venerdì 29 marzo 2019

La triste pagina di Brexit nella Costituzione non scritta del Regno Unito

Osservando (basito) ciò che sta accadendo in Regno Unito, quella cosa che siamo soliti chiamare #Brexit, mi torna alla memoria il primo anno di università quando stavo preparando l'esame di Storia Costituzionale. È stato un esame che mi ha formato molto e che ricordo sempre con piacere. Nel programma vi era una parte sull'evoluzione delle democrazie parlamentari con un focus monografico sul sistema britannico, che si studiava su un ottimo libro del Prof. Giuseppe Floridia (La costituzione dei moderni. Dal Medioevo inglese al 1791, Giappichelli, 1991).
Mi appassionai molto a quel pezzo di storia e rimasi affascinato da come in Regno Unito erano stati raggiunti traguardi istituzionali che nel resto d'Europa sarebbero arrivati solo alcuni secoli dopo e da come un sistema costituzionale privo di una costituzione scritta era passato indenne da secoli di guerre di ogni tipo (navali, civili, di religione), di lotte di classe, di sanguinosi avvicendamenti tra dinastie, di due guerre mondiali. In questi giorni, invece, constato con rammarico l'inadeguatezza del sistema politico e istituzionale britannico di fronte a quella che potrebbe essere una catastrofe politico-economica senza precedenti. Tutto unicamente per stupido orgoglio e per patetici giochi di poltrona.
Stamattina ne parlavo con un collega di origini inglesi e mi chiedevo se, di fronte alla sostanziale paralisi di governo e parlamento, forse non sia il caso che la Regina prenda in mano la situazione; un po' come farebbe il Presidente della Repubblica se qualcosa del genere succedesse da noi. Ma pare che non sia prassi. Tuttavia bisogna capire se, in assenza di una Costituzione scritta che vieta espressamente un intervento un po' più incisivo da parte della Regina/Capo dello Stato, non si possa inaugurare una nuova prassi istituzionale, "scrivendo" una nuova pagina non scritta nella Costituzione non scritta.

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