venerdì 4 gennaio 2019

Una norma per l'open data

Nei giorni scorsi sul sito TechEconomy.it (con cui collaboro da tempo) è uscito un mio articolo intitolato "Open data: serve una norma più chiara. L’open by default non funziona" nel quale da un lato illustro quelli che per me sono i segni evidenti del fallimento del principio "open by default" introdotto nel 2012 (art. 52 Codice Amministrazione Digitale - D.Lgs. 82/2005), dall'altro propongo un intervento di modifica di un'altra norma (l'art. 5 della Legge sul diritto d'autore - L. 633/1941) che potrebbe a mio avviso essere risolutivo. Leggete a questo link tutto l'articolo per comprendere nel dettaglio le mie argomentazioni.
Di seguito riporto sia il testo dell'art. 5 come fu approvato dal legislatore nel lontano 1941 (e com'è tutt'ora), sia il testo della mia proposta di modifica.

Art. 5 Legge 633/1941 – TESTO ATTUALE 
Le disposizioni di questa legge non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere. 

Art. 5 Legge 633/1941 – MIA PROPOSTA 
Le disposizioni di questa legge non si applicano:   a) ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere;   b) alle banche dati e ai documenti realizzati e pubblicati dallo stato e dalle pubbliche amministrazioni nell’esecuzione della propria missione istituzionale o comunque in ossequio a un obbligo di legge. Questa previsione si estende alle opere dell’ingegno, come immagini, disegni, tabelle, mappe e opere simili, che sono parte integrante dei documenti realizzati e pubblicati.

Ovviamente, nel caso venga adottata una soluzione simile, sarà necessario adeguare di nuovo il CAD per evitare ridondanze e ulteriori sovrapposizioni.
Certo, è solo l’umile proposta di un giurista indipendente e sicuramente può essere oggetto di ulteriori migliorie. Ma credo che sia un buon punto di partenza per un dibattito sull’eventualità di una riforma delle norme sull’open data.



martedì 1 gennaio 2019

Oggi è un public domain day speciale: molte nuove opere in pubblico dominio

Come ogni Primo Gennaio, oltre a festeggiare l'inizio di un nuovo anno, festeggiamo l'entrata (o come si usa dire, la caduta) nel pubblico dominio delle opere creative di molti autori.
Tra questi si possono annoverare nomi di rilievo come Agatha Christie, Thomas Mann, Marcel Proust, David Herbert Lawrence.
Quest'anno però è un anno speciale perché inizieranno a scadere anche i termini artificiosamente estesi dal legislatore americano con il cosiddetto "Mickey Mouse Protection Act" del 1998, legge che prevedeva l'estensione del copyright a 95 anni (e non più 75 come era previsto in precedenza) per le opere realizzate tra 1923 a 1977. I 95 anni dal 1923 sono trascorsi proprio ieri, il 31 dicembre 2018; dunque da quest'anno inizieranno a "cadere" in pubblico dominio molte nuove opere realizzate negli Stati Uniti.


Oggi infatti diventano libere anche opere cinematografiche di rilievo come “I Dieci Comandamenti” di Cecil B. DeMille (nb: la prima versione "muta" del 1923) e “Il Pellegrino” di Charlie Chaplin.
Poi, nei prossimi anni, toccherà anche ad altri grandi nomi come Virginia Woolf, F. Scott Fitzgerald, William Faulkner, Rudyard Kipling, Ernest Hemingway, Willa Cather, Joseph Conrad, P.G. Woodhouse, Robert Frost.
Quindi in alto i calici e brindiamo: oggi un bel pezzo di cultura e conoscenza diventa patrimonio dell'umanità.
Avvertenza importante: il passaggio al pubblico dominio vale per i testi originali e non per le traduzioni; le traduzioni hanno i diritti dei traduttori che appunto hanno scadenze separate. Però quando un'opera diventa public domain, si possono fare nuove traduzioni senza chiedere il permesso a nessuno.
Altra avvertenza importante: il passaggio in pubblico dominio è legato anche alle regole nazionali. Ad esempio in Europa il riferimento è quello classico dei 70 anni dalla morte dell'autore. Negli USA invece la situazione è un po' diversa proprio a causa del citato Mickey Mouse Protection Act, per il quale la scadenza dei diritti era legata alla data di pubblicazione dell'opera e non alla morte dell'autore. Ne consegue che, ad esempio, le opere di Proust erano già in pubblico dominio in Europa dal 1993 (essendo lui morto nel 1922) ma non erano ancora in pubblico dominio negli USA; altro esempio, le opere di Thomas Mann pubblicate nel 1923 passano in pubblico dominio negli USA già da quest'anno, ma per l'Europa passeranno in pubblico dominio nel 2026 (essendo lui morto nel 1955). Si rende quindi sempre necessaria una verifica caso per caso fatta da un esperto del settore. Ad ogni modo, ad aiutarci c'è l'ottimo "Public Domain Calculator" del sito http://outofcopyright.eu/.

Sul tema del pubblico dominio ho però da raccontarvi un aneddoto meno "roseo" avvenuto ieri pomeriggio. Ero con amici in una piccola località turistica (preferisco non dire dove) e mi sono trovato a fare un passeggiata nella piazza centrale della località. C'era un palco montato e in quel momento una band stava facendo le prove per la serata di San Silvestro. Chiedendo ai passanti, ho scoperto che si trattava di una band abbastanza conosciuta a livello nazionale anche se non certo di grande notorietà; anche perché altrimenti li avrei riconosciuti, essendo comunque io una persona che segue abbastanza il mondo musicale.
La piazza era per lo più vuota a causa dell'orario; c'erano solo alcune persone che sembravano comunque tecnici e addetti ai lavori. Mi sono messo lì a "curiosare" e, appena hanno iniziato a fare un brano, ho estratto il cellulare per fare qualche foto. Quasi subito sono venute ben tre persone a dirmi che era assolutamente vietato fare foto e riprese.
Io mi sono abbastanza infastidito; infatti si trattava di suolo pubblico, di un evento aperto al pubblico e probabilmente finanziato in buona parte con soldi pubblici... e - lasciatemi dire con tono un po' sarcastico - non si trattava certo della grande anteprima di un nuovo brano dei Rolling Stones ma della normalissima prova generale di una band dedita a promuovere il suo repertorio. Questi divieti mi suonano davvero eccessivi e giuridicamente infondati.