lunedì 15 aprile 2013

E se il Papa parlasse spagnolo?

[articolo originariamente uscito su LodiCittà.it il 13 aprile 2013]

La lingua dei papi è l'italiano. E' sempre stato così. Ma se una cosa è sempre stata in un certo modo vuol dire che quello è necessariamente il modo giusto? Prima di darmi del delirante, provate a seguire il mio ragionamento.
Partiamo da una premessa indiscutibile: la lingua ufficiale della Chiesa Cattolica è tutt'ora il latino, non l'italiano. Allora perché i papi di epoca moderna hanno sempre parlato italiano in tutte le occasioni ufficiali e dopo il Concilio anche durante le liturgie? Semplice: erano pressoché tutti italiani, tranne ovviamente gli ultimi tre.

Qualcuno fa notare che c'è un altro motivo: il papa oltre ad essere il pontefice della Chiesa Cattolica universale è anche Vescovo di Roma. Vero... ma è inutile dire che le funzioni di pontefice universale prevalgono di gran lunga su quelle di vescovo locale. Allora perché fin dallo storico “corrigerete” di Wojtyla i papi anche di origine straniera si sono “forzati” a parlare in italiano? Quale sarebbe il reale fondamento di questa scelta? Lo so che per noi italiani campanilisti è difficile accettare di non essere il centro culturale del mondo, ma è cosa nota e scientificamente misurabile che la nostra lingua non è certo tra le più parlate nel globo.
Non sarebbe meglio allora che il papa parlasse una lingua più universalmente conosciuta? Non so... una lingua tipo... lo spagnolo. Lo spagnolo è la quarta lingua nel mondo, parlata come prima lingua da 330 milioni persone (contro i 60 milioni scarsi di madrelingua italiani) e comunque è utilizzata e compresa da 500 milioni. Non solo: di questi milioni, buona parte sono proprio di religione cattolica.
Abbiamo la fortuna per la prima volta nella storia di avere un papa che può parlare spontaneamente ed efficacemente a mezzo mondo (nel senso di metà del mondo cattolico)... e lo “obblighiamo” a parlare in italiano in virtù della tradizione? Forse è il momento di rivisitare questa tradizione e anteporre ad essa l'impatto comunicativo. Sarebbe davvero una preziosa occasione perduta. Senza escludere anche altri due aspetti non irrilevanti: innanzitutto lo spagnolo (specie quello di matrice sudamericana) non sarebbe poi così incomprensibile per noi italiani; e comunque in Italia sono presenti moltissimi ispanofoni.
Infine, pensate quale sarebbe l'impatto innovativo di un papa che, affacciandosi la prima volta su Piazza San Pietro, avesse parlato fin da subito in inglese. Credo che prima o poi succederà... Ma ora possiamo iniziare lasciando che Bergoglio parli la sua lingua madre senza remore, anche quando è qui in Italia e non parla strettamente in veste di vescovo di Roma.

[vedi versione spagnola dell'articolo]

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