mercoledì 3 dicembre 2008

Fare musica libera si può... infatti si fa!


Quello del rapporto fra il modello di gestione dei diritti d'autore basato su un sistema centralizzato come quello della SIAE e il modello disintermediato e autogestito come quello delle licenze Creative Commons e di strumenti similari è sempre stato uno degli argomenti più dibattuti in seno al movimento per la revisione dei principi del diritto d'autore. Io stesso ho avuto modo di occuparmene in occasione di dibattiti pubblici e nelle mie pubblicazioni.
Il tema, tuttavia, sta iniziando in questi mesi ad interessare non più solo gli addetti ai lavori e gli appassionati del mondo copyleft, ma in generale tutto l'ambiente delle produzioni indipendenti: artisti, produttori, etichette, distributori... E non a caso il recente MEI 2008 (cioè il Meeting delle etichette indipendenti che si tiene ogni anno a Faenza) è stato teatro di interessanti momenti di approfondimento e di scambio di esperienze in questa direzione.
Da parte mia, ho avuto modo di fare una breve presentazione del nuovo libro, ospite dello stand dell'ARCI (che appunto è fra i promotori dell'iniziativa editoriale); a fianco a me, vi era anche Pierre-Yves Lanneau-Saint Léger, Responsabile Marketing di www.jamendo.com, ovvero il principale portale di musica interamente rilasciata sotto licenze Creative Commons.
Sempre al MEI, nel pomeriggio di sabato, si è tenuto un interessante dibattito (sicuramente più tecnico) dedicato proprio al rapporto fra SIAE e CC, a cui hanno partecipato i portavoce dei due enti, nonché alcuni operatori del settore (musicisti, giornalisti, organizzatori di eventi).
Non solo: il MEI è stato anche l'occasione di presentare una ammirevole iniziativa culturale (a cui - tra l'altro - ho avuto il piacere di prendere parte come autore), cioè la compilation musicale Liberalarte!3 realizzata da FPML e promossa da FHF. Un doppio cd di musica con 33 brani rilasciati sotto licenza Creative Commons: tutti i brani denotano un certo valore artistico e un ottimo livello di produzione, quindi non certo un banale collage di qualche brano-demo [NB: e non lo dico solo perché la cosa mi coinvolge personalmente. Ascoltatela on-line e mi saprete dire].
Infine, vi è un'altra notizia di non molti giorni fa sempre legata all'argomento e degna di essere citata: anche la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana, che - in parole povere - è la "Confindustria della produzione musicale") ha aperto un primo spiraglio verso l'utilizzo delle licenze Creative Commons, anche se per ora non propriamente per le opere musicali ma solo per alcuni contenuti del sito web ufficiale.
In generale credo che tutti questi segnali sottolineino l'ormai avvenuta apertura di uno spiraglio verso un nuovo modo di diffondere musica: uno spiraglio che è destinato solamente ad ampliarsi.
Seguono i links ad alcuni utili articoli pertinenti usciti in questi giorni.

Articolo uscito su PI: "SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno?"
Articolo dal blog di Lorenzo De Tomasi: "Dialogo tra Creative Commons e Siae"
Articolo di Marco Trotta sul sito di Carta: "Verso un accordo tra Creative commons e Siae?"
Intervista ad Enzo Mazza di FIMI sull'uso delle Creative Commons nella musica.
Articolo uscito su PI: "FIMI: le Creative Commons fan parte della famiglia"

giovedì 30 ottobre 2008

E' uscito "Creative Commons: manuale operativo".


Come già annunciato attraverso le principali mailing list di settore e attraverso appositi comunicati, è uscito in questi giorni il mio nuovo libro intitolato "Creative Commons: manuale operativo. Guida all'uso delle licenze e degli altri strumenti CC".
Si tratta in verità della singola parte di un più ampio progetto a scopo divulgativo e formativo attivato dal Comune di Modena (Assessorato Politiche giovanili) in collaborazione con l'ARCI, e che comprende, oltre al mio libro, anche quello di Riccardo Cavalieri intitolato "Ubuntu per tutti" nonché altri contenuti di cui avrò modo di parlare nello specifico. Il libro (come anche quello di Cavalieri) è rilasciato con una licenza Creative Commons (BY-NC-SA), è stato pubblicato da Stampa Alternativa ed è stato reso disponibile fin da subito sia in versione cartacea che in versione digitale.
Riporto di seguito alcuni links inerenti all'iniziativa.

La pagina principale dell'iniziativa (da cui poter scaricare l'intero file PDF):
www.copyleft-italia.it/libro4.
La presentazione che compare all'inizio del libro:
www.copyleft-italia.it/libro4/presentazione.htm.
Apposita pagina di presentazione del sito LiberaCultura:
www.stampalternativa.it/liberacultura/?p=188.
Recensione tratta dal blog di Carlo Piana:
www.piana.eu/it/aliprandi_manuale_cc.
Sito del progetto Net Garage del Comune di Modena:
www.comune.modena.it/netgarage/.
Pagina di presentazione sul sito dell'ARCI:
http://arcireport.splinder.com/tag/libri+con+licenza+cc.

mercoledì 17 settembre 2008

Liberi professionisti... ma liberi da cosa?

Subito dopo aver messo in rete l'articolo relativo al dibattito "Professionisti open", realizzo che in questi giorni cade per me un anniversario: esattamente un anno fa un santo misterioso decise di aiutarmi e farmi passare l'orale dell'esame di stato. Ciò significa che -simbolicamente- è proprio un anno che posso considerarmi a tutti gli effetti un "professionista" (pur con lo svuotamento semantico che ha subito questo termine ultimamente).
Un'altra strana coincidenza: non sono solito leggere riviste femminili, ma sabato comprando il Corriere della sera come lettura per il viaggio in treno ad Arezzo, mi sono trovato fra le mani anche Io donna. Beh, vi starete chiedendo che connessione abbia questo mio acquisto con il discorso dell'esame di stato e con la partecipazione al dibattito di Arezzo (di cui al post precedente). Ve lo spiego subito.
A pagina 147 di Io donna (edizione del 13/09/08) trovo un'intervista ad un personaggio a me finora sconosciuto (ma solo per mia ignoranza, lo ammetto): Diego De Silva, un ex avvocato partenopeo, ora dedicato a tempo pieno alla scrittura di libri e sceneggiature. Esattamente il contrario di quello che ci insegnavano i nostri padri: "impara l'arte e mettila da parte"... come a dire "suona, scrivi, dipingi... ma poi cerca di mettere la testa a posto facendo un lavoro di quelli sicuri e che danno anche una certa considerazione sociale".
Beh, nell'intervista De Silva sostiene serenamente che i liberi professionisti siano i nuovi poveri italiani. Riporto uno stralcio (appellandomi ad una sorta di fair use) senza aggiungere molte considerazioni personali ma lasciando ad ognuno la libertà di fare le proprie, postandole come commenti:
"Avvocati, medici, architetti e ingegneri hanno una grandissima difficoltà a tenere in piedi la baracca. A quarant'anni sono costretti a farsi aiutare dalle famiglie e a indebitarsi per comprare un'automobile all'altezza del ruolo. Non hanno un sindacato, sono disoccupati che vanno in giro in giacca e cravatta facendo finta di essere molto impegnati. Nessuno è disposto ad ammettere che guadagna meno della badante di sua nonna. Un giornalista che volesse rappresentare questa categoria sarebbe costretto a intervistare un avvocato disoccupato come fosse un testimone di mafia: voce modificata e volto oscurato."

Sì, forse è una analisi un po' impietosa e un po' troppo generalizzante. Ma pensando all'esperienza di alcuni colleghi coetanei, mi chiedo: non è che qui si è liberi professionisti solo quando si tratta di sobbarcarsi oneri (spese, investimenti, gestione contabilità, obblighi deontologici... senza considerare lo stress e i weekend a lavorare) ma non quando si tratta di raccogliere gli onori?

lunedì 15 settembre 2008

Copyleft Festival 2008: riflessioni di professionisti open


Sabato scorso ho partecipato come relatore al Copyleft Festival di Arezzo, all'interno di una tavola rotonda intitolata su mia proposta
"Professionisti open: lavorare con il copyleft".
L'idea, nata da un brainstorming fatto tempo fa con Marco Gallorini (organizzatore del festival), era quella di riflettere sulla possibilità di fare del copyleft una professione a tutti gli effetti. Si è pensato quindi di radunare attorno a un tavolo coloro che in Italia hanno voluto muoversi in questa direzione ed ascoltare le loro dirette esperienze, compresi i lati oscuri.
Quando Gallorini mi ha chiesto di partecipare anche quest'anno al festival, gli ho subito fatto presente quanto sentivo inutile, banale e poco costruttivo confezionare il classico dibattito in cui ciascun ospite faceva uno spot pubblicitario al suo progetto o alla sua azienda. Nella mia ottica, o riuscivamo a mettere in piedi qualcosa di originale, nuovo, o era meglio evitare. Allora si è pensato a questa formula, nella quale i relatori parlassero da "uomini" prima che da promotori di progetti nell'ambito copyleft e open source. Una scelta coraggiosa (visto che andava ad infilarsi in una nicchia nella nicchia) ma di certo intellettualmente più onesta e innovativa.
Per rendere la cosa a mio avviso più vera ed efficace abbiamo deciso di coinvolgere solo persone che avessero un'esperienza vissuta in prima persona e sostenuta interamente sulle proprie spalle: quindi liberi professionisti o imprenditori indipendenti. D'altronde, già il fatto di appartenere ad una organizzazione medio-grande rischia di sfalsare la percezione di certe problematiche.
Ci siamo trovati quindi dietro al tavolo io nella mia duplice veste di divulgatore/autore e di avvocato/consulente in materia di nuovi modelli per il diritto d'autore; Diego Zanga, informatico indipendente, responsabile del progetto www.elawoffice.it; e lo stesso Marco Gallorini, organizzatore di uno dei principali eventi italiani dedicati monograficamente al fenomeno copyleft. Tre esperienze differenti in tre settori differenti, uniti però dal filo conduttore della filosofia open e dell'approccio etico che vi sta dietro.
Di cosa si è parlato, in sostanza? Della sostenibilità economica delle professioni copyleft, di quanto sia concretamente realizzabile fare del copyleft la propria attività principale, nonché delle difficoltà che un indipendente può incontrare in questo cammino.
Che cosa ne è emerso? Ne è emerso che non è facile; che trasformare iniziative a scopo culturale e divulgativo in fonti di reddito non è cosa automatica, che il rispetto e la notorietà di alcuni progetti non generano sempre in modo proporzionale occasioni lavorative reali... Ciò ovviamente con considerazioni e proporzioni differenti a seconda del settore: vendere competenze giuridiche è sicuramente diverso dal vendere competenze informatiche, com'è diverso ancora dall'organizzare eventi culturali.
Qualcuno, abituato ai miei interventi appassionati sulla portata innovativa del copyleft come fenomeno giuridico e culturale, è rimasto spiazzato. Ma come detto poco sopra (e come precisato nel preambolo del mio intervento) questa volta non stavo parlando in veste di portavoce del progetto Copyleft-Italia. E non credo nemmeno di aver fornito un'interpretazione troppo pessimistica della situazione... D'altro canto in questo caso mi ero promesso di parlare della realtà, quindi di fatti, di numeri, di bilanci, non di idee e prospettive.
E poi in fondo il pessimismo non esiste: esistono solo il realismo e l'ottimismo. Giusto? So che i pessimisti saranno d'accordo.

- Il commento di Diego Zanga.
- Il commento di Marco Gallorini.
- Il commento di Christian Biasco.
- La mia intervista dopo il dibattito.

martedì 8 luglio 2008

Copyleft e banche dati - Il video del PAAL 2008

Sono stati finalmente messi in rete i filmati del PAAL 2008, evento nazionale tenutosi lo scorso mese di aprile a Pula (CA) e dedicato al tema "Dalle Tecnologie Aperte alla Libera Circolazione dei Contenuti Digitali" (vedi post di maggio).

A questo link trovate il programma completo dell'evento con tutti i filmati degli interventi.
Qui sotto riporto invece il filmato del mio intervento intitolato "Copyleft e banche dati".

giovedì 5 giugno 2008

A Roma fra musica libera e gelato open


Questo recente ponte del 2 giugno l'ho trascorso nella città delle città, l'urbe, la capitale. Ero ospite di un interessante evento dedicato alle produzioni musicali indipendenti: Alter, tenutosi presso il Circolo degli artisti. In una tavola rotonda, a cui oltre a me hanno partecipato altri attivisti del settore (vedi il programma), si è parlato del modello copyleft applicato alla musica.
Essendo poi a Roma, è stato citato il caso emblematico della Gelateria Fiordiluna in Trastevere con i cui titolari avevo già avuto modo di entrare in contatto via web. E finalmente ho anche avuto l'occasione di andarli a trovare fisicamente la sera di domenica, con una via della Lungaretta piena di gente e di vita. Per mio grande piacere, ho trovato esposti su uno scaffale del negozio i miei libri e altre produzioni targate Copyleft-Italia. È stata una piacevole sorpresa... e anche il gelato era buonissimo.
Bravi, davvero. Basterebbe che in ogni grande città ci fosse anche solo un negozio così "illuminato" (non necessariamente una gelateria: anche una libreria, un bar, un negozio di dischi), e la cultura libera entrerebbe più facilmente anche in mezzo alla gente che per vari motivi non frequenta la rete.

giovedì 22 maggio 2008

CC Festival 2007: il filmato

E' stato finalmente realizzato e messo in circolazione il filmato riassuntivo del CC Festival 2007 tenutosi alla fine della scorsa estate nella periferia di Parma. Il filmato è disponibile su Youtube a questo link.
Il CC Festival è un evento divulgativo e culturale mirato a promuovere l'uso delle licenze Creative Commons nella musica e nella creatività in generale. E' già arrivato alla sua seconda edizione ed è in cantiere per questa prossima estate una terza. Maggiori informazioni sul sito ufficiale dell'evento. Se invece volete vedere il filmato relativo all'edizione 2006, cliccate qui.

martedì 20 maggio 2008

Il software libero italiano attorno a un tavolo. CONFSL 2008


Il 16-17-18 di maggio si è tenuta la seconda edizione di CONFSL (Conferenza Italiana del Software Libero), che segue quella tenutasi l'anno scorso sempre in maggio in quel di Cosenza e che precede la terza edizione (maggio 2009) di cui gli organizzatori hanno già annunciato la preparazione.
Un evento utile per radunare attorno ad un tavolo (idealmente ma anche fisicamente, visto che era prevista anche una cena ufficiale per i partecipanti) tutti gli operatori e i teorici del mondo dell'informatica libera italiana.
Io in questa occasione mi sono proposto in una veste inedita, cioè non parlando di copyleft e temi legati strettamente al diritto d'autore, ma parlando di standard informatici aperti: tema molto caldo che si muove parallelamente a quello dell'open source.
Il mio articolo, intitolato "Gli standard nel settore informatico: classificazioni e problematiche", è stato inserito negli atti del convegno distribuiti a tutti i presenti e verrà presto diffuso online con una licenza Creative Commons. Attualmente è disponibile l'abstract a questa pagina.

giovedì 1 maggio 2008

PAAL 2008: pubblica amministrazione aperta e libera... anche nei contenuti e nei dati

Solo poche righe per dare notizia dell'evento PAAL 2008 - Pubblica amministrazione aperta e libera tenutosi nei giorni di 17 e 18 aprile a Pula (Cagliari): evento giunto alla sua seconda edizione dedicata al tema "Dalle Tecnologie Aperte alla Libera Circolazione dei Contenuti Digitali". L'edizione dell'anno scorso, dedicata invece al tema "Opportunità, Criticità ed Esperienze nell’Adozione di Standard Aperti e Software Libero nella Pubblica Amministrazione", è stata lo spunto per realizzare l'interessante pubblicazione "Finalmente libero! Software libero e standard aperti per le pubbliche amministrazioni" edita da McGrawHill e legato alla quale vi è un sito/social-network.
Quest'anno ho avuto l'opportunità di partecipare come relatore e di presentare un paper dal titolo "Copyleft e banche dati", disponibile online sul sito dell'evento (e al più presto anche su Copyleft-Italia.it) sotto licenza Creative Commons.
La speranza è che anche dall'edizione di quest'anno possa nascere una pubblicazione altrettanto interessante e rilasciata interamente in regime di copyleft.
Si può leggere un utile reportage dell'evento sul blog di Arturo Di Corinto.
A breve sul sito dell'evento (www.paal2008.it) dovrebbero essere presenti anche gli streaming video di tutti gli interventi.

martedì 8 aprile 2008

Formati aperti: un tema importante. Il Document Freedom Day del 26 marzo


Anche se con una settimana di ritardo, ci tenevo a dare notizia del trascorso Document Freedom Day, tenutosi in tutto il mondo lo scorso 26 marzo: una giornata di sensibilizzazione e informazione sul tema dei formati aperti e dell'interoperabilità nella diffusione dei dati digitali.
Il tema dei formati aperti e di riflesso anche quello più generale della conservazione e della leggibilità nel tempo dei dati digitali sta acquisendo sempre maggiore attenzione in questi ultimi anni. Sta raccogliendo consenso e interesse anche maggiori di quelli raccolti dai temi relativi al software libero.
Ciò non è un caso né la semplice conseguenza di una moda, ma dipende dal fatto che l'argomento dei formati con tutte le sue implicazioni, tocca davvero tutti coloro che in qualche modo devono servirsi di informazioni digitali (quindi non necessariamente operatori del settore informatico).
E' un forte segnale della centralità di questi aspetti anche il fatto che essi siano stati oggetto di specifiche scelte istituzionali e addirittura legislative: per l'Italia si veda l'art. 68 del CAD (nonostante sia ancora solo una fissazione di principio più che una norma realmente applicata); e in generale si vedano le scelte di molte pubbliche amministrazioni e di molti governi nazionali.
E' un tema che mi sta affascinando e che sta dirottando su di sè molte delle mie energie; e non credo che sia un male.
Da parte mia, il 26 marzo sono stato coinvolto (assieme a M. Ciurcina, A. Zanni, I. Vignoli, L. Bianchi) nel seminario "Formati aperti e documenti liberi" organizzato dal Centro di Formazione Professionale CTS Einaudi di Bolzano, di cui qui potete guardare un po' di foto.

sabato 22 marzo 2008

Siamo pronti per l'ebook? Amazon pensa di sì.

Di ebook si parla ormai da un decennio, ma ancora in pochi ne hanno saputo apprezzare le potenzialità. Ciò deriva dal fatto che fino a poco tempo fa il mercato non era ancora maturo in questo campo. Ma adesso è arrivato Kindle e... chissà.

Penso che molti sappiano già di cosa si tratti... Ma vedere una dimostrazione delle sue funzionalità fa un certo effetto e fa riflettere sulla rivoluzione che può introdurre una tecnologia del genere.
In una recente intervista uscita sul numero di marzo della rivista digitale PiratPartiet, ho parlato delle nuove forme di editoria, sostenendo che attualmente la carta ha ancora buone possibilità di sopravvivenza. Ora si tratta solo di stare a vedere cosa succederà con l'avvento di Amazon Kindle e di dispositivi simili. Sicuramente una rivoluzione nel mondo dell'editoria ci sarà; l'incognita è più che altro relativa ai tempi di compimento di questa rivoluzione: su questo aspetto non mi sento di fare previsioni.

Quoto il video (nonostante sia di stampo pubblicitario) perchè l'efficacia delle immagini in questo caso è insostituibile.

giovedì 13 marzo 2008

I Finley e la non percezione di illiceità

Su Metro di lunedì 10 marzo 2008 leggo un articolo dall'esplicito titolo Finley: "Non downloadateci" nel quale l'intervistatore (tale Diego Perugini) va sull'argomento di come la giovane band abbia costruito il suo consenso di pubblico attraverso il web.
Cito la risposta virgolettata di Pedro (voce della band):
Il nostro zoccolo duro è là. Del resto oggi la musica passa dal web: myspace, per esempio, è fondamentale per le band emergenti. Peccato per il download illegale: i ragazzi non capiscono che ci danneggiano. E' anche capitato che qualcuno ci portasse il nostro stesso cd masterizzato da autografare...
Simpatico aneddoto che si ricollega paradossalmente a quanto ho scritto due post fa a proposito della studentessa presentatasi all'esame con il mio libro fotocopiato.
E' un aspetto delicato, a cavallo fra la criminologia e la sociologia del diritto, che un giorno mi piacerebbe approfondire e di cui ho fatto breve cenno nel cap.4, par.2 del mio Capire il copyright, dove parlo del fenomeno file sharing, delle difficoltà nella regolamentazione del fenomeno e della non percezione di illiceità di certi comportamenti. Ecco, il fan dei Finley che si è presentato con il cd masterizzato rappresenta un ottimo esempio di queste dinamiche psico-sociali.

mercoledì 13 febbraio 2008

Un e-store copyleft da P2P Forum Italia

Segnalo con piacere una lodevole iniziativa degli amici di P2P Forum Italia, i quali hanno attivato un e-store per distribuire opere editoriali e discografiche rilasciate sotto licenze copyleft. L'aspetto curioso è che la moneta di scambio per acquistare questi prodotti sono i punti che ogni utente registrato accumula partecipando attivamente alle varie attività della community. Quindi un duplice incentivo alla creatività condivisa: incentivo a partecipare ad un forum specializzato in tematiche come peer-to-peer, libertà digitali, condivisione della cultura; ma anche incentivo a far circolare prodotti editoriali che hanno sposato un modello di diritto d'autore alternativo. Fra i primi prodotti disponibili nell'e-store c'è anche il mio Appeso a un filo blu (scaricalo gratuitamente).
Spero che il progetto abba il successo che merita; e non lo dico solo perchè una mia opera è stata coinvolta, ma perchè è un'iniziativa davvero originale.

lunedì 4 febbraio 2008

De bollinorum absurditate (aneddoto kafkiano)


La scorsa settimana, mentre interrogo all'università per l'esame di Diritto d'autore e legislazione dei beni culturali, mi si presenta una studentessa con il mio libro Capire il copyright (adottato come manuale del corso) interamente fotocopiato. Nulla in contrario da parte mia: d'altronde quel libro come tutte le altre mie pubblicazioni è distribuito con una licenza CC ed è interamente disponibile anche online. La cosa singolare è un'altra.
Sul frontespizio, tra l'altro proprio sulla pagina che contiene il riferimento alla licenza di libera distribuzione, vedo incollati quattro bei bollini di quelli che le copisterie rilasciano per rendere "legali" le fotocopie di libri nel limite del 15% dell'opera.
ORRORE E RACCAPRICCIO!
E' la prima volta in assoluto che li vedo; eppure ho fotocopiato anch'io pezzi di libri nelle copisterie di recente.
Di primo acchito subito un senso di tristezza mi pervade le membra, solo per il fatto di vedere quei bollini contrassegnare un mio libro.
Mi faccio raccontare dalla studentessa la dinamica dei fatti ed ella mi assicura di aver fatto presente chiaramente la questione della licenza; ma senza raggiungere grandi risultati.
Infine la studentessa mi dona quel cimelio (NB: solo la pagina interessata) e a casa mi metto a riflettere su alcune assurdità e controsensi.

Premessa: sono consapevole del fatto che ad un gestore di una copisteria non può essere richiesto di sostenere l'esame di diritto d'autore per essera abilitato alla professione. Ma in generale mi sembra che questo sia il sintomo di un sistema che non funziona molto.
Pongo solo alcune domande. Se qualcuno vuole provare a rispondere, sarò lieto di leggere e pubblicare i commenti.
- Come mai il mio libro glielo hanno fotocopiato tutto e non solo nel limite del 15%? Boh, mistero.
- Come mai ci sono solo 4 bollini validi ciascuno per 3 pagine (quindi per un totale di 12 pagine) quando il libro è di 128 pagine totali? In base a quale algoritmo? Boh, mistero.
- Se invece che con il libro la studentessa fosse andata in copisteria con una chiavetta USB contenente il PDF del libro (che è lo stesso identico impaginato del libro cartaceo) le avrebbero fatto pagare lo stesso i bollini? Oppure non essendo fotocopia in senso tecnico avrebbero lasciato perdere? Boh, mistero.
- Sui bollini ci sono i loghi di 3 enti (AA Autori, SIAE, AIE): ma io e il mio editore nulla abbiamo a che fare con loro. Quindi a chi andranno quei soldi? boh, mistero.
Ad ogni modo – tengo a precisarlo – scopo di questo post non era creare un caso politico e fare polemica. Mi sembrava più che altro un episodio originale e utile alla riflessione.
So che il tutto è stato dettato solo da un eccesso di zelo di un operatore della copisteria che – come detto – non è tenuto a conoscere di sua iniziativa certi aspetti peculiari. Ciò non toglie che l'episodio rivela una necessità di maggiore informazione e trasparenza in quest'ambito.

Nella foto: scansione originale della fotocopia “incriminata”.

lunedì 28 gennaio 2008

Post-degradazione

Parallelamente ai lavori extraparlamentari per lo studio di una riforma del diritto d'autore (di cui al precedente post), alcuni deputati della (ex) maggioranza (guidati dall'On. Folena) hanno fatto approvare da entrambe le Camere una modifica dell'art. 70 della legge sul diritto d'autore (Legge 633/41). Obbiettivo di questo intervento legislativo (art. 2, L. 9 gennaio 2008, n.2) doveva essere l'innesto nel nostro sistema giuridico di una forma (pur attenuata) di *fair use*: si tratta di un principio giuridico di natura anglo-americana che mira ad elasticizzare il copyright, prevedendo alcuni casi di libero utilizzo delle opere protette (a tal proposito si consiglia di approfondire il concetto attraverso l'apposita voce su Wikipedia).

Tutto sembrava così lungimirante ed innovativo che molti hanno tirato un sospiro di sollievo per la ventata di novità che questa novella avrebbe dovuto apportare al nostro sistema giuridico.
Se non fosse che la scelta delle parole per la redazione della norma ha scatenato critiche e sarcasmo da più fronti. Questo il tono letterale del testo incriminato:
“È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.”
La pietra dello scandalo è il riferimento al concetto di “bassa risoluzione” e soprattutto a quello di “degradazione”, due concetti che in effetti sembrano proprio fare a pugni con tutti i buoni propositi di svecchiamento dell'assetto normativo.

Da parte mia mi permetto solo di fare un paio di considerazioni. Sono consapevole di quanto sia difficile fare attività legislativa in questo settore così soggetto ad evoluzioni repentine e così esposto all'attenzione mediatica (soprattutto Internet); capisco anche quanto sia importante e lodevole il segnale “politico” che deriva da questa piccola riforma, come ha voluto sottolineare l'On. Folena, firmatario del disegno di legge. Certo però non posso negare il fatto che la scelta delle parole non è stata delle più felici; e certo non mi sento di biasimare chi simpaticamente e goliardicamente ha voluto inaugurare una nuova forma d'arte: la *degradarte*.
Resta il rammarico per un'altra occasione persa, in cui si poteva fare molto e invece si è fatto poco. Senza considerare il fatto che, essendo stata pubblicata la norma sulla Gazzetta Ufficiale pochi giorni fa ed essendo in questi giorni caduto il Governo, questa riforma – che necessita ancora di disposizioni attuative – rischia di rimanere segregata nel limbo delle norme “vigenti ma non efficienti”.
Per dovere di cronaca, alcuni attivisti e politici hanno addirittura avanzato un appello pubblico al Presidente della Repubblica affinché non proceda alla promulgazione della legge.

Di seguito una serie di links utili per ricostruire il dibattito delle scorse settimane relativo all'entrata in vigore della norma.
- Il testo completo della legge 2/2008 --> clic
- Un commento giuridico alla questione tratto da Interlex --> clic
- La posizione di Pietro Folena sulle polemiche sorte in rete --> clic
- Una sintesi della vicenda e una completa rassegna stampa sull'argomento --> clic

venerdì 25 gennaio 2008

Riflessioni sui lavori per la riforma del diritto d'autore

Dopo il periodo natalizio e una difficile ripresa invernale delle attività, rieccomi pronto a recuperare il filo dei discorsi lasciati in sospeso.
Il 18 dicembre avevo dato notizia della chiusura dei lavori della Commissione Gambino e del colloquio dei membri della stessa con il Ministro Rutelli. Oggi, a governo ufficialmente caduto, mi trovo ad interrogarmi sul destino dei documenti prodotti dalla commissione. Mi chiedo se la situazione di stallo politico non causi l'ennesima procrastinazione della riforma del diritto d'autore, presentandosi altre più pressanti priorità legislative. Sarebbe davvero un peccato perdere questa occasione e trovarsi fra qualche anno a dover rifare tutto da capo.
Ad ogni modo, tralasciando queste mere elucubrazioni, mi attengo a raccontare i fatti e a fornire ai lettori informazioni tangibili.
Ci tenevo innanzitutto a comunicare l'URL del blog Isotype (curato da un amico attivisita del settore, nonché membro della commissione), dove si trova un completo resoconto dei documenti prodotti dalla commissione. A questa pagina infatti si può leggere il discorso introduttivo del Prof. Gambino, la posizione dei Proff. Ghidini e Cavani, nonché quella di Enzo Mazza di FIMI. Consiglio a tutti la lettura.
Mi sembra comunque utile riportare qui un breve estratto delle parole a firma di Ghidini e Cavani a mio avviso molto significativo:
“Le proposte che alcuni di noi hanno presentato muovono da una constatazione di fondo che abbraccia gli assetti in essere e in fieri della proprietà intellettuale (PI), in prospettiva internazionale: vale a dire la diffusa richiesta di un riequilibrio, di un nuovo bilanciamento degli attuali assetti normativi degli interessi rilevanti. Molti ritengono infatti che tali assetti riflettano impostazioni eccessivamente 'protezionistiche' per i detentori di diritti d’autore e connessi. Una richiesta di nuovi equilibri, si diceva, più attenti sia all’esigenza di promuovere dinamiche più 'diffuse' della creatività, sia a quella di agevolare un più diffuso accesso e una più intensa circolazione di cultura e informazione, sostrato e postulato fondamentale di una società democratica in progress.”
Davvero interessante. Speriamo che non restino solo parole.