lunedì 21 giugno 2021

Licenze Open Access: perché non c’è più bisogno di discuterne?

Perché non c’è più bisogno di discutere su quali siano le licenze più adeguate per fare Open Access?

Per un semplice motivo: perché la Dichiarazione di Berlino del 2003 è così chiara su quell’aspetto che non ha più senso continuare a chiedersi quali siano le licenze adeguate per fare Open Access. La Dichiarazione di Berlino è il documento manifesto in cui fin dal 2003 sono cristallizzati i principi cardine dell'Open Access e che è stato riconosciuto e sottoscritto da quasi tutti gli atenei e le istituzioni di ricerca del pianeta.

Chiunque sostiene che ci sia bisogno di ulteriore dibattito o non ha letto/compreso quel documento o ha interesse a diffondere incertezza.

Potremmo fermarci qui e rimandare alla lettura della Dichiarazione di Berlino. Ma, per chiarire la questione in modo definitivo, vediamo puntualmente che cosa dice questo documento in merito alla gestione del diritto d'autore.

La Dichiarazione di Berlino pone due semplici requisiti per rientrare nella definizione di Open Access. Il primo dei due requisiti è proprio dedicato alla gestione dei diritti d'autore e letteralmente recita:

L’autore e il detentore dei diritti del contenuto devono garantire a tutti gli utilizzatori il diritto d’accesso gratuito, irrevocabile ed universale e l’autorizzazione a riprodurlo, utilizzarlo, distribuirlo, trasmetterlo e mostrarlo pubblicamente e a produrre e distribuire lavori da esso derivati, mantenendo comunque l’attribuzione della paternità intellettuale originaria.

Le licenze per fare Open Access

Di conseguenza, usando come riferimento il set di licenze offerto da Creative Commons, le licenze coerenti con la definizione di Open Access sono:

Le altre licenze (Attribution – No Derivatives; Attribution – Non commercial; Attribution – Non commercial – Share Alike; Attribution – Non commercial – No Derivatives) escono dal solco dell'Open Access perché impongono restrizioni eccessive. 

Le principali obiezioni a questo approccio (e le relative smentite)

   0) "Stai semplificando troppo. L'Open Access è un tema più complesso!"
Indubbiamente sto semplificando [forse perché questo è un post divulgativo e non un articolo scientifico o un manuale. Per un testo più articolato rimando al mio capitolo all'interno del libro "Fare Open Access" disponibile liberamente qui]. Ad ogni modo, le cose stanno davvero così; il requisito 1 della dichiarazione di Berlino è molto chiaro e cristallino; gli aspetti dell'Open Access che meritano ulteriore dibattito sono altri (e sono per lo più legati all'interpretazione del requisito 2).

   1) Ma il sito DOAJ.org indicizza anche le riviste con licenze diverse da quelle tre...
Certo, infatti i responsabili del progetto DOAJ.org sbagliano; l'ho detto in varie occasioni e lo ribadisco. Capisco l'intento di indicizzare tutte le riviste scientifiche rilasciate con licenze open; ma se si mette tutto in un unico calderone (nel quale, pericolosamente, ci sono poi anche alcune licenze scritte dalle case editrici e non riconosciute come open da organizzazioni indipendenti) si rischia di creare confusione negli utenti. Basterebbe indicare le riviste sotto licenza CC BY e CC BY-SA con un colore diverso rispetto alle altre, o anche distinguerle con un asterisco che rimanda a una nota in cui si precisa che solo quelle sono coerenti con la definizione di Open Access.

   2) Ma l’editore XY ha una sezione “open access” sul suo sito e da lì lascia scaricare i PDF di libri e articoli senza alcuna licenza…
Certo; ma quello è marketing, non è vero Open Access. Purtroppo c'è un utilizzo strumentale del termine "open access"; spesso viene artatamente e impropriamente associato al concetto di "gratuito" per cercare di attirare traffico sul proprio sito web o, anche qui, per confondere le acque e diffondere incertezza.

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Di seguito riporto una versione "infografica" e sintetica di questo post (cliccando sull'immagine, si ingrandisce).



domenica 20 giugno 2021

Beni culturali e diritti di riproduzione: tra diritto d'autore, codice dei beni culturali e diritto alla riservatezza. La mia lezione per il corso ANAI

Per mia grande soddisfazione, sono stato inserito nel corpo docenti di un ottimo corso di formazione organizzato da ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana) e intitolato "Beni culturali e diritti di riproduzione: tra diritto d'autore, codice dei beni culturali e diritto alla riservatezza".

Come spiega la pagina di presentazione dell'iniziativa sul sito Anai.org, 

il corso si propone di offrire un supporto formativo agli operatori di beni culturali in materia di diritti sulle riproduzioni di beni culturali sul versante del codice dei beni culturali, delle norme sul diritto d’autore e delle norme poste a tutela della riservatezza. Nell’era di internet e del digitale è bene avere precisa contezza di quali siano i limiti e le possibilità garantiti dall’attuale normativa, in rapida e costante evoluzione, per prevenire eventuali rischi connessi alla violazione delle norme. Il tema delle licenze d’uso delle immagini al centro di questo corso risponde quindi essenzialmente a un’esigenza pratica sempre più avvertita tra gli operatori di beni culturali.

Il corso è articolato in otto moduli per una durata complessiva di 21 ore di frequenza; si svolgerà in streaming attraverso sedute sincrone audio e video, distribuite nella seconda metà del mese di giugno. NB: Le iscrizioni al corso sono comunque chiuse dallo scorso 7 giugno.

Gli argomenti trattati sono così suddivisi: 

  • Modulo 1 (14 giugno) – Introduzione (Docente: Mirco Modolo) 
  • Modulo 2 (16 giugno) – Riproduzioni di beni culturali: profilo storico (Docenti: Stefano Gardini; Andrea Brugnoli)
  • Modulo 3 (18 giugno) – Tutela dei dati personali e pubblicazione dei documenti archivistici (Docente: Giulia Barrera)
  • Modulo 4 (21 giugno) – Diritto d’autore e Open Access (Docente: Deborah De Angelis)
  • Modulo 5 (22 giugno) – Diritto d’autore e fotografia (Docente: Cristina Manasse)
  • Modulo 6 (23 giugno) – Diritto d’autore nelle biblioteche e nel web (Docenti: Simone Aliprandi; Massimo Travostino)
  • Modulo 7 (28 giugno) – Strumenti (Docenti: Anna Maria Marras; Deborah De Angelis; Pierfrancesco Fasano; Stefano Gardini) 
  • Modulo 8 (30 giugno) – Tavola rotonda (Partecipano: Iolanda Pensa e Giorgio Resta; Modera: Mirco Modolo)

Nello specifico il modulo di mia competenza (il sesto) tratterà i seguenti temi: Profili di diritto d’autore in ambito bibliotecario: le monografie, le opere in comunione, collettive e collettive periodiche, le opere orfane; protezione delle banche dati online dal punto di vista del diritto d’autore e del diritto sui generis dalla Direttiva 96/9/CE alla Direttiva (EU) 2019/1024 e analisi delle principali eccezioni al diritto d’autore per favorire l’attività di tutela e fruizione svolta da musei, archivi e biblioteche previste dalla recente direttiva 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale.

Maggiori dettagli sull'iniziativa e una versione più articolata del programma sono disponibili in questo PDF.




venerdì 18 giugno 2021

La gestione della privacy tra didattica online e social media: corso online il 26 giugno

Sabato 26 giugno in mattinata dalle 10 alle 12:30 terrò un corso online per il sito web Italosformazione.it, intitolato "La gestione della privacy tra didattica online e social media".

Il corso si rivolge a chi ha un sito web di promozione/vendita di lezioni online o altre attività formative, a chi gestisce una pagina Facebook o una newsletter per promuovere la propria attività, ai docenti e formatori di corsi online.

Qualunque sia la tua attività, ti muovi in un’economia interamente basata sullo scambio di dati. Pertanto, è importante saper capire quando entrano in gioco quelle informazioni riconducibili a una persona fisica e quindi coperte dalle norme a tutela della privacy. È altresì fondamentale conoscere le regole da rispettare e le migliori strategie da applicare nella nostra attività professionale di formatori online, in un’ ottica di rispetto della riservatezza e sicurezza dei dati dei nostri studenti/utenti.

In questo corso, offrirò una panoramica sintetica ma completa dei principi cardine che sorreggono la tutela della privacy a livello europeo e internazionale; aiuterò i partecipanti a prendere dimestichezza con concetti chiave come dato personale, trattamento dei dati, data protection officer, GDPR; presenterò esempi di informative e policy fondamentali per l'attività quotidiana di formatori online; faremo qualche commento sulle policy di Facebook e di LinkedIn; e alla fine ci terremo circa 20 minuti per il dibattito e le richieste di chiarimento.

Trovate tutte le informazioni per iscriversi a questa pagina; di seguito riporto la locandina dell'evento.




giovedì 17 giugno 2021

Big data licensing: il mio seminario per il Corso di perfezionamento "Big data, artificial intelligence e piattaforme di UniMI

Ieri sera ho avuto il piacere di tenere un seminario di approfondimento nell'ambito dell'interessantissimo Corso di perfezionamento "Big data, artificial intelligence e piattaforme" dell'Università degli studi di Milano (alla sua prima edizione), coordinato dal Prof. Giovanni Ziccardi e dal Prof. Pierluigi Perri. Riporto di seguito la locandina del corso con il programma integrale delle lezioni curricolari; maggior informazioni sul corso qui.

(clicca sull'immagine per ingrandire)

Il mio seminario è intitolato "Big data licensing" e si è strutturato in cinque parti:

  • Parte 1 - Premesse concettuali (e qualche provocazione preliminare)
  • Parte 2 - La proprietà intellettuale sui dati
  • Parte 3 - Le licenze d’uso per banche dati
  • Parte 4 - Le licenze per dati aperti (open data)
  • Parte 5 - Gli open data pubblici e il principio open by default

Esso vuole porsi come approfondimento e ideale raccordo tra la lezione "Data asset protection" di Giorgio Spedicato (15 giugno), la lezione "Open data" di Fernanda Faini (1 luglio) e la lezione "Dati pubblici e smart cities" di Gabriele Suffia (1 luglio).

Nell'embedd qui sotto trovate le slides da me utilizzate per il seminario, rilasciate con licenza Creative Commons e quindi liberamente scaricabili e riutilizzabili. Per chi volesse approfondire gli argomenti trattati segnalo che buona parte dei contenuti delle slides riprendono quanto da me esposto nel recente libro "Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche"; a questo link trovate tutte le informazioni sul libro nonché cospicui estratti liberamente scaricabili (anche il libro è sotto licenza Creative Commons). Inoltre segnalo che sul mio canale Youtube ci sono i video integrali di altri miei interventi su temi limitrofi; in particolare:

  • Le licenze per dati: capirle una volta per tutte (Politecnico Torino, feb. 2020)VIDEO
  • La proprietà intellettuale nella PA e il riutilizzo di dati pubblici (Università Bicocca, 7 aprile 2021) > VIDEO 
  • Data governance: tra proprietà intellettuale e tutela dei dati personali (aprile 2020) > VIDEO

LE SLIDES DEL SEMINARIO