giovedì 14 novembre 2019

Sondaggio: per insegnare in università serve la laurea?

Forse non tutti sanno che per diventare "Professore a contratto" di un corso universitario o di un master universitario non è necessario aver conseguito una laurea, ma è sufficiente poter dimostrare di avere particolari meriti e riconoscimenti in quella materia. Si crea così il paradosso per cui per diventare maestri di scuola dell'infanzia è ormai richiesta una laurea almeno triennale, mentre per insegnare in un percorso che porta alla laurea in realtà non serva la laurea. Ciò fa ancora più specie in un mondo come quello di oggi in cui - ammettiamolo - la laurea triennale è diventata il nuovo liceo e - come si usa dire - ormai non la si nega a nessuno.
Alcune università si sono date la regola secondo cui i docenti dovrebbero avere almeno un titolo di studio superiore rispetto a quello che gli studenti stanno conseguendo in quel corso; una regola che mi sembra sensata ma che non è acquisita in tutti gli atenei (e comunque è sempre a discrezione dei singoli atenei).
Voi come la vedete? Secondo voi per insegnare a livello universitario e post-universitario dev'essere richiesta almeno una laurea?
Potete rispondere nei commenti, o - ancora meglio - rispondere al sondaggio direttamente sulla mia pagina Facebook (lo trovate "embeddato" qui sotto).



All'OGS di Udine un corso sulla gestione del software e dei dati in ambito scientifico

Giovedì 28 novembre terrò un'intera giornata di formazione sui temi della gestione della proprietà intellettuale nell'attività di ricerca e della gestione dei diritti in ottica open presso il Centro di Ricerche Sismologiche dell'OGS (cioè l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale).
Il mio intervento farà parte di una più ampia iniziativa di formazione di tre giorni intitolata "Introduzione alla moderna gestione del software e dei dati in ambito scientifico".


Il corso è orientato a tutti i ricercatori e tecnici del CRS interessati a conoscere o approfondire le moderne tecniche di sviluppo e gestione del software in ambito scientifico e le problematiche connesse la protezione e l’uso della proprietà intellettuale dei prodotti derivati (codici sorgente, eseguibili, pubblicazioni, dati). L'attività didattica si dividerà tra lezioni frontali (la mattina), seguite da sessioni hands-on (nel pomeriggio) e sessioni di discussione aperta. Per le sessioni pratiche viene richiesto l’utilizzo del proprio computer portatile.
Il corso è finanziato dai fondi del programma di formazione HPC-TRES del MIUR:
(http://www.ogs.trieste.it/en/content/hpc-training-and-research-earth-sciences-hpc-tres).

PROGRAMMA COMPLETO

martedì 26 novembre
1. Introduzione e principi della programmazione in ambito scientifico
2. Strumenti per la programmazione scientifica: versioning, languages, compilers, debuggers
3. Principi di design del software scientifico
4. Hands-on session

mercoledì 27 novembre
1. Version control: GIT tutorial
2. Come testare il software scientifico: unit testing/regression testing
3. Automatizzazione dei test: Continuous Integration pipeline
4. Documentazione del software scientifico
5. Hands-on session

giovedì 28 novembre
1. La gestione della proprietà intellettuale nell'attività di ricerca
   a. Introduzione e scenario
   b. Principi di base del diritto della proprietà intellettuale: tra diritto d'autore e brevetti
   c. Quali diritti sulla produzione scientifica e come gestirli correttamente
   d. Come si acquisisce e come si tutela il diritto d'autore sulle proprie creazioni
   e. Pubblico dominio, fair use e libere utilizzazioni in ambito scientifico
2. La gestione dei diritti in ottica open
   a. Le radici del modello "open licensing" e le principali licenze per software open source
   b. Le licenze per contenuti open (Creative Commons e simili)
   c. L'Open Access e la libera diffusione della letteratura scientifica
   d. Il concetto di open data e la diffusione in modalità open dei dati della ricerca
   e. Discussione e casi d'uso

mercoledì 13 novembre 2019

La privacy in 10 pillole

Condivido qui sul blog un'ottima infografica che in modo semplice, chiaro ed efficace mette a fuoco DIECI PILLOLE fondamentali sulla privacy.
Non sono io l'autore, anche se ho contribuito a diffondere il contenuto sui molte piattaforme social.





Tutto è partito da questo post di Stefano Posti su LinkedIn, che tutti dovremmo ringraziare per averci donato quest'ottimo strumento di divulgazione.



lunedì 11 novembre 2019

Il membro maschile secondo Leonardo

Leonardo da Vinci così definisce la verga (cioè il membro maschile) nel suo trattato "Dell'Anatomia":

Questa conferisce collo intelletto umano, e alcuna volta ha intelletto per sé, e ancora che la volontà dell'omo lo voglia provocare, esso sta ostinato, e fa a suo modo, alcuna volta muovendosi da sé, sanza licenza o pensieri dell'omo, così dormiente, come desto, fa quello desidera; e spesso l'omo dorme e lui veglia, e molte volte l'omo veglia e lui dorme; molte volte l'omo lo vuole esercitare, e lui non vole, e l'omo gliel vieta. Adunque e' pare che questo animale abbia spesso anima e intelletto separato dall'omo, e pare che a torto l'omo si vergogni di nominarlo, non che di mostrarlo, anzi sempre lo copre e lo nasconde, il qual si dovrebbe ornare e mostrare con solennità come ministro.

Fonte: Leonardo da Vinci, Dell'Anatomia, fogli B, pubblicati da Teodoro Sebachnikoff, Roux e Viarengo, Torino 1901, pag. 84.

E questa è una raffigurazione grafica del pene fatta dallo stesso Leonardo.

venerdì 8 novembre 2019

La stupidità di Facebook e del suo sistema di censura

L'immensa stupidità del sistema di censura di Facebook è già stata ampiamente e ripetutamente dimostrata. Emblematico era stato il caso, nemmeno molto lontano nel tempo (scorso giugno), della censura della copertina di uno storico album dei Led Zeppelin (vedi articolo di Repubblica.it).
All'epoca l'assurdità dei criteri di censura decisi (arbitrariamente) da Facebook sotto forma di "standard della comunità" e l'incoerenza del sistema di controllo messo in atto dal social network di Zuckerberg erano state egregiamente messe in luce da alcuni post di inchiesta/protesta del sito web ValigiaBlu.it (vedi).
Pochi giorni fa ho ricevuto una comunicazione da Facebook che mi ha fatto capire che le cose non sono cambiate molto: uno dei post del mio profilo privato è stato censurato perché  attenzione – "Facebook non consente la presenza di simboli, elogi o supporto a persone o organizzazioni pericolose". Che cosa avrò mai condiviso?!
Guardate l'immagine qui sotto e capirete.



Si trattava di una classica vignetta-meme tratta dal film "Corsa a Witch Mountain" che ritrae l'attore Dwayne Johnson al volante.  La vignetta (che a dire il vero non avevo realizzato io, ma avevo semplicemente trovato in rete) voleva sbeffeggiare un episodio di cronaca risalente a inizio settembre quando alcuni "fenomeni" avevano manifestato in piazza per chiedere elezioni anticipate (cosa più che legittima) e l'avevano inneggiando al Duce con saluti romani e cori fascisti (cosa molto meno legittima, e soprattutto poco sensata). Qui trovate un articolo di cronaca del 10 settembre che racconta e commenta l'episodio.
non ci vuole né grande sagacia né un master all'Alta Accademica di Umorismo per capire il tono ironico della vignetta. Di certo non è una vignetta che inneggia al fascismo o a qualche altra "filosofia" pericolosa, bensì  al contrario  è una vignetta che fa sarcasmo sull'assurdità di chiedere libere elezioni e contemporaneamente inneggiare al fascismo.
Quando ho ricevuto la notifica, ho pensato: "Può essere che il sistema automatizzato di Facebook abbia rilevato asetticamente la parola DUCE e quindi abbia segnalato il contenuto come pericoloso". Ho quindi chiesto il riesame del caso confidando che in quel modo la vignetta finisse in mano a un essere umano... ma meno di 24 ore dopo ho ricevuto la risposta che leggete nello screenshot.
I casi sono due: o anche il riesame è stato gestito da un software (che ovviamente non può percepire queste sfumature), oppure gli addetti alla censura di Facebook sono dei poveri imbecilli.
Resta il fatto che tutto ciò è per me profondamente fastidioso e inaccettabile.

Un altro mio articolo sulla stupidità della censura dei principali social media:
Censure a nudo: https://www.apogeonline.com/articoli/censure-a-nudo-simone-aliprandi/.