mercoledì 31 dicembre 2014

Il diritto nell'età dell'informazione: il nuovo libro di Ugo Pagallo con licenza CC

Ugo Pagallo, ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Torino (profilo), ha pubblicato con Giappichelli il libro "Il diritto nell'età dell'informazione. Il riposizionamento tecnologico degli ordinamenti giuridici tra complessità sociale, lotta per il potere e tutela dei diritti" (vai alla scheda del libro).
L'opera è rilasciata con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0 International, tuttavia per scaricare il file dal sito dell'editore è necessario registrarsi al sito. Riportiamo qui sotto il file integrale per una fruizione più immediata.

Indice sommario

  • Prefazione
  • Introduzione
Parte generale - Il riposizionamento tecnologico del diritto
  • I. Tecnologia
  • II. Complessità
  • III. Governance
  • IV. Fonti
  • V. Design
Parte speciale - Il test di Katz tra America ed Europa
  • VI. Privacy
  • VII. Mr. Katz
  • VIII. Protezione dati
  • IX. Futuri
  • X. Test
  • Conclusioni


martedì 30 dicembre 2014

Un compendio giurisprudenziale sul processo telematico

Movimento Forense in collaborazione con RadioTribunale e con il sito Forumtelematico.it ha rilasciato un utile compendio giurisprudenziale sul processo civile telematico curato dall'avvocato Antonio Zago e dal dottor Giuliano Bovo.
Si tratta di un "primo volume", che probabilmente precede altre uscite con le pronunce che di certo arriveranno in questi prossimi mesi di entrata a regime di questa rivoluzione copernicana per il sistema giustizia.
Il documento è pubblicato su GoogleDrive ed è scaricabile in formato pdf da QUESTO LINK.

Come si legge nell'introduzione del documento,
l’intento degli autori è stimolare il dibattito e l’attenzione dei lettori su alcuni aspetti rilevanti che i Giudici stessi hanno, in parte, affrontato:
a) i decreti autorizzativi ex art. 35 comma 1 del D.M. 44/2011 e la loro operatività, tanto temporale, quanto normativa;
b) il problema della non uniformità degli atti depositabili nelle diverse sedi di Tribunale, dovuta alla pluralità di decreti autorizzativi emessi ex art. 35 comma 1 del D.M. 44/2011 (cosiddetto effetto “a macchia di leopardo”);
c) rapporto tra fonti di livello inferiore e superiore nell’ambito delle norme regolanti il processo civile telematico.
Riportiamo di seguito l'indice sommario delle pronunce riportate:
  • Parte I - Decisioni aventi ad oggetto atti introduttivi e costitutivi:
    • Pag. 5 - Trib. Foggia 10/04/2014 - Atto introduttivo - inammissibile
    • Pag. 5 - Trib. Torino 15/07/2014 - Atto introduttivo - inammissibile
    • Pag. 6 - Trib. Bologna 16/07/2014 - Costituzione in giudizio - ammissibile
    • Pag. 10 - Trib. Pavia 22/07/2014 - Costituzione in giudizio - inammissibile
    • Pag. 11 - Trib. Vercelli 04/08/2014 - Atto introduttivo - PDF immagine - ammissibile
    • Pag. 14 - Trib. Padova 28/08/2014 - Costituzione in giudizio - inammissibile
    • Pag. 20 - Trib. Brescia 07/10/2014 - Costituzione in giudizio - ammissibile
    • Pag. 23 - Trib. Milano 07/10/2014 - Costituzione in giudizio – ammissibile
    • Pag. 24 – Trib. Torino 20/10/2014 -- Atto introduttivo - inammissibile
  • Parte II - Decisioni aventi ad oggetto atti diversi da quelli introduttivi e altre fattispecie:
    • Pag. 25 - Trib. Reggio Emilia 01/07/2014- Decreto ingiuntivo - inammissibile -
    • Pag. 26 - Trib. Milano 14/0/2014 - Decreto ingiuntivo - mancanza di procura validità

lunedì 29 dicembre 2014

Software gratuiti per il processo civile telematico (redattori di atti)

[post aggiornato il 29 dicembre 2014] Il Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia ha segnalato un utile elenco di software per la redazione di atti da depositare telematicamente.
In realtà si tratta in buona parte di software commerciali, rilasciati gratuitamente solo per brevi periodi di prova. E fa specie vedere come SL PCT, l'unico veramente "free" (in quanto rilasciato con licenza open source) e l'unico funzionante su tutti i sistemi operativi, non sia presente nell'elenco.
Riporto qui sotto quindi SOLO quelli che offrono davvero un servizio gratuito con prospettiva continuativa.

TUTTE LE SENTENZE CHE TI SERVONO IN UN UNICO SITO WEB... AD ACCESSO LIBERO!

Potrebbero interessarti anche:
Una guida "galattica" sul processo civile telematico
Processo Civile Telematico: Cosa cambierà dal 30 giugno 2014? 


ELENCO SOFTWARE PER IL PCT



SL PCT -- http://www.slpct.it
disponibile per Windows, MacOS, Linux
realizzato da Evoluzioni Software Snc
rilasciato con licenza open source




Modulo PCT - Redattore Atti gratuito - http://www.agendalegaleelettronica.it
disponibile solo per Windows
realizzato da Il Momento Legislativo s.r.l.



Quadra Free - http://quadrafree.accessogiustizia.it
realizzato da Lextel s.p.a.
servizio fruibile in cloud (online)



LogosBox Free - http://www.raisesoft.net/download-logosbox.html
realizzato da RaiseSoft.net
disponibile solo per Windows
rilasciato in comodato gratuito ad uso personale




Studio Legale Telematico - http://www.juris.it/Prodotti.aspx
disponibile solo per Windows
realizzato da Juris Quick s.r.l.



venerdì 26 dicembre 2014

The first Italian judgment about Creative Commons licenses

Promising to publish a book under Creative Commons and then (after 15 months) only offering an all-rights-reserved contract means pre-contractual libility, Italian Court says.

On December 19 I obtained the first Italian judgment about the application of Creative Commons licenses. I obtained it not as an attorney but as an author of technical books who had a bad experience with a famous Italian publishing company called Franco Angeli Edizioni. The book in issue is "Apriti standard! Interoperabilità e formati aperti per l'innovazione tecnologica", later published by Ledizioni and itself available under a CC by-sa license (see book's webpage).
The verdict, which came after a four years trial, is not properly about intellectual property issues; actually it has been a precontractual liability case, ruled by an ordinary civil court (Tribunale di Milano, Sezione VII Civile) and not by the IP specialized court. However it provides an interesting view of the level of awareness that mainstream publishers have of these licenses.
To understand the whole sense of the case it is necessary to read the reconstruction of events and the  reflections made by the judge to reach the decision. I published HERE most of the verdict in the original version (Italian) and I hope who is really interested can read and understand it by using an automatic translator.
Anyway, I try to provide below the translation of the most interesting part.

There are objective evidence in support of the seriousness of the negotiations, resulting therefore reasonable and justified the award of Mr. Simone Aliprandi in order to conclude the publishing contract: the enduring series of communications between the parties, without any problem concerning the application of the Creative Commons license to the book, raised by the employees of the Franco Angeli company until June 2010; the realization of a cover by the Franco Angeli company; the assignment of a specific code entry in the catalog and an ISBN code; thus the inclusion of the work between those to output in September 2010.

It is as undisputed as well documented that Mr. Simone Aliprandi has right now manifested to his counterpart the need for applying a Creative Commons licenses to the publication and that this need comes from a specific legal reason, given that the work would contain extracts of other existing publications, which were released with similar licenses and whose use in derivative works was conditioned to the application of the same license.
Likewise, it is proven by documents in court that no objections were moved, until June of 2010, by the employees of the Franco Angeli company, about the application of the Creative Commons license. Furthermore, the Franco Angeli company repeatedly reassured Mr. Simone Aliprandi, also by writing that "we are convinced that we can find an agreement providing for the recognition of the right royalties and, at the same time, the application of the Creative Commons license".


martedì 23 dicembre 2014

Flickr fuori fuoco su Creative Commons. La toppa peggio del buco

Chiedere scusa quando si ha ragione è un atteggiamento diseducativo che contenta gli umori, ma non porta lontano.

Sotto le feste non dovrei farmi il sangue amaro; purtroppo l’episodio mi fa innervosire non poco e dunque non ho resistito alla tentazione di annoiarvi con un ulteriore post prima di potervi lasciare al panettone e allo spumante.
Il caso in questione è sempre quello di Flickr che abbiamo segnalato pochi giorni fa e, invece di spegnersi nell’oblio (come sarebbe stato meglio), è diventato uno dei classici esempi in... [continua a leggere su Apogeonline]

Articolo uscito su Apogeonline il 23 dicembre 2014. Vai alla fonte originaria.

lunedì 22 dicembre 2014

La prima sentenza italiana sulle licenze Creative Commons

Riporto il testo di una sentenza che ho ottenuto non come legale ma come parte, in quanto autore del libro “Apriti standard!” che ha avuto una brutta esperienza con la casa editrice Franco Angeli.
La sentenza, pur nel suo piccolo e pur non trattando strettamente questioni di proprietà intellettuale (è infatti di fronte al Tribunale ordinario e non alla sezione specializzata), rappresenta un primo storico caso giurisprudenziale in cui un giudice italiano si occupa dell'applicazione delle licenze Creative Comomons. Lascio eventuali commenti (ne avrei molti) ad una seconda fase e ad autonomi post; ma intanto mi premeva condividere qui il testo.
[NB: Il testo non è qui in versione integrale; ho tolto le parti che non si occupano del contratto d'edizione e delle licenze Creative Commons e sono unicamente dedicate all'aspetto della rappresentanza e del risarcimento del danno economico].

[Addendum] Vedi anche:
- [la notizia in inglese] The first Italian judgment about Creative Commons licenses
Franco Angeli: l'editore che non capisce le Creative Commons (e non mantiene le promesse) 

[Addendum] Ne hanno parlato anche:
- Corriere.it: Il tribunale di Milano alle prese con le Creative Commons
- IusInAction.com: Licenze Creative Commons: i giudici le capiscono, gli editori un po’ meno
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TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO – SETTIMA SEZIONE CIVILE
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Luisa Vasile ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 66797/2010 promossa da:
SIMONE ALIPRANDI – attore
contro
FRANCO ANGELI SRL (C.F. 04949880159) – convenuta
(decisa in Milano il 19 dicembre 2014)

Con atto di citazione, SIMONE ALIPRANDI ha citato in giudizio la FRANCO ANGELI S.R.L., chiedendo, nel merito, che venisse accertata e dichiarata l’esclusiva responsabilità di quest’ultima per culpa in contrahendo emersa nella gestione e interruzione delle trattative contrattuali per la pubblicazione del libro intitolato “Apriti standard. Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica”, autore l’attore. Parte attrice ha altresì chiesto, in via inibitoria, che venisse ordinato alla FRANCO ANGELI S.R.L. di attivarsi per una pronta rettifica dei database pubblici rimuovendo qualsivoglia riferimento alla persona e alle opere di SIMONE ALIPRANDI, onde evitare il protrarsi di dannose situazioni di confusione. Infine, l’attore ha chiesto la condanna di parte convenuta al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, quantificabili in Euro 10.000,00, o nella minore o maggiore somma che dovesse risultare in corso di causa, oltre rivalutazione monetaria ed interessi nella misura di legge sulla somma rivalutata.
A sostegno delle proprie domande, SIMONE ALIPRANDI ha esposto:
- di aver incontrato il 18.03.2009, alla presenza del dott. G.O., direttore di "AICA – Associazione Italiana per l’informatica e il calcolo automatico”, i sig.ri F.G. e P.L., rispettivamente Editor Management e redattore della casa editrice FRANCO ANGELI S.R.L. (doc. n. 1 attore);
- che in tale occasione, si definivano verbalmente gli estremi dell’accordo oggetto del presente giudizio, ovverosia che la casa editrice FRANCO ANGELI SRL avrebbe provveduto a pubblicare, una volta ultimato, il libro “Apriti standard. Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica” di SIMONE ALIPRANDI, grazie alla sponsorizzazione di AICA;
- che, successivamente seguivano trattative volte al perfezionamento del contratto di edizione, direttamente tra l'attore e i collaboratori presenti all’incontro del marzo 2009, come da questi ultimi espressamente richiesto in tale occasione;
- che, sin da subito, SIMONE ALIPRANDI comunicava alla propria controparte che la suddetta pubblicazione sarebbe dovuta avvenire con uno speciale modello di gestione dei diritti d’autore, realizzato attraverso l’applicazione di una licenza d’uso chiamata “Creative Commons” e volto ad innovare la gestione della proprietà intellettuale (peraltro, l'opera realizzata dall'attore conteneva estratti di altre opere preesistenti);
che nessun problema veniva sollevato a tal proposito dai collaboratori della FRANCO ANGELI SRL;
- che, in particolare, con mail del 7.4.2009, la Franco ANGELI inviava il file di testo del modello di contratto standard utilizzato dala casa editrice, precisando di aver aggiunto una correzione finale al punto 14 del contratto (e cioè concedendo all'autore la possibilità di distribuire la versione digitale del volume, nei termini della licenza di Creative Commons), ma ALIPRANDI suggeriva, via mail, una modifica più consistente e, con mail dell'8.4.2009, la casa editrice dichiarava di concordare con detta modifica;
- che, da quel momento, ALIPRANDI faceva affidamento sul raggiunto accordo, rappresentando tuttavia l'esigenza di formalizzarlo in un contratto scritto di edizione e ciò fino al giugno 2009;
- che la casa editrice rimaneva silente fino a dopo l'estate, così rallentando i lavori di stesura del libro;
- che seguiva intenso scambio di mail tra le parti;
- che la versione definitiva del libro veniva inviata in data 11.05.2010 alla convenuta, la quale, nonostante non fosse ancora intervenuta la sottoscrizione del relativo contratto di edizione, rispondeva con mail in cui allegava un bozzetto della copertina del libro in cui era presente il codice di inserimento in catalogo, così ben apprezzandosi che per la Casa Editrice la detta opera era programmata in uscita per il mese di settembre 2010, (avendole assegnato uno specifico codice di inserimento in catalogo e un codice ISBN);
- che solo in data 08.06.2010 il sig. P.L. avrebbe comunicato all’attore l’abbandono della pubblicazione da parte della casa editrice, in ragione dell’asserita incompatibilità della licenza Creative Commons con la cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera. Parte convenuta si costituiva regolarmente in giudizio, chiedendo il rigetto delle domande di parte attrice.
In particolare, la FRANCO ANGELI S.R.L. ha eccepito l’assoluta insussistenza di qualsivoglia violazione del principio di buona fede e correttezza nella gestione della trattativa contrattuale oggetto del presente giudizio, posto che il fallimento di tale contrattazione sarebbe imputabile solo ed unicamente alla mancata verificazione delle essenziali ed irrinunciabili condizioni, al ricorrere delle quali quest’ultima si sarebbe resa disponibile a procedere con la predetta pubblicazione. In particolare, la convenuta ha ribadito la necessità che l'ente AICA ne approvasse il contenuto confermando la relativa sponsorizzazione, nonché che fosse raggiunto tra le parti un compiuto accordo sui termini del contratto di edizione. A tal proposito, parte convenuta ha esposto che tali condizioni sarebbero state sin da subito comunicate a SIMONE ALIPRANDI e che l'operato dei propri collaboratori, i sig.ri F.G. e P.L., non può in alcun modo impegnare la FRANCO ANGELI S.R.L., non avendo costoro alcun potere di rappresentanza della società.
La convenuta ha dunque chiesto il rigetto integrale delle avversarie domande.
Così radicatosi il contraddittorio, depositate le memorie istruttorie ed istruita la causa mediante l’interpello dell’attore e l’escussione dei testimoni, il Giudice ha poi fissato udienza di precisazione delle conclusioni, assegnando i termini di cui all'art. 190 cpc.

******

A] E' pacifico che il contratto di edizione non sia stato sottoscritto tra le parti, tant'è che l'attore invoca la responsabilità per culpa in contrahendo della convenuta.
[omissis]
Nel caso di specie, posto che risulta del tutto pacifica la sussistenza tra le parti di trattative volte alla sottoscrizione di un contratto di edizione, occorre valutare ai fini del presente giudizio: 1) l’idoneità delle medesime a determinare nell’attore un ragionevole affidamento nella conclusione del contratto; 2) la sussistenza di un giustificato motivo in ordine all’interruzione delle stesse; 3) la presenza di fatti in ragione dei quali sia possibile escludere il ragionevole affidamento sul loro perfezionamento.
Il relativo onere della prova è posto a carico di parte attrice, posto che “qualora gli estremi del comportamento illecito siano integrati [...] dal recesso ingiustificato di una parte [...], grava non su chi recede la prova che il proprio comportamento corrisponde ai canoni di buona fede e correttezza, ma incombe, viceversa, sull’altra parte l’onere di dimostrare che il recesso esula dai limiti della buona fede e correttezza postulati dalla norma de qua” (Cass. Civ., Sez. III, n. 15040 del 05.08.2004, in materia di responsabilità precontrattuale).
Tutto ciò premesso, costituiscono elementi oggettivi a sostegno della serietà delle trattative, risultando pertanto ragionevole e giustificato l'affidamento dell'attore in ordine alla conclusione del contratto di edizione: il prolungato susseguirsi di comunicazioni tra le parti senza che problema alcuno, riguardante l'applicazione della licenza Creative Commons alla predetta pubblicazione, venisse sollevato dai dipendenti della convenuta sino al giugno 2010; la predisposizione di una copertina da parte della FRANCO ANGELI SRL (doc. n. 24 e 25); l'assegnazione di uno specifico codice d'inserimento in catalogo e di un codice ISBN (doc. n. 33); dunque l'inserimento dell'opera tra quelle della casa editrice in uscita al settembre 2010.
[omissis]

B] Ciò detto, occorre verificare se il recesso dalle trattative da parte della FRANCO ANGELI SRL risulti arbitrario ed ingiustificato, dunque contrario a buona fede, oppure - come dedotto dalla convenuta- se sia stato determinato (o meno) dalla modifica della proposta negoziale.
Si osserva subito che, qualunque natura si voglia attribuire alla responsabilità ex art.1337 cc (di natura contrattuale, extracontrattuale o tertium genus) essa sarebbe in ogni caso subordinata alla sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo o della colpa, nel senso che la responsabilità precontrattuale potrebbe derivare solo da violazioni dolose o colpose del dovere di buona fede nelle trattative. Secondo la giurisprudenza (Cass. 2006/2525, Cass.04/8723), tale forma di responsabilità non presupporrebbe necessariamente la malafede cioè una intenzione di un contraente di arrecare pregiudizio all'altro, ma occorrerebbe comunque un comportamento anche solo colposo, costituito dalla interruzione senza giustificato motivo delle trattative, con elusione delle aspettative della controparte, che confidava nella conclusione del contratto (e che perciò era già stata indotta a sostenere spese o a rinunciare ad altre favorevoli occasioni).
Non resta dunque che verificare se siano intervenute, nel corso delle trattative, modifiche della proposta negoziale da parte di SIMONE ALIPRANDI che possano giustificare il recesso di parte convenuta.
Ebbene, è dato pacifico nonché documentato che l'attore abbia sin da subito manifestato alla propria controparte la necessità che la pubblicazione avvenisse mediante applicazione del cd. Creative Commons e di come tale esigenza fosse derivata da uno specifico vincolo di natura giuridica, posto che l'opera avrebbe contenuto estratti di altre pubblicazioni preesistenti, a loro volta rilasciate con simili licenze ed il cui utilizzo in opere derivate era condizionato proprio dall'applicazione della predetta licenza.
Parimenti, risulta documentalmente provato in giudizio che nessuna obiezione veniva mossa, sino al giugno del 2010, dai dipendenti della FRANCO ANGELI SRL, in ordine all'applicazione della licenza Creative Commons: in primis, la sig.ra F.G. provvedeva alla specifica negoziazione con l'attore delle modifiche da apportare al contratto di edizione generalmente proposto dalla casa editrice ai propri autori, sì da garantire la predetta applicazione; in secundis, il sig. P.L., pur non confermando quanto precedentemente concordato, rassicurava a più riprese SIMONE ALIPRANDI sul fatto di essere “convinto che potremo trovare un accordo che preveda il riconoscimento delle giuste royalties e al contempo l'applicazione della licenza Creative Commons” (doc. n. 20 attore).
Al contempo, non si ritiene che la raccomandata inviata alla convenuta dall'attore (doc. n. 35) possa in alcun modo giustificare il suddetto recesso dalle trattative, posto che la medesima, lungi dal rappresentare una modifica delle richieste effettuate da SIMONE ALIPRANDI nei confronti della casa editrice, era finalizzata esclusivamente a ribadire quanto già da tempo rilevato dall'attore in ordine all'applicazione della licenza Creative Commons ed altresì a determinare un celere pronunciamento in proposito da parte convenuta.
Per quanto concerne l'asserita "incompatibilità" dell'applicazione della predetta licenza con la natura commerciale della pubblicazione, si osserva che la convenuta era pienamente consapevole di tale circostanza sin dall'inizio delle trattative, ed essa non può dunque giustificare il successivo recesso.
Inoltre, è proprio parte convenuta a contraddire tale assunto nelle proprie difese, rilevando come l'opera oggetto del presente procedimento sia stata poi commercializzata da altra casa editrice proprio mediante applicazione della licenza Creative Commons (pag. n. 24 e ss. comparsa di costituzione e risposta).
Rispetto alla mancata sponsorizzazione del progetto editoriale da parte di AICA – ulteriore condizione posta da parte convenuta ai fini della sottoscrizione del contratto di edizione – non risulta adeguatamente provato in giudizio che tale circostanza abbia costituito una essenziale ragione di abbandono delle trattative, ma anzi ciò è da escludersi posto che la sponsorizzazione era perseguibile nei fatti ed anzi è poi stata effettivamente ottenuta (dalle difese della stessa convenuta risulta che la pubblicazione dell'opera da parte di altra casa editrice sia intervenuta anche grazie alla concessione della predetta sponsorizzazione -doc. n. 34 convenuta).
Pertanto, deve essere affermata la responsabilità precontrattuale ex art. 1337 cc in capo alla convenuta [Franco Angeli Srl], per la sussistenza di tutti i presupposti costituitivi.
[omissis]

Bisogna pagare la SIAE anche per le feste private?

Devo pagare la SIAE anche in occasione di una festa privata, come ad esempio un matrimonio?

RISPOSTA: L'articolo 15 della legge 633 del 1941, recentemente riformato, si occupa di definire il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico; ovvero, tra i vari diritti spettanti all'autore, quello che entra in gioco in tutte le esecuzioni e rappresentazioni di fronte ad un pubblico fisicamente presente. Lo stesso articolo si preoccupa di precisare il concetto di “pubblico” che può effettivamente essere passibile di interpretazioni molto elastiche. Al comma 2 si legge: “Non sono considerate pubbliche l’esecuzione, la rappresentazione o la recitazione dell’opera effettuate, senza scopo di lucro, alternativamente: a) entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero; b) all’interno delle biblioteche, a fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione delle opere stesse.” Per rispondere al quesito bisogna riflettere specialmente sulle parole “cerchia ordinaria della famiglia”.
il libro in cui trovate questa e molte
altre risposte simili. maggiori
dettagli su www.aliprandi.org/pillole
Occasioni come matrimoni o altre cerimonie spesso coinvolgono più di quella manciata di persone che può essere considerata “cerchia ordinaria” e dunque vengono considerate occasioni in cui si fruisce di musica in un contesto pubblico. La SIAE classifica questo tipo di eventi come “Trattenimenti Privati Gratuiti”, ovvero festeggiamenti a carattere privato nel corso dei quali avvengono esecuzioni di brani musicali appartenenti al repertorio SIAE; e per essi prevede specifiche tariffe. Si va da un minimo di circa 100 euro (più tasse e commissioni) per eventi sotto le 100 persone che prevedano solo ascolto di musica; e si arriva a quasi 600 euro (più tasse e commissioni) per eventi oltre le 300 persone con momenti di ballo.
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puntata n. 59 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

venerdì 19 dicembre 2014

Flickr: so stupid to apologize when you are right

When I was a child someone taught me that if you are right you should never apologize. So I am still trying to understand the reasons that led the management of Flickr to publish this absurd "we are so sorry" statement.
They where right: Flickr has decided to do a commercial use of those pictures just because it was permitted by the Creative Commons licenses chosen by the photographers independently and without compulsion. In fact, when you upload a picture or an album on Flickr, you have to set the copyright status. You can choose one of the the six different CC licenses, and you can also keep your works under a "full copyright", choosing the "all rights reserved" option (see screenshot).
If a photographer is not able to read a simple and clear license, the problem is in his brain (or maybe eyes) and not in the behavior of Flickr. If reading the licenses is not enough to understand, people can also read the "Creative Commons licenses" entry on Wikipedia or the FAQ written by the CC community. In the web there is a huge amount of clear and very simple material to learn more about these tools; please no more excuses to say "ops, I didn't know it was like this!".
Flickr in this case has been transparent and honest. Why should they apologize? If they apologize, they debase the value of the Creative Commons licenses and all the activity of disclosure made in recent years to make them known to users.

Il disfacimento dell’Avvocatura in Italia. Un articolo lucido ed equilibrato sulla triste situazione della professione

Ieri è uscito uno degli articoli più lucidi ed equilibrati che io abbia mai letto sulla situazione della categoria forense. Il quadre che ne esce è davvero poco incoraggiante.
Migliaia di sospesi. Avvocati che oramai  non ce l’hanno fatta a pagare la quota d’iscrizione annuale all’ordine degli Avvocati, né la Cassa di Previdenza  nel minimo. Una Italia bloccata da una crisi epocale  che distrugge i professionisti di ogni ordine e grado ma soprattutto gli Avvocati. Il governo dovrebbe impallidire per la preoccupazione di questi dati. Oramai Senza clienti, o con clienti non piu’ paganti , in tanti preferiscono abdicare.La distruzione dell’Avvocatura è... [continua su IlSudOnline.it]
Sullo stesso tema segnalo anche altri precedenti post, tra cui anche alcune mie riflessioni.

giovedì 18 dicembre 2014

Legal automation? Dall’avvocato nel cassetto all’avvocato nella rete

Il timore di essere sostituiti da una macchina o da del software non risparmia nemmeno gli avvocati che si occupano di diritto e tecnologia. O forse è loro sogno (o il sogno dei loro clienti)?
Sono vari i casi in cui la rete fornisce servizi legali per così dire “automatizzati” e che quindi non coinvolgono direttamente un essere umano. Ovviamente l'intervento dell'essere umano c'è, ma è solo a monte, nella predisposizione delle logiche attorno alle quali questi servizi vengono realizzati.
Già le stesse Creative Commons rappresentano un... [continua a leggere su MySolutionPost]

Articolo uscito su MySolutionPost il 18 dicembre 2014. Vai a fonte originaria.

E sempre sullo stesso tema, segnalo anche: "Scoperta elettronica: che impatti avrà, o dovrebbe avere, su giustizia e professioni legali?" (link)

mercoledì 17 dicembre 2014

AGCOM: alcuni grafici sui primi mesi di operatività del regolamento sul diritto d'autore online

Attraverso un laconico comunicato stampa, AGCOM ha reso noti i dati sull’applicazione del suo discusso Regolamento sul diritto d’autore online e sull’operatività del sito relativo, dal 31 marzo di quest’anno al 30 novembre.

Ho realizzato alcuni grafici tratti dalle percentuali presenti nel comunicato.
Per qualche commento in più, si veda l'articolo Una AGCOM poco lucida uscito quest'oggi su Apogeonline.

Grafico 1) Delle 142 istanze totali regolarmente pervenute, la maggior parte ha riguardato opere fotografiche (il 33%) e audiovisive (il 32%). Seguono le istanze che hanno ad oggetto opere di carattere sonoro (15%), editoriale (11%) e letterario (4%), ivi inclusi e-book, manualistica in chiave educational e narrativa. Solo due istanze hanno riguardato i servizi di media audiovisivi.



Grafico 2) Tra i procedimenti pervenuti a conclusione alla data del 30 novembre, il 62% ha fatto registrare un adeguamento spontaneo da parte dei destinatari della comunicazione di avvio; il 29% è sfociato nell’adozione da parte dell’Autorità di un ordine di blocco del DNS dei siti segnalati; il 9% è stato archiviato dalla Commissione per i servizi e i prodotti.


lunedì 15 dicembre 2014

Google News e il pasticcio del copyright europeo. Carlo Piana: è una norma stupida

L'amico e il collega Carlo Piana è stato intervistato dal portale RaiNews sul delicato tema delle norme che vincolano gli aggregatori di news sul piano del copyright.
Invitato a commentare la decisione di Google di chiudere il servizio GoogleNews in Spagna ha dichiarato:

Devo dire che questa conseguenza l'avevano prevista in tanti, me compreso, sin da quando fu approvata una norma simile in Germania. Norma stupida: infatti molti si sono affrettati ad accordarsi con Google perché senza il traffico generato da Google News i loro già scarsi introiti erano crollati. La legge spagnola porta tale stupidità alla totale rimozione della libera concorrenza, perché non garantisce a nessuno di consentire di indicizzare e pubblicare liberamente la propria rassegna stampa, realizzando così un vero e proprio cartello imposto per legge.

Per leggere l'intero articolo, cliccate qui

venerdì 12 dicembre 2014

Vuoi raccogliere informazioni? Prima chiedi una licenza al Prefetto

Secondo una norma del TULPS chiunque faccia ricerche o raccolga informazioni per conto di privati deve prima chiedere una licenza alla Prefettura.

Solo di recente ho focalizzato l’attenzione su una norma del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773) che suona alquanto bizzarra nell’attuale “società dell’informazione”.
Art. 134 TULPS, comma 1 
Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati.
Premesso che si tratta di una palese reminiscenza del Ventennio (il testo originario del TULPS è appunto del 1931), la norma risulta formalmente ancora vigente e il procedimento per ottenere la licenza è ancora normalmente attivo presso le Prefetture.
Tuttavia, si pone legittimamente il dubbio se una disposizione del genere abbia ancora ragion d’essere. Infatti, pur rivolgendosi “formalmente” alle agenzie di investigazioni e agli istituti di vigilanza privati, la norma – per come è scritta – sembra colpire tout court qualsiasi ente che fa ricerche e raccoglie dati/informazioni; attività sempre più frequente e diffusa in un’economia basata proprio sulla gestione dell’informazione. Pensiamo ad esempio anche ad aziende che si occupano di rating aziendali, di risk modelling, di analisi statistiche.

Articolo originariamente pubblicato su LaLeggePerTutti. Vedi fonte originaria

Free Software and Open Standards under the Rules of the European Parliament: a report by Carlo Piana and Ulf Öberg

Ensuring utmost transparency — Free Software and Open Standards under the Rules of Procedure of the European Parliament has been produced at the request of the Greens/EFA Group in the European Parliament by Carlo Piana (Array Law Firm) and Ulf Öberg under the supervision of Professor Douwe Korff.
The study has been open for public review from October 15 till November 15 2014. Online support during the review period has been provided by Jonatan Walck. The work and the cover illustration are licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.


Table of Contents

  • About
  • Table of Contents
  • Foreword
  • Scope and method of analysis
  • The Constitutional Principle of Openness under European Law
    • Parliament has Imposed upon Itself a Commitment to Conduct its Activities with the Utmost Transparency
    • The Principle of Openness and the Right of Access to Information: A Basis for Imposing Free Software and Open Standards ?
      • The Treaties
      • Charter of Fundamental
  • Rights of the European Union
    • Article 10 in the European
  • Convention of Human Rights
    • Legislative Openness
      • The Need for Lawmakers to Deliberate in Private
    • Conduct of Business as "Openly as Possible" or with the "Utmost Transparency"
    • Neighbouring concepts
      • Re-use of Public Sector Information
      • The G8 Open Data Charter
      • Re-use of EU Institution documents
      • Re-use of Public Sector Information does not necessarily ensure an Open Government
    • Does Openness mean "accessible"?
    • Does "accessible" mean (also) Free and Open?
  • Free and open in technology
      • Free and Open Standards
      • The European Interoperability Framework V.1
      • The European Interoperability Framework V.2
      • The UK definition
      • The Indian definition (an example of strictest approach)
      • Many more definitions
      • The RFCs
    • Free and Open Source Software (FOSS)
      • Definitions
      • Is that about it?
    • Lock in
    • Free and Open data and content
      • Copyright
      • (Open) Data
  • Practical applications
    • Email system
      • Basic introduction to the standard infrastructure
      • A standard secure layer from client to server
      • Mailing lists
    • Publishing and archiving documents
    • Surveillance and privacy
  • Conclusions
  • Notes

giovedì 11 dicembre 2014

Iscrizione d'ufficio a Cassa Forense: iniziano ad arrivare le PEC

Da questa notte alcuni dei "famosi" 50 mila avvocati che Cassa Forense ha deciso di iscrivere d'ufficio stanno ricevendo via PEC la relativa comunicazione formale.
Nei giorni scorsi infatti l'Ente aveva avviato quella che è stata denominata "operazione cittadinanza previdenziale", che sarà completata tra dicembre 2014 e gennaio 2015.
Come si legge su ItaliaOggi, "a seguito dell’adozione della delibera, la Cassa comunicherà poi agli interessati, a mezzo Pec o raccomandata, l’avvenuta iscrizione, con il relativo conteggio dei contributi minimi dovuti per gli anni 2014 e 2015 e le istruzioni per i versamenti, che avverranno in modo dilazionato nel corso del 2015."
Gli avvocati che ricevono il messaggio possono adeguarsi versando quanto richiesto oppure procedere alla cancellazione dall'albo entro 90 giorni dalla ricezione del messaggio.

Riportiamo di seguito il testo della PEC.

Preg.mo Avvocato,
come a Lei noto, la riforma della “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”, approvata con la legge n. 247 del 31 dicembre 2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il 18 gennaio 2013, è entrata in vigore il giorno 2 febbraio 2013.
L’art. 21 della suddetta Legge, al comma 8, statuisce che l’iscrizione agli Albi forensi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza Forense, mentre al comma 9 è stabilito che la Cassa, entro un anno dall’entrata in vigore della legge 247/2012, avrebbe dovuto provvedere ad emanare un apposito Regolamento attuativo. Il Regolamento è stato licenziato dal Comitato dei Delegati il 31/01/2014 ed è entrato in vigore il 21/08/2014 (approvazione ministeriale pubblicata nella G.U. n. 192 del 20/08/2014).
Premesso quanto sopra, Le comunico che la Giunta Esecutiva, nella seduta del 28/11/2014, sulla base dei dati forniti dal Consiglio dell’ Ordine ove Ella risulta iscritto, ha deliberato la Sua iscrizione alla Cassa a decorrere dall’anno 2014, ai sensi dell’art. 1 del Regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9, legge n. 247/2012.

CONTRIBUZIONE MINIMA OBBLIGATORIA:
ANNO 2014: L’importo della contribuzione minima obbligatoria da Lei dovuta è stato determinato in complessivi € 846,00 (di cui € 695,00 quale contributo minimo soggettivo ed € 151,00 quale contributo di maternità). La stessa dovrà essere corrisposta con M.Av. elettronico (scadenza 31/10/2015), che potrà essere da Lei generato e stampato, nel mese di ottobre 2015, direttamente dal sito internet della Cassa www.cassaforense.it mediante la sezione “Accessi riservati/posizione personale”.
ANNO 2015: l’importo della contribuzione minima obbligatoria da Lei dovuta ammonterà ad € 833,50 (di cui € 702,50 quale contributo minimo soggettivo ed € 131,00 quale contributo di maternità).
La stessa dovrà essere corrisposta in numero quattro rate di pari importo con M.Av. elettronico (scadenza 28 febbraio 2015, 30 aprile, 30 giugno e 30 settembre 2015), che potrà essere da Lei generato e stampato, alle scadenze previste, con le modalità suindicate.
Il pagamento dei contributi minimi obbligatori nella misura sopra indicata Le garantisce la copertura assistenziale per l’intero anno solare e l’anzianità contributiva ai fini previdenziali nei limiti temporali previsti dal comma 2, dell’art. 9 del regolamento ex art. 21, commi 8 e 9 della l. n.
247/2012.
Le ricordo che, entro il 31/07/2015, in sede di compilazione dell’autodichiarazione dei redditi per l’anno 2014 (Mod. 5/2015), andranno corrisposte le eventuali eccedenze rispetto al contributo minimo soggettivo obbligatorio, sulla base del reddito professionale effettivamente prodotto nonché il contributo integrativo nella misura del 4% dell’effettivo volume di affari dichiarato ai fini dell’IVA.

BENEFICI ASSISTENZIALI E PREVIDENZIALI
A partire dalla data della delibera della Giunta Esecutiva Ella potrà godere di tutte le coperture assistenziali assicurate dalla Cassa (indennità di maternità, assistenza in caso di bisogno o per inabilità temporanea, etc..), fruire delle convenzioni in essere e, in prospettiva futura, avvalersi di una tutela previdenziale completa, adeguata e garantita nel tempo dalla solidità finanziaria dell’Ente. Per maggiori informazioni al riguardo potrà consultare il sito internet di Cassa Forense (www.cassaforense.it) e/o contattare l’Information Center al n. 06.36.21.11.
Con separata specifica nota Le verrà fornita dettagliata informativa circa la copertura assicurativa sanitaria di base, garantita dalla Cassa tramite UNISALUTE, che avrà efficacia nei Suoi confronti a decorrere dalla data della delibera della Giunta Esecutiva.
Per informazioni inerenti la Polizza chiamare al n. 06.36.20.50.00.

OPZIONI VOLONTARIE :
Le rendo noto che, in base all’art. 12, comma 1 del citato Regolamento, è data la possibilità di essere esonerati dall’iscrizione alla Cassa e dal pagamento dei contributi minimi 2014 e 2015, laddove il professionista si cancelli, in via definitiva, dagli Albi professionali, entro 90 giorni dal ricevimento della presente comunicazione.
La informo, altresì, che, nel caso Ella opti per il mantenimento dell’iscrizione all’Albo, è possibile avvalersi, su base volontaria, del beneficio previsto dal Regolamento attuativo all’art. 3 (retrodatazione dell’iscrizione alla Cassa) inoltrando, entro il termine perentorio di 6 mesi dalla ricezione della presente comunicazione, il modulo di richiesta debitamente compilato, tramite posta elettronica certificata all’indirizzo istituzionale@cert.cassaforense.it o con raccomandata a.r. La suddetta modulistica potrà essere reperita nella sezione “Accessi riservati/posizione personale”, del sito internet di Cassa Forense ( www.cassaforense.it ).
La informo, infine, che, qualora Ella ritenesse sussistere validi motivi di ricorso, ai sensi dell'art. 23 dello Statuto, è ammesso reclamo al Consiglio di Amministrazione contro l'anzidetta delibera della Giunta. Il reclamo deve essere presentato a mezzo raccomandata a.r. ovvero a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo istituzionale@cert.cassaforense.it (art. 29 del Reg. Gen.) entro un mese dalla presente comunicazione, utilizzando l'apposito format presente nel sito internet www.cassaforense.it, nella sezione “modulistica”.
Si ricorda inoltre che, ai sensi dell'art. 443 cod. proc. civ., la domanda giudiziaria relativa alle controversie in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria non è procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa.

Distinti saluti.
Il Responsabile del Servizio

Con licenza di vendere. "Qualcun altro lo farà"

Creative Commons ha tanti pregi a patto di essere consapevoli di quello che si fa. E di quanto possono fare altri di conseguenza.

Se nello scorso articolo ho parlato (con un certo orgoglio) di un esempio di successo del modello Creative Commons, questa volta devo ahimè controbilanciare il karma raccontando un episodio non altrettanto virtuoso.
Semplificando, il fotografo Tizio ha caricato online alcune sue... [continua su Apogeonline]

Articolo uscito su Apogeonline l'11 dicembre 2014. Apri l'articolo.

domenica 7 dicembre 2014

Sondaggio sull'uso delle licenze Creative Commons: esiti e alcune riflessioni

 Lo scorso marzo avevo lanciato su questo blog un sondaggio sull'uso delle licenze Creative Commons. Niente di particolarmente "scientifico"; solo lo spunto per effettuare qualche riflessione.



Si trattava di un'unica domanda:
Se hai usato almeno una volta una licenza Creative Commons per una tua opera, qual è stata la motivazione principale che ti ha spinto a farlo?
con quattro opzioni di risposta:
1) Perché rappresentano la migliore alternativa alla SIAE attualmente disponibile
2) Perché mi offrono una forma di tutela semplice e sicura
3) Perché voglio diffondere le mie opere in maniera più libera rispetto al copyright tradizionale
4) Perché era richiesto dalle circostanze (ad esempio la piattaforma su cui ho pubblicato la mia opera prevedeva solo quell'opzione)
Come i più attenti mi avevano già fatto notare all'epoca, si trattava in effetti di un sondaggio "trabocchetto", perché tra le quattro risposte possibili due (l'opzione 1 e 2) rappresentavano due frequenti equivoci sulla funzione di queste note licenze.
Tuttavia, lo scopo era proprio quello di misurare quanto alcuni comuni equivoci sul senso delle licenze Creative Commons fossero ancora radicati, nonostante l'attività di divulgazione condotta in questi anni da me e altri colleghi.
Beh, l'iniziativa, che ha visto una risposta di circa un centinaio di persone (che volontariamente hanno raccolto il mio invito a rispondere), ha prodotto una piacevole sorpresa, dando come opzione ampiamente vincente l'opzione 3 (con il 77%) che invece non era viziata da alcun "trabocchetto".
C'è però da fare una precisazione di carattere metodologico: siccome i rispondenti sono stati reclutati principalmente attraverso il "giro" dei miei contatti telematici e dei forum di discussione a cui partecipo, bisogna considerare una certa distorsione nelle percentuali, trattandosi di un pubblico già abbastanza "indottrinato". Sarebbe utile poter replicare l'esperimento su scala molto più ampia (anche internazionale) e con tutte le accortezze di carattere metodologico per evitare distorsioni nella risposta.

Ecco in questa immagine la rappresentazione grafica dei risultati.





martedì 2 dicembre 2014

I dati non sono di nessuno: ebbene sì

Prima o poi qualcuno doveva dirlo... e quel qualcuno sono stato io! ;-) Non c'è alcuna tutela sui dati in sé. Quindi... i dati non sono di nessuno.
Per cogliere il senso della mia riflessione provocatoria, rimando all'articolo che è uscito oggi su MySolutionPost.
E per approfondire il tema, rimando alle slides del webinar Quali diritti sui dati?.

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Mi occupo di open data da ormai qualche anno, ovviamente con un occhio di riguardo ai risvolti giuridici del fenomeno, e vedo spesso circolare un equivoco di fondo nei vari articoli, nelle varie presentazioni e slide, e ora – ahinoi – anche nei documenti ufficiali (come per esempio nelle linee guida dell’AgID). Si tende infatti a parlare di “tutela del dato”, “titolarità del dato”, “licenze per dati” come se l’oggetto della tutela giuridica fosse appunto il dato.
Come spesso accade, le semplificazioni sono cosa buona quando servono a rendere più comprensibili al grande pubblico anche concetti tecnici e complessi; sono però cosa cattiva quando fanno passare equivoci che rischiano di distorcere la questione nella sostanza. Ecco che in... [continua su MySolutionPost]

venerdì 28 novembre 2014

Traduzioni aperte. Per qualcuno è arabo



Nel mondo open puoi scoprire di essere stato tradotto in una lingua extra nel rispetto del copyright e a vantaggio generale.

Per una volta lasciatemi parlare di me. Non certo per autocelebrazione ma più che altro perché quanto mi è successo non capita tutti i giorni e soprattutto rappresenta un utile caso di studio sugli effetti positivi delle licenze open content.
Ho pubblicato alcuni libri divulgativi sulla cultura open e più nello specifico sui relativi aspetti giuridici. Tra questi vi è appunto un manuale operativo sull’uso delle licenze Creative Commons, che è uscito nella sua prima versione in italiano nel 2008 ed è stato poi tradotto in inglese e in spagnolo, direttamente da me con il supporto di alcuni volenterosi “consulenti” madrelingua.
Pochi giorni fa, dal nulla e senza che vi fosse stato prima alcun sentore, mi è stata notificata via Twitter la traduzione in arabo da parte di LibreBooks.org, progetto che fino a quel... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline.com il 28 novembre 2014. Leggilo qui.

martedì 25 novembre 2014

Il licensing di dati e le principali licenze open data: il terzo webinar per Regione Lombardia


Martedì 2 dicembre 2014 dalle 12:00 alle 13:00 sul portale di e-learning della Regione Lombardia si è tenuto il terzo e ultimo del ciclo di tre appuntamenti mirati ad approfondire i fondamenti giuridici del fenomeno open data.
Dopo aver delineato i meccanismi di base della tutela giuridica dei dati (vedi incontro del 29 ottobre) e dopo aver approfondito il diritto d'autore degli enti pubblici con un focus sul principio open by default (vedi incontro del 13 novembre), in questo appuntamento abbiamo spiegato gli aspetti che è importante tenere in considerazione quando si rilasciano dati con licenze d'uso. Successivamente abbiamo fatto una panoramica delle principali licenze ad oggi disponibili per le banche dati, segnalando le loro caratteristiche e le loro implicazioni dal punto di vista giuridico.
Nello specifico ci siamo occupati di definire il concetto di licenza d'uso e siamo passati poi a illustrare i principi generali del licensing in ambito dati; abbiamo presentato le licenze Creative Commons e altre licenze simili spiegando la loro applicazione alle banche dati; infine abbiamo accennato al rilascio in pubblico dominio di banche dati.
Fonte principale dei contenuti del seminario è stata ancora una volta il libro “Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti” (disponibile online su www.aliprandi.org/fenomeno-opendata).

Il filmato integrale del webinar

Le slides del webinar

domenica 23 novembre 2014

Nel GNOME dell'open. Uno sconto fuori programma

Braccio di ferro tra una fondazione squattrinata e un marchio commerciale aggressivo. Il vincitore è…

Avete mai pensato di comprare un set di gnomi da giardino? Magari su Groupon, sfruttando una superofferta? Quanti seguono l’open source sanno però che forse questo non è l’unico collegamento tra Groupon e gnomi.
Mi riferisco a una strana vicenda riguardante la tutela del marchio GNOME (scritto sempre tutto maiuscolo), ormai da 17 anni utilizzato da un noto progetto di software libero che ha... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline.com il 20 novembre 2014. Leggilo qui.

martedì 18 novembre 2014

FuturText 2014 dedicato al rapporto originale/copia: questa settimana a Lucca

Giovedì sarò tra i relatori di FuturText 2014, evento organizzato da Indire e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che si articolerà su vari appuntamenti nei giorni 20, 21 e 22 novembre a Lucca.
Il mio intervento sarà nella mattinata di giovedì 20 (dalle 10 alle 13) all'interno del convegno inaugurale intitolato E tu quale originale sei? (maggiori info).
Riporto il programma completo degli interventi della mattinata.

Interventi introduttivi
  • Giovanni Biondi, Presidente Indire: Avanguardie educative 
  • Oliviero Toscani, Fotografo: L’originale nella foto digitale 
A seguire
  • Barbara Laura Alaimo, Pedagogista e counselor, co-founder e mentor di CoderDojo Milano : Scritture del XXI secolo. Il coding per imparare 
  • Simone Aliprandi, Avvocato, fondatore di Copyleft-italia.it: Diritto d'autore e diritto di copia nell'era della creatività condivisa 
  • Beate Weyland, Facoltà di Scienze della Formazione, Libera Università di Bolzano: Progettare scuole originali 
  • Alessandro Bencivenni, Docente di scuola secondaria di secondo grado, blogger e formatore: Siamo ciò che postiamo 
Modera: Fabrizio Vincenti, giornalista de «La Nazione»

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[Addendum del 21/11/14] Le slides del mio intervento


lunedì 10 novembre 2014

Il copyright degli enti pubblici e il principio open by default: webinar per Regione Lombardia

Giovedì 13 novembre 2014 dalle 12:00 alle 13:00 ho tenuto per il portale di e-learning della Regione Lombardia il secondo di un ciclo di tre appuntamenti mirati ad approfondire i fondamenti giuridici del fenomeno open data.
Dopo aver delineato i meccanismi di base della tutela giuridica dei dati (nell'incontro del 29 ottobre intitolato Quali diritti sui dati?), in questo secondo appuntamento (intitolato invece "Il copyright degli enti pubblici e il principio open by default") abbiamo spiegato in quali termini la legge italiana attribuisce un copyright agli enti pubblici e come esso può entrare in gioco in ottica open data. Successivamente ho presentato il particolare funzionamento del cosiddetto principio “open by default” su dati e documenti pubblicati dalle PA, che nel 2012 è stato introdotto nella legislazione italiana.
Nello specifico ci siamo occupati del copyright degli enti pubblici secondo la legge 633/1941 (articoli 5 e 11), del principio open by default introdotto nel 2012 con il decreto Crescita 2.0 e ribadito dal decreto Trasparenza e di un commento al nuovo testo dell'articolo 52 del Codice dell'amministrazione digitale.
Fonte principale dei contenuti del seminario è stata ancora una volta il libro “Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti” (disponibile online su www.aliprandi.org/fenomeno-opendata).
Il ciclo di webinar si rivolge prima di tutto ad amministratori e funzionari della PA lombarda (quali comuni, province, comunità montane ecc…), ma è aperto a tutti coloro che sono interessati ad accrescere le proprie conoscenze su vari temi legati al digitale. L’iniziativa si pone all’interno di ambiti d’azione dell’Agenda Digitale Lombarda riguardanti la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e la diffusione di competenze digitali. I dettagli sui successivi appuntamenti verranno forniti prossimamente.

Il filmato integrale del webinar



Le slides del webinar


giovedì 6 novembre 2014

Un'introduzione al diritto d'autore e all'open licensing

Un'introduzione al diritto d'autore e all'open licensing
di Simone Aliprandi

Capitolo del libro Guida alla formazione del docente di lingue all’uso delle TIC.
Le lingue straniere e l’italiano L2
a cura di Ivana Fratter ed Elisabetta Jafrancesco
(Aracne Editrice, ISBN 978-88-548-7675-0)

Il capitolo, che è rilasciato con licenza CC by-sa, è stato terminato dall'autore nel settembre del 2013 ed è stato pubblicato per la prima volta nell'ottobre 2014 all'interno del libro.
Questa versione del capitolo presenta alcuni miglioramenti di formattazione e impaginazione rispetto alla versione presente nel libro (ad esempio corregge alcuni errori a livello di numerazione dei paragrafi), ma non presenta alcuna sostanziale differenza a livello di contenuto.

Riportiamo l'indice dei paragrafi e il testo integrale in PDF.


INDICE DEI PARAGRAFI

1. L'acquisizione dei diritti e paternità dell'opera
   1.1. La nascita "automatica" dei diritti e la prova della paternità
   1.2. Come attribuire una data certa alle opere

2. Requisiti e contenuto della tutela di diritto d'autore
   2.1. Il requisito del carattere creativo
   2.2. L'attenzione per la forma espressiva
   2.3. L'elencazione dell'art. 2 LDA
   2.4. Quali diritti ha l'autore?

3. Il pubblico dominio
   3.1. Quando un'opera è in pubblico domino?
   3.3. La public sector information e il principio “open by default”?
      3.3.1. La public sector information in Italia
      3.3.2. Il principio “open by default” introdotto nel 2012

4. Fair use, fair dealing e libere utilizzazioni
   4.1. Il fair use statunitense
   4.2. Il fair dealing
   4.3. Il caso italiano: libere utilizzazioni ed eccezioni al diritto d'autore

5. L'open licensing e le open educational resources (OER)
   5.1. Introduzione
   5.2. Le licenze Creative Commons
   5.3. Il rilascio in pubblico dominio con CC0

6. Conclusioni. Internet come terra del libero utilizzo?

7. Riferimenti bibliografici




lunedì 3 novembre 2014

Digitalizzazione PA: lo strano caso del Processo Civile Telematico

Lo scorso 30 giugno il nostro premier Renzi ha enfaticamente annunciato che «avremmo potuto essere qui a mezzanotte per dare il primo click per il via al processo civile telematico. Lo facciamo ora: da mezzanotte parte il processo civile telematico, parte formalmente la riforma». Questo, ha aggiunto Renzi, «segna l’addio dai tribunali pieni di scartoffie».
Ormai siamo abituati a prendere gli annunci dei governi e a ridurne la portata di due-tre-quattro volte per renderli un po' più aderenti alla realtà dei fatti.
Anche questo caso non fa eccezione, e gli operatori del diritto lo sanno bene: se non altro perché il processo civile telematico (Pct) non è partito lo scorso giugno, ma ben otto anni fa (anzi, la norma istitutiva è del lontano 2001), e ancora arranca sia a livello tecnico che normativo-giurisprudenziale. Non un esempio ideale di digitalizzazione.
In teoria l'idea è ottima: informatizzare l'intero procedimento civile in modo da ridurre i costi burocratici e di gestione del processo sia per le cancellerie dei tribunali (che non saranno più sepolti dalle carte) sia per gli avvocati (che potranno... [continua]

Articolo di Alberto Pianon uscito su MySolutionPost il 3 novembre 2014. Leggilo qui.

sabato 1 novembre 2014

Licenza di rimborso. OEM e Microsoft, pesci in barile

Grazie ad una storica sentenza della Cassazione, si afferma il diritto finora negletto di comprare due hardware senza pagare due volte la licenza dello stesso software.

E Italian Linux Society lancia il sito Sistemainoperativo.it per informare sul tema e tenere monitorati gli abusi di produttori e distributori.

Un articolo uscito su Apogeonline il 31 ottobre 2014. Leggilo qui.

venerdì 31 ottobre 2014

#UnLibroèUnLibro: l'opportuna campagna contro le discriminazioni fiscali sugli e-book

Oggi ho saputo tramite i social network della campagna #UnLibroèUnLibro che ritengo più che opportuna e mi tocca direttamente nella mia attività parallela di autore di libri (che appunto escono sia in formato cartaceo sia in formato digitale).
Ho dato anch'io il mio umile contributo mostrando il mio pollice verso e diffondendo le foto sui miei canali social, come suggerito dagli ideatori della campagna (vedi foto qui sotto).
Per chi non conoscesse il pregresso, la questione è molto semplice: secondo il fisco italiano un libro cartaceo merita un trattamento fiscale molto agevolato (IVA al 4% versata alla fonte dall'editore), mentre gli ebook rimangono vincolati ad un regime ordinario (22%), creando un'assurda disparità di trattamento.
Se anche voi volete sostenere questa campagna, fatevi una foto con il pollice verso e diffondetela sui social media con l'hashtag #unlibroèunlibro. Tutte le informazioni e la gallery dei partecipanti (anche illustri) le trovate sul sito www.unlibroeunlibro.org.



giovedì 30 ottobre 2014

La storica sentenza della Cassazione sul rimborso di Windows

Riportiamo il testo della sentenza di Cassazione sull'annosa questione del rimborso della licenza Windows per i computer con sistema operativo preinstallato.
Per un commento alla sentenza si leggano:
Licenza di rimborso. OEM e Microsoft, pesci in barile - di S. Aliprandi (uscito su Apogeonline il 31 ottobre 2014)
Il rimborso di Windows non voluto confermato dalla Cassazione di C. Piana (uscito su MySolutionPost il 23 settembre 2014)
___________________________

Sentenza Cassazione Civile (Sez. 3), num. 19161, pubblicata il 11/09/2014

SENTENZA
sul ricorso 6975-2011 proposto da:
HEWLETT-PACKARD ITALIANA SRL 00734930159, in persona del procuratore speciale Avv. GIOVANNA LIGAS, elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZA DI SPAGNA 15, presso lo studio dell'avvocato CARLO FERDINANDO EMANUELE, che la rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SIRIA 20, presso lo studio dell'avvocato CLAUDIO CERZA, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato MARCO CIURCINA giusta procura in calce al controricorso;
- controricorrente -

avverso la sentenza n. 2526/2010 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata il 30/07/2010 R.G.N. 19651/07; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/06/2014 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI; udito l'Avvocato CARLO SANTORO per delega; udito l'Avvocato CLAUDIO CERZA; udito l'Avvocato MARCO CIURCINA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per il rigetto del ricorso.



Per un puntuale commento alla sentenza, si veda Il rimborso di Windows non voluto confermato dalla Cassazione di Carlo Piana.

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Motivi della decisione

§ 1.1 Con il primo motivo di ricorso Hewlett-Packard deduce - ex art. 360, 1^co.nn.3) e 5) cpc - violazione degli articoli 1362, 1321 e 1325 cod.civ., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Ciò perché il giudice di appello, violando il criterio letterale di interpretazione del contratto, avrebbe travisato la previsione di rimborso contenuta nelle condizioni generali della licenza d'uso preinstallata sul notebook; in realtà integrante non già un suo obbligo contrattuale di ricevere dall'utente la restituzione del (solo) software e di restituirgliene il prezzo, bensì l'onere di questi (allorquando non avesse accettato le condizioni della licenza d'uso 'cliccando' sulla relativa casella a video) di prendere contatto con essa casa produttrice per ottenere informazioni sulle modalità e condizioni di restituzione e rimborso dell'intero prodotto (dato dall'insieme di hardware e software).
Con il secondo motivo di ricorso Hewlett-Packard si duole di violazione degli articoli 1325 e 1326 cc, nonché di contraddittoria motivazione; posto che il tribunale, dopo aver riferito il suo obbligo di ritiro e rimborso del solo software ad una determinata clausola della licenza d'uso di asserita natura contrattuale, non avrebbe poi rilevato che il contratto contenente tale clausola non era vincolante nei suoi riguardi posto che, in ogni caso, esso non venne concluso proprio a causa della mancata accettazione da parte del P.M.
Con il quarto motivo di ricorso Hewlett-Packard si duole di violazione degli articoli 1362 segg. cod.civ. e dei 'principi sul collegamento negoziale', oltre che di omessa ed insufficiente motivazione, sotto il profilo che: - l'affermazione del diritto dell'acquirente di ottenere il rimborso del solo software restituito non terrebbe conto del fatto che questi, pur potendo reperire sul mercato un PC privo di sistema operativo, scelse purtuttavia di acquistare il notebook in oggetto ben sapendo che su di esso vi era preinstallato il software Microsoft assoggettato a licenza d'uso; - tra contratto di vendita e licenza d'uso sussisterebbe un collegamento negoziale in forza del quale la mancata accettazione della seconda priverebbe di effetti il primo, con conseguente diritto dell'acquirente di procedere alla restituzione integrale di hardware e software, non soltanto di quest'ultimo.

§ 1.2 Questi tre motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione unitaria perché tutti basati - nella prospettiva ora della violazione normativa, ora della carenza motivazionale sull'erronea interpretazione della clausola di riferimento contenuta nella c.d. "EULA Compaq"; vale a dire, nel contratto di licenza con l'utente finale relativo all'utilizzo del software di sistema Microsoft-Windows preinstallato sul notebook acquistato dal P.M.
Va premesso - ad escludere al contempo l'inammissibilità del ricorso e la contravvenzione ai limiti del sindacato di legittimità - che le censure in esame mirano in effetti ad ottenere l'affermazione in questa sede di una ricostruzione della volontà negoziale delle parti diversa ed alternativa rispetto a quella fatta propria dal giudice di merito. E tuttavia tale affermazione viene qui sostenuta sul presupposto che il giudice di merito sia incorso, da un lato, in violazione di diritto nell'erronea applicazione delle specifiche disposizioni che presiedono, ex articoli 1362 e seguenti del cod.civ., all'interpretazione del contratto; e, dall'altro, in motivazione carente, e soprattutto contraddittoria, nell'argomentare la sussistenza a carico di Hewlett-Packard di un obbligo di natura contrattuale in realtà inesistente.
E' dunque proprio l'articolazione delle censure attraverso la prospettazione di questi due concorrenti vizi decisionali ed argomentativi ad escludere che il vaglio di legittimità, così richiesto, si risolva nella sollecitazione di una mera riconsiderazione di aspetti fattuali della vicenda riservati, in quanto tali, al giudice di merito.
Si è in proposito affermato che: "in tema di interpretazione del contratto, il procedimento di qualificazione giuridica consta di due fasi, delle quali la prima - consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volontà dei contraenti - è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ., mentre la seconda concernente l'inquadramento della comune volontà, come appurata, nello schema legale corrispondente - risolvendosi nell'applicazione di norme giuridiche, può formare oggetto di verifica e riscontro in sede di legittimità sia per quanto attiene alla descrizione del modello tipico della fattispecie legale, sia per quanto riguarda la rilevanza qualificante degli elementi di fatto così come accertati, sia infine con riferimento alla individuazione delle implicazioni effettuali conseguenti alla sussistenza della fattispecie concreta nel paradigma normativo" (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 420 del 12/01/2006; in termini Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12946 del 04/06/2007, ed altre).
Ora, nel caso di specie vengono a ben vedere in considerazione entrambi gli aspetti di censurabilità evidenziati da questo orientamento giurisprudenziale.
Nel senso che la decisione del giudice di merito è qui sindacata non solo, come detto, sotto il profilo della violazione di specifiche norme di diritto di natura interpretativa, e della carente o contraddittoria motivazione (c.d. 'prima fase'); ma anche sotto quello ('seconda fase') del corretto inquadramento (o sussunzione) della volontà delle parti, così individuata, nell'ambito normativo e di effettività giuridica ad essa più appropriato; segnatamente, come meglio si dirà, per quanto concerne il disconoscimento da parte del giudice di merito degli effetti propri del collegamento negoziale asseritamente instaurato dalle parti con la clausola in oggetto (se correttamente intesa ed applicata).

§ 1.3 Ciò posto, la previsione EULA in questione (riportata in ricorso) così recita nelle parti qui rilevanti: "Microsoft Windows XP Home Edition. Contratto di licenza con l'utente finale per il software Microsoft. Il presente contratto di licenza con l'utente finale (è) un contratto intercorrente tra l'utente (una persona fisica o giuridica) e il produttore ('produttore') del computer o di un suo componente ('hardware') presso 11 quale l'utente ha acquistato il prodotto o i prodotti software Microsoft identificati nel certificato di autenticità ('COA') accluso all'hardware o nella documentazione associata relativa al prodotto ('software')"; (...) "Installando, duplicando o comunque utilizzando il software, l'utente accetta di essere vincolato dalle condizioni del presente contratto. Qualora l'utente non accetti le condizioni del presente contratto non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o del prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso' (...); "Licenza per il prodotto software. Nel presente contratto il termine 'computer' viene utilizzato per indicare l'hardware, laddove l'hardware sia un computer o, qualora l'hardware sia una componente del computer, il computer nell'ambito del quale opera l'hardware"; (...) "Software come componente del computer - Trasferimento. Questa licenza non potrà essere condivisa, trasferita o utilizzata contemporaneamente su computer diversi. Il software (è) concesso in licenza con il
computer come un prodotto singolo integrato e potrà essere utilizzato esclusivamente con il computer. Se il software non è accompagnato dall' hardware, l'utente non potrà utilizzare il software".
Il giudice di merito (sent., pag.3) ha ritenuto che tale clausola riveli "due distinte vicende negoziali: quella relativa al computer (hardware) inteso come macchinario, e quella relativa al programma informatico ivi preínstallato (software). Una simile ricostruzione discende dalla considerazione che hardware e software sono due beni distinti e strutturalmente scindibili, oggetto di due diverse tipologie negoziali (...)". Dallo sdoppiamento di oggetto e negozi, il tribunale ha tratto convincimento circa l'effettiva sussistenza dell'obbligo contrattuale del produttore (Hewlett-Packard) di ricevere dall'utente finale, rimborsandogliene il relativo prezzo, la restituzione non necessariamente del prodotto integrato di hardware e software, ma anche soltanto del software preinstallato.
La soluzione così accolta non incorre nelle doglianze qui dedotte.
L'adozione del criterio interpretativo letterale consente di mettere a fuoco due importanti punti fermi nella delimitazione soggettiva ed oggettiva della clausola.
Sotto il primo aspetto (delimitazione soggettiva), non è fondatamente dubitabile che il contratto di licenza (denominato non a caso "EULA Compaq") intercorra tra, da un lato, l'utente finale e, dall'altro, il "produttore"; intendendosi per tale, come testualmente si desume dalla parte definitoria della clausola in esame, "il produttore del computer o di un suo componente
(hardware) presso il quale l'utente ha acquistato il prodotto o i prodotti software Microsoft identificati nel certificato di autenticità (COA) accluso all'hardware o nella documentazione
associata relativa al prodotto software". La controparte contrattuale dell'utente finale deve dunque identificarsi, anche per quanto concerne la licenza d'uso del software preinstallato, nel produttore del computer e dunque, nella specie, in Hewlett- Packard. Tra utente finale e casa di produzione del software contenente il sistema operativo (Microsoft) non intercorre pertanto alcun rapporto contrattuale. E ciò ben si spiega, in considerazione del fatto che si è qui in presenza non già di un software commercializzato direttamente da Microsoft (alla stregua di quanto, pure, potrebbe accadere nella vendita diretta di licenze 'full' o 'retail' all'utente finale), bensì di un software relativo ad un sistema operativo che viene preinstallato sul personal computer dalla casa produttrice di quest'ultimo, ed in forza di condizioni economiche e licenze di vendita che vengono trattate, a monte della grande distribuzione, in forza di accordi commerciali su vasta scala direttamente stipulati tra la casa produttrice del software (Microsoft) e le principali case produttrici dell'hardware (c.d. OEM Original Equipment Manufacturer), tra le quali certamente si annovera il gruppo Compaq-Hewlett-Packard. Ne consegue che, sulla base della clausola contrattuale in esame, è il produttore-concessionario Hewlett-Packard, e non Microsoft, che l'utente finale che non accetti le condizioni di licenza deve "contattare prontamente" in vista della "restituzione del prodotto o dei prodotti" e del rimborso del prezzo "in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso". Va d'altra parte considerato che è proprio in forza di quegli accordi commerciali che l'originaria licenza Microsoft viene ad assumere i caratteri contrattuali e tecnici (questi ultimi, nei limiti di adattabilità e personalizzazione del software di sistema all'hardware che lo ospita) di 'licenza-OEM'; come tale facente esclusivo riferimento allo specifico produttore di hardware che ne abbia convenuto con Microsoft le condizioni generali di preinstallazione e diffusione sulle proprie macchine.
Venendo con ciò al secondo aspetto (delimitazione oggettiva), la distinzione operata dal giudice di merito nel ricostruire l'effettiva volontà contrattuale delle parti, lungi da risultare in contrasto con le norme di cui agli articoli 1362 segg. cc , è rispondente tanto al criterio letterale quanto a quello incentrato sulla natura e sull'oggetto del contratto. Ciò nel senso dell'attribuzione al software preinstallato - fatto oggetto non di vendita ma di licenza d'uso - della rilevanza di bene a sé stante, così come evincibile sia dall'impiego alternativo del numero plurale (restituzione "del prodotto o del prodotti"; espressione tanto più significativa ove ad essa si contrapponga concettualmente la singolarità dell' hardware-PC), sia dalla testuale definizione del software concesso in licenza con il computer "come prodotto singolo", ancorché integrato con quest'ultimo. Il richiamo al carattere di 'integrazione' non muta la conclusione, dal momento che è lo stesso contratto (par. 1.2) a rimarcare come esso si risolva nella preclusione per l'utente finale di utilizzare quel software di sistema (contrassegnato dal codice di autenticità) su un PC diverso da quello sul quale è stato preinstallato in conformità alla licenza OEM. Il che, all'evidenza, vuol dire che quel software di sistema non può essere utilizzato su un altro PC (cosa che, se avvenisse, scardinerebbe la stessa ragion d'essere dell'accordo di privativa stipulato dal produttore con Microsoft), ferma restando la
possibilità tecnica che quel PC possa essere invece utilizzato con un diverso sistema operativo. L'integrazione tra software e hardware, in altri termini, non si fonda su un'esigenza di natura tecnologica ma unicamente commerciale. Ciò perché, sul piano strettamente tecnologico, è pacifico (la circostanza è riconosciuta anche dalla società ricorrente, la quale ha infatti
'rimproverato' al P.M. di non essersi rivolto al mercato dei notebook assemblati, o comunque vergini, cioè privi di sistema operativo preinstallato) che il PC o notebook potesse funzionare anche con un sistema operativo diverso da quello preinstallato. L'affermazione contenuta in taluni atti di causa secondo cui il requisito dell'integrazione dovrebbe intendersi in senso cogente posto he, senza il sistema operativo, il PC altro non costituirebbe che un inutile marchingegno, non coglie dunque nel segno; perché non dà conto della possibilità che, ferma restando l'ovvia indispensabilità funzionale del sistema operativo, quest'ultimo venga installato direttamente dall'utente con ricorso a software libero e gratuito (open source), ovvero a software proprietario (anche Microsoft) del quale egli già detenga regolare licenza d'uso. Del resto, sempre nell'ambito della ricostruzione della effettiva intenzionalità delle parti, non può sottacersi il fatto che in situazioni come la presente - ed a differenza di quelle in cui il problema della integrazione è ab origine superato dal fatto che, entro un'unica piattaforma informatica, il produttore del software di sistema sia anche il produttore dell' hardware per esso concepito e ad esso dedicato - l'utente finale è mosso all'acquisto sulla base principalmente delle specifiche tecniche del nuovo hardware; il che trova anche riscontro obiettivo nell'assoluta preponderanza del valore economico di quest'ultimo nella formazione del prezzo finale di mercato del 'bene informatico' genericamente inteso.

§ 1.4 Esclusa la sussistenza di ostacoli tecnologici alla considerazione frazionata dei due prodotti, vi è da chiedersi se tale considerazione sia in ipotesi impedita da ostacoli negoziali.
Anche su questo aspetto la decisione del giudice di merito appare immune dai vizi contestati.
A detta della ricorrente (particolarmente, nel secondo e quarto motivo di ricorso), tra contratto di vendita del prodotto unitariamente  inteso e licenza d'uso del sistema operativo sussisterebbe un vero e proprio collegamento negoziale, tale per cui la mancata accettazione da parte dell'utente finale delle condizioni della seconda priverebbe di effetti, per ciò soltanto, anche il primo. Con l'ulteriore conseguenza che, nell'esercizio del suo pentimento, il consumatore non potrebbe ottenere lo scorporo del sistema operativo, ma unicamente - appunto a causa del venir meno degli effetti dell'operazione complessiva - il rimborso dell'intero prezzo previa restituzione integrale e dell'hardware e del software.
La tesi del 'simul stabunt simul cadent' non trova qui fondamento, non sussistendo adeguati elementi volti a dimostrare che i due contratti in oggetto siano stati voluti dalle parti (e non vi è dubbio che l'accertamento del collegamento negoziale si risolva in una determinata ricostruzione della volontà delle parti) nell'ambito di una combinazione strumentalmente volta a realizzare uno scopo pratico unitario (atto a fungere da causa concreta dell'intera negoziazione), specifico, autonomo ed ulteriore rispetto a quello ad essi singolarmente attribuibile.
Vero è invece che, nel caso in questione: la clausola contrattuale in oggetto attribuisce, come detto, rilevanza autonoma ad hardware e software, riconoscendo anche a quest'ultimo la natura di 'prodotto'; - scopo precipuo del compratore era di acquistare non già 'q u e l' sistema operativo, bensì 'quello ' specifico hardware-PC; - la volizione del compratore si è, per tale ragione, incentrata sulla compravendita, non già sulla licenza d'uso che egli sarebbe stato richiesto di sottoscrivere al primo avvio del computer, e della cui esistenza, specialmente se non particolarmente ferrato in materia informatica, poteva essere finanche ignaro al momento dell'acquisto (con buona pace di una volontà di collegamento che, per rilevare, non potrebbe che essere comune).
Si è affermato (Cass. n. 7255 del 22/03/2013) che il collegamento contrattuale non dà luogo ad un autonomo e nuovo contratto, essendo invece un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso attraverso una pluralità coordinata di contratti, i quali conservano una loro causa autonoma, anche se ciascuno è finalizzato ad un unico regolamento dei reciproci interessi; e, più specificamente (Cass. n. 11974 del 17 maggio 2010, ed altre), che: "affinchè possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico, che impone la considerazione unitaria della fattispecie, è necessario che ricorra sia un requisito oggettivo, costituito dal nesso teleologico tra i negozi, volti alla regolamentazione degli interessi reciproci delle parti nell'ambito di una finalità pratica consistente in un assetto economico globale ed unitario, sia un requisito soggettivo, costituito dal comune intento pratico delle parti di volere non solo l'effetto tipico del singoli negozi in concreto posti in essere, ma anche il coordinamento tra di essi per la realizzazione di un fine ulteriore, che ne trascende gli effetti tipici e che assume una propria autonomia anche dal punto di vista causale".
Orbene, nella fattispecie non è dato trarre alcun elemento - e di ciò il giudice di merito ha dato compiutamente conto - circa l'effettivo perseguimento da parte dei contraenti un fine ulteriore" autonomo e trascendente rispetto agli effetti tipici separatamente riconducibili, per un verso, alla compravendita del notebook e, per l'altro, all'utilizzo di un determinato sistema operativo. Il quale non è componente indissolubile né 'qualità essenziale' del computer, ma opera dell'ingegno di autonoma considerazione; verso la cui adozione l'utente viene sì sospinto, ma solo sul piano della sollecitazione ad un auspicato comportamento commerciale, non già all'adempimento di un obbligo negoziale, men che meno di rilevanza causale travalicante quella del contratto suo proprio.
L'acquisto del computer non implica l'obbligo di accettare il sistema operativo, pena lo scioglimento della vendita e l'azzeramento dell'intera operazione; e qualora l'utente esprima, all'avvio del computer, una manifestazione negativa di volontà, l'effetto del mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto nel cui ambito quella dichiarazione di volontà è stata suscitata: vale a dire la licenza d'uso.
Ciò esclude, in definitiva, che la combinazione tra la compravendita dell'hardware e la licenza d'uso del software - preordinata da Hewlett Packard in attuazione di accordi con Microsoft ai quali il compratore è estraneo - possa assurgere a vero e proprio collegamento negoziale.

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