lunedì 9 dicembre 2013

Recupero crediti: utili suggerimenti per contrastare la richiesta di pagamento

Articolo uscito su LaLeggePerTutti People l'8 dicembre 2013. Leggilo qui

A volte capita di essere contattati da agenzie di recupero crediti per somme che non sempre sono dovute; se non ci si trova preparati, si rischia di essere vittime della propria ingenuità e di farsi qualche autogol. Ecco alcuni consigli su come comportarsi.


Premettiamo subito una cosa: i debiti vanno pagati, non vi è dubbio. Ma vanno pagati solo quando effettivamente dovuti. Capita spesso, infatti – specie quando si ha a che fare con gestori di servizi noti per la poca trasparenza e caoticità nella gestione dei clienti – di ricevere fatture immotivate, gonfiate, per servizi non richiesti o non più attivi. In quei casi è legittimo e sacrosanto opporre la più strenua resistenza.
Ahimè, se l’azienda è sempre stata confusionaria nella gestione delle bollette, probabilmente lo sarà anche nell’eventuale fase di enforcement del proprio infondato credito.
Ecco dunque alcuni suggerimenti su come comportarsi nel caso di spiacevoli casi come questi.

Primo passo: contestare l’addebito
Appena verificato che il pagamento che vi viene richiesto in realtà non è dovuto, dovete premurarvi di contestarlo per iscritto. Potete usare una lettera raccomandata, un fax o un messaggio PEC; l’importante è che abbiate ricevuta della spedizione. Nel testo della contestazione è sufficiente fare chiaro riferimento al documento da cui risulta l’addebito e, appunto, dichiarare di volerlo contestare includendo una motivazione anche sintetica. Sui siti delle principali associazioni di tutela dei consumatori è possibile scaricare alcuni semplici modelli.

Verificare se vi è stata la costituzione in mora
A pagina 2 del manuale delle obbligazioni e dei contratti ogni studente del primo anno di giurisprudenza apprende un principio essenziale del diritto civile: qualsiasi azione per ottenere il pagamento di un credito ha inizio con la costituzione in mora del debitore. Essa consiste nella richiesta fatta per iscritto al debitore di adempiere l’obbligazione entro un termine perentorio. Normalmente viene effettuata con raccomandata AR o, di recente, con messaggio PEC, in modo da avere garanzia dell’effettivo ricevimento da parte del debitore nonché prova con data certa.
In parole povere, la costituzione in mora è l’atto con cui il creditore comunica formalmente al debitore che da quel momento “non si scherza più” e iniziano a prodursi una serie di conseguenze giuridiche per il ritardo nel pagamento.
Dunque, in mancanza di una costituzione in mora fatta con tutti i crismi previsti dal diritto, non è il caso di agitarsi.

Mai fornire dati che potrebbero essere utilizzati contro di noi
Nel caso di crediti relativi a servizi telefonici, spesso accade che l’azienda (presunta) creditrice inizi ad effettuare solleciti telefonici, chiamandovi sul numero in loro possesso. D’altronde quello è il contatto a loro disposizione e anche quello più diretto. I toni di queste telefonate non sono sempre cortesi e in alcuni casi diventano intimidatori. Innanzitutto è fondamentale non lasciarsi intimorire.
Poi è importante non fornire al telefono informazioni che potrebbero agevolare l’attività di recupero crediti. Ad esempio: “Ci risulta un debito a suo carico relativo a… Se ci dice il suo attuale indirizzo le spediamo la documentazione, così può visionare il tutto. E se ha un numero di fax, ancora meglio; così le possiamo spedire il tutto anche in giornata”.
Fornire questi dati è un autogol madornale, poiché con essi il presunto creditore ha la strada spianata per notificarci una lettera di messa in mora, o in futuro un decreto ingiuntivo. Chiunque ha fatto un po’ di pratica forense sa che buona parte del lavoro degli studi legali comprende la ricerca dell’effettivo domicilio del debitore. Quindi, lasciamo che siano gli altri a darsi da fare per rintracciare i recapiti del debitore.
Inoltre, ci sarebbe anche una questione di privacy. Dunque potete serenamente concludere la telefonata dicendo: “Mi spiace, ma non ritengo di dovervi fornire queste informazioni”.

Teniamo presente i costi fissi di una causa

Infine, un suggerimento che solo chi ha fatto un po’ di pratica forense può darvi. Avviare una causa di fronte a un giudice civile ha dei costi fissi relativi al contributo unificato, alla marca da bollo e ad eventuali spese di notifica dell’atto introduttivo. Tali costi sono variabili a seconda del giudice adito e del valore della causa, tuttavia ad oggi non possono essere inferiori a 62 euro (cioè 37 euro di contributo unificato più 25 euro di marca da bollo); si tratta in sostanza di un “balzello” imposto dalla legge per scoraggiare le cause di entità ridotta e per finanziare l’attività dei tribunali. Nonostante il diritto preveda che tali spese processuali siano poste a carico della parte soccombente e quindi che il giudice disponga di rifonderle, è comunque colui che avvia la causa a doverle anticipare. Il che rende davvero improbabile che qualcuno abbia realmente voglia di agire in giudizio per una somma inferiore o pari ai 62 euro dovuti allo Stato per l’iscrizione a ruolo della causa, ai quali poi, tranne nel caso in cui l’attore decida di non farsi assistere da un avvocato (è possibile per cause di valore limitato), dovranno essere aggiunti gli onorari dell’avvocato.
Premettiamo subito una cosa: i debiti vanno pagati, non vi è dubbio. Ma vanno pagati solo quando effettivamente dovuti. Capita spesso, infatti – specie quando si ha a che fare con gestori di servizi noti per la poca trasparenza e caoticità nella gestione dei clienti – di ricevere fatture immotivate, gonfiate, per servizi non richiesti o non più attivi. In quei casi è legittimo e sacrosanto opporre la più strenua resistenza.

Ahimè, se l’azienda è sempre stata confusionaria nella gestione delle bollette, probabilmente lo sarà anche nell’eventuale fase di enforcement del proprio infondato credito.
Ecco dunque alcuni suggerimenti su come comportarsi nel caso di spiacevoli casi come questi.

Primo passo: contestare l’addebito
Appena verificato che il pagamento che vi viene richiesto in realtà non è dovuto, dovete premurarvi di contestarlo per iscritto. Potete usare una lettera raccomandata, un fax o un messaggio PEC; l’importante è che abbiate ricevuta della spedizione. Nel testo della contestazione è sufficiente fare chiaro riferimento al documento da cui risulta l’addebito e, appunto, dichiarare di volerlo contestare includendo una motivazione anche sintetica. Sui siti delle principali associazioni di tutela dei consumatori è possibile scaricare alcuni semplici modelli.

Verificare se vi è stata la costituzione in mora
A pagina 2 del manuale delle obbligazioni e dei contratti ogni studente del primo anno di giurisprudenza apprende un principio essenziale del diritto civile: qualsiasi azione per ottenere il pagamento di un credito ha inizio con la costituzione in mora del debitore. Essa consiste nella richiesta fatta per iscritto al debitore di adempiere l’obbligazione entro un termine perentorio. Normalmente viene effettuata con raccomandata AR o, di recente, con messaggio PEC, in modo da avere garanzia dell’effettivo ricevimento da parte del debitore nonché prova con data certa.
In parole povere, la costituzione in mora è l’atto con cui il creditore comunica formalmente al debitore che da quel momento “non si scherza più” e iniziano a prodursi una serie di conseguenze giuridiche per il ritardo nel pagamento.
Dunque, in mancanza di una costituzione in mora fatta con tutti i crismi previsti dal diritto, non è il caso di agitarsi.

Mai fornire dati che potrebbero essere utilizzati contro di noi
Nel caso di crediti relativi a servizi telefonici, spesso accade che l’azienda (presunta) creditrice inizi ad effettuare solleciti telefonici, chiamandovi sul numero in loro possesso. D’altronde quello è il contatto a loro disposizione e anche quello più diretto. I toni di queste telefonate non sono sempre cortesi e in alcuni casi diventano intimidatori. Innanzitutto è fondamentale non lasciarsi intimorire.
Poi è importante non fornire al telefono informazioni che potrebbero agevolare l’attività di recupero crediti. Ad esempio: “Ci risulta un debito a suo carico relativo a… Se ci dice il suo attuale indirizzo le spediamo la documentazione, così può visionare il tutto. E se ha un numero di fax, ancora meglio; così le possiamo spedire il tutto anche in giornata”.
Fornire questi dati è un autogol madornale, poiché con essi il presunto creditore ha la strada spianata per notificarci una lettera di messa in mora, o in futuro un decreto ingiuntivo. Chiunque ha fatto un po’ di pratica forense sa che buona parte del lavoro degli studi legali comprende la ricerca dell’effettivo domicilio del debitore. Quindi, lasciamo che siano gli altri a darsi da fare per rintracciare i recapiti del debitore.
Inoltre, ci sarebbe anche una questione di privacy. Dunque potete serenamente concludere la telefonata dicendo: “Mi spiace, ma non ritengo di dovervi fornire queste informazioni”.

Teniamo presente i costi fissi di una causa
Infine, un suggerimento che solo chi ha fatto un po’ di pratica forense può darvi. Avviare una causa di fronte a un giudice civile ha dei costi fissi relativi al contributo unificato, alla marca da bollo e ad eventuali spese di notifica dell’atto introduttivo. Tali costi sono variabili a seconda del giudice adito e del valore della causa, tuttavia ad oggi non possono essere inferiori a 62 euro (cioè 37 euro di contributo unificato più 25 euro di marca da bollo); si tratta in sostanza di un “balzello” imposto dalla legge per scoraggiare le cause di entità ridotta e per finanziare l’attività dei tribunali. Nonostante il diritto preveda che tali spese processuali siano poste a carico della parte soccombente e quindi che il giudice disponga di rifonderle, è comunque colui che avvia la causa a doverle anticipare. Il che rende davvero improbabile che qualcuno abbia realmente voglia di agire in giudizio per una somma inferiore o pari ai 62 euro dovuti allo Stato per l’iscrizione a ruolo della causa, ai quali poi, tranne nel caso in cui l’attore decida di non farsi assistere da un avvocato (è possibile per cause di valore limitato), dovranno essere aggiunti gli onorari dell’avvocato.
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