martedì 24 febbraio 2015

Il Presidente del Tribunale di Milano prende le distanze sulla condanna per mancata consegna delle copie di cortesia

Per completezza rispetto ai post precedenti (vedi), riportiamo la lettera della Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro in merito alla questione della copia di cortesia, la cui mancata consegna era stata sanzionata dal giudice in un discusso provvedimento del 15 gennaio (e circolato la scorsa settimana). La Pomodoro prende le distanze dalla decisione del collega ma ribadisce le buone intenzioni del protocollo tra Tribunale e Ordine degli Avvocati.




lunedì 23 febbraio 2015

La SIAE può fare una legge sul diritto d'autore?

La SIAE ha anche la funzione di fare nuove leggi sul diritto d'autore?

RISPOSTA: No, tra le varie (e forse troppe) funzioni che il legislatore italiano ha demandato alla SIAE non c'è (e non potrebbe esserci) quella di creare testi di legge o atti con forza di legge. Nell'ordinamento italiano la funzione legislativa appartiene principalmente al Parlamento e, ad alcune condizioni e secondo modalità ben precisate nella Costituzione, al Governo o al Presidente della Repubblica. Gli atti normativi prodotti dalla SIAE sono il suo statuto (cioè l'atto in cui si stabiliscono i principi di funzionamento dell'ente) e il regolamento generale (cioè l'atto con cui si disciplinano le specifiche attività svolte dall'ente).
altre risposte su
aliprandi.org/pillole

Lo statuto viene approvato prima dall'assemblea dei soci dell'ente e poi è soggetto ad una seconda approvazione da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Il regolamento invece viene approvato autonomamente dall'assemblea dell'ente, dunque (almeno in teoria) dovrebbe essere vincolante solo per coloro che sono iscritti. Di certo la SIAE, in quanto principale ente pubblico che in Italia si occupa del diritto d'autore, ha comunque una forte voce in capitolo nella stesura di disegni di legge in materia e può comunque esercitare una indiscutibile influenza a livello politico quando si discutono temi che toccano la sua area di competenza.
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Puntata n. 62 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Trovi altre 111 risposte come questa nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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domenica 22 febbraio 2015

Caso Tenderly vs CinqueStelle: un po' diverso dal caso Einaudi

Faccio un breve commento sul caso Tenderly contro MoVimento 5 Stelle, e tengo a precisare che, come sempre, il mio è un commento che rimane sul lato tecnico-giuridico e non vuole entrare nel merito "politico" della vicenda.
Il caso vede una richiesta di rimozione da parte della Lucart Spa (produttrice della carta igienica Tenderly) da un video realizzato da NikIlNero (esponente del M5S) per la campagna #IoNonLeggoRepubblica.
Rispetto al caso di Ludovico Einaudi (che ho già commento in altro post) bisogna segnalare che ci sono sostanziali differenze.
Innanzitutto vedo molto difficile che Lucart Spa possa vantare un diritto morale su quel jingle pubblicitario; diritto che invece - come ho già spiegato - è il principale baluardo della richiesta di rimozione di Einaudi (per approfondire il concetto di diritto morale d'autore si legga l'apposito paragrafo sul mio libro Capire il copyright).
Inoltre qui c'è sicuramente un fine di parodia e satira che - a mio avviso - rende quell'uso un caso di "libera utilizzazione", cioè ammorbidisce anche l'enforcement dei diritti di utilizzazione economica (e più precisamente il diritto che la legge italiana sul diritto d'autore prevede all'art. 18).
E questo dal lato del puro diritto d'autore.
Potrebbe poi entrare in gioco un diritto di marchio, in quanto i jingle pubblicitari hanno anche una funzione distintiva di prodotti e servizi... ma non vedo gli estremi per poter invocare una violazione di quel tipo, dato che il video in questione non ha lo scopo di reclamizzare carta igienica ma appunto solo quello di fare sarcasmo e satira su un piano del tutto diverso (quello dell'informazione politica). Il jingle Tenderly viene qui bonariamente utilizzato perché, nell'immaginario collettivo, ha un forte richiamo con la carta igienica; non c'è alcun intento denigratorio e confusorio contro i prodotti di Lucart.
Quindi questa volta non vedo grande fondamento giuridico della richiesta di rimozione.

sabato 21 febbraio 2015

Tutto quello che dovete sapere sull'open data (dal punto di vista giuridico)

Oggi è l'International Open Data Day 2015, giornata internazionale di sensibilizzazione e divulgazione sul tema dell'apertura dei dati, un tema che negli ultimi anni ha assunto sempre più centralità specie quando connesso al concetto di trasparenza della pubblica amministrazione.
Un anno fa partecipai all'edizione 2014 con un intervento "dal vivo" presso l'appuntamento tenutosi all'Università di Milano-Bicocca e con un video-intervento che è stato poi proiettato all'evento hub di Roma e diffuso in rete.
Avrei voluto fare la stessa cosa anche quest'anno, ma altri impegni si sono accavallati; e tra l'altro mi sono reso conto che, vista l'attività di formazione e divulgazione che ho svolto sul tema in questi ultimi mesi, in realtà tutto ciò che potevo dire sull'argomento era già stato detto ed è già disponibile liberamente online, sotto forma di articoli, di libri, di filmati.
Faccio dunque il mio in bocca al lupo a tutti coloro che oggi sono impegnati nell'organizzazione di questo interessante evento e mi limito a raccogliere in questo post tutti i link ai miei contenuti sul tema.


venerdì 20 febbraio 2015

Copie di cortesia: la precisazione dell'Ordine Avvocati di Firenze

Le varie notizie circolate in questi giorni relativamente al problema delle copie di cortesia richieste da
molti tribunali (sulla base di specifici protocolli) hanno scosso alcune coscienze.
Questa mattina il Presidente del Consiglio dell'Ordine Avvocati di Firenze (avv. Sergio Paparo) ha pubblicato sul sito dell'Ordine un comunicato con le debite precisazioni, definendo anomale le decisioni del Tribunale di Milano (vedi: link 1, link 2, link 3) e precisando che le copie di cortesia non possono trasformarsi in un onere a carico degli avvocati.
Ecco un estratto del comunicato. [vai alla fonte originaria]
Con riguardo a recenti “anomali” provvedimenti giudiziari che pretendono di sanzionare i difensori per il mancato deposito di copie cartacee “di cortesia” degli atti processuali, si ricorda che il Presidente del Tribunale di Firenze, di concerto con il sottoscritto, ha da tempo provveduto con decreti specifici che escludono la possibilità per i giudici e/o le sezioni di formulare richieste di deposito di copie cartacee al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge.Che i giudici abbiano diritto a pretendere dal loro “datore di lavoro” (il Ministero della Giustizia) gli strumenti che gli consentano di leggere su carta gli atti depositati telematicamente è rivendicazione che l’Ordine condivide ma questa esigenza non può trasformarsi in un onere a carico degli avvocati se non previsto dalla legge.

Dati chiusi? Ti sanziono. Alla vigilia dell'Open Data Day

Se la Pubblica Amministrazione tiene i dati chiusi nei faldoni, a poco serve l’open by default. O con le buone, o con le cattive.

Lo so, l’abbiamo già ribadito mille volte. L’innovazione (quella autentica) non si realizza mediante gli obblighi di legge in quanto tali bensì attraverso la predisposizione e la promozione di un’ecosistema favorevole.
Tuttavia, a volte bisogna rifarsi all’adagio a mali estremi, estremi rimedi e accettare che, nel caso di particolari resistenze, non resti che lo spauracchio della scadenza perentoria e della relativa sanzione. Quando non basta dire devi fare X e nemmeno devi fare X entro il giorno Y, ma bisogna sempre aggiungere se non ti adegui subirai la sanzione Z.
Così è stato anche nel tanto discusso caso degli open data pubblici. Dopo circa due anni dall’entrata in... [continua a leggere su Apogeonline]

Articolo uscito il 20 febbraio 2015 su Apogeonline. Vai a fonte originaria.

giovedì 19 febbraio 2015

Copie di cortesia: altro caso assurdo. Il giudice ne dispone espressamente la consegna

Sulla scia del clamore suscitato dal provvedimento circolato ieri e nel quale il Tribunale di Milano condannava ex art. 96 c.p.c. la parte che non aveva consegnato le copie di cortesia, in rete sono comparsi altri esempi di questa assurdo orientamento. Ne riportiamo un altro, sempre proveniente dal Tribunale di Milano, basato sul mancato rispetto del discusso protocollo tra Tribunale e Ordine degli Avvocati in materia di copie di cortesia.

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Copie di cortesia: che cosa dice il Ministero

Molti hanno commentati indignati i casi segnalati in questi giorni sul mio blog e sui social network in merito alla prassi delle copie cortesia. (vedi il post: Processo telematico: la disciplina "sotterranea" che rende obbligatorie le copie cortesia)
Ma quali sono le radici di questa prassi? Si tratta di un'iniziativa autonoma dei giudici o c'è qualche altra fonte a sorreggere questa prassi?
Segnalo a tal proposito la circolare emanata dal Ministero della Giustizia con data 28 ottobre 2014 e intitolata "Adempimenti di cancelleria conseguenti all'entrata in vigore degli obblighi di cui agli artt. 16 bis e sgg. d.l. 179/2012 e 90/2014. Testo consolidato aggiornato al 27 ottobre 2014", e in particolare riporto l'articolo 4 dedicato proprio alle "copie informali". Questo per dire che - forse - il problema è più a monte.
Ad ogni modo, nella circolare si sottolinea che la copia di cortesia "costituisce soluzione o prassi organizzativa adottata a livello locale e non può essere oggetto di statuizioni imperative".
Art. 4 - Copie informali
Diversa dalla copia depositata per ordine del giudice ai sensi dell’art. 16 bis, comma 9, d.l. n. 179/2012, è la copia cartacea informale dell’atto o documento depositati telematicamente.La messa a disposizione del giudice di tale copia, ad opera delle parti o degli ausiliari, costituisce soluzione o prassi organizzativa adottata a livello locale e non può essere oggetto di statuizioni imperative, né, in generale, di eterodeterminazione.Laddove se ne ravvisi la necessità, quindi, potrà essere individuata, presso i singoli uffici, una modalità per mettere a disposizione dei magistrati la copia cartacea di atti e documenti già depositati mediante invio telematico.Tale prassi, libera da qualsiasi vincolo di forma, lo si sottolinea, non sostituisce né si aggiunge al deposito telematico, ma costituisce soltanto una modalità pratica di messa a disposizione del giudice di atti processuali trasposti su carta.Pertanto, le copie in questione non devono essere inserite nel fascicolo processuale.Laddove, tuttavia, gli atti e documenti così messi a disposizione del magistrato vengano materialmente inseriti nel fascicolo cartaceo, il Cancelliere non dovrà apporvi il timbro di deposito o altro equivalente, onde non ingenerare confusione.Corre l’obbligo, infine, di aggiungere che, considerata l’eccezionalità del momento, nel caso non vengano adottate le prassi sopra indicate, e poiché i magistrati dovranno modificare in modo rilevante le proprie modalità di organizzazione del lavoro, può esservi la necessità di procedere, da parte della cancelleria, alla stampa di atti e documenti su richiesta del giudice, soprattutto laddove si tratti di ‘file’ di grandi dimensioni.Si raccomanda, sul punto, agli uffici di cancelleria la massima collaborazione.

mercoledì 18 febbraio 2015

Copia di cortesia: arriva il "lieto" fine (per così dire). La cortesia non può essere un obbligo

Grazie ad alcuni colleghi [non sono sicuro gradiscano di essere citati pubblicamente; ma li ringrazio sentitamente per questo prezioso aggiornamento arrivatomi via social network], sono entrato in possesso del provvedimento del Giudice delegato con cui viene smentita l'assurda decisione di un giudice milanese di applicare l'art. 96 c.p.c. in caso di mancata consegna delle famigerate copie cortesia.
Ecco l'estratto del provvedimento. Benchè anche questa pronuncia non denoti grande sensibilità sul tema da parte dei giudici (si noti che è stata fatta "per prevenire la proposizione di un ricorso per Cassazione dall'esito incerto"), almeno è stato sottolineato che una cortesia non può essere obbligatoria.

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Il giudice delegato ha rilevato che detta pronuncia ex art. 96, III comma, c.p.c. appare fondata su un principio opinabile, ritenendo obbligo dell'avvocato quello che potrebbe configurarsi come atto di cortesia; che dunque è opportuno prevenire la proposizione di un ricordo per Cassazione dall'esito incerto.



Processo telematico: la disciplina "sotterranea" che rende obbligatorie le copie cortesia

Sulla scia del successo del post di ieri sera (con l'estratto di un bizzarro provvedimento del Tribunale Civile di Milano in cui veniva riconosciuta sanzione per non aver depositato copia "cortesia" di una memoria), segnalo un'altra "perla" che allunga la collezione degli obbrobri in ambito di digitalizzazione della giustizia e processo telematico.
Si tratta del testo di un "avviso" esposto nei corridoi del Tribunale di Pavia e a firma della dott.ssa Valdatta (presidente di sezione), con il quale viene disciplinato nel dettaglio (con tanto di precise scadenze) il deposito delle cosiddette "copie cortesia" degli atti. Una normativa così precisa e perentoria che, di fatto, rende obbligatorie le copie cortesia.

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I signori avvocati, attesa l'entrata in vigore del processo civile telematico, sono pregati:
  • di consegnare in Cancelleria nei giorni successivi la scadenza dell'ultimo termine di deposito delle memoria di cui agli art. 183 comma 6 e comunque almeno una settimana prima dell'udienza fissata, copia cartacea di dette memorie ad uso esclusivo del Giudice raccolte in un unico plico, avendo cura di inserire sempre negli atti: 1) il numero di procedimento, 2) la parte rappresentata, 3) la data di udienza. Le copia devono essere depositate, senza attendere l'intervento dell'operatore, in uno scaffale/armadio all'uopo predisposto dalla Cancelleria nella parte destinata al giudice interessato, che sarà contrassegnata con il nominativo di riferimento;
  • di consegnare in cancelleria entro il giorno di scadenza dell'ultimo termine di cui all'art. 190 cpc copia cartacea delle comparse conclusionali e delle repliche, ad uso esclusivo del giudice, raccolte in un unico plico, avendo cura di inserire sempre negli atti il numero di procedimento e la parte rappresentata. Le copie saranno consegnate in Cancelleria, sarà cura della Cancelleria inserire le copie nel fascicolo d'ufficio che verrà consegnato al magistrato interessato;
  • di inviare per via telematica a mezzo consolle avvocati il foglio di conclusioni almeno tre giorni prima dell'udienza di precisazione delle conclusioni.


Sullo stesso modello, anche se meno dettagliato, al Tribunale di Firenze è stato fotografato questo avviso (riconducibile al giudice Dott. Guttadauro). Invito i lettori a segnalarmi altri casi di questo tipo, documentandoli con fotografie.


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Altre immagini aggiunte successivamente alla pubblicazione del post,
grazie alle segnalazioni dei lettori

Tribunale di Verona, Terza Sezione Civile (a firma del presidente dott. Andrea Mirenda)

Foro sconosciuto, ma molto simile a quello del Tribunale di Firenze

Un richiesta più laconica; dal foro di Ferrara

Colpa dei malfunzionamenti! (Prima Sez. Civile del Tribunale di Roma)

Tribunale di Sondrio




martedì 17 febbraio 2015

Processo telematico: l'idiozia della copia di cortesia entra in giurisprudenza

Facciamo un minuto di silenzio per il processo telematico e in generale per la digitalizzazione della giustizia italiana... e forse anche per il buon senso.
Va osservato che parte opponente abbia depositato la memoria conclusiva autorizzata solo in forma telematica, senza la predisposizione delle copie "cortesia" di cui al Protocollo d'Intesa tra il Tribunale di Milano e l'Ordine Avvocati di Milano del 26.06.2014, rendendo più gravoso per il Collegio esaminarne le difese. Tale circostanza comporta l'applicazione dell'art. 96, comma 3, c.p.c.
Per leggere il decreto integrale (decreto n. 534/2015, Tribunale Civile di Milano), cliccate qui.
La vicenda è stata commentata, tra gli altri, da Daniele Minotti (Lesa maestà analogica), da Nicola Gargano (Processo civile telematico e copia di cortesia. Quali sono le conseguenze della scortesia?) e da Guido Scorza (Serve la carta per il processo civile telematico).

* Aggiornamento del 18 febbraio: il giudice delegato ha poi smentito questa impostazione. Vai al provvedimento di secondo grado.

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lunedì 16 febbraio 2015

La proprietà sulle idee: barcamp a Pesaro

La mattina di sabato 28 febbraio ho partecipato come relatore ad un barcamp dedicato al tema "La proprietà sulle idee. Copyright, Marchi e Brevetti: innovazione e creatività alla ricerca di nuove forme di condivisione e di tutela", facendo alcune riflessioni per capire se esiste davvero un modo di tutelare le idee e avere un controllo su di esse.
L'evento, organizzato con il patrocinio della sezione Marche dell’Associazione Italiana Biblioteche, si è tenuto presso Warehouse Coworking Factory di Marotta (PU).
Riporto di seguito le slides da me utilizzate, il programma completo della mattinata e il testo del comunicato stampa diffuso dagli organizzatori.



Programma
  • 10:00-10:30 | Simone Aliprandi (responsabile del progetto Copyleft-Italia.it e membro di Array.eu; avvocato, autore di libri e docente nel campo del diritto d'autore e del diritto dell'informatica) Pillole di diritto per creativi: esiste davvero un modo di tutelare le idee e avere un controllo su di esse?
  • 10:30-10:50 | Francesca Centofanti (avvocato specializzato nella tutela di Marchi e Brevetti): Marchi e Brevetti
  • 10:50-11:10 | Antonio Tombolini (fondatore di Simplicissimus Book Farm): Editoria digitale e diritto d’autore
  • [pausa caffè]
  • 11:30-11:50 | Sebastiano Miccoli (Associazione Italiana Biblioteche - AIB, Sezione Marche): Comunicazione scientifica e open access
  • 11:30-11:50 | Gianluca Mariucci (Start Your Project: piattaforma di Open Innovation per negoziare progetti di business e favorire il trasferimento tecnologico tra privati e PMI)

Comunicato
Uno dei locali di Warehouse
Fuori e dentro gli spazi dell’ “economia collaborativa” stanno maturando nuove convinzioni, nuovi modelli e forme di consumo, basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà, diffondendo in tutti noi il convincimento che condividere non corrisponda necessariamente a perdere ciò che abbiamo, bensì a moltiplicarlo, favorendo il benessere collettivo.
Il diffondersi delle comunità creative, online e offline (il coworking ne è un esempio) e del paradigma open source, sta generando nuove e molteplici forme di innovazione, in cui l’apertura verso l’esterno e l’approccio collaborativo permettono il moltiplicarsi di interazioni e la contaminazione delle idee.
E in un mondo in cui la sfida assoluta sembra dipendere sempre più sempre dalla capacità di immaginazione dei singoli e delle organizzazioni, dall’ingegno, dalla capacità di creare e trovare nuove soluzioni, nuove forme e prodotti innovativi, il concetto di difesa della proprietà intellettuale, inteso in senso tradizionale, viene messo in crisi.
Le start-up, i designer, i creativi, gli sviluppatori di App, i makers, i ricercatori e i nuovi artigiani che frequentano il nostro spazio collaborativo, inclini a cavalcare l’onda dell’approccio open, per poter accedere alle nuove opportunità che esso porta con sé, in alcuni casi sono al tempo stesso frenati, dal timore che non proteggendo opportunamente le proprie idee, possano rischiare di vederle sfruttate da altri.
Condividere o proteggere? Copyright vs copyleft? O esistono invece modelli alternativi di esercizio dei diritti intellettuali?
A partire da questi interrogativi il Barcamp organizzato da Warehouse Coworking Factory, con il patrocinio della sezione Marche dell’Associazione Italiana Biblioteche, intende approfondire con ospiti ed esperti di rilievo nazionale le nuove forme di condivisione, tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale, nella consapevolezza che il valore della cooperazione e quello competitivo dell’innovazione sono le leve sulle quali si fonda l’emergente paradigma economico in cui ci muoviamo.

venerdì 13 febbraio 2015

Ho ricevuto dei soldi dalla SIAE, ma non ho capito bene perché

Devo dirvi una cosa ma non so come dirvela. Va be', sarò diretto e crudo. E' successo che... la SIAE mi ha dato dei soldi. Ebbene sì. Vi chiederete sconvolti: “ma come è possibile!?”; o penserete: “Proprio tu!”. Calma e gesso; adesso vi spiego il pregresso e capirete.

Innanzitutto tengo a sottolineare solennemente che non ho mai dato mandato a SIAE di gestire i miei diritti d'autore né tanto meno mi sono iscritto all'ente come autore. Ciò nonostante nei mesi scorsi (come avevo già spiegato in altro post) avevo scoperto che uno dei miei libri risultava tra le opere per cui SIAE, sulla base di una convenzione con le principali case editrici, aveva raccolto i diritti di reprografia (cioè le riproduzioni a fotocopia, ciclostile e simili): si tratta del mio best seller “Creative Commons: manuale operativo”, ma solo nella... [continua su Apogeonline.com]

Articolo uscito su Apogeonline.com il 13 febbraio 2015. Vai a fonte originaria.


Ecco il bollettino con il resoconto del credito a mio favore.




mercoledì 11 febbraio 2015

eBook: l’Iva cala, i prezzi poco. La posizione degli editori

Fino a poco tempo fa l’Iva sugli ebook era al 22%, creando così una eccessiva disparità rispetto al
regime agevolato dei libri cartacei, con Iva al 4% versata alla fonte dall’editore. Dal primo di gennaio questa disparità, che da molti era percepita insensata e penalizzante per il nuovo mercato dell’editoria elettronica, è stata eliminata; e ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro della Cultura Dario Franceschini con un tweet di fine anno.


L’hashtag utilizzato dal ministro è #unlibroèunlibro, che aveva contraddistinto una campagna di sensibilizzazione circolata sui social network a cavallo di ottobre e novembre e che appunto ha contribuito a fare pressione politica sul tema. Be’, possiamo quindi dire “finalmente una storia a lieto fine”? Forse no. Infatti fin dalle... [continua a leggere su MySolutionPost]

Articolo uscito su MySolutionPost l'11 febbraio 2015. Vai alla fonte originaria.


lunedì 9 febbraio 2015

La tutela delle opere creative nel mondo digitale e le licenze open content: corso per l'Ordine Avvocati di Como

Dopo l'incontro di gennaio dedicato alla tutela del software e alle licenza open source (vedi le slides), venerdì 13 febbraio nel pomeriggio ho tenuto un secondo seminario di aggiornamento professionale per l'Ordine Avvocati di Como.
L'incontro, gratuito e valido per 3 crediti, era dedicato al tema "La tutela delle opere creative nel mondo digitale e le licenze open content" e si è svolto presso l'Auditorium Don Guanella di via Grossi.
Un personale plauso all'Ordine Avvocati di Como per aver voluto organizzare ben due eventi formativi su temi comunque percepiti come "di nicchia".
Ecco le slides utilizzate durante il seminario.




venerdì 6 febbraio 2015

Einaudi ricorda al MoVimento 5 Stelle che il diritto d'autore non è un optional

foto tratta da Wikipedia
Questa mattina lo staff di Ludovico Einaudi ha comunicato sul profilo Facebook del musicista che l'utilizzo del suo brano "Divenire" come sottofondo dello spot per il referendum #FuoridallEuro lanciato dal MoVimento 5 Stelle non è stato autorizzato. Einaudi chiede quindi la rimozione del brano in virtù del diritto d'autore. E infatti già ora non si trova più traccia in rete del filmato
In questi giorni è stato divulgato un video di propaganda politica contenente uno dei brani più noti di Ludovico Einaudi. Si vuole rendere noto che il Maestro Einaudi non ha mai autorizzato né intende autorizzare l'uso di sue musiche all'interno di spot o filmati di qualsiasi natura politica o propagandistica. Il video che sta circolando in questi giorni sul web ha utilizzato il brano in modo illegittimo senza interpellare né l'artista né i detentori dei diritti. Per questo motivo è stata richiesta la rimozione del brano dal filmato.


Mi soffermo solo sul lato tecnico-giuridico e non entro nel merito dell'episodio.
Ad entrare qui in gioco e ad essere violati sarebbero quindi il diritto morale d'autore di Einaudi (articolo 20 della legge 633/1941), i diritti di utilizzazione economica (e principalmente il diritto di elaborazione e sincronizzazione previsto dall'articolo 18 della stessa legge), nonché i diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori (nel caso sempre lo stesso Einaudi) e del produttore fonografico.
L'episodio ci ricorda che il diritto d'autore non è un optional, anche se si è in rete.
Sembra però strano che il sistema di controllo automatico "ContentID" di Google non abbia riconosciuto il brano all'atto del caricamento e quindi inibito la pubblicazione fin da subito. Ma può essere che i titolari dei diritti (cioè la casa discografica e il distributore) non abbiano caricato quel brano del database di Google.
Ecco il bellissimo brano nella versione live alla Royal Albert Hall London (2010): vedi video.

[Aggiornamento del 7 febbraio] Ecco come Nik Il Nero (al secolo, Nicola Virzì), esponente dei 5 Stelle che si occupa della realizzazione dei filmati e degli spot, ha giustificato l'episodio attraverso un suo commento (poi rimosso) sul suo profilo Facebook.




giovedì 5 febbraio 2015

È vero che mettere una foto su Facebook significa cederne i diritti?

Spesso ho sentito dire che mettere una foto su Facebook significa cedere i diritti a Facebook. È vero?

altre risposte su
aliprandi.org/pillole

RISPOSTA: Questa è una delle tante leggende diffuse in rete da persone che, non conoscendo i meccanismi di una materia tecnica come il diritto d'autore, hanno male interpretato i termini di servizio di Facebook. Questi termini infatti parlano non di una cessione dei diritti ma solo di una licenza non esclusiva (pur molto ampia), che per altro termina nel momento in cui l'utente che ha caricato il contenuto decide di rimuoverlo dalla piattaforma. Il senso di questo meccanismo è fare in modo che, finché un contenuto sia lecitamente presente sul social network, esso possa liberamente circolare ed essere condiviso all'interno della piattaforma (o anche essere linkato al di fuori di Facebook nel caso di contenuti resi disponibili con l'opzione “pubblico”); ma che comunque non si possa prelevarlo e trasferirlo su altro media senza chiedere espressa autorizzazione al titolare dei diritti. Per maggiori dettagli è disponibile un commento puntuale alla parte dei termini di servizio di Facebook che si occupa della proprietà intellettuale.
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Puntata n. 61 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Trovi altre 111 risposte come questa nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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mercoledì 4 febbraio 2015

Come guadagnare con una startup. La visione cinica (ma non così irreale) di Francesco Lanza

Francesco Lanza, amico di vecchia data (fin dai tempi del liceo) e ora imprenditore nel settore internet e tecnologia, ci fornisce sul suo profilo Facebook una visione cinica e disillusa del tema start-up: un tema a mio avviso eccessivamente enfatizzato e spesso carico di sterile retorica.
Ovviamente non si può fare di tutta l'erba un fascio, e di casi virtuosi ce ne sono a bizzeffe; ma questa sua dichiarazione (ovviamente provocatoria e sarcastica, com'è nel suo stile) ci può far riflettere e far uscire da una visione troppo ingenua del problema.
La cosa migliore, in Italia, per guadagnare con una startup, è quella di essere già imprenditori di un'azienda completa e avere figliolanza giovane con un'età sufficiente a prendersi legalmente la colpa di qualcosa.
Gli utili dell'azienda vera possono essere usati per aprire a nome della giovane prole una startup (basta mettere sulle slide di powerpoint un'idea a caso con dentro i concetti "web" e "migliorare il mondo" e registrarla alla SIAE, per ottenere lo status di startup innovativa e relativi finanziamenti e agevolazioni fiscali per qualche anno), in questo modo l'azienda vera risulterà a zero utili e quindi zero tassazione per i soci, mentre si potrà costruire un soggetto legale a tassazione agevolata sulla quale scaricare per qualche anno altri utili tramite finta fatturazione di consulenze.
Quando il figlio o la figlia sono inguaiati a dovere, basta far fallire tutto, poi saranno cazzi loro, da qualche parte dovranno pur incominciare a imparare a vivere.
La stampa specializzata sta al gioco perché a scrivere di una startup in più, in genere, sono comunque 10/15 euro (dipende dai caratteri e dalla testata), quindi un pasto dal McDonald lo metti insieme.


Per maggiori dettagli su Francesco e per leggere qualche altra sua pungente provocazione sulla cosiddetta "new economy", potete anche dare un'occhiata al suo blog (www.francescolanza.net) o seguirlo su Twitter (@bedrosian).


martedì 3 febbraio 2015

Copyright da… piratare. Julia contro Amelia

È una deputata europea ventinovenne l’autrice di una proposta per rinnovare finalmente la disciplina del diritto di copia.

Articolo uscito su Apogeonline.com il 3 febbraio 2015. Vai alla fonte originaria.

Giusto un anno fa segnalavamo un bel fermento attorno al diritto d’autore, tema riservato dalla nascita agli operatori del settore e nel giro di un decennio, con l’avvento di Internet e del digitale, diventato di tutti.
Le istanze di rivisitazione del principi del copyright sono ormai state sottolineate da più fronti e anche la politica sembra finalmente essersene accorta, quantomeno a livello europeo, complice l’influenza di personaggi particolarmente illuminati (come Neelie Kroes, Commissario europeo per l’agenda digitale tra il 2010 e il 2014) e l’ascesa di movimenti culturali e partiti molto più sensibili in materia.
L’ultima direttiva sull’impostazione generale del sistema di diritto d’autore europeo è dell’ormai lontano 2001 mentre nel 2014 è stata approvata una direttiva (la 2014/26/EU) che mira a creare in Europa un mercato unico digitale delle opere musicali e pone nuove regole per gli organismi di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Tuttavia quest’ultimo intervento riguarda un aspetto molto verticale e specifico (quella della gestione collettiva dei diritti, appunto); forse è giunto il momento fare un passo più coraggioso e di più ampio respiro.
È notizia di queste settimane l’affidamento dell’incarico alla tedesca Julia Reda per la redazione di una proposta di modifica della direttiva del 2001, la cui bozza è stata resa pubblica dall’autrice lo scorso 19 gennaio.



Julia ha 29 anni ed è l’unica deputata del Parlamento Europeo proveniente dal Partito Pirata, forza politica che fa del superamento del modello classico di copyright uno dei propri punti programmatici essenziali. I presupposti per un cambiamento radicale nella direzione dell’innovazione ci sono tutti; eppure contro il rapporto Reda è presto arrivata una dura critica proprio da una collega dello stesso partito (Amelia Andersdotter, ex parlamentare europea del Partito Pirata svedese). Semplici invidie interne… o qualcosa non quadra?
Il dibattito è complesso e delicato ed è tuttora acceso sul sito Discuto.io; chiunque avesse competenze e idee valide in materia può contribuire. I tempi sono abbastanza stretti: l’idea è quella di arrivare a una bozza definitiva già per aprile.

lunedì 2 febbraio 2015

Una farfalla da 20 mila euro. L'accessibilità open source vince un grant

Domani mattina all'Università di Milano-Bicocca (aula magna, edificio U6) si terrà la cerimonia di consegna della laurea magistrale honoris causa in Scienza dei Materiali a Enrico Albizzati, già Amministratore Delegato di Pirelli Labs S.p.A.
Ma ciò che mi interessa di più segnalare è che, nell'occasione verranno anche consegnati gli Innovation Grants Bicocca 2014, riconoscimenti economici a docenti e ricercatori dell’ateneo distintisi per attività scientifiche, tecniche, socio-economiche e culturali, che abbiano avuto ricadute sul territorio in termini di sviluppo competitivo, salvaguardia e incremento occupazionale, coesione sociale e territoriale (vedi decreto di assegnazione).
Tra queste persone c'è il caro amico ed ex-collega di dottorato Andrea Mangiatordi, che, oltre ad essere tutt'ora assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane per la formazione R. Massa della Bicocca, è l'ideatore e coordinatore del Progetto Farfalla: una tecnologia cloud e open source che permette di ottimizzare l'accessibilità dei siti web e che già ha ottenuto vari riconoscimenti a livello internazionale. Il grant assegnato ad Andrea è di 20 mila euro, somma che gli permetterà di proseguire nello sviluppo e nelle promozione di un progetto davvero meritevole e innovativo.
Io ne avevo parlato già tre anni fa in un articolo uscito su Apogeonline.com e intitolato Il vispo progetto. Quando l'accessibilità dispiega ali eleganti (che vi invito a rileggere).
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[Addendum del 3 febbraio 2015] Ecco alcune foto della cerimonia.