venerdì 26 febbraio 2016

Il caso Aliprandi vs Franco Angeli sulle Creative Commons entra nella letteratura scientifica

La copertina del fascicolo in cui
compare l'articolo
Scopro con viva e vibrante soddisfazione (cit.) che Roberto Caso (professore associato presso l'Università di Trento nonché uno dei più brillanti studiosi italiani nell'ambito del diritto delle nuove tecnologie e della proprietà intellettuale) ha pubblicato un breve articolo di commento della sentenza che mi ha visto parte attrice contro la casa editrice Franco Angeli per una diatriba giudiziale legata alla pubblicazione del mio libro "Apriti standard!" (vedi le puntate precedenti).
L'articolo è uscito per la nota rivista "Il diritto dell'informazione e dell'informatica" (v. 31, n. 2, 2015, p. 322-326) edita da Giuffré ed è intitolato "Il debutto in sordina delle licenze Creative Commons: questioni di responsabilità precontrattuale". Questa pubblicazione, essendo in una delle più prestigiose riviste di settore, fa sì che questa vicenda assuma una ben più ampia visibilità anche all'interno della comunità scientifica dei giuristi attenti a questi temi; e per questo non posso far altro che ringraziare il professor Caso.

Percorrendo brevemente l'ottimo articolo, ecco come viene ricostruito il fatto:
L’attore in qualità di autore di un libro aveva instaurato trattative con una nota casa editrice italiana manifestando fin da subito l’esigenza e la volontà di pubblicare l’opera con una licenza CC. L’editore sembrava accedere alle richieste dell’autore e spediva allo stesso un contratto standard che veniva appositamente modificato con l’obiettivo di autorizzare l’uso della licenza CC. Successivamente l’autore rispondeva via email “suggerendo” un’ulteriore modifica. A quel punto l’autore riteneva accettata la controproposta e concluso il contratto, richiedendo però la formalizzazione per iscritto del medesimo. 
Tuttavia (come avevo già avuto modo di raccontare nei miei precedenti articoli) dopo lunghe attese e dopo altre scarne comunicazioni, improvvisamente
l’editore comunicava l’intenzione di non procedere alla pubblicazione per incompatibilità tra la strategia di pubblicazione della casa editrice basata sulla cessione dei diritti economici (all’editore stesso) e la licenza CC. A quel punto l’attore – peraltro giurista esperto della materia del diritto d’autore e delle licenze CC – citava in giudizio l’editore per violazione dell’obbligo di correttezza nelle trattative precontrattuali.
A livello invece di analisi delle questioni giuridiche emergenti (paragrafo 3 dell'articolo), viene posto il focus sul nodo centrale della vicenda: quello della responsabilità precontrattuale dovuta ad una interruzione delle trattative che, anche agli occhi del giudice, appare arbitraria in quanto unicamente giustificata da una poco chiara impossibilità da parte dell'editore di applicare una licenza Creative Commons all'opera.
Il giudice ritiene che le trattative fossero sicuramente connotate da serietà tale da ingenerare il legittimo affidamento dell’autore nella conclusione del contratto di edizione [...].L’interruzione delle trattative appare arbitraria soprattutto se riconnessa alla richiesta dell’autore di far uso di una licenza CC per la distribuzione al pubblico dell’edizione digitale. In realtà, un’associazione interessata alla materia trattata nel volume aveva dichiarato di voler procedere alla sponsorizzazione del volume. Dal che si deduce che il modello di business era praticabile e il contratto di edizione avrebbe avuto una solida causa: l’editore poteva contare sulla remunerazione corrisposta dallo sponsor.
Infine, come conclusione del suo utile commento, Caso sottolinea che l'interesse teorico-dottrinale per questa sentenza risiede nella fattispecie in sé. Essa infatti
dimostra che le licenze Creative Commons stanno diventando una realtà di notevole e diffusa importanza. In particolare, nel campo dell’editoria scientifica le CC assumono un valore strategico rappresentando una delle leve per l’attuazione del principio dell’Open Access.

martedì 23 febbraio 2016

ConfSL 2016 a Palermo a fine giugno: occhio alla call for papers

Sono onorato per essere stato inserito nel comitato scientifico della IX Conferenza sul Software Libero (ConfSL 2016), che si terrà a Palermo dal 24 al 26 Giugno 2016 e che da anni rappresenta uno dei principali appuntamenti nazionali sui temi delle tecnologie open.

Ecco la lista completa dei membri del comitato scientifico (disposti senza ordine alcuno), che vede nomi di indubbio prestigio nel panorama nazionale:
Alessandro Rubini (presidente), Vincenzo Bruno, Roberto Guido, Marco Ciurcina, Stefano Zarchiroli, Angelo Raffaele Meo, Simone Aliprandi, Giancarlo De Gregorio, Marco Lombardo, Flavia Marzano, Nanni Bassetti, Lorenzo Faletra, Luca Feroni, Andreas Tsanos, Daniele Scasciafratte, Sonia Montegiove, Italo Vignoli, Alessandro Bruno, Vincenzo Virgilio.

La conferenza si struttura in un'unica sessione plenaria (divisa sui tre giorni) e su varie sessioni parallele monotematiche, gestite direttamente dalle community più attive in questo settore.
Approfitto per ricordare che la Call for papers per partecipare come relatori all'evento scade tra pochi giorni (il 25 febbraio). Tutte le istruzioni per la submission sono disponibili sul sito ufficiale.

lunedì 22 febbraio 2016

L'oscuro sistema dei controlli SIAE, dalla voce di un ex mandatario (parte 2)

Attraverso il gruppo Facebook “Mandatari SIAE revocati” ho intercettato Riccardo Gattuso, ex mandatario SIAE per la circoscrizione di Albano Laziale dall'anno 1989 all'anno 2014, nonché membro molto attivo all'interno del gruppo. Ho pensato dunque di chiedere a lui alcune conferme in merito a quanto emerso in questi mesi sul tema dei controlli SIAE (si vedano le varie notizie segnalate qui) e partendo in particolare dall’episodio dell’Oratorio di Monza a Capodanno (che ha creato un certo clamore mediatico). 
Le opinioni espresse da Riccardo Gattuso nel rispondere alle mie domande rispecchiano il suo personale punto di vista.  

[Nota: L'intervista consta di dieci domande totali. In questo post si trovano le domande dalla sesta in poi; il resto è stato pubblicato in un precedente post.]

**ADDENDUM: questa intervista è stata ripresa e commentata nell'articolo “Forti con i forti, debolissimi con i deboli”: la Siae mette una toppa peggiore del buco uscito il giorno successivo su MySolutionPost.it.**


7) Non c'è il rischio che così i mandatari e gli incaricati al controllo subiscano una delegittimazione del loro ruolo?
Certo che questo rischio c’è, come ritengo pure che una SIAE che potremmo definire di serie A ed una che potremmo definire di serie B, mi riferisco alla contrapposizione tra dipendenti SIAE e mandatari SIAE, sia di fatto già abbastanza delegittimante di suo. Pensi: soggetti che fanno lo stesso lavoro, che hanno le stesse mansioni, che sottostanno allo stesso codice di comportamento(premessa ed ambiti applicativi) del personale, con inquadramenti INPS nettamente diversi…

8) Quali sono i criteri con cui SIAE sceglie i mandatari?
Negli ultimi anni per diventare mandatario bisogna partecipare a quello che SIAE definisce “Selezione o interpello”, cioè, se non erro, una serie di prove scritte ed orali. Le posso dire però che, anche suoi autorevoli colleghi, hanno ritenuto dette selezioni “poco trasparenti”.
Infatti gli ultimi interpelli, non se ne conosce né capisce il motivo, sono rimasti “aperti” solo per pochi giorni. Sui bandi è possibile rilevare indicazioni come:
a) la valutazione sarà compiuta in forma riservata;
b) il presente avviso non comporta offerta al pubblico, né sollecitazione ad offrire, né ancora potrà avere valore vincolante per la Società che resta libera di interrompere, modificare o variare la selezione stessa ovvero comunque di non selezionare alcun candidato; il tutto senza che ne possa conseguire diritto alcuno in favore dei candidati;
c) non verrà formata una graduatoria finale, né prevista una data a decorrere dalla quale è destinata ad operare l’assegnazione.
Il regolamento delle selezioni prevede che, in alcuni, casi i mandatari in servizio siano addirittura esclusi dalla partecipazione all’interpello/selezione. Di fatto SIAE in questo modo praticamente dice: tu Tizio mandatario della Città X, con magari 15 o 20 anni di servizio e conseguente conoscenza della materia e degli standard operativi, non sei adeguato per fare il mandatario della Città Y. Io SIAE preferisco mandarci Caio che, per l’evidente unicità della figura del mandatario, non può avere nessuna esperienza preventiva.
Capita che questi novelli mandatari vengano proiettati sul territorio dopo appena 2/3 mesi di corso, generando tutta una serie di criticità come potrà ben immaginare. Inoltre sembra che alcuni uffici siano stati assegnati senza essere stati inseriti a concorso mentre è certo che siano stati  inseriti a concorso quando erano ancora assegnati ad altro mandatario ancora in servizio e non in età pensionabile. Tengo a precisare che ho conoscenza di questi fatti perché sono segretario del Sindacato Autonomo dei Mandatari SIAE,  l’unico sindacato che non ha inteso sottoscrivere l’ormai famoso (per i mandatari) protocollo di intesa 2011 e per questo escluso dal tavolo delle trattative.
Approfondisci sul libro
SIAE: funzionamento
e malfunzionamenti



9) Nei recenti articoli e comunicati, la dirigenza SIAE ha dichiarato che la loro politica per quanto riguarda i controlli è quella del “forti con i forti, debolissimi con i deboli”. Dalla sua ottica di ex mandatario, trova che sia davvero così? Il principio vale anche nei rapporti con i mandatari?
A tal proposito mi lasci raccontare una storia che fa abbastanza riflettere. Circa due anni or sono l’ex collega di Terracina (dopo circa 27 anni di onorato servizio) si recava a Roma per rappresentare l’enorme disagio economico e psicologico causato dal modestissimo gettito della sede mandataria gestita. Implorava, in un momento di ristrutturazione della rete territoriale, con decine di uffici a “concorso” (interpello o selezione che dir si voglia), che gli venisse affidata una nuova e più remunerativa circoscrizione; eventualità, tra l’altro, espressamente prevista dal contratto nazionale in essere. La SIAE negava ogni possibilità ed il collega, allo stremo delle forze fisiche, psichiche ed economiche, qualche mese dopo, dopo aver trattenuto circa 30.000 € (egli infatti era creditore nei confronti dell’Ente di una somma di circa 70.000 € accumulata a titolo di Indennità di Fine Mandato) per rifondere i debiti accumulati, decideva di suicidarsi, non prima di aver notiziato la SIAE del prelievo.  Per fortuna veniva salvato dai medici e dopo tre giorni di coma poteva riabbracciare i propri familiari. Il direttore generale come tutta risposta, mentre il collega era ancora sotto terapia di psicofarmaci, gli revocava l’incarico. Ma non finisce qui. Il sottoscritto organizzava una raccolta di oblazioni tra mandatari e personale dipendente per aiutare il collega, che letteralmente non aveva di che mangiare, ed invitava anche il d.g. e tutta la dirigenza a partecipare. Molti colleghi contribuirono, ma dal “paladino dei deboli” e dai suoi illustri colleghi non arrivò nemmeno un centesimo. Inoltre SIAE ritenne di applicare una penale di circa 25.000 € all’ex collega, reo, a loro avviso, di non aver riconsegnato con prontezza parte degli archivi. Corre l’obbligo di dire che alla fine il Tribunale di Latina ha dato ragione al collega e lo stesso mi riferisce che la somma trattenuta è stata pignorata dal conto corrente della SIAE ed è in attesa che gli venga restituita. Trovo l’accaduto profondamente vergognoso; altro che “debolissimi con i deboli”!

10) Nel 2013 la direzione generale della SIAE ha diffuso una circolare intitolata “Istruzioni operative propedeutiche all’attivazione del processo di recupero crediti autorali" (vedi il documento) che era già stata oggetto di dure critiche da parte del collega Scorza sul IlFattoQuotidiano.it. Cosa ne pensa?
La circolare, tra le varie cose, dettava istruzioni su come, in fase di controllo sui cosiddetti abbonamenti strumenti meccanici, "glissare" sul fatto che nel corso del controllo non fosse stata individuato il diritto d'autore che si riteneva evaso. Veniva invece reiterata l’istruzione sul fatto che l'importo del diritto  che si riteneva non corrisposto, non figurasse su nessuno dei documenti redatti. Può accadere, nella contestazione dei c.d. strumenti meccanici, che:
  • SIAE o chi per lei compila un atto anche quando non è stata riscontrato l'effettivo abusivo utilizzo di diritto d'autore tutelato dall’Ente (ad esempio controlli effettuati nel corso di  partite ed incontri sportivi in genere, telegiornali, tribune politiche, talk show, utilizzo di repertorio non tutelato, utilizzo di repertorio di pubblico dominio, prodotti con licenza Creative Commons, diritti di autori appartenenti a paesi che non hanno il c.d. rapporto di reciprocità, ecc). 
  • Dell'atto, sino al mese di ottobre 2015, non veniva rilasciata alcuna copia all'esercente (gli atti elevati per fattispecie diverse dagli strumenti meccanici a tutt’oggi non vengono rilasciati in copia), in contrasto con le più elementari regole di trasparenza, tutela, rispetto e… buonsenso. Nell'atto non viene comunque indicato né l'importo che si ritiene evaso, né gli estremi legislativi (la legge 633/41 comprende ben 206 articoli!), né le modalità per un’eventuale ricorso. E’ successo che alcuni “ispettori” modificavano successivamente gli atti; mi risulta che denunce siano state inoltrate in tal senso. 
  • Negli atti successivi (quelli d’ufficio) viene conteggiato il diritto d'autore su base annua, anche se esistono specifiche tabelle giornaliere, trasformando, di fatto, ipotesi dell'Ente sul futuro utilizzo degli strumenti meccanici riscontrati, in certezze assolute di credito. 
  • SIAE provvede a tentare un recupero bonario (raccomandata/diffida).
  • In caso di esito infruttuoso, emette "attestato di credito" in forza dell'art. 164 della legge 633/41, ovvero un atto che ha già valore esecutivo. Interessante sarebbe interrogarsi su questa particolare possibilità che lo Stato Italiano ha pensato di dare a SIAE per tutelare interessi esclusivamente privati, in considerazione anche del fatto che il nuovo statuto ha trasformato l'Ente in qualcosa di simile ad una società per azioni, dove una cinquantina di grandi autori con i loro incassi possono esprimere voti equivalenti a più di centocinquanta volte (sic!) l'intera base associativa (che consta di circa 90.000 associati)!
  • Quasi mai vengono inoltrate le dovute denunce penali, espressamente previste dalla vigente normativa.
Mi domando se, dal punto di vista giuridico, la procedura descritta non comprenda elementi di illegittimità.

[FINE DELL'INTERVISTA]

domenica 21 febbraio 2016

L'oscuro sistema dei controlli SIAE, dalla voce di un ex mandatario (parte 1)

Attraverso il gruppo Facebook “Mandatari SIAE revocati” ho intercettato Riccardo Gattuso, ex mandatario SIAE per la circoscrizione di Albano Laziale dall'anno 1989 all'anno 2014, nonché membro molto attivo all'interno del gruppo. Ho pensato dunque di chiedere a lui alcune conferme in merito a quanto emerso in questi mesi sul tema dei controlli SIAE (si vedano le varie notizie segnalate qui) e partendo in particolare dall’episodio dell’Oratorio di Monza a Capodanno (che ha creato un certo clamore mediatico). 
Le opinioni espresse da Riccardo Gattuso nel rispondere alle mie domande rispecchiano il suo personale punto di vista. 


[Nota: L'intervista consta di dieci domande totali. In questo post si trovano le prime sei; il seguito è disponibile in quest'altro post.]

**ADDENDUM: questa intervista è stata ripresa e commentata nell'articolo “Forti con i forti, debolissimi con i deboli”: la Siae mette una toppa peggiore del buco uscito il giorno successivo su MySolutionPost.it.**

1) Cosa ne pensa delle recenti dichiarazioni dei vertici SIAE sulla vicenda di Monza?
Innanzitutto tengo a precisare che il nostro gruppo Facebook è un importante punto di riferimento non solo per i mandatari revocati, ma anche per quelli ancora in servizio e per l’utenza, che si rivolge spesso a noi per meglio comprendere determinati meccanismi.
Detto questo, ritengo che quella di Monza sia una situazione molto triste.
Trovo, infatti, difficile comprendere i comportamenti della SIAE: non mi risulta che l'Ente abbia mai ritenuto voler prendere un indirizzo e conseguentemente dettare istruzioni specifiche alla rete territoriale sulle previsioni dell'art. 15 della legge 633/41. Anzi: immagini che addirittura uno dei motivi che hanno determinato la mia revoca consisteva nel fatto che avevo applicato un compenso più basso, ma espressamente previsto da specifica tabella, per un evento, operando la considerazione che il gestore del locale, in occasione del proprio matrimonio, organizzava un intrattenimento nel proprio locale che, guarda caso, corrispondeva anche alla sua residenza (si trattava di una villa dove venivano praticati eventi ed attività di bed and breakfast). 

2) Quindi l’episodio di Monza è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più antico legato a come la SIAE gestisce i controlli sul territorio...
Approfondisci sul libro
SIAE: funzionamento
e malfunzionamenti
In effetti sì. Mi risulta che tutt’oggi l’Ente solleciti continuamente i mandatari affinché assicurino un costante presidio del territorio (e la mancata attuazione di un presidio “stringente” è stata anche motivo di revoca del mandato); l'atto di constatazione, redatto dal mandatario (in questo caso sembrerebbe a seguito di una relazione di cui bisognerebbe verificare la completezza e regolarità) doveva essere validato dal personale della competente sede territoriale che ne avrebbe sancito la regolarità. Interessante sarebbe poi conoscere i compensi applicati dal mandatario e se questi trovano un riscontro tabellare o se sono stati applicati a seguito di precise istruzioni. Mi risulta inoltre che l’Ente, in corrispondenza di fine anno, abbia inviato istruzioni in tal senso, indicando un compenso minimo da applicare per le feste di capodanno organizzate da soggetti non associati, dando istruzione di modificare manualmente i minimi proposti di default dal sistema informativo. Mi spiego meglio: i minimi normali per il ballo durante l’anno sono circa 52 €, ma per i cosiddetti “veglioni” (che vorrà dire poi?) di Capodanno i minimi possono più che triplicarsi, arrivando a 176 €. I sistemi, giustamente, propongono i minimi giusti (cioè a 52 €), e il mandatario deve modificarli manualmente.

3) Questo in effetti fa riflettere in merito al livello di discrezionalità con cui vengono applicate le norme da parte di SIAE in fatto di controlli…
La legge non prevede esenzione dal pagamento del diritto d’autore per i circoli, e le associazioni ecc., anche se in passato, esistevano delle specifiche riduzioni proprio per gli oratori. Nel caso il mandatario monzese abbia applicato un compenso diverso da quello previsto per gli enti associativi (come sembrerebbe facesse sottintendere il Direttore Generale in uno degli articoli che mi è capitato di leggere) bisogna ragionare su quanto sia lecito invece applicare compensi in convenzione per una manifestazione abusiva per la quale ai sensi della Legge 633/41 doveva essere addirittura presentata alle competenti autorità una regolare notizia di reato.
Sempre gli organi di stampa riportavano addirittura come il direttore di sede di Milano sia stato sospeso per questa faccenda. Mi chiedo mai cosa abbia potuto combinare considerato che la pratica è stata portata avanti da un lavoratore autonomo (tale è -ad oggi- il mandatario). Ho letto anche dichiarazioni che asserivano come sarebbero state adottate sanzioni disciplinari per il mandatario. Anche qui mi incuriosisce l’aspetto giuridico della sanzione disciplinare inflitta dall’Ente al lavoratore autonomo e capire in cosa il mandatario abbia sbagliato. Spero ce lo spieghi il direttore generale….

4) L’atteggiamento della dirigenza SIAE sembra dunque quello di scaricare buona parte della responsabilità delle “magagne” (e del relativo danno di immagine) sulla categoria dei mandatari. Mi conferma questa percezione?
Il direttore generale Blandini, sempre sugli articoli che mi è capitato di leggere, sembra addirittura "bullarsi" dell'allontanamento di circa 100 agenti mandatari negli ultimi anni, sollevando, con le dichiarazioni riportate dagli organi di stampa, gravose ombre sul comportamento della totalità degli stessi. Sarebbe più completo e doveroso sottolineare come SIAE sia stata investita, mai come in questi ultimi tempi, da cause di lavoro intentate proprio dai predetti mandatari, a dimostrazione che se di ombre si parla, queste si proiettano anche e forse soprattutto dalla parte dell'Ente. 

5) Dunque in sostanza SIAE preferirebbe non perseguire penalmente la violazione dei diritti d'autore anche quando la legge prevede chiare fattispecie di reato, per poter sfruttare l'eventualità di un procedimento penale come uno spauracchio da sbandierare solo in alcune occasioni; una sorta di “spada di Damocle” da sfoderare solo nei casi più gravi. Secondo lei è uno scenario credibile?
Non so dirle se i motivi per cui non vengono fatte le denunce siano da addursi alla ipotizzata “spada di Damocle” o ad altri motivi quali, ad esempio, incuria, ignoranza della materia, scelta politica per non amplificare la già negativa percezione dell’Ente SIAE, tentativo di non ingolfare ulteriormente i Palazzi di Giustizia, timore che una norma allo stesso tempo tanto “pesante” quanto “importante” per la tutela del diritto di autore possa venir (a mio avviso giustamente) cancellata, o chi più ne ha più ne metta. Certo è che gran parte del contenzioso autorale SIAE degli ultimi venticinque anni, dall’idea che mi sono fatto a seguito di uno studio della fattispecie, è falsato da tutta una serie di elementi che ne dovrebbero comportare quantomeno la decadenza. Come certo è che tra i motivi di revoca di un ex collega, veniva contestato il fatto di aver proceduto ad effettuare le denunce senza la preventiva autorizzazione della SIAE. In sostanza, revocato dall’incarico per aver adempiuto ad un obbligo di legge! 

6) Ma quindi stiamo dicendo che è la stessa SIAE a fornire indicazioni ai mandatari e agli incaricati del controllo affinché facciano denuncia di reato solo in alcuni casi?
Non è proprio così: fino a quando io ero in servizio la SIAE non forniva infatti alcuna istruzione al riguardo, come non forniva i prestampati per effettuare i processi verbali. La contestazione di Monza si basa su una “relazione” ovvero un atto redatto da un accertatore esterno alla SIAE, incaricato dal mandatario. Tale “relazione” dovrebbe essere stata trasformata successivamente, dal mandatario, in un atto interno di natura civilistica denominato “Atto di Constatazione”. L’atto di constatazione è, appunto, un “atto interno”, non previsto da alcuna norma di legge a quanto io sappia. Non mi sembra, tra l’altro, che successivamente alla mia revoca sia cambiato qualcosa.



venerdì 19 febbraio 2016

Gestione collettiva e problemi del modello SIAE: seminario a Trento

Il Prof. Roberto Caso e la Dott.ssa Valentina Moscon dell'Università di Trento mi hanno invitato a tenere uno dei seminari del ciclo LawTech Intellectual Property Seminars 2016. Il mio intervento si terrà giovedì 25 febbraio dalle 14.30 alle 16.30 presso il Conservatorio Bonporti (Via S. Giovanni Bosco, 4 - Trento) e si intitolerà "La gestione collettiva del diritto d'autore: funzionamento e malfunzionamenti del modello SIAE". La partecipazione è libera e gratuita.
I contenuti del seminario saranno in buona parte tratti dal mio libro SIAE: funzionamento e malfunzionamenti.



UPDATE

Abbiamo fatto uno streaming Hangout dell'evento, ma purtroppo l'audio è risultato non funzionante. Peccato. -- Condivido comunque le slides utilizzate durante il seminario e qualche bella foto.

giovedì 18 febbraio 2016

Un avvocato…fuori dall’ordinario: mia intervista per QueerMagazine

Riporto il testo integrale della mia intervista uscita su QueerMagazine di gennaio 2016 e raccolta da Mauro Caldera per la rubrica QueerJobs.

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Un avvocato…fuori dall’ordinario. A tu per tu con Simone Aliprandi


Simone Aliprandi è un avvocato e formatore attivo nel settore della proprietà intellettuale e più in generale nel diritto del settore ICT. Ha un dottorato in Società dell’informazione ottenuto nel 2012 presso l'Università di Milano-Bicocca e ha all'attivo diverse pubblicazioni e partecipazioni come relatore a convegni ed eventi di divulgazione. Dal 2009 è membro del network di professionisti Array (www.array.eu) e nel 2014 ha pubblicato il libro Il fenomeno open data.

- Simone, tu sei un avvocato e divulgatore tra i più riconosciuti nel settore degli open data. Spiegaci meglio di cosa si tratta...
La rivoluzione digitale e la diffusione di internet a livello globale hanno portato il fenomeno che generalmente chiamiamo “big data”: una nuova forma di economia in cui il “petrolio” sono proprio i dati, cioè tutte le preziose informazioni che possono essere estratte dai miliardi di byte che ogni secondo vengono condivisi in rete: tweet, immagini, geolocalizzazioni, documenti. Semplificando, potremmo dire che gli open data sono il lato “aperto” dei big data, nel senso che sono quei dati diffusi con un approccio fin dall'inizio slegato dai tradizionali vincoli del copyright e quindi predisposti per loro natura ad essere riutilizzati, ripubblicati, rimaneggiati liberamente.

- E in quali termini un legale può essere utile in questo settore?
Io, fin dalla laurea mi sono quasi sempre occupato di proprietà intellettuale e più nello specifico di licenze di diritto d'autore. Il mio lavoro sta proprio nel consigliare coloro che pubblicano o riutilizzano dati, documenti e contenuti creativi in merito alla corretta gestione del copyright. D'altronde, gli open data sono “aperti” proprio grazie al fatto che vengono rilasciati con specifiche licenze d'uso e dunque c'è bisogno di qualcuno che conosca questi strumenti e sappia gestire questi risvolti giuridici estremamente specialistici.

- Quindi non sei il classico avvocato che con giacca, cravatta e faldoni sottobraccio si reca tutte le mattina in tribunale…
Assolutamente no. Il mio lavoro si sta ormai concentrando quasi esclusivamente sulla pura consulenza. Il più delle volte lavoro direttamente con coloro che creano i contenuti o che devono realizzare le piattaforme e i software per gestire i dati. Inoltre è molto più frequente che sia io a recarmi dai clienti piuttosto che loro a venire da me in studio; e sempre più spesso la consulenza viene svolta da remoto, attraverso videoconferenze e scambi di email.

- Lo scorso aprile hai lanciato il sito JurisWiki.it, la prima banca dati giuridica ad accesso aperto. Possiamo quindi dire che oltre a fare consulenza tu stesso porti avanti progetti in questo settore?
Sì, possiamo dirlo. Attualmente JurisWiki è un mio progetto sperimentale che rientra a pieno titolo nella mia attività di avvocato. Si tratta infatti di un sito web di informazione giuridica con l'ambizione di diventare uno dei principali punti di riferimento per i giuristi. Come dice la parola stessa si tratta di un “wiki del diritto” in cui gli avvocati possono caricare autonomamente le sentenze che hanno ottenuto presso i tribunali. Le pronunce dei giudici sono infatti una preziosissima fonte di informazione sia per noi addetti ai lavori sia per i cittadini che devono poter sapere con massima trasparenza come vengono applicati i principi giuridici nelle aule dei tribunali. Le sentenze sono documenti non coperti dal diritto d'autore quindi possiamo in un certo senso dire che sono di per sé una forma di open data.

- Ma allora dove sta l'impatto innovativo del tuo progetto?
Semplice. Fino a poco tempo fa le sentenze erano disponibili unicamente all'interno di banche dati realizzate da grandi case editrici e diffuse dietro abbonamenti spesso molto costosi. Il mio sito, oltre a raccogliere in un unico repository le sentenze pubblicate sui siti ufficiali delle massime corti (Corte Costituzionale, Cassazione, Consiglio di Stato...), propone un modello di raccolta dei documenti basato sul crowdsourcing. Le sentenze sono caricate direttamente dagli avvocati o dalle parti in causa. In Italia abbiamo quasi trecentomila avvocati. Se ciascuno di loro caricasse sulla piattaforma anche solo una sentenza al mese, nel giro di un anno avremmo un database con la qualche milione di sentenze, liberamente disponibili a tutti sul web, senza costi di abbonamento.



mercoledì 10 febbraio 2016

La mia esperienza con la PRK (chirurgia laser per la miopia)

Sperando di fare cosa utile, ho pensato di realizzare un video-reportage per condividere la mia esperienza con l'intervento agli occhi per la correzione della miopia (PRK - PhotoRefractive Keratectomy). Per rendervi meglio conto del tipo di intervento vi invito a guardare questo video (comunque ce ne sono diversi su YouTube).

NOTA: A scanso di equivoci, precisiamo che il fotogramma di Arancia Meccanica qui a lato non ha nulla a che fare con l'intervento, ma è stato scelto solo a scopo goliardico e per rendere un po' "pulp" questo post.

Questo post è in fase di aggiornamento. Tornate su questa pagina periodicamente per seguire gli aggiornamenti.


GIORNO 0 - Prima dell'intervento

GIORNO 1/A - Appena rientrato dall'intervento

GIORNO 1/B - Il racconto dell'intervento

GIORNO 2/A - Dopo la prima nottata


GIORNO 2/B - La sera del secondo giorno


GIORNO 3/A - A 48 ore esatte dall'intervento


GIORNO 3/B - La sera del terzo giorno (un po' di fotofobia)


GIORNO 4/A - Fotofobia e fatica a mettere a fuoco


GIORNO 4/B - Vedo un po' a chiazze


GIORNO 5 - Ancora un po' di assestamento tra i due occhi


GIORNO 6 - Recupero quasi completo, ancora qualche difficoltà a mettere a fuoco


GIORNO 7 - Visita di controllo e rimozione lenti terapeutiche


GIORNO 12 - Ancora un po' di aloni


UN MESE DALL'INTERVENTO - Tutto a posto! Dieci decimi!



(forse) continua...