domenica 27 aprile 2014

Simone Aliprandi, un faro nel buio. Una mia intervista per il blog NoSiae

Simone Aliprandi un faro nel buio. Intervista all'avvocato che ha reso il diritto d'autore una materia alla portata di tutti.

url originario: http://nosiae.blogspot.it/2014/04/simone-aliprandi-un-faro-nel-buio.html


Simone, due parole su di te: chi sei e di cosa ti occupi?
Potrei dire che sono “avvocato... ma non troppo”; nel senso che sono iscritto all'albo degli avvocati da ormai sette anni ma non sono il classico tipo incravattato e munito di valigetta che ogni giorno attraversa i corridoi dei tribunali e delle cancellerie. Mi occupo più che altro di consulenza legale e contrattuale in un ambito molto specialistico com'è quello del diritto della proprietà intellettuale e delle nuove tecnologie. Nello stesso tempo svolgo attività accademica come cultore della materia e come docente, tenendo regolarmente corsi e seminari e pubblicando articoli e monografie; dopo il conseguimento della laurea e del titolo professionale ho infatti vinto una borsa di dottorato di ricerca e ho potuto così approfondire i miei studi ulteriormente.

Come hai cominciato questo percorso?
Mi sono trovato alla facoltà di giurisprudenza quasi per inerzia, per poi scoprire che tra le tante materie noiose e asettiche ce n'era una dinamica e in pieno fermento (anche grazie al recente avvento della rivoluzione digitale), che incrociava perfettamente il mio interesse per il mondo della comunicazione e della creatività. In fondo, prima di diventare giurista, anch'io sono stato un musicista e fin dai tempi del liceo scrivo e mi occupo di comunicazione. E' così che ho scelto di fare una tesi sul diritto d'autore e più precisamente sulle licenze open e sul modello copyleft, tema che è stato per anni il mio “cavallo di battaglia” e che mi ha portato a fondare il Progetto Copyleft-Italia.

Ultimamente però sei molto attivo in rete sul tema della SIAE...
Sì. D'altronde sia l'attività professionale sia l'attività di docenza mi hanno portato sempre più ad approfondire l'aspetto forse più noioso ma anche più concreto del diritto d'autore: cioè quello dei rapporti con la SIAE, sia da parte degli autori sia da parte degli utilizzatori, e di tutti gli adempimenti burocratici connessi. D'altronde, anche se il campo d'azione del diritto d'autore è ben più ampio, molta gente identifica il diritto d'autore proprio con l'attività di intermediazione e di controllo della SIAE. E questo fa sì che la parola chiave “SIAE” risulti sempre particolarmente evocativa. A questo si aggiunga anche una buona dose di generale malcontento e di “dente avvelenato” relativo ai meccanismi del sistema SIAE (spesso non trasparenti e fuori dal tempo rispetto al mondo digitale), montato proprio in questi ultimi anni nella community delle produzioni indipendenti ed espresso attraverso i forum online e i social network.

Cosa pensi succederà? La SIAE verrà riformata o abolita?
Io tengo sempre a precisare che le attività di intermediazione e di controllo svolte da SIAE sono essenziali per il funzionamento del diritto d'autore. Tutti i paesi industrializzati hanno enti che si occupano di queste attività; ciò che si auspica è piuttosto che esse siano gestite in maniera più trasparente e più moderna rispetto a quanto fatto finora da SIAE. Non sarà facile riformare un ente così antico e così radicato nel tessuto burocratico italiano; ma credo che presto saremo costretti a farlo per conformarci a nuove direttive europee che mirano a creare un mercato della gestione dei diritti d'autore non più pensato solo su base nazionale. Tra l'altro, in questa legislatura pare ci sia un folto gruppo di parlamentari seriamente deciso a prendere in mano la questione. Staremo a vedere se sarà davvero la volta giusta.

Il futuro sta nelle licenze Creative Commons?
Beh, innanzitutto è importante precisare anche in questa occasione che Creative Commons non è necessariamente un'alternativa alla SIAE. Le licenze Creative Commons realizzano un modello disintermediato di gestione dei diritti d'autore: in altre parole l'autore decide di rilasciare al pubblico la propria opera applicandovi una licenza “open”; gli utenti leggono i termini della licenza e utilizzano l'opera secondo quanto prestabilito dall'autore. Questo è di certo un modello diverso rispetto a quello classico della cosiddetta “gestione collettiva”, nel quale gli autori affidano l'intermediazione dei diritti ad un apposito ente. In realtà questi due modelli, ad alcune condizioni, possono anche convivere, consentendo all'autore di gestire alcuni diritti attraverso l'applicazione di licenze open e altri diritti attraverso il mandato ad un apposito ente; ma per far questo è necessario ammorbidire alcune rigidità tipiche del sistema tradizionale.

Hai alcune pubblicazioni da segnalarci per iniziare ad avvicinarci a questi temi?
Buona parte delle mie pubblicazioni (libri e articoli) hanno un'ispirazione palesemente divulgativa e mirano a far conoscere al grande pubblico della rete i temi a me cari. Inoltre sono rilasciate tutte con licenze libere quindi le trovate senza problemi online cercando sul mio sito www.aliprandi.org. Vi invito anche a seguire il mio blog aliprandi.blogspot.it e le rubriche di cui mi occupo su altri siti (e comunque riprese nel blog). Infine, per chi volesse seguire delle mie videolezioni sul diritto d'autore e specificamente sulla SIAE, può guardare i filmati messi a disposizione sul sito www.copyright-italia.it. Lì c'è davvero tutto quello che può essere utile imparare.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ed al "faro nel buio" vorrei proprio rivolgere una domanda (sperando sia pertinente)

che è questa:

se ben interpreto la legge sul diritto d'autore, i 70 (una volta 50, sob!) anni che devono decorrere dal momento della morte dell'autore perché le sue opere cessino di sottostare al copywrong (io lo chiamo copywrong perché è altamente WRONG l'imposizionedi un lasso temporale così lungo per la pubblicodominizzazione, specie quandi gli studi del professor Rufus Pollock di Oxford dimostrano che il copywrong per essere right deve durare 15 anni) ed entrino nel pubblico dominio, si riferiscono ad opere GIÀ EDITE, quindi un'opera manoscritta NON PUBBLICATA durante la vita dell'autore, non è di pubblico dominio ma lo diviene solo dopo 25 anni (mi pare) dalla sua prima pubblicazione dopo la morte dell'autore (es: l'opera manoscritta inedita di un autore morto nel 1930, se pubblicata nel 2000, sarà di pubblico dominio nel 2026, mi corregga se sbaglio).

Ma se un editore volesse farlo, potrebbe prendere questo manoscritto e pubblicarlo adottando una licenza creative commons Public Domain Mark 1.0? annullando di fatto i 25 anni di copywrong per quell'opera?

non sono esperto di questi argomenti e mi scuso per le bestialità eventuali