giovedì 2 agosto 2018

Non si sceglie da chi essere attratti | Cap. 2, Par. 1 di "Cronache dalla radura"

Riporto il paragrafo 1 del capitolo 2 del libro "Cronache dalla radura. Riflessioni ed esperienze sulla complessità delle relazioni di coppia" (informazioni complete sul libro e link per ordinarlo disponibili su https://aliprandi.org/books/radura/; licenza CC BY-NC).
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Il primo grande livello di complessità deriva da uno dei capisaldi delle relazioni di coppia: l’attrazione è inconscia, irrazionale. In sostanza, non decidiamo noi da chi essere attratti. Dunque tutti i ragionamenti, i calcoli, le misurazioni sul partner potenzialmente più adatto a costruire una relazione si infrangono innanzitutto contro questo primo scoglio.
Per approfondire la questione considerate che, secondo la mia visione, l’attrazione può essere articolata in due diverse forme: un’attrazione “fisica” pura e semplice e un’attrazione in senso più affettivo/emotivo.
Nonostante l’evoluzione della specie, l’attrazione fisica è ancora abbastanza legata ai nostri istinti primordiali di proseguimento della specie, che ci ricordano la nostra natura di mammiferi primati e per i quali il partner deve avere certe caratteristiche fisiche affinché possa garantire una maggiore probabilità di procreazione e di protezione della prole. In alcuni interessanti studi scientifici è emerso che anche nella società di oggi, molto basata sulla ricerca delle perfezione estetica, nella scelta del partner i sensi dell’olfatto e del tatto hanno un ruolo ben più determinante della vista. In altre parole, a parità di qualità estetiche, scegliamo le persone di cui ci piace l’odore nonché il contatto con la loro pelle, i loro capelli, il loro calore.[13]
Se l’attrazione fisica è legata a dinamiche istintive e irrazionali, quindi fuori dal nostro controllo, la questione si sposta su un altro piano: dobbiamo capire se questo ingrediente è per noi fondamentale nella relazione. Avviare una relazione in cui non ci sia grande attrazione o in cui comunque l’attrazione non sia fondamentale è una grande prova di maturità e non è da tutti. Come d’altronde è difficile ignorare una forte attrazione che si prova per una persona che su altri piani è invece “sbagliata” e inadeguata a renderci felici. Quante volte ci siamo trovati in questo dilemma per cui a livello istintivo siamo attratti da una persona mentre a livello razionale e intellettuale quella persona ci disturba?
Questa forma di attrazione è anche la principale leva per far scattare l’illusione, tanto seducente quanto perniciosa, del cosiddetto colpo di fulmine; quella sensazione irresistibile di magia attrattiva che ci porta a volte a buttarci a capofitto in relazioni che non hanno molte basi. Anche qui studi scientifici[14] hanno dimostrato che si tratta di un autoinganno, un’altra forma di bias cognitivo. Tuttavia, nonostante il cinismo, la razionalità, la saggezza, l’esperienza possano redarguirci, chi può davvero rimanere impassibile a quel tipo di scarica emotiva? E quindi eccoci spesso a infilarci in situazioni azzardate se non a volte addirittura “fatali”; e a dover poi raccogliere i cocci.

Vi è poi un’attrazione intesa in senso più ampio e più evoluto, verso la persona, verso il suo modo di essere, di muoversi, di parlare, di atteggiarsi, quindi comunque legata a quel “trigger”, pur sempre irrazionale, che fa scattare nella nostra testa il “voglio un contatto con quella persona”. Possiamo chiamarla “attrazione emotiva”.
Il risvolto più problematico di questa attrazione è che tendenzialmente siamo attratti dalle persone che più di altre rispecchiano alcuni schemi emotivi che sentiamo familiari, perché riconducibili alle dinamiche relazionali della nostra infanzia, cioè nel periodo della vita in cui abbiamo ricevuto un imprinting affettivo. E purtroppo è così anche quando tali schemi sono palesemente disfunzionali e autodistruttivi e ci portano ricorsivamente verso persone che non possono renderci felici o addirittura che ci faranno sicuramente soffrire. Lo spiega efficacemente il video “Who we can love”[15] dell’ottimo progetto divulgativo “The school of life” avviato dal filosofo e scrittore Alain de Botton; ed è ribadito nel parallelo “The book of life”[16] (nel capitolo 3 dedicato al tema della relazioni):
...non ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo ideale, ci innamoriamo di coloro che si prendono cura di noi in modo familiare. L’amore che proviamo da adulti emerge dal modello di come dovremmo essere amati, che è stato creato durante l’infanzia e che probabilmente si intreccia con una serie di compulsioni problematiche che interferiscono sensibilmente con le nostre possibilità di crescita.
È un problema serio quanto diffuso, che rappresenta una delle principali criticità della vita relazionale e che può essere superato solo con un serio e approfondito lavoro su se stessi.
Inoltre, questo tipo di attrazione agisce in modo bidirezionale. Le persone con certe caratteristiche emotive tendono ad attirare a sé, attraverso segnali del tutto inconsci, persone che, a loro volta inconsciamente, sono attratte da quelle caratteristiche (al di là che si tratti di caratteristiche sane o disfunzionali).
Ne consegue che è ancora più difficile mentire a se stessi e ancora più illusorio pensare di poter controllare pienamente le dinamiche dell’attrazione.
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13. Si legga a tal proposito l’articolo “The smell of love” di F. Bryant Furlow, pubblicato sul sito PsychologyToday.com (https://www.psychologytoday.com/us/articles/199603/the-smell-love).
14. Si veda l’articolo “What kind of love is love at first sight? An empirical investigation” a cura di alcuni ricercatori dell’Università di Groningen.
15. Il video è disponibile online: https://youtu.be/pFeDOqgoE-k.
16. Il libro è integralmente disponibile online all’indirizzo http://www.thebookoflife.org/.

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