venerdì 27 dicembre 2013

Il diritto d'autore nell'era digitale: riflessioni a braccio

All'interno del corso "Diritto d'autore, rovescio d'autore" che ho tenuto presso il KM97 di Lecce a fine settembre 2013 (con l'organizzazione di SUM Project) c'è stato il collegamento streaming con Reset Radio e con LaCosa per una chiacchierata a ruota libera sul diritto d'autore nell'era digitale.
Il risultato è stata un'interessante panoramica delle principali problematiche emergenti in materia. Purtroppo il podcast della trasmissione radio è andato perso, tuttavia abbiamo recuperato il video realizzato con una videocamera posta in fondo all'aula.




martedì 24 dicembre 2013

Il diritto d'autore e la ricerca dell'equità: una storia di provvedimenti molto discussi

La settimana scorsa non è stata solo la settimana della webtax. Anche il diritto d'autore è entrato nelle cronache a causa di due novità che fin da subito hanno generato polemiche e discussioni.

La prima è l'approvazione del nuovo regolamento AGCOM sul diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica: una norma di cui si è dibattuto per mesi sia tra gli... [continua]

Articolo uscito su MySolution Post il 23 dicembre 2013. Leggilo qui.

lunedì 23 dicembre 2013

Una firma per fine anno. Beni archeologici, amministrazione pure

Perché non rispettare il principio dell’open by default nei confronti dei dati relativi ai beni culturali italiani? Chiediamolo al ministro.

Mi sono sempre occupato di quella che impropriamente viene chiamata proprietà intellettuale e di come aprirne maggiormente le maglie, per creare un ecosistema di... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 23 dicembre 2013.
Leggilo qui.

domenica 22 dicembre 2013

venerdì 20 dicembre 2013

La webtax è una soluzione? Risponde un imprenditore italiano


"La pretesa della legge è quella di recuperare elusione fiscale e potenziali posti di lavoro. In entrambi i casi la risposta secondo me è 'competitività': competitività fiscale del Paese e competitività delle aziende".
Questa una possibile soluzione alternativa alla webtax secondo Marco Brambilla, imprenditore under 40, attento osservatore delle dinamiche del mercato ICT. (leggi l'intero articolo)

Articolo/intervista uscito su MySolutionPost il 19 dicembre 2013.
Leggilo qui.

Civati recita in uno spot pubblicitario

Pippo Civati del PD, dopo la sconfitta alle primarie, tenta una carriera alternativa nella pubblicità. ;-)


Ecco lo spot. Ezio Greggio direbbe "è lui o non è lui?! è lui o non è lui?!?!"



giovedì 19 dicembre 2013

Perché devo pagare una tassa alla SIAE quando compro un telefono?

il libro in cui trovate questa e molte
altre risposte simili. maggiori
dettagli su www.aliprandi.org/pillole
Ho letto in rete di una nuova legge sul cosiddetto compenso per copia privata, che in pratica applica una tassa sull'acquisto di un telefonino o di un tablet. Ma che senso ha questa cosa?

RISPOSTA:
Come premessa bisogna precisare che tecnicamente non si tratta di una vera e propria tassa ma appunto di una quota riconducibile a compensi per diritti d'autore: appunto il cosiddetto equo compenso per copia privata. Anche se poi, di fatto, essa si comporta più come un'imposta che come un compenso. La ratio (un po' perversa) di questo strumento sta nell'idea che qualsiasi dispositivo atto alla memorizzazione di file (quindi non solo cellulari e tablet, ma anche chiavette USB, hard disk, lettori mp3) sarà molto probabilmente utilizzato per memorizzare anche opere dell'ingegno coperte da diritto d'autore. Una volta si usavano le cassette VHS o le audiocassette; adesso si usano questi dispositivi digitali molto più performanti e capienti. Un presupposto non sempre vero dato che molti utenti utilizzano gran parte di queste memorie per archiviare propri dati (fotografie, filmati...) e non per copiare opere di altri autori. Ad ogni modo, partendo da quel presupposto, il legislatore ha previsto che una percentuale sul prezzo di vendita di questi dispositivi (stabilita per legge e calibrata sulla capienza del dispositivo) venga prelevata alla fonte e versata alla SIAE, la quale con i suoi oscuri criteri statistici dovrebbe ridistribuire tali introiti agli autori. Nell'ottica di SIAE, si tratta di uno strumento forse un po' forzato ma anche dell'unico modo per “indennizzare” gli autori dell'attività di copia privata delle loro opere che viene spesso fatta sui dispositivi digitali. In questi giorni il tema è tornato al centro delle cronache perché è stato proposto un cospicuo aumento delle percentuali, scatenando la protesta di varie associazioni di consumatori.
______________________

puntata n. 37 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

Tra il legale e il digitale c’è di mezzo il mare. Molto autore, poco diritto

Per i burocrati italiani, la linea più breve tra zero e uno è un percorso tortuoso di provvedimenti poco comprensibili.

Questi dieci giorni sono stati densi di novità. Abbiamo avuto la webtax, prima annunciata, poi smentita, dopo riconfermata a sorpresa e ancora ridimensionata all’ultimo momento, per poi finire ribattezzata spot tax.
Abbiamo avuto anche la definitiva approvazione del discusso regolamento AGCOM di cui si è già parlato; infine sono arrivate nuove proposte di aumento del famoso compenso per copia privata dovuto alla SIAE su tutti i dispositivi di archiviazione e memorizzazione; e infine veri incentivi (o presunti tali) all’innovazione tecnologica inseriti nel cosiddetto decreto Destinazione Italia.
Nota positiva di questa ondata di ... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 19 dicembre 2013.
Leggilo qui.

mercoledì 18 dicembre 2013

Open Data in Transition: an interesting conference in Trento

Tomorrow I will be in Trento as a speaker (with Carlo Piana) in a very interesting conference about open data. Title is Open Data in Transition: Intellectual Property, Competition Policy, and Regulatory Issues and it has been organized by Giovanni Napolitano and Simonetta Vezzoso for WIPO and Università degli Studi di Trento.




Where: Dipartimento di Economia e Management, via Inama, 5 - Trento (Sala Conferenze)
When: december 19, 2013 - h. 9.00

From the official press release
Public bodies produce a significant amount of information and content, comprising geographical, land, economic and meteorological data created and/or collected by authorities at the different levels of government, and also data stemming from the cultural domain, such as digitized library collections. In recent years, discussions have focused on the feasibility of re-use regimes of public service information designed to maximise the benefits deriving from improved access and increased use.
The Conference, which is jointly organised by the World Intellectual Property Organization and the Department of Economics and Management of the University of Trento, aims at discussing intellectual property, competition, and broader regulatory issues relevant to the re-use of public sector information.

The Conference Programme
(download PDF)

9:00am-9:45am - Introduction
  • Welcome Address by Daria de Pretis, Rector of the University of Trento
  • Opening of the Conference by Paolo Collini, Deputy Rector for International Affairs
  • Keynote Speech by Chris Taggart, OpenCorporates, Co-founder and CEO: Open Data for Better Regulation & Competition

SESSION 1 - INTELLECTUAL PROPERTY
9:45am-11:10am
Chair: Paolo Guarda, University of Trento
  • Licensing Transparency. Intellectual Property in the Hands of Governments - Mireille Van Eechord, The Institute for Information Law - IViR, University of Amsterdam
  • Open Data Licensing (With Emphasis on the Italian Public Sector): Guidelines for Choosing and Applying the Most Suitable License - Carlo Piana and Simone Aliprandi, Arraylaw.eu
  • Open Research Data and IP: A Comparative View - Roberto Caso, University of Trento; Thomas Margoni, The Institute for Information Law - IViR, University of Amsterdam
11:10am-11:30am - Coffee Break

SESSION 2 - COMPETITION POLICY
11:30am-1:30pm
Chair: Michele Carpagnano, University of Trento
  • Public Sector Information and Competition: An International Perspective - Giovanni Napolitano, World Intellectual Property Organization
  • Interfacing Public Sector Information and Competition Policy Development in Sub-Saharian Africa - Mor Bakhoum, Max Planck Institute, Munich
  • Seizing the Open Data Opportunity in Brazil: Competition Policy Issues - Vicente Bagnoli, Mackenzie University, Sao Paolo
  • PSI: Antitrust Issues and IP Concerns - Maria Teresa Maggiolino, Bocconi University, Milan
1:30pm-2:30pm - Break

SESSION 3 - REGULATORY ISSUES
2:30pm-4:30pm
Chair: Roberta Cuel, University of Trento
  • The OpenStreetMap: Open Data Ecosystem Between Opportunities and Legal Conundrums - Maurizio Napolitano, Fondazione Bruno Kessler and Open Data Institute, Trento
  • Spreading Personal Data? A Challenge for Transparency, Innovation and Technology - Eleonora Bassi, University of Trento and Nexa Center for Internet and Society (Polytechnic University of Torino)
  • In the Middle of a Tug-O-War: Competition Law, Privacy Law and Regulation Constraints of Novel Public Sector Information Markets - Francisco Marcos, IE Business School, Madrid
  • Public Sector Information: Managing the Flow Between Open and Closed
    Luigi Marengo, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa; Simonetta Vezzoso, University of Trento
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Some pictures from the conference

Session 1

Session 2


Session 3

sabato 14 dicembre 2013

Content production and perception of copyright: an analysis of habits and beliefs of internet users


an article by Simone Aliprandi and Andrea Mangiatordi,
published in European Journal of Law and Technology (Vol. 4, No. 3, 2013) and available under a Creative Commons Attribution - ShareAlike 3.0 unported license.

ABSTRACT
This article presents an analysis based on data from an open dataset made available by an independent empirical research on the topic of "Copyright in the digital age". The original data includes information about attitudes, social perceptions and levels of awareness.
After describing the initial objectives of the research and presenting the set of variables considered, an in-depth analysis is here discussed, focusing on the similarities and differences encountered in distinct categories of respondents.
The main objective of this analysis is to test the soundness and the descriptive power of the classification proposed in the original study, which divided respondents into the four categories of "Generic", "Active", "Creative" and "Professional creative" users. Other possible clusters are identified here, and their possible associations with those groups is discussed.
Results indicate that the views of authors of digital content about the practice of illegal download tend to differ from those of non producers. Non publishers of digital content seem to be almost equally distributed between those who are against download, and those who tolerate it.

TABLE OF CONTENT
1. Introduction
2. State of the art
2.1. "Behaviors of consumers of digital content in Italy. The case of file sharing" (Fondazione Luigi Einaudi 2007)
2.2. "Discovering behaviors and attitudes related to pirating content" (PwC 2010)
2.3. The report on innovation culture in Italy (Wired-Cotec 2009)
2.4. The Global software piracy study (BSA 2010)
3. The research
3.1. Questionnaire's structure
3.2. Dataset description
4. Method and results
4.1. Principal Components Analysis
4.2. Cluster Analysis
5. Discussion and Conclusions
Bibliography

Please cite this work as: Aliprandi, S. & Mangiatordi A., "Content production and perception of copyright: an analysis of habits and beliefs of internet users", European Journal of Law and Technology, Vol. 4, No. 3, 2013.



venerdì 13 dicembre 2013

giovedì 12 dicembre 2013

Editoria digitale scolastica: due giornate di approfondimento al MIUR

Domani parteciperò a questo evento presso il Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca. Purtroppo le iscrizioni sono già chiuse ma lo segnalo perché è comunque un'occasione degna di nota.
_______________________________

Incontro di informazione e formazione per Dirigenti Scolastici e docenti delle 20 scuole appaltanti, rappresentanti delle 38 Scuole 2.0 e degli Uffici Scolastici Regionali.

12 e 13 dicembre 2013
MIUR - Sala della Comunicazione
Viale Trastevere, 76/A ROMA

Programma definitivo


Giovedì 12 dicembre 2013
(giornata riservata alle scuole EDS e ai rappresentanti degli Uffici Scolastici Regionali)
  • 10.30 - Saluti del Direttore Generale per gli Studi, la Statistica e Sistemi Informativi del MIUR: Dott.ssa M. Letizia Melina
  • 10.45 - Avvio lavori e conduzione: Giulio Quadrino (MIUR - DGSSSI - Ufficio V)
Interventi degli editori aggiudicatari delle gare
  • 10.50 - Avagliano Editore srl
  • 11.10 - Extra srl
  • 11.30 - Garamond Editoria e Formazione
  • 11.50 - Mobility it srl
  • 12.00-13.00 - Presentazione prototipi da parte delle scuole
  • 13.00-14.30 - Pausa pranzo
  • 14.30-18.30 - Presentazione prototipi da parte delle scuole
Venerdì 13 dicembre 2013 - I libri digitali: opportunità e scelte (iscrizioni chiuse)
  • 10.30 - Daniele Barca introduce e coordina (DS IC Cadeo e Pontenure)
  • 10.40 - Mario Vacca: DM 781 (libri di testo) (MIUR - DGSSSI - Ufficio V)
  • 11.00 - Gli scenari: intervento video di Gino Roncaglia (Università della Tuscia)
  • 11.20 - Gli scenari europei: Silvia Panzavolta (INDIRE)
  • 12.00 - Nuovi modelli di diritto d'autore per l'editoria digitale: Simone Aliprandi (avvocato, responsabile Progetto Copyleft-Italia.it)
  • 12.20 - L’accessibilità: Roberto Scano (esperto di accessibilità, presidente associazione IWA Italy)
  • 12.40 - I formati e l’interoperabilità: Francesco Leonetti (Docente corso Ebook ed Editoria Digitale - UniTuscia)
  • 13.00 - La connettività: Valter Lanciotti (MIUR - DGSSSI - Ufficio IV)
  • 13.30 - Pausa pranzo
  • 14.30 - I formati per l’editoria scolastica: Cristina Mussinelli (Responsabile Editoria Digitale AIE)
  • 14.50 - Interventi della platea – dibattito
  • 15.30 - Chiusura lavori: Dott.ssa M. Letizia Melina (Direttore Generale per gli Studi, la Statistica e Sistemi Informativi del MIUR)

martedì 10 dicembre 2013

CCIT2013 - Il video

Copyright-Italia.it presenta il filmato integrale dell'incontro annuale di Creative Commons Italia tenutosi sabato 30 novembre 2013 presso il Blah Blah di Torino.
Intervengono Federico Morando (lead di CC Italia) e Simone Aliprandi (responsabile progetto Copyleft-Italia.it e autore del libro Creative Commons: manuale operativo).
Nell'intervento di Morando si parla delle nuove licenze 4.0 e del laborioso processo che ha portato alla loro stesura definitiva (approfondisci qui).
Nell'intervento di Aliprandi si parla invece delle problematiche giuridiche in merito agli adempimenti SIAE per eventi e spettacoli con musica CC (approfondisci qui); con utilissime chiose da parte di Morando e del pubblico presente in sala.


Indice degli argomenti trattati nel video, con link diretti:

Video rilasciato con licenza Creative Commons Attribution 4.0. Per l'attribution si prega di riportare il link a questo post (cioè http://aliprandi.blogspot.it/2013/12/ccit2013-video.html). Si ringrazia per le riprese C. Baldranzini.

lunedì 9 dicembre 2013

Leggere un libro durante un orgasmo

Scusate l'off topic rispetto ai classici temi "nerd" di questo blog; e scusate anche se questo post può urtare la sensibilità di qualcuno... ma quando le idee creative sono così geniali e dirompenti necessitano la giusta visibilità.
Un fotografo e regista newyorkese (ammetto a me sconosciuto fino ad oggi) chiamato Clayton Cubitt ha realizzato una serie di sette filmati in cui vengono riprese donne di varia etnia mentre leggono ad alta voce noti titoli della letteratura. "Che noia!" direte voi; "ecco, stai scrivendo un altro dei tuoi articoli nerd".
In realtà c'è quell'elemento che rende il post leggermente più piccante del solito: le donne in questione, mentre leggono, hanno... un vibratore acceso e... ehm... infilato.
Alle interpreti è stato detto di continuare a leggere il più possibile e di lasciarsi riprendere... fino alla "fine".
Questa insolita opera, compsta di sei diversi filmati, è intitolata Hysterical Literature e ha l'intento di esplorare la femminilità, il dualismo mente/corpo, la sessualità contemporanea con un insolito effetto contrasto con il tema della cultura e della lettura.
Un'opera che vedo come a cavallo tra una provocatoria sperimentazione artistica e un eccentrico esperimento di ricerca scientifico-antropologica. E il bello di tutto ciò è che, come ormai accade davvero raramente, si riesce a trattare certi temi (mostrando addirittura una serie di orgasmi femminili) senza che però vi sia alcun eccesso nella pornografia, nella volgarità, nella denigrazione della donna... ed anzi con un alone di erotismo allo stesso tempo raffinato e potente.

Ci manca solo una bella licenza Creative Commons applicata ai filmati e tutto sarebbe perfetto! ;-)

Qualche mese dopo, l'esperimento è stato replicato in campo musicale invece che in campo letterario. Leggi "La girls band che canta durante l'orgasmo: replica dell'esperimento di Clayton Cubbit".

Seguono i filmati tratti da YouTube.










Recupero crediti: utili suggerimenti per contrastare la richiesta di pagamento

Articolo uscito su LaLeggePerTutti People l'8 dicembre 2013. Leggilo qui

A volte capita di essere contattati da agenzie di recupero crediti per somme che non sempre sono dovute; se non ci si trova preparati, si rischia di essere vittime della propria ingenuità e di farsi qualche autogol. Ecco alcuni consigli su come comportarsi.


Premettiamo subito una cosa: i debiti vanno pagati, non vi è dubbio. Ma vanno pagati solo quando effettivamente dovuti. Capita spesso, infatti – specie quando si ha a che fare con gestori di servizi noti per la poca trasparenza e caoticità nella gestione dei clienti – di ricevere fatture immotivate, gonfiate, per servizi non richiesti o non più attivi. In quei casi è legittimo e sacrosanto opporre la più strenua resistenza.
Ahimè, se l’azienda è sempre stata confusionaria nella gestione delle bollette, probabilmente lo sarà anche nell’eventuale fase di enforcement del proprio infondato credito.
Ecco dunque alcuni suggerimenti su come comportarsi nel caso di spiacevoli casi come questi.

Primo passo: contestare l’addebito
Appena verificato che il pagamento che vi viene richiesto in realtà non è dovuto, dovete premurarvi di contestarlo per iscritto. Potete usare una lettera raccomandata, un fax o un messaggio PEC; l’importante è che abbiate ricevuta della spedizione. Nel testo della contestazione è sufficiente fare chiaro riferimento al documento da cui risulta l’addebito e, appunto, dichiarare di volerlo contestare includendo una motivazione anche sintetica. Sui siti delle principali associazioni di tutela dei consumatori è possibile scaricare alcuni semplici modelli.

Verificare se vi è stata la costituzione in mora
A pagina 2 del manuale delle obbligazioni e dei contratti ogni studente del primo anno di giurisprudenza apprende un principio essenziale del diritto civile: qualsiasi azione per ottenere il pagamento di un credito ha inizio con la costituzione in mora del debitore. Essa consiste nella richiesta fatta per iscritto al debitore di adempiere l’obbligazione entro un termine perentorio. Normalmente viene effettuata con raccomandata AR o, di recente, con messaggio PEC, in modo da avere garanzia dell’effettivo ricevimento da parte del debitore nonché prova con data certa.
In parole povere, la costituzione in mora è l’atto con cui il creditore comunica formalmente al debitore che da quel momento “non si scherza più” e iniziano a prodursi una serie di conseguenze giuridiche per il ritardo nel pagamento.
Dunque, in mancanza di una costituzione in mora fatta con tutti i crismi previsti dal diritto, non è il caso di agitarsi.

Mai fornire dati che potrebbero essere utilizzati contro di noi
Nel caso di crediti relativi a servizi telefonici, spesso accade che l’azienda (presunta) creditrice inizi ad effettuare solleciti telefonici, chiamandovi sul numero in loro possesso. D’altronde quello è il contatto a loro disposizione e anche quello più diretto. I toni di queste telefonate non sono sempre cortesi e in alcuni casi diventano intimidatori. Innanzitutto è fondamentale non lasciarsi intimorire.
Poi è importante non fornire al telefono informazioni che potrebbero agevolare l’attività di recupero crediti. Ad esempio: “Ci risulta un debito a suo carico relativo a… Se ci dice il suo attuale indirizzo le spediamo la documentazione, così può visionare il tutto. E se ha un numero di fax, ancora meglio; così le possiamo spedire il tutto anche in giornata”.
Fornire questi dati è un autogol madornale, poiché con essi il presunto creditore ha la strada spianata per notificarci una lettera di messa in mora, o in futuro un decreto ingiuntivo. Chiunque ha fatto un po’ di pratica forense sa che buona parte del lavoro degli studi legali comprende la ricerca dell’effettivo domicilio del debitore. Quindi, lasciamo che siano gli altri a darsi da fare per rintracciare i recapiti del debitore.
Inoltre, ci sarebbe anche una questione di privacy. Dunque potete serenamente concludere la telefonata dicendo: “Mi spiace, ma non ritengo di dovervi fornire queste informazioni”.

Teniamo presente i costi fissi di una causa

Infine, un suggerimento che solo chi ha fatto un po’ di pratica forense può darvi. Avviare una causa di fronte a un giudice civile ha dei costi fissi relativi al contributo unificato, alla marca da bollo e ad eventuali spese di notifica dell’atto introduttivo. Tali costi sono variabili a seconda del giudice adito e del valore della causa, tuttavia ad oggi non possono essere inferiori a 62 euro (cioè 37 euro di contributo unificato più 25 euro di marca da bollo); si tratta in sostanza di un “balzello” imposto dalla legge per scoraggiare le cause di entità ridotta e per finanziare l’attività dei tribunali. Nonostante il diritto preveda che tali spese processuali siano poste a carico della parte soccombente e quindi che il giudice disponga di rifonderle, è comunque colui che avvia la causa a doverle anticipare. Il che rende davvero improbabile che qualcuno abbia realmente voglia di agire in giudizio per una somma inferiore o pari ai 62 euro dovuti allo Stato per l’iscrizione a ruolo della causa, ai quali poi, tranne nel caso in cui l’attore decida di non farsi assistere da un avvocato (è possibile per cause di valore limitato), dovranno essere aggiunti gli onorari dell’avvocato.
Premettiamo subito una cosa: i debiti vanno pagati, non vi è dubbio. Ma vanno pagati solo quando effettivamente dovuti. Capita spesso, infatti – specie quando si ha a che fare con gestori di servizi noti per la poca trasparenza e caoticità nella gestione dei clienti – di ricevere fatture immotivate, gonfiate, per servizi non richiesti o non più attivi. In quei casi è legittimo e sacrosanto opporre la più strenua resistenza.

Ahimè, se l’azienda è sempre stata confusionaria nella gestione delle bollette, probabilmente lo sarà anche nell’eventuale fase di enforcement del proprio infondato credito.
Ecco dunque alcuni suggerimenti su come comportarsi nel caso di spiacevoli casi come questi.

Primo passo: contestare l’addebito
Appena verificato che il pagamento che vi viene richiesto in realtà non è dovuto, dovete premurarvi di contestarlo per iscritto. Potete usare una lettera raccomandata, un fax o un messaggio PEC; l’importante è che abbiate ricevuta della spedizione. Nel testo della contestazione è sufficiente fare chiaro riferimento al documento da cui risulta l’addebito e, appunto, dichiarare di volerlo contestare includendo una motivazione anche sintetica. Sui siti delle principali associazioni di tutela dei consumatori è possibile scaricare alcuni semplici modelli.

Verificare se vi è stata la costituzione in mora
A pagina 2 del manuale delle obbligazioni e dei contratti ogni studente del primo anno di giurisprudenza apprende un principio essenziale del diritto civile: qualsiasi azione per ottenere il pagamento di un credito ha inizio con la costituzione in mora del debitore. Essa consiste nella richiesta fatta per iscritto al debitore di adempiere l’obbligazione entro un termine perentorio. Normalmente viene effettuata con raccomandata AR o, di recente, con messaggio PEC, in modo da avere garanzia dell’effettivo ricevimento da parte del debitore nonché prova con data certa.
In parole povere, la costituzione in mora è l’atto con cui il creditore comunica formalmente al debitore che da quel momento “non si scherza più” e iniziano a prodursi una serie di conseguenze giuridiche per il ritardo nel pagamento.
Dunque, in mancanza di una costituzione in mora fatta con tutti i crismi previsti dal diritto, non è il caso di agitarsi.

Mai fornire dati che potrebbero essere utilizzati contro di noi
Nel caso di crediti relativi a servizi telefonici, spesso accade che l’azienda (presunta) creditrice inizi ad effettuare solleciti telefonici, chiamandovi sul numero in loro possesso. D’altronde quello è il contatto a loro disposizione e anche quello più diretto. I toni di queste telefonate non sono sempre cortesi e in alcuni casi diventano intimidatori. Innanzitutto è fondamentale non lasciarsi intimorire.
Poi è importante non fornire al telefono informazioni che potrebbero agevolare l’attività di recupero crediti. Ad esempio: “Ci risulta un debito a suo carico relativo a… Se ci dice il suo attuale indirizzo le spediamo la documentazione, così può visionare il tutto. E se ha un numero di fax, ancora meglio; così le possiamo spedire il tutto anche in giornata”.
Fornire questi dati è un autogol madornale, poiché con essi il presunto creditore ha la strada spianata per notificarci una lettera di messa in mora, o in futuro un decreto ingiuntivo. Chiunque ha fatto un po’ di pratica forense sa che buona parte del lavoro degli studi legali comprende la ricerca dell’effettivo domicilio del debitore. Quindi, lasciamo che siano gli altri a darsi da fare per rintracciare i recapiti del debitore.
Inoltre, ci sarebbe anche una questione di privacy. Dunque potete serenamente concludere la telefonata dicendo: “Mi spiace, ma non ritengo di dovervi fornire queste informazioni”.

Teniamo presente i costi fissi di una causa
Infine, un suggerimento che solo chi ha fatto un po’ di pratica forense può darvi. Avviare una causa di fronte a un giudice civile ha dei costi fissi relativi al contributo unificato, alla marca da bollo e ad eventuali spese di notifica dell’atto introduttivo. Tali costi sono variabili a seconda del giudice adito e del valore della causa, tuttavia ad oggi non possono essere inferiori a 62 euro (cioè 37 euro di contributo unificato più 25 euro di marca da bollo); si tratta in sostanza di un “balzello” imposto dalla legge per scoraggiare le cause di entità ridotta e per finanziare l’attività dei tribunali. Nonostante il diritto preveda che tali spese processuali siano poste a carico della parte soccombente e quindi che il giudice disponga di rifonderle, è comunque colui che avvia la causa a doverle anticipare. Il che rende davvero improbabile che qualcuno abbia realmente voglia di agire in giudizio per una somma inferiore o pari ai 62 euro dovuti allo Stato per l’iscrizione a ruolo della causa, ai quali poi, tranne nel caso in cui l’attore decida di non farsi assistere da un avvocato (è possibile per cause di valore limitato), dovranno essere aggiunti gli onorari dell’avvocato.
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/43641_recupero-crediti-utili-suggerimenti-per-contrastare-la-richiesta-di-pagamento#sthash.BlgaCJyi.dpuf

venerdì 6 dicembre 2013

Il “magico” mondo dei coupon


Tra le varie opportunità di business molti avranno sentito parlare dei coupon, o forse li avranno anche utilizzati; ma sono davvero un’opportunità o non sono invece un mezzo con cui il fornitore del servizio si approfitta del cliente/utilizzatore, o magari anche del cliente/fornitore di servizi? È un modo di fare business in tempi di magra, o è invece un modo per mettere alla prova la pazienza degli utenti e il buon nome dei venditori?
Mi riferisco ai siti come Groupon, Groupalia e simili. Alcuni ci... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 2 dicembre 2013.
Leggilo qui.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il mito dell’alternativa SIAE/Creative Commons


Ha senso considerare Creative Commons e SIAE come alternative l'una dell'altra?
 
Questa è la versione estesa di un articolo uscito su Apogeonline il 3 dicembre 2013 (vedi). Spero che finalmente con questa spiegazione dettagliata si sgombri una volta per tutte il campo da leggende e mistificazioni sul rapporto tra gestione SIAE e licenze CC (di cui purtroppo la rete è piena).
[invito chiunque lo ritenga utile a prelevare questo articolo e a ripubblicarlo su altre piattaforme; la licenza del blog già lo consente, ma sottolineo l'invito espressamente. In alternativa va bene anche un semplice link o uno share sui social network]
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Sorgono come funghi gli articoli o i post che parlano di Creative Commons come alternativa alla SIAE, diffondendo quella che – a ben vedere – è più che altro una leggenda: una leggenda frutto di un'eccessiva semplificazione dei concetti in materia di diritti d'autore. Semplificare in un'ottica divulgativa è legittimo, dato che aiuta i non addetti a comprendere questioni per loro complesse; tuttavia c'è un limite al di sotto del quale un principio giuridico non può essere semplificato senza snaturarne il senso. È questo il caso del confronto tra il modello SIAE e il modello CC. Cerchiamo di capire in che senso, mettendo in luce in modo schematico le differenze.

Partiamo da una semplice premessa: parlare genericamente di “alternativa alla SIAE” ha poco senso, per il semplice fatto che la SIAE si occupa di varie attività in materia di diritto d’autore e dunque si possono cercare alternative per singoli campi e non alternative tout court. Ci sono attività in cui esistono/possono esistere alternative, altre attività in cui non possono esistere alternative, altre attività ancora in cui è insensato cercare alternative.

Enti di tipo diverso
Gli enti SIAE e Creative Commons non possono essere messe sullo stesso piano, dato che - banalmente - fanno due lavori diversi. È come cercare di fare un confronto tra i servizi offerti da un idraulico e un elettricista; entrambi lavorano nel settore dell'edilizia ma facendo cose diverse, che solo a volte si intersecano.
Innanzitutto, la SIAE è una società di gestione collettiva di diritti d'autore, cioè un ente a base associativa a cui gli autori (associandosi o dando specifico mandato) delegano la gestione di tutti o di alcuni dei loro diritti d'autore.[1] Questa gestione comprende ovviamente anche la raccolta dei proventi monetari relativi alle varie utilizzazioni che vengono fatte di un'opera (passaggi in radio, esecuzioni dal vivo, riproduzioni, etc.).
Creative Commons è un ente non-profit di diritto statunitense che promuove iniziative per l'innovazione del diritto d'autore e mette a disposizione un set di licenze che gli utenti possono liberamente applicare alle loro opere per rilasciarle al pubblico in un regime più libero rispetto al classico "tutti i diritti riservati". CC non raccoglie e non ridistribuisce proventi.
SIAE realizza quella che tecnicamente viene definita "gestione collettiva" dei diritti in nome e per conto degli autori. CC invece, dal momento che NON gestisce i diritti degli autori ma mette solo a disposizione delle licenze, realizza un modello - per così dire - di "autogestione" dei diritti. Gli autori (o comunque i detentori dei diritti) scelgono liberamente la licenza più adatta alle loro esigenze e la applicano autonomamente alla loro opera.

Modalità operative differenti
Per usufruire dei servizi di SIAE, ci si iscrive all'ente oppure si sottoscrive un contratto di mandato; in entrambi i casi è richiesto il pagamento di una quota. A Creative Commons non ci si iscrive; per usare le licenze basta andare sul sito, seguire le linee guida e applicare la licenza all'opera. Tra l'altro si tenga sempre presente (come già spiegato in altra sede) che l'applicazione di una licenza non è mai una forma di tutela dell'opera.
L'attività di gestione collettiva di SIAE viene svolta grazie anche ad un potere di controllo e ispezione attribuitole espressamente dalla legge; e, sulla base di accordi di collaborazione, viene esercitata di concerto con le collecting society estere, cioè gli enti che svolgono la medesima attività negli altri paesi.
CC non svolge alcun tipo di attività di controllo e ispezione. E nemmeno potrebbe farlo, dato che è un semplice ente non-profit. Essa non entra nemmeno nel merito di come vengono applicate le sue licenze e ancor meno instaura un rapporto di consulenza e supporto legale in caso di violazioni. Se qualcuno applica in modo inappropriato le licenze, CC non interviene (e nemmeno potrebbe farlo, dato che non può monitorare tutti i milioni di opere rilasciate con tali licenze); l'uso delle licenze è lasciato alla piena responsabilità degli autori.

Il mito dell'alternativa
La maggior parte degli articoli e post che parlano di questa contrapposizione vogliono insistere sul tema della famigerata “alternativa alla SIAE” e, facendolo, cadono in un madornale equivoco. Parlare genericamente di “alternativa alla SIAE” ha poco senso per il semplice fatto che la SIAE si occupa di varie attività in materia di diritto d'autore e dunque si possono cercare alternative per singoli campi e non alternative tout court. L'equivoco più frequente (e su cui è ora di fare definitiva chiarezza) è quello di confondere il “deposito” di un'opera presso SIAE ai fini di ottenere una prova di paternità con la “registrazione” di un'opera presso SIAE affinché SIAE si occupi della gestione dei diritti sull'opera. Una volta per tutte: sono due cose separate e non sovrapponibili![2]
Nella prima situazione, SIAE si occupa asetticamente di prendere in deposito copia di un'opera e rilasciare ricevuta con data certa affinché l'autore abbia una prova solida di anteriorità; questo servizio, benché tutt'ora attivo, è diventato obsoleto con l'avvento di sistemi digitali di marcatura temporale dei file, con i quali si può apporre la data certa su un file sotto forma di metadati. Dunque, in questo caso si può legittimamente parlare di “alternativa” riferendosi a servizi tipo Patamu, Copyzero, Safecreative (vedi maggiori dettagli). Tuttavia, al di fuori di questo specifico ambito, non ha alcun senso parlare di alternativa alla SIAE, come ad esempio nel caso in cui l'autore voglia demandare a SIAE la gestione dei diritti su una sua opera. Non ha senso semplicemente perché ad oggi non è possibile un'alternativa a SIAE in Italia in virtù del monopolio attribuitole dalla legge. Unica alternativa possibile è servirsi di una società di gestione collettiva estera.[3]
Dunque, riflessioni e articoli che sovrappongono questi due diversi aspetti (prova della paternità e gestione dei diritti), sono solo portatori di ulteriore confusione su un tema che è già di per sé complicato.

Buoni e cattivi?
In conclusione, so che è grande la tentazione di mettere a confronto i due enti per ricondurre tutto ad una contrapposizione "buoni vs cattivi" oppure "vecchio vs nuovo" (o anche Rocky vs Ivan Drago); le contrapposizioni donano maggiore appeal a un argomento che di per sé sarebbe molto tecnico e noioso. Tuttavia non sempre c'è reale contrapposizione tra SIAE e Creative Commons; e quando c'è, non è nei termini in cui spesso (troppo spesso) si legge online.
Sarebbe infatti più opportuno e più neutro mettere a confronto non tanto i due enti, quanto i modelli di gestione dei diritti proposti da essi: quello di gestione collettiva basato sulla “delega” ricevuta dall'autore da un lato, e quello di “auto-gestione” dei diritti realizzato dall'applicazione delle licenze CC dall'altro. Due modelli che, tra l'altro, potrebbero anche convivere se la legislazione e i regolamenti in materia lo consentissero (cosa che tra l'altro è già stata sperimentata in alcuni ordinamenti; si pensi al caso più famoso della BUMA/STEMRA olandese). Ma questo è un altro affare...

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NOTE
[1] si veda http://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_di_gestione_collettiva_di_diritti_d%27autore
[2] per approfondire questi aspetti si consiglia il seminario disponibile online "Anacronismi del sistema SIAE" (vedi pagina 37 e seguenti delle slides e relativo filmato).
[3] Si può scegliere una qualunque omologa di SIAE attiva in un paese estero, possibilmente tra quelli dell'UE: si trova un elenco qui. La scelta dipende dalle singole esigenze (e banalmanete anche da fattori linguistici (se ti iscrivi a quella tedesca avrai buona parte della documentazione in tedesco). Molti musicisti si trovano bene in Germania, altri in Francia... altri si appoggiano su società che, pur essendo formalmente basate all'estero, agiscono tramite il web e quindi sono di fatto "presenti" anche in Italia (vedi esempio di Soundreef). In questo forum si trovano i racconti di alcuni musicisti che hanno sperimentato enti stranieri.

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