giovedì 27 febbraio 2014

Posso mettere online un sito senza termini d'uso?

Ho realizzato una piattaforma social in cui gli utenti si registreranno e caricheranno i contenuti. Pensavamo di metterla online appena possibile e aggiungere successivamente i termini d'uso e l'informativa privacy. È un problema?

RISPOSTA: È altamente sconsigliato andare online senza aver predisposto tutte le disposizioni di carattere giuridico che regolamentano un sito, specie quando su questo sito possono operare anche gli utenti dopo essersi loggati. La gestione di un sistema di login da parte del titolare del sito rappresenta infatti una forma di trattamento dei dati personali che quindi fa scattare alcuni obblighi di legge, come ad esempio l'esposizione sul sito di una adeguata informativa sulla privacy. Non solo. Infatti se sul sito in questione gli utenti possono pure caricare contenuti creativi, vi è anche l'aspetto dei diritti d'autore ad entrare in gioco. Il gestore del sito infatti ha un ruolo di “internet service provider” e quindi per la legge è considerato responsabile entro alcuni limiti su alcune delle attività che si svolgono sul sito. E' importante quindi che la registrazione degli utenti e il caricamento di qualsivoglia contenuto sul sito siano preceduti dall'accettazione di un adeguato testo con i termini d'uso. Infine, se la piattaforma prevede anche la possibilità di svolgere attività di carattere commerciale (offerta di beni e servizi, transazioni monetarie...), è fondamentale verificare la sua compatibilità con la normativa in materia di commercio elettronico.

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puntata n. 44 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 

lunedì 24 febbraio 2014

Libertà di linking. Pubblicare un link non viola il copyright

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha finalmente posto fine a un dibattito piuttosto ridicolo, in merito a un principio sul quale molti operatori che usano contenuti in Internet hanno avuto più di un problema. Il fatto di pubblicare un link che consente di arrivare a una risorsa Internet pubblica, alla quale normalmente si arriva attraverso una home page e una serie di passaggi (esempio: mostrando avvisi commerciali) non costituisce “pubblicazione” del contenuto di quella pagina e dunque non è soggetta all’autorizzazione del titolare.
Pare una discussione surreale, ma esiste ancora oggi chi... [continua]

Articolo uscito su MySolution Post il 24 febbraio 2014.
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Sullo stesso tema si segnala anche l'articolo Libertà di linking. Una corte dalla vista lunga uscito su Apogeonline il 20 febbraio 2014 e disponibile qui.


Eventi con musica Creative Commons: un vedemcum per gli adempimenti

Come annunciato in occasione dell'evento CCIT2013 tenutosi a Torino lo scorso 30 novembre, Creative Commons Italia ha promosso e curato la redazione di un vademecum ad uso di esecutori, organizzatori e gestori di locali relativo agli adempimenti necessari in caso di esecuzione dal vivo o comunicazione al pubblico di brani distribuiti con licenze CC.
E' questo infatti di uno dei temi più caldi e più discussi sulle mailing list di Creative Commons e in generale in seno alla community del copyleft; e più volte è stata segnalata la necessità di un documento di riferimento per districarsi tra le norme e la burocrazia.

A fare il primo annuncio è stato Claudio Artusio di CC Italia proprio con un messaggio nella mailing list italiana di CC lo scorso gennaio, con il quale ha invitato tutta la community a prendere visione di una bozza già predisposta grazie al contributo degli uditori del Progetto SeLiLi e disponibile come file "aperto" su Google Docs.
La bozza è rimasta aperta ai commenti di chiunque ritenesse di poter apportare un utile contributo ufficialmente fino al 27 gennaio 2014.
A fine febbraio è stata pubblicata la versione definitiva del vademecum, che comunque rimane un potenziale work in progress per aggiornamenti e aggiunte.

"Eseguire in pubblico musica in Creative Commons"

Ecco un estratto del comunicato datato 24 febbraio 2014.
Il vademecum è stato realizzato raccogliendo le numerose richieste di chiarimenti, ricevute nel corso degli anni dal progetto SeLiLi, in un testo che esamina unitariamente i quesiti più frequenti sugli adempimenti previsti per legge in caso di intrattenimenti pubblici. Il vademecum è stato redatto con il contributo degli uditori del progetto SeLiLi, in particolare grazie agli spunti e alle osservazioni di Simone Aliprandi, Deborah De Angelis, Giovanni Battista Gallus ed Ermanno Pandoli.
Il testo, come detto, resterà aperto ad ulteriori commenti e integrazioni su Google Docs all'indirizzo http://bit.ly/1fStvtO.
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NB: Articolo uscito originariamente il 9 gennaio 2014 e aggiornato il 24 febbraio successivo.

Processo Civile Telematico: Cosa cambierà dal 30 giugno 2014?

Negli ultimi mesi mi sono reso conto dell’ottimo lavoro fatto da tanti Colleghi nella realizzazione di numerose guide pratiche al processo civile telematico.
Manuali, quindi, dal taglio decisamente pratico e volti a far prendere dimestichezza all’Avvocato con gli strumenti informatici necessari alla partecipazione attiva al processo in forma digitale.
Queste guide, che fra l’altro anche io sto – nel mio piccolo – cercando di realizzare, hanno il pregio di introdurre con semplicità il professionista del diritto ad un mondo tutto nuovo, fatto di tecnologia, termini informatici, formati di trasmissione dati etc…
Confrontandomi con altri Colleghi del mio Foro, però, mi sono reso conto che vi è una grande voglia di conoscere il “come si fa” a scapito molto spesso del “perché lo si fa”.
Questo articolo, benché ancora una volta orientato a dare delle informazioni di base ai professionisti del diritto su quali cambiamenti porterà l’avvento del PCT, cercherà quindi di tenere d’occhio la normativa di riferimento, evidenziando eventuali problematiche giuridiche già emerse in questi anni di sperimentazione.
Veniamo ai cambiamenti con i quali dovremo convivere a partire dal 30 giugno 2014.

1) Cosa avremo l’obbligo di depositare digitalmente

Come sappiamo a partire da tale data, “nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.” (legge di stabilità 2013).
L’obbligatorietà del deposito telematico è estesa anche ai procedimenti monitori, alle procedure esecutive (con l’eccezione dell’atto di pignoramento) ed alle procedure concorsuali (già parzialmente telematizzate a seguito della riforma della legge fallimentare).
A partire dal 30 giugno 2014 dovremo quindi obbligatoriamente depositare in forma digitale tutti gli atti civili successivi alla costituzione in giudizio, quali, ad esempio, le memorie 183 e le comparse conclusionali., restando pertanto esclusi gli atti di citazione (e più in generale gli atti introduttivi del giudizio) e la comparsa di costituzione e risposta che, a differenza della citazione, potrà però essere depositata digitalmente benché non in via obbligatoria.
A queste tipologie di atto si aggiungeranno poi tutti i ricorsi per decreto ingiuntivo depositati dinanzi al tribunale (ricordo che per adesso i Giudici di Pace sono esclusi dal procedimento di digitalizzazione dei fascicoli) e gli atti da depositarsi nelle procedure esecutive.
La legge di stabilità 2013, però, oltre a dirci “cosa” dovremo obbligatoriamente depositare in via telematica dopo il 30 giugno 2014, ci ricorda anche “come” dovremo farlo, ossia, “….nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici….”
A quale normativa si fa riferimento ?
Sostanzialmente ad una pluralità di norme:
  • Il D.M. 44/2011
  • Il Codice dell’Amministrazione Digitale - Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82
  • Il provvedimento 18 luglio 2011 – Specifiche tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo    penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione
  • Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 febbraio 2013 -  Regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali, ai sensi degli articoli 20, comma 3, 24, comma 4, 28, comma 3, 32, comma 3, lettera b), 35, comma 2, 36, comma 2, e 71.
...oltre ad ulteriore normativa di rimando.
Questa serie di provvedimenti normativi serve sostanzialmente a dirci “come” dovremo depositare i nostri atti telematici.

2) Come avremo l’obbligo di depositare i nostri atti

Se antecedentemente all’introduzione del PCT l’unica forma di deposito degli atti di causa era quella analogica, con l’inserimento delle tecnologie digitali all’interno del processo civile il legislatore ha dovuto fare i conti con molte problematiche sia di ordine pratico che di ordine giuridico.
Nessun problema, infatti, vi era con la sottoscrizione analogica degli atti, posto che (per dirla con una battuta) al cambiare della penna usata per la sottoscrizione certamente non sarebbe mutata la valenza della firma.
Nell’ambito delle sottoscrizioni digitali, invece, esistevano (ed esistono) una pluralità di così dette “firme elettroniche” cui la legge – in particolare il CAD – conferiscono diverso valore giuridico.
Per la sottoscrizione degli atti digitali, quindi, si è scelto di adottare la “firma digitale”, una particolare tipologia di firma elettronica avanzata che garantisce particolari standard di sicurezza sull’identificazione e immutabilità del soggetto firmatario.
Il legislatore, però, non solo ha scelto quale tipologia di firma elettronica utilizzare nel processo civile telematico, ma ne ha indicato anche il formato, ossia, il CADES (identificato dall’estensione .P7M).
Questo formato non è l’unico esistente in ambito di firma digitale ne esistono molti altri fra cui – i più famosi e comunque parzialmente riconosciuti nel nostro paese – il PADES e lo XADES.
Il PADES (assieme al nostro CADES p7m) è decisamente il più diffuso ed ha la peculiarità di permettere la creazione – assieme al codice digitale che rappresenta la vera e propria firma – anche di una firma “per immagine” da apporre direttamente sul documento che si va a firmare.
Il sistema CADES, invece, inserisce il documento originale (poniamo prova.pdf) all’interno di una busta virtuale che viene sottoscritta digitalmente, mutando l’estensione del file originale (che diverrà prova.pdf.p7m) e lasciando tale firma invisibile. Per il controllo della firma sul documento sarà quindi necessario avvalersi di un software apposito (per un approfondimento sul punto vi rimando all'articolo "la verifica della firma digitale").
A prescrivere questo formato come l’unico idoneo al deposito degli atti per via telematica è il Provvedimento 18 luglio 2011 - Specifiche tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione” che all’art. 12 recita:

A. L’atto del processo in forma di documento informatico rispetta i seguenti requisiti:
a. è in formato PDF;
b. è privo di elementi attivi;
c. è ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti; non è pertanto ammessa la scansione di immagini;
d. è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata esterna, pertanto il file ha la seguente denominazione: .pdf.p7m;
e. è corredato da un file in formato XML, che contiene le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo, e che rispetta gli XSD riportati nell’Allegato 5; esso è denominato DatiAtto.xml ed è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata.

B. La struttura del documento firmato è CAdES; il certificato di firma è inserito nella busta crittografica La modalità di apposizione della firma digitale o della firma elettronica qualificata è del tipo “firme multiple indipendenti” o parallele, e prevede che uno o più soggetti firmino, ognuno con la propria chiave privata, lo stesso documento (o contenuto della busta). L’ordine di apposizione delle firme dei firmatari non è significativo e un’alterazione dell’ordinamento delle firme non pregiudica la validità della busta crittografica; il file generato si presenta con un’unica estensione p7m. Il meccanismo qui descritto è valido sia per l’apposizione di una firma singola che per l’apposizione di firme multiple.”
Questo importantissimo articolo reca con se molte altre informazioni importanti:
A) Innanzitutto l’atto principale che viene inserito nella busta telematica deve essere un pdf
B) Che tale pdf non deve però essere stato creato attraverso un processo di acquisizione per immagine (scannerizzazione) ma ottenuto attraverso la trasformazione di un file testuale
C) Che il file in questione è sottoscritto con firma digitale in formato CADES ed ha quindi la denominazione nomelibero.pdf.p7m
D) Che il documento è corredato da un file in formato .xml che dovrà riportare le medesime informazioni (in formato strutturato) presenti all’interno del nostro atto digitale, nonché le eventuali informazioni presenti nella nota di iscrizione a ruolo
Tali prescrizioni fanno chiaramente emergere la volontà del legislatore di sveltire le procedure di formazione e aggiornamento dei fascicoli digitali, nonché quelle di produzione degli atti giudiziari.
Il file datiatto.xml, infatti, non fa altro che permettere al sistema giustizia di acquisire automaticamente i dati del procedimento senza la necessità di un inserimento manuale da parte del Cancelliere. I dati inseriti in questo file (che come detto devono essere identici a quelli inseriti nell’atto principale) verranno acquisiti in modo automatico dai sistemi informatici ministeriali ed utilizzati per la creazione e per l’aggiornamento del fascicolo.
Vi preciso che il file viene solitamente creato dal software di redazione della busta telematica alla fine della procedura di inserimento dei dati.
Allo stesso modo l’obbligatorietà di utilizzare un pdf testuale per redigere e depositare il nostro atto digitale fa chiaramente emergere la volontà di poter “lavorare” sul file presente nel fascicolo virtuale, ad esempio facendo copia incolla delle nostre conclusioni all’interno della sentenza del Giudice.
Il deposito di un pdf in formato immagine, infatti, non permetterebbe operazioni di questo tipo, poiché il testo presente nel file di riferimento non sarebbe riconosciuto dal sistema come vero e proprio testo ma come semplice parte di un’immagine.

 

3) Cosa possiamo/dobbiamo allegare

Oltre a redigere e sottoscrivere il nostro atto digitale con i classici strumenti che siamo abituati ad utilizzare (redattore testi), dovremo provvedere ad allegare tutta una serie di documenti, alcuni obbligatori altri facoltativi, che sono solitamente indicati come:
  • Allegati obbligatori
  • Allegati semplici
Gli allegati obbligatori varieranno a seconda della tipologia di atto che dovremo andare a depositare, e non differiranno dai normali allegati cartacei che siamo abituati a depositare assieme ai nostri atti difensivi.
Prendendo ad esempio il ricorso per decreto ingiuntivo dovremo obbligatoriamente allegare:
  • Il file datiatto.xml firmato digitalmente (che come abbiamo appena detto viene creato automaticamente dal software di redazione della busta);
  • La procura alle liti scannerizzata e sottoscritta digitalmente (in questo caso la procura dovrà essere stampata, sottoscritta dal cliente analogicamente, autenticata dall’Avvocato e poi scannerizzata);
  • La nota di iscrizione a ruolo firmata digitalmente;
  • La ricevuta del pagamento del contributo unificato.
Gli altri allegati, come ad esempio la messa in mora o l’estratto autentico delle scritture contabili, saranno invece degli allegati semplici.
Gli allegati dovranno obbligatoriamente avere uno dei formati specificati all’art. 13 del ”Provvedimento 18 luglio 2011 - Specifiche tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione”:
a. .pdf
b. .odf
c. .rtf
d. .txt
e. .jpg
f. .gif
g. .tiff
h. .xml.
È consentito l’utilizzo dei seguenti formati compressi purché contenenti file nei formati previsti al comma precedente:
a. .zip
b. .rar
c. .arj.
Gli allegati possono essere sottoscritta con firma digitale o firma elettronica qualificata; nel caso di formati compressi la firma digitale, se presente, deve essere applicata dopo la compressione.
Come forse alcuni di voi avranno notato, non è ad oggi – purtroppo – possibile depositare file in formato .eml, ossia nel formato in cui vengono solitamente salvate le ricevute dei messaggi di PEC.
Questo tipo di scelta – segnalata come problematica da molti studiosi del settore già da alcuni mesi – comporta l’impossibilità per i Colleghi che effettuano notificazioni in proprio via PEC (ex art. 3-bis L.53/94) di depositare le ricevute digitali delle proprie notifiche, costringendoli ad un’inutile attività di stampa e ad una successiva (e peraltro irrituale) apposizione di un’attestazione di conformità all’originale.
Superando, però, il problema del formato .eml che si auspica venga presto risolto dal legislatore, va infine precisato che tutti questi file, come ho già chiarito anche in precedenti articoli, dovranno poi essere “fusi” all’interno di un’unica busta telematica che sarà realizzata attraverso il software di redazione busta. Ve ne sono svariati in commercio, in alcuni casi anche gratuiti.

 

4) Come dobbiamo depositare la nostra busta telematica

Visto, quindi, quali atti abbiamo l’obbligo di depositare e come dobbiamo prepararli, cerchiamo infine di capire come fare a depositarli.
Antecedentemente all’entrata in vigore del D.M. 44/2011, l’Avvocato telematico aveva l’obbligo di iscriversi ad un così detto PDA (punto di accesso) che si occupava di gestire, per il professionista, le attività di invio degli atti telematici e di ricezione di comunicazioni e ricevute.
Questa attività veniva espletata attraverso un indirizzo PEC interno al PDA (CPE-CPT) creato ad hoc.
Con l’introduzione della normativa attuale, invece, l’Avvocato non è più obbligato a iscriversi a un PDA (che resta comunque un comodo metodo per gestire il PCT) ma gli basterà essere titolare di un indirizzo PEC funzionante e procedere all’invio della busta elettronica crittografata (realizzata con apposito software di redazione) attraverso la propria posta elettronica certificata.
Il messaggio PEC dovrà avere, quale dimensione massima, 30 mb (art. 14 del Provvedimento 18 luglio 2011) e dovrà essere inviato entro le ore 14.00 dell’eventuale giorno di scadenza per il deposito.
Il flusso dei dati previsti dalla normativa sopra richiamata prevede il seguente iter (schema realizzato dal Ministero):
  1. Il depositante predispone l’atto e gli allegati, tipicamente utilizzando un apposito software applicativo.
  2. Il software applicativo produce la busta telematica.
  3. Il depositante predispone il messaggio di PEC (eventualmente attraverso lo stesso software utilizzato per la predisposizione della busta telematica), con destinatario l’indirizzo di PEC dell’ufficio giudiziario o dell’UNEP destinatario.
  4. Il messaggio viene inviato al gestore di PEC del depositante stesso.
  5. Il gestore di PEC del depositante restituisce la Ricevuta di Accettazione (RdA), che viene resa disponibile nella casella di PEC del depositante.
  6. Il gestore di PEC del depositante invia il messaggio al gestore di PEC del Ministero della giustizia (GiustiziaCert)
  7. Il gestore di PEC del Ministero della giustizia restituisce la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC); la busta si intende ricevuta nel momento in cui viene generata la RdAC.
  8. La RdAC viene resa disponibile nella casella di PEC del depositante.
  9. Il gestore dei servizi telematici effettua il download del messaggio di PEC.
  10. Il gestore dei servizi telematici verifica la presenza del depositante (titolare della casella di PEC mittente) nel ReGIndE;  nel caso in cui il depositante sia un avvocato, effettua l’operazione di certificazione, ossia viene verificato lo status del difensore; nel caso in cui lo status non sia “attivo”, viene segnalato alla cancelleria.
  11. Il gestore dei servizi telematici effettua gli opportuni controlli automatici (formali) sulla busta telematica.
  12. L’esito dei suddetti controlli è inviato con un messaggio di PEC al depositante, mediante un collegamento con il gestore di PEC del Ministero della giustizia.
  13. Il gestore dei servizi telematici recupera la Ricevuta di Accettazione (RdA) dal gestore di PEC del Ministero.
  14. Il gestore dei servizi telematici salva la relativa RdA nel fascicolo informatico.
  15. Il gestore di PEC del Ministero invia il messaggio con l’esito dei controlli automatici al gestore di PEC del depositante.
  16. Il gestore di PEC del depositante provvede a rendere disponibile l’esito dei controlli automatici nella casella di PEC del depositante.
  17. Il gestore di PEC del depositante invia al gestore di PEC del Ministero la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC).
  18. La RdAC viene recuperata dal gestore dei servizi telematici.
  19. La RdAC viene salvata nel fascicolo informatico.
  20. L’operatore di cancelleria o dell’ufficio NEP, attraverso il sistema di gestione dei registri,  accetta l’atto, che viene così inserito nel fascicolo informatico.
  21. Il gestore dei servizi telematici, all’esito dell’intervento dell’ufficio, invia un messaggio di PEC al depositante, collegandosi con il gestore di PEC del Ministero della giustizia, utilizzando il formato del messaggio previsto.
  22. Il gestore dei servizi telematici recupera la Ricevuta di Accettazione (RdA) dal gestore di PEC del Ministero.
  23. Il gestore dei servizi telematici salva la relativa RdA nel fascicolo informatico.
  24. Il gestore di PEC del Ministero invia il messaggio con l’esito dell'intervento d'ufficio al gestore di PEC del depositante.
  25. Il gestore di PEC del depositante provvede a rendere disponibile l’esito dell'intervento d'ufficio nella casella di PEC del depositante.
  26. Il gestore di PEC del depositante invia al gestore di PEC del Ministero la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC).
  27. La RdAC viene recuperata dal gestore dei servizi telematici.
  28. La RdAC viene salvata nel fascicolo informatico.
Dall'analisi di questo schema ministeriale salta subito agli occhi come l’attività del cancelliere – che accetta l’atto e fa partire l’ultima ricevuta di conferma – resti centrale ed assolutamente ineliminabile.
Nonostante, infatti, la data del deposito sia fatta risalire al momento della generazione della RDAC, l’eventuale rifiuto della busta (per errori di vario genere) da parte del cancelliere, comporterà comunque la necessità di inviare un nuovo atto correttamente redatto, con il rischio che medio tempore sia scaduto il termine per il deposito.
E’ chiaro altresì che benché sia possibile depositare qualunque ora del giorno e della notte, il Cancelliere di riferimento continuerà ad avere i soliti orari di ufficio.
Per tali ragioni è quindi consigliabile depositare almeno la sera prima del giorno di scadenza per il deposito, se non addirittura uno o due giorni in anticipo.
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Un articolo dell'Avv. Luca Sileni, rilasciato con licenza CC by-sa (vedi fonte originari e licenza).

sabato 22 febbraio 2014

Open data licensing. Il mio intervento per l'Open Data Day 2014

Condivido qui quanto da me proposto per l'Open Data Day 2014: un breve video di 4 minuti sull'open data licensing (in pillole) proiettato per l'appuntamento di Roma e le slides per il talk da me tenuto all'appuntamento milanese presso l'Università Bicocca (vedi il programma dell'evento). Dell'evento milanese sono state effettuate delle riprese che gli organizzatori metteranno a disposizione appena possibile. Sarà mia cura segnalare il link anche a quel video.

L'evento è stato per me l'occasione per presentare ufficialmente il mio nuovo libro "Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti" edito da Ledizioni e uscito proprio in questi giorni.

Per approfondire ulteriormente, segnalo anche il filmato di un altro mio intervento sul principio "open by default" (Vicenza, maggio 2013).


Il video (in pillole) per l'evento di Roma:



Le slides:




Il video del mio intervento presso l'Università di Milano-Bicocca:

(consiglio, mentre si guarda il video, di seguire le slides pubblicate qui sopra)



venerdì 21 febbraio 2014

Il nome di una band può essere protetto come marchio?

Il nome di una band può essere considerato un marchio e tutelato come tale?

RISPOSTA:
È difficile fornire un inquadramento giuridico univoco del nome di una band o di un progetto musicale, dato che la legge italiana non ha una norma che se ne occupi specificamente. Ad ogni modo, la giurisprudenza, a seconda delle circostanze, lo ha avvicinato ad altre fattispecie previste dall'ordinamento, applicandovi i relativi principi giuridici. Il più delle volte è possibile considerare il nome di una band alla stregua della “ditta”, che è un segno distintivo disciplinato dagli articoli 2563 e seguenti del codice civile e che sostanzialmente rappresenta il nome al di sotto del quale un'impresa svolge la sua attività. In alcuni casi specifici, il nome della band può anche assurgere allo status di vero e proprio marchio registrato (se appunto vi è una formale registrazione all'ufficio marchi) oppure come semplice marchio di fatto. Inoltre, dal punto di vista del diritto d'autore, l'ordinamento italiano prevede un riconoscimento e una forma di tutela per lo pseudonimo o il nome d'arte degli autori (a tal proposito si veda l'art. 8, comma 2, della legge 633/41) e per il nome proprio degli artisti interpreti ed esecutori (art. 83 della stessa legge).

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puntata n. 43 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

Sondaggio sul processo civile telematico

Come alcuni sapranno, il 30 giugno prossimo dovrebbe avvenire il passaggio definitivo al processo civile telematico.
Dovranno quindi essere effettuati in modalità unicamente telematica tutti i depositi degli atti processuali per procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione innanzi al tribunale, i depositi dei ricorsi per decreto ingiuntivo, lo scambio di memorie tra avvocati, i depositi di atti nelle procedure esecutive e fallimentari (per maggiori dettagli vedi questo articolo). Secondo te sarà davvero così?

Cliccando sull'immagine qui sotto, verrai inviato al form per rispondere al sondaggio. I risultati verranno poi pubblicati e commentati su questo blog. Il sondaggio rimarrà aperto fino al 10 marzo 2014.

https://docs.google.com/forms/d/1Qsw9hJDVFrMOYtruhL3kjcrR0JEU0a7MQWyvxCqV3F4/viewform

mercoledì 19 febbraio 2014

Aspetti "legali" dell’open data. Alcune questioni su cui si discuterà ancora

Come spesso succede, molti degli spunti di queste poche righe nascono da conversazioni tra amici. La prima che ricordo è un hangout con Gianni Dominici, in cui si è parlato della prossima edizione del FORUM PA e di quanto sia importante affrontare, ancora una volta, l’argomento dei dati aperti; la seconda, in realtà, non è proprio una conversazione, ma un ragionamento costante con il mio “fratellino” Francesco Minazzi, con il quale da mesi ci divertiamo a fare le ipotesi giuridiche più disparate sui dati aperti, spesso tirando ad indovinare su quelle che saranno le questioni più dibattute.
Ho raccolto, così, una serie di osservazioni, a mio avviso interessanti, su quelle che ritengo essere le problematiche giuridiche ancora irrisolte sui dati aperti, di cui non solo è bene parlare, ma di cui sicuramente si parlerà nell’immediato futuro.

Primo punto: le licenze

Per quanto la normativa, a partire dal decreto legislativo n. 36/2006 - di recepimento della Direttiva europea 2003/98/CE sul riutilizzo delle informazioni del settore pubblico - fino all’art. 68 del Codice dell’Amministrazione digitale ci evidenzi la presenza di un quadro notevolmente stratificato in materia, molte restano le questioni irrisolte. Per esempio, se sia preferibile utilizzare una licenza tipo per tutti i dati, o se, piuttosto, la licenza vada scelta diversamente a seconda della tipologia dei dati che accompagna. Il problema principale sembra essersi spostato dal “perché una licenza aperta” a “quale licenza aperta”, e vede spesso contrapposti i sostenitori del pubblico dominio - o, meglio, della pseudo-licenza cc0 - contro i sostenitori dell’attribuzione “a tutti i costi”, in qualsiasi forma (rectius: licenza) essa si manifesti - anche se chi scrive non ha mai nascosto una personale predilezione per la cc-by.
La questione si pone in termini ancora più ficcanti laddove si considerino gli OGD - i dati aperti governativi - e ci si chieda se sia possibile che la pubblica amministrazione - al di là del riferimento a presunti diritti morali (uso il termine “presunti” perché dovremmo definire, una volta per tutte, se operiamo nell’ambito dell’art. 5 della LdA o, invece, nell’ambito definito dall’art. 11 della stessa legge, o non, piuttosto, in una zona di confine/sconfinamento) rinunci ai propri diritti.
Guardando all’Europa, il dubbio resta, laddove la direttiva di rifoma della PSI - la 2013/37/UE - parla di possibilità di attribuzione - senza incoraggiarla o escluderla -  salvo poi sviluppare progetti come Europeana, basati sull’uso della cc0, con le problematiche che ben conosciamo in tema di diritti morali d’autore.

Rapporto tra dati e diritto d’autore

Secondo punto per connessione con quanto appena detto, in particolare riguardo alla multiforme composizione dei dataset - con licenze di input e di output - ai diritti morali, al diritto sui generis.

Qualità dell’informazione pubblica

La questione si pone espressamente rispetto alla trasparenza, laddove l’art. 6 del decreto legislativo n. 33/2013 obbliga ad una garanzia dei dati esposti talmente ampia, da rendere quantomeno necessario precisarne ogni singolo elemento. Cosa siano, quindi “l’integrità, il costante aggiornamento, la  completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l'omogeneità, la facile accessibilità, nonché la  conformità ai documenti originali in possesso dell'amministrazione, l'indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità secondo quanto previsto dall'articolo 7” che l’amministrazione deve assicurare diviene oggetto di analisi e dibattito.
Di conseguenza, in caso di mancanza di qualità e di danno prodotto a terzi, in quale tipo di responsabilità incorrerà la pubblica amministrazione che avrà rilasciato i dati? Civile, penale, amministrativa? In quali altre ipotesi la pubblica amministrazione verrà riconosciuta responsabile? Entro quali limiti?
E come faranno le pubbliche amministrazioni e garantire, nel concreto, il rispetto dell’articolo 6 del decreto trasparenza?

Privacy

Un problema multiforme, che va analizzato non solo considerando la tipologia di dati da trattare e pubblicare/diffondere, ma anche e soprattutto il rapporto con il cloud, il G-cloud e la gestione dei database pubblici. Si pongono, quindi - e saranno sempre maggiori in futuro - problemi di accesso alle informazioni e di sicurezza di una enorme mole di dati, per la quale vanno stabilite specifiche procedure.

Formazione degli operatori

Punto direttamente collegato al precedente, soprattutto in relazione alle nuove figure professionali che opereranno sui dati delle pubbliche amministrazioni, e che saranno necessariamente chiamate a cooperare tra loro. Privacy officer, responsabile della trasparenza, responsabile anticorruzione, responsabile della pubblicazione dei dati, gestore dell’albo telematico, dovranno, a mio avvio, avere competenze specifiche non solo su quanto oggetto del loro incarico, ma sui dati e sulla loro natura e struttura, ed opereranno sempre più come strutture traversali all’interno delle amministrazioni di riferimento e dedicate esclusivamente a tale specifica attività.

Diritto di accesso civico

Nei prossimi anni la casistica ci dirà se e quanto verrà utilizzato, se le amministrazioni avranno ottemperato con regolarità (annuale, o tempestività, a seconda dei casi, alla pubblicazione di informazioni di qualità) o se, al contrario, saranno molte le istanze di accesso presentate e accolte. Interessante sarà anche verificare l’esito delle opposizioni all’eventuale diniego.

Diritto ai dati aperti

Nella forma di un interesse legittimo sotteso alla corretta ed integrale applicazione dell’art. 52 del Codice dell’amministrazione digitale, e la sua tutela in giudizio. Il Giudice amministrativo potrà utilizzare le misure atipiche previste dal nuovo processo amministrativo? lo vedremo.

Il titolare del dato

Il codice dell’amministrazione digitale utilizza la parola titolare con funzione polisemantica - titolare è chi forma il dato, ma anche chi lo detiene perché “lo tratta” ai sensi dell’art. 50. Aggiungiamo che il Codice privacy conosce un’altra definizione di titolare (del dato). Questo può creare difficoltà interpretative, alla luce della precisazione operata dall’art. 5, comma 4 del decreto legislativo n. 36/2006, per il quale “I poteri  e  le  facoltà  connessi  al  riutilizzo  spettano unicamente al titolare del dato”, che è la “pubblica amministrazione o l'organismo di diritto pubblico che ha originariamente formato per uso proprio o commissionato ad altro soggetto pubblico o privato il documento che rappresenta il dato”.

I beni culturali

In un settore dove la commistione con le opere tutelate ed i diritti d’autore connessi è ancora più forte, più forti sono le resistenze, anche culturali, al rilascio dei dati in formato aperto ai sensi dell’art. 68 del Cad. In questo senso, un’operazione interessante è quella che abbiamo avviato con Beniculturaliaperti.it, e che mira proprio a rendere fruibile quell’immenso giacimento di riccezza che è il nostro patrimonio culturale. La questione è giuridica, visto che la prima operazione condotta è stata, appunto, la predisposizione di alcuni emendamenti al Codice dei Beni culturali, il decreto legislativo n. 42/2004.
L’elenco potrebbe continuare, ma mi fermo qui. Quello che vorrei, adesso, è che su queste tematiche si portasse avanti una seria discussione su ogni possibile tavolo, e che da questi tavoli potessero uscire proposte e ipotesi di soluzione. Già a partire da sabato prossimo 22 febbraio (Open Data Day 2014).
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Articolo scritto da Morena Ragone e pubblicato originariamente sul sito di ForumPA. Questo articolo, diversamente dalla licenza generale del presente blog, è rilasciato con licenza Creative Commons BY-NC-SA 2.5 Italia.

* Morena Ragone è giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d'autore, informatica giuridica, eGovernment e Open Govenment, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media, nonché alla tutela e al trattamento dei dati personali. Sito www.morenaragone.it.
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Per approfondire gli aspetti giuridici dell'open data si suggerisce il libro "Il fenomeno open data" disponibile online su www.aliprandi.org/fenomeno-opendata. Un libro a cura di Simone Aliprandi, con prefazione della stessa Morena Ragone.

Nuovo libro: Il fenomeno open data

In anticipo sulla tabella di marcia, il mio nuovo libro che doveva uscire il prossimo 22 febbraio (in occasione dell'OpenDataDay)... in realtà è già uscito!
Si tratta di un libro frutto del mash-up di alcuni articoli e documenti già diffusi in rete negli scorsi mesi, i quali -a mio avviso- meritavano di essere riorganizzati in un testo organico e riassuntivo. In questo modo si dispone di un unico riferimento per la divulgazione e l'approfondimento di uno dei temi chiave dell'openness: l'open data.
L'opera è articolata in quattro capitoli, di cui uno introduttivo e tre di approfondimento sugli aspetti tecnico-giuridici, ed è preceduto da un'ottima prefazione di Morena Ragone, che ringrazio. In appendice una presentazione a slides che offre una panoramica schematica del licensing di dati in modalità open e alcuni spunti bibliografici per l'approfondimento.
L'opera è edita da Ledizioni (come ormai tutti i miei titoli più recenti) ed è disponibile sia in formato digitale che cartaceo (su ordinazione).
Il sito ufficiale del libro è www.aliprandi.org/fenomeno-opendata/, dove potete scaricare l'opera e trovare tutti i relativi dettagli editoriali.
Diffondete a più non posso!

Open data day 2014: l'appuntamento milanese in Bicocca

Sabato 22 febbraio è la giornata mondiale per divulgare e promuovere la liberazione dei dati da parte soprattutto delle pubbliche amministrazioni.
Anche Milano parteciperà alla giornata con un evento organizzato dall’Università di Milano-Bicocca. Dalle ore 9.30 presso l’edificio U9 (in viale dell’Innovazione, 10), pubblici amministratori, giornalisti, aziende e civil hacker daranno vita a una mattinata ricca di contenuti e attività.
Maggiori dettagli sul sito ufficiale dell'evento milanese: http://opendatamilano.tk/. Il sito dell'evento italiano, in cui è possibile avere traccia di tutti gli altri appuntamenti, è invece http://opendataday.it/.


IL PROGRAMMA

Sessione plenaria
9.30 - Attività di ricerca su Open Data dell’università di Milano Bicocca (Carlo Batini - UnMiB)
9.45 - Il portale open data della Regione Lombardia (Daniele Crespi – Lombardia informatica)
10.00 - Il portale open data della Provincia di Milano
10.15 - /Obtorto collo/ Data da ARPA Lombardia (Andrea Trentini – UnMi e FOSS Milano)

Sessioni parallele
10.30 aula 1 - Data driven journalism, nuova frontiera per scrivere storie (Denis Rizzoli – Wired)
10.30 aula 6 - L'Open Data nella micro, piccola e media impresa (Massimo Vanetti – CNA)
11.00 aula 1 - Hackathon su open data
11.00 aula 6 - Joomla! per la visualizzazione di Open Data (Luca Racchetti – Joomla!Lombardia)
11.30 aula 6 - Open Data licensing: un'introduzione (Simone Aliprandi – avvocato presso Array  e responsabile Copyleft-Italia.it)
12.00 aula 6 - Tavola rotonda

sabato 15 febbraio 2014

Meglio ricercati che ricercatori? Un sarcastico spaccato del mondo accademico italiano nella commedia "Smetto quando voglio"

Sono andato a vedere "Smetto quando voglio. Meglio ricercati che ricercatori" e devo dire che è stato davvero spassoso. Credo che tutti quelli che ruotano (o siano a loro tempo ruotati) attorno al mondo dell'università e della ricerca debbano andare a vederlo, quantomeno per sdrammatizzare. E' il classico caso in cui si ride per non piangere... ma vi assicuro che si ride un bel po'.
E' anche un'utile occasione per portare con sé qualcuno (fidanzati/e, amici, partenti) che, non conoscendo di persona certi ambienti, non hanno mai ben capito quali fossero le dinamiche che da troppi anni ormai causano frustrazione ai giovani ricercatori.
Devo fare i miei complimenti a regista e sceneggiatore per averli messi a fuoco a tante efficacia e nello stesso tempo con questo tono canzonatorio che non rende pesante e stucchevole quella che in realtà è una seria denuncia sociale.
Al di là della vicenda, che ovviamente ad un certo punto si fa un po' surreale, è il background di personaggi e situazioni ad essere emblematico.


Primo tra tutti il professore con cui lavora il protagonista (Pietro, brillante neurobiologo, ricercatore precario presso La Sapienza). E' il classico docente superficiale, della generazione sessantottina, interessato più che altro a consolidare la sua posizione accademica attraverso logiche baronesche.
Il protagonista non riesce ad ottenere il rinnovo del finanziamento della sua ricerca anche e soprattutto a causa del poco appoggio ottenuto dal docente di fronte alla commissione di valutazione. "Pietro... la tua ricerca non è stata apprezzata dalla commissione perché è troppo difficile; non l'hanno capita... d'altronde non l'ho capita nemmeno io" riferisce come giustificazione al povero protagonista sconvolto. Per poi aggiungere che tuttavia "il problema è più politico che scientifico"; e che Pietro deve stare tranquillo dato che ha già avuto modo di parlare bene di lui ad un altro professore militante in CL.

venerdì 14 febbraio 2014

I diritti d'autore sono di Gesù Cristo

Faccio una delle mie (deliranti) riflessione legal-geek su questa immagine che ho trovato in rete e che riproduce un disclaimer di copyright in cui il titolare dei diritti di sfruttamento è tale Warren S. Jeffs, ma il titolare originario dei diritti d'autore sarebbe... niente popò di meno che... Gesù Cristo!
Si crea un corto circuito non irrilevante dal punto di vista giuridico, dato che l'autore tecnicamente è morto da più 70 anni... ma è anche risorto tre giorni dopo, ascendendo al cielo anima e corpo, segnando la sua immortalità.
Il problema per fortuna si risolve con un'analisi storiografica, da cui emerge che comunque all'epoca in Palestina non esisteva ancora il diritto d'autore. Altrimenti sarebbe stato un bel dilemma. [just for fun]


Ringrazio Virginia Gentilini per aver scovato e condiviso questa chicca.

E a sorpresa arriva Dario Fo per parlare della sua storia con Franca

Ieri (13 febbraio 2014) presso Open Milano si è tenuta la presentazione del libro Dario e Franca. La biografia della coppia Fo–Rame attraverso la storia italiana, scritto da Joe Farrell (traduttore di moltissime opere di Dario Fo), tradotto da Carlo Milani ed edito da Ledizioni. A sorpresa è comparso proprio Dario Fo (che abita a pochi passi) e, ovviamente, ha preso il centro della scena.
Durante la serata sono stati letti alcuni toccanti estratti di una intervista a Franca Rame, nella quale si ricordavano i momenti dei loro primi incontri.
Tutti i dettagli del libro sono disponibili qui.

Ecco alcune foto. NB: le foto sono rilasciate con licenza CC by-sa (come tutti i contenuti originali di questo blog); si prega di rispettarne i termini d'uso.




 



mercoledì 12 febbraio 2014

Buone per fare la pasta (o macchine virtuali). Alla ricerca di una donna geek

Una manifestazione tecnologica importante e trascurata rivela il benvenuto declino di stereotipi vecchi e banali.

Settimana scorsa si è tenuto Women in Open Source Week: un evento internazionale per celebrare le donne impegnate nelle community open source. Iniziative di vario tipo si sono susseguite dal 27 gennaio al 7 febbraio, toccando le principali community di sviluppo aperto: da RedHat a OpenStack, da Joomla! ad Arduino, dai progetti Wikimedia al... [continua]


lunedì 10 febbraio 2014

10 music videos that my granpa would confuse with porn movies

Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncè... Here are 10 worldwide famous videos that you can watch without listening to the song.
Everything started in the 80's with Samantha Fox and the Italian Sabrina Salerno; and now we have "Hannah Montana" naked on the wrecking-ball and Rihanna in a lesbo-soft scene with Shakira.
My granpa would probably confuse this stuff with porn movies. Perception is changing.


Note: videos are presented from the most recent to the oldest.


1) Shakira - Can't Remember to Forget You ft. Rihanna (2014)



2) Miley Cyrus - Wrecking ball (2013)



3) Shakira - She Wolf (2009)



4) Britney Spears - Womanizer (2008)



5) Beyoncé - Naughty Girl (2003)



6) t.A.T.u. - All The Things She Said (2002)




7) Holly Valance - Kiss Kiss (2002)



8) Jennifer Lopez - If You Had My Love (1999)



9) Geri Halliwell - Mi Chico Latino (1999)



10) Sabrina Salerno - Boys (1987)





10 video musicali che mio nonno scambierebbe per film porno

[OFF TOPIC] Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncè...
Ecco dieci video (ma potrebbero essere molti di più), conosciuti su scala globale, che per il loro "raffinato messaggio" potrebbero tranquillamente essere guardati con l'audio spento.
Pare che tutto ebbe inizio negli anni 80 con Samantha Fox e la nostrana Sabrina Salerno... e siamo arrivati alla recente "Hannah Montana" che dondola nuda sulla palla di acciao e al lesbo-soft di Rihanna e Shakira sdraite sul letto.
In altre parole... perché guardare i porno quando ci sono certi video musicali? A mio nonno questa roba sarebbe già risultata estremamente spinta e da tenere ben nascosta. Ora siamo assuefatti e non guardiamo più un video pop senza che ci sia qualche bella fanciulla poco vestita. I tempi che cambiano....

Nota: i filmati sono in semplice ordine cronologico dal più recente al più datato. Potete comunque votarli, indicando nei commenti quale sia per voi quello più... sopra le righe.


1) Shakira - Can't Remember to Forget You ft. Rihanna (2014)



2) Miley Cyrus - Wrecking ball (2013)



3) Shakira - She Wolf (2009)



4) Britney Spears - Womanizer (2008)



5) Beyoncé - Naughty Girl (2003)



6) t.A.T.u. - All The Things She Said (2002)




7) Holly Valance - Kiss Kiss (2002)



8) Paulina Rubio - Y Yo Sigo Aqui (2001)


9) Geri Halliwell - Mi Chico Latino (1999)



10) Sabrina Salerno - Boys (1987)





venerdì 7 febbraio 2014

Una coreografia è tutelabile con il diritto d'autore?

Siamo un gruppo hip-hop e per i nostri brani creiamo anche alcune coreografie originali. Stiamo valutando di mettere su un canale YouTube con i video dei nostri brani in cui mostrare le nostre coreografie. C'è un modo per tutelarle?

RISPOSTA:
L'articolo 2 della legge italiana sul diritto d'autore (l. 633/41) al punto 3 cita espressamente le opere coreografiche e pantomimiche tra le tipologie di opere creative tutelate dal diritto d'autore. Unica condizione richiesta dalla legge è che di queste opere “sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti”. Per “fissazione” possiamo quindi intendere sia la trascrizione e descrizione effettuata per iscritto (ad esempio con formule testuali, disegni, schemi, simboli), sia più semplicemente la registrazione di un video in cui si veda chiaramente la sequenza dei passi e delle figure della coreografia. Una volta effettuata la fissazione, se l'opera ha un minimo di originalità e creatività, risulta automaticamente coperta da un pieno diritto d'autore, che dura fino a 70 anni dalla morte di tutti i suoi autori. Per maggiore sicurezza (ovvero per prevenire pretese da parte di terzi sulla paternità dell'opera), è consigliabile apporre una data certa sulla fissazione con i modi che abbiamo più volte descritto in questa rubrica (vedi ad esempio qui).

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puntata n. 42 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

giovedì 6 febbraio 2014

La scelta di diffondere musica senza Siae sarà permessa anche agli autori famosi

È stata approvata una direttiva (Direttiva Barnier) sulle Collecting Societies (le società di gestione collettiva dei diritti d'autore, in Italia la Siae), la quale risolve l'annoso problema dell'impossibilità per un autore iscritto di scegliere di diffondere alcune sue opere in condizioni open, così che se la sua musica viene diffusa in un luogo pubblico (un bar, un ristorante) non sia necessario pagare la Siae. La direttiva impone infatti a tutte le collecting societies dell'Unione Europea di... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 6 febbraio 2014.
Leggilo qui.

martedì 4 febbraio 2014

Regolamento Cassa Forense del 31 gennaio 2014

REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELL’ART. 21 COMMI 8 E 9 LEGGE N. 247/2012 

(Nota: il presente testo, che rispecchia la bozza definitiva approvata dal Comitato dei Delegati in data 31/01/2014, è qui riportato a puro scopo informativo e non ha carattere di ufficialità)

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Art. 1 - Iscrizione obbligatoria alla Cassa
1. A decorrere dal 2 febbraio 2013, o dalla data di iscrizione all’Albo, se successiva, l’iscrizione alla Cassa è obbligatoria per tutti gli avvocati iscritti agli Albi professionali forensi, fermo restando il disposto di cui all’articolo 4 della Legge n. 141/1992.
2. L’iscrizione viene deliberata d’ufficio dalla Giunta Esecutiva della Cassa, con la decorrenza di cui al comma 1, non appena sia pervenuta comunicazione dell’iscrizione in un Albo forense.
3. Dell’avvenuta iscrizione alla Cassa deve essere data immediata comunicazione al professionista, unitamente all’indicazione dei termini per avvalersi dei benefici di cui all’art. 3 ed, eventualmente, dell’art. 4 del presente Regolamento.
4. L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria, ai sensi del primo comma, anche per gli iscritti agli albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali. Tuttavia, essi sono tenuti al versamento dei contributi soggettivi e integrativi solo sulla parte di reddito e di volume d’affari relativi alla professione di avvocato, fermo in ogni caso l’obbligo a corrispondere i contributi minimi.
5. L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria, ai sensi del primo comma, anche per gli iscritti agli Albi forensi che svolgano funzioni di giudici di pace, di giudice onorari di Tribunale e di sostituto procuratore onorario di udienza. In tal caso, i contributi soggettivi ed integrativi saranno calcolati anche sulle indennità derivanti da tale incarico con modalità e termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, fermo in ogni caso l’obbligo a corrispondere i contributi minimi.
6. Per gli iscritti ad un Albo forense che esercitino l’attività professionale in modo concorrente o esclusivo in un altro Stato Membro della Unione Europea, si applicano i Regolamenti Comunitari n. 883 del 29/4/2004 e n. 987 del 16/9/2009 per la determinazione della legislazione previdenziale applicabile.

Art. 2 - Obbligo di comunicazione
1. I Consigli dell’Ordine, ed il CNF per gli iscritti nell’Albo Speciale, danno notizia alla Cassa delle iscrizioni agli albi da essi deliberate entro e non oltre 30 giorni dalla delibera, con le modalità previste dall’art. 28 del Regolamento dei contributi.
2. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente Regolamento i Consigli dell’Ordine e il CNF per gli iscritti nell’Albo Speciale, trasmettono alla Cassa gli elenchi degli iscritti agli Albi alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, nonché ulteriori elenchi con gli iscritti agli Albi alla data del 2 febbraio 2013.
3. In caso di mancata ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione alla Cassa, successivamente all’iscrizione ad un Albo, l’avvocato è tenuto comunque a registrarsi nell’apposita sezione del sito della Cassa, in un momento precedente alla presentazione della comunicazione obbligatoria di cui all’art. 17 della Legge n. 576/1980 (cd. mod. 5) relativa all’anno di iscrizione all’Albo.
L’iscrizione alla Cassa sarà poi deliberata ai sensi dell’art. 1.
4. I Consigli dell’Ordine, e il CNF per gli iscritti all’Albo Speciale, danno notizia alla Cassa, con le stesse modalità e termini previsti al primo comma, dei provvedimenti di cancellazione, sospensione e di ogni altro provvedimento inerente la tenuta degli Albi.

Art. 3 - Retrodatazione della iscrizione alla Cassa
1. Gli iscritti agli albi, dal momento della loro iscrizione alla Cassa possono, su base volontaria, beneficiare della retrodatazione dell’iscrizione alla Cassa per gli anni di iscrizione nel Registro dei praticanti, per un massimo di cinque anni a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea in Giurisprudenza e con esclusione degli anni in cui il tirocinio professionale sia stato svolto, per più di sei mesi, contestualmente ad attività di lavoro subordinato.
2. La facoltà di cui al comma 1 deve essere esercitata, mediante presentazione di apposita domanda alla Cassa, entro il termine perentorio di 6 mesi dalla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione.
3. La domanda deve essere accompagnata dalla comunicazione prevista dall’art. 10 del Regolamento dei contributi, relativamente a tutti gli anni cui si vuole estendere l’efficacia dell’iscrizione.
4. A pena di decadenza dal diritto, l’interessato deve procedere al pagamento in unica soluzione di tutti i contributi dovuti per gli anni relativi alla pratica professionale - fermo restando il contributo soggettivo minimo nella misura ridotta prevista dall’art. 7, comma 2, del presente Regolamento – entro 6 mesi dalla comunicazione della Cassa, ovvero chiedere la rateizzazione in tre anni.
5. Per coloro che, alla data del 2 febbraio 2013, erano già iscritti all’Albo, ma non alla Cassa, in presenza di tutti i requisiti previsti dall’art. 13, Legge n. 141/1992, la retrodatazione dell’iscrizione alla Cassa può essere estesa anche ai primi tre anni di iscrizione all’Albo, con le medesime modalità e costi previsti dal Regolamento dei contributi vigente alla data del 2 febbraio 2013.

Art. 4 - Facoltà di iscrizione ultraquarantenni
1. Gli iscritti agli Albi che al momento dell’iscrizione alla Cassa hanno compiuto il 40° anno di età possono ottenere i benefici di cui al comma 3 del presente articolo, con il pagamento di una speciale contribuzione pari al doppio dei contributi minimi, soggettivo ed integrativo, in misura piena, dell’anno di decorrenza della iscrizione per ciascun anno a partire da quello
del compimento del 39° anno di età fino a quello anteriore alla decorrenza di iscrizione, entrambi inclusi.
2. La facoltà di cui al comma 1 deve essere esercitata, mediante presentazione di apposita domanda alla Cassa, entro il termine perentorio di 6 mesi dalla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione.
3. I benefici per chi si avvale della facoltà di cui al comma 1 sono i seguenti:
a) per le pensioni di inabilità o invalidità, l’iscrizione si considera avvenuta in data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età, ai soli fini di cui all’art. 9, lett. b) del Regolamento delle prestazioni; devono però sussistere tutte le altre condizioni richieste, ivi compreso il compimento degli anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa previsti nella citata lett. b) dell’art. 9 del Regolamento delle prestazioni;
b) per la pensione indiretta, l’iscrizione si considera avvenuta in data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età, ai soli fini del comma 4, art. 12 del Regolamento delle prestazioni; devono però sussistere tutte le altre condizioni richieste, ivi compreso il compimento degli anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa previsti nel comma 3 dell’art. 12 del Regolamento delle prestazioni;
c) per le pensioni di vecchiaia, gli anni per i quali è stata pagata la contribuzione di cui al comma 1 valgono al solo fine di completare l’anzianità minima necessaria per acquistare il diritto a tale pensione.
4. A pena di decadenza dal diritto, l’interessato deve procedere in unica soluzione al pagamento della speciale contribuzione, entro 6 mesi dalla ricezione della comunicazione dell’accoglimento della domanda da parte della Giunta Esecutiva, ovvero mediante rateizzazione in tre anni.

Art. 5 - Iscrizione facoltativa alla Cassa
1. L’iscrizione alla Cassa è facoltativa per tutti gli iscritti nel Registro dei praticanti avvocati che siano in possesso del Diploma di Laurea in Giurisprudenza. Essa avviene a domanda degli aventi diritto con delibera della Giunta Esecutiva e può riguardare tutti gli anni del tirocinio professionale, a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea e ad eccezione di quelli in cui il praticante abbia, per più di sei mesi, svolto il tirocinio contestualmente ad attività di lavoro subordinato.
2. A pena di decadenza dal diritto, l’interessato deve procedere al pagamento in unica soluzione entro 6 mesi dalla comunicazione della Cassa, ovvero rateizzati in tre anni, di tutti i contributi dovuti per gli anni oggetto di iscrizione, fermo restando il contributo soggettivo minimo nella misura ridotta prevista dall’art. 7, comma 2 del presente Regolamento.

Art. 6 - Cancellazione dalla Cassa
1. La cancellazione degli avvocati dalla Cassa viene deliberata d’ufficio dalla Giunta Esecutiva a seguito di cancellazione dell’iscritto da tutti gli Albi forensi, nonché in caso di sua sospensione volontaria annotata nell’Albo ex art. 20 comma 2 e 3 della Legge n. 247/2012.
2. La cancellazione dei praticanti avvocati dalla Cassa viene deliberata dalla Giunta Esecutiva:
a) d’ufficio, in caso di cancellazione dell’iscritto dal Registro dei praticanti, non seguita dall’iscrizione all’Albo degli avvocati;
b) a domanda dell’interessato negli altri casi.

Art. 7 - Contributi dovuti e agevolazioni per i primi anni di iscrizione
1. I contributi dovuti dagli iscritti, per ogni anno di iscrizione alla Cassa, sono quelli stabiliti dagli artt. 2, 3, 6 e 7 del Regolamento dei contributi.
2. Il contributo soggettivo minimo è ridotto alla metà per i primi 6 anni di iscrizione alla Cassa, ove l’iscrizione avvenga entro il 31 dicembre dell’anno in cui l’avvocato compie il 35° anno di età.
Restano invariate le percentuali per il calcolo dei contributi dovuti in autoliquidazione di cui all’art. 2 comma 1, all’art. 3 commi 1 e 2 e all’art. 4 del Regolamento dei contributi.
3. Le agevolazioni previste per il contributo integrativo, dall’art. 6, comma 7 del Regolamento dei contributi, sono estese ad un ulteriore quadriennio mediante la riduzione alla metà del contributo minimo integrativo, ove la primitiva iscrizione sia avvenuta entro il 31 dicembre dell’anno in cui l’avvocato ha compiuto il 35° anno di età.
4. L’ art. 5 del Regolamento dei contributi è soppresso.

Art. 8 - Riscossione contributi minimi
In deroga a quanto previsto dall’art. 25 del Regolamento dei contributi e limitatamente ai primi otto anni di iscrizione alla Cassa, a decorrere dall’entrata in vigore del presente Regolamento, il contributo minimo soggettivo dovuto ai sensi dell’art. 2 del Regolamento dei contributi o dell’art. 7, comma 2 del presente Regolamento, nei casi ivi previsti, è riscosso per la metà nello stesso anno di competenza; il restante importo, se e in quanto dovuto, sulla base del successivo art. 9, deve essere considerato a tutti gli effetti quale contributo in autoliquidazione e riscosso con le modalità e termini di cui agli artt. 23 e 24 del Regolamento dei contributi.

Art. 9 - Ulteriori agevolazioni per percettori di redditi al di sotto dei parametri
1. A decorrere dall’anno 2013 e, comunque, per un arco temporale limitato ai primi otto anni di iscrizione alla Cassa, anche non consecutivi, è data facoltà ai percettori di redditi professionali ai fini IRPEF inferiori a € 10.300, di versare il contributo soggettivo minimo obbligatorio in misura pari alla metà di quello dovuto ai sensi dell’art. 7, secondo comma, del presente Regolamento nei casi ivi previsti, o dell’art. 2, comma 2 del Regolamento dei contributi, ferma restando la possibilità di integrare il versamento su base volontaria fino all’importo stabilito dalle predette norme. Ai fini dell’applicazione del presente comma non si calcolano gli anni di iscrizione retroattiva e facoltativa chiesti ai sensi degli articoli 3 e 5 del presente Regolamento che restano interamente sottoposti alla specifica disciplina ivi prevista.
2. Chi si avvale della facoltà di cui al comma 1 avrà riconosciuto un periodo di contribuzione di sei mesi in luogo dell’intera annualità sia ai fini del riconoscimento del diritto a pensione sia ai fini del calcolo della stessa, ai sensi dell’art. 4, comma 4 del Regolamento per le prestazioni previdenziali, fermo restando la media reddituale di riferimento calcolata sulla intera vita professionale.
3. Per coloro che si avvalgono della facoltà di cui ai commi precedenti resta comunque garantita la copertura assistenziale per l’intero anno solare, anche in caso di versamento ridotto.
4. Nei casi di cui al comma 1 del presente articolo è data, comunque, facoltà, su base volontaria e sempre nell’arco temporale massimo dei primi otto anni di iscrizione alla Cassa, anche non consecutivi, di integrare il versamento del contributo minimo soggettivo con riferimento ad ogni singola annualità, fino al raggiungimento dell’intero importo previsto dall’art. 7, secondo comma del presente Regolamento se e in quanto applicabile, o dall’art. 2, comma 2 del Regolamento dei contributi, per vedersi riconosciute per intero le annualità di contribuzione, sia ai fini del riconoscimento del diritto a pensione sia ai fini del calcolo della stessa.
5. Il limite di € 10.300 di cui al primo comma del presente articolo è adeguato in base agli indici ISTAT a decorrere dal 1°/1/2018 con riferimento alle variazioni intervenute nell’anno precedente.
6. Ai versamenti volontari di cui al comma 4, integrativi del contributo soggettivo minimo, verrà applicato il solo interesse in misura del 2,75% annuo, a partire dal 1° gennaio del secondo anno successivo a quello di competenza.
7. Le agevolazioni di cui al presente articolo non si applicano ai contributi dovuti ai sensi degli artt. 3 e 4 del presente Regolamento e ai titolari di pensione di vecchiaia o anzianità di altri Enti.
8. A partire dall’entrata in vigore del presente Regolamento, la Cassa non potrà dichiarare inefficaci periodi di iscrizione successivi al 2012 per mancanza del requisito della continuità professionale, né procedere a revisioni a norma dell’art. 3 della Legge n. 319/75 e successive modifiche.

Art. 10 - Esoneri temporanei
1. Nei casi particolari previsti dal comma 7 dell’art. 21 della Legge n. 247/2012, è possibile chiedere l’esonero dal versamento dei contributi minimi soggettivo ed integrativo dovuti ai sensi del presente Regolamento, per una sola volta e limitatamente ad un anno solare, con riconoscimento dell’intero periodo di contribuzione ai fini previdenziali.
La richiesta deve essere inoltrata entro i termini finali di pagamento fissati ai sensi dell'art. 25 del Regolamento dei contributi, cui i contributi minimi si riferiscono e deve essere deliberata dalla Giunta Esecutiva della Cassa. In caso di accoglimento, sono comunque dovuti i contributi in autoliquidazione sulla base dell'effettivo reddito professionale e volume d'affari prodotti dall'iscritto. In caso di mancato accoglimento non sono dovuti interessi e sanzioni purché il pagamento avvenga entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione negativa.
2. Nei soli casi di maternità o adozione l’esonero di cui al comma precedente può essere richiesto anche per eventi successivi al primo, fino ad un massimo di tre complessivi.
Per avere titolo a tale ulteriore beneficio l’iscrizione alla Cassa deve essere in atto continuativamente da almeno tre anni al momento dell’evento.

Art. 11 - Norma di coordinamento con il Regolamento delle sanzioni
L’applicazione dell’art. 9 del Regolamento delle sanzioni è sospesa fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello di approvazione del presente Regolamento.
Dopo tale data le sanzioni previste dal predetto art. 9 saranno dovute solo sugli omessi o ritardati versamenti dei contributi minimi nella misura annua obbligatoria stabilita dal presente Regolamento.

Art. 12 - Norme transitorie
1. A coloro che, nelle more dell’approvazione Ministeriale del presente Regolamento e, comunque, non oltre 90 giorni dalla sua entrata in vigore, procedessero alla cancellazione da tutti gli Albi professionali prima della comunicazione della formale iscrizione alla Cassa, in deroga a quanto previsto dal presente Regolamento, nessun contributo minimo sarà richiesto, fermo restando il versamento del contributo integrativo in proporzione al volume di affari effettivamente prodotto. Analogo esonero è previsto per coloro che si cancellino da tutti gli Albi forensi entro 90 giorni dalla comunicazione di iscrizione alla Cassa ai sensi del presente Regolamento.
2. L’esonero di cui al comma precedente sarà revocato per coloro che si reiscriveranno in un Albo professionale forense prima che sia decorso un anno solare dalla cancellazione.
3. Nei confronti di coloro che, alla data del 2 febbraio 2013, erano già iscritti in un Albo forense ma non alla Cassa, le agevolazioni contributive di cui all’art. 7, commi 2 e 3, si applicano senza tenere conto dei limiti di età ivi previsti.

Art. 13 - Area di applicazione
Le facoltà e i benefici previsti dal presente Regolamento si applicano, a decorrere dal 2013, anche agli iscritti alla Cassa da data antecedente al 3 febbraio 2013, qualora sussistano i medesimi requisiti soggettivi ed oggettivi.

Art. 14 - Entrata in vigore
1. Il presente Regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento di approvazione ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale.
2. Ogni disposizione incompatibile con le norme del presente Regolamento si intende abrogata.

PC dismessi gratuitamente dall'Agenzia delle Entrate. Accattaaaateveli!


L'Agenzia delle Entrate dismette e cede gratuitamente alcuni PC portatili. Probabilmente non si tratta di macchine particolarmente performanti, ma potrebbero tornare utili per associazioni, scuole, fondazioni, grazie alla loro riconversione a sistemi operativi Linux. E magari, prima della riconversione, si potrebbe prima verificare se sono presenti gli hard disk, e nel caso far girare un software di recupero dati per vedere se hanno pensato a "piallarli" con tutte le dovute accortezze. Nel bando non è indicato nulla a tal proposito.


Segue una lista sintetica di chi può partecipare all'assegnazione:
* Istituti scolastici statali e istituti scolastici paritari degli enti locali.
* Tutte le altre amministrazioni pubbliche.
* Associazioni ed enti senza fini di lucro.
* Fondazioni e altre istituzioni di carattere pubblico o privato, senza fini di lucro.
* Organismi di volontariato di protezione civile per scopi umanitari;
* Istituti scolastici paritari privati.
* Altri enti e organismi, la cui attività assuma le caratteristiche di pubblica utilità.

Dopo l’Italia, l’Uruguay. Interesse generale, senza conflitti

Cinque articoli e un accento importante sull’impiego di software libero nel sistema educativo: facciamo scuola.


Abbiamo smesso giusto qualche giorno fa di esultare per le tanto attese linee guida per il software libero nella pubblica amministrazione italiana, ricevendo il plauso anche dai Paesi esteri, e iniziamo a vedere che altri ci stanno seguendo.
Appena prima di Natale, infatti, anche il parlamento uruguaiano ha approvato una legge a favore dell’uso di software libero e di formati aperti all’interno della pubblica amministrazione che, nei principi di fondo, sembra proprio ricalcare il modello italiano della riforma operata nel 2012 con la modifica dell’articolo 68 del Codice Amministrazione Digitale.
In realtà il disegno di legge uruguaiano risale a qualche anno prima; d’altronde anche il caso italiano ha radici più antiche, fino ai tempi del Ministro Stanca e delle sue direttive e commissioni di studio. Quindi è difficile stabilire chi abbia compiuto davvero il primo passo. E forse non ci interessa nemmeno stabilire questo primato, atteso che comunque anche altri Paesi si sono mossi in quella direzione (per esempio la Francia).
La legge, formalmente intitolata Ley de programas de computación de formato abierto y estándar, consta di cinque semplici articoli: obbligo per gli enti pubblici di diffondere e accettare file in formati aperti; obbligo per gli enti pubblici di dare precedenza a soluzioni open nell’adozione di software; 180 giorni di tempo al Governo per rendere esecutiva la legge; definizioni necessarie alla comprensione del testo di legge, cioè quelle di formato standard, formato aperto, software proprietario e software libero (quest’ultima praticamente ripresa dal cuore della licenza GPL, con le famose quattro libertà caratterizzanti del free software). Particolarmente interessante è però l’articolo 3 che laconicamente recita:
È di interesse generale che il sistema educativo provveda a promuovere l’uso di software libero.
Un aspetto, quello culturale e formativo, che merita in effetti di essere sottolineato se vogliamo fare in modo che riforme del genere non vengano solo percepite come una scocciatura in più. Un sistema educativo che effettivamente promuovesse l’uso di software libero, quindi non solo adottandolo all’interno delle strutture scolastiche, ma anche spiegandone i principi fondanti nonché i rilievi tecnici, riuscirebbe davvero a farne apprezzare il valore (almeno alle nuove generazioni), trasformandolo appunto in un bene di interesse generale.
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Articolo uscito su Apogeonline il 4 febbraio 2014. Vedi fonte originaria.