domenica 23 dicembre 2018

Li ho lasciati lavorare. Ma adesso basta, devo dire le cose come stanno

In questo articolo vi parlerò di un argomento di cui sono sempre riuscito a non parlare pubblicamente: il mio orientamento politico. Nonostante io sia molto attivo sul web e sui social media, sono sicuro che non potete trovare un mio articolo, un mio video, una mia intervista da cui emerga un mio esplicito endorsement per un partito o uno schieramento specifico. Lo considero un lato molto privato della mia vita e in generale, pur avendo io un'attività professionale che mi espone al pubblico e mi pone in contatto con istituzioni pubbliche di vario tipo, ho sempre preferito rimanere neutrale, qualificandomi unicamente come tecnico.
In realtà non vi dirò chi ho votato né chi voterei, ma vi dirò chi non ho votato e chi non voterei. Lo scorso marzo non ho votato per nessuna delle due componenti dell'attuale maggioranza parlamentare, e tanto meno le voterei ora.
Non è detto che questa mia dichiarazione vi interessi (in fondo io chi sono?), ma sento il bisogno di mettere qualche punto fermo, più che altro per me stesso; ma anche perché credo che chiunque abbia anche solo un minimo di visibilità mediatica debba farsi carico di segnalare disagio e disappunto per la situazione politica che sta vivendo attualmente il nostro paese.
Devo infatti ammettere che da quando ho consapevolezza civica e politica (cioè da circa venticinque anni a questa parte) è davvero la prima volta che provo una palpabile preoccupazione per il futuro del mio paese e un sensibile disagio per il clima politico che si respira. Ricordo bene la fine della prima repubblica e il passaggio alla seconda con la discesa in campo di Silvio (nonostante all'epoca non votassi ancora), ricordo bene le legislatura alternatesi negli anni successivi e l'asprezza del dibattito politico tra centro destra e centro sinistra, ricordo gli anni della crisi economica di fine anni 2000, i governi di emergenza, di unità nazionale, dei professori... ma mai come ora ho avuto la brutta sensazione che la classe politica sia davvero allo sbando e sia dedita all'improvvisazione, all'approssimazione, e – ancor peggio – alla manipolazione dell'opinione pubblica.
È da un po' che rifletto sull'opportunità di prendere una posizione in tal senso, ma ho volutamente ritardato il giudizio in ragione del fatto (incontrovertibile) che governare un paese come il nostro, per di più in una congiuntura economica globale non favorevole, sia un'impresa ardua. Ho pensato quindi che in effetti fosse giusto “lasciarli lavorare”, per potermi così esprimere su qualcosa di concreto. Anche perché anch'io ero e sono tutt'ora convinto che in effetti ci volesse un cambiamento sia nella politica interna sia nei rapporti con l'UE.
Ecco, adesso sono passati sette mesi e i tempi sono maturi per dire che non è certo questo il cambiamento di cui il nostro paese ha bisogno; e non sono questi i modi per giungere a un cambiamento. Ciò che si è visto e sentito in questi ultimi mesi e il tristissimo epilogo prenatalizio della manovra economica sono un segnale gravissimo del pericolo a cui è esposto il nostro paese, le sue istituzioni democratiche, il suo tessuto economico e sociale.
La cosa che più mi nausea è la costante e sotterranea attività di delegittimazione della componente intellettuale e scientifica del paese. Chi ha studiato e per vocazione cerca di portare conoscenza e spirito critico nella società deve quasi giustificarsi e starsene in sordina per non essere apostrofato come sapientone, professorone, radical chic, privilegiato. Perché in fondo questo è il momento di quelli che a scuola non ce la facevano; adesso tocca a loro, perché quelli che hanno studiato ci hanno già provato prima e non sono riusciti a fare miracoli. Allora adesso se ne stiano zitti e non facciano i gufi o i “rosiconi”.
Le cose negli anni passati forse non sono andate benissimo, ma teniamo presente che possono anche andare peggio (molto peggio) se non cogliamo la complessità e la delicatezza della fase storica che la nostra politica e la nostra economia stanno vivendo. E l'impressione che ho da qualche mese a questa parte è appunto che chi attualmente sta nella cabina di regia non abbia gli strumenti intellettuali per cogliere questa complessità e ovviamente nemmeno quelli per gestirla. Alcune delle persone che oggi ricoprono cariche di estrema responsabilità ai vertici del paese sono persone che hanno seri problemi cognitivi e che mancano della conoscenza, competenza, esperienza minime per poter assumere qualsivoglia ruolo decisionale in una piccola azienda o in una pubblica amministrazione; figuriamoci come possono dettare le sorti di un paese come l'Italia. A ciò si aggiungono problemi ancor più gravi come la mancanza di onestà intellettuale e l'arroganza; per non citare il sempre minore rispetto per le istituzioni costituzionali.
In questo modo tutto diventa davvero inaccettabile e intollerabile ai miei occhi; non riesco a pensare che il futuro del mio paese e dei nostri figli sia in mano a persone del genere.
Basta. Bisogna dirlo; bisogna scriverlo chiaramente. Ecco, io ho messo nero su bianco con questo post. Chi ha gli strumenti e le capacità dovrebbe fare qualcosa di simile.
E speriamo che presto questa triste parentesi si chiuda in un modo o nell'altro.

PS: sono consapevole che con questo post diventerò meno simpatico a molte persone (succede quasi sempre quando si prende una posizione netta). Ma credo che al momento sia il male minore.

martedì 18 dicembre 2018

Le nuove mappe globali di sismicità sono open e sono "made in Pavia" da GEM

Lo scorso 5 dicembre ho avuto il piacere di partecipare all'evento organizzato a Pavia dagli amici di GEM - Global Earthquake Model per il lancio delle loro nuove mappe sismiche globali. Le mappe ma anche gli strumenti software e le banche dati sottostanti sono interamente open source/open data, come ben spiegato in questa intervista rilasciata da Marco Pagani ad Agi.it.
Gem ha reso note tre mappe: una sulla pericolosità (“Hazard Model”), una sull’esposizione (“Global Exposure”) che mostra la disposizione e il numero degli edifici nel mondo, e la terza sul rischio (“Risk Model”). “Ci abbiamo lavorato dal 2015 e i risultati sono open-source, cioè liberamente riutilizzabili”, prosegue Pagani. Le mappe di pericolosità e rischio sono state calcolate con Open Quake Engine, un software aperto sviluppato da Gem: “Per preparare la mappa di pericolosità abbiamo usato una trentina di modelli esistenti e li abbiamo omogenizzati, descritti cioè in uno stesso formato che li rendesse comparabili e riutilizzabili da altri scienziati.Il nostro obiettivo ora è aggiornare le mappe di anno in anno, mentre il codice di calcolo è disponibile a tutti”. Anche le nuove mappe nazionali preparate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), per esempio, sono calcolate proprio con quel codice, l’Open Quake Engine.
Condivido nell'album Flickr qui sotto tutte le foto che ho scattato durante l'evento. (Sì, la location era una bellissima chiesa tardo-barocca del centro storico di Pavia).
Nelle prossime settimane sul sito di GEM dovrebbero essere disponibili anche le slides e i video di tutte le presentazioni.

GEM 2018 Event (Pavia, 5 Dec. 2018)

venerdì 14 dicembre 2018

La recensione di Cronache dalla radura scritta da Psicoleggimi

Il social-blog Psicoleggimi (attivo sia su Facebook sia su Instagram) ha scritto una bella recensione del mio "Cronache dalla radura". Li ringrazio sentitamente e ne riporto il testo qui.
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L’uomo è un animale sociale, così scrive Aristotele, ha bisogno di confrontarsi con gli altri, di sentirsi parte di un gruppo e di entrare in relazione con le altre persone. Ogni individuo, infatti, vive in un mondo di "relazioni significative", cresce confrontandosi con chi gli sta vicino, imparando dal riflesso che le sue azioni hanno sugli altri.La letteratura scientifica, da sempre, studia e approfondisce temi che riguardano l'importanza dei legami sociali, evidenziando come ci sia un desiderio crescente delle persone di soddisfare il bisogno di instaurare relazioni intime, prolungate nel tempo, implicanti vicinanza emotiva, capaci di garantire rispetto, sostegno, comprensione.

Una delle relazioni più significative che l’uomo instaura è la relazione di coppia. Quando due persone si incontrano portano con sé un bagaglio di modelli e abitudini relazionali, di “teorie” e aspettative e di bisogni evolutivi spesso legati a ruoli e funzioni assunte all’interno della famiglia di origine o a precedenti rapporti di coppia. Secondo Sternberg, il concetto di amore completo si basa su tre componenti fondamentali: l’impegno come componente cognitiva, l’intimità come componente emotiva e la passione come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono impegno-intimità-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore.

L’avvocato Simone Aliprandi, nel suo libro “Cronache dalla radura: Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia” affronta in chiave moderna le problematiche relative alla vita di coppia attraverso due metafore: il castello e la radura. La radura rappresenta il luogo simbolico e ideale in cui ci mettiamo realmente in gioco per relazioni autentiche, mentre il castello è la nostra “comfort zone” in cui possono svilupparsi solo pseudo-relazioni. Aliprandi, pur non essendo uno psicologo, ci offre una panoramica sui vari livelli di complessità che mettono alla prova le relazioni di coppia in età adulta, e non perde l’occasione per raccontare qualche storia emblematica di fughe, sabotaggi e incontri magici avvenuti proprio lì, tra i sentieri della radura.




L’uomo è un animale sociale, così scrive Aristotele, ha bisogno di confrontarsi con gli altri, di sentirsi parte di un gruppo e di entrare in relazione con le altre persone. Ogni individuo, infatti, vive in un mondo di "relazioni significative", cresce confrontandosi con chi gli sta vicino, imparando dal riflesso che le sue azioni hanno sugli altri.La letteratura scientifica, da sempre, studia e approfondisce temi che riguardano l'importanza dei legami sociali, evidenziando come ci sia un desiderio crescente delle persone di soddisfare il bisogno di instaurare relazioni intime, prolungate nel tempo, implicanti vicinanza emotiva, capaci di garantire rispetto, sostegno, comprensione. Una delle relazioni più significative che l’uomo instaura è la relazione di coppia. Quando due persone si incontrano portano con sé un bagaglio di modelli e abitudini relazionali, di “teorie” e aspettative e di bisogni evolutivi spesso legati a ruoli e funzioni assunte all’interno della famiglia di origine o a precedenti rapporti di coppia. Secondo Sternberg, il concetto di amore completo si basa su tre componenti fondamentali: l’impegno come componente cognitiva, l’intimità come componente emotiva e la passione come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono impegno-intimità-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore. L’avvocato Simone Aliprandi, nel suo libro “Cronache dalla radura: Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia” affronta in chiave moderna le problematiche relative alla vita di coppia attraverso due metafore: il castello e la radura. La radura rappresenta il luogo simbolico e ideale in cui ci mettiamo realmente in gioco per relazioni autentiche, mentre il castello è la nostra “comfort zone” in cui possono svilupparsi solo pseudo-relazioni. Aliprandi, pur non essendo uno psicologo, ci offre una panoramica sui vari livelli di complessità che mettono alla prova le relazioni di coppia in età adulta, e non perde l’occasione per raccontare qualche storia emblematica di fughe, sabotaggi e incontri magici avvenuti proprio lì, tra i sentieri della radura.
Un post condiviso da Psicoleggimi (@psicoleggimi) in data:

mercoledì 12 dicembre 2018

3 spunti di approfondimento sul film Bohemian Rhapsody, per scoprire il vero valore dei Queen

Anch'io da buon fan dei Queen in questi giorni ho visto il film Bohemian Rhapsody e non posso far altro che confermare le impressioni diffusamente circolate in questi giorni. Si tratta di un ottimo film, in cui veri protagonisti sono il lato umano della band e soprattutto di Mercury e ancor di più la loro musica nonostante non si abbia mai l'impressione di essere in un film di genere "musical". E da medio conoscitore della storia della band, posso confermare anche che vi sono state varie "licenze poetiche" rispetto alla reale dinamica degli eventi; licenze che hanno l'effetto di rendere più efficace ed epico l'impatto narrativo della sceneggiatura. La cosa non mi scandalizza dato che da un lato non è mai stato venduto come un film-documentario, dall'altro le deviazioni dalla realtà sono state tutte approvate da May e Taylor nel loro ruolo di produttori del film. (Per chi volesse avere una traccia completa di queste deviazioni rimando all'ottimo post pubblicato nei giorni scorsi dal sito MoviePlayer.it Bohemian Rhapsody: tutti gli errori e le inesattezze nel film su Freddie Mercury).
Ma non voglio fare l'ennesima recensione amatoriale del film (credo ne siano circolate fin troppe, anche in virtù de principio per cui ormai basta avere una connessione internet e un account sui social media per diventare tuttologi); voglio invece darvi alcuni spunti di approfondimento di carattere strettamente musicale (andando a rispolverare il mio passato da musicista e di autore di un programma radio), poiché credo che, fin dai tempi in cui Freddie era in vita, la sua eccentricità come personaggio e il mastodontico valore di cantante e frontman nonché il gossip sulle sue vicende personali, abbiano messo in secondo piano l'aspetto musicale troppo spesso. Ciò si sta secondo me replicando in questi giorni con l'uscita del film.


Primo spunto

Oltre al preclaro brano Bohemian Rhapsody che dà il titolo al film e che rappresenta l'indiscusso cavallo di battaglia dei Queen nonché uno dei punti più elevati della musica rock e pop, l'altro brano musicale protagonista dell'opera cinematografica è Love of my life, uscito anch'esso sull'album capolavoro A night at the opera del 1975. Ecco, a chi avesse una conoscenza solo superficiale della musica dei Queen, mediata solo dalla radio o dalla tv o da YouTube, o al massimo da qualche CD raccolta ritrovato in casa, suggerisco di prendersi 4 minuti e ascoltare il brano nella sua versione originale. Anche nel film se ne ascolta solo un breve estratto dal vivo, quindi eseguito "unplugged" solo chitarra e voce, per di più cantato in buona parte dal pubblico.
Ascoltando la versione originale potete capire davvero che cosa sono stati i Queen da un punto di vista musicale e in che cosa sono stati maestri e innovatori. Se nella prima strofa il brano può sembrare una buona ballad romantica al pianoforte come ce ne sono tante, ascoltate le voci polifoniche che compaiono dalla seconda strofa (min. 1:20 circa); e tenete presente che quelle polifonie sono registrate da tre persone (è noto che il bassista Deacon non contribuisse alle voci) con numerose sovraincinsioni vocali. Inoltre dopo la seconda strofa ascoltate l'ingresso di suoni simili a un violoncello, a un flauto e poi a un'intera sezione archi, che danno la sensazione di un'orchestra classica; quei suoni sono realizzati da quel genio di Brian May utilizzando la sua storica chitarra elettrica Red Special.
Si tenga poi conto che tutto ciò (sovraincisioni e suoni) viene realizzato senza l'ausilio di mezzi digitali ma solo "giocando" con le regolazioni analogiche disponibili all'epoca. Oggi sarebbe davvero facile rielaborare le varie tracce con un software di sound processing in post-produzione per duplicando le varie parti vocali e attribuendo effetti sonori "artificiali" alla chitarra. All'epoca era tutto diverso e davvero loro hanno sperimentato nuove frontiere del sound.
Riporto qui il video con la versione originale del brano tratto da YouTube, anche se, volendo proprio fare i puristi del suono, sarebbe meglio ascoltarlo da un supporto a piena definizione (ad esempio un CD originale) e possibilmente con impianto audio o cuffie di alta qualità che permettano di apprezzare tutte le frequenze.


Secondo spunto

Nel film si vede la scena del produttore che critica pesantemente il testo del brano Bohemian Rhapsody definendolo insensato e incomprensibile. In effetti se provate a leggerlo attentamente sembra davvero che in alcuni passaggi, soprattutto la parte "operistica", riporti delle parole a caso scelte unicamente per il loro effetto fonetico. In realtà il brano parla del conflitto interiore vissuto dal suo autore (Freddie) in quella specifica fase della sua vita, legato all'abbandono della sua immagine ideale di figlio maschio erede di una famiglia "ben pensante" e conservatrice verso una sua immagine più aderente alla sua personalità istrionica e creativa. Il testo è ben spiegato in questo video del canale YouTube "L'inspiegabile".




Terzo spunto

Il terzo spunto di approfondimento è un po' tecnico e per "nerd" della musica suonata: il minidocumentario "Inside The Rhapsody". Si tratta di un video in cui Brian May, seduto di fronte al mixer di uno studio di registrazione e post-produzione, illustra il "making of" in studio del brano Bohemian Rhapsody, facendo ascoltare le varie tracce separate e spiegando come sono state poi miscelate. Abbastanza lungo e non ha sottotitoli in italiano. Ma merita guardarlo per comprendere la complessità del lavoro di produzione e post-produzione del brano.
Eccolo.


giovedì 6 dicembre 2018

La trasparenza negli enti di ricerca: i dati scientifici aperti. Il mio intervento a INGV

Come già annunciato nel precedente post, martedì 4 dicembre 2018 ho avuto il piacere di partecipare come relatore alla Giornata della Trasparenza organizzata a Roma dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
In questo post condivido le slides e i video del mio intervento intitolato "La trasparenza negli enti di ricerca: i dati scientifici aperti". Condivido anche l'album Flickr con le foto da me realizzate durante il convegno.


VIDEO - Prima parte (introduzione)




VIDEO - Seconda parte (approfondimenti)




Le slides del mio intervento




Alcune fotografie che ho scattato durante il convegno


Giornata della trasparenza (INGV, 04/12/2018)