sabato 27 febbraio 2021

Open Data Day 2021: lo celebrerò online con il Sistema Bibliotecario Di Fano

Come ogni anno alla fine dell'inverno cade l'Open Data Day, cioè la giornata in cui in tutto il mondo si tengono iniziative di informazione e divulgazione sul tema dei dati aperti.

Quest'anno sarò ospite virtuale del Sistema Bibliotecario Di Fano per una chiacchierata con Pierluigi Feliciati incentrata su alcuni dei miei libri; cercheremo di spiegare in modo comprensibile a un ampio pubblico che cosa sono gli open data, quali sono i vantaggi dei dati aperti e perché è importante incoraggiarne l'adozione nella pubblica amministrazione, nell'impresa e nella società civile. Introduce l'incontro Samuele Mascarin, Assessore alle Biblioteche del Comune di Fano.

L'appuntamento è per sabato 6 marzo alle ore 11 sul canale YouTube del Sistema Bibliotecario Di Fano (VAI). Non è necessario registrarsi; è sufficiente collegarsi all'ora indicata.

Di seguito la locandina dell'evento.



mercoledì 24 febbraio 2021

La proprietà intellettuale nella PA e il riuso di dati pubblici: mio seminario per UniMiB il 7 aprile

Come ormai avviene da alcuni anni, il prossimo 7 aprile terrò un seminario di approfondimento per il corso di Informatica della Pubblica Amministrazione dell'Università di Milano-Bicocca (corso di laurea in "Scienze dei servizi giuridici"). Il mio intervento si inserisce in un più ampio ciclo che è stato organizzato a cavallo di marzo e aprile dalla Prof.ssa Silvia Salardi e dal Prof. Andrea Rossetti e che prevede contributi da parte di colleghi relatori di primissimo piano. Si parlerà di temi fondamentali come la privacy nella PA, il processo amministrativo telematico, il Codice dell'amministrazione digitale, firma digitale e documento informatico.

Io mio occuperò della proprietà intellettuale nella pubblica amministrazione e il riuso di dati pubblici. Il seminario (come anche tutti gli altri) sarà online e sarà possibile richiedere l'accesso scrivendo all'indirizzo email f.stocchi [at] campus.unimib.it.

Riporto di seguito la locandina.



domenica 21 febbraio 2021

Risarcimento da 20mila euro per il mancato rimborso della licenza Windows

Riporto integralmente questo interessante articolo tratto dal sito di Italia Linux Society (vedi originale) e rilasciato in pubblico dominio sotto CC0.

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Nel 2014 la Cassazione ha sancito il diritto dei consumatori al rimborso delle licenze Microsoft Windows preinstallate su pressoché tutti i nuovi computer, indiscriminatamente fatte pagare anche a coloro che non la accettano e che abitualmente installano Linux (o qualsiasi altro sistema operativo) subito dopo l’acquisto, e da allora ILS - sul sito web dedicato sistemainoperativo.it - segue le evoluzioni di tale fenomeno, raccoglie segnalazioni, e periodicamente sollecita gli enti preposti a vigilare sulla sua effettiva applicazione.

Recentemente Luca Bonissi, appassionato sostenitore del software libero e con all’attivo più di una causa legale con diversi produttori di PC proprio per il riconoscimento del suo diritto al rimborso, ha condiviso con noi una interessante ed incoraggiante esperienza.

A marzo 2018 Luca ha avviato per la prima volta il suo nuovo PC Lenovo, un tablet convertibile Ideapad, e - come sempre - si è trovato davanti la schermata di accettazione della licenza Windows. Ha pertanto contattato Lenovo per conoscere le modalità di restituzione e di rimborso del software, prima tramite la chat del sito web e poi - prendendo spunto dal modello predisposto da ADUC - con una PEC di messa in mora, ottenendo in entrambi i casi la medesima risposta di diniego (a conferma della sistematicità con cui l’azienda respinge ogni richiesta analoga). A poco sono valse le segnalazioni all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che dovrebbe essere l’ente tenuto ad intervenire in questi casi, e Luca ha deciso quindi di agire per vie legali (pur con la consapevolezza che il costo di difesa di un avvocato avrebbe ecceduto quello che poi il giudice gli avrebbe riconosciuto).

Forte del suo buon diritto, ha deciso di difendersi da solo notificando l’atto di citazione nell’estate del 2018 avanti il Giudice di Pace ma, di fronte alla difesa serrata e pugnace di Lenovo che ha sollevato ogni genere di eccezione, è dovuto poi ricorrere all’assistenza di un legale. Con il patrocinio dell’avv. Michele Beretta del foro di Monza ha quindi affrontato il giudizio, che si è chiuso con sentenza favorevole nel giugno 2019: il giudice riconosceva il diritto al rimborso e disponeva la liquidazione di 42 euro per il rimborso di Windows e di 130 euro per le spese processuali.

Dopo poco più di un mese Lenovo ha notificato un monumentale atto di citazione di 59 pagine e 15 motivi di impugnazione, con i quali si intendeva ottenere una completa revisione della sentenza indicandola, in sostanza, come errata in ogni sua parte. La lunghezza e la complessità spropositate dell’atto di citazione ha costretto Luca a difendersi costituendosi in appello, sempre con l’assistenza dell’avv. Beretta, con prima ed unica udienza a 19 dicembre 2019. Dopo un altro anno, a dicembre 2020, il giudice del Tribunale di Monza ha rigettato tutti i motivi di appello indicando che il diritto al rimborso del software preinstallato è dovuto, in quanto obbligo assunto espressamente dal produttore, e qui la sorpresa: oltre alle spese legali, il giudice ha disposto la liquidazione di un “punitive damage” di 20000 euro (si, ventimila!) per aver “abusato dello strumento impugnatorio costringendo la controparte […] a replicare […] ad una produzione difensiva assolutamente sproporzionata […] esemplificativa della prepotenza e prevaricazione di un colosso commerciale nei confronti di un modesto consumatore”. Tale somma dovrà essere versata a Luca, a titolo di risarcimento del danno da responsabilità processuale aggravata.

Come Luca ci ricorda, il giudizio di primo grado - pur venendo riconosciuto il diritto al rimborso - risulta economicamente svantaggioso: l’alta soglia di incertezza circa l’esito dal punto di vista prettamente economico di una causa di valore molto modesto costituisce un forte deterrente che, di fatto, impedisce a chi acquista un PC con preinstallato Windows (ed eventualmente altro software applicativo) di ottenerne il rimborso, anche se dovuto per diritto. Considerando poi che il normale consumatore non possiede le competenze tecniche e legali per affrontare una causa del genere senza avvocato, e che il produttore potrebbe nuovamente trascinare la causa fino alla Corte Suprema (quindi come minimo 3 anni di durata dell’intera causa), sarà molto improbabile che qualcun altro decida di far causa ai “colossi” dell’informatica, a meno che sentenze come quella del Tribunale di Monza producano un deterrente contrario a quello attuale, per effetto del quale i produttori si dovranno conformare al rispetto del contratto di licenza d’uso e rimborseranno chi ne farà richiesta senza costringere ad instaurare una causa civile.

Ringraziamo enormemente Luca Bonissi per la sua tenacia e per aver condiviso tutta la documentazione relativa al caso (pubblicata su sistemainoperativo.it), e nuovamente raccomandiamo di chiedere il rimborso delle licenze Windows inutilizzate ogni volta che si acquista un nuovo PC: anche senza intraprendere lunghe ed onerose azioni legali è sufficiente segnalare ad AGCM (tramite l’apposito form) ogni diniego ricevuto, affinché l’agenzia possa un giorno prendere atto dell’abuso perpetrato da parte di diversi grossi produttori di hardware ed infine si decida ad agire nell’interesse dei cittadini.

Chi dovesse incontrare difficoltà nel riconoscimento del proprio diritto e volesse comunque tutelarlo per vie legali, può chiedere un consiglio o una raccomandazione al gentile Luca scrivendo all’indirizzo email rimborsowindows[AT]bonissi[DOT]it

mercoledì 17 febbraio 2021

I vaccini anti COVID e il nodo dei brevetti. Simone Aliprandi intervista Giuseppe Mazziotti

Quest'oggi ho intervistato l'amico Giuseppe Mazziotti (Assistant Professor di Intellectual Property Law al Trinity College di Dublino) sul tema "peloso" (come l'ha definito qualcuno) dei brevetti sui vaccini e sui farmaci anti COVID e dei nodi giuridici, politici ed economici che ne deriviano. A mio avviso è venuta fuori una cosa molto utile, densa di spunti di riflessione e che chiarisce alcuni aspetti tecnici anche per coloro che non masticano la terminologia giuridica.

Il video è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0, quindi se ne incoraggia la diffusione e il riutilizzo senza particolari vincoli di copyright.

Sono bene accetti i commenti/critiche (possibilmente ragionati e argomentati) e soprattutto le ricondivisioni, in modo da ampliare la platea dei potenziali commentatori.

In calce riportiamo i link ai contenuti di approfondimenti citati nel video.


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Giuseppe Mazziotti, 31 gennaio 2021: intervista per Rainews24https://www.facebook.com/mediartis/posts/4242363169126649 

Roberto Caso, 12 febbraio 2021: La proposta: sospendere i brevetti sui vaccinihttps://www.robertocaso.it/wp-content/uploads/2021/02/Caso-Il-brevetto-va-sospeso-12-febbraio-2021.pdf

Roberto Caso, in risposta a un tweet di Roberto Burioni, 16 febbraio 2021 > https://www.facebook.com/roberto.caso.31/posts/2083312161807854 

AISA Associazione Italiana per la scienza aperta, 14 febbraio 2021: Per un vaccino anti Covid-19 aperto a tuttihttps://aisa.sp.unipi.it/per-un-vaccino-anti-covid-19-aperto-a-tutti/ 

AISA Associazione Italiana per la scienza aperta, 3 febbraio 2021: Morire per un brevetto? Licenze obbligatorie e trasparenza contrattuale in materia di salute pubblica > https://aisa.sp.unipi.it/morire-per-un-brevetto-licenze-obbligatorie-e-trasparenza-contrattuale-in-materia-di-salute-pubblica/

Corradini.it, 17 dicembre 2020: La strategia di Moderna alla base della decisione di non azionare i brevetti sui vaccini anti COVID-19 > https://www.corradini.it/la-strategia-di-moderna-alla-base-della-decisione-di-non-azionare-i-brevetti-sui-vaccini-anti-covid-19/ 

Statement by Moderna on Intellectual Property Matters during the COVID-19 Pandemic, 8 ottobre 2020 > https://investors.modernatx.com/news-releases/news-release-details/statement-moderna-intellectual-property-matters-during-covid-19 

Covid-19, pandemia, proprietà intellettuale e open science: raccolta di articoli web e altre risorse sul tema curata da Roberto Caso > https://www.robertocaso.it/2020/05/09/covid-19-pandemia-e-proprieta-intellettuale/ 




Una visione pessimistica sul piano vaccini e sul futuro della pandemia COVID

Secondo questo grafico tratto da https://ondata.github.io/vaccinipertutti/ (riportato da Repubblica.it; ce n'è uno quasi identico su Sole24ore.it), con l'attuale ritmo di somministrazione la famigerata "immunità di gregge" da COVID si raggiungerà alla fine del 2024. Secondo altre proiezioni ciò avverrà anche più in là nel tempo. Ma il problema non è tanto il ritmo; anche ipotizzando di riuscire a risolvere il serio problema della capacità di fornitura da parte delle aziende farmaceutiche e di raddoppiare o triplicare il ritmo delle somministrazioni, non si capisce come si possa realmente parlare di "raggiungimento dell'immunità di gregge". Mi spiego meglio.


Innanzitutto cerchiamo di chiarirci le idee su che cosa si intenda per "immunità di gregge". Come si legge sul sito FondazioneVeronesi.it per immunità di gregge "si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale (per una determinata infezione) considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Il motivo è chiaro. Essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva." Questa soglia minima di copertura vaccinale per il COVID è calibrata al 70% della popolazione nazionale secondo alcuni, all'80% secondo altri. E come vedete, il concetto chiave di questa definizione è quello della "capacità di trasmettere" il virus.

Tutta la retorica (perché di quello si tratta) sull'immunità di gregge è un grave errore della comunicazione scientifica e istituzionale legata alla pandemia; e qualcuno prima o poi dovrà prendersene la responsabilità. Innanzitutto non ha senso parlare di "immunità di gregge" fin quando non si ha la certezza che i vaccini in uso possano fermare la trasmissione del virus (per ora si sa per certo solo che fermano la malattia). Poi bisogna considerare che l'immunità data dai vaccini ha comunque una durata limitata nel tempo, quindi dovremo andare avanti per anni a fare richiami e probabilmente ci saranno categorie che non riusciranno mai a prendere il treno dei vaccini perché quando arriverà il loro turno sarà già il momento di fare il secondo o terzo giro di vaccini alle categorie a rischio. 

Inoltre ci saranno le varianti e quindi i richiami dovranno essere adeguati alle nuove varianti. Si innescherà una rincorsa alle varianti che via via nasceranno e non sarà facile tenere il passo e definire un passaporto vaccinale secondo il quale una persona risulti davvero vaccinata per tutte le varianti.

E ancora, qualsivoglia calcolo statistico sulla copertura vaccinale salterà nel momento in cui si riapriranno le frontiere e le persone inizieranno a spostarsi da una nazione all'altra; perché alcune nazioni saranno necessariamente più avanti di altre nella copertura vaccinale. D'altronde, prima o poi dovremo pure tornare a viaggiare; oppure pensiamo di poter ragionare in ottica nazionale o addirittura regionale in eterno? Poi, se ci pensiamo, la scorsa estate gli europei sono andanti in vacanza abbastanza (forse troppo) serenamente pur senza vaccini e senza farmaci antiCOVID; perché mai non dovremmo tornare a viaggiare anche la prossima estate, quando avremo farmaci e vaccini? Ma riaprendo le frontiere si tornerà a "rimescolare le carte" e far circolare il virus nelle sue varianti; quindi a settembre saremo maggiormente esposti a una nuova ondata autunnale. La danza riprenderà.

Ne consegue che, nonostante i vaccini, questa pandemia in realtà ci farà compagnia ancora per alcuni anni; e con essa i disagi e le restrizioni. Semplicemente, grazie ai vaccini, ai farmaci e alle terapie, riusciremo progressivamente a tenerla a bada, evitando che la gente si ammali in modo grave (che – sia chiaro – è già un ottimo risultato!). Tuttavia il virus continuerà a circolare; quindi insistere con questa narrazione artefatta del "raggiungimento dell'immunità di gregge" è davvero assurdo e poco corretto. È solo un "oppio per i popoli" per motivare i cittadini maggiormente a partecipare alla campagna vaccinale; perché se si dicessero le cose come stanno molte persone andrebbero in panico o quanto meno in depressione; mentre altre utilizzerebbero l'argomento per dire che allora i vaccini non servono a nulla. Credo comunque che la scienza non debba prestarsi a queste dinamiche e semplicemente dire le cose come stanno, con trasparenza e onestà intellettuale. Molto più corretto parlare (come già alcuni fanno [EDIT: vedi ad esempio Christine Lagarde]) di "immunità diffusa"; quella sì che verrà raggiunta grazie ai vaccini.

In sintesi, parlare di "immunità di gregge" trasmette l'aspettativa che, raggiunta una certa percentuale di vaccinati, allora il virus smetterà di circolare, con un beneficio anche per i non vaccinati e con un ritorno alla vita pre-pandemia. Questa aspettativa però è poco realistica, perché questo non succederà; o quanto meno non succederà in pochi mesi come stanno cercando di farci credere. Ciò nonostante, i vaccini vanno fatti, il più presto possibile e a più persone possibili; perché almeno, raggiungendo un'immunità diffusa, elimineremo i rischi della malattia e la pressione sui sistemi sanitari... che poi è il vero problema, ed è sempre stato il vero problema.

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NOTA 1: Per prevenire commenti imbecilli del tipo "ah ma allora sei un lurido novax!", tengo a precisare che chiunque pensi questo, probabilmente non ha neuroni sufficienti per capire il testo di questo articolo. Chiarisco subito che io sarò il primo a farmi il vaccino appena sarà possibile, indipendentemente da quale vaccino mi verrà proposto; solo un idiota potrebbe rifiutare il vaccino. Anzi, sarei disposto pure a pagare di tasca mia per farlo. Ma sono abbastanza convinto che la pandemia non svanirà come fosse un incantesimo grazie ai vaccini; quantomeno non quest'anno. Forse progressivamente impareremo a vivere più serenamente accettando la presenza di questo ospite scomodo e a un certo punto (tra qualche anno) non ce ne cureremo più.

NOTA 2: Per prevenire commenti inopportuni del tipo "Ma tu perché parli di questi temi? Sei un epidemiologo o un virologo?"... no, non sono un epidemiologo o un virologo, ma mi occupo di divulgazione e parallelamente di comunicazione della scienza, e credo di essere sufficientemente informato su ciò che sta accadendo per poter esporre le riflessioni che leggete qui sopra, che comunque rimangono opinioni personali e non aspirano a diventare verità assolute.