lunedì 24 dicembre 2012

La bufala sulla fine del monopolio SIAE

[Addendum del 3 marzo 2014: si veda anche l'articolo Il monopolio SIAE è legittimo? Se ne occupa la Corte di Giustizia UE]

Come regalo di Natale vi faccio un intervento "anti-bufala": infatti in questi giorni stanno girando un po' di articoli molto molto approssimativi che invitano a gioire per la fine del monopolio SIAE.
Tuttavia è importante sottolineare che il nuovo intervento legislativo è davvero molto limitato per poter incidere su quel monopolio. La nuova norma liberalizza solo la gestione dei diritti connessi degli artisti interpreti esecutori e non dei diritti d'autore e connessi in senso più ampio. Quindi, invito tutti a mantenere la calma e il sangue freddo e ad evitare di far circolare articoli raffazzonati da gente che di diritto d'autore sa poco o nulla.
Se proprio volete diffonere un articolo, vi consiglio questo a firma di Guido Scorza, in cui la questione è spiegata in modo chiaro e lineare; leggendolo ATTENTAMENTE (e possibilmente non fermandovi al titolo e al sottotitolo), vi accorgerete che non si parla di diritti d'autore in senso ampio bensì solo di quella sottocategoria di diritti connessi che una volta rientrava nella competenza di IMAIE (e non SIAE!!!).

Ah... e intanto... buone feste a tutti.

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[addendum del 24/12/12, ore 20:28]

Ecco infatti il testo della rettifica chiesta dalla SIAE in risposta ad un articolo uscito su Rockit.it già nel gennaio del 2012:
L'estratto della bozza del decreto liberalizzazioni che abbiamo pubblicato non andrebbe in realtà a toccare in maniera diretta SIAE, ma SCF/Nuovo IMAIE, che si occupano della riscossione dei diritti degli interpreti e degli esecutori. Il decreto, infatti, va a toccare i diritti connessi ai diritti d'autore, ovvero, citando il sito SIAE:
I "diritti connessi" al diritto d’ autore sono quei diritti che la legge riconosce non all’autore di un‘opera, ma ad altri soggetti comunque collegati o affini (si veda al riguardo il Titolo II della legge speciale 633/1941). I diritti connessi più importanti sono quelli riconosciuti agli artisti interpreti ed esecutori, quelli che spettano ai produttori di dischi fonografici o supporti analoghi, quelli dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive e quelli riconosciuti alle emittenti radiofoniche e televisive.
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[addendum del 22/01/13, ore 16:43]

Ecco il video-podcast di un'intera puntata su ANBwebradio dedicata ad approfondire questo e altri temi simili (con me e Guido Scorza, ospiti di NicoBenz).
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[addendum del 23/01/13, ore 11:25]

Ho trovato in rete un video simpatico ed ironico ma allo stesso tempo chiaro e teoricamente rigoroso che spiega un po' la questione. Eccolo.


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venerdì 14 dicembre 2012

Le licenze non tutelano!

Dopo anni di attività di divulgazione e formazione sul tema delle licenze "open (= licenze open source, licenze Creative Commons, e simili) ho visto pian piano diffondersi e stabilizzarsi i concetti chiave di questo interessante fenomeno. Tutti tranne uno... nonostante abbia in più occasioni cercato di spiegarlo, di renderlo comprensibile e facilmente digeribile anche ai più duri di comprendonio.
Mi riferisco all'assurdo equivoco per cui "le licenze open sono una forma di tutela del diritto d'autore". Non lo sono e difficilmente possono esserlo!! Eppure quest'equivoco continua a diffondersi in articoli, blog e disclaimer vari con un pericoloso effetto virale.
Scrivo dunque questo post con l'intento di mettere in chiaro la questione una volta per tutte e smetterla di dover riscrivere sempre le stesse cose.
Vi prego anche di scusare il mio tono un po' da bisbetico inacidito... ma davvero non se ne può più di leggere certe cose... soprattutto ora che la rete è piena di materiale informativo chiaro e ben fatto su questi temi (che però il più delle persone, pigramente, preferisce non guardare).

Il concetto di fondo
Parlare delle licenze "open" come uno strumento di tutela/protezione del diritto d'autore è abbastanza insensato e ingenuo.

La spiegazione (for dummies)
1) Iniziamo dall'etimologia. "Licenza" dal latino "licere", che significa "autorizzare", "permettere", "consentire"... esattamente il contrario di "tutelare", "proteggere". Dunque, le licenze non tutelano/proteggono, ma al massimo... licenziano.
E forse questo sarebbe già sufficiente. Ma andiamo oltre.
Ora arriviamo alla parte più difficile (quindi, mi raccomando, massima concentrazione): i fondamenti giuridici.
2) La licenza d'uso di un'opera dell'ingegno è lo strumento giuridico con cui il titolare dei diritti ne regolamenta l'uso (verso il pubblico di tutti i potenziali utilizzatori o verso alcuni soggetti specifici). Quindi l'applicazione di una licenza rappresenta una fase logicamente successiva all'acquisizione dei diritti di tutela. In altre parole, il titolare dei diritti PRIMA acquisisce i diritti di tutela sulla sua opera e SUCCESSIVAMENTE decide di applicare all'opera una licenza d'uso.
Capite ora perchè non ha molto senso pensare che la licenza sia la fonte della tutela/protezione?!? Ma andiamo ancora più a fondo.
3) Nel caso di licenze d'uso sul modello "open", il titolare dei diritti sceglie di esercitare tali diritti secondo un modello più elastico, ovvero allargando le maglie della tutela normalmente prevista dal diritto d'autore, a favore di una maggiore libertà di circolazione e di riutilizzo dell'opera. Quindi le licenze "open" sono ancor meno uno strumento di tutela, dato che in realtà si muovono proprio nella direzione opposta. Non a caso si dice che queste licenze realizzano un modello "alcuni diritti riservati".

Ma allora... se non sono le licenze, cos'è a tutelare/proteggere un'opera?
Risposta: sono i principi del diritto d'autore a tutelare/proteggere l'opera. Il diritto d'autore è una forma di tutela che l'autore ottiene automaticamente con la creazione dell'opera (sempre che l'opera abbia dei requisiti minimi di creatività). Sulla base di questa tutela acquisita in modo - per così dire - automatico, l'autore decide come regolamentare e gestire i suoi diritti (e tra le varie opzioni c'è anche quella di applicare una licenza libera).
In altre parole, la maggior forma di tutela resta la NON-licenza, ossia il copyright tradizionale, quello alla "tutti i diritti riservati".

Conseguenze
Disclaimer del tipo "quest'opera è TUTELATA [o PROTETTA] dalla licenza Creative Commons by-sa 3.0...", benchè siano comunque sufficienti a svolgere la loro funzione di collegare l'opera ad una specifica licenza, sono viziati da questa ingenuità concettuale. Sarebbe più corretto scrivere "quest'opera è RILASCIATA nei termini della licenza Creative Commons by-sa 3.0..." o più semplicemente "opera sotto licenza Creative Commons by-sa 3.0...".

Le conclusioni
Quindi - diciamolo subito senza mezzi termini - se siete degli autori o degli editori e vi siete avvicinati al mondo delle licenze "open" (sia in ambito software sia in ambito di contenuti creativi) perchè siete in cerca di uno strumento che rafforzi la tutela sulle vostre opere, semplicemente AVETE SBAGLIATO STRADA. Quindi tornate indietro e ripartite dal via, leggendovi un po' del moltissimo materiale informativo disponibile in rete sui meccanismi di base del diritto d'autore. Se non ne avete voglia o tempo... vi restano due alternative: rivolgervi ad un professionista (pagando il legittimo onorario che vi chiederà), oppure rimanere nell'ignoranza. Io sinceramente... più di così...


giovedì 13 dicembre 2012

Il nuovo art. 68 CAD: la norma cardine dell'openness

La legge di conversione del decreto Crescita 2.0 (vedi testo originario ed emendamenti approvati in sede di conversione in legge; oppure leggi una sintesi) prevede un'ulteriore riforma dell'art. 68 del Codice Amministrazione Digitale, che rappresenta appunto la norma cardine per l'openness nell'apparato pubblico italiano, sia dal punto di vista delle soluzioni tecnologiche adottate, sia dal punto di vista dei formati e dei protocolli da utilizzare per il salvataggio e lo scambio di dati. Riporto qui il testo dell'art. 68 come esce da questa ulteriore riforma (ce n'era stata una pochi mesi fa, ad agosto 2012: leggi).
Ci sono sostanziali modifiche (sia rispetto alla citata riforma di quest'estate, sia rispetto al testo originario del decreto).
Ad esempio, nell'elenco di possibili soluzioni software presente al comma 1 è comparsa anche quella del cloud computing; e poi sono stati aggiunti i comma 1bis e 1ter in cui vengono dettagliati i criteri per la famosa analisi comparativa delle soluzioni. Infine - importantissimo - si trova un comma 3 con una nuova e più efficace definizione di "formato aperto" e con la prima definizione ex lege di open data.
Ora, assieme all'art. 52 CAD, l'art. 68 è davvero la norma cardine dell'openness per la legislazione italiana.

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Art. 68. Analisi comparativa delle soluzioni


1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralita` tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
c) software libero o a codice sorgente aperto;
d) software fruibile in modalità cloud computing;
e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso;
f) software combinazione delle precedenti soluzioni.
1-bis. A tal fine, le pubbliche amministrazioni prima di procedere all’acquisto, secondo le procedure di cui al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, effettuano una valutazione comparativa delle diverse soluzioni disponibili sulla base dei seguenti criteri:
a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;
b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo aperto nonchè di standard in grado di assicurare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione;
c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali, livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito.
1-ter. Ove dalla valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri di cui al comma 1-bis, risulti motivatamente l’impossibilità di accedere a soluzioni già disponibili all’interno della pubblica amministrazione, o a software liberi o a codici sorgente aperto, adeguati alle esigenze da soddisfare, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto.

2. Le pubbliche amministrazioni nella predisposizione o nell'acquisizione dei programmi informatici, adottano soluzioni informatiche, quando possibile modulari, basate sui sistemi funzionali resi noti ai sensi dell'articolo 70, che assicurino l'interoperabilità e la cooperazione applicativa e consentano la rappresentazione dei dati e documenti in piu' formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo che ricorrano motivate ed eccezionali esigenze.

2-bis. Le amministrazioni pubbliche comunicano tempestivamente all'Agenzia per l'Italia digitale l'adozione delle applicazioni informatiche e delle pratiche tecnologiche, e organizzative,adottate, fornendo ogni utile informazione ai fini della piena conoscibilità delle soluzioni adottate e dei risultati ottenuti, anche per favorire il riuso e la piu' ampia diffusione delle migliori pratiche.

3. Agli effetti del presente decreto legislativo si intende per:
a) formato dei dati di tipo aperto, un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi;
b) dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti caratteristiche:
  1. sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali;
  2. sono accessibili attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a), sono adatti all'utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati;
  3. sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione. L'Agenzia per l'Italia digitale può stabilire, con propria deliberazione, i casi eccezionali, individuati secondo criteri oggettivi, trasparenti e verificabili, in cui essi sono resi disponibili a tariffe superiori ai costi marginali.
4. L'Agenzia per l'Italia digitale istruisce ed aggiorna, con periodicità almeno annuale, un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni e delle modalità di trasferimento dei formati.

Definizione di start-up innovativa

Il decreto Crescita 2.0 (vedi testo originario ed emendamenti approvati in sede di conversione in legge; oppure leggi una sintesi) ha un'intera sezione dedicata alle cosiddette start-up. Riporto qui la definizione di start-up innovativa come compare all'articolo 25 del decreto.

Ai fini del presente decreto, l’impresa start-up innovativa, di seguito «start-up innovativa», è la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti:
a) la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’Assemblea ordinaria dei soci sono detenute da persone fisiche;
b) è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi;
c) ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
d) a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5milioni di euro;
e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
f) ha, quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
g) non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo diazienda;
h) possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 30 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto di beni immobili. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa;
  2. impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
  3. sia titolare o licenziatario di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

FOSS takes precedence. By law!... RELOADED

[see also this peer-reviewed article (co-author: Carlo Piana) published in March 2013 on International Free and Open Source Software Law Review
At the end of August I wrote a short post about an important reform that modified the rules for software adoption within the Italian public administration.
This morning a new law (commonly known as "Agenda digitale italiana") has been approved and it adds a further amendment to Article 68 of the Codice dell'amministrazione digitale.
Now Italian public administrations could select between 6 options (and not 5 as it was in the previous version):
a) develop a solution internally;
b) reuse a solution developed internally or by another public administration;
c) adopt a free/open source solution;
d) use a cloud computing service;
e) obtain a proprietary license of use;
f) a combination of the above.
Now cloud computing is a new feature.

By the way, also the rest of the article is quite different and more detailed. Paragraph 1bis and 1ter has been added.
Paragraph 1bis describes the principles governing the comparative analysis that every public administration has to do before choosing one of these 6 options.
And paragraph 1ter has modified the most interesting part of the previous version of Article 68. Now it says:
In the event that the comparative analysis of technical and economic aspects, according to the criteria described in paragraph 1-bis, demonstrates the impossibility to adopt an already available solution [option B], or a free/open source solution [option C] (adapted to the needs to be met) the acquisition of proprietary software products is allowed.

Sintesi della legge sull'Agenda digitale

Riprendo (parte del)la sintesi del decreto sull'Agenda digitale, convertito in legge dello Stato il 13 dicembre 2012, comparsa sul sito della Camera dei Deputati (link). [nb: ho rimosso le parti non strettamente riferite all'ambito della digitalizzazione e innovazione del paese.]

Per quanto concerne l’attuazione dell’Agenda digitale italiana si segnalano:
  • l’articolo 5 amplia l’obbligo di utilizzare la posta elettronica certificata da parte delle imprese e dei professionisti;
  • l’articolo 9 introduce l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere disponibili i dati pubblici in formato aperto; [a tal proposito vedi nuovi testi dell'art. 68 CAD e dell'art. 52 CAD]
  • l’articolo 10 intende accelerare il processo di dematerializzazione delle procedure amministrative attraverso l’istituzione del fascicolo personale dello studente universitario;
  • l’articolo 11 prevede che, a decorrere dall’anno scolastico 2013-2014 (ovvero, per le scuole del primo ciclo, dall’anno scolastico 2014-2015) nelle scuole sarà possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale oppure abbinata alla versione cartacea;
  • l’articolo 12 prevede l’istituzione (fin qui regolata solo da linee guida elaborate in seno alla Conferenza Stato-regioni) del fascicolo sanitario elettronico;
  • l’articolo 13 prevede la graduale sostituzione del formato cartaceo con quello elettronico per le prescrizioni mediche e consente la conservazione delle cartelle cliniche esclusivamente in forma digitale;
  • l’articolo 14 autorizza la spesa di 150 milioni di euro per il 2013, per il completamento del Piano nazionale banda larga nell’intero territorio nazionale nonché la semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni delle operazioni di scavo per le infrastrutture a banda larga e ultralarga;
  • l’articolo 15 estende l’obbligo di consentire pagamenti elettronici alle imprese pubbliche, in particolare agli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, con esclusione, però, delle Agenzie fiscali;
  • l’articolo 16 incentiva le comunicazioni e le notificazioni per via telematica nel settore della giustizia;
  • l’articolo 19 attribuisce all’Agenzia per l’Italia digitale il compito di promuovere la definizione e lo sviluppo di grandi progetti strategici;
  • l’articolo 20 reca disposizioni in materia di “comunità intelligenti” da intendersi come comunità nel cui territorio le tecnologie dell’informazione vengono usate consapevolmente per migliorare la qualità della vita e del lavoro degli abitanti.
Di particolare rilievo sono poi le misure previste per accrescere la competitività del Paese. Tra queste:
  • [...]
  • gli articolo 25, 26, 27, 27-bis, 28, 29, 30 e 31 definiscono un particolare regime giuridico di vantaggio per le imprese start-up innovativa, che si caratterizzano per una prevalenza di spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo al fine di sviluppare servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e per l'incubatore di start-up innovativa, inteso come società che offre servizi per la nascita delle stesse start up. In particolare sono previste deroghe al diritto societario (stabilendo, ad esempio, l'estensione di dodici mesi del periodo di c.d. "rinvio a nuovo" delle perdite, la disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo e in perdita sistemica), l'esenzione da imposizione fiscale e da oneri contributivi di parte del reddito di lavoro derivante agli amministratori e dipendenti, l'applicazione del credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati, nonché incentivi fiscali a favore di coloro che investono nel capitale sociale di imprese "stat up innovative";
  • [...]

Ora si attende il testo completo in Gazzetta Ufficiale.
Per avere un'idea complessiva della riforma, è necessario leggere il testo del decreto integrandolo con gli emendamenti apportati in sede di conversione in legge.

martedì 11 dicembre 2012

Chiudere la questione del formato aperto. Verso la chiarezza a livello europeo

Il cammino verso l’interoperabilità e l’apertura dei dati pubblici prosegue con visuale allargata all’intera Unione.
 
OKFN ci mobilita con un comunicato per fare opera di divulgazione, sensibilizzazione e lobbying sul tema dei formati aperti… non potevo esimermi dal...

Articolo uscito su Apogeonline
l'11 dicembre 2012.
Leggilo qui.


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Nota: L'immagine è tratta da una bella infografica che rappresenta in modo chiaro e completo la questione dei formati aperti. La riporto qui sotto [cliccare sull'immagine per ingrandirla].


martedì 4 dicembre 2012

Parole in libertà. Un test. Di riflessi condizionati

[Sottotitolo: Un concorsone... per scimmie!]
Se i testi per le scuole guida fossero zeppi di citazioni dei prodotti Fiat scoppierebbe probabilmente uno scandalo.

[riprendendo Renzo Davoli, e anche Carlo Piana]


Articolo uscito su Apogeonline il 4 dicembre 2012.
Leggilo qui.

venerdì 23 novembre 2012

Più che libero: smart. Una settimana di openness

La settimana scorsa è stata un crocevia di eventi e iniziative che toccano la cultura open su vari fronti. Io ero a SFScon 2012 (Bolzano) con l'amico Carlo Piana per parlare degli aspetti giuridici dell'open data.

Articolo uscito su Apogeonline il 22 novembre 2012.
Leggilo qui.

martedì 13 novembre 2012

Una proposta di emendamento al Decreto Crescita 2.0

Scadono in questi giorni i tempi per proporre emendamenti al Decreto Crescita 2.0 che dovrà essere convertito in legge entro la metà di dicembre.
C'è un tema che mi sta a cuore particolarmente ed è quello dei diritti di privativa su dati e contenuti prodotti dalle pubbliche amministrazioni.
Il decreto fa già un fondamentale e notevole passo avanti con la nuova formulazione dell'art. 52 del Codice Amministrazione Digitale (CAD), tuttavia a mio avviso si potrebbe aggiungere qualche parola in più per rendere ancora più effettiva la norma.

Ecco il testo dell'art. 52, comma 2, come appare ora nel decreto Crescita 2.0:
2) I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi all’articolo 68, comma 3, del presente Codice. L’eventuale adozione di una licenza di cui al citato articolo 2, comma 1, lettera h), è motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al comma 7.
Ed ecco invece il paragrafo che propongo di aggiungere:
Le amministrazioni titolari non utilizzano, nella pubblicazione dei dati e dei documenti, avvertenze o indicazioni in contrasto con il presente articolo e che possono ingenerare confusione sui termini d'uso degli stessi.
A mio avviso questo emendamento è fondamentale per evitare che le PA, invocando l'art. 11 legge 633/41 e la poco chiara interpretazione dell'art. 5 legge 633/41, seguitino a indurre in confusione gli utenti sulla presenza di diritti di privativa sui dati e contenuti e, di riflesso, a vanificare gli effetti di questa nuova e innovativa formulazione dell'art. 52 CAD.
Alcuni mi hanno fatto notare che potrebbe essere ridontante e non necessario... e invece NON E' COSI' ! Essendoci norme con interpretazione poco chiare e tra loro potenzialmente contrastanti è importantissimo chiarire una concetto dle genere con quel paragrafo aggiuntivo.
Mettiamoci infatti nella testa dell'uomo della strada che non ha dimestichezza con l'esegesi dei testi giuridici (e nemmeno vuole averla). Va sul sito di una PA e trova un bel disclaimer che lo mette in guardia dal fare "cose" con i contenuti ivi pubblicati (come quello che tempo fa compariva sul sito della Gazzetta Ufficiale - vedi mio precedente post). Secondo voi questo uomo della strada cosa farà? Andrà a leggersi nello specifico le norme del CAD e magari qualche commento di un giurista, arrivando alla conclusione che quel disclaimer è illegittimo; oppure rimarrà disorientato e un po' spaventato da quel disclaimer, abbandonando per sicurezza ogni proposito di riutilizzo dei contenuti?? Io credo sia più probabile la seconda delle due ipotesi.
Ecco spiegato perchè le PA devono evitare ogni disclaimer che crei confusione nell'utente in merito alla titolarità e all'enforcing di diritti di proprietà intellettuale sui contenuti pubblicati online.
L'ideale sarebbe addirittura che siano obbligate ad indicare chiaramente e constantemente che i contenuti sono liberi... ma questo so che è chiedere troppo (almeno per ora).

venerdì 9 novembre 2012

Giunto al fin della licenza… non leggo

La curiosità di misurare questo fenomeno di “non-lettura” era forte; dunque, all’interno della mia ricerca di dottorato, ho pensato di inserire alcune domande specifiche. Riporto qui i grafici con le risposte ottenute dal gruppo di rispondenti italiano.

Articolo uscito su Apogeonline il 9 novembre 2012.
Leggi l'intero articolo.



venerdì 2 novembre 2012

LinuxDay, il giorno del Pinguino d’oro. Pennuti canterini, SIAE contumace

Ora anch'io ho il Pinguino d'oro!!

Una bella giornata di informazione e divulgazione sul mondo open, con assenti ingiustificati che ci hanno perso.

Articolo uscito su Apogeonline il 2 novembre 2012.
Leggilo qui



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Alcune foto del LinuxDay di Modena (27 ottobre 2012)

[cliccare sulle immagini per ingrandirle]

la locandina

foto 1

Giovanni Finali del Comune di Modena introduce i relatori

foto 2
da sinistra: Guido Scorza, Simone Aliprandi, Andrea Zanni

foto 3
da sinistra: Simone Aliprandi e Andrea Zanni

foto 4
il momento clou: la consegna del Pinguino d'oro


mercoledì 24 ottobre 2012

Habemus Agenda (quasi). Gli ultimi sessanta giorni di limatura

È il momento di chiudere le discussioni su che cosa significhi apertura di dati e formati all’interno della Pubblica Amministrazione.
Precisamente giovedì 18 ottobre il Presidente Napolitano ha promulgato il testo definitivo del decreto legge comunemente chiamato Crescita 2.0 con il quale vengono attuate le...
 
Articolo uscito su Apogeonline il 23 ottobre 2012.

giovedì 18 ottobre 2012

Motori di apertura. Creatività ben più che common

Nella giungla delle licenze più e meno “open” arriva finalmente uno strumento per comprenderle con maggiore facilità.
Si tratta di un sito che, atteggiandosi a motore di ricerca, permette di cercare all’interno del proprio database una delle decine di licenze “open” attualmente disponibili (indipendentemente che siano per software, dati o opere creative) come quelle di... 

Articolo uscito su Apogeonline il 18 ottobre 2012.
Leggilo qui.

mercoledì 17 ottobre 2012

La Gazzetta Ufficiale dev'essere in pubblico dominio! (anzi, lo è già!)

Solo ora noto una di quelle cose che mi fanno venire i brividi e l'orticaria. Quindi in questo post mi vedrete infervorato.
Sul sito della Gazzetta Ufficiale si trova il seguente disclaimer:
Si evidenzia che ogni iniziativa volta alla diffusione della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in formato digitale, potrà essere effettuata unicamente previa espressa autorizzazione dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Gli operatori interessati potranno prendere contatto con l'Istituto al seguente indirizzo di posta elettronica: informazioni@gazzettaufficiale.it
Ma dico... stiamo scherzando?! La Gazzetta Ufficiale deve assolutamente ricadere nel campo di applicazione dell'art. 5 della legge 633/41*. Certo, lo so che l'articolo parla di "TESTI degli atti ufficiali" e non degli atti ufficiali intesi in senso più ampio (comprensivi cioè di impaginazione, grafica e ammennicoli vari). Però dovremmo seriamente smetterla di spingere per una interpretazione restrittiva di questa norma fondamentale.
Un disclaimer come quello è a mio avviso inopportuno: non ci devono essere avvertenze che possano indurre nel timore i cittadini; anzi, al contrario dovrebbe esserci un chiaro disclaimer di "pubblico dominio", qualcosa in stile CC0 o ancor più semplicemente che dica espressamente che la Gazzetta Ufficiale (sia essa stampata su carta, diffusa in formato digitale, registrata su vinile, messa in scena a teatro...) è di libera diffusione poiché rientra sotto il cappello dell'art. 5. E stop! Senza altri fronzoli e giri di parole strani.
L'innovazione e la digitalizzazione del paese (leggi Agenda digitale e belle iniziative simili) parte anche dalla trasparenza sulle "regole del gioco" (leggi, regolamenti, bandi... appunto pubblicati in Gazzetta Ufficiale). Altrimenti possiamo anche smetterla di parlare di open data e open government.
E sinceramente non mi interessa se il signor "Istituto poligrafico e Zecca dello stato" vuole fare business vendendo la raccolta della Gazzetta Ufficiale su pen-drive (sic!); non credo proprio che fare business in quel modo sia la sua funzione istituzionale e nemmeno la sua principale fonte di sostentamento.
Se siete d'accordo fate un +1.
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* riporto di seguito il laconico testo del famigerato art. 5 della legge 633/41 (ovvero la legge italiana sul diritto d'autore): "Le disposizioni di questa legge non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere."

martedì 9 ottobre 2012

Settimo, non scaricare. Il disco rotto delle major

L’equivalenza tra scaricamento abusivo e mancata vendita è un meme caro alle case discografiche, falso.

Il 5 aprile scorso avevo scritto sul mio blog personale un articolo di commento all’ennesimo spot legato ad una campagna antipirateria. Si trattava di un video abbastanza... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 9 ottobre 2012.

lunedì 1 ottobre 2012

Alcuni dati dalla survey sul copyright nell'era digitale

Tra i risultati che ho ottenuto dalla mia web-survey sul diritto d'autore nell'era digitale ce ne sono alcuni che invitano a riflettere coloro che del diritto d'autore fanno la loro professione, come avvocati o come semplici consulenti. Si tratta degli ultimi quesiti, ai quali hanno risposto utenti "creativi professionali", ovvero utenti della rete che non solo immettono in rete contenuti creati da loro ma che lo fanno proprio come attività lavorativa. [continua]

Articolo uscito su Dirittodautore.it il 1° ottobre 2012.

martedì 25 settembre 2012

Crowdfunding per un libro CC? Proviamo!

Era da un po' che ero incuriosito dal fenomeno del "crowdfunding" e alla fine ho deciso di fare un esperimento con la versione in spagnolo del libro "Creative Commons: manuale operativo" (che è in lavorazione proprio in questi mesi).
Ovviamente, il libro è rivolto più che altro ad un'audience di spagnoli e sudamericani, ma confido che anche tra gli italiani si possano trovare alcuni generosi finanziatori per il progetto.
Se non sapete che cosa sia il crowdfunding, vi riporto in breve la definizione di Wikipedia:
Il crowd funding o crowdfunding (dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.
In parole semplici... chi volesse sostenere il progetto può andare sull'apposito sito e fare una donazione; al raggiungimento della somma indicata come budget per la realizzazione del progetto (nel mio caso, 1300 euro), i fondi vengono trasferiti dalla piattaforma di crowdfunding al responsabile del progetto (viene trattenuta dal gestore del sito una piccola percentuale a titolo di commissioni). Se invece la soglia non viene raggiunta, nessun fondo viene trasferito e le donazioni vengono restituite ai generosi donanti.
Si noti che nella maggior parte dei casi le donazioni non sono veri e propri atti di liberalità, ma più che altro degli acquisti anticipati (come delle prenotazioni) di prodotti legati al progetto (nel mio caso, copie del libro).
Beh se avete afferrato il senso di questo sistema... o semplicemente siete colti da un impeto di generosità... potete recarvi sull'apposita pagina di Ulule (servizio di crowdfunding basato in Francia) dedicata al libro Creative Commons: guìa de usuario e fare la vostra donazione. Così vedrete il grafico a forma di uovo riempirsi pian piano.
Ah... un'ultima cosa importante; il tempo per finanziare il porgetto è limitato: 40 giorni! Quindi affrettatevi.

lunedì 24 settembre 2012

Non solo LinuxDay. Libertà di associazione

Il 15 settembre scorso si è tenuto in tutto il mondo e in tre sedi italiane il Software Freedom Day 2012.

Articolo uscito su Apogeonline il 24 settembre 2012.
Leggilo qui.

venerdì 21 settembre 2012

Una causa persa. Vittorie di Pirro e verdetti provvisori

Tutto va pensato della diatriba legale tra Apple e Samsung, salvo che si tratti di un verdetto definitivo e autorevole.
Alcuni miei commenti sulla sentenza che ha infiammato (forse troppo) le cronache del rientro dalle ferie 2012.

Articolo uscito su Apogeonline il 21 settembre 2012.

venerdì 14 settembre 2012

New law about open geodata in Italy

On August 7, 2012 Italian parliament approved a new law (legge n. 135/2012) related to the socalled "public spending review" where we can find an interesting reform about open geodata.
Here is an English translation of the first part of Article 23, Paragraph 12-quaterdecies:
To support the development of applications and services based on geospatial data and to develop the technologies of Earth, including for environmental protection, risk mitigation and scientific research, all the data and information acquired from soil, air and satellite platforms and financed by public resources must be available to all the potential users, within the limits imposed by reasons of safeguarding national security.
It is a good piece of news in the field of openness for Italy. Now we have only to hope that this new rule become effective soon in all the Italian public administrations and not just a nice principle.
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Second part of the paragraph includes some specific references to the Italian state apparatus and is hard to correctly translate in English. If you want to read also the second part of the paragraph and a few comments about it, a longer article by me is available here.

giovedì 13 settembre 2012

Dati geografici: dove ci troviamo (e dove no)

Buone risposte dalla Pubblica Amministrazione per quanto riguarda i dati geografici. E anche qualche domanda.
Ecco un mio commento sulla nuova legge che rende "open" i dati geografici raccolti e gestiti dalla PA.

Articolo uscito su Apogeonline il 13 settembre 2012.
Leggilo qui.

mercoledì 12 settembre 2012

Autori inconsapevoli. Una mia intervista uscita su La Nuova Provincia di Biella

[intervista raccolta da Emanuele Policante e uscita il giorno 8 settembre 2012]


la versione integrale dell'articolo come pubblicata su La Nuova Provincia di Biella
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)


1 - Il diritto d'autore riguarda un prodotto d'ingegno strettamente professionale o tutto ciò che l'utente produce nella e per la rete?

La mia ricerca si è occupata di diritto d'autore in senso più ampio. Anche perchè la distinzione in quelle due categorie non esiste e non avrebbe molto senso: un'opera è soggetta a diritto d'autore in base al suo grado di creatività e non in base al circuito in cui circola. Dal punto di vista strettamente giuridico il film hollywoodiano e il piccolo filmato amatoriale caricato su Youtube hanno lo stesso tipo di tutela.
L'unica particolarità della mia ricerca (che tra l'altro si evince dal suo titolo) è che cerca di mettere a fuoco le problematiche emergenti nel campo del diritto d'autore a causa della transizione, ormai avvenuta, all'era del digitale e dell'interconnessione telematica.

2 - Secondo quanto emerge dalla tua ricerca, che percezione hanno gli utenti del diritto d'autore?

C'è un grafico che permette di visualizzare tutte le principali risposte in materia di percezione (ovvero il grafico relativo al quesito 3.5) e dalle quali ad esempio si estrapola che il 70% dei  rispondenti concorda che il download di contenuti senza rispetto del copyright sia non proprio lecito ma comunque molto comune e  generalmente accettato. Oppure il 60% concorda che si tratti di un fenomeno socialmente utile perchè consente di diffondere cultura. E ancora il 70% dei rispondenti concorda nel pensare che in realtà quel fenomeno danneggi soprattutto le aziende produttrici e non tanto gli autori.

3 - Nella tua ricerca è interessante il dato di acquisizione d'informazione sulle condizioni d'uso; pochi le leggono, come mai?

Internet è il regno del tutto facile, tutto subito e tutto gratis. E quindi ci ha reso particolarmente pigri. Gran parte delle richieste di chiarimento che ricevo alla casella email di Copyleft-Italia.it in realtà trovano risposta con una banalissima ricerca su Google. Eppure la gente preferisce ricevere la risposta pronta e su misura via email. Quindi figuriamoci se la gente ha voglia di leggere delle noiose e lunghe pagine con termini d'uso e licenze!
Inoltre c'è anche quell'idea, a mio avviso aberrante, per cui "il diritto d'autore è una cosa che non mi tange; è solo per addetti ai lavori; ci sarà qualcun altro che ci pensa al posto mio". E invece è proprio lì l'errore: nella società dell'informazione tutti facciamo azioni che potenzialmente hanno ripercussioni dal lato del diritto d'autore.

4 - Che differenze ci sono tra gli utenti italiani e quelli degli altri paesi?

I due gruppi (Studio 1 - Italia e Studio 2 - resto del mondo) in cui ho diviso i dati raccolti in realtà sono molto diversi quanto a caratteristiche demografiche, anche se le risposte fornite nella maggior parte dei casi non risultano così diverse. Per come ho impostato la ricerca però direi che lo studio che fornisce risultati più affidabili è quello relativo all'Italia in quanto ha un numero di  rispondenti molto più ampio. Lo studio 2 è dichiaratamente uno studio di controllo, ovvero uno studio che ha la principale funzione di fare dei confronti e dei parallelismi con lo studio principale (studio 1).

5- Quali sono gli inconsapevoli comportamenti a rischio degli utenti?

In realtà di inconsapevolezza non ce n'è poi molta. L'impressione che ho è che buona parte degli utenti sia un po' nevrotizzata da una contraddizione di fondo: da un lato sembra che comunque siano consapevoli della non liceità di alcuni comportamenti lesivi del diritto d'autore, dall'altro però sembra che non temano concrete ripercussioni legali e quindi continuino a comportarsi come se in realtà il diritto d'autore non ci fosse. Per dirla in una frase: "Sì lo so che non si può, ma tanto lo fanno tutti; non verranno mica a rompere le scatole a me!"
[NB: il titolo di "ricercatore universitario" mi è stato attribuito per errore nell'articolo]

martedì 4 settembre 2012

I risultati della mia survey sul copyright nell'era digitale

Forse qualcuno necessita di un riepilogo delle puntate precedenti.
Il 1° febbraio 2011 annunciai su Internet (attraverso vari canali come mailing lists, social network, articoli...) l'apertura di una web survey su alcuni aspetti di carattere sociologico relativi al diritto d'autore nell'era digitale. Si trattava di un questionario abbastanza consistente che ho realizzato come parte della mia ricerca di dottorato e che ho appunto promosso online sia in versione italiana che in versione inglese.
Fin dall'inizio ho sempre promesso "solennemente" che tutti i risultati della ricerca (ovvero i dati e le opere scientifiche e divulgative basate su di essi) sarebbero stati diffusi con un approccio "open", utilizzando licenze di libera distribuzione. Adesso che il mio dottorato si è concluso e ho discusso la tesi, è giunto il momento di tener fede a questa promessa.
Questo sito, quindi, è una sorta di estratto/derivazione della mia tesi di dottorato intitolata "Il diritto d'autore nell'era digitale. Una ricerca empirica su comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza tra gli utenti della rete" e discussa nel gennaio 2012 presso il dottorato in Società dell'informazione dell'Università di Milano Bicocca.
Ecco l'url ufficiale: www.aliprandi.org/copyrightsurvey. Buona navigazione.
___________________________

- vedi intervista raccolta da Flavia Marzano e uscita il 04/09/12 su Wired.it
- vedi articolo precedente relativo alla prima presentazione pubblica dei risultati presso l'Università Bocconi
- vedi articolo precedente con indice generale della tesi di dottorato

A survey about copyright in the digital age: finally the results!

Maybe you all need a recap of the previous episodes.
On February 1, 2011 I announced on the web (via several mailing-lists and blog posts) the opening of a survey about some sociological issues related to copyright in the digital age. It was an online questionnaire that I realized as a part of my PhD research. Since that initial announcement I have always “solemnly” promised that all the results would be released with an “open approach”.
Now my PhD program has closed, my thesis has been defended, and the data has been adequately processed and commented; so it is the moment to publish them, using open content licenses, both on the web and in open access journals.
I realized a small website where you can browse a general presentation of the survey and its most interesting results. The website is a sort of "blog" and you can leave your comments and suggestion directly in its pages. All your comments and suggestions will be very very precious, since I am thinking about re-proposing the survey in the future.
A few papers and articles based on the data will come soon and will be added to the "related articles" page of the website.
Obviously, feel free to share this announcement wherever you want.
The official link is: www.aliprandi.org/copyrightsurvey.

mercoledì 29 agosto 2012

Free and open source software takes precedence. By law!

[this post has induced two further items:
- an updating blogpost posted on December 13, 2012
- a peer-reviewed article (co-author: Carlo Piana) published in March 2013
on International Free and Open Source Software Law Review]
With the recent changes made ​​to Article 68 of the Codice dell'amministrazione digitale* by Law 134/2012 (approved by the Italian Parliament on August 7, 2012), every Italian public administration is formally obliged to choose open source software wherever possible.

Here is an English translation of the main part of the article:
Only when the comparative analysis of technical and economic aspects demonstrates the impossibility to adopt open source solutions or any other software solution already developed (at a lower price) within the public administration system, the acquisition of proprietary software products is allowed.
Before this modification has become effective (August 12, 2012), Italian public administrations could select between 5 options:
a) develop a solution internally
b) reuse a solution developed internally
c) obtain a proprietary license of use
d) obtain an open source license
e) a combination of the above
Now the rule is that option c) above is not allowed anymore by default: “free or open source software” is an overriding option.

Some issues are still not so clear, for instance time and manner for the implementation of this new principle (not a little point!). However it is a very nice goal and a good start for a truly open e-government system.

* it is the most important Italian act about e-government

Il software libero ha la priorità. Per legge!

Con le nuove modifiche apportate all'art. 68 del Codice dell'amministrazione digitale dalla Legge 134/2012, la Pubblica Amministrazione è formalmente tenuta a scegliere software open source ovunque possibile.

Nel testo riformato, infatti, l’ultimo comma dell’articolo sancisce che:
Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso.

Articolo uscito su Apogeonline il 29 agosto 2012.
Leggi l'intero articolo qui.

giovedì 26 luglio 2012

Si aprono i locali, entra l’aria open. Se non è aperto, non è pubblico

Notizie importanti e buone sul fronte del riconoscimento delle tecnologie libere da parte della Pubblica amministrazione.
È notizia di queste settimane: due nuovi enti locali hanno approvato atti normativi specificamente dedicati alle tecnologie open e vanno così ad allinearsi assieme alle altre regioni italiane che già si erano mosse in quella direzione...

Articolo uscito su Apogeonline il 26 luglio 2012.
Leggilo qui.

martedì 24 luglio 2012

Misurare la cosiddetta “pirateria”: una rassegna commentata delle principali ricerche empiriche

ABSTRACT: Sono molte le ricerche empiriche che si occupano periodicamente di indagare i comportamenti degli utenti in materia di prodotti tutelati dal diritto d'autore (musica, film, software...). Ma molte di esse partono da un presupposto che non sempre si rivela veritiero: ovvero quello per cui gli utenti di questi prodotti siano sempre potenziali acquirenti di questi prodotti e non meri utenti di un servizio.
Ciò comporta che tali ricerche assumano più che altro la veste di ricerche di mercato condotte non tanto per comprendere la vera essenza di comportamenti, opinioni e atteggiamenti, quanto per valutare nuove strategie di marketing che consentano ai produttori di assecondare le nuove istanze poste dalla società dell'informazione.
In questo articolo si vuole passare in rassegna le ricerche più recenti e interessanti condotte in quest'ambito, riassumendone i risultati più utili ma anche mettendone in luce i limiti di metodo e soprattutto di approccio al fenomeno indagato. La panoramica che ne deriva non ha certo la pretesa di essere esaustiva (visto l'ingente quantità di ricerche di questo tipo) ma si pone come traccia per una migliore comprensione delle problematiche in gioco dal punto di vista dell'indagine sociologica e statistica.

Articolo uscito sulla rivista
SCIRES-IT - SCIentific RESearch and Information Technology / Ricerca Scientifica e Tecnologie dell'Informazione (e-ISSN 2239-4303) - Volume 2, Issue 1 (2012)
Licenza: Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia
Codice DOI: 10.2423/i22394303v2n1p59 

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Indice sommario dell'articolo

1. Introduzione

2. La ricerca di PWC dell'ottobre 2010: "Discovering behaviors and attitudes related to pirating content"
   2.1. Articolazione della ricerca
   2.2. Risultati più interessanti
   2.3. Commenti e critiche
3. La ricerca della Fondazione Einaudi del 2007
   3.1. Articolazione della ricerca
   3.2. Risultati più interessanti
   3.3. Commenti e critiche
4. Il rapporto Wired-Cotec 2009 sulla cultura dell'innovazione in Italia
5. Il rapporto Istat su "Cittadini e nuove tecnologie" (2008)
6. Il Global software piracy study di BSA (2010)
   6.1. Articolazione della ricerca
   6.2. Risultati più interessanti
   6.3. Commenti e critiche
7. La ricerca del New York Times sulla psicologia dello sharing (2011)
   7.1. Articolazione della ricerca
   7.2. Risultati più interessanti
   7.3. Commenti e critiche
8. Conclusioni

Bibliografia e fonti


Measuring the so called "piracy": a commented review of the most important empirical studies

ABSTRACT: There are lots of empirical studies that regularly deal with investigating users' behavior about copyrighted products (music, movies, software ...). However many of them start from an assumption that does not always come true: i.e. the assumption that users are always potential purchasers of a product and not mere users of a service.
It implies that some surveys become something more similar to market research which are carried out not just to understand the true essence of behaviors, opinions and attitudes, rather than to evaluate new marketing strategies and enable producers to meet new marketing challenges for the information society.
The idea of this article is to make a review of the latest and most interesting studies, summarizing the most useful results and also highlighting method and approach limits. The resulting overview does not have an ambition to be exhaustive (considering the large amount of researches like these), anyway it arises as a guideline to better understand these issues from a sociological and statistical point of view.

This article is published in
SCIRES-IT - SCIentific RESearch and Information Technology (e-ISSN 2239-4303) - Volume 2, Issue 1 (2012)
License: Creative Commons Attribution - Non commercial - No derivative works 3.0 Italy
DOI code: 10.2423/i22394303v2n1p59 

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Summary of the article

1. Introduction
2. The study by PWC "Discovering behaviors and attitudes related to pirating content" (2010)
   2.1. Structure of the research
   2.2. Most interesting results
   2.3. Comments and critiques
3. The study by Fondazione Einaudi (2007 )
   3.1. Structure of the research
   3.2. Most interesting results
   3.3. Comments and critiques
4. The Wired-Cotec 2009 report on the culture of innovation in Italy
5. The Istat report on "Citizens and new technologies" (2008)
6. The Global software piracy study by BSA (2010)
   6.1. Structure of the research
   6.2. Most interesting results
   6.3. Comments and critiques
7. The study by New York Times on psychology of sharing (2011)
   7.1. Structure of the research
   7.2. Most interesting results
   7.3. Comments and critiques
8. Conclusions
References

(the article is available in Italian version only;
however all the graphs are easily understandable 
and most of the references are in English)

mercoledì 18 luglio 2012

Capire il copyright: breve presentazione video

Ho realizzato una breve presentazione video della nuova edizione di Capire il copyright. Percorso guidato nel diritto d'autore, libro edito per la prima volta nel 2007 e oggi ripubblicato (in una versione ampiamente rivista e aggiornata) nella collana Copyleft-Italia di Ledizioni.


Il sito ufficiale del libro è www.aliprandi.org/capire-copyright e lì trovate tutte le informazioni utili sull'iniziativa editoriale. Per avere una copia del libro, clicca uno dei seguenti link.

ordina il libro in versione cartacea  |  acquisisci l'ebook (formato epub)


I DATI BIBLIOGRAFICI

Autore: Simone Aliprandi  |  Editore: Ledizioni  |  Collana: Copyleft Italia 
Formato (cartaceo): 162  pagine - cm 20,30x12,70 
Pubblicato in: Giugno 2012
ISBN: 9788867050116 (cartaceo) / 9788867050079 (eBook)
Licenza: Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia

martedì 17 luglio 2012

Perché i dati pubblici lo siano veramente. Per lo sviluppo economico e sociale

Con l’acronimo anglofono PSI (Public Sector Information) si usa indicare la miriade di informazioni prodotte e gestite dalla pubblica amministrazione sia essa intesa a livello locale, statale o addirittura sovranazionale.

Questo tema rappresenta un’articolazione (forse la più rilevante per il suo impatto sulla vita dei cittadini e quindi per le sue implicazioni politiche) del macro tema opendata di cui molto (forse troppo) si parla da qualche tempo a questa parte. ...

Articolo uscito su Apogeonline il 13 luglio 2012.
Leggilo qui.

martedì 3 luglio 2012

Il software libero a convegno nelle Marche. Dalle realtà locali a Mozilla

Anche quest’anno, come avviene regolarmente dalla primavera del 2007, si è tenuta la Conferenza Italiana Software Libero, anche nota con l’acronimo ConfSL...


Articolo uscito su Apogeonline il 3 luglio 2012.
Leggilo qui.

lunedì 2 luglio 2012

Una panoramica completa sugli aspetti giuridici del software open source

È passato meno di un anno dall'uscita del libro "The International Free and Open Source Software Law Book" nel quale con l'amico e collega Carlo Piana avevo firmato il capitolo relativo al contesto italiano (si veda precedente post). Ora da quel capitolo (scritto in inglese) abbiamo tratto anche un articolo che, oltre ad essere in italiano e quindi risultare più facilmente fruibile dall'audience locale, ha un maggior livello di approfondimento delle questioni dottrinali dal punto di vista della scienza giuridica italiana.
L'articolo si intitola Il Free and Open Source software nell’ordinamento italiano: principali problematiche giuridiche, è uscito sul n. 1/2012 della rivista "Informatica e diritto" ed è rilasciato con licenza CC by-sa.
Questo è il sommario dell'articolo:
1. Introduzione – 2. FOSS e princìpi di diritto d’autore – 2.1. Premesse – 2.2. La qualificazione giuridica del FOSS secondo il diritto d’autore – 2.3. Diritti dei co-autori – 2.4. I diritti morali – 3. L’enforcement delle licenze FOSS – 4. Clausole di esonero di responsabilità – 5. Il meccanismo del copyleft – 5.1. Come funziona – 5.2. Validità della clausola copyleft – 6. Danni civili e FOSS – 7. Letteratura scientifica di riferimento
Spero che possa rappresentare un utile punto di riferimento per lo studio e l'inquadramento di questa materia ormai di primo piano per il mondo del diritto dell'informatica e della proprietà intellettuale.
A questo link potete scaricare la versione elettronica dell'articolo.
Ogni commento è bene accetto e verrà sicuramente tenuto in considerazione per eventuali versioni aggiornate dell'opera.

martedì 26 giugno 2012

Se il dito indica la luna NVIDIA guarda il dito

Se il dito indica la luna, NVIDIA guarda il dito... medio!
Ecco qualche mio commento sul colorito sfogo di Linus Torvalds contro NVIDIA.

Articolo uscito su Apogeonline il 26 giugno 2012.
Leggilo qui.

martedì 19 giugno 2012

Presupposti i dati. Finalmente pubblici come devono essere

Nei giorni scorsi è stata aggiornata e completata la pagina del sito dati.gov.it intitolata "Infografica" e contenente alcune utili rappresentazioni visive della situazione dei dati aperti in Italia.

Articolo uscito su Apogeonline il 18 giugno 2012.
Leggilo qui.

martedì 12 giugno 2012

Open licensing and databases


Finally the English version of my article about open licensing and databases is out.
It has been published in Vol 4, No 1 (2012) of International Free and Open Source Software Law Review.
Here you can read the abstract.

Data and databases are a complex, nuanced area within intellectual property law.
In the European Union databases have a special legal treatment that provides two levels of protection. A database is protected by copyright in the classical sense when it can be considered an intellectual work with a creative nature. Where databases represent mere collections of data without sufficient creativity to trigger copyright, EU jurisdictions protect the database under sui generis rights when substantial investment has been made in obtaining, verifying, or presenting the database contents according to Directive 96/9/EC.
This system creates a substantial discrepancy between the situation of European countries and the rest of the world, and also affects those databases that have been released under open licenses.
Not all of the currently available open licenses take account of the legal and practical implications of this discrepancy, and we should examine the consequences and options.
The paper aims to provide a high-level analysis on the protection of databases under European law and identify the main legal problems arising from it in an open data scenario. Then it will focus on the solutions tried so far to implement a proper open licensing framework for the database (with an introduction to the licenses offered by Creative Commons and the Open Data Commons project). Finally, some of the most prominent use cases of open licensing for data will be analysed (such as those of geo-data and linked-data), with some observations on the modus operandi of the various promoters of projects.

If you want to read the entire article, you can find it here: PDF | HTML
Italian version is also available: click here.
...and don't forget to see my diagram about open data legal tools.

Questa o quella, per me API sono. Copyright, ma non sempre.

Nei giorni scorsi è arrivata una pronuncia giurisprudenziale di estrema rilevanza in materia di tutela delle API, in un caso che vede opporsi due titani dell’informatica come Google e Oracle.

Articolo uscito su Apogeonline il 12 giugno 2012.
Leggilo qui.

giovedì 7 giugno 2012

Tre seminari sull'openness (tenuti nel 2010 presso FBK)

A questi link trovate i filmati interi di tre seminari che ho tenuto nel 2010 presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento. Ricordo che avevano riscosso un discreto consenso tra il pubblico dunque mi sembra opportuno condividerli. Spero che questi filmati possano risultare utili ad appronfondire i principali aspetti giuridici dell'openness.


I filmati sono stati caricati sulla piattaforma BlipTv e resi disponibili sotto licenza Creative Commons by-sa.

mercoledì 6 giugno 2012

martedì 29 maggio 2012

Chi ha incastrato ChromeOS? I danni del monopolio nel mercato PC

La soluzione alternativa di sistema operativo di Google finora non ha fatto breccia. Forse il motivo non va ricercato nella bontà della soluzione.

Articolo uscito su Apogeonline il 29 maggio 2012.
Leggilo qui.

mercoledì 23 maggio 2012

È nata la certificazione per LibreOffice. Fiducia e competenza, open e garantite

Sarà un italiano, Italo Vignoli, a coordinare l’attività del comitato istituito appositamente da Document Foundation.

Articolo uscito su Apogeonline il 23 maggio 2012.
Leggilo qui.

lunedì 21 maggio 2012

Opendata graph

I realized a diagram including all the most important opendata licenses that are now available, and classifying them according to their legal effects (attribution and share-alike, attribution only, public domain). I hope this work can be useful to better understand the actual situation of database (open)licensing.


By clicking here you can download the PDF file with the complete version of the diagram.

If you like to deepen this topic, you can also read my article:
- Italian version: Open licensing e banche dati (Informatica e diritto, n. 1-2/2011);
- English version: Open licensing and databases (International Free and Open Source Software Law Review, Vol 4, No 2, 2011)

If you appreciate my work, I will be grateful if you will share this contents and correctly attribute them to me linking to this page.

PS: if you want to deepen how these licenses work on geodata, see the FreeGIS.net Project (an interesting project based in Bolzano which I am collaborating with).

mercoledì 16 maggio 2012

Perché è il momento di leggere i termini d'uso. Più chiarezza, da un lavoro di comunità

Motivi evidenti per cui, delle tante cose che si possono leggere sull’enciclopedia libera per definizione, è il turno dei (nuovi) termini di utilizzo.


Articolo uscito il 16 maggio 2012 su Apogeonline. Leggilo qui.

lunedì 7 maggio 2012

Inscatolata la libertà. Lotta per la disintermediazione vera

La tutela della privacy e dei dati personali potrebbe essere affidata domani a un piccolo apparecchio azionato da software libero.


Articolo uscito il 7 maggio 2012 su Apogeonline. Leggilo qui.