
Avete mai chiesto ai vostri nonni o anche solo ai vostri genitori come si sono conosciuti e perché avevano deciso di sposarsi? Le risposte solitamente sono di questo tenore: “Eh sai, era una brava persona... Eh sai, era tanto dolce e carina… Eh sai, mi ha scritto una bellissima lettera d’amore… Eh sai, eravamo cresciuti insieme… Eh sai, aveva una buon lavoro…” Motivazioni semplici, che ora come ora difficilmente riusciremmo a percepire come sufficienti.
Io ricordo un racconto di mia nonna, quella paterna, l’unica che ho avuto il piacere di conoscere. Nata nel 1913 e sposatasi poco più che ventenne (quindi tra le due guerre) con mio nonno che era invece del 1890 e che io non ho mai conosciuto. Quelli erano davvero “altri tempi”; tempi che sembrano così lontani (quasi un secolo fa) ma che in realtà coinvolgono solo due generazioni precedenti alla nostra. Tempi in cui ci si corteggiava ancora dandosi del lei e in cui il contatto fisico era qualcosa di assolutamente eccezionale.
Ecco, ricordo che quando ero alle scuole medie, nell’ambito di un progetto di educazione sessuale attivato nella mia classe, i docenti ci chiesero di intervistare i nostri familiari sul tema della sessualità e dell’affettività. Dovevamo in sostanza chiedere come avevano appreso le loro prime “nozioni” in materia e quando avevano avuto le loro prime esperienze. La risposta di mia nonna mi stupì e mi rimase in mente, tanto da poterla raccontare ancora adesso con una certa dovizia di dettagli. Mi disse che tutto quello che lei sapeva sul sesso l’aveva scoperto proprio da mio nonno dopo il matrimonio. E parliamo di anni in cui separazione e divorzio non erano contemplati.
Quindi rendiamoci conto del rischio che si correva a legarsi per la vita con una persona presa “a scatola chiusa” in tal modo. E se poi il sesso non avesse funzionato?! Che fare? Nulla. In fondo l’importante era essere fertili e fare almeno un paio di figli; e avere sufficienti mezzi e salute per poterli allevare. Il resto era solo superfluo contorno, “grasso che cola” di una vita di coppia che non può pretendere anche la sintonia erotica come ingrediente fondamentale. E se chiedevate a mia nonna perché avesse sposato mio nonno, rispondeva: “era una persona per bene, di buona famiglia, con un buon lavoro; e poi era anche un bell’uomo”.
A tal proposito non posso fare a meno di citare la suggestiva fotografia fornita da Mirko Volpi nel suo “Oceano Padano” sul tema del corteggiamento e delle relazioni di coppia nelle campagne padane ai tempi dei nostri nonni (Volpi è più o meno mio coetaneo).
Nei tempi andati e gentili, [...] “parlare a qualcuno” significava “essere fidanzati” con qualcuno, intrattenere una relazione amorosa che preludesse ovviamente [...] al matrimonio. Lo stesso drappeggio di pudore soffocava ogni aperto riferimento, oscurava verbalmente non solo qualsiasi accenno alla fisicità, alla carnalità di un rapporto nascente, ma persino l’esplicitazione della dimensione sentimentale l’anche timida e delicata dichiarazione del proprio [...] amore. Il parlarsi era già indizio chiaro e sufficiente a individuare il commercio che si stava intrattenendo. [...]
Mia nonna parlava, da ragazza, a un tale di un paese vicino; ma si parlavano muti, lei in piedi in mezzo al suo cortile dopo aver sbrigato qualche faccenda, e lui dall’altra parte della strada seduto di traverso ai tavoli dell’osteria. [...] Si guardavano senza mai dirsi nulla, erano andati avanti per un bel pezzo, e tanto era bastato a farle credere che “si parlassero” seriamente. Poi lui si fidanzò, ma realmente, con un’altra, che poi sposò, e lei, mia nonna, gli serbò rancore per anni. Come per un imperdonabile tradimento, la violazione di un codice sacro.[30]
In sostanza, tutto era molto più semplice; bastava poco per dire “quella è la persona giusta” e le aspettative sulle relazioni erano decisamente più basse.
Adesso invece vogliamo tutto. Vogliamo la sintonia intellettuale, la sintonia culturale, la sintonia sessuale, la sintonia progettuale, la compatibilità caratteriale, lo stesso stile di vita, una parità reddituale. Insomma, vogliamo un puzzle fatto di tanti pezzi che però sono difficili da trovare tutti insieme e da incastrare tra essi; e non ci sentiamo soddisfatti fin quando il quadretto non è completo.
Non solo. Come spiegherò diffusamente nei prossimi paragrafi, più si va avanti con l’età, e più si elevano i nostri standard, non tanto sulle caratteristiche del partner quanto sulla qualità della relazione e su ciò che vogliamo da una relazione. L’effetto collaterale è ovviamente quello di un aumento delle nostre aspettative sulle relazioni e un aumento della complessità percepita.
Dunque, se da un lato questo “volere di più” rappresenta un’evoluzione, un segnale di una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali, dall’altro la tendenza al perfezionismo rischia davvero di irrigidirci. Come dice la saggezza popolare, il meglio è nemico del bene. E in questo campo il meglio spesso lo si ottiene proprio quando nella relazione si è entrati e si è investito. Pretendere di avere un “meglio a priori” è già sintomo di un approccio “biased” alle relazioni.

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[30] Volpi, Oceano Padano, Laterza, 2015 (pag. 54).

sabato 18 agosto 2018

Tempi e ritmi delle relazioni | Cap. 3, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 3 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Se già trovare un compagno di viaggio con cui esplorare la radura è difficile per i vari motivi che abbiamo illustrato, ancora più difficile è trovarlo nel momento giusto. E qualora si riuscisse a trovarlo nel momento giusto, bisognerebbe fari i conti con i suoi diversi ritmi, con i suoi diversi “tempi”. Noi abbiamo un passo mentre lui ne ha un altro; noi siamo più propensi ad esplorare la radura alla mattina presto e riposarci nel pomeriggio, mentre lui preferisce dormire fino a tardi per poi mettersi in viaggio nel pomeriggio; noi preferiamo fare lunghe esplorazioni e poi fermarci a riposare per qualche giorno, mentre lui preferisce procedere per piccole tappe.
Nel costruire una relazione, può esserci il “diesel” che ha bisogno di carburare con calma per sentirsi a suo agio in una relazione; può esserci chi invece ha dei tempi più compressi e ha bisogno di sentire un certo ritmo. Non tutti siamo uguali su questo piano e quindi effettivamente un altro livello di criticità per la costruzione di una relazione è proprio riuscire a capire e accettare i tempi del partner e possibilmente impegnarsi per arrivare a una progressiva sincronizzazione. Certo, la pazienza, il saper aspettare, il lasciar sedimentare fatti e sentimenti, il seminare e rimanere serenamente in attesa per vedere sbocciare qualcosa di buono, sono traguardi che si raggiungono con l’avanzare dell’età. Ma indubbiamente le coppie che hanno progetti a lungo termine devono imparare a gestire questo aspetto, a qualunque età. Non sentire e non comprendere i tempi del partner è un altro forte segnale di mancanza di empatia e di intelligenza emotiva. Imporre i nostri tempi al partner, forzare il partner a seguire i nostri ritmi, senza passare attraverso il dialogo, la condivisione e la negoziazione, è solo un altro modo per cercare di portarlo dentro il nostro castello e addomesticarlo.
Di storie di persone che hanno forzato i tempi di una relazione rovinando tutto ne avrei a bizzeffe, e ci vorrebbe un libro a sé per raccontarle. Dagli uomini che per andare al sodo sessualmente sviliscono la bellezza di un sentimento che si stava radicando; a donne che ossessionate da traguardi come il matrimonio, la convivenza, la maternità iniziano a irrigidirsi e a mettere il partner di fronte a prove e ultimatum inutili e inopportuni.
Sono tutti comportamenti figli dell’insicurezza e della debolezza; perché in fondo è proprio vero che la pazienza è la virtù dei forti, anche nelle dinamiche relazionali. 

martedì 7 agosto 2018

Protection of users in the platform economy: indagine sulle piattaforme digitali della sharing economy

Raccolgo con piacere l'invito dell'amica Rossana Ducato a diffondere la notizia di una indagine sul tema a me molto caro delle piattaforme digitali della sharing economy intitolata "Protection of users in the platform economy: mapping the scenario".
A mio tempo (nell'ormai lontano 2011) in vista della mia tesi di dottorato avevo condotto un'indagine simile sul tema della percezione sociale del diritto d'autore nell'era digitale (vedi i risultati della ricerca sul sito http://copyrightsurvey.blogspot.com/) e so quanto sia difficile raccogliere risposte a questo tipo di iniziative.

L'indagine è condotta Cynthia Delronge, Rossana Ducato, Anne-Grace Kleczewski ed Enguerrand Marique, un gruppo di ricercatori in scienze giuridiche, coordinato dal Prof. Alain Strowel, presso la UCLouvain e l’Université Saint-Louis – Bruxelles (Belgio).
Il gruppo sta conducendo la sua ricerca nel campo della regolamentazione delle piattaforme online e, in particolare, sta lavorando a questi due progetti di ricerca:
  • “The Internet of Platforms (IoP): an empirical research on private ordering and consumer protection in the sharing economy” affronta la tematica della mancanza di trasparenza nelle transazioni dell’Internet delle piattaforme, proponendo soluzioni e raccomandazioni per migliorare l’informazione che gli utenti ricevono da e sulla piattaforma.
  • “Protection of users in the platform economy: a European perspective”, ha come obiettivo l'elaborazione di policy per risolvere le lacune di protezione in cui possono incorrere i partecipanti alle iniziative di sharing economy.
Come spiega il gruppo di ricercatori nella pagina di presentazione della survey, "l’indagine che stiamo effettuando costituisce un tassello importante per la nostra ricerca e il presente questionario ci aiuterà a comprendere: quali sono le abitudini di utilizzo delle piattaforme di sharing economy da parte dei consumatori; quali sono i problemi, gli ostacoli o le difficoltà riscontrati dagli utenti."

Vi invito quindi a dedicare qualche minuto alla compilazione del questionario, che è disponibile in inglese, francese e italiano a vostra scelta. Sono sicuro che i risultati raccolti verranno poi condivisi con la comunità scientifica e porteranno a conclusioni molto interessanti.
NB: Affrettatevi; la survey è aperta fino alla fine di agosto.




lunedì 6 agosto 2018

La borsa da computer che costa più del computer | Cap. 4, Par. 4 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 4 del capitolo 4 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Nicola è un mio amico (in realtà ora non lo è più) conosciuto attraverso contatti lavorativi e con cui abbiamo avuto modo di condividere un paio di vacanze. Lavora per una grande società di rating in Svizzera e ogni tanto viene mandato a Milano; è lì infatti che ci siamo conosciuti. È originario di Napoli, “di Napoli Vomero” tiene a sottolineare, perché – sostiene senza nemmeno troppo scherzare – “i veri napoletani sono solo quelli di Vomero e Chiaia”. E spesso si vanta delle sue origini altolocate nei quartieri alti della capitale campana, delle sue vacanze trascorse a Porto Cervo, della sua appartenenza a circoli sportivi di elite, della sua casa vista mare. Io, umile campagnolo originario della provincia lombarda, abbasso la testa e non mi metto a discutere.
È una persona indubbiamente brillante ed elegante, ma è letteralmente ossessionato dalla forma e dallo stile. È la classica persona che giudica gli altri sulla base dell’abbigliamento, osserva in maniera maniacale gli abbinamenti cintura-scarpe, il colore delle cravatte che mettono i suoi interlocutori. Continua a comprare vestiti, orologi, accessori per l’auto, ben oltre quanto sia necessario; “comprare queste cose mi gratifica”, dice, e in effetti pare non avere altre forme di gratificazione (hobby, attività culturali) od obiettivi particolari al di fuori della carriera lavorativa.
Valuta il valore di un cliente sulla base delle poltrone che ha scelto per i suoi uffici e, cosa ben peggiore, valuta il valore delle persone sulla base dello stipendio e della posizione lavorativa; e ha altri atteggiamenti del genere, davvero molto lontani dalla mia forma mentis. Ricordo che qualche volta è stato sgradevole anche con me, facendomi annotazioni sarcastiche e fuori luogo sul colore della camicia o sulla fantasia della sciarpa che avevo indossato durante una delle nostre serate milanesi.
Tuttavia questa sua iper-attenzione per l’abbigliamento non va di pari passo con la cura del suo aspetto fisico. Non ha alcun interesse a tenersi in forma e infatti iniziano a notarsi la pancetta e le spalle ricurve. Ma ovviamente, nessun problema; perché – secondo lui – basta metterci sopra la giacca giusta e nulla si nota.
Va in giro con una valigetta griffata pagata quasi tremila euro, ma dentro ci mette un computer “scassone” da 350 euro. Un giorno, dopo averlo sentito lamentarsi per l’ennesima volta dell’inefficienza del suo laptop, gli faccio notare che forse sarebbe meglio spendere qualche euro in meno per la borsa e qualche euro in più per il computer. La sua risposta è molto rappresentativa della sua mentalità: “sì, però quando sono in giro la gente vede la valigetta, non il computer!”.
Un giorno mi trovo a Roma per un impegno di lavoro e coincidenza vuole che lui in quegli stessi giorni sia a Napoli. Mi propone di allungare il giro e passare a salutarlo per un pranzo a casa dei suoi genitori. Dentro di me dico: “bene, così finalmente vedrò gli ambienti altolocati in cui è cresciuto e di cui mi parla continuamente!”.
Quando arrivo a Napoli, scopro che in realtà la casa non è in zona Vomero ma in un quartiere più periferico, una zona residenziale discreta ma non certo di eccellenza. Il mare si vede, molto in lontananza, solo attraverso gli altri palazzi e dietro un orrendo stabilimento industriale abbandonato. Per salire al quarto piano mi dice che devo inserire 20 centesimi nella gettoniera dell’ascensore. Sì, un ascensore a monete; ammetto che, nonostante io abbia girato tutta l’Italia (davvero tutta) per il mio lavoro, è la prima volta che vedo una cosa del genere. Non ho monete e me la faccio a piedi; nessun problema. Una volta entrato in casa, mi trovo in un normalissimo appartamento di novanta metri quadrati, arredato discretamente e, ovviamente, tenuto a mo’ di museo, tutto in ordine maniacale, con le porte nuove – tiene a precisare – e “appena pittato” (citazione letterale). Mi presenta i suoi: gente per bene, cordiale, ma di estrazione culturale media, che parla un italiano un po’ “faticoso”, con palesi contaminazioni dialettali. Ci sediamo a pranzo, e lui non è particolarmente a suo agio; quasi come se si sentisse giudicato da me e sentisse in qualche modo di doversi confrontare.
È lì che tutto mi diventa chiaro: quel suo darsi un tono da altolocato, quel suo snobismo ostentato sono più che altro l’espressione di un senso di disagio e di un desiderio di rivalsa sociale, e non una reale espressione di “nobiltà”. Come spesso accade, i complessi di superiorità sono in realtà complessi di inferiorità mascherati. Stare in un capoluogo svizzero e ogni tanto a Milano, fare un certo stile di vita, non volersi mischiare con certe persone, è per lui un modo per mostrare un se stesso costruito e non del tutto autentico; quasi a voler disconoscere le sue origini.
Ora vi starete chiedendo: perché vi sto raccontando questa storia in un libro sulle relazioni di coppia?
Perché come potrete immaginare quel tizio ha un sacco di problemi relazionali, non solo con i colleghi, ma anche e soprattutto con le donne; comprese le donne che io in buona fede gli ho presentato e che ritengo delle persone interessanti e meritevoli di attenzioni. Nessuna sembra essere alla sua altezza; ha sempre da lamentarsi, fissandosi su aspetti principalmente estetici o comunque legati a stili di vita secondo lui non abbastanza “raffinati”. Per usare una sua frase, non sono tipe da locale “roof top” ma più da birreria.
Questa storia ci insegna che le persone che hanno certi atteggiamenti e che mostrano questo set di valori non possono fare altro che perdersi le caratteristiche davvero rilevanti delle persone e gli aspetti che fondano una relazione autentica e appagante.
Dopo l’ennesima persona venuta a dirmi “ma chi diavolo mi hai presentato?!”, dopo l’ennesima situazione poco gradevole da lui generata (anche nei miei confronti), ho deciso di porre fine alla nostra amicizia, promettendomi di non frequentare più persone del genere. In fondo, bene diceva Madre Teresa: «Quello che fa di te una persona elegante non è il vestito, ma il modo in cui tratti gli altri».

domenica 5 agosto 2018

La bibliografia del libro "Cronache dalla radura"

Riporto la bibliografia completa del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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  • Aa.Vv. The Book of Life. Developing Emotional Intelligence, libro disponibile online al sito http://www.thebookoflife.org/.
  • Francesco Alberoni, L’erotismo, Garzanti, 1986.
  • Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 2006 (traduzione: Minucci).
  • Cordelia Fine, His brain, her brain?, “Science”, 21 Novembre 2014, Vol. 346, Issue 6212, pp. 915-916 (DOI: 10.1126/science.1262061).
  • Bryant Furlow, The smell of love, disponibile online sul sito PsychologyToday.com (https://www.psychologytoday.com/us/articles/199603/the-smell-love).
  • Umberto Galimberti, Le cose dell’amore, Feltrinelli, 2004.
  • Michele Giannantonio, Paura di sentire, Erickson, 2012.
  • Lindsay Gibson, Adult Children of Emotionally Immature Parents: How to Heal from Distant, Rejecting or Self-Involved Parents, New Harbinger Publications, 2015.
  • Daniel Goleman, Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, BUR, 2005 (traduzione: Blum, Lotti).
  • John Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, Rizzoli, 2008 (traduzione: Piccioli).
  • James Hollis, Progetto Eden. La problematica dell’investimento paradisiaco nelle relazioni di coppia e nel sociale, Zephyro Edizioni, 2002 (traduzione: Nobile).
  • Robert H. Hopcke, Nulla Succede per Caso. Le coincidenze che cambiano la nostra vita, Mondadori, 2009.
  • Sandro Iannacone, Uomini e donne, cervelli diversi ma tanto uguali. Lo dice la scienza, articolo per Repubblica.it “disponibile all’indirizzo http://www.repubblica.it/scienze/2014/11/25/news/uomini_e_donne_diversi_ma_tanto_uguali_lo_dice_la_scienza-101379801/.
  • Pietro Lombardo, Impariamo ad amare. La maturità psico affettiva, Vitanuova, 2006.
  • Veronica Mazza, Sei single? Esci dalla tua comfort zone sentimentale, articolo-intervista disponibile all’indirizzo http://d.repubblica.it/amore-sesso/2014/11/21/news/psicologia_single_abitudine_consigli_cambiamento-2381738/.
  • Maurizio Sgambati, Elaborazione del lutto: far fronte al dolore della perdita, articolo disponibile online all’indirizzo https://www.psicosgambati.it/2015/11/09/elaborazione-del-lutto-far-fronte-al-dolore-della-perdita/.
  • Mirko Volpi, Oceano Padano, Laterza, 2015.
  • Patricia Wallace, La psicologia di Internet, Raffaello Cortina, 2017 (traduzione D. Moro).
  • Florian Zsok, Matthias Haucke, Cornelia Y. de Wit, Dick P. H. Barelds (Department of Psychology, University of Groningen, Netherlands), What kind of love is love at first sight? An empirical investigation; disponibile online alla pagina http://onlinelibrary.wiley.com/wol1/doi/10.1111/pere.12218/full.

giovedì 2 agosto 2018

Non si sceglie da chi essere attratti | Cap. 2, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 2 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Il primo grande livello di complessità deriva da uno dei capisaldi delle relazioni di coppia: l’attrazione è inconscia, irrazionale. In sostanza, non decidiamo noi da chi essere attratti. Dunque tutti i ragionamenti, i calcoli, le misurazioni sul partner potenzialmente più adatto a costruire una relazione si infrangono innanzitutto contro questo primo scoglio.
Per approfondire la questione considerate che, secondo la mia visione, l’attrazione può essere articolata in due diverse forme: un’attrazione “fisica” pura e semplice e un’attrazione in senso più affettivo/emotivo.
Nonostante l’evoluzione della specie, l’attrazione fisica è ancora abbastanza legata ai nostri istinti primordiali di proseguimento della specie, che ci ricordano la nostra natura di mammiferi primati e per i quali il partner deve avere certe caratteristiche fisiche affinché possa garantire una maggiore probabilità di procreazione e di protezione della prole. In alcuni interessanti studi scientifici è emerso che anche nella società di oggi, molto basata sulla ricerca delle perfezione estetica, nella scelta del partner i sensi dell’olfatto e del tatto hanno un ruolo ben più determinante della vista. In altre parole, a parità di qualità estetiche, scegliamo le persone di cui ci piace l’odore nonché il contatto con la loro pelle, i loro capelli, il loro calore.[13]
Se l’attrazione fisica è legata a dinamiche istintive e irrazionali, quindi fuori dal nostro controllo, la questione si sposta su un altro piano: dobbiamo capire se questo ingrediente è per noi fondamentale nella relazione. Avviare una relazione in cui non ci sia grande attrazione o in cui comunque l’attrazione non sia fondamentale è una grande prova di maturità e non è da tutti. Come d’altronde è difficile ignorare una forte attrazione che si prova per una persona che su altri piani è invece “sbagliata” e inadeguata a renderci felici. Quante volte ci siamo trovati in questo dilemma per cui a livello istintivo siamo attratti da una persona mentre a livello razionale e intellettuale quella persona ci disturba?
Questa forma di attrazione è anche la principale leva per far scattare l’illusione, tanto seducente quanto perniciosa, del cosiddetto colpo di fulmine; quella sensazione irresistibile di magia attrattiva che ci porta a volte a buttarci a capofitto in relazioni che non hanno molte basi. Anche qui studi scientifici[14] hanno dimostrato che si tratta di un autoinganno, un’altra forma di bias cognitivo. Tuttavia, nonostante il cinismo, la razionalità, la saggezza, l’esperienza possano redarguirci, chi può davvero rimanere impassibile a quel tipo di scarica emotiva? E quindi eccoci spesso a infilarci in situazioni azzardate se non a volte addirittura “fatali”; e a dover poi raccogliere i cocci.

Vi è poi un’attrazione intesa in senso più ampio e più evoluto, verso la persona, verso il suo modo di essere, di muoversi, di parlare, di atteggiarsi, quindi comunque legata a quel “trigger”, pur sempre irrazionale, che fa scattare nella nostra testa il “voglio un contatto con quella persona”. Possiamo chiamarla “attrazione emotiva”.
Il risvolto più problematico di questa attrazione è che tendenzialmente siamo attratti dalle persone che più di altre rispecchiano alcuni schemi emotivi che sentiamo familiari, perché riconducibili alle dinamiche relazionali della nostra infanzia, cioè nel periodo della vita in cui abbiamo ricevuto un imprinting affettivo. E purtroppo è così anche quando tali schemi sono palesemente disfunzionali e autodistruttivi e ci portano ricorsivamente verso persone che non possono renderci felici o addirittura che ci faranno sicuramente soffrire. Lo spiega efficacemente il video “Who we can love”[15] dell’ottimo progetto divulgativo “The school of life” avviato dal filosofo e scrittore Alain de Botton; ed è ribadito nel parallelo “The book of life”[16] (nel capitolo 3 dedicato al tema della relazioni):
...non ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo ideale, ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo familiare. L’amore che proviamo da adulti emerge dal modello di come dovremmo essere amati, che è stato creato durante l’infanzia e che probabilmente si intreccia con una serie di compulsioni problematiche che interferiscono sensibilmente con le nostre possibilità di crescita.
È un problema serio quanto diffuso, che rappresenta una delle principali criticità della vita relazionale e che può essere superato solo con un serio e approfondito lavoro su se stessi.
Inoltre, questo tipo di attrazione agisce in modo bidirezionale. Le persone con certe caratteristiche emotive tendono ad attirare a sé, attraverso segnali del tutto inconsci, persone che, a loro volta inconsciamente, sono attratte da quelle caratteristiche (al di là che si tratti di caratteristiche sane o disfunzionali).
Ne consegue che è ancora più difficile mentire a se stessi e ancora più illusorio pensare di poter controllare pienamente le dinamiche dell’attrazione.
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13. Si legga a tal proposito l’articolo “The smell of love” di F. Bryant Furlow, pubblicato sul sito PsychologyToday.com (https://www.psychologytoday.com/us/articles/199603/the-smell-love).
14. Si veda l’articolo “What kind of love is love at first sight? An empirical investigation” a cura di alcuni ricercatori dell’Università di Groningen.
15. Il video è disponibile online: https://youtu.be/pFeDOqgoE-k.
16. Il libro è integralmente disponibile online all’indirizzo http://www.thebookoflife.org/.