mercoledì 30 aprile 2014

Posso utilizzare una licenza Creative Commons per un logo?

Mi occupo di grafica e ho realizzato un logo per un'associazione culturale non-profit. Pensavo di applicarvi una licenza Creative Commons per renderlo più liberamente riutilizzabile e riproducibile: è possibile?

RISPOSTA:
Nonostante ci siano stati esempi (specie in seno ad alcuni progetti del mondo open source), bisogna dire che non ha molto senso applicare una licenza CC ad un logo. Lo scopo di un logo non è quello di essere ammirato in quanto opera grafica (nonostante alcuni abbiano un indiscutibile livello di creatività) ma quello di individuare un prodotto commerciale, un'azienda, un progetto, una band. Di conseguenza la sua tutela giuridica rientra più opportunamente nell'ambito del diritto dei marchi e dei segni distintivi. Le licenze Creative Commons sono invece licenze che si basano squisitamente sul diritto d'autore, e quindi sottostanno a logiche completamente diverse.

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puntata n. 49 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

martedì 29 aprile 2014

Avvocati in formato coupon... ma come "tempo libero"


Non sono contrario agli studi professionali che si propongono su siti come Groupon, Groupalia e simili.
Ma ammetto che mi lascia un po' di tristezza vedere i servizi di uno studio legale (contratti, sconti su recupero crediti, assistenza per sinistri stradali) inseriti nella categoria "tempo libero", assieme alle imbiancature e gli affitti di box.
E' davvero questa la china che stiamo prendendo? Forse sì.

NB: Lo screenshot è stato fatto oggi (29 aprile 2014).

Ti può interessare anche: Il “magico” mondo dei coupon

lunedì 28 aprile 2014

È morto XP, viva Ubuntu. Finestre chiuse, sistemi aperti


Coincidenza ideale per il software open: un Windows popolare a fine supporto e una nuova versione a lungo termine di Linux.

Un articolo uscito su Apogeonline il 28 aprile 2014. Leggilo qui.

Ricordiamoci che Ubuntu è solo una delle opzioni; di distribuzioni basate su kernel Linux che possono egregiamente sostituire XP senza traumatizzare il neofita ce ne sono molte: Mint, Fedora, Mandriva. Ma non solo: esistono anche Chrome OS (sostanzialmente per attività di navigazione online), il suo succedaneo Cr OS Linux e Android che ultimamente si sta affermando anche nel mondo desktop.
Orsù, non abbiate paura, sperimentate nuove strade: in fondo Linux lo state già usando senza saperlo*.

* vedi articolo "Usi Linux e non lo sai" (di S. Aliprandi, aprile 2012)

Avvocati: ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande

Un'agghiacciante quanto realistica fotografia dell'attuale situazione economica della professione forense, realizzata da Nadia Fusar Poli per il sito StudioCataldi.it. L'articolo mette egregiamente in luce tutti i sintomi del declino (non solo economico ma anche morale) di una professione una volta tra le più ambite.
Ecco un breve estratto dell'articolo.
I dati della "catastrofe delle toghe", tracciano un quadro decisamente allarmante e fanno emergere il lato oscuro della professione. Ci sono avvocati che, a fine mese, racimolano qualcosa come 400-500 euro. Gli avvocati, soprattutto i più giovani, sono i nuovi poveri, precari che entrano a pieno titolo nella "generazione call center".
E in tempi di crisi si moltiplicano le offerte low cost di avvocati (più o meno giovani) che pur di accaparrarsi un cliente si svendono, accettando cause e processi a prezzi da "discount", alimentando una concorrenza sleale in cui le prestazioni sono offerte a prezzi abbordabili o trattabili. Perché il prezzo è il vero, e forse solo, fattore discriminante, il termine che legittima prestazioni assai poco professionali. E tutto ciò, ovviamente, non fa che svilire e deprimere una generazione e una categoria.
[leggi l'intero articolo]
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domenica 27 aprile 2014

Simone Aliprandi, un faro nel buio. Una mia intervista per il blog NoSiae

Simone Aliprandi un faro nel buio. Intervista all'avvocato che ha reso il diritto d'autore una materia alla portata di tutti.

url originario: http://nosiae.blogspot.it/2014/04/simone-aliprandi-un-faro-nel-buio.html


Simone, due parole su di te: chi sei e di cosa ti occupi?
Potrei dire che sono “avvocato... ma non troppo”; nel senso che sono iscritto all'albo degli avvocati da ormai sette anni ma non sono il classico tipo incravattato e munito di valigetta che ogni giorno attraversa i corridoi dei tribunali e delle cancellerie. Mi occupo più che altro di consulenza legale e contrattuale in un ambito molto specialistico com'è quello del diritto della proprietà intellettuale e delle nuove tecnologie. Nello stesso tempo svolgo attività accademica come cultore della materia e come docente, tenendo regolarmente corsi e seminari e pubblicando articoli e monografie; dopo il conseguimento della laurea e del titolo professionale ho infatti vinto una borsa di dottorato di ricerca e ho potuto così approfondire i miei studi ulteriormente.

Come hai cominciato questo percorso?
Mi sono trovato alla facoltà di giurisprudenza quasi per inerzia, per poi scoprire che tra le tante materie noiose e asettiche ce n'era una dinamica e in pieno fermento (anche grazie al recente avvento della rivoluzione digitale), che incrociava perfettamente il mio interesse per il mondo della comunicazione e della creatività. In fondo, prima di diventare giurista, anch'io sono stato un musicista e fin dai tempi del liceo scrivo e mi occupo di comunicazione. E' così che ho scelto di fare una tesi sul diritto d'autore e più precisamente sulle licenze open e sul modello copyleft, tema che è stato per anni il mio “cavallo di battaglia” e che mi ha portato a fondare il Progetto Copyleft-Italia.

Ultimamente però sei molto attivo in rete sul tema della SIAE...
Sì. D'altronde sia l'attività professionale sia l'attività di docenza mi hanno portato sempre più ad approfondire l'aspetto forse più noioso ma anche più concreto del diritto d'autore: cioè quello dei rapporti con la SIAE, sia da parte degli autori sia da parte degli utilizzatori, e di tutti gli adempimenti burocratici connessi. D'altronde, anche se il campo d'azione del diritto d'autore è ben più ampio, molta gente identifica il diritto d'autore proprio con l'attività di intermediazione e di controllo della SIAE. E questo fa sì che la parola chiave “SIAE” risulti sempre particolarmente evocativa. A questo si aggiunga anche una buona dose di generale malcontento e di “dente avvelenato” relativo ai meccanismi del sistema SIAE (spesso non trasparenti e fuori dal tempo rispetto al mondo digitale), montato proprio in questi ultimi anni nella community delle produzioni indipendenti ed espresso attraverso i forum online e i social network.

Cosa pensi succederà? La SIAE verrà riformata o abolita?
Io tengo sempre a precisare che le attività di intermediazione e di controllo svolte da SIAE sono essenziali per il funzionamento del diritto d'autore. Tutti i paesi industrializzati hanno enti che si occupano di queste attività; ciò che si auspica è piuttosto che esse siano gestite in maniera più trasparente e più moderna rispetto a quanto fatto finora da SIAE. Non sarà facile riformare un ente così antico e così radicato nel tessuto burocratico italiano; ma credo che presto saremo costretti a farlo per conformarci a nuove direttive europee che mirano a creare un mercato della gestione dei diritti d'autore non più pensato solo su base nazionale. Tra l'altro, in questa legislatura pare ci sia un folto gruppo di parlamentari seriamente deciso a prendere in mano la questione. Staremo a vedere se sarà davvero la volta giusta.

Il futuro sta nelle licenze Creative Commons?
Beh, innanzitutto è importante precisare anche in questa occasione che Creative Commons non è necessariamente un'alternativa alla SIAE. Le licenze Creative Commons realizzano un modello disintermediato di gestione dei diritti d'autore: in altre parole l'autore decide di rilasciare al pubblico la propria opera applicandovi una licenza “open”; gli utenti leggono i termini della licenza e utilizzano l'opera secondo quanto prestabilito dall'autore. Questo è di certo un modello diverso rispetto a quello classico della cosiddetta “gestione collettiva”, nel quale gli autori affidano l'intermediazione dei diritti ad un apposito ente. In realtà questi due modelli, ad alcune condizioni, possono anche convivere, consentendo all'autore di gestire alcuni diritti attraverso l'applicazione di licenze open e altri diritti attraverso il mandato ad un apposito ente; ma per far questo è necessario ammorbidire alcune rigidità tipiche del sistema tradizionale.

Hai alcune pubblicazioni da segnalarci per iniziare ad avvicinarci a questi temi?
Buona parte delle mie pubblicazioni (libri e articoli) hanno un'ispirazione palesemente divulgativa e mirano a far conoscere al grande pubblico della rete i temi a me cari. Inoltre sono rilasciate tutte con licenze libere quindi le trovate senza problemi online cercando sul mio sito www.aliprandi.org. Vi invito anche a seguire il mio blog aliprandi.blogspot.it e le rubriche di cui mi occupo su altri siti (e comunque riprese nel blog). Infine, per chi volesse seguire delle mie videolezioni sul diritto d'autore e specificamente sulla SIAE, può guardare i filmati messi a disposizione sul sito www.copyright-italia.it. Lì c'è davvero tutto quello che può essere utile imparare.

giovedì 24 aprile 2014

La vera portata del processo telematico. Intervista a Carlo Piana

L’avvicinarsi inesorabile del passaggio al processo civile telematico ci obbliga a fare qualche riflessione, anche di carattere non strettamente tecnico, su quella che sarà probabilmente una delle più importanti innovazioni nel campo della giustizia dell’era moderna. Un cambiamento di cui però pochi mostrano di aver colto la realte importanza e la portata rivoluzionaria. Il mondo forense è davvero pronto? Quali saranno le principali ripercussioni di questo passaggio?

Ne discutiamo con Carlo Piana (nella foto), avvocato e amico, fondatore di Array, che si occupa da vicino di Processo Civile Telematico per conto di uno dei principali fornitori di servizi ed è uno dei massimi esperti di ICT law in Italia.

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1) I giorni mancanti al fatidico 30 giugno si stanno sempre più assottigliando e da più parti è stato confermato che non ci sarà alcuna proroga. Eppure da un sondaggio che ho lanciato qualche settimana fa è emerso che pochi sono gli avvocati che ritengono credibile quella scadenza. L’ipotesi più probabile sembra essere quella di una situazione caotica e disomogenea, in cui ogni tribunale si darà proprie regole e proprie prassi. Tu come la vedi?
Che ci sarà caos è inevitabile, che ogni Tribunale faccia un po’ come gli parrà anche. Tuttavia il pallino è in mano alla Direzione Generale Servizi Informativi, che sta facendo di tutto per portare avanti il progetto nei tempi sperati. Confesso che faccio il tifo per loro, perché i risparmi per il sistema giustizia sarebbero enormi. A meno di catastrofi, non vi sarà nessuna proroga generalizzata. Il che, data la situazione, sarà scioccante.
Purtroppo il difetto, come si dice, sta nel manico. Ho l’impressione che il sistema sia stato concepito in maniera da soddisfare più le esigenze dei fornitori che quelle dell’utenza. Ne è nato un sistema farraginoso, poco stabile e in alcuni punti difettoso. Temo che con il carico di lavoro a regime scopriremo cose spiacevoli, il tutto nonostante rilevanti cifre investite, anche in assistenza e manutenzione evolutiva, purtroppo non sempre in maniera del tutto efficiente.  I dati sono pubblici, magari un giorno qualcuno si farà le domande giuste. Si tratta di un retaggio del passato a cui l’attuale dirigenza sta cercando di rimediare, ma è difficile farlo mentre si insegue l’emergenza, in un periodo di vacche relativamente magre.
2) Parlando con vari colleghi non proprio amanti delle innovazioni derivanti dall’informatica giuridica quello che sembra emergere è un atteggiamento di ritrosia verso il concreto passaggio ad una giustizia digitale. In altre parole sembra che l’uso delle tecnologie sia percepito dagli avvocati (ma anche da giudici e cancellieri) più una scocciatura che un’opportunità. Sei d’accordo? Da cosa pensi possa dipendere?
Non vi è dubbio che qualsiasi cambiamento che comporti una modifica del proprio modo di lavorare incontra difficoltà di adattamento. Gestire il cambiamento in una fase di migrazione, soprattutto da un punto di vista psicologico e comportamentale è una delle componenti più difficili di ogni progetto simile. Figuriamoci poi in uno dove gli attori non sono dei semplici dipendenti, ma attori protagonisti. Ma siccome il sistema è lì per aiutare il cittadino, e non viceversa, questa non è affatto una ragione per sabotare il cambiamento, come mi pare da più parti stia avvenendo. Anche da parte di giudici che emettono sentenze cervellotiche, alcune anche da me pesantemente commentate e criticate, le quali non hanno fatto altro sin’ora che indurre una situazione di “paura, incerezza, dubbio”.
3) A mio avviso in pochi, anche tra gli esperti del settore, hanno colto la vera portata rivoluzionaria del passaggio al PCT, il quale non avrà riflessi solo sugli uffici giudiziari (aspetto su cui invece spesso ci si sofferma) bensì anche e soprattutto sugli studi legali. D’altronde, se gli atti di causa diventano digitali e trasmessi necessariamente in via telematica, anche la documentazione interna allo studio (fascicoli, comunicazioni, mezzi di prova…) diventerà tendenzialmente digitale. Questo inciderà pesantemente sul modus operandi quotidiano degli avvocati. Quali pensi saranno le concrete ripercussioni per gli avvocati?
Adattarsi o perire. E’ scioccante come nel 2014 molti usino il computer solo come una macchina da scrivere, e a volte facendolo fare ai collaboratori. Hai ragione, soprattutto da parte degli avvocati, qualcuno non ha ancora capito che la professione come la conoscevamo, anche solo quando ho iniziato io, poco più di vent’anni fa, non esiste più. I clienti sono cambiati, la concorrenza è cambiata, le esigenze della professione sono cambiate. Non comprendere che la professione è un servizio che deve trasmettere efficienza in tutte le sue componenti e che i privilegi degli avvocati sono finiti da un pezzo è da folli; il mercato spazzerà via gli inefficienti, ed è giusto che sia così.
Ciò vuol dire che i più pronti hanno a disposizione spazi di mercato impensabili. Anche in una situazione dove non ci sono più praterie, ma piccoli appezzamenti da sfruttare, chi si dà da fare è avvantaggiato.
4) Quindi sostanzialmente è una questione di cambio generazionale…
Non è solo una questione generazionale. La differenza sarà tra chi è capace di guidare la complessità delle tecnologie e usare in modo innovativo gli strumenti per cambiare i processi, e chi si limiterà a subirli passivamente, come una sciagura. Lì si gioca il futuro della nostra professione. Su questo terreno, non su disposizioni stupide come quelle in tema di minimi di tariffa e preventivi scritti, formazione permanente, specializzazioni che guardano la realtà dallo specchietto retrovisore o le altre baggianate che ci hanno propinato in questi anni, si svolgerà la lotta per la sopravvivenza tra gli avvocati.
5) In un panorama in cui gli atti di causa verranno interamente depositati in modalità telematica, che fine faranno tutti gli studi che vivono in buona parte grazie sulle domiciliazioni?
Se l’eliminazione delle pure domiciliazioni si traduce in minori costi per il cittadino, è un punto di efficienza dell’intero sistema. Se la loro opera continua ad avere un significato economico per i dominus, essi continueranno a svolgere un ruolo e a ricevere istruzioni anche se il loro intervento non è obbligatorio. Altrimenti è giusto ed efficiente che gli studi che vivono di tale inefficienza siano costretti a trovare altri servizi o a chiudere.

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Articolo uscito su LaLeggePerTutti il 23 aprile 2014 (vedi).


mercoledì 23 aprile 2014

Le linee guida sull'open data dell’Agenzia per l’Italia Digitale: una prima bozza "trafugata"

Grazie ad un "leak" la redazione di Wired è entrata in possesso e ha pubblicato una prima bozza delle linee guida sull'opendata che l’Agenzia per l’Italia Digitale sta redigendo. Si tratta ovviamente di una versione provvisoria e incompleta che però rende già abbastanza l'idea dell'impianto del documento.
Vai al post originario: Open Data: ecco le linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Scarica e leggi il libro Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti (Ledizioni, febbraio 2014), a cura di Simone Aliprandi, con contributi di Carlo Piana e Morena Ragone.



Segue il file delle linee guida.







martedì 22 aprile 2014

La digitalizzazione della giustizia italiana: a chi tocca?

I presupposti per passare a una giustizia digitale (quindi più moderna, veloce ed efficiente) ci sono tutti; eppure tutti fanno finta di non vederli e vanno avanti legittimando il protrarsi di prassi obsolete e non più conformi alla legge: è questo il caso delle comunicazioni di cancelleria.

 

Chi deve fare il primo passo?

Ci sono un giudice, un avvocato e un cancelliere che, alla cena di Natale del tribunale del dicembre 2005, discutono della digitalizzazione della giustizia italiana.
Il primo dice: “Noi siamo pronti da tempo, il problema è che gli avvocati, appena c’è qualche proposta di riforma del processo civile, sollevano un putiferio”.
Il secondo risponde: “Ma anche noi siamo pronti; però, tutte le volte che abbiamo a che fare con gli uffici giudiziari, ci sentiamo dire che devono ancora sistemare alcune cose e, nel frattempo, si va avanti coi vecchi metodi. Quindi non possiamo fare altro che adattarci”.
Infine il terzo dice: “Guardate che anche noi siamo pronti in teoria; però, finché lo Stato non ci mette a disposizione tutte le risorse necessarie per la transizione, non possiamo fare gran che.”
Questo “allegro” siparietto si ripresenta identico a tutte le cene di Natale successive, fino a quella del 2012, quando il giudice e il cancelliere chiudono il discorso sottolineando: “Beh, in fondo, io l’anno prossimo vado in pensione. Perché dovrei cambiare proprio ora? Sarà un problema di quelli che vengono dopo di noi”. E l’avvocato: “A me manca ancora un po’ alla pensione. Tuttavia, se per voi è così, perché dovrei darmi da fare io per cambiare le cose?”.
Fu così che nulla cambiò per anni e i tribunali continuarono a riempirsi di carta e a dilatare le loro tempistiche. E molti iniziarono a pensare che, in fondo, sarebbe stato sempre così, per i secoli dei secoli, fino al collasso.
Ma ad un certo punto arriva il deus ex machina, il legislatore, che dice: “Basta! adesso stabilisco che l’uso della tecnologia è obbligatorio per tutti coloro che partecipano alla macchina della giustizia”.

 

Una storia di norme disapplicate

Sembra una barzelletta, ma più che altro è una storia triste: la triste storia della giustizia civile negli ultimi anni. Le date non sono state scelte a caso. Il 2005 è l’anno del Codice dell’Amministrazione digitale che ha posto tutte le basi per un pieno utilizzo delle tecnologie nell’attività amministrativa (compresa quella degli uffici giudiziari). Norma rimasta in gran parte disapplicata. Una di quelle numerose norme vigenti ma, per qualche oscuro principio di interpretazione delle leggi, non cogenti. Quelle norme che… “ma sì, lo so che dovrebbe essere X; ma tanto tutti fanno ancora Y quindi faccio anch’io Y.”
Il 2012 è invece l’anno del rivoluzionario Decreto Crescita 2.0, quello che ha posto le basi dell’agenda digitale italiana e che ha introdotto l’obbligo di inviare tutte le comunicazioni di cancelleria (nell’ambito di procedimenti civili) a mezzo PEC. Un’altra norma rimasta sulla carta, dato che gli avvocati continuano a ricevere montagne di fax.

 

PEC oppure ancora FAX?

Tutti gli avvocati si sono dovuti dotare di indirizzo PEC, hanno dovuto comunicarlo ai propri ordini professionali, hanno dovuto inserirlo negli atti giudiziari. Perché tutto ciò se poi si continua ad usare il fax?
Conosco avvocati che il fax non lo usano più, se non appunto per ricevere le comunicazioni di cancelleria. E altri che hanno dovuto crearsi un fax virtuale via Internet per ricevere tali comunicazioni (mi riferisco a quei sistemi online che ti attribuiscono un numero di fax virtuale e che ti girano via email i PDF dei fax ricevuti). Siamo al paradosso: usare Internet per ricevere, via fax, ciò che potresti ricevere direttamente via email.
Quello delle comunicazioni di cancelleria è solo una punta del grande iceberg che va sotto il nome di digitalizzazione della giustizia (e, più in generale, della pubblica amministrazione italiana).
Tra qualche mese arriverà anche il momento del famigerato processo civile telematico (obbligatorio da giugno 2014, salvo qualche odiosa proroga); ma credo che questo sia il primo passo essenziale. Suvvia, siamo seri! Nel 2013 non ci possiamo più permettere di stampare due fogli A4 per una comunicazione di 3 o 4 righe al massimo; e ciò sia in un’ottica di tutela ambientale (le foreste sono più preziose della nostra ritrosia al cambiamento), sia in un’ottica di semplice risparmio di spesa (la carta, i toner e le linee telefoniche costano).

 

Spetta a ciascuno di noi

Nei giorni scorsi ho provocatoriamente lanciato una campagna di sensibilizzazione che invitava tutti gli avvocati a stampare e portare con sé una copia dell’art. 136 c.p.c. aggiornato e a mostrarla a tutti coloro che facciano finta di non sapere che il mondo è cambiato.
Lo spirito della campagna è ovviamente goliardico, ma credo davvero che l’innovazione arrivi anche dalla presa di coscienza e di responsabilità di ciascuno di noi. Se tutti gli avvocati iniziassero a chiedere, con fermezza, l’utilizzo della PEC (concreto e non solo ipotetico!), di certo gli uffici giudiziari non potrebbero continuare nell’indifferenza. Se invece si persiste con la politica (ahimè molto in voga) del “non spetta a me”, il cambiamento non arriverà mai e non si farà altro che perpetuare la scena della cena di Natale descritta nell’incipit.

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Articolo uscito originariamente su LaLeggePerTutti il 3 luglio 2013 (vedi).

Eppure il concetto di trasparenza sembra così trasparente

Il “Decreto Trasparenza” (D. Lgs. 33/2013) è una legge fondamentale per l'apertura dei dati pubblici in Italia, che non fa altro che rafforzare e ribadire i principi fissati in materia di “open data by default” dal precedente Decreto Crescita 2.0. Gli open data, nelle intenzioni del legislatore europeo servono a creare un nuovo mercato nel riuso commerciale, accessibile a tutti e tendenzialmente gratuito, dei dati pubblici.
Come viene chiarito fin dall'articolo di apertura “la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 22 aprile 2014.
Leggilo qui.


venerdì 18 aprile 2014

Il nuovo testo dell'articolo 15 della Legge sul diritto d'autore

Riportiamo il testo dell'art. 15 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) come uscito dall'ultima modifica apportata dalla Legge 7 ottobre 2013, n. 112..
La modifica consiste nell'aggiunta di un comma 3 relativo alla recitazione  di  opere  letterarie effettuata, senza scopo di lucro, all'interno  di  musei,  archivi  e biblioteche pubblici.
1) Il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico ha per oggetto, la esecuzione, la rappresentazione o la recitazione, comunque effettuate, sia gratuitamente che a pagamento, dell'opera musicale, dell'opera drammatica, dell'opera cinematografica, di qualsiasi altra opera di pubblico spettacolo e dell'opera orale.
2) Non è considerata pubblica la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell'opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell'istituto di ricovero, purché non effettuata a scopo di lucro.
3) Non e' considerata pubblica la  recitazione  di  opere  letterarie effettuata, senza scopo di lucro, all'interno  di  musei,  archivi  e biblioteche pubblici ai fini esclusivi di promozione culturale  e  di valorizzazione delle opere stesse individuati in base a protocolli di intesa tra la  SIAE  e  il  Ministero  dei  beni  e  delle  attività culturali e del turismo.

Il processo al processo telematico

L'avvocato Nicola Gargano, esperto di informatica giuridica e autore -assieme a Paolo Della Costanza- del libro "Guida pratica al processo telematico" (Giuffrè) esprime in un blogpost le sue perplessità sull'imminente passaggio al processo civile telematico.
Siamo davvero pronti? Io tempo fa l'avevo chiesto attraverso un sondaggio online che aveva avuto un curioso esito... E soprattutto... siamo davvero consapevoli di come questo nuovo strumento rivoluzionerà il modo di lavorare di tutti gli studi legali? Io sono convinto che buona parte dei colleghi non abbia preso con la dovuta serietà la questione.

Leggiamo cosa dice Gargano in merito alle vulnerabilità del PCT emerse in questi ultimi mesi.


Meno 73. Sono questi i giorni mancanti al prossimo 30 giugno quando, volenti o nolenti saremmo obbligati ad adeguarci ad un nuovo modo di lavorare. La domanda è sempre la stessa, ed è quella che ci accompagna da quando è nato questo blog, ovvero: Siamo pronti?

La risposta questa volta è non lo so e, lo ammetto, persino io, a volte a ho avuto un po’ di paura ad effettuare i consueti depositi telematici.

I motivi? Ve li volevo raccontare da molto tempo ma, la paura di spaventare i colleghi ha sempre preso il sopravvento. Tuttavia in occasione della...
[continua a leggere l'articolo]

lunedì 14 aprile 2014

Il telegramma via PEC (non ce la possiamo fare)

Mi giunge via Twitter una chicca che non posso fare a meno di replicare qui: il telegramma via PEC!
A volte penso che è inutile sperare in una PA digitale.
(Ora si attende la PEC via telegramma. Vediamo se riescono a fare anche quella.)






fonte



Tot licentiæ, tot sententiæ. L'autore ha sempre ragione (o quasi)

Il fotografo chiede soldi per l’utilizzo di una foto pubblicata con licenza non commerciale; il giudice non capisce bene il senso.

Uno dei leit motiv dei miei seminari sulle licenze open è legato al concetto che, essendo le licenze atti di diritto privato, non sono legalmente valide o invalide a priori; bisogna valutare se risultano solide di fronte ad una controversia.
D’altro canto, avere casi giurisprudenziali (nel senso di... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 14 aprile 2014. Leggilo qui.

NOTA: Si tratta di un mio commento ad una recente sentenza tedesca sull'uso delle licenze Creative Commons, già commentata da Glyn Moody qui. A mio avviso questa volta il buon Glyn non ha centrato pienamente la questione.
La sentenza - come dice l'articolo in tedesco da me riportato - non arriva ad entrare nel merito del concetto di "uso non commerciale" ma rimane più in superficie, sulle modalità di applicazione della licenza.
Poi che la clausola "non commercial" sia problematica è cosa nota; ma IMHO in questo caso non è così pregnante. Commenti di altri giuristi sono bene accetti (scrivete pure qui sotto, oppure sotto l'articolo di Apogeonline).

venerdì 11 aprile 2014

Streaming per l'evento "esente SIAE" del 12 aprile 2014


IL FILMATO DELL'HANGOUT (trasmesso in diretta alle 17.30)
--nb: andate direttamente al minuto 1:50--


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L'articolo che ha prannunciato lo streaming

Come ho già scritto altrove, questo sabato (12 aprile 2014) ci sarà il primo evento nazionale "esente SIAE", un'iniziativa figlia del dibattito fermentato nei mesi scorsi in merito alle prassi applicate da SIAE, che a giudizio di molti non sono sempre trasparenti e adeguate al contesto digitale e frastagliato della musica di oggi.
Complici i social network (e in particolar modo alcuni gruppi Facebook), alcuni musicisti e attivisti del mondo della creatività indipendente italiana sono riusciti a portare all'attenzione di tutti questo tema che, fino a poco tempo fa, risultava di squisita competenza degli addetti ai lavori.
L'evento di sabato, nato da un'idea del musicista Andrea Caovini e sostenuto da varie associazioni e realtà indipendenti, ha lo scopo di dimostrare che, *ad alcune condizioni*, è possibile organizzare eventi di intrattenimento senza dover rendere conto preventivamente alla SIAE (su questo blog ho parlato più volte di questi temi dal punto di vista più che altro tecnico-giuridico; basti vedere tutti i post con la tag "siae").
In sostanza, sabato ci saranno -sparsi per il territorio nazionale- alcuni eventi di musica dal vivo di band non iscritte SIAE e che suoneranno opere fuori dalla competenza SIAE, senza che gli organizzatori si siano premurati di richiedere un permesso preventivo per l'utilizzo delle opere, come dovrebbe essere a rigor di logica e di buon senso. Ahimè, logica e buon senso non sempre sono l'ingrediente base delle norme e delle prassi burocratiche applicati in Italia, quindi l'iniziativa avrà comunque uno spirito "provocatorio" e diventerà una forma di "disobbedienza civile" rispetto a certe prassi burocratiche.
Da parte mia, ritenendo l'iniziativa meritevole di attenzione e considerandola un'ottima occasione per fare informazione e divulgazione, ho deciso di partecipare con un contributo che non sarà musicale ma appunto divulgativo sui retroscena giuridici (che poi sono l'essenza della questione).
Purtroppo nelle vicinanze della mia città non c'è alcun evento in cui possa intervenire fisicamente; dunque approfitterò dei potenti mezzi di Google per fare uno streaming su Hangout dalla mia scrivania.
L'idea è quella di dare la possibilità agli organizzatori dei vari eventi di effettuare un collegamento (con pc e proiettore) e alle webradio indipendenti che hanno sposato l'iniziativa di replicare e amplificare lo streaming.
L'appuntamento sarà dunque sabato 12 aprile dalle 17:30 alle 18:15. Lo streaming video sarà incorporato direttamente in questo post. A chiunque lo desiderasse fornirò il codice di Hangout per l'embedding dello streaming.

Strumenti di enforcement nel diritto d‘autore (tesi di laurea)

Un'interessante tesi sugli "Strumenti di enforcement nel diritto d‘autore".
Tesi di Laurea Magistrale in Giurisprudenza di Dario Antonio Napoli; discussa in data 15/10/2012 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Salerno; relatore: Prof. Giovanni Maria Riccio; correlatore: Dott. Salvatore Sica. La tesi è rilasciata con licenza Creative Commons by-sa.
Si tratta di una tesi pervenuta all'email del sito Copyleft-Italia.it in risposta al progetto "Call for thesis". Se avete tesi su argomenti di questo tipo, che siano effettivamente lavori originali (e non semplici copia-incolla), potete rispondere alla call.

Argomenti della tesi:
  • CAP. I. Alle origini della tutela del diritto d'autore
  • CAP. II. L'enforcement nei sistemi giuridici occidentali
  • CAP. III. Enforcement nel diritto d'autore italiano




martedì 8 aprile 2014

Se la band si divide, a chi vanno i diritti sui brani?

La mia band storica ha avuto alcuni problemi negli ultimi mesi e quindi abbiamo deciso di scioglierci. Adesso però si pone il problema di come gestire i diritti sui brani, dato che li abbiamo sempre firmati con il nome della band?

RISPOSTA:
Quando raggiungono livelli professionistici solitamente le band si organizzano sotto forma di società di persone o a volte sotto forma di associazione o di cooperativa. Se la costituzione di un apposito ente risulta troppo impegnativa, si può anche sottoscrivere un accordo scritto tra tutti i membri della band nel quale si stabiliscono le condizioni della collaborazione e della eventuale separazione dei membri. Normalmente in queste scritture private ci si occupa anche di questioni come la ripartizione dei proventi dei live, la creazione di una cassa comune per le spese della band, le modalità di utilizzo del nome della band e appunto anche la gestione delle royalties sui brani firmati collettivamente. Purtroppo molte band, per inesperienza o ingenuità, non mettono nulla per iscritto e poi, nel caso di uno scioglimento o dell'uscita di qualche elemento, emergono diversi problemi di carattere legale. Si consideri tuttavia che, per quanto riguarda invece i proventi SIAE, la SIAE non consente l'iscrizione a gruppi e band ma solo a persone fisiche. Quindi, per le band che vogliono servirsi dell'intermediazione SIAE, non si può fare diversamente che dichiarare i brani a nome dei singoli componenti della band (tutti o solo alcuni a seconda dei casi).

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puntata n. 48 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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lunedì 7 aprile 2014

Come comportarsi nel caso di un inatteso controllo SIAE

Pubblico qui un filmato informativo che vi illustra come comportarvi nel caso abbiate organizzato una serata musicale e, non essendo pienamente in regola con le pratiche SIAE, dovesse malauguratamente giungere un ispettore a farvi un controllo e a chiedervi chiarimenti.


Se ti è piaciuto il filmato, allora potrebbero interessarti anche:
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Windows XP è (quasi) morto, viva (poco) XP!


Sono questi i giorni in cui molti (tra aziende e privati cittadini) saranno costretti a salutare Windows XP, versione del sistema operativo che Microsoft ha deciso di non supportare più, aprendo così la strada a varie ipotesi nonché a diffusi allarmismi.
Che un prodotto software non sia più supportato è normale: tutto il software ha un ciclo esistenziale che si può assimilare a quello di un essere vivente: un’infanzia dove a fatica si cammina, un’adolescenza in... [continua]

Articolo uscito su MySolution Post il 7 aprile 2014.
Leggilo qui.

L'immagine è tratta dal sito dell'evento "Ti presento il Software Libero" organizzato a Perugia sabato 5 aprile 2014.

venerdì 4 aprile 2014

Un libro bianco per le PA sulla condivisione dei dati geografici

Libro bianco per le PA sulla condivisione dei dati spaziali

(WP 5 - Documento 3)

Un documento redatto da Simone Aliprandi e Carlo Piana per il Progetto FreeGIS.net.

- Release: November 2013 – original version of this document available at www.freegis.net.
- License: Creative Commons Attribution – Share Alike 3.0 unported (see the license)

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E' questo l'ultimo documento prodotto dai due legali coinvolti nell'advisory board del Progetto FreeGIS.net e chiamati ad occuparsi della fase WP 5 del piano di lavoro.
Ai seguenti link è possibile trovare gli altri documenti di carattere giuridico legati al progetto FreeGis.net:
E' disponibile anche il filmato integrale del seminario Strumenti giuridici per l'open data, tenuto da Simone Aliprandi e Carlo Piana nel novembre 2012 nell'ambito del Progetto FreeGis.net.

NB: Buona parte del lavoro svolto per il progetto FreeGis.net è confluito nel libro "Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti", disponibile online al sito www.aliprandi.org/fenomeno-opendata

martedì 1 aprile 2014

Con licenza. Licenze open da primo aprile

Tra hacker e sviluppatori si trovano molti burloni e a il loro spirito goliardico si esprime anche in stravaganti modelli di licenza software. Vista la ricorrenza odierna mi è sembrato simpatico segnalare i casi più buffi.
Una delle più note è la Do What The Fuck You Want To Public License (WTFPL), e poi ce n'è addirittura una che concede varie libertà tranne che al signor Richard Stallman. Qualche astio personale? [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 1° aprile 2014.
Leggilo qui.