martedì 8 settembre 2020

Software Licensing & Data Governance: nuovo libro per Apogeo/Feltrinelli

Ebbene sì, è successo un'altra volta. Ho scritto un libro. E dopo la parabola atipica costituita dal mio "Cronache dalla radura", sono tornato ad occuparmi di temi tecnico-giuridici. L'opera si intitola "Software Licensing & Data Governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche" e si occupa proprio della tutela e della gestione di software e banche dati, principalmente sul piano della cosiddetta proprietà intellettuale e del licensing, ma anche su quello della privacy. 

L'opera è rilasciata sotto licenza Creative Commons BY-NC-SA 4.0 ed è pubblicata da Apogeo (Gruppo Feltrinelli), casa editrice specializzata in manuali e saggi su temi tecnologici e digitali, con la quale ho già avuto modo di collaborare come autore del loro molto interessante sito. Consta di sette capitoli per circa 159 pagine (ovviamente nella versione cartacea), con 18 immagini contenenti schemi e infografiche esplicative, un'introduzione con chiarimenti terminologici e un utile indice analitico che permette di "navigare" tra i paragrafi per singoli argomenti. 

La versione ebook (ISBN 9788850319008) è acquistabile già da oggi sui principali webstore al prezzo promozionale di € 4,99. Il cartaceo (ISBN 9788850335312) sarà invece nelle migliori librerie da giovedì 17 settembre al prezzo di copertina di € 19,90 (salvo sconti e promozioni che potranno essere applicati). Le informazioni dettagliate sono sull'apposita pagina del sito dell'editore.

Riporto di seguito il testo della breve descrizione di copertina, il file PDF con l'anteprima del libro (copertina, indice, prefazione, introduzione, quarta di copertina), nonché il testo della prefazione/presentazione che compare nel libro.


Breve descrizione

Le aziende investono sempre più su software e dati, spesso però tralasciando di porsi alcune domande fondamentali: quali sono i diritti che li regolano e quale peso ha dal punto vista commerciale la loro cessione o acquisizione? In quale forma contrattuale ha più senso cedere o acquisire questi diritti e che tipo di garanzie è giusto chiedere o offrire? Oltre alla proprietà intellettuale quando è necessario prestare attenzione anche all'aspetto della privacy? Sono quesiti delicati che hanno implicazioni giuridiche ma che sollevano allo stesso tempo questioni strategiche determinanti per la sostenibilità di un business.

In questa agile guida Simone Aliprandi condensa tutta la sua esperienza sui diritti dei software e dei dati e sui contratti e le licenze che ne regolano cessione e acquisizione, sottolineando i possibili incroci tra il piano della proprietà intellettuale e quello della privacy.

Un manuale di facile consultazione per manager, professionisti e avvocati che hanno a che fare a vario titolo con "creazioni tecnologiche" e vogliono comprenderne gli aspetti giuridici e le relative implicazioni economiche.



Prefazione

Erano anni che mi balenava in testa l’idea di un libro che si occupasse di questo argomento, che rielaborasse con approccio più maturo quanto da me scritto nelle mie primissime monografie e che raccogliesse alcuni dei miei interventi in quest’ambito tematico rimasti sparsi in articoli e blog post.

Lo spunto per mettermi seriamente a lavorare al progetto mi è giunto nell’autunno 2019, in un periodo molto denso di attività formative rivolte in particolare a professionisti e piccoli imprenditori attivi nel settore dello sviluppo di tecnologia. Mi sono reso conto che sarebbe stato utile e prezioso poter segnalare ai miei corsisti un unico testo di riferimento strutturato, organico e il più possibile completo e che potesse rappresentare un riferimento divulgativo e nello stesso tempo solido da un punto di vista teorico anche per coloro che, pur non essendo professionisti del settore, vogliono avvicinarsi al tema.

Visto l’argomento tecnico e rivolto al mondo delle piccole imprese e dei professionisti della tecnologia, si creava anche un’ottima occasione per poter finalmente sottoporre una mia pubblicazione agli amici di Apogeo Editore, con cui collaboro come autore del sito da molti anni e con cui proprio dall’autunno 2019 è iniziata una collaborazione anche in campo formativo. Dopo alcune telefonate per calibrare meglio il focus del libro, ho iniziato a lavorarci a inizio 2020; ricordo bene che i primi paragrafi uscirono dalla mia penna, o meglio dalla mia tastiera, durante la bizzarra settimana di Sanremo 2020, quando, mentre tutti cercavamo di capire chi fosse quel cantante che a un certo punto era sparito dal palcoscenico, iniziava ad arrivare qualche notizia su uno strano virus che stava creando problemi in Cina. In quella settimana di metà febbraio ero fuori sede per motivi personali, e ricordo di essermi per la prima volta confrontato con il problema della pandemia quando il 17 febbraio rientrai a Linate e dovetti fare la fila per uscire dal gate a causa di un controllo della temperatura corporea a tutti i viaggiatori. Pochi giorni dopo, mentre ero a Lodi per una tappa dai miei genitori, iniziai a sentire di alcuni amici residenti nei paesi attorno a Codogno che erano rimasti chiusi in quarantena. Preparai il mio trolley e rientrai nel mio appartamento pavese, pensando che il tutto si sarebbe comunque risolto nel giro di un paio di settimane. In quei giorni riuscii anche a fare la mia ultima trasferta di lavoro, in quel di Firenze, per la prima lezione del mio corso all’ISIA; e ricordo che fu la prima volta che percepii un senso di disagio e di velata paura per l’epidemia. In attesa del treno ad alta velocità, entrai nel market della stazione di Rogoredo a cercare un disinfettante per mani, che non si trovava, e ripiegai su una bottiglietta di disinfettante generico. Sul treno semideserto continuai a scrivere paragrafi del libro; consumai il pranzo in un ristorante vicino alla stazione di Santa Maria Novella, che esponeva un manifesto della campagna #Firenzenonsiferma. Feci la mia lezione e tornai a Lodi in giornata. Era il 4 marzo, e il giorno successivo, al ritorno nel mio appartamento di Pavia, iniziò l’escalation di notizie allarmanti e di conferenze stampa che comunicavano prescrizioni fuori da ogni immaginario e al di là di ogni fantasia distopica.

Non fu facile entrare nell’ottica, soprattutto per uno come me abituato a considerare la casa solo come appoggio, ma nello stesso tempo a essere sempre in giro per l’Italia sia per il mio lavoro sia per questioni personali. Passate le prime due settimane di disorientamento, nelle quali devo ammettere fu davvero difficile trovare la concentrazione per scrivere, accettai questa nuova dimensione di working from home forzato e mi dedicai al libro con una certa costanza. Solo in un secondo momento, confrontandomi con altre persone che come me si erano trovate loro malgrado chiuse in casa da sole, mi resi conto di quanto fosse un privilegio poter avere un libro da scrivere, avere quindi qualcosa di stimolante cui pensare, che mi spingesse a studiare e fare letture che avevo troppe volte rimandato; semplicemente avere un obiettivo che mi permettesse di usare bene il tempo e di tenere occupata la mente su questioni interessanti e costruttive per il mio futuro lavorativo.

Rovescio della medaglia fu che la pandemia fece slittare tutta una serie di iniziative culturali, accademiche, divulgative, tra cui anche quelle legate alla promozione e presentazione del nuovo libro, il quale, nei miei iniziali piani, doveva essere pubblicato prima dell’estate. A ciò aggiungiamo la sovrapposizione con un trasloco anch’esso slittato di qualche mese, ed eccoci che ci troviamo con il libro pubblicato in autunno.

Devo dire comunque che, con il senno di poi, è stato meglio così. Questo ritardo forzato mi ha permesso di lavorare con meno pressione e lasciar sedimentare meglio le riflessioni e le letture fatte per redigere l’opera. Voglio quindi essere positivo e pensare che questi tre mesi non siano stati tempo perso ma che piuttosto abbiano avuto un effetto positivo anche sulla progettazione dell’opera e sulla qualità della scrittura. Ma questo sarete voi a dirmelo.