lunedì 30 giugno 2014

Processo telematico: metti che esplode tutto subito...

Come alcuni sapranno, io compio gli anni il 1° di luglio. Per l'occasione due potevano essere i regali a me graditi. Il primo doveva essere l'inaugurazione della BreBeMi, la nuova autostrada che mi permetterebbe di andare sul Lago di Garda (posto che amo particolarmente) in un tempo molto ridotto rispetto a prima. Il secondo doveva essere l'ormai avvenuto passaggio al processo telematico.
In realtà l'inaugurazione della BreBeMi, annunciata da mesi proprio per il 1° di luglio è stata poi spostata al 22 luglio, e chissà se poi non verrà ulteriormente procrastinata.
Riguardo all'altra cosa... in realtà il vero regalo non è l'obbligo di deposito telematico in sè; in fondo io faccio poca attività giudiziale e ciò impatterebbe poco sul mio lavoro. Il vero regalo sarebbe invece l'effetto collaterale di questa rivoluzionaria novità: cioè vedere implodere tutti quegli studi legali che hanno sempre considerato l'innovazione tecnologica come una cosa con cui non sporcarsi le mani. [A tal proposito si legga: La ritrosia verso la tecnologia: un vero cancro e La digitalizzazione della giustizia italiana: a chi tocca?]
Per intenderci, mi riferisco a quelli che ai corsi di aggiornamento sull'uso degli strumenti telematici hanno sempre mandato le segretarie, perchè in fondo loro sono i professionisti intellettuali e certe cose è giusto che le facciano le "impiegate". Oppure a quelli che fino a pochi giorni dalla data fatidica si sono sempre disinteressati alla questione confidando in una proroga (che poi, come abbiamo visto, è stata solo parziale). Ma anche quelli che in fondo pensano che basterà essere amici del cancelliere, dirgli che in studio internet non funziona, portargli gli atti cartacei... per poter ancora depositare alla vecchia maniera (ne ho già sentiti alcuni fare discorsi del genere).
Ecco, un bel regalo di compleanno sarebbe proprio vedere tutti questi soggetti andare in tilt nel giro di pochi giorni, rendersi conto che il PCT non è solo un adempimento tecnico in più che si può delegare alle segretarie ma uno strumento che rivoluziona intrinsecamente il modo di lavorare dei professionisti della giustizia (intesi in senso molto ampio, comprendendo quindi anche giudici, consulenti tecnici, cancellieri...). Una rivoluzione davvero copericana di cui pochi hanno ad oggi colto la reale portata.
A ciò si aggiunga che davvero non si hanno garanzie sull'effettiva sostenibilità tecnica di questa innovazione. Se fino a venerdì solo una percentuale minoritaria di avvocati si era collegata ai punti di accesso per effettuare depositi telematici, da domani invece - TEORICAMENTE - tutti gli avvocati dovranno accedervi. Il che comporta per quelle reti un carico di cui non si hanno precedenti e per i quali non sono stati effettuai seri test. Quindi, se da un lato abbiamo avvocati già in ansia totale da disorientamento, dall'altro avremmo un sistema non sufficientemente stabile e affidabile che non farà altro che aumentare l'ansia di chi deve utilizzarlo. In un sogno che ho fatto in queste notti, ho visto avvocati che per l'ansia da PCT si impiccavano con il cavo del mouse e i computer Pentium III delle cancellerie che esplodevano...

Battute a parte, sono davvero curioso di vedere cosa succederà domani. Già ho visto girare foto, scattate venerdì, di cancellerie stracolme di gente che voleva a tutti i costi depositare ancora in modalità "tradizionale"; e già questo mi fa pensare che ci sarà da divertirsi davvero. Ora è tardì, vado a dormire... e quando mi sveglierò spero di poter già leggere nei forum e nei siti specializzati qualche notizia succulenta a riguardo.

sabato 28 giugno 2014

Vecchio continente, nuove biblioteche. Copyright sempre più anacronistico

L’Avvocato Generale è favorevole alla possibilità di digitalizzare i libri custoditi e offrire la possibilità di stampe parziali.

La Corte di Giustizia UE ci sta abituando a decisioni di indubbio peso che vanno nella direzione di una irrinunciabile presa di coscienza sulla inadeguatezza dei criteri tradizionali del copyright rispetto al mondo digitale.
Dopo la sentenza sulla libertà di link di qualche mese fa e dopo quella più recente sulla portata del copyright nell’ambito della semplice attività di... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 27 giugno 2014.
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giovedì 26 giugno 2014

Aerosmith promossi a pieni voti, Milano bocciata


Sì, lo ammetto: ho la brutta abitudine di andare a vedere i concerti della grandi rock band. E ieri ero tra le 30mila persone che a Rho hanno visto il concerto "Aerosmith + special guest" dove per special guest si intende gente come Extreme e Alter Bridge.
Sono arrivato solo verso la fine dell'esibizione degli Extreme (ahimè, proprio sull'ultimo arpeggio della famosa More than words) e ho potuto apprezzare poco del loro sound funk-rock, a me molto gradito.
Poi è stata la volta degli Alter Bridge, i quali, nonostante uno zoppicante inizio da parte dei loro fonici (i primi due brani si sono sentiti veramente male), hanno avuto modo di dimostrare di essere pienamente all'altezza del compito di fare da supporter a degli headliners così impegnativi, con un'intera ora godibilissimo suono heavy.
Alle 20.45 hanno staccato lasciando il palco ai tecnici che dovevano preparare il tutto per gli Aerosmith. Previsti per le 21.30, si sono fatti aspettare fino alle 22 ma fin dal primo brano (Mama kin) si sono fatti perdonare. Un sound rock n' roll a tutto tondo che ormai pochi al mondo sanno offrire; una lucidità, una presenza, un'energia, una freschezza che davvero non ti aspetteresti da gente con età media 70 anni. Nonostante abbiano a disposizione un repertorio sterminato di grandi hit melodiche hanno comunque dedicato una buona mezz'ora a brani hard rock anche meno conosciuti ma sufficienti a far capire al pubblico che quello era a tutti gli effetti un concerto rock con i fiocchi e non un la "marchetta" di cinque vecchietti che hanno avuto già tutto dalla loro carriera. Divini. Sublimi. Sono un loro fan di vecchio corso, ma credo di esprimere un giudizio sufficientemente oggettivo, anche più "da tecnico" (cioè da ex musicista e da ex giornalista di musica per testate locali).
Tra i momenti clou delle due ore di esibizione, la sempre emozionante Crying, Eat the rich con l'immancabile rutto finale (fatto live da Tyler), Perry che manda la chitarra in risonanza appoggiandola al Marshall, si leva il gilet e lo usa per frustarla e farle fare suoni strani, un magico momento acustico con Steven al piano che introduce una splendida Dream on con successivo subentro di Joe in piedi sul piano per l'assolo. E poi un siparietto goliardico con la proiezione di un filmato di Perry che gira per Piazza Duomo a Milano, con attenggiamento goliardico.
Insomma... mi toccherà andarli a vedere ancora; sarebbe per me la terza volta (dopo la prima ad Assagio nel '98), ma se l'effetto è questo, ne varrà la pena.


Ora concedetemi qualche nota critica sulla location e sui servizi connessi all'evento.
E' la prima volta che vado ad un concerto alla cosiddetta "Arena Rho Fiera" e da tempo cercavo di evitarlo viste le descrizioni della location fattemi da altri amici. Stavolta però c'erano gli Aerosmith e tutto passava in secondo piano.
Innanzitutto lasciatemi dire che chiamare un parcheggio rettangolare e bislungo "arena" offende i puristi della lingua italiana. Se per trasformare un parcheggio in un'arena basta metterci un palco allora ditemelo perchè dalle mie parti ci sono un sacco di arene concerti fuori dai centri commerciali o dai cinema multisala.
Come ha detto qualcuno sarcasticamente, forse il riferimento è con il "pollo Arena", dato che il fondo in cemento-asfalto rende la location un'ottima griglia per abbrustolire gli spettatori. Per fortuna ieri mattina aveva piovuto e quindi il terreno non aveva fatto in tempo ad assorbire il calore tipico del periodo estivo.
Allora ci si chiede: perchè da qualche anno a questa parte quella sembra la location prediletta per i grandi concerti (o più precisamente per quelli grandi ma non abbastanza grandi da riempire San Siro)? Siamo sicuri che Milano non ha una location più adatta per eventi del genere? La risposta ufficiale al quesito è che la location è particolarmente attrezzata (per la vicinanza con i padiglioni della fiera) e ben servita da mezzi e collegamenti stradali. Inoltre essendo lì in mezzo al nulla più totale, lontano dal centro abitato, non ci sono problemi nè di decibel, nè di orari, nè di altri disagi che possono crearsi per i residenti. Secondo alcuni, questi argomenti possono legittimamente mettere in secondo piano esigenze di buona e sana fruibilità di uno spettacolo. Io ero in una posizione discreta e sono alto quasi un metro e 90, ma sarei curioso di sapere che cosa hanno visto e sentito quelli più indietro di me.
Ad ogni modo, facciamo finta che le argomentazioni legate alla logistica debbano per forza prevalere... Il problema è che anche quelle non reggono! La metro era ferma per i lavori nel cantiere di Expo; quindi uno dei principali mezzi di collegamento veniva meno. Ok, questa era una notizia nota e dovuta ad esigenze contingenti; ma è davvero assurdo che non sia stato previsto un sistema di autobus sotitutivi. Dopo il concerto (che è finito vero mezzanotte) si è visto un solo bus nella linea MM1 sostitutiva diretto a Molino Dorino, dove i passeggeri avrebbero dovuto prendere la metro (l'ultimo treno disponibile). Idemo per i treni del passante ferroviario: l'ultimo disponibile verso la città è stato alle 0.12. Vi lascio immaginare cosa possano fare un bus e un treno con un'utenza potenziale di 30mila persone. Ci voleva davvero tanto a prevedere un servizio straordinario di bus o navette?!
A chi ha pensato di prendere l'auto (molte persone) per essere indipendente dallo scempio dei mezzi pubblici milanesi, non è andata certo meglio. Disagi di traffico all'ingresso, ma soprattutto quasi due ore di coda per uscire dal parcheggio a fine serata; parcheggio tra l'altro non proprio vicino alla cosiddetta arena.
"Beh – direte voi – ci sono sempre i taxi"... Certo. In un mondo ideale; quello dei film americani dove alzi il dito dal marciapiede e si ferma subito un taxi. Nella realtà, invece, i disperati che si sono trovati a non riuscire a salire sui pochi mezzi disponibili e hanno pensato di ripiegare sul taxi, hanno presto capito che i taxi non erano così numerosi e facilmente raggiungibili. Per potersi garantire il servizio, andavano prenotati telefonicamente, con il disagio aggiuntivo (e prevedibile) dei centralini sovraccarichi e ovviamente di un prezzo piuttosto elevato (circa 35 euro per arrivare in centro a Milano), essendo la zona fiera ben fuori dalla città.

Mi chiedo: se una città come Milano non sa gestire un singolo concerto, come farà a gestire sei mesi di Expo?

mercoledì 25 giugno 2014

Processo civile telematico: proroga (parziale) e correttivi dell'ultimo minuto

Alla fine la mia profezia goliardica non si è compiuta... anche se di poco.
Quest'oggi (a 5 giorni dalla fatidica scadenza del 30 giugno) è stato pubblicato il decreto che proroga di ulteriori 6 mesi il definitivo passaggio al processo telematico (ma - attenzione - sarà comunque obbligatorio per le cause iscritte a ruolo dal 30 giugno in poi): una proroga dell'ultimo minuto benchè SOLO PARZIALE. Vedremo quindi nei prossimi giorni se questa rivoluzione per il sistema giustizia avverrà davvero da qui ai prosimi sei mesi o se rimarrà solo sulla carta come tante altre annunciate in quesi anni.
Per un prospetto schematico dei contenuti del decreto, riportiamo un recente post di Luca Sileni (licenza: Creative Commons by-sa 4.0).
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Come ci aspettavamo oramai da più di 3 settimane è stato finalmente pubblicato il D.L. 90/2014 (qui il testo integrale) recante correttivi importanti all’attuale assetto del Processo Civile Telematico.
Rispetto alla bozza di decreto circolata nelle scorse settimane, non tutte le innovazioni annunciate hanno poi trovato posto nel testo definitivo del decreto.
Vediamo comunque cosa cambierà con l’introduzione della norma in commento:

1) La proroga “annunciata”

La proroga che tanti Colleghi aspettavamo come la biblica manna dal cielo in realtà c’è stata solo parzialmente, infatti, l’art. 44 del D.L. 90/2014 conferma il testo della legge 221/2012 in tema di atti di cui diverrà obbligatorio il deposito digitale (per un approfondimento vi rimando alla lettura di questo mio precedente articolo) ma ne modifica le tempistiche. L’obbligatorietà prevista da detta norma, infatti, si applicherà unicamente ai procedimenti nuovi (iniziati a far data dal 30 giugno stesso) mentre per i procedimenti già instaurati il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo de quo decorrerà dal 31 dicembre 2014.
E’ comunque fatta salva la facoltà di deposito digitale anche nei procedimenti instaurati prima del 30 giugno 2014. La scelta fra digitale o analogico viene quindi rimessa al singolo Avvocato.

2) PCT in Corte di Appello

Il Pct diventerà, stando al testo dell’art. 44 del D.L. 90/2014, obbligatorio a “decorrere dal 30 giugno 2015 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione……..” tale obbligo sussiterà per “il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite….”.

3) La sottoscrizione del verbale da parte dei testimoni

L’art. 45 del D.L. 90/2014 elimina poi l’obbligo (con la modifica dell’art. 126 c.p.c. e 207 c.p.c.) di sottoscrizione del verbale di udienza da parte di terzi, rendendo più agevole la telematizzazione del processo verbale e la successiva pubblicazione nei registri di cancelleria.

4) Le notificazioni in proprio

L’art. 46 del D.L. 90/2014 riforma in modo sostanziale la L. 53/1994 in tema di notificazioni in proprio, da un lato eliminando totalmente la necessità dell’autorizzazione del consiglio dell’ordine nel caso di notificazioni in proprio a mezzo PEC, dall’altro rendendo totalmente gratuita la notificazione effettuata in via digitale.
Tutti i Colleghi potranno quindi liberamente effettuare le notifiche in proprio via PEC e, oltretutto, effettuarle in via totalmente gratuita, senza pagare nemmeno le marche previste per le classiche notificazioni in proprio cartacee.

5) Il potere di autentica dell’Avvocato

Le nuove disposizioni in materia di notificazioni in proprio digitali, si coordinano perfettamente con quanto previsto dall’art. 52 D.L. 90/2014.
La norma de qua, infatti, conferisce un nuovo potere certificativo all’avvocato telematico, il quale potrà estrarre copia informatica o digitale (dal fascicolo elettronico della procedura e quindi dai registri di cancelleria) dei provvedimenti delle parti, del Giudice e dei Consulenti Tecnici attestandone la conformità all’originale contenuto nel suddetto fascicolo informatico, il tutto senza pagare alcun onere per il rilascio della copia autentica.
Tali copie potranno poi essere utilizzate per la notifica in proprio da parte dell’Avvocato telematico che potrà trovarsi, ad esempio, a notificare un decreto ingiuntivo telematico senza pagare nemmeno un euro per il rilascio delle copie e per la successiva notificazione.
Sempre a tale scopo è stato modificato l’art. 133 c.p.c. che adesso prevede l’obbligo per il Cancelliere di comunicare il testo integrale del Sentenza con il biglietto di cancelleria e non più solo il dispositivo.

6) Il domicilio digitale

Il D.L. 90/2014 rafforza poi la disciplina attuale (per la verità di matrice parzialmente giurisprudenziale) in materia di domicilio digitale stabilendo che la notificazione in cancelleria (ad esempio in caso di mancata elezione di domicilio “fisico” nel circondario del Tribunale) potrà essere effettuata unicamente qualora non sia possibile perfezionare la notificazione digitale via PEC, all’indirizzo censito nel ReGinDe, per causa imputabile al destinatario (ad esempio per casella PEC piena o per indirizzo non corretto).

7) Il deposito digitale

Il nuovo decreto in commento, inserisce poi due importanti correttivi in materia di deposito digitale:
a) Il deposito digitale potrà essere effettuato entro le ore 24 del giorno di scadenza;
b) nel caso in cui la busta telematica superi la dimensione massima di 30 mb si potrà procedere all’invio di ulteriori buste contenenti le ulteriori allegazioni, il tutto – però – sempre entro il termine delle ore 24 del giorno di scadenza.
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venerdì 20 giugno 2014

A cosa servono di preciso i bollini SIAE?

Ho letto le precedenti risposte relative al bollino e ho capito che sostanzialmente è sempre obbligatorio. Ma a cosa serve di preciso la bollinatura dei supporti?

RISPOSTA: L'idea di bollinare i supporti contenenti opere creative nasce tra gli anni '80 e gli anni '90 con lo scopo di sconfiggere il fenomeno della diffusione di copie “pirata”. In quegli anni infatti, la tecnologia iniziava a raggiungere una precisione e una diffusione tali da rendere molto facile la realizzazione di copie abusive di CD, audiocassette, videocassette, e successivamente anche DVD e supporti per videogiochi, che fossero però davvero simili agli originali. Si pensò quindi di introdurre l'obbligo (a carico dei produttori) di contraddistinguere le copie originali con appositi contrassegni adesivi rilasciati dalla SIAE e riportanti alcuni dati identificativi dell'opera e del relativo produttore.
il libro in cui trovate questa e molte
altre risposte simili. maggiori
dettagli su www.aliprandi.org/pillole
Di conseguenza, nel momento in cui si decide di produrre e distribuire al pubblico (anche a mero titolo di omaggio) supporti contenenti opere dell'ingegno, la buona norma vorrebbe che colui che si fa carico della produzione (che può essere anche un'associazione, un ente pubblico, una persona fisica, o l'autore stesso) si rechi presso una sede SIAE, compili alcuni moduli con le informazioni relative a quella specifica produzione e versi una piccola somma commisurata al tipo e al numero di contrassegni richiesti. Una volta ricevuti i contrassegni, il produttore deve attaccarli alle confezioni di ogni singola copia distribuita al pubblico. Da quel momento, in teoria, ogni copia di quella produzione rinvenuta priva di tale contrassegno, dovrebbe essere considerata come copia non proveniente dal suo legittimo produttore e quindi non autorizzata.
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puntata n. 55 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

La semplificazione attraverso la complicazione: il paradosso delle varie riforme per innovare la PA

Da qualche giorno circola in rete una bozza di quello che sarà il nuovo decreto legge che dovrebbe riformare e soprattutto innovare la macchina pubblica italiana. Il decreto è un osservatorio speciale per noi avvocati e per tutti coloro che ruotano attorno al mondo della giustizia perché contiene nuove disposizioni in materia di digitalizzazione della giustizia (cioè gli articoli da 76 a 84 nella numerazione dell'ultima bozza disponibile), tra cui anche disposizioni che vanno a ritoccare l'iter per il passaggio al processo telematico. Tale passaggio è previsto (da ormai quasi due anni) per l'imminente 30 giugno e ovviamente le modifiche e la parziale proroga arrivano a pochi giorni dalla scadenza. Inutile scandalizzarsi; il legislatore italiano ci ha abituato (soprattutto in... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 20 giugno 2014.
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mercoledì 18 giugno 2014

La libera concorrenza e i nuovi mercati legati a Internet: se ne parla a TeleCamere su RaiTre


Il 16 giugno (ovviamente a notte fonda, come sempre succede per i programmi di maggior impegno intellettuale) è andata in onda una bella puntata di approfondimento di TeleCamere (RaiTre) dedicata ai temi caldi della concorrenza nei mercati di internet.
La frase motto della puntata è "Liberare l'Italia da lacci e lacciuoli", frase pronunciata più di 40 anni fa dall'economista e Governatore della Banca d'Italia Guido Carli, in riferimento all'eccessiva burocrazia che imbriglia la crescita del nostro paese.
Si parla di questioni molto dibattute negli ultimi tempi e particolarmente delicate per l'economia del nostro paese, come il caso "Uber vs tassisti", il caso "Booking vs albergatori" e il caso dei cartelli tra grandi imprese del settore farmaceutico. Ospite nello studio di Anna La Rosa: il presidente dell'Autorità Garante Concorrenza e Mercato Giovanni Pitruzzella.


martedì 17 giugno 2014

Chi le ha dato il patent. Mine antiprogresso

Ieri c’era un’intera bacheca di brevetti nella hall del nostro quartier generale di Palo Alto. Ma ora non è più così. Sono stati rimossi, nello spirito del movimento open source, per il progresso della tecnologia dei veicoli elettrici.
Così inizia un lapidario post firmato da Elon Musk, amministratore delegato di Tesla Motors, azienda californiana che ha raccolto la sfida di puntare interamente sulle auto elettriche.
Già a gennaio avevamo salutato la fondazione di un consorzio tra settore automobilistico e informatica per portare tecnologie open source (basate su Android) nella progettazione dei veicoli. E ora questa presa di puntare interamente sulle auto elettriche. Già a gennaio avevamo salutato la... [continua]

Articolo uscito il 17 gennaio 2014 su Apogeonline.
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lunedì 16 giugno 2014

Se il copyright va un po’ stretto al web, ci pensa la Corte di Giustizia

Se i legislatori stanno a guardare o quantomeno vanno avanti con i loro tempi da testuggine, la Corte di Giustizia UE continua a sfornare sentenze di altissimo impatto per il diritto di internet e nello specifico in merito alla necessità di un’autorizzazione per vedere su un browser il contenuto di una pagina web pubblicamente accessibile. Detta così sembra una cosa stupida - e lo è - ma la fantasia degli avvocati che si occupano di copyright e cercano di far girare al contrario le ruote dell'orologio, è immensa.
È inutile far finta che i meccanismi del diritto d'autore classico (quello nato nel 1700, per intenderci) siano ancora adeguati a regolamentare la fruizione di opere dell'ingegno nell'era del digitale. In attesa che arrivi una nuova rivoluzionaria direttiva, figlia della... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 16 giugno 2014.
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venerdì 13 giugno 2014

Se non c'è una nota sul copyright allora posso usare l'opera liberamente?

il libro in cui trovate questa e molte
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Se in un'opera non è indicato nulla sul copyright (come avviene spesso con i file che si trovano in Internet) vuol dire che è liberamente utilizzabile?

RISPOSTA:
Assolutamente no! È un equivoco molto diffuso ma altrettanto pericoloso e infondato. Il diritto d'autore esiste anche in internet e funziona secondo le stesse logiche del mondo off-line. Tra queste spicca una regola che non attiene solo al diritto ma anche al buon senso: se un'opera non l'abbiamo realizzata noi allora l'ha realizzata qualcun altro; dunque questo “qualcun altro” avrà dei diritti d'autore, al di là del fatto che lui abbia scelto di diffondere la sua opera attraverso internet e che abbia provveduto a mettere nel sito chiare avvertenze per vietare l'utilizzo della propria opera. Dunque, a meno che si tratti di un'opera caduta nel pubblico dominio o rilasciata con una licenza libera o di un caso di “libera utilizzazione” (consentita dalla legge), è sempre buona norma contattare il titolare dei diritti e chiedere il permesso prima di utilizzare il contenuto. Poi, che internet renda la condivisione e il riutilizzo delle opere estremamente più facile, è tutt'altra questione; questione che però ha a che fare più con le scienze della comunicazione e la sociologia che con il diritto.
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puntata n. 54 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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giovedì 12 giugno 2014

Copyright in Internet: la sentenza della Corte di Giustizia del 5 giugno 2014

Corte di Giustizia dell’Unione europea (Quarta Sezione)
5 giugno 2014, C-360/13
«Diritti d’autore – Società dell’informazione – Direttiva 2001/29/CE – Articolo 5, paragrafi 1 e 5 – Riproduzione – Eccezioni e limitazioni – Realizzazione di copie di un sito Internet sullo schermo e nella cache del disco fisso durante la navigazione in Internet – Atto di riproduzione temporaneo – Atto transitorio o accessorio – Parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico – Utilizzo legittimo – Rilievo economico proprio»
Nella causa C‑360/13,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Supreme Court of the United Kingdom (Regno Unito), con decisione del 24 giugno 2013, pervenuta in cancelleria il 27 giugno 2013, nel procedimento
Public Relations Consultants Association Ltd
contro
Newspaper Licensing Agency Ltd e altri,
LA CORTE (Quarta Sezione),
composta da L. Bay Larsen, presidente di sezione, M. Safjan, J. Malenovský (relatore), A. Prechal e K. Jürimäe, giudici,
avvocato generale: M. Szpunar
cancelliere: A. Calot Escobar
vista la fase scritta del procedimento,
considerate le osservazioni presentate:
–        per la Public Relations Consultants Association Ltd, da M. Hart, solicitor;
–        per la Newspaper Licensing Agency Ltd e altri, da S. Clark, solicitor;
–        per il governo del Regno Unito, da L. Christie, in qualità di agente;
–        per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M. Santoro, avvocato dello Stato;
–        per il governo polacco, da B. Majczyna, in qualità di agente;
–        per la Commissione europea, da J. Samnadda, in qualità di agente,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (GU L 167, pag. 10).
2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Public Relations Consultants Association Ltd (in prosieguo: la «PRCA») e la Newspaper Licensing Agency Ltd e a. (in prosieguo: la «NLA») in merito all’obbligo di ottenere un’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore per la consultazione di siti Internet che comporta la realizzazione di copie di tali siti sullo schermo del computer dell’utente e nella «cache» Internet del disco fisso di tale computer.
 Contesto normativo
 Diritto dell’Unione
3        I considerando 5, 9, 31 e 33 della direttiva 2001/29 così recitano:
«(5)      Lo sviluppo tecnologico ha moltiplicato e diversificato i vettori della creazione, della produzione e dello sfruttamento. Anche se non sono necessari nuovi concetti in materia di protezione della proprietà intellettuale, si dovrebbe adattare e integrare le normative attuali sul diritto d’autore e sui diritti connessi per rispondere adeguatamente alle realtà economiche, quali le nuove forme di sfruttamento.
(...)
(9)      Ogni armonizzazione del diritto d’autore e dei diritti connessi dovrebbe prendere le mosse da un alto livello di protezione, dal momento che tali diritti sono essenziali per la creazione intellettuale. (...)
(...)
(31)      Deve essere garantito un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di titolari nonché tra quelli dei vari titolari e quelli degli utenti dei materiali protetti. (...)
(...)
(33)      Si dovrebbe prevedere un’eccezione al diritto esclusivo di riproduzione per consentire taluni atti di riproduzione temporanea, che sono riproduzioni transitorie o accessorie, le quali formano parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico e effettuate all’unico scopo di consentire la trasmissione efficace in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o l’utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali. Gli atti di riproduzione in questione non dovrebbero avere un proprio valore economico distinto. Per quanto siano soddisfatte queste condizioni, tale eccezione include atti che facilitano la navigazione in rete e la realizzazione di copie “cache”, compresi gli atti che facilitano l’effettivo funzionamento dei sistemi di trasmissione, purché l’intermediario non modifichi le informazioni e non interferisca con l’uso lecito di tecnologia ampiamente riconosciuta e utilizzata nel settore per ottenere dati sull’impiego delle informazioni. L’utilizzo è da considerare legittimo se è autorizzato dal titolare del diritto o non è limitato dalla legge».
4        L’articolo 2, lettera a), di tale direttiva dispone quanto segue:
«Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:
a)      agli autori, per quanto riguarda le loro opere (...)».
5        L’articolo 5, paragrafi 1 e 5, della direttiva in esame così dispone:
«1.       Sono esentati dal diritto di riproduzione di cui all’articolo 2 gli atti di riproduzione temporanea di cui all’articolo 2 privi di rilievo economico proprio che sono transitori o accessori, e parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti all’unico scopo di consentire:
a)      la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o
b)      un utilizzo legittimo
di un’opera o di altri materiali.
(...)
5.      Le eccezioni e limitazioni di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4 sono applicate esclusivamente in determinati casi speciali che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi del titolare».
 Diritto del Regno Unito
6        L’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 è stato trasposto nel diritto nazionale dall’articolo 28A della legge del 1988 in materia di diritto d’autore, modelli e brevetti (Copyright, Designs and Patents Act 1988).
 Procedimento principale e questione pregiudiziale
7        La PRCA è un’organizzazione che raggruppa professionisti in relazioni pubbliche. Questi ultimi hanno usufruito del servizio di monitoraggio dei media proposto dal gruppo di società Meltwater (in prosieguo: la «Meltwater») che mette a loro disposizione online relazioni di monitoraggio di articoli di stampa pubblicati su Internet, realizzate in base a parole chiave fornite dai clienti.
8        La NLA è un organismo creato dagli editori di quotidiani del Regno Unito al fine di fornire licenze collettive riguardanti il contenuto dei quotidiani.
9        La NLA ha ritenuto che la Meltwater e i suoi clienti dovessero ottenere un’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore per, rispettivamente, fornire e ricevere il servizio di monitoraggio dei media.
10      La Meltwater ha acconsentito a sottoscrivere una licenza di base di dati Internet. Tuttavia la PRCA ha continuato a sostenere che la ricezione online delle relazioni di monitoraggio da parte dei clienti della Meltwater non richiedeva alcuna licenza.
11      Adite della controversia, la High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division, e la Court of Appeal (England & Wales) hanno stabilito che i membri della PRCA dovevano ottenere una licenza o un consenso della NLA per ricevere il servizio della Meltwater.
12      La PRCA ha impugnato tale decisione dinanzi alla Supreme Court of the United Kingdom, sostenendo in particolare che i suoi membri non avevano bisogno di alcuna autorizzazione dei titolari di diritti qualora si limitassero a consultare le relazioni di monitoraggio sul sito Internet della Meltwater.
13      La NLA ha sostenuto che per tale attività è necessaria dell’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore, in quanto la consultazione del sito Internet comporta la realizzazione di copie sullo schermo del computer dell’utente (in prosieguo: le «copie sullo schermo») e di copie nella «cache» Internet del disco fisso di tale computer (in prosieguo: le «copie nella cache»). Orbene, tali copie costituirebbero «riproduzioni» ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2001/29 che non rientrerebbero nell’esenzione prevista all’articolo 5, paragrafo 1, di tale direttiva.
14      Il giudice del rinvio rileva che il procedimento instaurato dinanzi ad esso verte sulla questione se gli utenti, che consultano siti Internet sui loro computer, senza scaricare o stampare i siti medesimi, violino il diritto d’autore mediante la realizzazione di copie sullo schermo e di copie nella cache, a meno che dispongano dell’autorizzazione dei titolari di diritti a realizzare tali copie.
15      A tale riguardo, il giudice del rinvio indica anzitutto che, qualora un utente consulti, senza scaricarlo, un sito Internet sul proprio computer, i procedimenti tecnologici in esame presuppongono necessariamente la realizzazione di dette copie. Tale realizzazione è la conseguenza automatica della navigazione in Internet e non richiede altro intervento umano oltre alla decisione di accedere al sito Internet in questione. Le copie sullo schermo e le copie nella cache sono conservate non oltre la durata dei normali processi relativi all’utilizzo di Internet. Inoltre la cancellazione di tali copie non richiede alcun intervento umano. Vero è che le copie create nella cache possono essere deliberatamente cancellate dall’utente in questione. Tuttavia, se ciò non avviene, tali copie sono di norma sovrascritte da altro materiale dopo un certo intervallo, che dipende dalla capacità della cache, nonché dal volume e dalla frequenza dell’utilizzo di Internet da parte dell’utente medesimo.
16      Il giudice del rinvio precisa inoltre che la copia sullo schermo è una parte essenziale della tecnologia applicata, senza la quale il sito Internet non può essere visualizzato, e rimarrà sullo schermo fino a quando l’utente non esce dal medesimo. La cache Internet è una caratteristica universale dell’attuale tecnologia di navigazione in rete, senza la quale Internet non sarebbe in grado di far fronte agli attuali volumi di trasmissione di dati online e non funzionerebbe a dovere. La realizzazione di copie sullo schermo e di copie nella cache è quindi indispensabile per il funzionamento corretto ed efficiente dei procedimenti tecnologici che la navigazione in rete comporta.
17      Infine tale giudice sottolinea che, di norma, durante la navigazione, l’utente di Internet non ha l’intenzione di realizzare una copia dell’immagine, a meno che non scelga di scaricarla o di stamparla. Il suo obiettivo è quello di visualizzare il contenuto del sito Internet scelto. Le copie sullo schermo e le copie nella cache sono pertanto solo la conseguenza accessoria dell’utilizzo del suo computer per consultare un sito Internet.
18      Alla luce dei suesposti rilievi, il giudice del rinvio ha concluso che le copie sullo schermo e le copie nella cache soddisfano i requisiti previsti all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29. Tuttavia, un rinvio pregiudiziale alla Corte sarebbe opportuno al fine di garantire l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione in tutto il territorio dell’Unione europea.
19      A tale riguardo, esso precisa di nutrire un dubbio relativo alla questione se dette copie siano temporanee, transitorie o accessorie e se costituiscano una parte integrante del procedimento tecnologico. Per contro, esso ritiene che siffatte copie soddisfino necessariamente gli altri requisiti previsti all’articolo 5, paragrafo 1, di tale direttiva.
20      Ciò considerato, la Supreme Court of the United Kingdom ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
«Nell’ipotesi in cui:
–        un utente finale visualizzi una pagina Internet senza scaricarla, stamparla o prefiggersi di farne altrimenti una copia;
–        copie di tale pagina Internet siano automaticamente create sullo schermo e nella cache sul disco fisso [del computer] dell’utente finale;
–        la creazione di tali copie sia indispensabile per i procedimenti tecnologici che consentono una corretta ed efficiente navigazione in rete;
–        la copia sullo schermo rimanga sul medesimo fino a quando l’utente finale esce dalla pagina Internet di cui trattasi, momento in cui la copia è automaticamente cancellata dal normale funzionamento del computer;
–        la copia nella cache vi rimanga fino a quando è sovrascritta da altro materiale, quando l’utente finale visualizza altre pagine Internet, momento in cui viene automaticamente cancellata dal normale funzionamento del computer; nonché
–        le copie siano conservate solo per il tempo necessario ai regolari processi connessi all’utilizzo di Internet di cui ai precedenti [trattini quarto e quinto],
se siffatte copie siano temporanee, transitorie o accessorie e costituiscano parte integrante ed essenziale del procedimento tecnologico, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE».
 Sulla questione pregiudiziale
21      Con la sua questione il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se l’articolo 5 della direttiva 2001/29 debba essere interpretato nel senso che le copie sullo schermo e le copie nella cache, realizzate da un utente finale durante la consultazione di un sito Internet, soddisfino i requisiti in base ai quali tali copie devono essere temporanee, transitorie o accessorie e costituire una parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, e quindi se tali copie possano essere realizzate senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore.
 Osservazioni preliminari
22      Ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, un atto di riproduzione è esentato dal diritto di riproduzione previsto all’articolo 2 di tale direttiva a condizione:
–        che sia temporaneo;
–        che sia transitorio o accessorio;
–        che costituisca parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico;
–        che sia eseguito all’unico scopo di consentire la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali, e
–        che sia privo di rilievo economico proprio.
23      Dalla giurisprudenza della Corte emerge che i requisiti indicati supra devono essere oggetto di un’interpretazione restrittiva, in quanto l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 costituisce una deroga alla regola generale sancita dalla medesima, che impone che sia il titolare dei diritti d’autore ad autorizzare qualsiasi riproduzione delle sue opere protette (sentenze Infopaq International, C‑5/08, EU:C:2009:465, punti 56 e 57, nonché Football Association Premier League e a., C‑403/08 e C‑429/08, EU:C:2011:631, punto 162).
24      Ciò premesso, dalla stessa giurisprudenza risulta che l’esenzione prevista dalla suddetta disposizione deve consentire e assicurare lo sviluppo ed il funzionamento di nuove tecnologie, nonché mantenere un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi dei titolari di diritti e degli utilizzatori delle opere protette che intendano beneficiare di tali tecnologie (v. sentenza Football Association Premier League e a., EU:C:2011:631, punto 164).
 Sul rispetto delle condizioni previste all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29
25      Il giudice del rinvio ha indicato che le copie sullo schermo e le copie nella cache soddisfano il quarto e il quinto requisito di cui all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, di modo che solo il rispetto dei primi tre requisiti costituisce l’oggetto del rinvio medesimo.
26      Per quanto riguarda il primo requisito, in base al quale l’atto di riproduzione dev’essere temporaneo, dal fascicolo risulta, da un lato, che le copie sullo schermo sono cancellate quando l’utente esce dal sito Internet consultato. Dall’altro, le copie nella cache sono di norma sovrascritte da altro materiale dopo un certo intervallo, che dipende dalla capacità della cache, nonché dal volume e dalla frequenza dell’utilizzo di Internet da parte dell’utente medesimo. Ne risulta che tali copie hanno un carattere temporaneo.
27      Alla luce di ciò, si deve constatare che dette copie rispettano il primo requisito di cui all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.
28      Ai sensi del terzo requisito, che occorre esaminare in secondo luogo, gli atti di riproduzione in oggetto devono costituire una parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico. Tale condizione richiede che siano soddisfatti cumulativamente due elementi, vale a dire che, da un lato, gli atti di riproduzione siano interamente compiuti nell’ambito dell’esecuzione di un procedimento tecnologico e, dall’altro, che la realizzazione di tali atti di riproduzione sia necessaria, nel senso che il procedimento tecnologico non potrebbe funzionare correttamente ed efficacemente senza i medesimi (v. sentenza Infopaq International, EU:C:2009:465, punto 61, e ordinanza Infopaq International, C‑302/10, EU:C:2012:16, punto 30).
29      Per quanto riguarda, anzitutto, il primo di questi due elementi, occorre rilevare che, nel procedimento principale, le copie sullo schermo e le copie nella cache sono create ed eliminate dal procedimento tecnologico utilizzato per la consultazione dei siti Internet, di modo che esse sono realizzate interamente nell’ambito del procedimento medesimo.
30      A tale riguardo non rileva il fatto che il procedimento in questione sia avviato dall’utente di Internet e che sia concluso da un atto di riproduzione temporaneo quale la copia sullo schermo.
31      Dalla giurisprudenza della Corte risulta infatti che, dal momento che l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 non precisa in quale fase del procedimento tecnologico debbano intervenire gli atti di riproduzione temporanea, non può escludersi che un simile atto dia avvio a tale procedimento oppure lo concluda (ordinanza Infopaq International, EU:C:2012:16, punto 31).
32      Risulta inoltre dalla giurisprudenza che tale disposizione non osta a che il procedimento tecnologico implichi un intervento umano e, in particolare, che sia avviato o concluso manualmente (v., in tal senso, ordinanza Infopaq International, EU:C:2012:16, punto 32).
33      Ne risulta che le copie sullo schermo e le copie nella cache devono essere considerate parte integrante del procedimento tecnologico di cui trattasi nel procedimento principale.
34      Per quanto concerne poi il secondo degli elementi di cui al punto 28 della presente sentenza, dalla decisione di rinvio risulta che, anche se il procedimento di cui trattasi nel procedimento principale può essere avviato senza l’intervento degli atti di riproduzione di cui trattasi, tuttavia, in tal caso, detto procedimento non può funzionare correttamente ed efficacemente.
35      Infatti, secondo la decisione di rinvio, le copie nella cache agevolano notevolmente la navigazione in Internet, dal momento che quest’ultimo, senza tali copie, non sarebbe in grado di far fronte agli attuali volumi di trasmissione di dati online. Senza la realizzazione di siffatte copie, il procedimento utilizzato per la consultazione di siti Internet sarebbe decisamente meno efficace e non sarebbe in grado di funzionare correttamente.
36      Riguardo alle copie sullo schermo, non è stato contestato che, allo stato attuale, la tecnologia della visualizzazione di siti Internet sui computer presuppone la realizzazione di siffatte copie per poter funzionare in maniera corretta ed efficace.
37      Di conseguenza, le copie sullo schermo e le copie nella cache devono essere considerate una parte essenziale del procedimento tecnologico di cui trattasi nel procedimento principale.
38      Ne risulta che le due categorie di copie soddisfano il terzo requisito previsto all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.
39      Il secondo requisito, che occorre esaminare in terzo luogo, è un requisito alternativo. L’atto di riproduzione deve infatti essere o transitorio o accessorio.
40      Per quanto riguarda il primo dei due elementi, si deve ricordare che un atto può essere qualificato come «transitorio» esclusivamente qualora la sua durata sia limitata a quanto necessario per il buon funzionamento del procedimento tecnologico utilizzato, restando inteso che tale procedimento deve essere automatizzato in modo tale da cancellare detto atto in maniera automatica, senza intervento umano, nel momento in cui è esaurita la sua funzione tesa a consentire la realizzazione di un siffatto procedimento (v., in tal senso, sentenza Infopaq International, EU:C:2009:465, punto 64).
41      Ciò premesso, il requisito di una cancellazione automatica non osta a che una siffatta cancellazione sia preceduta da un intervento umano diretto a porre fine all’utilizzo del procedimento tecnologico. Infatti, come rilevato al punto 32 della presente sentenza, è consentito che il procedimento tecnologico di cui trattasi nel procedimento principale sia avviato e concluso manualmente.
42      Pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dalla NLA, un atto di riproduzione non perde il suo carattere transitorio per il solo fatto che la cancellazione da parte del sistema della copia generata è preceduta dall’intervento dell’utente finale teso a porre fine al procedimento tecnologico di cui trattasi.
43      Per quanto concerne l’altro elemento di cui al punto 39 della presente sentenza, un atto di riproduzione potrà essere qualificato come «accessorio» se non ha né un’esistenza né una finalità autonome rispetto al procedimento tecnologico di cui fa parte.
44      Nel procedimento principale, per quanto riguarda anzitutto le copie sullo schermo, occorre ricordare che esse sono cancellate automaticamente dal computer nel momento in cui l’utente esce dal sito Internet in questione e, quindi, nel momento in cui pone fine al procedimento tecnologico utilizzato per la consultazione di tale sito.
45      A tale riguardo è indifferente, contrariamente a quanto sostenuto dalla NLA, che la copia sullo schermo continui ad esistere fintantoché l’utente lasci acceso il computer e rimanga sul sito Internet in questione, dato che, durante tale periodo, il procedimento tecnologico utilizzato per la consultazione di tale sito rimane attivo.
46      Si deve pertanto constatare che la durata delle copie sullo schermo è limitata a quanto necessario per il buon funzionamento del procedimento tecnologico utilizzato per la consultazione del sito Internet in questione. Di conseguenza, tali copie devono essere qualificate come «transitorie».
47      Per quanto riguarda poi le copie nella cache, si deve certamente rilevare che, a differenza delle copie sullo schermo, esse non sono cancellate nel momento in cui l’utente pone fine al procedimento tecnologico utilizzato per la consultazione del sito Internet in questione, dal momento che esse sono conservate nella cache ai fini di un’eventuale ulteriore consultazione di tale sito.
48      Tuttavia non è necessario che siffatte copie siano qualificate come «transitorie», una volta stabilito che esse possiedono un carattere accessorio per quanto riguarda il procedimento tecnologico utilizzato.
49      A tale riguardo occorre rilevare, da un lato, che il procedimento tecnologico in questione determina interamente la finalità per cui tali copie sono realizzate e utilizzate, mentre tale procedimento, come risulta dal punto 34, può funzionare, sebbene in modo meno efficace, senza che siano realizzate siffatte copie. Dall’altro, dal fascicolo risulta che gli utenti che utilizzano il procedimento tecnologico di cui trattasi nel procedimento principale non possono realizzare le copie nella cache al di fuori di tale procedimento.
50      Ne risulta che le copie nella cache non hanno né un’esistenza né una finalità autonoma rispetto al procedimento tecnologico di cui trattasi nel procedimento principale e devono pertanto essere qualificate come «accessorie».
51      In tale contesto, si deve constatare che le copie sullo schermo e le copie nella cache soddisfano il secondo requisito previsto all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.
52      Alla luce dei suesposti rilievi, occorre constatare che le copie di cui trattasi nel procedimento principale soddisfano i primi tre requisiti previsti da tale disposizione.
53      Ciò premesso, per poter sollevare l’eccezione prevista dalla menzionata disposizione, come interpretata al punto precedente della presente sentenza, occorre inoltre che tali copie soddisfino i requisiti stabiliti all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 2001/29 (v., in tal senso, sentenza Football Association Premier League e a., EU:C:2011:631, punto 181).
 Sul rispetto delle condizioni previste all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 2001/29
54      Conformemente all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 2001/29, la realizzazione di un atto di riproduzione transitorio è esentata dal diritto di riproduzione solo in determinati casi specifici, che non pregiudicano il normale sfruttamento dell’opera e non violano indebitamente gli interessi legittimi del titolare dei diritti.
55      A tale riguardo occorre ricordare anzitutto che le copie sullo schermo e le copie nella cache, dal momento che sono realizzate con l’unico scopo di consultare siti Internet, costituiscono a tale titolo un caso specifico.
56      Inoltre tali copie non pregiudicano in modo ingiustificato gli interessi legittimi dei titolari dei diritti d’autore, sebbene consentano agli utenti, in linea di principio, l’accesso, senza l’autorizzazione di detti titolari, alle opere presentate su siti Internet.
57      A tale riguardo occorre rilevare che le opere sono messe a disposizione degli utenti dagli editori dei siti Internet i quali sì sono tenuti, conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, ad ottenere un’autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore interessati, poiché tale messa a disposizione costituisce una comunicazione al pubblico ai sensi del suddetto articolo.
58      Gli interessi legittimi dei titolari dei diritti d’autore interessati sono pertanto garantiti in modo corretto.
59      In tale contesto, non è giustificato esigere dagli utenti di Internet che ottengano un’ulteriore autorizzazione che consenta loro di usufruire di questa stessa comunicazione già autorizzata dal titolare dei diritti d’autore in questione.
60      Occorre infine constatare che la realizzazione delle copie sullo schermo e delle copie nella cache non pregiudica il regolare sfruttamento delle opere.
61      A tale riguardo occorre rilevare che la consultazione dei siti Internet mediante il procedimento tecnologico in esame rappresenta un regolare sfruttamento delle opere che consente agli utenti di Internet di usufruire della comunicazione al pubblico effettuata dall’editore del sito Internet in questione. Dato che la realizzazione delle copie in questione fa parte di detta consultazione, essa non può arrecare pregiudizio ad un siffatto sfruttamento delle opere.
62      Da quanto precede risulta che le copie sullo schermo e le copie nella cache soddisfano i requisiti previsti all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 2001/29.
63      In tale contesto, occorre rispondere alla questione sollevata dichiarando che l’articolo 5 della direttiva 2001/29 dev’essere interpretato nel senso che le copie sullo schermo e le copie nella cache, realizzate da un utente finale durante la consultazione di un sito Internet, soddisfano i requisiti in base ai quali tali copie devono essere temporanee, transitorie o accessorie e costituire una parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, nonché i requisiti stabiliti all’articolo 5, paragrafo 5, di tale direttiva, e possono pertanto essere realizzate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore.
 Sulle spese
64      Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
L’articolo 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, dev’essere interpretato nel senso che le copie sullo schermo del computer dell’utente e le copie nella «cache» del disco fisso di tale computer, realizzate da un utente finale durante la consultazione di un sito Internet, soddisfano i requisiti in base ai quali tali copie devono essere temporanee, transitorie o accessorie e costituire una parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, nonché i requisiti stabiliti all’articolo 5, paragrafo 5, di tale direttiva, e possono pertanto essere realizzate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti d’autore.