venerdì 16 ottobre 2020

La battaglia per l'open | Cap. 1 – La vittoria dell'open | Par. 6 – Conclusioni

LA BATTAGLIA PER L'OPEN: traduzione italiana curata da Simone Aliprandi del libro "The battle for open" di Martin Weller. Informazioni complete sul progetto di traduzione in questo post. Puoi suggerire miglioramenti nella traduzione aggiungendo un commento a questo post.


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Capitolo 1 – La vittoria dell'open

Paragrafo 6 – Conclusioni

La natura della vittoria dell’openness e le lotte successive possono essere spiegate con un esempio che riguarda il settore in cui la battaglia è forse più aspra, e cioè la pubblicazione Open Access. La esploreremo in dettaglio nel capitolo 3, ma un'anticipazione qui può essere utile per introdurre il tema di questo capitolo.
Il modello convenzionale di pubblicazione universitaria di norma vede gli accademici presentare, rivedere ed editare i loro scritti in modo gratuito, per poi darli ad editori privati che li vendono alle biblioteche in formato di raccolte. La maggior parte dei fondi per la ricerca che sta alla base di questi articoli e del tempo speso per produrli sono soldi pubblici, da qui la richiesta nell'ultimo decennio di renderli pubblicamente accessibili. Questa è diventata ormai la prassi per molti dei finanziatori della ricerca, e anche molti governi hanno adottato politiche Open Access a livello nazionale che stabiliscono che i risultati di studi finanziati con fondi pubblici siano messi a disposizione di tutti. Poi la pratica si è estesa a dati utili per la ricerca e alle pubblicazioni. La pubblicazione in Open Access è ad oggi la norma per molti professori universitari e non solo per coloro che potrebbero essere considerati come i primi sostenitori: un'indagine portata avanti da Wiley sui suoi autori ha scoperto che il 59% di loro aveva pubblicato su riviste Open Access (Warne, 2013).


In Gran Bretagna il report Finch del 2012 (Finch Group 2012) ha raccomandato che «ci sia una chiara politica a supporto delle pubblicazioni in Open Access o su riviste ibride, finanziata da APC, come metodo privilegiato di divulgazione della ricerca specialmente quando si tratta di fondi pubblici». APC sta per Article Process Charges: così è spesso chiamata la Gold road per l'Open Access, in cui gli autori (o più spesso i finanziatori della ricerca) pagano gli editori per mettere in Open Access un loro articolo. Ed è opposta alla Green road, in cui ci si autopubblica, o a alla Platinum road, cioè riviste dove non c’è l’APC.
Quello che possiamo vedere qui è un iniziale trionfo dell’openness: l'Open Access si è mosso dalla periferia al mainstream ed è diventato il metodo consigliato per pubblicare articoli di ricerca, ma allo stesso tempo il conflitto sulla realizzazione è evidente, così come lo sono le deviazioni dalle ambizioni open originarie. 
Il report Finch è stato criticato per aver cercato di proteggere gli interessi commerciali degli editori, e per non aver promosso l'uso di metodi come il Green o il Platinum Open Access (Harnad 2012). Inoltre il modello pay-to-publish ha visto la crescita di un numero di giornali di dubbia natura Open Access, che usano l'openwashing come mezzo per fare profitti ignorando la qualità degli articoli. Bohannon (2013) riferisce di un falso articolo che è stato accettato da 157 riviste Open Access, e ciò dimostra come il modello pay-to-publish crei uno stress differente sui filtri per la pubblicazione.
Le tensioni nel mondo delle pubblicazioni Open Access sono rappresentative di quelle presenti in tutti gli aspetti dell'openness nell'istruzione: i detentori hanno il legittimo diritto a mantenere lo status quo; girano somme di denaro importanti; l'approccio open permette l'ingresso di nuovi operatori nel mercato; l'etichetta open diventa uno strumento di marketing; ci sono tensioni per mantenere le parti migliori della pratica attuale non appena ci si sposta verso nuove pratiche. A guidare il tutto è la convinzione che il modello open sia l'approccio migliore, sia in termini di accesso che di innovazione. La Public Library of Science (PloS) per esempio ha interpretato l'Open Access come un mezzo per accedere gratuitamente al contenuto, ma ha anche usato l'approccio open per ripensare il processo di peer review e il tipo di articoli che si pubblicano, come il PloS Currents, che fornisce una rapida peer review su temi specifici (http://currents.plos.org/). 

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