lunedì 30 settembre 2013

Diritto d'autore: tra il vecchio e il nuovo. Convegno alla Camera dei Deputati

ADDENDUM del 02/10/13: Sul sito di RadioRadicale è disponibile l'audio integrale del convegno.
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Questa settimana prenderò parte come relatore al convegno DIRITTO D'AUTORE: TRA IL VECCHIO E IL NUOVO che si terrà mercoledì 2 ottobre presso la Camera dei Deputati (Sala della Mercede - via della Mercede 55, Roma).

Qui sotto il programma della giornata. Cliccando sull'immagine qui a fianco, la potrete scaricare a dimensione ingrandita.

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  • LE LEGGI e LA REGOLAMENTAZIONE (10:00 - 11:00)
GUIDO SCORZA - avvocato
Diritto d'autore, una riforma necessaria

FULVIO SARZANA - avvocato, studio Lidis (keynote speaker)
Il nuovo regolamento Agcom

SIMONE ALIPRANDI - avvocato, Copyleft-Italia.it
Nuovi modelli di gestione dei diritti d'autore


  • LA PIRATERIA, GLI AUTORI E I CONSUMATORI (11:00 - 12:00)
DINO BORTOLOTTO - Assoprovider
Pirateria digitale e responsabilità degli ISP

CARLO BLENGINO - avvocato
Diritto d'autore e responsabilità degli intermediari

MARCO PIERANI - Ass. Altroconsumo
La tutela dei consumatori e il diritto d’autore

ADRIANO BONFORTI - Ass. Patamu
La tutela degli autori e il ruolo della Siae

  • LE PROPOSTE DELLA POLITICA (12:00 - 13:00)
GENNARO MIGLIORE (SEL)
PAOLO COPPOLA (PD)
MIRELLA LIUZZI (M5S)
STEFANO QUINTARELLI (SCELTA CIVICA)
ANTONIO PALMIERI (PDL)
Conduce: Arturo Di Corinto

  • L'INFORMAZIONE, LA SCUOLA e L'UNIVERSITÀ (14:30 - 16:00)
VINCENZO VITA - Ass. Articolo 21
Il diritto all'informazione nell'era del digitale

ALESSANDRO GILIOLI - L'Espresso
Diritto d'autore e diritto di reputazione

ANTONELLA DE ROBBIO - Ass. Biblioteche
Le biblioteche e il diritto d'autore

MARIA CHIARA PIEVATOLO - docente filosofia Univ. Pisa
Open Access per la ricerca scientifica

GIULIO DE PETRA - Fondazione Ahref
Beni culturali, Beni comuni

Conduce: Maurizio Zammataro

  • DIBATTITO E CONCLUSIONI (16:00 - 17:00)
PAOLO GENTILONI - deputato PD, già ministro delle Comunicazioni
NICOLA D'ANGELO - Magistrato, ex commissario Agcom
GENNARO MIGLIORE - Capogruppo SEL Camera Deputati

Se il borderò non è obbligatorio...

In questi giorni ho raccolto diverse conferme riguardo alla questione della non obbligatorietà del borderò SIAE. Sono molti i giuristi e gli operatori del settore che concordano con la teoria dell'abrogazione implicita dell'art. 51 r.d. 1369/42. La SIAE fa finta di non sentire, persistendo nel silenzio; e si attendono riscontri dagli editori delle principali banche dati legislative.

Leggo con piacere anche il recente sviluppo messo in luce ancora una volta dal musicista Andrea Caovini e dal sito Patamu.com: il rinvenimento di una lettera diramata dalla Direzione Generale Siae alle sue sedi periferiche relativa alla possibilità di sostituire il programma musicale con una autocertificazione.
Dalla sua lettura emerge che
In conseguenza della legge 30/97 che ha abolito il diritto demaniale ed abrogato gli artt. 175 e 176 della L. 633/41, le utilizzazioni delle opere di pubblico dominio sono libere. La redazione del programma musicale può, pertanto, essere sostituita, qualora ne venga fatta esplicita richiesta, da una dichiarazione in fede rilasciata dai soggetti organizzatori.
L'autocertificazione deve essere presentata anticipatamente rispetto all'evento spettacolistico e può essere prodotta soltanto nel caso in cui il repertorio programmato preveda l'esecuzione di composizioni interamente di pubblico dominio o non tutelate. Tale dichiarazione dovrà essere sempre corredata da un elenco dettagliato e fedele dei brani che saranno utilizzati o, in sostituzione, da locandine, programmi di sala o qualsiasi altra documentazione idonea a consentire alla SIAE di verificare la correttezza di quanto segnalato.
Segnalo però un paio di perplessità a riguardo, perchè ho l'impressione che stiamo perdendo un po' la bussola del dibattito.

La prima perplessità mi è stata segnalata da alcuni organizzatori di eventi di musica Creative Commons o comunque autoprodotta e implica una interpretazione a dir poco rigida di questa "lettera" da parte degli incaricati SIAE. Essi infatti sono disposti a prendere in considerazione solo due ipotesi: A) musica con diritto d'autore gestito da SIAE, oppure B) musica di pubblico dominio o comunque non tutelata. Non è contemplata un'ipotesi C come ad esempio la musica rilasciata con licenze Creative Commons, o in generale con un regime di diritto d'autore -per così dire- "autogestito" dall'autore (cosa sempre concessa dalla legge). Basta conoscere la base del diritto d'autore per sapere che, se una musica non è di pubblico dominio, non è necessariamente un'opera con diritti gestiti da una collecting society.
Ne consegue quindi che, in mancanza di un'interpretazione che consideri l'ipotesi C, questa lettera non risolve del tutto il problema.

La seconda invece è ancora strettamente legata alle riflessioni compiute sull'abrogazione implicita dell'art. 51.
Se si appurasse al 100% che questo tanto discusso articolo fosse abrogato, una domanda mi sorge spontanea: quale sarebbe la norma che obbliga l'organizzatore di un evento musicale a rendere una comunicazione a SIAE (quand'anche in forma di autocertificazione)? A ben vedere, la lettera del sito ANCI dà per scontato che comunque vi sia un obbligo di comunicazione a SIAE nel caso di eventi pubblici con musica. Ma quest'obbligo ha come unica base giuridica una norma che puzza di abrogazione da ben 16 anni.
Quali le conseguenze? Semplice: in mancanza di un intervento legislativo che vada a colmare il buco lasciato dall'art. 51, non esisterebbe alcuna norma dello Stato che obblighi ad effettuare comunicazioni a SIAE per gli eventi pubblici con musica; dunque, sarebbe onere degli incaricati SIAE preoccuparsi di fare controlli dove e quando li ritenessero necessari (ma senza sapere dove e quando farli!).
Infatti, le uniche altre norme che si occupano della redazione del programma musicale (borderò) sono contenute nello statuto e nel regolamento generale SIAE e dunque non rappresentano norme dello Stato bensì norme interne (rivolte agli associati).
 
Si torna sempre al solito punto. Dunque, cosa servirebbe adesso?
Innanzitutto SIAE dovrebbe al più presto aggiornare il file PDF con il testo del r.d. 1369/42 togliendo l'art. 51 o quantomeno aggiungendovi una nota che segnali l'abrogazione in via implicita.
Gli editori di banche dati giuridiche dovrebbero a loro volta segnalarlo nei loro prodotti online e anche nelle edizioni cartacee dei codici.
Inoltre SIAE dovrebbe pubblicare chiare linee guida sul tema, rivolte sia agli utenti sia ai vari incaricati SIAE, in modo da evitare interpretazioni discordanti.

E poi se anche il legislatore volesse finalmente occuparsi della questione... Ma non vorrei chiedere troppo.

martedì 24 settembre 2013

Se un parlamentare scrive alla SIAE...

Stefano Quintarelli, imprenditore nel campo dell'ICT e, dal febbraio scorso, anche membro della Camera dei Deputati, si è preso a cuore la controversa questione delle norme che regolamentano la compilazione del cosiddetto borderò SIAE e ha scritto una lettera formale (su carta intestata della Camera) inviata al Direttore Generale Blandini.
L'obbiettivo sembra essere quello di indurre la dirigenza SIAE ad esprimersi in modo ufficiale e definitivo; già il mondo della rete (compreso il sottoscritto) nelle scorse settimane si era attivato in tal senso senza però raccogliere alcun esito. Addirittura è stata avviata una petizione pubblica, sottoscrivibile online a questo link.
Ora stiamo a vedere se anche la voce di un parlamentare rimarrà inascoltata.

Di seguito si riporta il testo integrale della lettera di Quintarelli, tratta dal suo blog personale:
In queste settimane di fine estate si è (ri)acceso in rete un interessante dibattito relativo alla vigenza dell'art. 51 del regolamento di attuazione della legge sul diritto d'autore: norma centrale per la gestione di alcune pratiche presso gli uffici SIAE da parte di organizzatori di eventi musicali.
Alcuni giuristi, anche piuttosto illustri, si sono espressi a favore di una ricostruzione teorico-giuridica che porterebbe all'abrogazione implicita di tale norma. Questa interpretazione pare confermata anche in alcune versioni consolidate e coordinate del testo normativo rilasciate da autorevoli fonti, come ad esempio quella del sito www.ubertazzi.it.
L'abrogazione implicita deriverebbe infatti dall'abolizione del "diritto demaniale" operata dal d.l. 669/1996. L'art. 51 del regolamento è infatti una norma strettamente dedicata all'attuazione dell'art. 175 legge 633/41 e fa parte del Capo V interamente dedicato al diritto demaniale, non più contemplato dalla legge. Cadendo la norma principale (ed essendo in questo caso estirpato dall'ordinamento uno specifico diritto), a rigor di logica e secondo i principi fondamentali del diritto dovrebbero cadere anche tutte le relative norme di attuazione; ciò anche in mancanza di un'espressa disposizione abrogativa.
Tuttavia, sul sito della SIAE è tutt'ora presente una versione del     regolamento che prevede la vigenza di quella norma e che non riporta nemmeno una nota a sottolineare l'intervento della riforma del 1996 (abolizione del diritto demaniale). Inoltre molti utenti segnalano che i vari funzionari e mandatari SIAE continuano a fornire agli utenti indicazioni non uniformi su questo aspetto.
Lo stesso problema si pone in riferimento all'articolo 55 dello stesso regolamento.
Mi sono permesso quindi di rivolgermi a lei per chiedere chiarimenti sulla questione, che mi sembra particolarmente seria e delicata.     Pensavo inoltre che sarebbe auspicabile, se non fondamentale, che SIAE diffondesse quanto prima un comunicato ufficiale a fini di chiarimento nonché delle linee guida chiare e specifiche sugli adempimenti necessari in tutti quei casi in cui, per effetto dell'abrogazione dell'art. 51, la compilazione del Programma Musicale (cd. borderò) non sia obbligatoria.
In attesa di un suo cortese riscontro, porgo distinti saluti.
On. Giuseppe Stefano Quintarelli

venerdì 20 settembre 2013

Ordine nella Babele. Come dei Linneo dell'open

Come la vuole la licenza? Liscia, gassata o… copyleft? Questa sembra essere idealmente la domanda posta dal sito ChooseALicense; tre “gusti” principali per rendere facile la...

Articolo uscito su Apogeonline il 20 settembre 2013.
Leggilo qui.

mercoledì 18 settembre 2013

Gli ispettori SIAE sono pubblici ufficiali?

Gli ispettori SIAE sono pubblici ufficiali?

RISPOSTA: Sì, ma solo nell'esercizio delle loro funzioni di controllo. Infatti, la SIAE, pur nascendo come entità associativa di autotutela degli interessi economici degli autori, ha poi visto una trasformazione in ente pubblico e un progressivo ampliamento delle sue funzioni grazie ai vari interventi legislativi che le hanno attribuito veri e propri poteri di controllo e ispezione.
altre risposte su
aliprandi.org/pillole
Ne consegue che per giurisprudenza costante gli ispettori SIAE (indipendentemente che svolgano la loro attività in via subordinata o volontaria, retribuita o a titolo gratuito) debbano essere intesi come pubblici ufficiali, in quanto svolgono specifiche funzioni pubbliche (di carattere amministrativo e tributario), con redazione di verbali e atti certificativi autoritativi, ai sensi dell'art. 357 codice penale (norma che definisce il concetto di “pubblico ufficiale”).
Attenzione però, che solo alcuni degli operatori SIAE hanno specifiche funzioni di ispezione; altri hanno solo mansioni per così dire "d'ufficio".
E' comunque buona norma chiedere loro di qualificarsi correttamente all'inizio dell'eventuale controllo.
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puntata n. 26 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

giovedì 12 settembre 2013

Sondaggio sull'obbligatorietà del borderò SIAE


Secondo te l'art. 51 r.d. 1369/42 (che rende la compilazione del Programma Musicale SIAE sempre obbligatoria) è ancora in vigore, oppure è stato abrogato implicitamente con l'abolizione del diritto demaniale?

Da più parti è stato sollevato un dubbio sulla vigenza dell'art. 51 r.d. 1369/42. La norma non è mai stata oggetto di abrogazione esplicita, tuttavia essa fa parte di un CAPO V intitolato "Diritto demaniale" e dunque contenente le norme di attuazione di tale diritto. Inoltre l'art. 51 è rubricato come "Art. 175 della legge 633/41", dunque si pone espressamente come norma di attuazione di tale articolo. Il decreto legge n. 669 del 1996, art. 6, co. 4 (convertito in legge n. 30 del 1997) ha espressamente abolito il diritto demaniale ed esplicitamente abrogato gli articoli 175 e 176 della legge 633/41. Ne conseguirebbe (a rigor di logica e a rigor di principi fondamentali del diritto) l'abrogazione implicita di tutte le norme attuative del diritto demaniale tra cui appunto anche l'articolo 51. Il problema ha causato in rete un acceso dibattito dovuto al fatto che SIAE sul suo sito diffonde un testo coordinato e consolidato del regoalmento che invece mantiene gli articoli 51 e 55 (entrambi del CAPO V) come ancora vigenti. Al contrario, fonti autorevoli come il Codice del diritto d'autore curato dal Professor Ubertazzi e il sito Medialaws danno come interamente abrogato il CAPO V.

Il sondaggio (ovviamente anonimo e senza alcuna forma di tracciatura) è rimasto aperto dal pomeriggio del 12/09/13 fino alle ore 23.59 del 20/09/13. Ha raccolto la partecipazione di 43 persone con i risultati rappresentati nell'immagine qui sotto. 

I risultati

Grazie per la collaborazione a tutti coloro (soprattutto ai giuristi) che hanno voluto esprimere il loro parere a riguardo. E un grazie a tutti coloro che hanno diffuso a loro volta il link al questionario.
[ultimo aggiornamento di questo post: 21/09/13 ore 11.09]

mercoledì 11 settembre 2013

Creative Commons, inaugurata la quarta versione

Creative Commons: è stata annunciata e inaugurata la versione 4.0 e dei tre cambi di versione avvenuti dalla nascita del progetto ad oggi, questo è sicuramente quello che porta maggiori innovazioni.
Basti pensare alla principale, ovvero quella dell'abbandono della scelta di effettuare un porting nazionale delle licenze per ciascuno dei 70 Paesi in cui è attiva Creative Commons tramite le sue varie Affiliate Institutions.  [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost l'11 settembre 2013.
Leggilo qui.

martedì 10 settembre 2013

Quel concetto elastico di “dovere” nel pubblico. Vedremo quanto urgenti

Il Decreto Legge 8 agosto 2013 n. 91 introduce un principio stile "open by law" nell’ambito delle pubblicazioni scientifiche e di ricerca pubblicate con fondi pubblici. Però... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 10 settembre 2013.
Leggilo qui.

venerdì 6 settembre 2013

Lettera aperta ai vertici SIAE sull'art. 51 r.d. 1369/42


Spettabile dirigenza SIAE,
Come avrete avuto modo di constatare, in queste settimane di fine estate si è (ri)acceso in rete un interessante dibattito relativo alla vigenza dell'art. 51 del regolamento di attuazione della legge sul diritto d'autore: norma centrale per la gestione di alcune pratiche presso gli uffici SIAE da parte di organizzatori di eventi musicali.
Io da semplice avvocato che si occupa della materia, non senza cercare conforto presso altri colleghi che reputo esperti e autorevoli, mi sono permesso di effettuare una ricostruzione teorico-giuridica che porterebbe all'abrogazione implicita di tale norma. Questa interpretazione pare confermata anche in alcune versioni consolidate e coordinate del testo normativo rilasciate da autorevoli fonti.
Uso il condizionale per una questione di prudenza, dato che nel sistema legislativo italiano (caratterizzato da una nota frammentarietà e “bulimia normativa”) è davvero difficile avere certezze in tal senso. Tra l'altro il sito Normattiva.it, che dovrebbe proprio risolvere questi problemi di incertezza, si occupa degli atti normativi approvati dal 1945 in poi lasciando quindi fuori il regio decreto in questione.
Resto tuttavia abbastanza convinto dell'avvenuta abrogazione fin dal 1996, a meno che esistano altre norme nascoste tra le pieghe di uno delle centinaia di leggi, decreti e regolamenti approvati ogni anno in Italia (se così fosse vi prego di scusarmi e di segnalarmi riferimenti precisi; farò pubblica ammenda).
Per questo sono a chiedervi pubblicamente ed espressamente alcuni chiarimenti, che spero vogliate fornire con un comunicato ufficiale:
  1. perché sul vostro sito è tutt'ora presente una versione del regolamento che prevede la vigenza di quella norma, senza quanto meno una nota che segnali l'intervento della riforma del 1996 (abolizione del diritto demaniale)? (link)
  2. perché i vari funzionari e mandatari SIAE continuano a fornire agli utenti indicazioni non uniformi (come per altro avviene anche su molti altri aspetti dell'attività di SIAE)?
In via subordinata rispetto a questi due quesiti, sarebbe auspicabile (se non fondamentale) che SIAE diffondesse quanto prima delle linee guida chiare e specifiche sugli adempimenti necessari in tutti quei casi in cui, per effetto dell'abrogazione dell'art. 51, la compilazione del Programma Musicale (cd. borderò) non sia obbligatoria.
Sono infatti troppe le volte in cui, a seconda della sede locale SIAE o anche solo del funzionario con cui si ha a che fare, vengono fornite indicazioni difformi e contraddittorie. Ciò non giova né all'immagine dell'ente SIAE né in generale alla promozione della cultura (che dovrebbe essere tra i suoi obbiettivi istituzionali), dato che - come potete constatare leggendo i forum web in cui si discute dell'argomento - scoraggia e indispettisce molti operatori del settore.
Seguono in calce alcuni link di approfondimento relativi a quanto emerso in questi giorni in rete.
Confido in una vostra cortese risposta e porgo distinti saluti.
Simone Aliprandi

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NOTA: questo articolo (in deroga ai termini generali di copyright di questo blog) è rilasciato con licenza CC BY-ND. Siete quindi liberi... anzi, incoraggiati a diffondere il contenuto di questa lettera in qualsivoglia contesto e anche a scopo commerciale, a condizione di riportarla integralmente e fedelmente e di indicare sempre come fonte originaria il seguente URL: http://aliprandi.blogspot.com/2013/09/lettera-aperta-siae-bordero.html.
Sono graditi tweet, condivisioni e commenti al post (apposito spazio qui sotto).

ULTERIORI RIFERIMENTI
Versione del regio decreto diffusa dal Prof. L.C. Ubertazzi → link
Articolo di Andrea Caovini pubblicato sul sito Patamu.com → link 
Articolo di Adriano Bonforti pubblicato sul sito Patamu.com → link


mercoledì 4 settembre 2013

La controversa questione del borderò SIAE

Articolo uscito il 4 settembre 2013 su LaLeggePerTutti - Business e rilasciato sotto licenza CC BY-SA.
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È sempre obbligatorio compilare e consegnare il programma musicale (comunemente detto borderò) in occasione di eventi e spettacoli? Anche quando si suona musica di pubblico dominio o comunque fuori dalla gestione di SIAE? Secondo la teoria più diffusa sembrerebbe di sì... eppure emergono alcuni legittimi dubbi. Cerchiamo di ricostruire attentamente il tutto.
In questi giorni di fine estate in rete è tornato in auge un tema abbastanza ricorrente in materia di diritto d'autore e SIAE: quello dell'obbligo (o presunto tale) di redigere il programma musicale (il cosiddetto “borderò”) per ogni occasione in cui venga suonata o semplicemente riprodotta della musica in pubblico.
Il dibattito si è fatto più acceso in questi giorni a causa di alcuni articoli pubblicati dal sito di Patamù.com che si occupa proprio di offrire alcuni servizi in materia di tutela e gestione dei diritti d'autore: un articolo narra la rocambolesca esperienza di un comune organizzatore di eventi musicali a livello locale e l'altro approfondisce il tutto dal punto di vista giuridico (grazie all'intervento di una collega avvocato). La questione è davvero interessante e contorta e credo che sia opportuno cercare di chiarirla una volta per tutte. Anche perché tocca davvero moltissime persone (musicisti, organizzatori di eventi, gestori di locali, enti pubblici, associazioni culturali) che non sempre hanno gli strumenti per interpretare correttamente il quadro normativo e più facilmente rimangono vittime della burocrazia.
A onor del vero, già l'anno scorso un articolo di LaLeggePerTutti (a firma di Angelo Greco) si era preoccupato di dipanare la questione; tuttavia sembra che gli aspetti oscuri e incerti non si siano del tutto dissipati. 

Il famoso borderò
Innanzitutto cerchiamo di capire bene che cos'è il borderò e a cosa serve. Si tratta di un documento (rigorosamente cartaceo e su modello prestampato fornito direttamente da SIAE) in cui l'organizzatore o comunque il responsabile di un evento musicale (detto tecnicamente “direttore dell'esecuzione”) deve annotare con precisione tutti i brani musicali eseguiti o riprodotti durante la serata, indicando titolo e autore. Esso si ritira prima dell'evento, nel momento in cui ci si reca alla SIAE per chiedere le autorizzazioni per l'evento musicale; va compilato durante o subito dopo l'evento e va riconsegnato alla SIAE non oltre il giorno dopo. La SIAE sulla base di quanto indicato può ripartire i proventi raccolti in relazione a quell'evento ai rispettivi autori secondo particolari (e per certi versi oscuri) criteri.
Si noti però che tali proventi vengono raccolti dalla SIAE in anticipo, all'atto della richiesta dell'autorizzazione (cioè quando si ritira copia “vergine” del borderò), spesso sulla base di somme forfait prestabilite a seconda di varie variabili (capienza dei locali, tipo di esecuzione musicale, etc.).

Che fare nel caso di opere non gestite da SIAE?
Capita la funzione del borderò, giustamente molti si chiedono: ma se si suonano musiche di pubblico dominio in cui il diritto d'autore non c'è? Oppure se si suonano musiche rilasciate sotto licenze libere (tipo Creative Commons)? O anche più semplicemente se si suonano musiche scritte e prodotte dallo stesso organizzatore dell'evento? In altre parole: che senso ha compilare un programma musicale con scopi di ripartizione dei proventi quando si è sicuri che le opere suonate escono dalla competenza di SIAE?
Se qualcuno di voi lettori ha avuto occasione di occuparsi delle pratiche per un evento musicale si sarà certamente sentito rispondere dagli addetti SIAE che in quei casi è necessario comunque versare una somma a titolo di forfait e compilare comunque il borderò, proprio per dimostrare che i brani indicati non sono di competenza SIAE. La SIAE quindi dovrebbe effettuare le dovute verifiche e, se tutti i conti tornano, restituire le somme versate in anticipo dall'organizzatore a titolo di forfait. Un meccanismo iper-burocratico fondato su una sorta di presunzione secondo cui è più probabile che siano suonati brani gestiti dalla SIAE rispetto a brani non di sua competenza. In effetti il repertorio SIAE è davvero vastissimo, se consideriamo che essa fa da tramite verso le collecting societies estere e quindi di riflesso gestisce anche i diritti degli artisti stranieri. Ciò tuttavia non sembra essere sufficiente a giustificare questo meccanismo presuntivo, specie al giorno d'oggi in cui la musica sotto licenze libere si sta moltiplicando giorno per giorno.

Il quadro normativo
Questo meccanismo, che ai più può sembrare vessatorio e assurdo, ha un suo fondamento giuridico. Gli articoli 175 e 176 della legge sul diritto d'autore (legge n. 633 del 1941), infatti, fino alla loro abrogazione avvenuta nel 1996, prevedevano un diritto demaniale da corrispondere allo Stato per ogni rappresentazione, esecuzione o radiodiffusione di un'opera adatta a pubblico spettacolo o di un'opera musicale anche quando essa sia di pubblico dominio.
Per rendere efficace il principio fissato da questi due articoli, il decreto di attuazione della legge (R.D. n. 1369 del 1942) ha previsto un apposito articolo 51 che al comma 1 stabilisce:
Chi dirige l’esecuzione di opere musicali di qualsiasi natura ha l’obbligo anche ai fini del controllo sulle esecuzioni di opere soggette al pagamento del diritto demaniale di redigere per iscritto, prima della esecuzione o immediatamente dopo, il programma di tutte le opere o dei brani staccati di opere musicali o delle brevi composizioni effettivamente eseguite o rappresentate e di consegnarlo o di trasmetterlo all’ufficio incaricato dell’esazione del diritto o a persona da tale ufficio incaricata, al più tardi entro il giorno successivo allo spettacolo.
Beh, alla lettura di questa norma la partita sembrerebbe chiusa. La compilazione del borderò è obbligatoria, sempre e comunque. Però c'è un però... 

Norma in vigore o norma abrogata?
Tutto il problema, nonché la discussione sollevata dagli articoli di Patamù, sta nel fatto che non si sa con certezza se questa norma sia tuttora in vigore o se sia stata abrogata assieme agli articoli 175 e 176 della legge.
Un lettore non avvezzo al “fantastico” mondo del diritto potrebbe chiedersi: “ma com'è possibile che in uno stato civile e moderno non si sappia se una norma è in vigore o no?!”. Ahimè è possibile. Il sistema normativo italiano è uno dei più nevrotici e farraginosi ed è spesso difficile aver chiaro il quadro completo delle norme che regolano una determinata materia. Non a caso in qualche governo recente è comparsa la figura del “Ministro per la semplificazione normativa” e proprio per ovviare a dubbi di questo tipo è stato aperto il sito Normattiva.it, portale della legge vigente (come si autodefinisce) curato direttamente dalle istituzioni italiane.
Purtroppo però Normattiva non aiuta nel nostro caso; infatti si occupa delle norme approvate dal 1945 in poi, quindi vi si trova la legge che ha apportato modifiche agli articoli 175 e 176 (ovvero il decreto legge n. 669 del 1996, art. 6, co. 4, convertito in legge n. 30 del 1997) ma non un testo consolidato e coordinato della legge sul diritto d'autore (che è del 1941) e del relativo regolamento di attuazione (che è del 1942).
Bisogna quindi affidarsi ad altre fonti. Ad esempio (come appunto rilevato da Patamù) sul sito della SIAE compare un PDF con il testo del regolamento in cui l'art. 51 risulta tutt'ora vigente; mentre sul codice del diritto d'autore diffuso online dal professor Luigi Carlo Ubertazzi (uno dei massimi esperti italiani in materia di diritto d'autore) la stessa norma risulta abrogata. Di chi fidarsi? A istinto verrebbe da pensare che, essendo la SIAE la principale autorità pubblica in materia di diritto d'autore, sia sua la fonte più affidabile. Ma conoscendo da un lato il modus operandi della SIAE e i vari problemi che essa ha incontrato in questi anni (commissariamento, bilanci chiusi in rosso, vari cambi di dirigenza...) e dall'altro la competenza e la precisione del Prof. Ubertazzi, non chiuderei la questione così facilmente.
Rispolverando le mie nozioni di teoria generale del diritto e di tecnica legislativa ed essendomi confrontato con alcuni colleghi giuristi (che ringrazio), mi si accende una lampadina chiamata “abrogazione implicita”. L'art. 51 del regolamento è infatti una norma strettamente dedicata all'attuazione dell'art. 175 legge 633/41 e fa parte del Capo V interamente dedicato al diritto demaniale, non più contemplato dalla legge. Ciò mi fa pensare che Ubertazzi abbia proprio ragionato in quel modo; che senso ha infatti considerare in vigore una norma che attua una norma espressamente abrogata? Cadendo la norma principale, dovrebbe a rigor di logica cadere anche la norma di attuazione. Il diritto è anche logica e buon senso. (Almeno, idealmente)

In conclusione
Precisando a chiare lettere che questo non è un parere legale bensì solo la riflessione di un giurista appassionato di diritto d'autore (a scopo di approfondimento intellettuale e dibattito), la questione resta comunque controversa, anche dando per buona la teoria dell'abrogazione implicita. Ho verificato anche nella sezione “legislazione” di due autorevoli quanto costose banche dati giuridiche e comunque questo benedetto art. 51 risulta ancora vigente. Probabilmente si tratta di un risvolto talmente sottile (tra l'altro in una materia di nicchia come il diritto d'autore) che è sfuggito anche a giuristi ed editori solitamente molto attenti. Oppure esiste qualche altro aspetto o addirittura qualche altra norma che reintroduce gli obblighi dell'art. 51 in altra forma. Non mi risulta, ma con il sistema normativo italiano tutto può essere.
Spero che questo mio articolo faccia finalmente luce e apra la strada ad un chiarimento definitivo. Forse, a questo punto, una nota ufficiale da parte di SIAE sarebbe più che opportuna per chiarire una volta per tutte come stanno le cose; e anche per sgombrare il campo da atteggiamenti poco trasparenti di alcuni mandatari e incaricati SIAE. Soprattutto perché sulla vigenza dell'art. 51 si fonda tutta una fetta di introiti SIAE che invece risulterebbero non dovuti.
Non voglio credere che vi sia una sotterranea malafede mirata a continuare ad incassare denaro; preferisco pensare che sia semplicemente sfuggita l'abrogazione implicita di una norma. Ma per fortuna un PDF pubblicato online si può aggiornare facilmente... ovviamente sempre che il mio ragionamento sia valido e che il PDF sia davvero da aggiornare. In caso contrario, prego SIAE o qualcun altro di dirmi qual è il pezzo mancante, così da restituirmi il sonno.

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lunedì 2 settembre 2013

La crisi economica degli avvocati italiani e la questione delle incompatibilità

Segnalo interessante articolo sul problema delle incompatibilità professionali dell'avvocato che risultano sempre più irragionevoli alla luce delle recenti (e sicuramente non piacevoli) evoluzioni del mercato.
L'articolo si intitola Sulla crisi economica degli avvocati italiani ed è uscito il 13 maggio 2013 su Diritto.it (LINK) a firma di Maurizio Perelli. Riporto qui il passo più rilevante, ma invito alla lettura integrale dell'articolo.
[...] Sarebbe utile, per superare la gravissima crisi (di lavoro e di reddito) degli avvocati italiani [...], consentire agli avvocati di fare, con le necessarie garanzie  per  l'indipendenza  e  l'autonomia  della professione forense, anche un  altro  lavoro (dipendente o autonomo).
Se manca il lavoro a decine di migliaia di avvocati non li si costringa alla fame!
Inoltre, gli avvocati liberati da irragionevoli incompatibilità potrebbero essi stessi dar lavoro a dipendenti e fare impresa.
Siano  poi i  Consigli degli  Ordini forensi a  controllare  in concreto se la ulteriore  attività  che l'avvocato  voglia  fare  sia effettivamente fonte  di conflitto  di  interessi,  o  sia  minaccia  seria all'indipendenza e autonomia che devono esser richieste a un avvocato [...].
Il punto di vista dell'autore può di primo acchito sembrare eccessivo, ma ad una lettura completa risulta abbastanza condivisibile, specie se si guarda alla reale situazione di gran parte degli avvocati italiani. Inutile far finta che non sia così e cercare di tenere strette le maglie della professione con norme anacronistiche.