mercoledì 13 febbraio 2008

Un e-store copyleft da P2P Forum Italia

Segnalo con piacere una lodevole iniziativa degli amici di P2P Forum Italia, i quali hanno attivato un e-store per distribuire opere editoriali e discografiche rilasciate sotto licenze copyleft. L'aspetto curioso è che la moneta di scambio per acquistare questi prodotti sono i punti che ogni utente registrato accumula partecipando attivamente alle varie attività della community. Quindi un duplice incentivo alla creatività condivisa: incentivo a partecipare ad un forum specializzato in tematiche come peer-to-peer, libertà digitali, condivisione della cultura; ma anche incentivo a far circolare prodotti editoriali che hanno sposato un modello di diritto d'autore alternativo. Fra i primi prodotti disponibili nell'e-store c'è anche il mio Appeso a un filo blu (scaricalo gratuitamente).
Spero che il progetto abba il successo che merita; e non lo dico solo perchè una mia opera è stata coinvolta, ma perchè è un'iniziativa davvero originale.

lunedì 4 febbraio 2008

De bollinorum absurditate (aneddoto kafkiano)


La scorsa settimana, mentre interrogo all'università per l'esame di Diritto d'autore e legislazione dei beni culturali, mi si presenta una studentessa con il mio libro Capire il copyright (adottato come manuale del corso) interamente fotocopiato. Nulla in contrario da parte mia: d'altronde quel libro come tutte le altre mie pubblicazioni è distribuito con una licenza CC ed è interamente disponibile anche online. La cosa singolare è un'altra.
Sul frontespizio, tra l'altro proprio sulla pagina che contiene il riferimento alla licenza di libera distribuzione, vedo incollati quattro bei bollini di quelli che le copisterie rilasciano per rendere "legali" le fotocopie di libri nel limite del 15% dell'opera.
ORRORE E RACCAPRICCIO!
E' la prima volta in assoluto che li vedo; eppure ho fotocopiato anch'io pezzi di libri nelle copisterie di recente.
Di primo acchito subito un senso di tristezza mi pervade le membra, solo per il fatto di vedere quei bollini contrassegnare un mio libro.
Mi faccio raccontare dalla studentessa la dinamica dei fatti ed ella mi assicura di aver fatto presente chiaramente la questione della licenza; ma senza raggiungere grandi risultati.
Infine la studentessa mi dona quel cimelio (NB: solo la pagina interessata) e a casa mi metto a riflettere su alcune assurdità e controsensi.

Premessa: sono consapevole del fatto che ad un gestore di una copisteria non può essere richiesto di sostenere l'esame di diritto d'autore per essera abilitato alla professione. Ma in generale mi sembra che questo sia il sintomo di un sistema che non funziona molto.
Pongo solo alcune domande. Se qualcuno vuole provare a rispondere, sarò lieto di leggere e pubblicare i commenti.
- Come mai il mio libro glielo hanno fotocopiato tutto e non solo nel limite del 15%? Boh, mistero.
- Come mai ci sono solo 4 bollini validi ciascuno per 3 pagine (quindi per un totale di 12 pagine) quando il libro è di 128 pagine totali? In base a quale algoritmo? Boh, mistero.
- Se invece che con il libro la studentessa fosse andata in copisteria con una chiavetta USB contenente il PDF del libro (che è lo stesso identico impaginato del libro cartaceo) le avrebbero fatto pagare lo stesso i bollini? Oppure non essendo fotocopia in senso tecnico avrebbero lasciato perdere? Boh, mistero.
- Sui bollini ci sono i loghi di 3 enti (AA Autori, SIAE, AIE): ma io e il mio editore nulla abbiamo a che fare con loro. Quindi a chi andranno quei soldi? boh, mistero.
Ad ogni modo – tengo a precisarlo – scopo di questo post non era creare un caso politico e fare polemica. Mi sembrava più che altro un episodio originale e utile alla riflessione.
So che il tutto è stato dettato solo da un eccesso di zelo di un operatore della copisteria che – come detto – non è tenuto a conoscere di sua iniziativa certi aspetti peculiari. Ciò non toglie che l'episodio rivela una necessità di maggiore informazione e trasparenza in quest'ambito.

Nella foto: scansione originale della fotocopia “incriminata”.