lunedì 22 aprile 2013

La Corte Costituzionale "sperimenta" le licenze CC (e potrebbe farlo meglio)

Per la mia solita rubrica "L'angolo del pedante", segnalo un nuovo caso di applicazione approssimativa delle licenze CC; un caso degno di nota dato che si tratta nientepopodimenoche... della Corte Costituzionale.
Sul sito della Consulta nelle scorse settimane è infatti comparsa una nuova sezione "sperimentale" (così è definita) per il rilascio in spirito "open data" dell'intero dataset del sito. Non solo libera consultazione online di provvedimenti e massime, ma possibilità di scaricare il tutto in formato XML e riutilizzarlo per altri scopi.
Molto bene! La mossa è più che lodevole. Un bell'esempio da seguire anche da parte di altri organi giurisdizionali.
Ma non posso fare a meno di rilevare alcune imprecisioni dal punto di vista della gestione dei diritti e del licensing. E siccome non resisto alla tentazione della pignoleria... ecco qui.

Pignoleria n. 1
Il suddetto disclaimer (disponibile all'url http://www.cortecostituzionale.it/ActionPagina_1177.do) recita:
I dati sono disponibili in formato xml e rilasciati con licenza Creative Common (CC BY SA 3.0) per il libero riuso.
Allora... innanzitutto manca la "s" nella parola "Commons". E questo potrebbe essere un semplice e innocuo refuso. Poi manca il nome esteso della licenza (che sarebbe "Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia") e il link al testo della licenza. Questa modalità di applicazione è ovviamente indicata dalle linee guida di Creative Commons, dai vari manuali e opuscoli disponibili in rete e soprattutto dalla buona prassi giuridica.
Non si tratta di una pignoleria superflua ma di una questione determinante dal punto di vista giuridico. Infatti, affinchè l'applicazione di una licenza ad un'opera esplichi i suoi effetti correttamente, è necessario che il collegamento opera-licenza sia sempre chiaro e scevro da equivoci. Questo perchè l'utente dell'opera deve essere messo in grado di conoscere realmente quali sono i termini d'uso dell'opera. In mancanza di chiarezza, l'utente è portato - per non rischiare di sbagliare - a contattare il detentore dei diritti e chiedere conferma... vanificando così la funzione di disintermediazione tipica delle licenze CC.


L'inserimento del link sarebbe ovviamente un bel passo verso la chiarezza e la certezza. Ma quantomeno bisognerebbe iniziare dal chiamare la licenza con il suo nome.
Scrivere semplicemente "CC BY SA 3.0" (in assenza del link) NON E' SUFFICIENTE. Innazitutto il significato delle sigle BY e SA non è noto a tutti; dunque anche ipotizzando un utente diligente che volesse cercare il significato di quella dicitura, non è detto che riesca a trovare le informazioni corrette. Poi in quelle parole abbreviate manca un'INFORMAZIONE FONDAMENTALE, ovvero la giurisdizione della licenza. Immagino che la Corte Costituzionale intendesse utilizzare la licenza in versione italiana. Ma non è detto. Messo così, si potrebbe pensare anche ad una versione "unported", ovvero neutra rispetto alla giurisdizione.

Pignoleria n. 2
La laconica enunciazione di cui sopra è in parziale contraddizione con il disclaimer che si trova cliccando sul link "note legali" presente nel footer del sito, nel quale si legge:
La Corte costituzionale fa divieto, in assenza di espressa autorizzazione, di riprodurre, estrarre copia, ovvero distribuire le informazioni testuali e gli elementi multimediali disponili sul sito per finalità commerciali.  
La licenza CC by sa infatti consente tranquillamente anche il riuso a fini commerciali.
Ergo, anche se si tratta di una fase "sperimentale" sarebbe opportuno aggiornare queste "note legali" onde evitare di creare ulteriore incertezza e confusione.

Pignoleria n. 3
Inoltre... vorrei cogliere l'occasione per riflettere sulla frase: "La voce "open data" del sito è attiva in via sperimentale."
Cosa significa? Che i dati li hanno rilasciati, ma in realtà non sono sicuri che sia la cosa giusta da fare? Che magari un giorno si pentono e tolgono la sezione dal sito?
Se così fosse (cosa per altro legittima, dato che il detentore dei diritti può sempre cambiare licenza alla sua opera), qualcuno dovrebbe spiegare a chi ha scritto quel disclaimer che comunque tutti coloro che nel frattempo hanno scaricato i dataset sulla base della licenza indicata, potranno continuare ad utilizzarli e soprattutto a ridiffonderli nel rispetto della stessa.

Come chiosa finale, tengo a fare una precisazione. In realtà la gestione dei diritti d'autore sulle informazioni di cui abbiamo qui discusso va riferita unicamente al database right (il famoso diritto sui generis), che agisce sull'organizzazione del database più che sui suoi contenuti. A livello di contenuti, infatti, se escludiamo le massime (che potrebbero essere considerate opere dell'ingegno a sè stanti coperte da un diritto d'autore o quantomeno un diritto connesso), sui testi dei provvedimenti della Corte Costituzionale NON C'E' ALCUN COPYRIGHT in virtù dell'art. 5 della legge 633/41; di conseguenza sono di pubblico dominio e quindi riutilizzabili liberamente anche senza una licenza che lo permetta espressamente.

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ADDENDUM del 24 aprile 2013
Questa mattina la pagina del sito della Corte Costituzionale in questione è stata modificata con l'aggiunta del link alla licenza. Sarà merito di questo articolo?
Dunque la licenza applicata è la Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia; ora non ci sono più dubbi.
Tuttavia resta la contraddizione con la pagina "note legali" (e forse ora si complica), nella quale ora compare la seguente dicitura:
La Corte costituzionale fa divieto, in assenza di espressa autorizzazione, di riprodurre, estrarre copia, ovvero distribuire le informazioni testuali e gli elementi multimediali disponili sul sito per finalità commerciali. Il riuso degli Open data disponibili sul sito è soggetto a licenza Creative Commons (CC BY SA 3.0).
Il senso sembra essere quello che la licenza si applica solo sui cosiddetti "open data" e non sul resto dei contenuti del sito. Domanda: ma se abbiamo detto che nella sezione open data c'è tutto il materiale pubblicato dalla Corte Costituzionale, com'è la questione?!? Boh.


3 commenti:

Brazilian ha detto...

"sono di pubblico dominio e quindi riutilizzabili liberamente anche senza una licenza che lo permetta espressamente."

... e senza la necessita' di condividere allo stesso modo (Share-Alike)...

Simone Aliprandi ha detto...

esatto Brazilian! anche la scelta dello share-alike è un po' una forzatura, o quantomeno un fronzolo poco utile nel concreto.

Simone Aliprandi ha detto...

Poi la procedura di licensing offerta da CC va oltre al semplice inserimento di un link; offre un codice html+rdf che rende più riconoscibile la pagina web e il regime di copyright ai motori di ricerca. Quindi non è proprio solo pignoleria da giurista. C'è una ripercussione concreta nella circolazione dell'opera in rete.