giovedì 24 febbraio 2011

La causa contro la Simpaticoni Editori: puntata 0

Riporto sotto forma di articolo per il blog la post-fazione del mio libro "Apriti standard!" uscito nell'autunno dell 2010 e disponibile online qui: www.aliprandi.org/apriti-standard.
Seguiranno -come promesso- aggiornamenti sulla vicenda.

Questo libro, uscito definitivamente ad ottobre 2010 per la casa editrice Ledizioni, in realtà avrebbe dovuto essere presentato in anteprima alla metà di giugno 2010 ed essere commercializzato nel catalogo di un “grande” editore italiano. Non è il caso citare di chi si tratti ma si consideri che è uno dei massimi editori italiani in fatto di editoria tecnica e scientifica: di seguito lo chiameremo simbolicamente “Simpaticoni Editore”.
Sono entrato in contatto con i responsabili della Simpaticoni Editore già nel marzo 2009 presentando la mia idea di pubblicazione e facendo presente fin dal nostro primo incontro che si sarebbe trattato di un libro da pubblicare con licenza Creative Commons, sia per un motivo etico (ovvero la coerenza con gli argomenti in esso trattati) sia per un motivo giuridico (dato che nel libro sarebbero comparse diverse parti già pubblicate con tale licenza).
I due responsabili della Simpaticoni Editore hanno fin da subito mostrato di sapere di cosa si trattava (cosa non così frequente fra gli editori italiani) e che la mia richiesta non avrebbe creato alcun problema. Anzi, uno di loro ha proposto di mantenere comunque una royalty a mio favore nonostante l'applicazione della licenza CC. Da ciò ho iniziato a pensare che queste persone non erano solo “simpaticoni” di nome ma anche simpatiche nella realtà. Ho anche iniziato a vedere un sogno realizzarsi: essere il primo italiano a portare il modello opencontent nell'editoria che conta, uscendo dalla nicchia delle piccole case editrici che fino a quel momento avevano sperimentato quel tipo di modello di gestione dei diritti d'autore.
Il libro è così entrato in lavorazione, portandomi via molto tempo e assorbendo molte delle mie risorse; ma nonostante i mesi trascorressero inesorabili, ogni volta che chiedevo di formalizzare quell'accordo verbale in un vero e proprio contratto di edizione che contemplasse l'applicazione della licenza CC, ricevevo risposte evasive e nello stesso tempo le classiche rassicurazioni del tipo: “non si preoccupi, stia tranquillo, prima pensiamo alla stesura del libro e poi formalizzeremo il tutto”. Anche se la mia parte più avvocatesca mi rimproverava e mi redarguiva spesso, sono andato avanti nel lavoro facendo affidamento su quelle loro rassicurazioni inviatemi in varie email.
A libro finito e pronto per l'impaginazione definitiva, con tanto di copertina già realizzata, codice ISBN già assegnato e presentazione già organizzata, ho chiesto di formalizzare finalmente l'accordo tanto atteso e tanto procrastinato. La risposta è stata qualcosa come: “ci spiace ma dai piani alti dell'azienda ci è stato comunicato che l'applicazione di una licenza CC è incompatibile con le policy della casa editrice. Dovremmo pubblicarlo con un normale copyright”.
Ovviamente sono stati inutili i miei tentativi di spiegare, anzi ribadire, il concetto per cui, arrivati a quel punto, ormai l'applicazione della licenza non era tanto un mio vezzo da autore idealista ma un onere giuridico (a meno di rieditare due interi capitoli e perdere altri mesi di lavoro). Nulla da fare; il no ricevuto era un no secco, incondizionato, confermato anche dopo una mia lettera di formale diffida.
Il sogno era finito e sono tornato di colpo alla grigia realtà dell'editoria italiana, particolarmente conservatrice, e innovatrice solo quando si tratta di presenziare a fiere e convegni in tema di nuove tecnologie.
Morale della favola: il libro è stato rieditato nuovamente per poter essere inserito nel catalogo di un'altra casa editrice, questa volta innovatrice davvero e non solo sulla carta (Ledizioni, che ringrazio per la disponibilità subito dimostrata); e nel frattempo mi sono attivato presso i miei legali per avviare un'azione legale per responsabilità pre-contrattuale contro la Simpaticoni Editore.

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Con piacere vedo che il giorno 26 aprile 2011 questo articolo è stato ripreso (ripubblicato e commentato) dall'interessante blog Scrittori in causa.

7 commenti:

Nunzia ha detto...

Ma O_O!
Che io sappia, un editore, di solito, s'informa su chi è l'autore, cosa ha pubblicato e altro; quindi, avrebbe già dovuto notare la presenza delle CC anche su altre opere, oltre che rendersi conto delle attività dell'autore, proprio su questo argomento.
E poi, mi sorge un altro dubbio: ancora che io sappia, il contratto autore-editore si firma subito e, se non subito, almeno quando si è sicuri che quel libro dovrà essere pubblicato. E non è allora che si specificano queste cose? O_O

Simone Aliprandi ha detto...

Cara Nunzia...
in realtà come in tutti gli accordi contrattuali c'è una fase di trattative precontrattuali nelle quali si cerca di raggiungere l'accordo che soddisfi tutte le parti. Il contratto vero e proprio è solo quello che viene stipulato formalmente.
Però nel corso delle trattative si può individuare una fase ideale in cui una delle parti inizia a nutrire un legittimo affidamento nel fatto che il contratto andrà a buon fine. Questo affidamento genera una responsabilità civile a carico delle altre parti, che sono tenute a risarcire il danno qualora dovessero deludere questa legittima aspettativa.
La causa di cui si parla è infatti una causa di responsabilità pre-contrattuale. Per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Responsabilit%C3%A0_precontrattuale

Davide Piazzoni ha detto...

Simone,
sarebbe veramente interessante ottenere un provvedimento sul tema. Facci sapere come va a finire!
A presto
Davide

Simone Aliprandi ha detto...

Sì. Anche se - si tegna presente - non si tratterebbe di un provvedimento in merito all'applicazione di una licenza CC ma solo ad un provvedimento inerente al campo della responsabilità pre-contrattuale. La causa sarebbe stata identica sia che si fosse trattato di una pubblicazione CC sia di una normale pubblicazione sotto full-copyright.

serena ha detto...

Pur avendo visto sfumare «[…] il sogno di essere il primo italiano a portare il modello opencontent nell'editoria che conta» puoi di certo considerarti un apripista di talento.

Grazie per quello che fai

Serena Turri

Marco Ravich ha detto...

Avresti dovuto ascoltare l'avvocato che è in te: "a parole" non si deve far nulla !

Al limite bastano anche le emails (meglio se certificate), usabili poi in eventuale sede processuale...

Fagli sborsare un bel risarcimento, così la prossima volta ci penseranno due volte !

Simone Aliprandi ha detto...

guarda... sono dell'idea che le cause civili servono appunto per ristorare un danno subito e non tanto per dare lezioni di vita. anche perchè - diciamocela tutta - in questi casi vale il detto "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".
credo che, qualora riuscissi a "fargli sborsare un bel risarcimento", nella loro testa non passerà mai l'idea che si sono comportati in modo scorretto e che dovrebbero modificare le loro policy, ma piuttosto si rafforzerà la convinzione di diffidare da autori rompipalle come me.