domenica 31 gennaio 2021

Vaccini COVID: alcuni quesiti su immunità di gregge e calendario delle somministrazioni

In queste settimane, complici le restrizioni da zona rossa e il clima invernale, ho seguito molto il dibattito sui vaccini cercando di informarmi con tutti gli strumenti a mia disposizione. Ciò nonostante continuano a girarmi in testa alcuni quesiti a cui non riesco a dare risposta e che secondo me non vengono affrontati con sufficientemente attenzione. Confido che qualcuno di esperto e qualificato possa aiutarmi a capire, magari anche aggiungendo elementi qui sotto nello spazio commenti.

Problema 1 - L'obiettivo è davvero la famigerata immunità di gregge?

Continuo a sentir dire che dobbiamo vaccinare in fretta la popolazione per arrivare il prima possibile alla cosiddetta "immunità di gregge": come si legge sul sito FondazioneVeronesi.it per immunità di gregge "si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale (per una  determinata infezione) considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Il motivo è chiaro. Essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva." Questa soglia minima di copertura vaccinale per il COVID è calibrata al 70% della popolazione nazionale secondo alcuni, all'80% secondo altri. Questo però crea un conflitto logico con due concetti chiave. Innanzitutto è ben noto che i vaccini attualmente disponibili offrono una protezione (parziale) dalla malattia ma non vi è certezza che possano inibire anche la trasmissione del virus. In altre parole, con le informazioni attualmente disponibili, un vaccinato può stare abbastanza tranquillo di non ammalarsi ma potrebbe comunque essere un vettore asintomatico del virus. Inoltre ci è sempre stato detto che il vero problema di questa epidemia non è tanto il tasso di letalità in sé (che rimane comunque molto basso in termini statistici generali, al pari di altri virus influenzali) quanto la velocità di diffusione che porta facilmente i sistemi sanitari al collasso. In altra parole: il vero problema non è quanto il virus è pericoloso per l'individuo, il vero problema è quanto il virus è pericoloso per la collettività in termini di pressione sui sistemi sanitari (perché se gli ospedali sono pieni di persone con il COVID si rischia di morire anche per un semplice infortunio domestico non correttamente e tempestivamente curato).

Secondo alcuni esperti, tra l'altro, l'immunità di gregge sarebbe comunque un obiettivo utopistico, perché bisognerà considerare anche tutte quelle categorie di persone che al momento non possono ricevere il vaccino (basti pensare ai quasi 9 milioni di under 16 italiani oltre agli immunodepressi e agli allergici). Ancora più utopistico, se non considerato impossibile, è l'obbiettivo di sradicare del tutto il virus, perché come la storia ci insegna ciò è avvenuto solo con il vaiolo. Tutti gli altri virus continuano a circolare (compresi i parenti stretti del SarsCoV2) e semplicemente l'umanità ha imparato a conviverci, a tenerli sotto controllo e a curarne gli effetti.

Ma soprattutto... tutti questi bei calcoli si basano sulla popolazione nazionale. Però sappiamo che non si potranno tenere chiuse le frontiere e tracciare i viaggi delle persone in eterno. Quindi questi calcoli sono destinati a perdere significato non appena la gente tornerà a viaggiare e a importare sul suolo nazionale nuove varianti del virus (come sta già succedendo).

Con questi presupposti, allora la mia domanda diventa: perché continuare a insistere con questa narrazione dell'immunità di gregge? Non sarebbe più onesto dire che sarà già un bel traguardo riuscire a evitare che la gente si ammali troppo di COVID (anzi, più propriamente, evitare che troppa gente si ammali di COVID tutta nello stesso momento)? Qual è il passaggio che mi sto perdendo?

Problema 2 - Un conto vaccinare operatori e degenti; altro conto vaccinare la "popolazione civile"

Alla data di scrittura del presente articolo (31 gennaio 2021) i dati ufficiali del Ministero Salute, riportano un totale di 1.903.334 dosi somministrate, di cui 1.355.688 agli operatori sanitari e 183.050 agli ospiti delle RSA. Significa che l'80% delle somministrazioni fatte finora ha riguardato soggetti più facilmente individuabili, raggiungibili, convincibili (sia per ragioni banalmente logistiche, sia per ragioni psicologiche). Adesso sembra in effetti che il ritmo delle somministrazioni sia buono (ovviamente al netto dei recenti rallentamenti nella consegna delle dosi); quando però arriveranno anche altri vaccini (forse in aprile) dovremo aumentare il ritmo ampiamente. La mia domanda è: siamo sicuri che quando si dovrà passare a vaccinare la "popolazione civile" riusciremo a essere così efficienti? Ci sono liste d'attesa ben organizzate? Come verranno contattate le persone? E con quale preavviso? Ci sono meccanismi che prevedono e risolvono l'evenienza che qualcuno all'ultimo momento non si presenti? A mio avviso c'è troppo ottimismo. 

Problema 3: Perché dovrei vaccinarmi contro un virus "clinicamente morto"?

Il titolo di questo paragrafo è ovviamente provocatorio ma pone subito la questione in modo brutale, riportandovi alla memoria la famosa dichiarazione rilasciata da un noto medico e replicata da alcuni suoi colleghi all'inizio della scorsa estate.

Il problema è il seguente: sappiamo con una discreta certezza che con l'arrivo della bella stagione (che in certe parti d'Italia può avvenire anche a fine aprile/inizio maggio) l'epidemia ci darà tregua. Al netto delle nuove varianti e della maggiore diffusione di quest'anno rispetto all'anno scorso, è molto probabile che si replichi una situazione simile a quella che abbiamo visto nel 2020. Con l'arrivo delle giornate di sole e delle maniche corte, il virus continuerà a circolare ma gli ammalati saranno molto pochi, il sistema sanitario non sarà più sotto pressione e le restrizioni (giustamente) verranno parzialmente allentate. E anche se questa volta, dopo la lezione presa quest'autunno, non ci sarà nessuno che dirà frasi come "il virus è clinicamente morto" o "qui non ce n'é COVIDDI", la gente entrerà in un mood più rilassato (legittimamente, direi). Facendo due conti calendario alla mano, questo momento coinciderà proprio con l'inizio della cosiddetta Fase 3 del piano vaccini, cioè la fase in cui ci sarà disponibilità di maggiori di dosi vaccini e si dovrà aumentare considerevolmente il ritmo nelle somministrazioni per poter arrivare alla gran parte della "popolazione civile".

Quindi, considerato che la psiche umana ha le sue dinamiche non sempre razionali e che non si può non tenerne conto, la mia domanda è: siamo sicuri che sarà facile portare le persone a vaccinarsi in un momento in cui non si sente la pressione dell'emergenza sanitaria? Quanti invece penseranno che sia meglio attendere l'autunno? Quanti si lasceranno affascinare più di prima dalle stupide teorie novax? Siamo davvero convinti che basteranno dei patetici spot televisivi per convincere la popolazione? Anche su questo aspetto secondo me c'è troppo ottimismo.

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Nota: questo articolo può sembrare l'ennesima opinione non qualificata di uno che non ha particolari titoli per parlare di epidemie e vaccinazioni; vi invito a considerarla più che altro la segnalazione di alcune preoccupazioni da parte di un cittadino informato che segue giorno per giorno l'evolversi della pandemia fin dai primi giorni. Se su questa pagina dovesse passare qualcuno di qualificato e titolato a parlare di questi temi che ha risposte o almeno argomenti illuminanti per le questioni che qui metto in luce, è benvenuto nello spazio commenti che trova sotto il post.

sabato 30 gennaio 2021

Come segnalare una violazione di copyright su Facebook e sugli altri social media

Se trovate una vostra immagine, un vostro video, un vostro testo pubblicato su un profilo Facebook senza la vostra autorizzazione, la prima cosa che potete fare è procedere con una segnalazione inviata direttamente a Facebook, in quanto gestore della piattaforma.

Cliccando sui tre puntini che si trovano sopra ogni post (in alto a destra), si aprirà una tendina in cui dovrete scegliere l'opzione "Segnala post". Successivamente si apre una schermata con una serie di opzioni che rappresentano i principali motivi per segnalare un post, ma tra questi non emerge in evidenza la violazione del copyright. Dovete infatti cliccare su "Qualcos'altro" e passare a un'ulteriore schermata con un elenco di motivi; qui finalmente dovreste trovare proprio "proprietà intellettuale".

Cliccando la piattaforma dovrebbe poi chiedervi alcune informazioni per capire se siete davvero voi i titolari dei diritti su quel contenuto. Dopo di che, una volta inviata la segnalazione, qualcuno o forse qualcosa (più probabilmente un sistema automatizzato) farà una prima verifica e vi comunicherà l'esito.

La procedura è abbastanza simile anche sulle altre piattaforme social (prima tra tutte Instagram che - com'è noto - è della stessa società di Facebook).

Nello screenshot è descritta la procedura.




mercoledì 20 gennaio 2021

La proprietà intellettuale sui modelli di previsione e di profilazione (video e slides)

Questa mattina ho preso parte come relatore a un'interessante tavola rotonda online organizzata da Andrea Rossetti (professore associato di Filosofia del diritto e Informatica giuridica all'Università di Milano-Bicocca) e Federico Cabitza (professore associato di Interazione uomo-macchina e Interazione uomo-dato all'Università di Milano-Bicocca). L'evento, intitolato l'IA MIA, aveva come focus approfondire il tema dell'intelligenza artificiale e di come esso viene inquadrato dalla scienza giuridica. Io mi sono occupato dell'aspetto della proprietà intellettuale, con un intervento intitolato La proprietà intellettuale sui modelli di previsione e di profilazione,  attingendo dai contenuti del mio recente libro "Software licensing & data governance. Tutelare e gestire le creazioni tecnologiche (Apogeo/Feltrinelli, 2020)" e portando anche la mia esperienza come consulente legale attivo in quest'ambito. In un breve passaggio ho "invaso" anche il campo d'azione della privacy.

A questo link trovate maggiori dettagli sull'evento e sugli altri relatori coinvolti.

Condivido di seguito il video integrale del mio intervento nonché le slides utilizzate. Si noti che le slides riportate qui sotto contengono tre pagine in più rispetto a quelle proiettate durante l'evento, perché ho ritenuto utile aggiungere una parte con le norme giuridiche più rilevanti.

VIDEO


SLIDES




domenica 17 gennaio 2021

Di chi è l'intelligenza artificiale? Workshop online organizzato dall'Università Bicocca

L'amico Andrea Rossetti (professore di Filosofia del diritto e di Informatica giuridica presso l'Università di Milano-Bicocca) mi ha coinvolto in un interessante workshop/dibattito online sul tema dell'intelligenza artificiale, intesa non tanto come software quanto come modello di calcolo e di profilazione. Io cercherò di approfondire l'aspetto della proprietà intellettuale sul modello e sui dati da esso generati.

Lo streaming si terrà mercoledì 20 gennaio dalle ore 10:30 alle ore 13:00 su piattaforma Webex. La partecipazione è gratuita ma è richiesta la registrazione attraverso questo link.

Di seguito riporto il programma completo, la locandina e una presentazione più approfondita degli argomenti trattati.

PROGRAMMA DELLA MATTINATA
  • 10.30 – 10.45 | Introduzione di Federico Cabitza e Andrea Rossetti
  • 10.45 – 11.20 | Silvia Stefanelli (avvocato, Studio Legale Stefanelli&Stefanelli - Bologna)
  • 11.20 – 12.00 | Simone Aliprandi (avvocato e dottore di ricerca, autore di "Software licensing & data governance", Apogeo/Feltrinelli, 2020)
  • 12,00 – 12.30 | Fernando H. Llano Alonso (Universidad de Sevilla, cattedratico di Filosofia del diritto)
  • 12.30 – 13.00 | Tavola rotonda e chiusura


LOCANDINA


PRESENTAZIONE

L’acronimo IA, per Intelligenza Artificiale, è ormai ampiamente diffuso e non passa giorno senza leggere, tanto sulla stampa generalista quanto in quella accademica specialistica, dei vantaggi o dei pericoli della diffusione dell’intelligenza artificiale in contesti sociali ed organizzativi. In questo incontro, però, non vogliamo concentrarci né su che cosa sia l’IA né su che cosa si possa fare con essa, né se farlo sia etico o responsabile; vorremmo bensì occuparci di un aspetto normativo che ci pare sia stato poco indagato finora, ossia determinare a chi appartenga l’intelligenza artificiale, intesa come insieme di relazioni inferenziali prodotte dalla elaborazione di grandi quantità di dati tramite tecniche di machine learning, o apprendimento automatico. In termini più precisi, la domanda che ci vogliamo porre è: poiché un modello di machine learning è un insieme di parametri di una funzione matematica complessa definita applicando una serie di procedure matematiche su un insieme di dati di input, che è ontologicamente “altro” da quei parametri, a chi appartiene il modello? E di chi è il suo output? Se i dati di addestramento, come si è soliti chiamare i dati usati per definire un modello di machine learning, sono proprietari, il loro proprietario può vantare qualche diritto sul modello? La stessa domanda posta in termini di GDPR: di chi è la profilazione che si ottiene a partire da dati proprietari? La domanda ci pare particolarmente rilevante se i dati di cui stiamo parlando sono dati sanitari. Ad esempio: ho Caio che vorrebbe usare un mio modello che io ho definito a partire dai dati sanitari, opportunamente anonimizzati, gestiti da un ospedale di Sempronio, e per i quali Sempronio ha ottenuto il consenso informato dei propri pazienti a scopi di ricerca. Sempronio può vantare dei diritti sulla mia IA e Caio può usarlo avendo me come unico interlocutore? Un problema collegato è quello della Intelligenza artificiale certificata come dispositivo medico. Tale sistema deve garantire prestazioni ripetibili in ambiti diversi (cf. EU MDR 2017/745): però una mia IA addestrata sui dati di Sempronio e validata presso la sua struttura potrebbe non essere altrettanto accurata presso la struttura di Caio, a meno che il modello non sia aggiornato e parzialmente riaddestrato, prendendo in input anche i dati di Caio: quella IA, però, non darebbe la stessa risposta relativamente ad uno stesso paziente, se questo andasse nell’ospedale di Caio oppure in quello di Sempronio.

Quindi: la mia IA è qualcosa che dipende dai tuoi dati (di addestramento), oppure è un mio processo, che può dare risultati diversi in luoghi e contesti diversi, in quanto diversa è anche l’eredità di dati che in quel contesto sono disponibili e a cui la IA deve adattarsi per dare un supporto più contestualizzato? E se il risultato finale, il modello, dipende tanto dai dati di addestramento, quanto dal caso, (come osservat recentemente) come si configura il rapporto tra IA e dati, e qual è la natura giuridica della prima? Deve essere intesa come prodotto, come servizio, o come un ibrido tra “cosa” e “processo” che è comunque soggetto a proprietà intellettuale?

Vogliamo indagare tutte queste domande e per farlo coinvolgeremo alcuni attenti osservatori della frontiera tecnologica e delle norme che cercano di governare la complessità insita nell’applicazione degli strumenti di IA ai problemi del mondo reale.

sabato 9 gennaio 2021

Copyright e didattica online: quali diritti per i docenti? Webinar accreditato SOFIA il 28 gennaio

Giovedì 28 gennaio dalle 16:30 alle 18:30 terrò un webinar intitolato "Copyright e didattica online: quali diritti per i docenti?" e organizzato da TIFORMO On line learning. L'incontro formativo è rivolto a docenti di ogni ordine e grado di scuola, docenti universitari, dirigenti scolastici, formatori, educatori, personale ATA e a tutti coloro che realizzano contenuti didattici. Oltre alle 2 ore di lezione frontale in diretta streaming, saranno previsti dei materiali di approfondimento da fruire in autonomia per un totale di 4 ore di lavoro e quindi un totale di 4 crediti; sarà quindi possibile iscriversi attraverso la piattaforma SOFIA sfruttando la Carta Docente e utilizzando i seguenti riferimenti: Ente accreditante “Associazione Crescere onlus”; EVENTO 52361; ID EDIZ 76847.

Di seguito riporto la locandina dell'evento e il piano degli argomenti del corso

  • Introduzione al concetto di diritto d’autore, di copyright e quadro normativo di riferimento;
  • Che cosa tutela il diritto d’autore;
  • Acquisizione dei diritti e prova della paternità dell’opera;
  • Classificazione dei diritti d’autore secondo lo schema classico: diritti morali, diritti di utilizzazione economica, diritti connessi;
  • Durata dei vari diritti e concetto di pubblico dominio; 
  • La gestione del copyright nelle piattaforme online;
  • Classificazione dei diritti previsti dalla legge a favore di chi realizza materiale didattico;
  • Comprensione delle problematiche particolari legate alla diffusione dei materiali didattici in un contesto digitale.

Per maggiori informazioni e per compilare il form di iscrizione, rimando all'apposita pagina del sito TIFORMO. L’attivazione del corso è soggetta al raggiungimento del numero minimo di 15 iscritti.



venerdì 1 gennaio 2021

Vaccino COVID: il Regno Unito pensa a somministrare la prima dose e rimanda la seconda

Come sappiamo il vaccino anti-COVID di Pfizer/Biontech prevede due somministrazioni, con un intervallo di 21 giorni. Significa che se Caio riceve la prima iniezione il 10 gennaio, dovrebbe essere contattato per poi ricevere il cosiddetto "richiamo" attorno al 31 dello stesso mese.

È notizia di ieri che il Regno Unito, paese che - com'è noto - ha anticipato i tempi del piano vaccinazioni rispetto a tutti gli altri paesi occidentali, ha deciso di contraddire le indicazioni dell'azienda produttrice e di somministrare le due dosi con un intervallo molto più ampio, di circa 12 settimane. In questo scenario, Sempronio riceve la prima iniezione il 10 gennaio, riceverà il richiamo attorno all'inizio di aprile. L'obiettivo sarebbe quello di cercare di immunizzare parzialmente il numero più alto di cittadini in tempi stretti.


I responsabili dell'autorità medica britannica hanno detto che la gran parte della protezione proviene dalla prima dose, dichiarando: "È probabile che la seconda dose di vaccino sia molto importante per la durata della protezione, e ad un intervallo tra dosi appropriato può aumentare ulteriormente l'efficacia del vaccino". E ancora: "A breve termine, è probabile che l'aumento aggiuntivo dell'efficacia del vaccino dalla seconda dose sia modesto; la grande maggioranza della protezione iniziale dalla malattia clinica è dopo la prima dose di vaccino".

Indubbiamente, in quel modo ci si troverebbe in grado di vaccinare il doppio della popolazione e quindi si confiderebbe in un effetto immunizzante, benché parziale, su una popolazione più ampia. Tuttavia la decisione ha destato subito perplessità nello stesso Regno Unito, dove la British Medical Association (il sindacato nazionale dei medici) ha affermato che cancellare i pazienti prenotati per la seconda dose è stato "gravemente ingiusto"; e Pfizer ha ribadito che i dati su cui si è basata la validazione del vaccino riguardano due somministrazioni con intervallo di 21 giorni.

Nell'articolo di BBC.com si legge anche l'analisi di Nick Triggle (in inglese).

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NOTA: no, non sono un virologo né un epidemiologo e non ho le competenze per esprimere un'opinione qualificata a riguardo; mi sono infatti limitato a riportare una notizia che, a quanto pare, non è stata molto diffusa sui media italiani. Sarebbe invece utile e interessante che qualcuno che ha le competenze per giudicare questa scelta del Regno Unito aggiunga elementi e informazioni.