lunedì 30 marzo 2015

Italian Digital Cialtrons

Da qualche anno a questa parte sono solito utilizzare goliardicamente il termine "cialtrone" per definire ironicamente me stesso e tutti quei colleghi con cui ho particolare confidenza, in riferimento alla nostra attività di divulgazione legata ai temi dell'innovazione, del digitale, dell'openness, delle nuove istanze per la proprietà intellettuale. "Cialtrone" non tanto nel senso di "persona non competente/falsamente competente" (quindi di "ciarlatano"), quanto nel senso di "persona che si
riempie la bocca di parole", che appunto preferisce andare in giro a raccontare cose invece di rimanere chiuso in ufficio a produrre. Come se fosse idealmente in opposizione a coloro che fanno: i "maker", un altro termine di gran moda (e forse a sua volta abusato ed eccessivamente enfatizzato).

Per esempio, quando ci incontriamo ad un convegno li saluto dicendo "ehi, vedo che alla fine i cialtroni si ritrovano sempre!"; oppure quando so che si sta organizzando un evento in cui potrei essere coinvolto dico "ehi, se ti serve un cialtrone in più da aggiungere al programma, io ci sono"; oppure ancora, quando vedo il programma di un evento in cui non sono stato invitato (e un po' mi rode), "ehi, vedo che quest'anno avete chiamato solo cialtroni dilettanti; se ti serve un professionista, fammi sapere!". Loro, sorridendo, rispondono a tono, aggiungendo qualche altro simile sfottò.
Insomma, non è altro che un espediente goliardico per ricordarci vicendevolmente quanto sia importante non prendersi troppo sul serio nel fare quello che facciamo.

In questi giorni Wired.it ha pubblicato una (non)intervista ad Alessandra Poggiani, in merito alle sue recenti dimissioni da direttore dell'Agenzia Italia Digitale. Nell'articolo emergono alcuni "sfoghi" della Poggiani in merito all'ambiente in cui si è messo in questo anno di attività, tra cui spicca il seguente:
Il mondo digitale è un circo ristretto, una camera dell'eco. Ce la raccontiamo tra di noi, piccole invidie, rivalità da cortile, divisioni personali. Ci sono troppi protagonismi, nemmeno le rockstar! Il 90% delle cose che vengono raccontate non sono vere, il 7 sono presunte e forse solo un 3% è costituito da fatti.
Mi pare di capire quindi che tra i vari "cialtroni digitali" ce ne siano anche molti a cui un bagno di umiltà e autoironia non farebbe male.
Ovvio che si tratta di una dichiarazione detta con un po' di dente avvelenato e più come sfogo personale che come dichiarazione ufficiale; tuttavia, queste parole fanno abbastanza riflettere.

venerdì 27 marzo 2015

Sondaggio: quale tra i miei libri ti è stato più utile?

Ho voluto sperimentare lo strumento integrato di Blogger per i sondaggi.
Come primo esperimento vi chiedo di dirmi quale tra i miei libri vi è risultato più utile (ovviamente, se li avete letti o consultati).
Trovate l'apposita finestra per dare la vostra risposta qui a destra, sotto l'annuncio pubblicitario di AdSense (nb: questa è solo un'anteprima, inutile cliccarci sopra). Grazie per la vostra collaborazione.





giovedì 26 marzo 2015

Ho un amico che ha vinto l’Oscar per Interstellar. Eccellenza tecnologica italiana

Si chiama Antonio Meazzini e, oltre ad essere un mio ex compagno di scuola, è un esperto di effetti speciali per il cinema.

La prima volta che ho visto distintamente il suo nome tra i titoli di coda di un film hollywoodiano avevo comprato il DVD di Iron Man e con pazienza ho lasciato correre la sfilza di nomi che compare su sfondo nero.
Da quel momento ho visto più o meno con cadenza annuale il suo nome legato a blockbuster del calibro di Kung Fu Panda, Pirati dei Caraibi 4, Batman: The Dark Knight, Skyfall, Thor: the Dark
World.
Erano i primi anni 2000 quando Antonio, che già era... [continua a leggere su Apogeonline]

Articolo uscito su Apogeonline il 26 marzo 2015. Vai alla fonte originaria.

mercoledì 25 marzo 2015

Document Freedom Day 2015: slides e streaming

Il 25 marzo 2015 si tiene in tutto il mondo il Document Freedom Day (edizione 2015). Ho avuto il piacere di essere coinvolto nell'evento organizzato a Mozzecane (VR) dall'amministrazione locale in collaborazione con l'Associazione LibreItalia.

Ecco lo streaming dell'evento e le slides da me utilizzate; di seguito anche un filmato divulgativo sui concetti chiave di interoperabilità e standard aperto.
Per un approfondimento più organico, rimando al mio libro Apriti standard! Interoperabilità e formati aperti per l'innovazione tecnologica (leggilo online).









venerdì 20 marzo 2015

Una proposta per superare l'attuale sistema SIAE

A volte mi sento rivolgere la classica critica del tipo: "Continui a criticare il sistema della SIAE; ma quale sarebbe la tua proposta per migliorarlo?"
In realtà la mia posizione è stata resa nota più volte e in varie occasioni; ad ogni modo colgo l'occasione per chiarirla una volta per tutte in un post schematico e riassuntivo.
Obbiettivo di questo post non è certo sbandierare una soluzione assoluta (tra l'altro ad un problema su cui illustri giuristi ed economisti stanno discutendo da anni senza risposte univoche), ma più che altro quello di avviare un dibattito più efficace in quanto basato su una proposta concreta (benché ancora embrionale).
Sono quindi graditi i commenti (possibilmente civili e sensati) sotto questo post, e ancora più graditi quelli firmati.

step 1) divisione chiara delle funzioni di controllo e accertamento da quelle di gestione e intermediazione
Questo passaggio è preliminare a tutti gli altri. Credo infatti che buona parte delle storture del sistema siano dovute proprio al fatto che queste due funzioni siano in mano allo stesso ente, il quale, per di più, è uno strano ibrido tra un ente pubblico e un ente privato (che tutela interessi privati/commerciali)
Chi si occupa di tutelare e gestire gli interessi degli autori e degli editori non deve essere lo stesso che si occupa del controllo e dell'accertamento presso gli utilizzatori.

step 2) affidamento dell'attività di controllo e accertamento ad un ente pubblico, che deve svolgerla secondo modalità eque e trasparenti.
Credo che in un paese come l'Italia sia utopistico pensare che un sistema di gestione dei diritti totalmente privatizzato e liberalizzato sia in grado di "autoregolarsi" virtuosamente e di gestirsi autonomamente senza ulteriori storture (come ad esempio la creazione di cartelli tra gli operatori). Meglio avere un ente pubblico (un'agenzia, un'autorità indipendente) che prenda in mano la delicata questione e che sia dotato dei necessari poteri autoritativi (di cui gode ora SIAE quando svolge i controlli). Questo ente dovrebbe poi rendere conto periodicamente ai vari enti privati (vedi step 2) che si occupano invece della gestione dei diritti; e nello stesso tempo dovrebbe sottostare alle norme sulla trasparenza e sull'efficienza previste dalle recenti riforme della pubblica amministrazione.
Questo ente si occuperebbe anche di controllare che il flusso dei proventi raccolti venga ripartito ai rispettivi titolari dei diritti secondo criteri equi e trasparenti (come peraltro già chiaramente richiesto dalla Direttiva Barnier).

step 3) liberalizzazione dell'attività di gestione e intermediazione prevista dall'art. 180 LDA (= abolizione del cosiddetto monopolio SIAE)
Creati questi presupposti, allora davvero si può pensare alla liberalizzazione della gestione dei diritti e alla contestuali abolizione del sistema di monopolio ex lege previsto dall'art. 180 della legge sul diritto d'autore. Si potrà quindi lasciare che i titolari dei diritti (autori, editori, produttori) si organizzino in enti di diritto privato (enti associativi, consorzi, federazioni) attraverso i quali gestire al meglio i diritti in gioco
Una semplice liberalizzazione (che non preveda gli step 1 e 2) non avrebbe altro effetto che trasformare un monopolio de jure in un monopolio de facto, dato che nessun ente neocostituito avrebbe la rete di uffici e la struttura organizzativa di cui oggi dispone SIAE; quindi tutti gli altri soggetti dovrebbero comunque appoggiarsi su questa rete e di fatto ci sarebbe sempre un soggetto che detta le regola ai concorrenti.

Nel nuovo modello, il flusso sarebbe quindi il seguente:
un locale vuole organizzare una serata di musica dal vivo; si rivolge all'ente pubblico il quale con criteri moderni, trasparenti e analitici si preoccupa concedere le autorizzazioni all'uso delle opere; il gestore del locale versa all'ente pubblico quanto dovuto a titolo di diritti di utilizzazione secondo tariffe chiare e trasparenti; [se lo ritiene necessario, l'ente pubblico si preoccupa anche di effettuare un controllo presso il locale durante la serata;] l'ente pubblico analizza l'elenco dei brani utilizzati durante la serata e ripartisce i relativi proventi alle rispettive società (private) di gestione dei diritti; queste a loro volta ripartiscono i proventi agli autori iscritti o mandanti (anche in questo caso secondo criteri il più possibile analitici e trasparenti). L'ente pubblico trattiene una provvigione sul servizio svolto, anch'essa calibrata secondo parametri di equità e trasparenza.

E' vero che così si aggiunge un passaggio in più nell'intermediazione; ma credo che, se il sistema venisse implementato in modo efficiente e il più possibile digitale, sia un compromesso accettabile per garantire una reale equità e trasparenza nonché una effettiva concorrenza tra i soggetti privati in gioco.

NOTA: l'ente di controllo di cui allo step 2 si occuperebbe anche del settore dei diritti connessi (già liberalizzato).


Riporto due schemi che chiariscono il passaggio


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giovedì 19 marzo 2015

Corte di Appello di Bologna: VIETATO il deposito telematico fino al 30 giugno

Disposizione del Presidente della Corte di Appello di Bologna: "Visto che il passaggio al PCT è obbligatorio dal prossimo 30 giugno, fino a quel momento abbiamo deciso di rifiutare i depositi telematici".
In fondo, perché partire prima, se l'obbligo scatta tra qualche mese?! Non vorremo mica fare qualcosa di innovativo?! Non sia mai! Poi... metti che arriva una proroga della scadenza... perché sbattersi inutilmente?!




mercoledì 18 marzo 2015

Dematerializzare con il software libero e i formati aperti: se ne parla a Verona e Perugia


[VAI ALLO STREAMING DELL'EVENTO]

Mercoledì 25 marzo ricorre il Document Freedom Day e l'associazione LibreItalia, in collaborazione con il Comune di Mozzecane (VR) e l’Università degli Studi di Perugia, organizzano il convegno “Addio documenti cartacei: dematerializzare con il software libero e i formati aperti che si terrà in due sedi differenti (appunto Mozzecane e Perugia) collegate in videoconferenza tra loro.

PROGRAMMA:
  • [da Mozzecane] Saluti istituzionali e introduzione lavori: Tomas Piccinini (Sindaco di Mozzecane)
  • [da Perugia] Saluti e introduzione lavori: Prof. Giuseppe Liotta (Università di Perugia / Agenda Digitale dell’Umbria); Prof. Gianluca Vinti (Direttore Dip. Matematica e Informatica Università di Perugia)
  • [da Mozzecane] Italo Vignoli (Cofondatore The Document Foundation): Condividere la conoscenza attraverso i documenti: l'importanza dei formati standard e aperti per la crescita della società civile
  • [da Mozzecane] Simone Aliprandi (Fondatore di Copyleft-Italia.it e membro di Array.eu): Standard aperti e interoperabilità nella legge italiana (costantemente disapplicata)
  • [da Perugia] Osvaldo Gervasi (Dip. Matematica e Informatica Università di Perugia); Alfiero Ortali (Provincia di Perugia); Sonia Montegiove (Provincia di Perugia): Open knowledge in PA, a scuola, all'università: l'esperienza dell'Umbria
Più precisamente, le due sedi del convegno saranno:
- Villa Ciresola a Mozzecane in Via Carlo Montanari 61 (registrazione all’evento obbligatoria)
- il Dipartimento di Matematica e Informatica dell'Università di Perugia, via Vanvitelli 1 (registrazione all’evento obbligatoria)

Il convegno inizierà alle 9:30 con i saluti istituzionali, e si concluderà alle 12:30. Sarà possibile seguire l’evento sui social network tramite gli hashtag #dfd2015 #libreitalia.

giovedì 12 marzo 2015

Non va bene per i servizi. Carta canta, ebook tassato

Riemerge mostruosamente la discrasia tra la velocità con cui si evolve il diritto e quella con cui si evolvono tecnologia e mercato.

In questi giorni è tornata alla ribalta una vicenda che riguarda l’editoria elettronica e il suo inquadramento da parte del diritto (e nello specifico del diritto tributario); per capirla pienamente è necessario fare un passo indietro.
In Italia sui libri (cartacei) si applica un regime IVA agevolato, che prevede una aliquota del quattro percento calcolata sul prezzo di... [continua a leggere su Apogeonline]

Articolo uscito su Apogeonline il 12 marzo 2015. Vai alla fonte originaria.

[Una chiosa aggiuntiva]
Se da un lato il ragionamento della Corte di Giustizia (cioè di considerare la cessione di ebook un SERVIZIO e non un bene) può avere anche un senso per i libri che vengono ceduto in licenza con DRM (vedi il classico caso di Amazon), dall’altro lato ci sono molti store che vendono i file senza restrizioni. In questo caso il file ceduto dovrebbe essere considerato un BENE e non un SERVIZIO. Il problema è che comunque la Corte vincola la distinzione tra BENE e SERVIZIO all’esistenza di un supporto ceduto assieme all’opera… e questa mi sembra una forzatura anacronistica che andrebbe superata. E per superare questo nodo non c’è bisogno dell’intervento legislativo; basterebbe anche una interpretazione un po’ più coraggiosa e lungimirante da parte della stessa Corte.

mercoledì 11 marzo 2015

Sentenza CGUE: non ammessa IVA agevolata sugli ebook. "Sono servizi non beni"

Riporto qui il testo integrale di una delle sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che maggiormente possono impattare sull'inquadramento giuridico della fornitura di contenuti digitali. Secondo il ragionamento della corte, stando all'attuale quadro giuridico europeo, la fornitura di ebook è da considerare come fornitura di un servizio e non come distribuzione di beni. 
Sono evidenziate le parti più salienti della sottile riflessione dei giudici.


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SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
5 marzo 2015 (*)
«Inadempimento di uno Stato – Fiscalità – IVA – Applicazione di un’aliquota ridotta – Fornitura di libri digitali o elettronici»
Nella causa C‑479/13,
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 6 settembre 2013,
Commissione europea, rappresentata da C. Soulay e F. Dintilhac, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica francese, rappresentata da D. Colas e J.‑S. Pilczer, in qualità di agenti,
convenuta,
sostenuta da:
Regno del Belgio, rappresentato da M. Jacobs e J.‑C. Halleux, in qualità di agenti,
interveniente,
LA CORTE (Quarta Sezione),
composta da L. Bay Larsen, presidente di sezione, K. Jürimäe, J. Malenovský, M. Safjan e A. Prechal (relatore), giudici,
avvocato generale: P. Mengozzi
cancelliere: A. Calot Escobar
vista la fase scritta del procedimento,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1        Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica francese, avendo applicato un’aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto (in prosieguo: l’«IVA») alla fornitura di libri di libri digitali (o elettronici), è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 96 e 98 della direttiva 2006/112/CE, del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (GU L 347, pag. 1), come modificata dalla direttiva 2010/88/UE del Consiglio, del 7 dicembre 2010 (GU L 326, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva IVA»), letti in combinato disposto con gli allegati II e III della suddetta direttiva e con il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011 del Consiglio, del 15 marzo 2011, recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112 (GU L 77, pag. 1).
 Contesto normativo
 Il diritto dell’Unione
2        L’articolo 14 della direttiva IVA, al suo paragrafo 1, così dispone:
«Costituisce “cessione di beni” il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario».
3        Ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 1, di tale direttiva:
«Si considera “prestazione di servizi” ogni operazione che non costituisce una cessione di beni».
4        L’articolo 96 della direttiva in argomento prevede quanto segue:
«Gli Stati membri applicano un’aliquota IVA normale fissata da ciascuno Stato membro ad una percentuale della base imponibile che è identica per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi».
5        L’articolo 98, paragrafi 1 e 2, di detta direttiva così dispone:
«1.      Gli Stati membri possono applicare una o due aliquote ridotte.
2.      Le aliquote ridotte si applicano unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi delle categorie elencate nell’allegato III.
Le aliquote ridotte non si applicano ai servizi forniti per via elettronica».
6        L’allegato II della direttiva IVA, che include un «[e]lenco indicativo dei servizi forniti per via elettronica di cui all’articolo 58 e all’articolo 59, primo comma, lettera k)», là dove questi due articoli sono destinati alla determinazione del luogo delle prestazioni di servizi fornite ad una persona che non è soggetto passivo, indica, al suo punto 3:
«fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati».
7        Nella versione iniziale della direttiva 2006/112, l’allegato III della stessa, recante l’elenco delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi che possono essere assoggettate alle aliquote ridotte di cui all’articolo 98 di tale direttiva, menzionava, al suo punto 6:
«fornitura di libri, inclusi quelli in locazione nelle biblioteche (compresi gli stampati, i fogli illustrativi ed il materiale stampato analogo, gli album, gli album da disegno o da colorare per bambini, la musica stampata o manoscritta, le mappe e le carte idrografiche o altri tipi di carte), giornali e periodici, escluso il materiale interamente od essenzialmente destinato alla pubblicità».
8        La direttiva 2009/47/CE del Consiglio, del 5 maggio 2009 (GU L 116, pag. 18), ha modificato la direttiva 2006/112. Il considerando 4 della direttiva 2009/47 così recita:
«La direttiva 2006/112/CE dovrebbe essere ulteriormente modificata per consentire l’applicazione di aliquote ridotte o di un’esenzione, rispettivamente, in un numero limitato di situazioni specifiche per motivi sociali o sanitari nonché per precisare e adeguare al progresso tecnologico il riferimento ai libri nell’allegato III di tale direttiva».
9        A partire dal 1° giugno 2009, data di entrata in vigore della direttiva 2009/47, l’allegato III, punto 6, della direttiva IVA è così formulato:
«fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico, inclusi quelli in locazione nelle biblioteche (compresi gli stampati, i fogli illustrativi ed il materiale stampato analogo, gli album, gli album da disegno o da colorare per bambini, la musica stampata o manoscritta, le mappe e le carte idrografiche o altri tipi di carte), giornali e periodici, escluso il materiale interamente o essenzialmente destinato alla pubblicità».
10      Il regolamento di esecuzione n. 282/2011 dispone, al suo articolo 7, paragrafi 1 e 2:
«1.      I “servizi prestati tramite mezzi elettronici”, di cui alla direttiva [IVA], comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione.
2.      In particolare, rientrano nell’ambito d’applicazione del paragrafo 1:
(...)
f)      i servizi elencati nell’allegato I».
11      L’allegato I del regolamento di esecuzione n. 282/2011, intitolato «Articolo [7] del presente regolamento», al suo punto 3 dispone come segue:
«Punto 3 dell’allegato II della direttiva [IVA]:
(...)
c)      contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni elettroniche;
(...)».
 Il diritto francese
12      L’articolo 278-0 bis del code général des impôts (codice generale delle imposte), nella sua versione vigente alla scadenza del termine fissato nel parere motivato indirizzato alla Repubblica francese il 25 ottobre 2012 (in prosieguo: il «CGI»), prevede quanto segue:
«L’[IVA] è riscossa ad un’aliquota ridotta pari al 5,5% per quanto riguarda:
A. – Le operazioni di acquisto, d’importazione, di acquisto intracomunitario, di vendita, di cessione, di commissione, di mandato o simili vertenti su:
(...)
3°      libri, inclusa la loro locazione. Il presente numero 3 si applica ai libri su qualsiasi tipo di supporto fisico, inclusi quelli forniti mediante scaricamento.
(...)».
 Procedura precontenziosa e procedimento dinanzi alla Corte
13      La Commissione ha ritenuto che il fatto di estendere il beneficio dell’aliquota IVA ridotta alle operazioni vertenti sui libri forniti mediante scaricamento, il cui fatto generatore sia avvenuto a partire dal 1° gennaio 2012, fosse contrario alla direttiva IVA. Di conseguenza, essa ha indirizzato alla Repubblica francese, il 4 luglio 2012, una lettera di diffida. Tale Stato membro ha risposto con lettera in data 3 agosto 2012.
14      Il 25 ottobre 2012 la Commissione ha emesso un parere motivato, invitando la Repubblica francese ad adottare le misure necessarie per conformarvisi entro il termine di un mese a decorrere dalla sua ricezione. Tale Stato membro ha risposto con lettera in data 23 novembre 2012.
15      La Commissione, non ritenendosi soddisfatta delle spiegazioni fornite dalla Repubblica francese, ha deciso di proporre il presente ricorso. 
16      Con decisione del presidente della Corte del 6 febbraio 2014, il Regno del Belgio è stato ammesso ad intervenire nella controversia a sostegno delle conclusioni della Repubblica francese.
 Sul ricorso
 Osservazioni preliminari
17      La Commissione precisa che, per fornitura di libri digitali o elettronici, si deve intendere la fornitura, a titolo oneroso, mediante scaricamento o trasmissione continua («streaming») a partire da un sito web, di libri in formato elettronico che possono essere consultati su un computer, uno smartphone, un lettore di libri elettronici (ebook reader) o qualsiasi altro sistema di lettura (in prosieguo: la «fornitura di libri elettronici»).
18      La Repubblica francese fa valere che la definizione di libri digitali o elettronici ai quali può essere applicata un’aliquota IVA ridotta ai sensi dell’articolo 278‑0 bis del CGI è più restrittiva di quella fatta propria dalla Commissione. Ad avviso di tale Stato membro, l’aliquota IVA ridotta si applica, in forza di tale disposizione, soltanto ai libri detti «omotetici», vale a dire ai libri analoghi ai libri stampati o ai libri forniti su un altro supporto fisico e che si distinguerebbero da questi ultimi soltanto per qualche elemento inerente al loro formato.
19      A tal riguardo, si deve osservare che la circostanza per cui l’articolo 278‑0 bis del CGI si applicherebbe, per quanto riguarda i libri digitali o elettronici, unicamente ai libri omotetici non consente, di per sé, di constatare che la Commissione indirizzi necessariamente il suo ricorso nei confronti di una categoria di libri digitali o elettronici più ampia di quella a cui si applica l’aliquota IVA ridotta ai sensi di tale disposizione. Infatti, i libri digitali o elettronici, contemplati dalla Commissione nel suo ricorso, si definiscono mediante la modalità con cui sono forniti. Orbene, la Repubblica francese non contesta che, alla luce di detto criterio, i libri omotetici sono libri quali quelli considerati dalla Commissione nel suo ricorso.
20      Inoltre, anche se l’articolo 278‑0 bis del CGI utilizza il termine «scaricamento», tale Stato membro non asserisce che la fornitura di libri mediante trasmissione continua sia esclusa dall’ambito di applicazione di detta disposizione. 
21      Pertanto, non occorre limitare l’esame del ricorso ad una categoria di libri digitali o elettronici più ristretta di quella considerata dalla Commissione nel suo atto introduttivo.
 Nel merito
22      La Commissione fa valere che l’applicazione, da parte della Repubblica francese, di un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri elettronici è incompatibile con gli articoli 96 e 98 della direttiva IVA, letti in combinato disposto con gli allegati II e III di quest’ultima e con il regolamento di esecuzione n. 282/2011.
23      Tale istituzione osserva che, ai sensi dell’articolo 98, paragrafo 2, primo comma, della direttiva IVA, le aliquote IVA ridotte possono essere applicate unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi elencate nell’allegato III di tale direttiva. Orbene, la fornitura di libri elettronici non rientrerebbe nell’ambito di applicazione del suddetto allegato e non potrebbe, pertanto, beneficiare di un’aliquota IVA ridotta. Siffatta interpretazione sarebbe confermata dall’articolo 98, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva IVA, il quale esclude l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta ai servizi forniti per via elettronica.
24      La Repubblica francese, sostenuta dal Regno del Belgio, si oppone all’interpretazione data dalla Commissione alle disposizioni della direttiva IVA interessate. Secondo tali Stati membri, la fornitura di libri elettronici rientra nel punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA e, di conseguenza, può beneficiare di un’aliquota IVA ridotta.
25      In proposito, occorre rilevare che l’articolo 96 della direttiva IVA prevede che la stessa aliquota IVA, segnatamente l’aliquota normale, si applichi alle forniture di beni e alle prestazioni di servizi. In deroga a tale principio, l’articolo 98, paragrafo 1, di tale direttiva riconosce agli Stati membri la facoltà di applicare una o due aliquote IVA ridotte. Ai sensi del paragrafo 2, primo comma, di tale articolo, le aliquote IVA ridotte possono essere applicate unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi di cui all’allegato III della direttiva IVA (sentenza K, C‑219/13, EU:C:2014:2207, punti 21 e 22).
26      Per quanto riguarda l’argomento, sollevato dalla Repubblica francese e dal Regno del Belgio, secondo il quale la fornitura di libri elettronici rientra nel punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA, occorre ricordare che, per delimitare la portata di una disposizione del diritto dell’Unione, si deve tener conto allo stesso tempo del suo tenore letterale, del suo contesto e delle sue finalità (v., in particolare, sentenza NCC Construction Danmark, C‑174/08, EU:C:2009:669, punto 23 e la giurisprudenza ivi citata).
27      Va rilevato che detto allegato III menziona espressamente, al suo punto 6, nella categoria delle prestazioni che possono essere oggetto di aliquote IVA ridotte, la «fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico». Risulta pertanto dalla formulazione di tale punto che l’aliquota IVA ridotta è applicabile all’operazione consistente nel fornire un libro che si trova su un supporto fisico. Come giustamente osservato dalla Commissione, qualsiasi altra interpretazione priverebbe del loro senso i termini «su qualsiasi tipo di supporto fisico» che appaiono in detto punto.
28      Se è ben vero che il libro elettronico necessita, ai fini della sua lettura, di un supporto fisico, quale un computer, un simile supporto non è tuttavia incluso nella fornitura di libri elettronici.
29      Ne consegue che, alla luce della formulazione di detto punto 6, tale disposizione non include nel suo ambito di applicazione la fornitura di libri elettronici.
30      Siffatta interpretazione è corroborata dal contesto della suddetta disposizione. Infatti, quest’ultima costituisce una deroga al principio secondo cui gli Stati membri applicano un’aliquota IVA normale alle operazioni soggette a detta imposta e, pertanto, dev’essere interpretata restrittivamente (v., in particolare, sentenza Commissione/Spagna, C‑360/11, EU:C:2013:17, punto 18 e la giurisprudenza ivi citata).
31      È vero, come giustamente rilevato dalla Repubblica francese e dal Regno del Belgio, che, mediante l’estensione, in seguito alla modifica introdotta dalla direttiva 2009/47, dell’ambito di applicazione del punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA alla «fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico», il legislatore dell’Unione europea, come risulta dal considerando 4 della direttiva 2009/47, ha perseguito l’obiettivo di precisare e adeguare al progresso tecnologico il riferimento alla nozione di «libri» che appare in tale punto.
32      Allo stesso modo, come giustamente affermato dalla Repubblica francese, quando ha redatto l’allegato III della direttiva 2006/112, il suddetto legislatore si è prefisso che i beni essenziali nonché i beni e i servizi corrispondenti a scopi sociali o culturali, purché non presentassero alcun rischio o presentassero pochi rischi di distorsione della concorrenza, potessero essere assoggettati ad un’aliquota IVA ridotta (v., in tal senso, sentenza Commissione/Paesi Bassi, C‑41/09, EU:C:2011:108, punto 52).
33      Tuttavia, resta il fatto che, come risulta dall’articolo 98, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva IVA, è stato altresì stabilito di escludere ogni possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta ai «servizi forniti per via elettronica».
34      Orbene, la fornitura di libri elettronici rappresenta un «servizio fornito per via elettronica», ai sensi di tale articolo 98, paragrafo 2, secondo comma.
35      Infatti, da un lato, conformemente all’articolo 24, paragrafo 1, della direttiva IVA, si considera «prestazione di servizi» ogni operazione che non costituisce una cessione di beni, mentre, a norma dell’articolo 14, paragrafo 1, di tale direttiva, si considera «cessione di beni» il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario. Orbene, contrariamente a quanto sostenuto dalla Repubblica francese, la fornitura di libri elettronici non può essere considerata come una «cessione di beni» ai sensi di quest’ultima disposizione, non potendosi il libro elettronico qualificare come bene materiale. Infatti, come emerge dal punto 28 della presente sentenza, il supporto fisico che consente la lettura di tale libro, che potrebbe essere qualificato come «bene materiale», non è presente al momento della fornitura. Ne consegue che, in applicazione di detto articolo 24, paragrafo 1, la fornitura di libri elettronici deve essere qualificata come prestazione di servizi.
36      Dall’altro lato, conformemente all’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione n. 282/2011, costituiscono servizi prestati tramite mezzi elettronici, ai sensi della direttiva IVA, «i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione». Si deve constatare che la fornitura di libri elettronici rientra in tale definizione.
37      Tale interpretazione è confermata dal punto 3 dell’allegato II della direttiva IVA, letto in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafi 1 e 2, del suddetto regolamento di esecuzione e il punto 3 dell’allegato I di quest’ultimo, dal quale risulta che la fornitura del contenuto digitale di libri costituisce un servizio di questo tipo.
38      A ciò non osta la circostanza che l’allegato II della direttiva IVA reca un elenco indicativo dei servizi forniti per via elettronica di cui all’articolo 58 e all’articolo 59, primo comma, lettera k), della direttiva IVA. Infatti, la circostanza che tale allegato elenca soltanto i servizi forniti per via elettronica che sono pertinenti ai fini dell’applicazione di queste ultime due disposizioni è privo di incidenza sulla natura stessa di tali servizi.
39      Del resto, come risulta dalla formulazione dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione n. 282/2011, il riferimento effettuato, nel contesto di tale disposizione, ai servizi elencati al punto 3 dell’allegato II della direttiva IVA serve a determinare i servizi forniti per via elettronica che non sono indicati dalla direttiva IVA in generale e non soltanto da alcune disposizioni di tale direttiva.
40      Di conseguenza, dato che la fornitura di libri elettronici costituisce un «servizio fornito per via elettronica», ai sensi dell’articolo 98, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva IVA, e dato che tale disposizione esclude qualsiasi possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta a servizi di questo tipo, il punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA non può essere interpretato come comprendente nel suo ambito di applicazione la fornitura di libri elettronici senza violare l’intenzione del legislatore dell’Unione di escludere tali servizi dal beneficio di un’aliquota IVA ridotta.
41      Ne consegue che, tenuto conto tanto dei termini del punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA quanto del suo contesto e delle finalità della normativa nella quale detta disposizione s’inscrive, questo punto non può essere interpretato come comprendente nel suo ambito di applicazione la fornitura di libri elettronici.
42      Contrariamente a quanto sostenuto dalla Repubblica francese e dal Regno del Belgio, siffatta interpretazione non è rimessa in discussione dal principio di neutralità fiscale, il quale costituisce la traduzione, operata dal legislatore dell’Unione, in materia di IVA, del principio generale di parità di trattamento (sentenza NCC Construction Danmark, EU:C:2009:669, punto 41 e la giurisprudenza ivi citata)
43      Invero, il principio di neutralità fiscale non consente di estendere l’ambito d’applicazione di un’aliquota IVA ridotta in assenza di una disposizione non equivoca (v., in tal senso, sentenza Zimmermann, C‑174/11, EU:C:2012:716, punto 50 e la giurisprudenza ivi citata). Orbene, il punto 6 dell’allegato III della direttiva IVA non è una disposizione che, in modo non equivoco, estende l’ambito di applicazione delle aliquote IVA ridotte alla fornitura di libri elettronici. Al contrario, come risulta dal punto 41 della presente sentenza, una simile fornitura non è ricompresa da tale disposizione.
44      Dato che è altresì pacifico che la fornitura di libri elettronici non rientra in alcun’altra categoria di prestazioni di servizi menzionata nell’allegato III della direttiva IVA, l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta a una simile fornitura non è conforme all’articolo 98, paragrafo 2, della direttiva IVA.
45      Ne consegue che il ricorso della Commissione è fondato.
46      Di conseguenza, si deve dichiarare che la Repubblica francese, avendo applicato un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri elettronici, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 96 e 98 della direttiva IVA, letti in combinato disposto con gli allegati II e III della suddetta direttiva e con il regolamento di esecuzione n. 282/2011.
 Sulle spese
47      Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica francese, rimasta soccombente, dev’essere condannata a farsi carico delle proprie spese nonché di quelle sostenute dalla Commissione.
48     Ai sensi dell’articolo 140, paragrafo 1, del medesimo regolamento, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese. Di conseguenza, il Regno del Belgio sopporterà le proprie spese.
Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
1)     La Repubblica francese, avendo applicato un’aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto alla fornitura di libri digitali o elettronici, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 96 e 98 della direttiva 2006/112/CE, del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2010/88/UE del Consiglio, del 7 dicembre 2010, letti in combinato disposto con gli allegati II e III della suddetta direttiva e con il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011 del Consiglio, del 15 marzo 2011, recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112.
2)   La Repubblica francese sopporta le proprie spese nonché quelle sostenute dalla Commissione europea.
3)      Il Regno del Belgio sopporta le proprie spese.
Firme

martedì 10 marzo 2015

Open data e open access: quali differenze e quali convergenze? Venerdì alle Stelline

Venerdì 13 marzo, all'interno dell'appuntamento annuale dedicato al mondo delle biblioteche che si tiene ogni anno presso la suggestiva location del Palazzo delle Stelline (Milano, Corso Magenta 61), ci sarà un convegno intitolato "Open data e open access: quali differenze e quali convergenze?" organizzato dall'associazione GIDIF-RBM e a cui sono stato invitato per fare da moderatore.

Ecco il programma della mattinata (ingresso libero).
  • 09.30 - Welcome Coffee
  • Apertura dei lavori: Silvia Molinari (IRCCS C. Mondino, Pavia & Presidente GIDIF-RBM)
Moderatore: Simone Aliprandi (autore del libro Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti)
  • 10.00 - Open Access: testi e dati aperti per una ricerca più efficace (Elena Giglia, Ufficio Accesso Aperto ed Editoria Elettronica, Università di Torino)
  • 10.30 - “Apertura” nella descrizione e nell'accesso alle risorse (Carlo Bianchini, Dipartimento Musicologia e Beni Culturali, Università di Pavia)
  • 11.00 - Esempi di utilizzo dei linked data: risorse, strumenti ed utilizzi (Andrea Gazzarini, AtCult, Roma)
  • 11.30 - Open Access and Open Data in practice: l’esperienza e le iniziative di Cineca (Paola Gargiulo, Cineca, Segrate)
  • 12.00 - Discussione
  • 12.30 - Conclusione lavori 
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[Aggiornamento] Un paio di foto del convegno
(vedi altre foto disponibili in apposito album Facebook)







A Trani copie di cortesia obbligatorie... anche per i CTU

Tra i commenti di un altro mio post sullo stesso tema, mi è stato segnalato un altro caso in cui le cosiddette copie di cortesia vengono rese obbligatorie de facto... ma forse anche de jure, dato che c'è una espressa e molto perentoria disposizione del Presidente del Tribunale. Succede nel Foro di Trani, in Puglia, e questa volta destinatari di questo bizzarro obbligo sono non gli avvocati bensì i CTU (consulenti tecnici d'ufficio).
Riportiamo il testo del decreto (fonte: sito del Tribunale di Trani).

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- Copie di cortesia: che cosa dice il Ministero
- Processo telematico: l'idiozia della copia di cortesia entra in giurisprudenza








lunedì 9 marzo 2015

LawFarm: il coworking per avvocati e altri professionisti

I miei soci di Array in collaborazione con StudioStorti hanno messo in piedi uno spazio coworking in pieno centro a Milano (in Piazza San Nazaro in Brolo) e specificamente pensato per le esigenze di avvocati e altri professionisti (come commercialisti, consulenti del lavoro, etc.).
Come spiegato sul sito LawFarm.eu, LawFarm è
uno spazio in cui è possibile esercitare la propria attività professionale liberi dagli oneri tipici dell’affitto immobiliare ma nell’assoluto rispetto delle più idonee garanzie organizzative e tecnologiche di sicurezza e riservatezza.Spazi concreti e funzionali, per una concezione moderna e dinamica del lavoro, con uso dei servizi ritagliato sulle specifiche esigenze del singolo professionista. Sala riunioni “modulare”, finestra di approfondimento ideale per eventi formativi di varia natura, oltre che luogo per gli incontri professionali con clienti e colleghi di lavoro.
A ridosso dell'inaugurazione (qualche mese fa) ne ha parlato anche IlSole24Ore nell'articolo Lo studio legale Array e Studio Storti Srl inaugurano Law Farm, uno spazio di contaminazione creativa, nel quale si leggono le parole di Carlo Piana, fondatore di Array e principale responsabile dell'iniziativa:
Abbiamo voluto dare forma fisica a un concetto che ci è molto caro, quello dell'aggregazione di idee e creatività professionale. D'altro canto, la professione si impara per osmosi ambientale, più che sui libri.
Riportiamo di seguito qualche immagine dello spazio; mentre per il dettaglio dei servizi integrati offerti da LawFarm rimandiamo al sito.



giovedì 5 marzo 2015

La Polizia Locale di Milano vuole solo comunicazioni cartacee. E la famosa PEC?

Esercitazione sui principi del Codice dell'amministrazione digitale e sulla loro
costante disapplicazione da parte delle pubbliche amministrazioni

Il candidato individui e illustri gli aspetti di contraddizione tra il testo A (presente sulla comunicazione che la Polizia Locale di Milano invia per le sanzioni al codice della strada) e il testo B (Art. 3, comma 1,  Codice Amministrazione Digitale).

TESTO A: La dichiarazione deve essere firmata in originale, compilata in ogni sua firma e restituita (con consegna a mano o con lettera raccomandata) alla Polizia Locale di Milano [...]. I termini di presentazione, il contenuto della comunicazione e le modalità di trasmissione sono tassative, pena la loro inutilizzabilità.*

TESTO B: I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni, con i soggetti di cui all' articolo 2, comma 2 , e con i gestori di pubblici servizi ai sensi di quanto previsto dal presente codice.

* Trattasi della comunicazione allegata ai verbali di infrazione al codice della strada con cui la Polizia Locale chiede al titolare del veicolo di comunicare per iscritto le generalità del conducente autore dell'infrazione per la decurtazione dei punti-pratente.
Riportiamo di seguito versione scan. 




martedì 3 marzo 2015

Accesso aperto al patrimonio culturale digitale e linked open data: strategie, progetti e nuove opportunità. Workshop a Roma

Il 4 marzo 2015 ho partecipato ad un interessante workshop organizzato dall'ICCU (Istituto Centrale Catalogo Unico), in collaborazione con Ariadne, AthenaPlus, Biblioteca nazionale Centrale di Roma, Michael Culture Association, Wikimedia Italia.
Il principale obiettivo del seminario, che si è svolto presso la Sala Conferenze della Biblioteca nazionale centrale di Roma, è stato quello di fornire degli elementi di riflessione sull’opportunità di adozione delle licenze aperte e dei principi dei dati aperti nel settore dei beni culturali. Sono stati presentati i principali progetti che promuovono l’accesso aperto ai contenuti di musei, biblioteche e archivi, come CulturaItalia ed Europeana, fornendo un quadro generale del dibattito europeo e delle opportunità offerte.
Gli interventi hanno presentato le strategie, la sostenibilità e le migliori pratiche ed esempi di attuazione del accesso libero per la condivisione le diffusione e la promozione del patrimonio culturale. Nel pomeriggio si è tenuta una sessione operativa per fornire indicazioni tecniche per realizzare linked open data, attraverso un linguaggio chiaro e comprensibile.
Riporto le slides da me utilizzate e di seguito il programma dell'evento.

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P R O G R A M M A

 
SESSIONE 1 - LA VISIONE EUROPEA E NAZIONALE

  • 9.40-10.00: Progetti e opportunità nazionali ed europee (Rossella CAFFO, Direttore dell’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) - MiBACT)
  • 10.00-10.20: L’apertura dei dati dei Luoghi della cultura (Annarita ORSINI, Direzione generale Organizzazione)
  • 10.20-10.40: Open by default e licenze libere per il patrimonio culturale digitale (Simone ALIPRANDI, responsabile del Progetto Copyleft-italia.it)
  • 10.40-11.00: Aprire i dati del patrimonio culturale: benefici e opportunità (Arturo DI CORINTO, giornalista)
  • 11.00-11.20: Pausa Caffè  

SESSIONE 2 - LE BUONE PRATICHE

  • 11.20-11.35: ARIADNE la rete europea per l’apertura dei dati archeologici (Franco NICCOLUCCI, PIN-Polo universitario Città di Prato. Coordinatore del progetto ARIADNE)
  • 11.35-11.50: Il caso di SITAR - Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma (Mirella SERLORENZI, Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'Archeologia di Roma)
  • 11.50-12.05: Il riuso dei dati geografici: il progetto OpenStreetMap (Maurizio NAPOLITANO, Fondazione Bruno Kessler)
  • 12.05-12.20: CulturaItalia ed Europeana (Sara DI GIORGIO, ICCU, Responsabile tecnico Culturaitalia)
  • 12.20-12.35: L’apertura dei dati dell’Anagrafe delle biblioteche e dell’OPAC SBN (Andrea GIULIANO e Cristina MATALONI, ICCU Responsabile Anagrafe biblioteche italiane e tecnico del gruppo di lavoro per l’apertura dei dati di OPAC SBN) 
  • 12.35-12.50: I dati del Sistema Nazionale degli Archivi (Marina GIANNETTO, Direttore dell'Istituto Centrale per gli archivi)
  • 12.50-13.05: I dati del SIGEC Web (Laura MORO, Direttore Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione)
  • 13.05-13.20: Accesso aperto al patrimonio culturale digitale nel progetto Athena Plus (Marzia PICCININNO, ICCU, Athena Plus project)

13.20-14.30: Pausa pranzo

  • 14.30-14.45: British Museum e GLAM-Wiki: come tutto ebbecinizio (Liam WYATT, Wikipediano, coordinatore Europeana GLAM-Wiki)
  • 14.45-15.00: I progetti di Wikimedia Italia con i GLAM (Luca MARTINELLI, Segretario Associazione Wikimedia Italia)

 
SESSIONE 3 - COME TRASFORMARE I DATI IN LINKED DATA

  • 15.00-17.00: Standard e procedimenti tecnici (Carlo MEGHINI, Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione, CNR)


lunedì 2 marzo 2015

Collirio per i giudici. L'uso del digitale rimane sulla carta

Il computer è insufficiente, gli occhi bruciano per la stanchezza: se arriva la telematica, la toga diventa mestiere usurante.

Avevo già sottolineato come fosse complicato il divorzio tra il giudice e il faldone. E in questi mesi il passaggio al processo civile telematico, pur con qualche proroga, è arrivato al suo compimento, almeno a livello teorico.
Infatti è ormai dal 1° gennaio di quest’anno che tutti gli  atti processuali devono essere depositati in modalità telematica e che quindi il giudizio deve svolgersi sulla base del fascicolo digitale.
Non è questa la sede per entrare nel... [continua a leggere su Apogeonline]

Articolo uscito su Apogeonline.com il 2 marzo 2015. Vai alla fonte originaria.