sabato 17 febbraio 2018

Se non offre l'aperitivo non è quello giusto: forma di sessismo al femminile?

Si parla spesso di sessismo e di poca sensibilità sulle questioni di genere, quasi sempre come se fosse un problema maschile. Probabilmente lo è; ma forse è un problema anche culturale ben più radicato che permea la nostra società contemporanea e poi viene passato ai giovani uomini quanto alle giovani donne, manifestando i suoi effetti anche in forme più sottili e indirette.
Delle forme di sessismo di cui sono vittime le donne costantemente si è scritto molto e quindi evito di tornarci. E devo ammettere che a volte ho visto degli eccessi e delle storture non irrilevanti, che portano poi ad un livello di paranoia per cui si chiama “sessismo” anche ciò che con la sfera sessuale e con le differenze tra sessi non ha alcun collegamento. Ma appunto non voglio parlare di questo; magari mi riservo di farlo in un altro post.

Qui vorrei parlare d’altro, di una forma di sessismo più che altro femminile, che rappresenta a mio avviso un sintomo di arretratezza culturale mostruosa: mi riferisco alla discriminazione del “maschio” sulla base della sua - diciamo - agilità a mettere mano al portafogli (tra l'altro non per le spese importanti come comprare casa, fare investimenti per l’attività professionale, pagare per il mantenimento dei figli; bensì per le spese minori, quelle di intrattenimento: aperitivi, cene, regalini).
Ovvio che la maggioranza delle donne non è così (diciamolo prima che mi arrivi la classica accusa di qualunquista "generalizzatore"); ma capita non così raramente di scontrarsi con certi ragionamenti e atteggiamenti.

L’altro giorno sui social media ho visto girare uno screenshot divertente sul tema (eccolo qui sotto).



Davvero epico il commento del padre... a cui per altro avrei aggiunto anche un “vai a studiare la grammatica!” così magari non avremmo visto quell’apostrofo di troppo (“un’aperitivo”).
Non so se sia un post reale oppure un fake realizzato ad arte. Tuttavia, indipendentemente da quello, il suo contenuto mi ha scatenato una serie di riflessioni che volevo condividere sperando che generino un confronto costruttivo (NB: ecco perché chiedo a fanatici/e e a paranoici/e di astenersi).

L’argomento dell’aperitivo non offerto come discrimine per scegliere il proprio partner è solo uno dei vari esempi che potrei riportare. Ogni tanto in palestra o sul treno origlio a discorsi tra donne (si noti, donne di tutte le età: dall’adolescente alla quarantenne single) in cui spesso sento emergere l’elemento del “portafoglio” come discriminante. “Che macchina ha? In che ristorante ti ha portato? Che cosa ti ha regalato?”. In quei discorsi non emergono mai valutazioni sulla persona, su come si è comportata, sui discorsi che ha fatto, sui valori che ha mostrato di avere. Già quello mi lascia non poco perplesso.
Mi viene quindi da pensare che quell’argomento sia davvero fondamentale e discriminante per molte donne e che probabilmente da “povero maschio limitato” io non riesca a coglierne il vero senso. Cerco online qualche articolo a riguardo e ne trovo uno abbastanza ben fatto: si tratta di un’intervista sottoposta dal sito d.repubblica.it alla psicoterapeuta e sessuologa Maria Claudia Biscione a commento di uno studio della Northwestern University uscito nel 2016. Si legge:
«In un’epoca in cui si rivendica la parità dei sessi, quanto conta per una donna il potere economico di un uomo? “Direi che ha lo stesso fascino che per un uomo può avere in una donna la bellezza. Quest’ultima, come i soldi, richiama inevitabilmente a un senso di potere, di gratificazione, di appagamento. Alcuni studi evidenziano che nonostante l'ottenuta emancipazione femminile, specie all'inizio di una relazione, le donne fanno ancora molto caso ai comportamenti maschili relativi al denaro: offrire la cena, fare regali, … Questo aspetto, che può essere criticato e percepito come un'incoerenza rispetto alla voluta parità sessuale, va letto in maniera diversa: il gesto viene apprezzato non perché dimostra che lui ha soldi da spendere, ma che è attento e galante durante il corteggiamento”.» [leggi fonte originale]
Mi è chiaro che questo tipo di atteggiamenti abbiano una radice antropologica molto risalente, legata alla facoltà del maschio di garantire stabilità al nucleo familiare e quindi di dare maggiori garanzie sulla continuità della progenie. Forse proprio per questo non bastano alcuni decenni di emancipazione a modificarli. O forse, a ben vedere, questa emancipazione è stata solo parziale e fittizia.

Poi però penso che se da un lato il galateo del corteggiamento suggerisce in effetti che sia l’uomo a offrire l’aperitivo o la cena, quantomeno per le prime uscite, dall’altro lato non so quanto quell’argomento possa risultare così determinante anche nella società di oggi che ha ormai rimescolato e livellato i ruoli. Oppure la parità tra i sessi è un valore solo quando è la donna a uscirne valorizzata? Inoltre mi chiedo: nelle relazioni omosessuali che “regola di galateo” si applica? Io non sono pratico, ma immagino che anche gay e lesbiche si pongano il problema durante la fase del corteggiamento. Lancio tali quesiti confidando davvero che qualcuno dei miei lettori voglia commentare, aggiungendo informazioni e punti di vista.

Ma essendo questo un blog personale lasciate che in conclusione vi dia il mio personalissimo (e in quanto tale limitatissimo) punto di vista.
Io sono il primo a voler “offrire” quando esco con una donna, specie se io sto rivestendo il ruolo di corteggiante (mi è capitato - pur in occasioni più uniche che rare - di rivestire il ruolo di corteggiato e in effetti lì la situazione è stata differente). Ciò nonostante è per me fondamentale che la donna faccia almeno il gesto; che mostri almeno di voler pagare la sua parte; in modo che io possa cortesemente declinare e pagare per entrambi. La mancanza del gesto è una cosa che mi rattrista molto e mi fa sorgere numerosi dubbi sull'autenticità della relazione che si sta creando.

Mi è capitato una volta che, finita la cena al ristorante e avviandomi con la “corteggiata” alla cassa che stava vicino all’uscita, lei sia andata direttamente all’uscita per aspettarmi fuori. Mi è capitato anche di frequentare per qualche mese una persona che aveva dichiarato esplicitamente e serenamente che per lei era inconcepibile che la donna dovesse pagare la sua parte, perché è l’uomo che deve provvedere a queste cose (anche quando le cene erano proposte e organizzate da lei, anche quando il rapporto si era stabilizzato e si era usciti dalla classica fase iniziale del corteggiamento).
Vi lascio immaginare come possono essere finite queste due “pseudo-relazioni” (dato che non considero vera relazione un rapporto che manca di una base di rispetto reciproco) e il senso di nausea che provo ancora adesso quando ripenso a quegli episodi.

La soluzione è ovviamente molto semplice: liquidare questi personaggi al primo primissimo segnale, e possibilmente trovare dei filtri umani e sociali che permettano di non farli nemmeno avvicinare. Ma come sappiamo a volte le persone hanno bisogno di un po’ di tempo per manifestare la loro reale natura.

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