mercoledì 28 ottobre 2020

La battaglia per l'open | Cap. 3 – La pubblicazione in Open Access | Par. 1 – Introduzione

LA BATTAGLIA PER L'OPEN: traduzione italiana curata da Simone Aliprandi del libro "The battle for open" di Martin Weller. Informazioni complete sul progetto di traduzione in questo post. Puoi suggerire miglioramenti nella traduzione aggiungendo un commento a questo post.


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Capitolo 3 – La pubblicazione in Open Access

Bisogna essere preparati a combattere per i propri semplici piaceri e pronti a difenderli contro l'eleganza, la saccenteria e tutte le tendenze glamour – Amor Towles

Paragrafo 1 – Introduzione

Nel capitolo 1 si diceva che abbiamo assistito alla transizione dell’openness da un interesse periferico ad un approccio mainstream nel campo dell'istruzione superiore. Questa transizione ha portato con sé un certo numero di tensioni e problemi, come si è visto dall'analogia con le rivoluzioni e con il movimento green. Dopo aver analizzato il concetto di openness più in dettaglio nel precedente capitolo, i prossimi cinque vanno dunque al centro dell'argomento. Ciascun capitolo prenderà in esame un aspetto della open education ed entrerà nel dettaglio di come ha avuto successo e di quali siano le sue maggiori sfide. E comincia in questo capitolo con un elemento di grande successo nell'ambito della open education, e cioè la pubblicazione in Open Access.
Nella battaglia per l'open la pubblicazione in Open Access (OA) è probabilmente quella con la storia più lunga. Vale la pena di dare un'occhiata ai problemi che stanno nascendo in questo campo prima di considerare altri aspetti, dal momento che mostrano al meglio le caratteristiche della battaglia accennate nel capitolo 1. Ad esempio c’è un considerevole giro di denaro in questo settore. Reed Elsevier ha parlato di guadagni che hanno superato i sei miliardi di sterline nel 2012, dei quali più di due miliardi sono stati usati per pubblicazioni scientifiche, tecniche o mediche. È un'area in cui l’openness ha “vinto”, e di gran lunga, con richieste vincolanti da parte di finanziatori della ricerca, di governi e di istituzioni che rendono l'Open Access obbligatorio. Eppure nel momento della vittoria i sostenitori dell'Open Access sono contestati e messi in dubbio.
La Gold road mette le riviste accademiche in Open Access in modo che qualsiasi lettore possa avere accesso al contenuto gratuitamente. Il focus di questa scelta è usare le riviste come mezzo per condividere contenuti. Ci sono molti modi in cui queste possono essere finanziate, per esempio da università o società professionali, se invece si tratta di una rivista pubblicata da una casa editrice, allora il percorso generalmente scelto è l'Article Process Charges (APC) in cui l'autore (o il finanziatore della ricerca) paga una quota per rendere l'articolo open. La Gold road è l’indicazione favorita in molti casi, ma con APC potrebbe finire per costare di più sia in termini economici che di opportunità, come vedremo in seguito. La trappola Open Access pubblicata su Science (Bohannon 2013) dove articoli evidentemente deboli e falsi furono accettati da 157 riviste OA, dimostrò che questo modello “pay-to-publish” poteva creare tensione nei rapporti con l'editore. Fu però illuminante nell'ambito della battaglia per l'open per due motivi: in primo luogo dimostrò di nuovo come il termine “openness” avesse un mercato e come riviste di dubbia provenienza si fossero messe in gioco offrendo pubblicazioni Open Access; in secondo luogo i decisori (molti dei quali pubblicarono l'articolo) potrebbero non essere interessati al successo dell'OA. Se l'Open Access è percepito infatti come di bassa qualità, ciò va a rinforzare il loro mercato e l'esistente sistema di abbonamenti ai loro archivi. Questo dimostra il pericolo di lasciare che interessi commerciali influiscano sulla direzione dell’openness. Ma prima diamo un'occhiata a come la pubblicazione in Open Access ha avuto così tanto successo.



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