lunedì 12 aprile 2021

Tutela e gestione del copyright in ambito accademico: corso per i dottorandi dell'Università di Trieste

Questo giovedì (15 aprile) terrò un corso di formazione online per i dottorandi di ricerca dell'Università degli Studi di Trieste e intitolato "Tutela e gestione del copyright in ambito accademico".

Il corso durerà un totale di 4 ore così ripartite: mattina dalle 10 alle 12; pomeriggio dalle 14:30 alle 16:30.

Programma del corso

  • Studiare e comprendere il diritto d'autore
  • Principi e meccanismi di base del diritto d'autore
  • Che cosa tutela e che cosa non tutela il diritto d'autore
  • Quali diritti entrano in gioco, in particolare nell'attività accademica
  • Fair use e libere utilizzazioni (con particolare riferimento a quelle rilevanti per il mondo della didattica e della ricerca)
  • Liberatorie e contratti di cessione per l'editoria scientifica
  • Le licenze open (Creative Commons e simili)
  • Il fenomeno Open Access: inquadramento teorico e indicazioni operative

Maggiori informazioni e form d'iscrizione QUI.




sabato 10 aprile 2021

Brevetti: caratteristiche tecniche e non tecniche delle invenzioni industriali

Riporto l'embedd di un utile post LinkedIn pubblicato da Erica Ghironi (Patent Intelligence & Patent Specialist), nel quale si chiarisce con un'efficace infografica il concetto di caratteristiche tecniche nell'invenzione industriale oggetto di brevettazione.


mercoledì 7 aprile 2021

Journal of Open Access to Law (JOAL): rivista internazionale sul tema del libero accesso al diritto

Scopro con piacere l'esistenza di Journal of Open Access to Law (JOAL). A peer-reviewed journal of legal information science, policy, and publishing

JOAL è una rivista accademica ad accesso aperto e peer-reviewed di portata internazionale, con base presso la Cornell University (Ithaca, USA). Il suo scopo è promuovere la ricerca internazionale sul tema del libero accesso al diritto.

JOAL offre un forum internazionale per ricercatori accademici e professionisti dell'editoria legale aperta.

 Gli argomenti centrali di interesse includono:

  • costruzione critica di metodi di informazione giuridica
  • governance dei nuovi modelli di editoria giuridica
  • il rapporto tra informazioni giuridiche ad accesso aperto e tecnologia
  • progetti sull'aperto accesso al diritto
  • le sfide tecniche e le opportunità economiche create dall'accesso aperto al diritto e alle informazioni del settore pubblico
  • le dimensioni economiche del libero accesso al diritto
  • tendenze e cambiamenti suggeriti dalla globalizzazione dell'accesso

JOAL ha lo scopo di stimolare e promuovere un approccio interdisciplinare al diritto, trasferendo argomenti classici in un nuovo quadro all'incrocio tra diritto e storia, diritto e letteratura, diritto e filosofia, diritto e tecnologia, diritto e intelligenza artificiale.

Il Comitato di redazione invita alla presentazione di saggi, articoli di attualità, commenti, recensioni critiche, che saranno valutati da un comitato indipendente di referee sulla base della loro qualità accademica, originalità e contributo al rimodellamento di punti di vista e prospettive legali.

martedì 30 marzo 2021

Le licenze dei siti della pubblica amministrazione: l'intervista di oggi con Andrea Borruso

Oggi sono stato intervistato da Andrea Borruso dell'Associazione onData, ente no profit che promuove l’apertura dei dati pubblici per renderli accessibili a tutti e che, tra i vari progetti, porta avanti da alcuni mesi la campagna #DatiBeneComune per una piena disponibilità e condivisione dei dati relativi all'epidemia COVID-19 in Italia.

Abbiamo parlato del tema spinoso delle licenze utilizzate dai siti dell'Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute e in generale dei problemi legati al licensing di dati pubblici in Italia.

Riporto qui sotto l'embedd del video; il video originario (comunque identico a questo) è disponibile sul canale YouTube di OnData qui.

Per approfondire il tema della proprietà intellettuale negli enti pubblici e delle licenze per dati, suggerisco i seguenti contenuti:

- La proprietà intellettuale nella PA e il riuso di dati pubblici: videolezione presso Università Bicocca, aprile 2020

Le licenze per dati: capirle una volta per tutte: intervento tenuto il 19 febbraio 2020 al Politecnico di Torino in occasione dell'evento FOSS4G-it

La proprietà intellettuale sui dati: scenari e problematiche della derivazione e integrazione di dataset: estratto dal libro “Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche” (Apogeo Editore, settembre 2020)


 


venerdì 26 marzo 2021

Per una comprensione delle licenze free software e open source

Dopo l'articolo La proprietà intellettuale sui dati: scenari e problematiche della derivazione e integrazione di dataset (vedi), pubblico questo secondo estratto dal libro “Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche” (Apogeo Editore, settembre 2020); opera liberamente riproducibile nei termini della licenza Creative Commons Attribution – Non Commercial – Share Alike 4.0 International. Maggiori dettagli sul libro: https://aliprandi.org/books/software-licensing-data-governance/.  


SOMMARIO

1. Introduzione alle licenze software – 1.1. Le licenze software: tra compravendita e locazione – 1.2. Le varie categorie di licenze per software – 2. Strumenti giuridici per rilasciare software in modalità open – 2.1. La soluzione del rilascio in pubblico dominio – 2.2. Le licenze permissive – 2.3. Le licenze di copyleft forte e la GPL come licenza capostipite – 2.4. La licenza GPL – 2.5. Le varie versioni della GPL e le altre licenze di copyleft forte – 2.6. La Affero GPL e il copyleft di rete – 2.7. Le licenze di copyleft debole – 3. Compatibilità tra licenze open source – 4. Il meccanismo del dual licensing (o multilicensing).

Di seguito trovate l'embedd da SlideShare, ma potete trovare il file anche su Zenodo (vai) e su Academia.edu (vai).



mercoledì 24 marzo 2021

Scienza aperta: Open Access e copyright nel mondo della ricerca (giornata di studi dell'Università della Tuscia)

Riporto lo streaming e i materiali di "Scienza aperta. Open Access e copyright nel mondo della ricerca", giornata di studi organizzata dal Centro di Ateneo per le Biblioteche (CAB) dell'Università della Tuscia in occasione dell’avvio del nuovo repository della ricerca DSpace CRIS.

Di seguito riporto anche le slides disponibili.



LO STREAMING


LE SLIDES

Le slides di Roberto Caso: https://zenodo.org/record/4629377.

martedì 23 marzo 2021

L'immagine del bene culturale tra diritto d'autore, norme di tutela e diritto al patrimonio: il seminario di Mirco Modolo

Giovedì 25 marzo 2021 alle ore 15:00 il dott. Mirco Modolo (Archivio Centrale dello Stato) terrà un seminario intitolato "L'immagine del bene culturale tra diritto d'autore, norme di tutela e diritto al patrimonio" nell'ambito del Dottorato di Ricerca Patrimoni archeologici, storici architettonici e paesaggistici mediterranei: sistemi integrati di conoscenza, progettazione dell'Università Aldo Moro di Bari. Introduce il prof. Giuliano Volpe, coordinatore del dottorato. L'evento si svolgerà interamente online e sarà visibile su YouTube anche per chi non è iscritto al dottorato (vedi il canale).

Riporto la locandina dell'evento.


EDIT: IL VIDEO INTEGRALE DEL SEMINARIO



lunedì 22 marzo 2021

L'eccessiva enfasi sull'immunità di gregge. Lo scenario sarà diverso da quello raccontato dai media (e va bene così)

Sabato tu TechEconomy2030.it è uscito un mio articolo intitolato "5 motivi per smettere di parlare di immunità di gregge" nel quale ho spiegato in modo dettagliato (e spero anche chiaro) perché a mio avviso "immunità di gregge" è un termine che trasmette un’aspettativa inverosimile sulla fine della pandemia e che quindi non andrebbe utilizzato, eventualmente sostituito da "immunità diffusa". Vi invito a leggerlo integralmente (clicca qui).

Credo davvero che raccontare la storiella dell'immunità di gregge come fosse un traguardo che una volta raggiunto ci restituirà la nostra vita di prima e ci premierà degli sforzi fatti con la campagna vaccinale sia solo "oppio per il popolo", una scelta di comunicazione volta da un lato a tranquillizzare gli animi dall'altro a rafforzare l'adesione alla vaccinazione. Ma non è certo uno scenario verosimile e scientificamente riconosciuto. Quindi, a mio modesto parere, chi vuole fare una comunicazione intellettualmente onesta sul futuro della pandemia deve smettere di parlare di immunità di gregge ed eventualmente parlare di immunità diffusa (che - sia chiaro - è già un'ottima prospettiva).

In questo post (che potrebbe essere periodicamente aggiornato) voglio però raccogliere alcune voci autorevoli che hanno detto sostanzialmente la stessa cosa.

1) Innanzitutto la prof.ssa Antonella Viola (Università di Padova) che nei giorni scorsi, intervistata su La7 sia a Piazzapulita (Formigli) sia a Otto e mezzo (Gruber), si è espressa in modo netto e cristallino, rilasciando le seguenti dichiarazioni.

Otto e mezzo, 15 marzo 2021 -> "Nella maggior parte delle persone questo virus si supera tranquillamente. I vaccini anti COVID hanno una bassa efficacia quindi l'immunità di gregge è matematicamente impossibile."

Piazzapulita, 18 marzo 2021 -> "Il nostro obiettivo non deve essere l'immunità di gregge ma mettere al sicuro le persone fragili. È il motivo per cui in estate saremo comunque fuori da questa situazione, perché avremo protetto le persone fragili con i vaccini. Anche se il virus continuerà a circolare non succederà nulla di speciale, perché si ammaleranno soltanto le persone giovani e sane, quelle per cui il Covid ha sintomi simili a una influenza". [VEDI VIDEO]


2) Paolo Giordano nell’illuminante articolo “Solo superando le trappole otterremo l’immunità” su Corriere.it scrive:

"La campagna vaccinale è stata presentata da diversi esperti come una specie di interruttore, che raggiunta una certa soglia spegnerà il contagio, eliminando il problema del tutto. È un eccesso di semplificazione ed è probabile che non avverrà nulla del genere. Le soglie dell’immunità di gregge sono variabili e dipendono da molti fattori […]. Allo stato attuale l’immunità di gregge, tirata in ballo di continuo dall’inizio della pandemia, potrebbe essere una chimera."


3) Il Dott. Nino Cartabellotta (Fondazione GIMBE) in un tweet del 14 marzo 2021 (vedi) ha dichiarato:

"Sino a quando non avremo un vaccino per gli under 16 possiamo parlare solo di % di popolazione vaccinata. Non di immunità di gregge".


4) Il 22 marzo 2021 Milena Gabanelli nella sua sempre efficace rubrica Dataroom per Corriere.it ha pubblicato l'articolo "Il Covid quando finirà? Con i vaccini può diventare come l’influenza: la data della ripartenza" (vedi) in cui scrive:

"Perché l’immunità di gregge è difficile da raggiungere? L’immunità di gregge è raggiunta quando grazie a una sufficiente percentuale di persone vaccinate si riesce a bloccare la circolazione del virus. Se avessimo un vaccino con efficacia contro il contagio al 100% e una copertura a lungo termine, tenendo conto della velocità di diffusione del virus con un R0 tra 2,5 e 3,5, il risultato si otterrebbe vaccinando il 60–72% della popolazione. Non è però questo il caso: i vaccini Pfizer e Moderna hanno un’efficacia contro il contagio del 95%, J&J del 72% e AstraZeneca, a seconda delle stime, del 62-82%. Tenendo conto di quest’ultimo parametro, l’immunità di gregge si potrebbe ottenere solo vaccinando almeno il 97% della popolazione: una percentuale irrealistica, anche considerando che c’è chi non vuol fare il vaccino. In più c’è la variante inglese che fa crescere l’R0 a 4,5 e con ogni probabilità aumenta la letalità del virus. Infine, non sappiamo ancora quanto durerà l’immunità nel tempo. Messe insieme tutte queste variabili è possibile capire, come sostengono gli esperti da tempo tra cui l’immunologa Antonella Viola, perché l’immunità di gregge se non un miraggio sia quantomeno un’incognita. Altra cosa invece è l’immunità di massa, cioè riuscire a proteggere l’80% della popolazione vaccinandola, traguardo a cui il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo vuole arrivare entro il mese di settembre. Nel frattempo la convivenza con il virus diventerà meno dannosa perché il progredire delle vaccinazioni ne abbasserà la letalità. E con strategie vaccinali corrette si può raggiungere l’obiettivo di ridurre la letalità di Covid-19 a quella dell’influenza ben prima del prossimo autunno."


5) Il Prof. Massimo Galli intervistato ad Agorà (Rai3) il 22 marzo 2021 ha dichiarato:

"Siamo lontani dall'idea di un vaccino in grado di sviluppare l'immunità di gregge, ma quelli che abbiamo dovranno essere aggiornati per le nuove varianti. Anche se va detto che quando un anziano vaccinato incontra il virus in qualche variante sconosciuta difficilmente dovrebbe finire in ospedale." 


6) Su Corriere.it (sezione Salute) il 25 marzo 2021 è uscito l'articolo "Covid: i motivi per cui l'immunità di gregge è probabilmente impossibile" di Silvia Turin (vedi), articolo che per struttura e contenuti sembra una rielaborazione del mio articolo pubblicato su TechEconomy2030.it. Si legge:

"Quello che inizia a delinearsi all'orizzonte, però, è la possibilità che la libertà guadagnata non coincida con l'immunità di gregge, ma con una ridotta, seppur efficace, immunità di massa"


7. In una intervista raccolta da Francesco Rigatelli e uscita su LaStampa del 3 aprile 2021 (pag. 5), il prof. Massimo Galli ha dichiarato: "Stiamo vaccinando per salvare vite, non per la mitica immunità di gregge".



giovedì 18 marzo 2021

Il mondo della scuola nell'era del COVID: convegno online il 20 marzo

Sabato 20 marzo per l'intera giornata si terrà un convegno online intitolato "Il mondo della scuola nell'era del COVID" e organizzato dal progetto internazionale Diritto del pensiero e delle espressioni artistiche e da AGIF Associazione Giuristi Italiani per la Famiglia, in collaborazione con il sito StudioCataldi.it. L'evento è accreditato ai fini della formazione professionale presso l'Ordine degli Avvocati di Avezzano (5 crediti).

Io sarò tra i relatori della mattinata e mi occuperò del tema Copyright e didattica online.

L'iscrizione è libera e gratuita ma è comunque richiesta la registrazione scrivendo agli indirizzi avv.manuelarinaldi@yahoo.it (per gli avvocati del Foro di Avezzano) e elenaquarta534@gmail.com per tutti gli altri interessati.

La sessione mattutina avrà inizio alle ore 9:30 e prevede i seguenti relatori: Prof. Avv. Manuela Rinaldi, Prof. Avv. Paolo Maci, Dott.ssa Elena Quarta, Avv. Paolo Maria Storani, Prof. Vincenzo Capodieci, Prof. Avv. Giorgio Fontana, Avv. Paola Perrone, Avv. Luisa Carpentieri, Avv. Simone Aliprandi, Prof. Ciro De Angelis, Prof. Vittorio Lodolo D'Oria, Dott. Remo Trezza, Dott. Fabrizio Cesareo

La sessione pomeridiana avrà inizio alle ore 15:30 e prevede i seguenti relatori: Avv. Paolo Maria Storani, Avv. Maria Chiara Landolfo, Notaio Anna Dellaquila, Prof.ssa Antonella Manca, Dott.ssa Maristella Taurino, Dott.ssa Isabel Martina, Prof. Avv. Paolo Maci.

Di seguito riporto la locandina con dettagli più precisi sui vari interventi (cliccare sull'immagine per ingrandirla o scaricarla).



martedì 9 marzo 2021

La ricerca sui vaccini fra brevetti e accesso aperto alla conoscenza scientifica: seminario di Roberto Caso

Questa mattina alle ore 11 Roberto Caso, professore associato presso l'Università di Trento e Delegato per l'open access e le politiche contro il plagio dello stesso ateneo, terrà un seminario online per il Dottorato di Ricerca in Scienze Giuridiche dell'Università di Perugia dal titolo "La ricerca sui vaccini fra brevetti e accesso aperto alla conoscenza scientifica".

Il seminario sarà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del dottorato a questo indirizzo: https://www.facebook.com/Dottorato-di-Ricerca-in-Scienze-Giuridiche-Perugia-225118854944990. Oppure guardalo direttamente nell'embedd qui sotto.

Sullo stesso argomento segnalo anche la chiacchierata divulgativa con il Prof. Giuseppe Mazziotti, tenutasi lo scorso 17 febbraio e disponibile su YouTube qui: https://youtu.be/oNFN031Y5Ws.


LA LOCANDINA


L'EMBEDD DELLO STREAMING FACEBOOK

mercoledì 3 marzo 2021

Copyright e licenze aperte per la cultura nel web: le 100 FAQ e la tavola rotonda di domani

Domani pomeriggio ci sarà una interessantissima giornata di studi online sul tema "Copyright e licenze aperte per la cultura nel web", aperta a chiunque previa registrazione. Segnalo in particolare le due tavole rotonde delle ore 15 e 16, a cui partecipano istituzioni ed esperti di primissimo piano che porteranno la loro esperienza concreta di soggetti che quotidianamente si scontrano con questi problemi.

Inoltre la prossima settimana (giovedì 11) ci sarà un secondo evento, sempre online, più dedicato all'interazione con gli operatori del settore cultura, che potranno sottoporre direttamente i loro quesiti agli esperti. Un'occasione davvero preziosa.

Maggiori informazione, brochure completa e form di iscrizione: http://www.icom-italia.org/copyright-e-licenze-aperte-per-la-cultura-nel-web-a-cura-del-gruppo-di-ricerca-digital-cultural-heritage-di-icom-italia/.

L'opuscolo PDF con le 100 domande/risposte è liberamente scaricabile QUI.


LO STREAMING DELL'EVENTO



La proprietà intellettuale sui dati: scenari e problematiche della derivazione e integrazione di dataset

La proprietà intellettuale sui dati: scenari e problematiche della derivazione e integrazione di dataset

Estratto dal libro “Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche” (Apogeo Editore, settembre 2020); opera liberamente riproducibile nei termini della licenza Creative Commons Attribution – Non Commercial – Share Alike 4.0 International.

Sommario: 1. I concetti di “derivazione” e “integrazione” nel mondo delle banche dati – 1.1. Derivazione – 1.2. Integrazione – 2. Scenari più frequenti di integrazione e derivazione tra banche dati – 2.1. Integrazione di dataset preesistenti – 2.2. Semplice rielaborazione matematica di dati provenienti da dataset preesistenti – 2.3. Il particolare caso della mera validazione di dati – 2.4. Dataset realizzati attraverso un processo di modellazione di dati prelevati da un dataset preesistente – 2.5. Rappresentazione grafica del contenuto di un dataset.

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1. I concetti di “derivazione” e “integrazione” nel mondo delle banche dati

1.1. Derivazione

Buona parte dei problemi in tema di licenziamento e riutilizzo di dati deriva dalle clausole che limitano/condizionano l’attività di realizzazione di database “derivati” (ne parleremo meglio quando tratteremo licenze come la Open Database License e le Creative Commons con clausola share alike).

Il concetto di “opera derivata” proviene infatti dal diritto d’autore classico, cioè il diritto d’autore applicato alle opere creative in senso pieno: tipici esempi di opere derivate sono la traduzione di un testo letterario, il remix di un brano musicale, l’adattamento cinematografico di un’opera teatrale. La realizzazione di una banca dati “nuova” partendo da una banca dati preesistente comporta un’attività diversa, che quindi, per essere correttamente inquadrata dal punto di vista giuridico, necessita di essere definita in modo molto preciso a livello contrattuale (appunto nelle licenze d’uso applicate).

Al contrario di quanto accade con le opere dell’ingegno tutelate dal diritto d’autore (comprese le banche dati con carattere creativo), per le quali si parla spesso di “derivazioni”, “elaborazioni creative” e “opere derivate”, non è chiaro se si possa applicare la categoria della derivazione ai database tutelati da mero diritto sui generis. Ciò è dovuto al fatto che tra i diritti esclusivi del costitutore di banca dati non vengono annoverati i diritti relativi alle classiche forme di derivazione e rielaborazione (come per esempio la traduzione, il riassunto, l’adattamento ad altro media, il riarrangiamento musicale); bensì, più propriamente, viene annoverato solo un diritto di impedire attività di estrazione e reimpiego di dati dal database (per la precisione di parti sostanziali del database).

1.2. Integrazione

Dobbiamo poi mettere a fuoco il concetto di integrazione tra database poiché in effetti “integrare” un database non creativo all’interno di un altro database non creativo è un’operazione diversa rispetto all’integrazione di due testi letterari o di due pacchetti software. Si tratta in sostanza di riversare i dati di un database all’interno di un altro autonomo database, rendendo le due masse di dati non più distinguibili, e lasciare che poi il database risultante venga diffuso, utilizzato, consultato come un “tutt’uno”. Ma non si ha una vera e propria “contaminazione” stilistica e creativa come appunto avviene con altri tipi di opere.

Non a caso, nel mondo dei database non creativi rilasciati, a volte il problema della compatibilità tra licenze si risolve tenendo i dataset separati e facendo in modo che l’utilizzatore possa interrogarli attraverso un’unica interfaccia software (realizzando così quella che nell’ambito software abbiamo chiamato “mera aggregazione”).

Per fare un esempio in metafora, integrare due dataset differenti è come miscelare due diversi tipi di cereali: da un lato abbiamo la confezione di fiocchi d’avena, dall’altro la confezione di riso soffiato, e li versiamo entrambi in un unico contenitore. Otteniamo così un mix che contiene sia fiocchi d’avena sia riso soffiato dal quale è difficile e poco pratico dividere di nuovo i due tipi cereali. Scriveremo sul contenitore “mix di fiocchi d’avena e riso soffiato”, che, seguendo sempre il senso della metafora, corrisponde alla classica avvertenza con i credits in cui indichiamo le due diverse fonti dei dati che sono state integrate in questo nuovo dataset derivato. Se però per qualche ragione contingente abbiamo necessità di poterli sempre separare anche a posteriori (per esempio, nostro figlio è intollerante ai fiocchi d’avena), non possiamo far altro che avere un contenitore che comunque abbia al suo interno due vaschette separate in cui da una parte possiamo mettere i fiocchi d’avena e dall’altra il riso soffiato. All’atto pratico, quando vorremo versare i cereali nella scodella, potremo comunque versarli insieme mescolandoli nella scodella; ma quando invece dovremo preparare la colazione per nostro figlio, potremo prendere solo i cereali dalla vaschetta del riso soffiato.

Uscendo dalla metafora, l’intolleranza di nostro figlio, che appunto ci obbliga a tenere separati i cereali anche se vengono conservati in un unico contenitore, corrisponde a una questione di incompatibilità tra i due database; incompatibilità che potrà essere derivante dalle rispettive licenze oppure dalla natura non omogenea dei dati.

2. Scenari più frequenti di integrazione e derivazione tra banche dati

2.1. Integrazione di dataset preesistenti

Come primo scenario poniamo quello in cui Tizio realizza il Dataset A con il numero dei casi di morbillo registrati nel 2015 in tutti i comuni della Provincia Autonoma di Bolzano. Caio realizza un autonomo Dataset B il numero dei casi di morbillo registrati nello stesso anno nei comuni della Provincia Autonoma di Trento. Sempronio vuole realizzare un Dataset C con il numero di tutti i casi registrati nel 2015 nella Regione Trentino-Alto Adige suddivisi per comuni e dunque può farlo semplicemente aggregando Dataset A e Dataset B in un più ampio Dataset C. In Dataset C i dati vengono riorganizzati secondo un criterio diverso. I due dataset originari perdono quindi i loro “confini” e si fondono in un nuovo e autonomo dataset.

Questa attività di integrazione fa sì che il Dataset C debba essere considerato come un dataset derivato contemporaneamente da Dataset A e da Dataset B. Di conseguenza Sempronio dovrà ottenere il permesso per l’attività di integrazione sia da Tizio sia da Caio; oppure, qualora i due dataset originari siano rilasciati con una licenza pubblica, dovrà verificare se le due licenze consentono quella specifica attività e se sono tra esse compatibili. Sempronio dovrà infatti rispettare sia le condizioni della licenza di Dataset A, sia le condizioni della licenza di Dataset B.

Diversa però sarebbe la situazione se Sempronio si limitasse a diffondere Dataset A e Dataset B in un unico file di archiviazione (tipo ZIP), mantenendoli tecnicamente separati e indicando per ciascuno la titolarità del copyright e la licenza applicata. In questo caso si verificherebbe quella che comunemente chiamiamo “mera aggregazione” e non saremmo di fronte a un’attività di derivazione/integrazione, dato che il file ZIP non costituisce un dataset a sé e Dataset A e Dataset B rimangono separati. Ovviamente anche in questo caso Sempronio dovrebbe ottenere da Tizio e da Caio un permesso anche per la sola ripubblicazione dei dataset originari (che è comunque un’attività riservata) o verificare se tale attività è consentita dalle rispettive licenze.

2.2. Semplice rielaborazione matematica di dati provenienti da dataset preesistenti

Tizio realizza il Dataset A con i livelli di polveri sottili registrati da apposite centraline posizionate in tutti i comuni d’Italia e che rilevano il dato ora per ora, ottenendo così 24 valori per ciascun comune. Caio utilizza i dati contenuti nel Dataset A per realizzare un Dataset B più semplificato che non fa altro che dare un valore medio giornaliero per ciascun comune, quindi da 24 valori per comune si passa a 1 valore per comune. Questo valore è ottenuto senza un’apprezzabile attività intellettuale bensì attraverso un banale calcolo matematico (una media), impostato automaticamente e scevro da un intervento intellettuale/creativo apprezzabile. Il Dataset B non contiene un’estrazione vera e propria dei valori del Dataset A perché nel Dataset B non si trovano valori presenti nel Dataset A, e dal Dataset B non è possibile risalire ai valori più dettagliati del Dataset A. Da un lato quindi verrebbe da pensare che il Dataset B non riproduce dati contenuti nel Dataset A; dall’altro lato tuttavia il Dataset B rappresenta comunque una forma di “reimpiego” di una parte sostanziale del dataset così come definito dall’art. 7, co. 2 dalla Direttiva 96/9/CE.

2.3. Il particolare caso della mera validazione di dati

Quello della mera validazione dei dati contenuti in un Dataset preesistente è uno scenario molto interessante e abbastanza ricorrente in ambito scientifico. Ipotizziamo che Tizio realizzi il Dataset A con il livello di pericolosità sismica di una determinata faglia in dinamica storica, con tutti gli eventi sismici registrati negli ultimi cento anni. Caio analizza i dati presenti in Dataset A per procedere a una loro validazione tecnico-scientifica basata sulla sua maggiore esperienza nel settore e sulla base di altri dati fondamentali (per esempio: le caratteristiche del terreno) e pubblica un Dataset A-bis sostanzialmente identico, ma validato; cioè senza alcun intervento sui dati ma solo con l’indicazione che il dataset è stato da lui validato. Oppure semplicemente nel Dataset A-bis Caio riporta una colonna aggiuntiva con l’indicazione dei dati validati e dei dati non validati.

È un caso giuridicamente interessante perché comunica efficacemente la differenza tra il diritto d’autore classico e il diritto sui generis sulle banche dati. Se parlassimo di un testo letterario o di un’opera musicale (cioè di opere tutelate da diritto d’autore), un intervento di validazione che non modifica l’opera in modo percepibile non potrebbe in alcun modo portare a un’opera derivata. Nel caso delle banche dati invece anche la mera attività di verifica di un database rientra nelle attività rilevanti ai fini della Direttiva 96/9/CE. L’art. 7, co. 1, precisa infatti che il costitutore di una banca dati non creativa è titolare del diritto sui generis “quando il conseguimento, la verifica e la presentazione del contenuto di una banca dati attestino un investimento rilevante sotto il profilo qualitativo o quantitativo”. A ben vedere, dunque, anche la semplice aggiunta di una colonna in una tabella di cento colonne rappresenta un’attività di reimpiego del dataset; attività che, benché possa risultare marginale a livello quantitativo, ha indubbiamente rilevanza sul piano qualitativo poiché va a modificare il concept generale del dataset, il suo valore e la sua possibilità di essere utilizzato da più utenti.

2.4. Dataset realizzati attraverso un processo di modellazione di dati prelevati da un dataset preesistente

Altro scenario abbastanza diffuso, che crea spesso fraintendimenti, è quello dell’attività di modellazione: mi riferisco ai modelli di previsione utilizzati per le previsioni meteo, per il calcolo del rischio sismico, per fornire proiezioni in finanza. Il modello è sostanzialmente un procedimento matematico che, a fronte di alcuni dati input, restituisce un output che appunto è la previsione/proiezione. Il modello quindi è più simile a software (opera tutelata dal diritto d’autore) e a un’espressione matematica (che teoricamente non potrebbe essere tutelata con diritto d’autore, ma più propriamente con l’applicazione del segreto industriale). A ogni modo, il modello è qualcosa di idealmente separato dai dati che esso “macina”, è un’opera dell’ingegno a sé stante. Ne consegue che il titolare dei diritti sul modello può essere un soggetto diverso da quello che realizza la banca dati da cui il modello estrae informazioni per fornire i suoi output. Ci si chiede quindi se vi sia un rapporto di derivazione tra i dataset input e il dataset prodotto dal modello come output; ma anche se vi sia un rapporto di derivazione tra i dataset input e il modello in sé. Lo focalizziamo meglio ponendo uno scenario ipotetico.

Tizio realizza il Dataset A con le temperature registrate in una determinata zona negli ultimi tre giorni; Caio realizza un autonomo Dataset B con il tasso di umidità registrato nella stessa zona negli ultimi tre giorni; Sempronio realizza un autonomo Dataset C con la pressione atmosferica registrata nella stessa zona negli ultimi tre giorni. Mevio, ha realizzato un modello di calcolo che incrocia i dati presenti nei Dataset A, B e C e permette di creare un Dataset Z con la probabilità di precipitazioni nelle prossime ore in quell’area.

Dataset Z dovrà essere considerato come dataset derivato dai Dataset A, B e C? La risposta è positiva. Il modello di calcolo può generare i suoi output e andare così a popolare il Dataset Z solo con un’attività di estrazione e reimpiego di parti sostanziali dei Dataset A, B e C. Ne consegue che colui che “fa girare il calcolo” e pubblica il Dataset Z dovrà avere ottenuto le adeguate autorizzazioni da parte dei titolari dei diritti dei Dataset input. In alternativa, i tre dataset di input dovranno essere rilasciati con licenze pubbliche che autorizzano quell’attività e dovranno inoltre essere tra loro compatibili; quindi il Dataset Z dovrà rispettare le indicazioni di titolarità dei diritti (c.d. attribution) di tutti i tre database input e la licenza scelta per il Dataset Z dovrà comunque essere compatibile con tutte e tre le licenze dei dataset di input.

2.5. Rappresentazione grafica del contenuto di un dataset

Altro scenario molto frequente è quello della rappresentazione grafica dei dati contenuti in una banca dati: grafici, tabelle, mappe e tutte le altre forme di data visualization.

Mostrare una mappa con dei dati presi da un dataset crea un rapporto di derivazione? Indubbiamente si tratta di un’attività di “estrazione e reimpiego”; tuttavia bisogna ricordare che la direttiva del 1996 parla più propriamente di “estrazione e reimpiego di parti sostanziali” di una banca dati. Quindi la risposta al quesito diventa necessariamente “dipende”, perché va parametrata sul concetto di “parte sostanziale”.

Benché sia più rara, si verifica anche la situazione opposta: utilizzare una mappa per estrarre informazioni e realizzare una banca dati. Una mappa non è una banca dati in sé bensì un’opera grafica tutelata da un diritto d’autore in senso classico; ma se si tratta di una mappa che riporta dei dati e se la raccolta di questi dati ha comportato per il suo autore un investimento rilevante, allora l’autore deterrà anche il famigerato diritto sui generis e potrà impedirne attività di estrazione e reimpiego dei dati. Anche in questo caso, comunque, per rispondere è necessario valutare se si tratti davvero di una parte sostanziale della banca dati.

Altra variabile interessante da valutare nella rappresentazione di dati su mappa è l’aspetto - per così dire - informatico. Una mappa contenente dati può essere diffusa online come file raster, ma può anche essere rappresentata come un file vettoriale composto da una serie di “strati” trasparenti che idealmente si “appoggiano” su una mappa neutra. Nel caso della mappa raster ha in effetti senso chiedersi se vi sia un rapporto di derivazione tra la mappa e il dataset originario da cui sono tratti i dati rappresentati nella mappa. Nel caso di una mappa “a strati” in realtà la questione va considerata in modo diverso, poiché non è la mappa in sé a rappresentare i dati bensì i vari strati trasparenti che ad essa si sovrappongono; e la mappa rimane solo di sfondo. In questo caso quindi, a seconda di come viene impostata l’interfaccia utente che mostra i dati sulla mappa, è possibile mantenere separati i vari dataset facendo corrispondere a ciascuno di essi uno strato di dati.

A complicare lo scenario intervengono anche i testi delle varie licenze d’uso per banche dati che, come vedremo, spesso contengono una definizione di “opera derivata” più precisa. In particolare vedremo nei prossimi paragrafi che la licenza OdbL (licenza open appositamente pensata per le banche dati) fa una distinzione tra Derivative Database e Produced Work, e dalle due diverse fattispecie fa dipendere diversi effetti giuridici. Come avremo modo di approfondire, il caso della realizzazione di una grafica o di una mappa basata sui dati di una banca dati rilasciata con licenza ODbL è proprio l’esempio più classico di Produced Work.

sabato 27 febbraio 2021

Open Data Day 2021: lo celebrerò online con il Sistema Bibliotecario Di Fano

Come ogni anno alla fine dell'inverno cade l'Open Data Day, cioè la giornata in cui in tutto il mondo si tengono iniziative di informazione e divulgazione sul tema dei dati aperti.

Quest'anno sarò ospite virtuale del Sistema Bibliotecario Di Fano per una chiacchierata con Pierluigi Feliciati incentrata su alcuni dei miei libri; cercheremo di spiegare in modo comprensibile a un ampio pubblico che cosa sono gli open data, quali sono i vantaggi dei dati aperti e perché è importante incoraggiarne l'adozione nella pubblica amministrazione, nell'impresa e nella società civile. Introduce l'incontro Samuele Mascarin, Assessore alle Biblioteche del Comune di Fano.

L'appuntamento è per sabato 6 marzo alle ore 11 sul canale YouTube del Sistema Bibliotecario Di Fano (VAI). Non è necessario registrarsi; è sufficiente collegarsi all'ora indicata.

Di seguito la locandina dell'evento.



mercoledì 24 febbraio 2021

La proprietà intellettuale nella PA e il riutilizzo di dati pubblici: mio seminario per UniMiB il 7 aprile

Come ormai avviene da alcuni anni, il prossimo 7 aprile terrò un seminario di approfondimento per il corso di Informatica della Pubblica Amministrazione dell'Università di Milano-Bicocca (corso di laurea in "Scienze dei servizi giuridici"). Il mio intervento si inserisce in un più ampio ciclo che è stato organizzato a cavallo di marzo e aprile dalla Prof.ssa Silvia Salardi e dal Prof. Andrea Rossetti e che prevede contributi da parte di colleghi relatori di primissimo piano. Si parlerà di temi fondamentali come la privacy nella PA, il processo amministrativo telematico, il Codice dell'amministrazione digitale, firma digitale e documento informatico.

Io mio occuperò della proprietà intellettuale nella pubblica amministrazione e il riutilizzo di dati pubblici. Il seminario (come anche tutti gli altri) sarà online e sarà possibile richiedere l'accesso scrivendo all'indirizzo email f.stocchi [at] campus.unimib.it.

Riporto di seguito la locandina.


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[EDIT] Le slides utilizzate per il seminario


domenica 21 febbraio 2021

Risarcimento da 20mila euro per il mancato rimborso della licenza Windows

Riporto integralmente questo interessante articolo tratto dal sito di Italia Linux Society (vedi originale) e rilasciato in pubblico dominio sotto CC0.

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Nel 2014 la Cassazione ha sancito il diritto dei consumatori al rimborso delle licenze Microsoft Windows preinstallate su pressoché tutti i nuovi computer, indiscriminatamente fatte pagare anche a coloro che non la accettano e che abitualmente installano Linux (o qualsiasi altro sistema operativo) subito dopo l’acquisto, e da allora ILS - sul sito web dedicato sistemainoperativo.it - segue le evoluzioni di tale fenomeno, raccoglie segnalazioni, e periodicamente sollecita gli enti preposti a vigilare sulla sua effettiva applicazione.

Recentemente Luca Bonissi, appassionato sostenitore del software libero e con all’attivo più di una causa legale con diversi produttori di PC proprio per il riconoscimento del suo diritto al rimborso, ha condiviso con noi una interessante ed incoraggiante esperienza.

A marzo 2018 Luca ha avviato per la prima volta il suo nuovo PC Lenovo, un tablet convertibile Ideapad, e - come sempre - si è trovato davanti la schermata di accettazione della licenza Windows. Ha pertanto contattato Lenovo per conoscere le modalità di restituzione e di rimborso del software, prima tramite la chat del sito web e poi - prendendo spunto dal modello predisposto da ADUC - con una PEC di messa in mora, ottenendo in entrambi i casi la medesima risposta di diniego (a conferma della sistematicità con cui l’azienda respinge ogni richiesta analoga). A poco sono valse le segnalazioni all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che dovrebbe essere l’ente tenuto ad intervenire in questi casi, e Luca ha deciso quindi di agire per vie legali (pur con la consapevolezza che il costo di difesa di un avvocato avrebbe ecceduto quello che poi il giudice gli avrebbe riconosciuto).

Forte del suo buon diritto, ha deciso di difendersi da solo notificando l’atto di citazione nell’estate del 2018 avanti il Giudice di Pace ma, di fronte alla difesa serrata e pugnace di Lenovo che ha sollevato ogni genere di eccezione, è dovuto poi ricorrere all’assistenza di un legale. Con il patrocinio dell’avv. Michele Beretta del foro di Monza ha quindi affrontato il giudizio, che si è chiuso con sentenza favorevole nel giugno 2019: il giudice riconosceva il diritto al rimborso e disponeva la liquidazione di 42 euro per il rimborso di Windows e di 130 euro per le spese processuali.

Dopo poco più di un mese Lenovo ha notificato un monumentale atto di citazione di 59 pagine e 15 motivi di impugnazione, con i quali si intendeva ottenere una completa revisione della sentenza indicandola, in sostanza, come errata in ogni sua parte. La lunghezza e la complessità spropositate dell’atto di citazione ha costretto Luca a difendersi costituendosi in appello, sempre con l’assistenza dell’avv. Beretta, con prima ed unica udienza a 19 dicembre 2019. Dopo un altro anno, a dicembre 2020, il giudice del Tribunale di Monza ha rigettato tutti i motivi di appello indicando che il diritto al rimborso del software preinstallato è dovuto, in quanto obbligo assunto espressamente dal produttore, e qui la sorpresa: oltre alle spese legali, il giudice ha disposto la liquidazione di un “punitive damage” di 20000 euro (si, ventimila!) per aver “abusato dello strumento impugnatorio costringendo la controparte […] a replicare […] ad una produzione difensiva assolutamente sproporzionata […] esemplificativa della prepotenza e prevaricazione di un colosso commerciale nei confronti di un modesto consumatore”. Tale somma dovrà essere versata a Luca, a titolo di risarcimento del danno da responsabilità processuale aggravata.

Come Luca ci ricorda, il giudizio di primo grado - pur venendo riconosciuto il diritto al rimborso - risulta economicamente svantaggioso: l’alta soglia di incertezza circa l’esito dal punto di vista prettamente economico di una causa di valore molto modesto costituisce un forte deterrente che, di fatto, impedisce a chi acquista un PC con preinstallato Windows (ed eventualmente altro software applicativo) di ottenerne il rimborso, anche se dovuto per diritto. Considerando poi che il normale consumatore non possiede le competenze tecniche e legali per affrontare una causa del genere senza avvocato, e che il produttore potrebbe nuovamente trascinare la causa fino alla Corte Suprema (quindi come minimo 3 anni di durata dell’intera causa), sarà molto improbabile che qualcun altro decida di far causa ai “colossi” dell’informatica, a meno che sentenze come quella del Tribunale di Monza producano un deterrente contrario a quello attuale, per effetto del quale i produttori si dovranno conformare al rispetto del contratto di licenza d’uso e rimborseranno chi ne farà richiesta senza costringere ad instaurare una causa civile.

Ringraziamo enormemente Luca Bonissi per la sua tenacia e per aver condiviso tutta la documentazione relativa al caso (pubblicata su sistemainoperativo.it), e nuovamente raccomandiamo di chiedere il rimborso delle licenze Windows inutilizzate ogni volta che si acquista un nuovo PC: anche senza intraprendere lunghe ed onerose azioni legali è sufficiente segnalare ad AGCM (tramite l’apposito form) ogni diniego ricevuto, affinché l’agenzia possa un giorno prendere atto dell’abuso perpetrato da parte di diversi grossi produttori di hardware ed infine si decida ad agire nell’interesse dei cittadini.

Chi dovesse incontrare difficoltà nel riconoscimento del proprio diritto e volesse comunque tutelarlo per vie legali, può chiedere un consiglio o una raccomandazione al gentile Luca scrivendo all’indirizzo email rimborsowindows[AT]bonissi[DOT]it

mercoledì 17 febbraio 2021

I vaccini anti COVID e il nodo dei brevetti. Simone Aliprandi intervista Giuseppe Mazziotti

Quest'oggi ho intervistato l'amico Giuseppe Mazziotti (Assistant Professor di Intellectual Property Law al Trinity College di Dublino) sul tema "peloso" (come l'ha definito qualcuno) dei brevetti sui vaccini e sui farmaci anti COVID e dei nodi giuridici, politici ed economici che ne deriviano. A mio avviso è venuta fuori una cosa molto utile, densa di spunti di riflessione e che chiarisce alcuni aspetti tecnici anche per coloro che non masticano la terminologia giuridica.

Il video è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0, quindi se ne incoraggia la diffusione e il riutilizzo senza particolari vincoli di copyright.

Sono bene accetti i commenti/critiche (possibilmente ragionati e argomentati) e soprattutto le ricondivisioni, in modo da ampliare la platea dei potenziali commentatori.

In calce riportiamo i link ai contenuti di approfondimenti citati nel video.


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Giuseppe Mazziotti, 31 gennaio 2021: intervista per Rainews24https://www.facebook.com/mediartis/posts/4242363169126649 

Roberto Caso, 12 febbraio 2021: La proposta: sospendere i brevetti sui vaccinihttps://www.robertocaso.it/wp-content/uploads/2021/02/Caso-Il-brevetto-va-sospeso-12-febbraio-2021.pdf

Roberto Caso, in risposta a un tweet di Roberto Burioni, 16 febbraio 2021 > https://www.facebook.com/roberto.caso.31/posts/2083312161807854 

AISA Associazione Italiana per la scienza aperta, 14 febbraio 2021: Per un vaccino anti Covid-19 aperto a tuttihttps://aisa.sp.unipi.it/per-un-vaccino-anti-covid-19-aperto-a-tutti/ 

AISA Associazione Italiana per la scienza aperta, 3 febbraio 2021: Morire per un brevetto? Licenze obbligatorie e trasparenza contrattuale in materia di salute pubblica > https://aisa.sp.unipi.it/morire-per-un-brevetto-licenze-obbligatorie-e-trasparenza-contrattuale-in-materia-di-salute-pubblica/

Corradini.it, 17 dicembre 2020: La strategia di Moderna alla base della decisione di non azionare i brevetti sui vaccini anti COVID-19 > https://www.corradini.it/la-strategia-di-moderna-alla-base-della-decisione-di-non-azionare-i-brevetti-sui-vaccini-anti-covid-19/ 

Statement by Moderna on Intellectual Property Matters during the COVID-19 Pandemic, 8 ottobre 2020 > https://investors.modernatx.com/news-releases/news-release-details/statement-moderna-intellectual-property-matters-during-covid-19 

Covid-19, pandemia, proprietà intellettuale e open science: raccolta di articoli web e altre risorse sul tema curata da Roberto Caso > https://www.robertocaso.it/2020/05/09/covid-19-pandemia-e-proprieta-intellettuale/ 




Una visione pessimistica sul piano vaccini e sul futuro della pandemia COVID

Secondo questo grafico tratto da https://ondata.github.io/vaccinipertutti/ (riportato da Repubblica.it; ce n'è uno quasi identico su Sole24ore.it), con l'attuale ritmo di somministrazione la famigerata "immunità di gregge" da COVID si raggiungerà alla fine del 2024. Secondo altre proiezioni ciò avverrà anche più in là nel tempo. Ma il problema non è tanto il ritmo; anche ipotizzando di riuscire a risolvere il serio problema della capacità di fornitura da parte delle aziende farmaceutiche e di raddoppiare o triplicare il ritmo delle somministrazioni, non si capisce come si possa realmente parlare di "raggiungimento dell'immunità di gregge". Mi spiego meglio.


Innanzitutto cerchiamo di chiarirci le idee su che cosa si intenda per "immunità di gregge". Come si legge sul sito FondazioneVeronesi.it per immunità di gregge "si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale (per una determinata infezione) considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Il motivo è chiaro. Essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva." Questa soglia minima di copertura vaccinale per il COVID è calibrata al 70% della popolazione nazionale secondo alcuni, all'80% secondo altri. E come vedete, il concetto chiave di questa definizione è quello della "capacità di trasmettere" il virus.

Tutta la retorica (perché di quello si tratta) sull'immunità di gregge è un grave errore della comunicazione scientifica e istituzionale legata alla pandemia; e qualcuno prima o poi dovrà prendersene la responsabilità. Innanzitutto non ha senso parlare di "immunità di gregge" fin quando non si ha la certezza che i vaccini in uso possano fermare la trasmissione del virus (per ora si sa per certo solo che fermano la malattia). Poi bisogna considerare che l'immunità data dai vaccini ha comunque una durata limitata nel tempo, quindi dovremo andare avanti per anni a fare richiami e probabilmente ci saranno categorie che non riusciranno mai a prendere il treno dei vaccini perché quando arriverà il loro turno sarà già il momento di fare il secondo o terzo giro di vaccini alle categorie a rischio. 

Inoltre ci saranno le varianti e quindi i richiami dovranno essere adeguati alle nuove varianti. Si innescherà una rincorsa alle varianti che via via nasceranno e non sarà facile tenere il passo e definire un passaporto vaccinale secondo il quale una persona risulti davvero vaccinata per tutte le varianti.

E ancora, qualsivoglia calcolo statistico sulla copertura vaccinale salterà nel momento in cui si riapriranno le frontiere e le persone inizieranno a spostarsi da una nazione all'altra; perché alcune nazioni saranno necessariamente più avanti di altre nella copertura vaccinale. D'altronde, prima o poi dovremo pure tornare a viaggiare; oppure pensiamo di poter ragionare in ottica nazionale o addirittura regionale in eterno? Poi, se ci pensiamo, la scorsa estate gli europei sono andanti in vacanza abbastanza (forse troppo) serenamente pur senza vaccini e senza farmaci antiCOVID; perché mai non dovremmo tornare a viaggiare anche la prossima estate, quando avremo farmaci e vaccini? Ma riaprendo le frontiere si tornerà a "rimescolare le carte" e far circolare il virus nelle sue varianti; quindi a settembre saremo maggiormente esposti a una nuova ondata autunnale. La danza riprenderà.

Ne consegue che, nonostante i vaccini, questa pandemia in realtà ci farà compagnia ancora per alcuni anni; e con essa i disagi e le restrizioni. Semplicemente, grazie ai vaccini, ai farmaci e alle terapie, riusciremo progressivamente a tenerla a bada, evitando che la gente si ammali in modo grave (che – sia chiaro – è già un ottimo risultato!). Tuttavia il virus continuerà a circolare; quindi insistere con questa narrazione artefatta del "raggiungimento dell'immunità di gregge" è davvero assurdo e poco corretto. È solo un "oppio per i popoli" per motivare i cittadini maggiormente a partecipare alla campagna vaccinale; perché se si dicessero le cose come stanno molte persone andrebbero in panico o quanto meno in depressione; mentre altre utilizzerebbero l'argomento per dire che allora i vaccini non servono a nulla. Credo comunque che la scienza non debba prestarsi a queste dinamiche e semplicemente dire le cose come stanno, con trasparenza e onestà intellettuale. Molto più corretto parlare (come già alcuni fanno [EDIT: vedi ad esempio Christine Lagarde]) di "immunità diffusa"; quella sì che verrà raggiunta grazie ai vaccini.

In sintesi, parlare di "immunità di gregge" trasmette l'aspettativa che, raggiunta una certa percentuale di vaccinati, allora il virus smetterà di circolare, con un beneficio anche per i non vaccinati e con un ritorno alla vita pre-pandemia. Questa aspettativa però è poco realistica, perché questo non succederà; o quanto meno non succederà in pochi mesi come stanno cercando di farci credere. Ciò nonostante, i vaccini vanno fatti, il più presto possibile e a più persone possibili; perché almeno, raggiungendo un'immunità diffusa, elimineremo i rischi della malattia e la pressione sui sistemi sanitari... che poi è il vero problema, ed è sempre stato il vero problema.

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NOTA 1: Per prevenire commenti imbecilli del tipo "ah ma allora sei un lurido novax!", tengo a precisare che chiunque pensi questo, probabilmente non ha neuroni sufficienti per capire il testo di questo articolo. Chiarisco subito che io sarò il primo a farmi il vaccino appena sarà possibile, indipendentemente da quale vaccino mi verrà proposto; solo un idiota potrebbe rifiutare il vaccino. Anzi, sarei disposto pure a pagare di tasca mia per farlo. Ma sono abbastanza convinto che la pandemia non svanirà come fosse un incantesimo grazie ai vaccini; quantomeno non quest'anno. Forse progressivamente impareremo a vivere più serenamente accettando la presenza di questo ospite scomodo e a un certo punto (tra qualche anno) non ce ne cureremo più.

NOTA 2: Per prevenire commenti inopportuni del tipo "Ma tu perché parli di questi temi? Sei un epidemiologo o un virologo?"... no, non sono un epidemiologo o un virologo, ma mi occupo di divulgazione e parallelamente di comunicazione della scienza, e credo di essere sufficientemente informato su ciò che sta accadendo per poter esporre le riflessioni che leggete qui sopra, che comunque rimangono opinioni personali e non aspirano a diventare verità assolute.

giovedì 11 febbraio 2021

La privacy nella didattica online (videocorso gratuito)

Martedì 16 febbraio dalle 16:30 alle 18:30 si terrà un mio corso online gratuito sulla privacy nella didattica online, nel quale introdurrò gli aspetti principali della privacy e della data protection con un particolare focus sul mondo della scuola e della didattica online.
Verranno affrontati i seguenti argomenti:
  • Introduzione e scenario
  • Concetti chiave in materia di privacy e gestione dati personali
  • Il quadro delle norme applicabili: dal Codice Privacy al GDPR
  • Le prassi corrette e i comportamenti consigliati
  • La gestione della privacy a scuola
  • La privacy nella didattica online
Per partecipare è sufficiente mettere un MI PIACE alla pagina Facebook "Simone Aliprandi - Pagina" e collegarsi all'ora indicata. I video saranno poi disponibili anche sul mio canale YouTube.
Di seguito la locandina. Se siete interessati a organizzare un corso simile presso la vostra istituzione o la vostra azienda, sono a disposizione.




mercoledì 10 febbraio 2021

Presentazione del libro "La battaglia per l'open" (con Nicola Cavalli ed Elena Giglia)

Domani alle 18:30 sarò in streaming con Nicola Cavalli (Ledizioni) ed Elena Giglia (Università di Torino) per una chiacchierata di presentazione del libro "La battaglia per l'open. Come l'open ha vinto ma non sembra una vittoria", fondamentale opera del 2014 di Martin Weller uscita poche settimane fa in versione italiana da me curata e pubblicata da Ledizioni nella collana Copyleft Italia.

Sarà possibile seguire l'evento sul mio canale YouTube (vedi l'embedd qui sotto) oppure sulla mia pagina Facebook (vai).

Tutte le informazioni sul libro sono disponibili al sito https://aliprandi.org/battaglia-open/.


La locandina


L'embedd da YouTube


giovedì 4 febbraio 2021

La prefazione all'edizione italiana del libro "La battaglia per l'open" di Martin Weller

Condivido di seguito la prefazione/presentazione che ho scritto per l'edizione italiana (da me curata) del libro "The battle for open" di Martin Weller. Maggiori informazioni sul libro qui: https://aliprandi.org/battaglia-open/


Era l’inizio del 2018 quando Andrea Mangiatordi, ex collega di dottorato e “compagno di avventure” in vari progetti accademici e divulgativi, mi ha segnalato questo libro. Da un po’ di tempo riflettevo sull’ipotesi di curare la traduzione di un libro che si occupasse dei miei temi e che fosse liberamente ripubblicabile per effetto di una licenza open. All’inizio rimasi un po’ freddo, perché il libro si occupava di open education e aveva quindi una vocazione un po’ diversa rispetto alla mia, più orientata agli aspetti giuridici dell’openness. Poi però iniziai a sfogliare l’opera di Weller apprezzandone la completezza e l’approccio; e presto mi trovai a pensare che tradurre quel libro sarebbe stato per me un buon modo per imparare qualcosa di nuovo e per ampliare il pubblico.

Ne parlai a Nicola Cavalli di Ledizioni e anche lui si mostrò favorevole al progetto. Quindi iniziai a lavorarci coinvolgendo anche Luna Guaschino per un supporto tecnico-linguistico sulla traduzione. L’idea, ammetto molto ingenua, era di concludere il lavoro nel giro di pochi mesi e di mandare presto in stampa l’opera. D’altronde l’edizione in lingua inglese risaliva già a quattro anni prima; e sappiamo tutti quanto le opere letterarie su questi argomenti sono soggette a una veloce obsolescenza.

Purtroppo, come spesso accade, le cose non vanno sempre lisce e i tempi si dilatano, ancora più quando si tratta di progetti avviati senza finanziamenti e portati avanti nei ritagli di tempo a margine di un’attività lavorativa di per sé sufficientemente complessa e densa. A ciò si aggiunga la proposta sopraggiunta nell’autunno del 2019 da parte dell’editore Apogeo di scrivere un nuovo libro (poi diventato “Software licensing & data governance” di recente pubblicazione), nonché l’irruzione devastante e imprevedibile della pandemia COVID-19, definitivo colpo di grazia per gli equilibri delicati della pianificazione dei miei progetti.

Quando finalmente ho trovato la serenità e il tempo per finire e revisionare la traduzione, mi sono purtroppo reso conto di quanto alcuni passaggi del libro risultassero ormai obsoleti. Non tanto nella parte teorica e “filosofica”, che a mio avviso è pienamente valida e probabilmente rimane ancora oggi una delle meglio riuscite; mi riferisco piuttosto alle parti in cui si riportano dati quantitativi e in cui si parla di fenomeni che all’epoca della stesura di Weller (2014) erano ancora in via di stabilizzazione e che oggi sono invece realtà consolidate se non addirittura superate.

In effetti è una criticità prevedibile quando si mettono le mani su libri così infarciti di concetti provenienti e strettamente connessi con l’ambito tecnologico, per di più in un’epoca come questa in cui quasi ogni anno nasce una nuova tecnologia rivoluzionaria.

E poi la pandemia... che dire?! Nessuno avrebbe mai potuto prevedere uno sconvolgimento simile per il mondo occidentale; nessuno avrebbe mai pensato che centinaia di milioni di persone sarebbero state forzate a stare chiuse in casa per interi mesi e a trasferire buona parte delle loro attività dal mondo reale a quello virtuale della rete, comprese le attività di apprendimento, di studio, di insegnamento e di divulgazione scientifica di cui tratta proprio questo libro.

Indubbiamente Weller si troverebbe a rivedere molti passaggi dell’opera ora che, nel momento in cui sto scrivendo questa prefazione, la didattica a distanza o, come più propriamente viene chiamata, la didattica digitale integrata non è più un’opzione, non è più un’alternativa, bensì è diventata la regola per molti moltissimi studenti e docenti.

Dunque ho forse peccato di ingenuità quando mi sono messo a lavorare a questa traduzione, oppure semplicemente la fortuna non mi ha assistito molto a questo giro. Ad ogni modo, è così che a fine 2020 mi sono trovato nel dilemma di aver lavorato per mesi su una traduzione che da un lato era pronta per essere pubblicata dall’altro lato era una lettura che ad alcuni sarebbe parsa fuori dal tempo. 

Ecco che qui è diventato provvidenziale il supporto di Elena Giglia, con la quale ho già avuto modo di collaborare sia in alcune iniziative di formazione sia nella realizzazione del libro a più mani “Fare Open Access” del 2017. L’appendice di Elena permette di riallineare con le evoluzioni degli ultimi anni le riflessioni di Weller e gli studi da lui citati nel corso dell’opera.

Simone Aliprandi (dicembre 2020)

domenica 31 gennaio 2021

Vaccini COVID: alcuni quesiti su immunità di gregge e calendario delle somministrazioni

In queste settimane, complici le restrizioni da zona rossa e il clima invernale, ho seguito molto il dibattito sui vaccini cercando di informarmi con tutti gli strumenti a mia disposizione. Ciò nonostante continuano a girarmi in testa alcuni quesiti a cui non riesco a dare risposta e che secondo me non vengono affrontati con sufficientemente attenzione. Confido che qualcuno di esperto e qualificato possa aiutarmi a capire, magari anche aggiungendo elementi qui sotto nello spazio commenti.

Problema 1 - L'obiettivo è davvero la famigerata immunità di gregge?

Continuo a sentir dire che dobbiamo vaccinare in fretta la popolazione per arrivare il prima possibile alla cosiddetta "immunità di gregge": come si legge sul sito FondazioneVeronesi.it per immunità di gregge "si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale (per una  determinata infezione) considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Il motivo è chiaro. Essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva." Questa soglia minima di copertura vaccinale per il COVID è calibrata al 70% della popolazione nazionale secondo alcuni, all'80% secondo altri. Questo però crea un conflitto logico con due concetti chiave. Innanzitutto è ben noto che i vaccini attualmente disponibili offrono una protezione (parziale) dalla malattia ma non vi è certezza che possano inibire anche la trasmissione del virus. In altre parole, con le informazioni attualmente disponibili, un vaccinato può stare abbastanza tranquillo di non ammalarsi ma potrebbe comunque essere un vettore asintomatico del virus. Inoltre ci è sempre stato detto che il vero problema di questa epidemia non è tanto il tasso di letalità in sé (che rimane comunque molto basso in termini statistici generali, al pari di altri virus influenzali) quanto la velocità di diffusione che porta facilmente i sistemi sanitari al collasso. In altra parole: il vero problema non è quanto il virus è pericoloso per l'individuo, il vero problema è quanto il virus è pericoloso per la collettività in termini di pressione sui sistemi sanitari (perché se gli ospedali sono pieni di persone con il COVID si rischia di morire anche per un semplice infortunio domestico non correttamente e tempestivamente curato).

Secondo alcuni esperti, tra l'altro, l'immunità di gregge sarebbe comunque un obiettivo utopistico, perché bisognerà considerare anche tutte quelle categorie di persone che al momento non possono ricevere il vaccino (basti pensare ai quasi 9 milioni di under 16 italiani oltre agli immunodepressi e agli allergici). Ancora più utopistico, se non considerato impossibile, è l'obbiettivo di sradicare del tutto il virus, perché come la storia ci insegna ciò è avvenuto solo con il vaiolo. Tutti gli altri virus continuano a circolare (compresi i parenti stretti del SarsCoV2) e semplicemente l'umanità ha imparato a conviverci, a tenerli sotto controllo e a curarne gli effetti.

Ma soprattutto... tutti questi bei calcoli si basano sulla popolazione nazionale. Però sappiamo che non si potranno tenere chiuse le frontiere e tracciare i viaggi delle persone in eterno. Quindi questi calcoli sono destinati a perdere significato non appena la gente tornerà a viaggiare e a importare sul suolo nazionale nuove varianti del virus (come sta già succedendo).

Con questi presupposti, allora la mia domanda diventa: perché continuare a insistere con questa narrazione dell'immunità di gregge? Non sarebbe più onesto dire che sarà già un bel traguardo riuscire a evitare che la gente si ammali troppo di COVID (anzi, più propriamente, evitare che troppa gente si ammali di COVID tutta nello stesso momento)? Qual è il passaggio che mi sto perdendo?

Problema 2 - Un conto vaccinare operatori e degenti; altro conto vaccinare la "popolazione civile"

Alla data di scrittura del presente articolo (31 gennaio 2021) i dati ufficiali del Ministero Salute, riportano un totale di 1.903.334 dosi somministrate, di cui 1.355.688 agli operatori sanitari e 183.050 agli ospiti delle RSA. Significa che l'80% delle somministrazioni fatte finora ha riguardato soggetti più facilmente individuabili, raggiungibili, convincibili (sia per ragioni banalmente logistiche, sia per ragioni psicologiche). Adesso sembra in effetti che il ritmo delle somministrazioni sia buono (ovviamente al netto dei recenti rallentamenti nella consegna delle dosi); quando però arriveranno anche altri vaccini (forse in aprile) dovremo aumentare il ritmo ampiamente. La mia domanda è: siamo sicuri che quando si dovrà passare a vaccinare la "popolazione civile" riusciremo a essere così efficienti? Ci sono liste d'attesa ben organizzate? Come verranno contattate le persone? E con quale preavviso? Ci sono meccanismi che prevedono e risolvono l'evenienza che qualcuno all'ultimo momento non si presenti? A mio avviso c'è troppo ottimismo. 

Problema 3: Perché dovrei vaccinarmi contro un virus "clinicamente morto"?

Il titolo di questo paragrafo è ovviamente provocatorio ma pone subito la questione in modo brutale, riportandovi alla memoria la famosa dichiarazione rilasciata da un noto medico e replicata da alcuni suoi colleghi all'inizio della scorsa estate.

Il problema è il seguente: sappiamo con una discreta certezza che con l'arrivo della bella stagione (che in certe parti d'Italia può avvenire anche a fine aprile/inizio maggio) l'epidemia ci darà tregua. Al netto delle nuove varianti e della maggiore diffusione di quest'anno rispetto all'anno scorso, è molto probabile che si replichi una situazione simile a quella che abbiamo visto nel 2020. Con l'arrivo delle giornate di sole e delle maniche corte, il virus continuerà a circolare ma gli ammalati saranno molto pochi, il sistema sanitario non sarà più sotto pressione e le restrizioni (giustamente) verranno parzialmente allentate. E anche se questa volta, dopo la lezione presa quest'autunno, non ci sarà nessuno che dirà frasi come "il virus è clinicamente morto" o "qui non ce n'é COVIDDI", la gente entrerà in un mood più rilassato (legittimamente, direi). Facendo due conti calendario alla mano, questo momento coinciderà proprio con l'inizio della cosiddetta Fase 3 del piano vaccini, cioè la fase in cui ci sarà disponibilità di maggiori di dosi vaccini e si dovrà aumentare considerevolmente il ritmo nelle somministrazioni per poter arrivare alla gran parte della "popolazione civile".

Quindi, considerato che la psiche umana ha le sue dinamiche non sempre razionali e che non si può non tenerne conto, la mia domanda è: siamo sicuri che sarà facile portare le persone a vaccinarsi in un momento in cui non si sente la pressione dell'emergenza sanitaria? Quanti invece penseranno che sia meglio attendere l'autunno? Quanti si lasceranno affascinare più di prima dalle stupide teorie novax? Siamo davvero convinti che basteranno dei patetici spot televisivi per convincere la popolazione? Anche su questo aspetto secondo me c'è troppo ottimismo.

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Nota: questo articolo può sembrare l'ennesima opinione non qualificata di uno che non ha particolari titoli per parlare di epidemie e vaccinazioni; vi invito a considerarla più che altro la segnalazione di alcune preoccupazioni da parte di un cittadino informato che segue giorno per giorno l'evolversi della pandemia fin dai primi giorni. Se su questa pagina dovesse passare qualcuno di qualificato e titolato a parlare di questi temi che ha risposte o almeno argomenti illuminanti per le questioni che qui metto in luce, è benvenuto nello spazio commenti che trova sotto il post.

sabato 30 gennaio 2021

Come segnalare una violazione di copyright su Facebook e sugli altri social media

Se trovate una vostra immagine, un vostro video, un vostro testo pubblicato su un profilo Facebook senza la vostra autorizzazione, la prima cosa che potete fare è procedere con una segnalazione inviata direttamente a Facebook, in quanto gestore della piattaforma.

Cliccando sui tre puntini che si trovano sopra ogni post (in alto a destra), si aprirà una tendina in cui dovrete scegliere l'opzione "Segnala post". Successivamente si apre una schermata con una serie di opzioni che rappresentano i principali motivi per segnalare un post, ma tra questi non emerge in evidenza la violazione del copyright. Dovete infatti cliccare su "Qualcos'altro" e passare a un'ulteriore schermata con un elenco di motivi; qui finalmente dovreste trovare proprio "proprietà intellettuale".

Cliccando la piattaforma dovrebbe poi chiedervi alcune informazioni per capire se siete davvero voi i titolari dei diritti su quel contenuto. Dopo di che, una volta inviata la segnalazione, qualcuno o forse qualcosa (più probabilmente un sistema automatizzato) farà una prima verifica e vi comunicherà l'esito.

La procedura è abbastanza simile anche sulle altre piattaforme social (prima tra tutte Instagram che - com'è noto - è della stessa società di Facebook).

Nello screenshot è descritta la procedura.




mercoledì 20 gennaio 2021

La proprietà intellettuale sui modelli di previsione e di profilazione (video e slides)

Questa mattina ho preso parte come relatore a un'interessante tavola rotonda online organizzata da Andrea Rossetti (professore associato di Filosofia del diritto e Informatica giuridica all'Università di Milano-Bicocca) e Federico Cabitza (professore associato di Interazione uomo-macchina e Interazione uomo-dato all'Università di Milano-Bicocca). L'evento, intitolato l'IA MIA, aveva come focus approfondire il tema dell'intelligenza artificiale e di come esso viene inquadrato dalla scienza giuridica. Io mi sono occupato dell'aspetto della proprietà intellettuale, con un intervento intitolato La proprietà intellettuale sui modelli di previsione e di profilazione,  attingendo dai contenuti del mio recente libro "Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche (Apogeo/Feltrinelli, 2020)" e portando anche la mia esperienza come consulente legale attivo in quest'ambito. In un breve passaggio ho "invaso" anche il campo d'azione della privacy.

A questo link trovate maggiori dettagli sull'evento e sugli altri relatori coinvolti.

Condivido di seguito il video integrale del mio intervento nonché le slides utilizzate. Si noti che le slides riportate qui sotto contengono tre pagine in più rispetto a quelle proiettate durante l'evento, perché ho ritenuto utile aggiungere una parte con le norme giuridiche più rilevanti.

VIDEO


SLIDES




domenica 17 gennaio 2021

Di chi è l'intelligenza artificiale? Workshop online organizzato dall'Università Bicocca

L'amico Andrea Rossetti (professore di Filosofia del diritto e di Informatica giuridica presso l'Università di Milano-Bicocca) mi ha coinvolto in un interessante workshop/dibattito online sul tema dell'intelligenza artificiale, intesa non tanto come software quanto come modello di calcolo e di profilazione. Io cercherò di approfondire l'aspetto della proprietà intellettuale sul modello e sui dati da esso generati.

Lo streaming si terrà mercoledì 20 gennaio dalle ore 10:30 alle ore 13:00 su piattaforma Webex. La partecipazione è gratuita ma è richiesta la registrazione attraverso questo link.

Di seguito riporto il programma completo, la locandina e una presentazione più approfondita degli argomenti trattati.

PROGRAMMA DELLA MATTINATA
  • 10.30 – 10.45 | Introduzione di Federico Cabitza e Andrea Rossetti
  • 10.45 – 11.20 | Silvia Stefanelli (avvocato, Studio Legale Stefanelli&Stefanelli - Bologna)
  • 11.20 – 12.00 | Simone Aliprandi (avvocato e dottore di ricerca, autore di "Software licensing & data governance", Apogeo/Feltrinelli, 2020)
  • 12,00 – 12.30 | Fernando H. Llano Alonso (Universidad de Sevilla, cattedratico di Filosofia del diritto)
  • 12.30 – 13.00 | Tavola rotonda e chiusura


LOCANDINA


PRESENTAZIONE

L’acronimo IA, per Intelligenza Artificiale, è ormai ampiamente diffuso e non passa giorno senza leggere, tanto sulla stampa generalista quanto in quella accademica specialistica, dei vantaggi o dei pericoli della diffusione dell’intelligenza artificiale in contesti sociali ed organizzativi. In questo incontro, però, non vogliamo concentrarci né su che cosa sia l’IA né su che cosa si possa fare con essa, né se farlo sia etico o responsabile; vorremmo bensì occuparci di un aspetto normativo che ci pare sia stato poco indagato finora, ossia determinare a chi appartenga l’intelligenza artificiale, intesa come insieme di relazioni inferenziali prodotte dalla elaborazione di grandi quantità di dati tramite tecniche di machine learning, o apprendimento automatico. In termini più precisi, la domanda che ci vogliamo porre è: poiché un modello di machine learning è un insieme di parametri di una funzione matematica complessa definita applicando una serie di procedure matematiche su un insieme di dati di input, che è ontologicamente “altro” da quei parametri, a chi appartiene il modello? E di chi è il suo output? Se i dati di addestramento, come si è soliti chiamare i dati usati per definire un modello di machine learning, sono proprietari, il loro proprietario può vantare qualche diritto sul modello? La stessa domanda posta in termini di GDPR: di chi è la profilazione che si ottiene a partire da dati proprietari? La domanda ci pare particolarmente rilevante se i dati di cui stiamo parlando sono dati sanitari. Ad esempio: ho Caio che vorrebbe usare un mio modello che io ho definito a partire dai dati sanitari, opportunamente anonimizzati, gestiti da un ospedale di Sempronio, e per i quali Sempronio ha ottenuto il consenso informato dei propri pazienti a scopi di ricerca. Sempronio può vantare dei diritti sulla mia IA e Caio può usarlo avendo me come unico interlocutore? Un problema collegato è quello della Intelligenza artificiale certificata come dispositivo medico. Tale sistema deve garantire prestazioni ripetibili in ambiti diversi (cf. EU MDR 2017/745): però una mia IA addestrata sui dati di Sempronio e validata presso la sua struttura potrebbe non essere altrettanto accurata presso la struttura di Caio, a meno che il modello non sia aggiornato e parzialmente riaddestrato, prendendo in input anche i dati di Caio: quella IA, però, non darebbe la stessa risposta relativamente ad uno stesso paziente, se questo andasse nell’ospedale di Caio oppure in quello di Sempronio.

Quindi: la mia IA è qualcosa che dipende dai tuoi dati (di addestramento), oppure è un mio processo, che può dare risultati diversi in luoghi e contesti diversi, in quanto diversa è anche l’eredità di dati che in quel contesto sono disponibili e a cui la IA deve adattarsi per dare un supporto più contestualizzato? E se il risultato finale, il modello, dipende tanto dai dati di addestramento, quanto dal caso, (come osservat recentemente) come si configura il rapporto tra IA e dati, e qual è la natura giuridica della prima? Deve essere intesa come prodotto, come servizio, o come un ibrido tra “cosa” e “processo” che è comunque soggetto a proprietà intellettuale?

Vogliamo indagare tutte queste domande e per farlo coinvolgeremo alcuni attenti osservatori della frontiera tecnologica e delle norme che cercano di governare la complessità insita nell’applicazione degli strumenti di IA ai problemi del mondo reale.

sabato 9 gennaio 2021

Copyright e didattica online: quali diritti per i docenti? Webinar accreditato SOFIA il 28 gennaio

Giovedì 28 gennaio dalle 16:30 alle 18:30 terrò un webinar intitolato "Copyright e didattica online: quali diritti per i docenti?" e organizzato da TIFORMO On line learning. L'incontro formativo è rivolto a docenti di ogni ordine e grado di scuola, docenti universitari, dirigenti scolastici, formatori, educatori, personale ATA e a tutti coloro che realizzano contenuti didattici. Oltre alle 2 ore di lezione frontale in diretta streaming, saranno previsti dei materiali di approfondimento da fruire in autonomia per un totale di 4 ore di lavoro e quindi un totale di 4 crediti; sarà quindi possibile iscriversi attraverso la piattaforma SOFIA sfruttando la Carta Docente e utilizzando i seguenti riferimenti: Ente accreditante “Associazione Crescere onlus”; EVENTO 52361; ID EDIZ 76847.

Di seguito riporto la locandina dell'evento e il piano degli argomenti del corso

  • Introduzione al concetto di diritto d’autore, di copyright e quadro normativo di riferimento;
  • Che cosa tutela il diritto d’autore;
  • Acquisizione dei diritti e prova della paternità dell’opera;
  • Classificazione dei diritti d’autore secondo lo schema classico: diritti morali, diritti di utilizzazione economica, diritti connessi;
  • Durata dei vari diritti e concetto di pubblico dominio; 
  • La gestione del copyright nelle piattaforme online;
  • Classificazione dei diritti previsti dalla legge a favore di chi realizza materiale didattico;
  • Comprensione delle problematiche particolari legate alla diffusione dei materiali didattici in un contesto digitale.

Per maggiori informazioni e per compilare il form di iscrizione, rimando all'apposita pagina del sito TIFORMO. L’attivazione del corso è soggetta al raggiungimento del numero minimo di 15 iscritti.